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Il proverbio e il buonsenso, credo, dicono: “Quello che non strozza ingrassa”. Poi dipende dal punto di vista: puoi mettere l’accento sulla possibilità di finire strozzati (cioè riconoscerla, e inventariare i se e/o i come – operazione legittima anche quella, perché ognuno si attrezzi) o sui possibili benefici (se non finisci strozzato). E’ un po’ come il discorso sulle avversità della vita. Nessuno se le augura o le augura agli altri, ma a volte ripagano in modi inaspettati.
Buon parallelo; quell’ aggettivo… “inaspettati”… preserva la conclusione implicita del “pensierino”: nel giudicare la Pubblicità soffriamo di un bias cognitivo (vista la presenza di inaspettati benefici)
Mi chiedevo se da questa considerazione sia giusto ricavare che “le avversità sono buone” (e non che: potrebbero avere riservare risvolti/sorprese positive)?
Se cioè la considerazione di cui sopra mette in luce un bias (che può impedirci di attrezzarci e prendere il buono che c’è in una cosa non troppo buona se non addirittura potenzialmente cattiva), la trovo ragionevole e quasi scontata.
Se invece è il testimone chiave per assolvere l’imputato da qualsiasi sospetto di interferenza negativa nelle cose umane (di cui comunque è un’espressione), convince meno visto che – per quello che osservo – il senso di inadeguatezza è uno dei principali inneschi di comportamenti distruttivi e autodistruttivi che vediamo tutti i giorni nelle piccolissime, piccole e grandi cose.
(ma come parlo? sembro un libro stampato. Volevo darmi un contegno perché la mia reazione sarebbe stata “You’re Satan’s little helpers, you scumbags: kill yourself. No, please do. I’m not kidding, it’s not a joke: kill yourselves.” Lo dichiaro ai fini della disclosure.)
No. Devo ricavare che “le avversità sono molto meglio di quel che pensavo” (**).
Allo stesso modo è giusto concludere che “la pubblicità è meglio di quel che intuisco grazie al senso comune”.
(**) Tra il vincere la lotteria e fare un incidente che ci lascia su una sedia a rotelle non c’ è affatto, in termini di felicità, l’ abisso che ci suggerisce il senso comune.
In altre parole: cosa pensi della pubblicità in termini intuitivi?
Bene, la stai sottovalutando.
Tocca qui ricordare una massima bayesiana: ogni ragionamento sensato è fatto “al margine”.
lAlcuni studi: (in particolare: le donne che si sentono brutte sono attratte da uomini brutti)
http://psycnet.apa.org/?fa=main.doiLanding&doi=10.1037/0735-7036.117.3.264
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0003347206002697#bbib18
http://www.scopus.com/record/display.url?eid=2-s2.0-0035819285&view=basic&origin=inward&txGid=I09j8a3VgTPTju74NM7ZeZG%3a2
ok, mi registro sul:
“You’re Satan’s spawn, but you can bet I’ll manage to get something good out of you no matter what, you dirty scumbags.”
(** aspetta di finire su una sedia a rotelle, quando forse dovrai ridefinire almeno il concetto di “senso comune”)
L’ esperienza personale è una fonte preziosa per formare il proprio intuito. Qui si discute invece su come modificare i giudizi intuitivi.
Haidt dedica un capitolo istruttivo sui clamorosi autoinganni quando confrontiamo lotteria e carrozzella: siamo dei pessimi predittori affettivi. Cio’ non significa che l’ auto inganno non sia utile, ma un autoinganno resta.
Questo vale anche per il “mi devo registrare”. Tu sei già “registrata”, l’ esperienza e l’ intuito ti hanno registrato in un certo modo. Ora devi solo aggiornare le tue credenze: prendere il giudizio che hai sulla pubblicità e migliorarlo. Si tratta di un’ operazione innaturale.
Ma perché il mio sarebbe un giudizio intuitivo? A me sembrava meditato invece. Se riconosco la manipolazione quando la incontro è perché ci ho riflettuto. E’ che non metto a fuoco cosa dici quando dici intuito. E’ la stessa cosa di un automatismo istintivo? (Non lo vedo così)
Mi permetto due osservazioni.
Primo. Solo l’ intuito consente di passare dall’ esperienza personale al giudizio generale, visto che nessuna legge logica è in grado di farlo.
Il fatto è che le cose non cambierebbero se il mio giudizio già differisce da quello intuitivo: sono comunque chiamato ad un ulteriore aggiornamento.
Secondo. Non si aggiorna un giudizio intuitivo “registrandosi”, visto che noi siamo già “registrati” dall’ esperienza pregressa. In altri termini, non si aggiorna il pensiero imponendosi di “pensare” una cosa diversa da quella che pensiamo.
Il modo migliore per “aggiornarsi” consiste nel valutare una mutazione comportamentale.
Ovvero, come mi comportavo prima rispetto alla pubblicità? Come rettificherò ora il mio comportamento sulla base dell’ innaturale aggiornamento che sono tenuto a fare?
p.s. l’ intuito è una forma di conoscenza diretta.Si contrappone alla conoscenza analitica, mica alla riflessione o all’ introspezione.
ah. (RE: intuito)
Con gli esempi ci si capisce ancora meglio:
Ammettiamo che oggi ci sia stato un furto e dopo attenta meditazione il mio intuito mi faccia sospettare del maggiordomo. Diciamo che lo ritengo colpevole al 70%.
Domai si scopre che Diabolik si aggirava da quelle parti proprio nell’ ora del crimine.
Se prendo sul serio questo fatto aggiuntivo devo aggiornare la credenza intuitiva originaria e abbassare le probabilità di colpevolezza del maggiordomo portandole, che ne so, al 50%. Dal punto di vista operativo cio’ significa un cambio nei comportamenti: se sono il commissario, per esempio, anziché arrestarlo lo lascerò in libertà vigilata; se sono uno qualunque, anziché accusarlo pubblicamente al bar, me ne starò zitto o abbasserò i toni.
Ammettiamo che io oggi ritenga la pubblicità commerciale una specie di satanismo. E’ un giudizio intuitivo frutto di una riflessione basata sulla mia esperienza personale e l’ evidenza a me immediatamente disponibile.
Domani qualcuno mi fa notare che la pubblicità commerciale innesca anche effetti positivi (vedi studi). Se prendo sul serio la cosa devo aggiornare la mia credenza intuitiva: se sono, per esempio, un legislatore passerò dalla censura alla libertà, oppure sarò più generoso nel fissare i tetti massimi di concentrazione pubblicitaria nei palinsesti. Se sono, per esempio, un genitore, rivedrò le regole in tema di esposizione alla pubblicità che ritengo più opportune per l’ educazione dei figli. Eccetera.
p.s. avvertenza: la mia non è una critica alla conoscenza intuitiva, in fondo disponiamo solo di quella! Anche la conoscenza analitica parte da intuizioni, così come una dimostrazione deve partire dagli assiomi: l’ intuito è il fondamento di ogni conoscenza. Si tratta solo di un’ opera di conciliazione.
ora capisco.
Sì, senz’altro.
Tieni presente che posso dire “You’re Satan’s little helpers” perché non credo in Satan.
Mi sembra però che i pubblicitari dovrebbero pagarmi per rendermi oggetto del loro bersagliamento. La trovo una violazione violenta della privacy bombardarmi anche dentro casa mia, a tv e radio spente (telemarketing, per esempio). Chi vuole, può iscriversi nelle liste degli utenti che, in cambio di un compenso, accetta di esporsi al bombardamento. Ma gratis…
Oggi esiste un registro delel opposizioni che mi sembra una mezza buffonata.
Per pubblictazzarmi dovete pagarmi. Anche un euro, ma qualcosa dovete darmi in cambio, se devo espormi a dosi quotidiane di manipolazione e menzogna.
Ok, sono d’ accordo.
Anche se qui si cambia argomento e ci si sposta dal tema della pubblicità a quello della privacy.
è vero, comunque sostanzialmente credo che siamo d’accordo.
p.s. se mi pagassero, potrei anche espormi a manipolazione, menzogna e perdita di tempo quotidiana: vista la crisi, mi farebbe comodo qualche euro in più.
nell’ordine almeno delel centinaia. Diciamo 10 euro a messaggio pubblicitario, mi sembra un prezzo equo.