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ma pensa, non conoscevo il retroscena del nano.
Il film lo ricordo molto bello visualmente, esteticamente (Garrone nasce pittore, artista), ma la recitazione e quindi la credibilità dei personaggi era molto discontinua… Come sempre nei film italiani. Dove grandi attori, magari di stampo teatrale, sono accostati a cani e sciampiste, con tutto il rispetto per queste due ultime categorie. La vicenda e il contesto li ricordo poco, tassidermia a parte, ma erano interessanti e abbastanza avvincenti. Da rivedere.
Di Garrone ho visto ultimamente uno dei primi lungometraggi “Estate romana” (esilarante, per chi conosce unn po’ quel mondo di velleitari artistoidi alternativi romani), e poi l’altro “Primo amore” (aka Il cacciatore di anoressiche, da una storia vera).
Anche qui siamo dalle parti dell’ amore anomalo. Perversione e autenticità di sentimento formano uno strano miscuglio.
Anche la recitazione approssimativa di “Valerio” produce uno strano effetto: l’ “effetto Troisi”. Hai presente l’ intonazione del napoletano timido? Nel suo caso quel che c’ è di artefatto nella recitazione qui non guasta perché sembra riprodurre gli artifici patetici che la timidezza usa per schermirsi.
Nel caso di Deborah, invece, la difesa sarebbe disperata.
eh, davéro. Con quell’accento romano doveva èsse tipo de Brescia. See, addio.
Neanche Valerio se poteva sentì, vicino a quell’attore nato dell’imbalsamatore.
Il solito vizio degli italiani di non dare importanza alle piccole cose concrete importanti.
Vengono prima le idee, l’estro, l’ispirazione, ecc.
Cremona.
E poi non è neanche bella come dico nel post. Con quel “muso” rifatto; quando scoppia la lite sono sicuro che Peppino usi una perfetta “parolilla” napoletana per etichettarlo, solo che non la capisco nonostante gli innumerevoli rewind/forword (chi mi aiuta?).
Intanto ho ricostruito mentalmente la fonte dell’ episodio del nano. Mi chiedevo dove avessi sentito per la prima volta quella storia. Ma certo, non poteva essere che lui: Giuseppe Sansonna a Melog.