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Però non capisco come si possa dire che la pubblica istruzione abbia un effetto propagandistico, mentre la sanità no. A mio parere è il contrario.
Riflettavo stamattina ascoltando il pessimo giornalista che conduce Prima Pagina: l’Italia è condannata e ci vorranno decenni prima che si rialzi. A meno di un colpo di reni a sorpresa, del quale gli italiani a volte dimostrano di essere capaci. Ma questa volta sembra improbabile: non si sente mai enunciare in chiaro quale sia il problema, e senza consapevolezza è difficile reagire.
A me pare più che ovvio quale sia la situazione: la pressone fiscale in Italia è insopportabile e soffoca il paese. Chi può, scappa (mi rifierisco ai migliori cervelli ed alle aziende che delocalizzano). Le multinazionali ben si guardano dal fare qualcosa di serio in Italia. Al massimo comprano aziende concorrenti, per chiuderle ed eliminare fastidi sul mercato. L’unica attività che per un po’ può resistere anntirando investimenti internazionali è la distribuzione: finché rimane qualcuno che compra, conviene comunque distribuire.
La demagogia folle della voce pubblica si concentra sul demone dell’evasione, che in realtà è un problema minuscolo ed un’inevitabile autodifesa da parte dei cittandini nei confronti dello stato, che in questo è vero tiranno. Mentre in realtà il problema non è raccogliere più soldi, ma spenderne di meno e meglio.
Se c’è un punto però in cui occorre sì cambiare le modalità di spesa, ma non ridurla, bensì incrementarla vistosamente è la pubblica istruzione. A monte della pressione fiscale tirannica, infatti, credo che ci sia il problema dell’ignoranza generalizzata della popolazione. Per spendere meglio, sia a livello privato che pubblico, occorre cervello. E il cervello è come un muscolo. Senza esercizio si atrofizza. Il risultato è che la gente si beve oggi Berlusconi, domani Bersani, dopodomani Grillo, e dopodopodomani Travaglio. Che sono facce diverse dello stesso pessimo dado. Consultazioni di massa quali i recenti referendum danno l’idea di quanto atrofizzati siano i cervelli della grandissima parte degli italiani.
E se questo avviene, è perché non è educata a pensare né in modo analitico/scientifico, né in modo artistico/intuitivo. L’educazione al bello è forse quella più carente. Quando si vive in un ambiente ricco di bellezza, certe cose diventano intollerabili, più che quando si è educati al mero pragmatismo di radice utilitarista-scienfica. Si può vivere immersi nella bellezza senza riuscire ad apprezzarla, se non si è educati a riconoscerla. Nonostante decenni di impegno pervicace nella distruzione di tutte le forme di bellezza, in Italia ancora ne resta molta, ma forse i più oggi vivono in città bruttissime, ascoltando musica orrenda, leggendo poco (e in gran parte porcherie), guardando molta tv-spazzatura.
La scuola italiana ha molte colpe. Anche riforme teoricamente positive si traducono in pratica in disastro, a causa delle mille piaghe che affliggono il sistema pubblico all’italiana (nepotismo, corruzione, sindacalismo, burocratizzazione). Cito ad esempio i licei musicali, recentemente istituiti. Programmi sulla carta niente male, affidati tipicamente al peggio degli insegnanti sulla piazza (ovviamente con qualche rara eccezione), selezionati con criteri completamente demenziali.
C’è da rifondare un popolo, e non si può rifondarlo senza partire dalla scuola. Bisogna capire che non c’è nulla da inventarsi. Semplicemente bisogna copiare dei modelli che funzionano. Per esempio quello tedesco.
La soluzione privatista non convince nemmeno un po’. Presuppone capacità di scelta e di spesa da parte dei genitori. Merce rarissima in entrambi i casi. E presuppone il lusso di potersi permettere di lasciare indietro grosse fette di popolazione, sacrificandola all’abbandono ad una scuola pubblica per reietti.
Faccio solo notare una cosa: se una pressione fiscale “schiavizzante” puo’ essere imposta è anche perché viene sostanzialmente accettata dagli “schiavi”. A questo punto la domanda diventa: perché una così diffusa “schiavitù volontaria”? E’ una domanda che gli studiosi si pongono da sempre (ho linkato un classico del XVI secolo); di seguito una formulazione moderna:
Ebbene, chi non vede un legame tra questo “mistero” e le pratiche d’ indottrinamento più o meno soft (magari con l’ ora di legalità)? In questo senso la spesa per potenziare la scuola del tassatore (non pubblica!) non equivale esattamente alla spesa per potenziare la sanità.
Mah, è un impostazione questionabile. La polizia da che mondo è mondo prende ordini dal governo (non dal parlamento, incidentalmente) perché è pagata per farlo, ed ha altri vantaggi. Nei regimi è più pagata di chi non ne fa parte.
Ma la gente nelle democrazie obbedisce a gran parte delle leggi perché si rende conto che se ciascuno si facesse le leggi da sé, vivremmo in un mondo di gran lunga peggiore.
Quando trova le leggi ingiuste, la gente tende a farsi giustiza da sé (evasione fiscale, per dirne una -a proposito, notizia: c’è in tutto il mondo, non solo in Italia, in proporzione dall’entità della pressione fiscale).
A certi livelli però c’è una forma di succubità alla legge che supera i limiti della decenza e sconfina con la schiavitù. Perché questo viene accettato dagli “schiavi”? La risposta in quanto avevo scritto sopra. L’ignoranza.
Certe forme di ingiustizia sono talmente basiche da essere palesi all’ ingenuo e molto meno al “colto” (basta scendere in cortile per accorgersene); evidentemente la cultura c’ entra poco, quel che c’ entra è l’ indottrinamento prolungato.
Non penso comunque che l’ obbedienza dello “schiavo per sette mesi” sia un frutto della paura, penso piuttosto che
1. il “tiranno” distribuisca il bottino comprandosi alleanze sempre più vaste
e 2. L’ abbattimento del “tiranno” è un bene pubblico per cui non vale la pena di impegnarsi (perché devo combattere anche per te?).
E rispettivamente aggiungo che:
1. difficilmente un “tax consumer” (es. impiegato statale) lamenterà mai l’ alta pressione fiscale visto che il suo stipendio attinge da quella fonte, anzi la giustificherà, e siccome quest’ opera si svolge meglio se si è in buona fede, l’ indottrinamento – che aiuta ad autoconvincersi – è un’ arma importante.
e 2. Difficilmente la lotta contro le tasse sarà mai considerato un ideale nobile che gratifica chi la compie visto che la cultura instillata nelle scuole di stato (98%) è ben altra.