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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

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Se ce l’ abbiamo nel melone

Getto la spugna, lo faccio da inguaribile ottimista, rinuncio a ogni apologia liberista e mi ritiro alla chetichella: è tempo perso.

Cosa occorre in fondo per essere  impermeabili al vangelo “mercatista”?

Molto poco: basta essere spontanei, sensibili ed empatici verso il prossimo.

In altri termini, basta essere “uomini” fatti e finiti, e della pasta migliore, stando al comune buon senso.

Il nostro cervello ci rende antiliberisti, siamo costruiti per scendere in piazza, “occupare wall street” e combattere l’ anarchia del “mercato selvaggio”;  questo ci dice chi studia i nessi tra psicologia e ideologia: siamo degli “statalisti naturali”, non si scampa, ce l’ abbiamo nel melone.

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Qualsiasi brufolosa manifestazione studentesca offre uno spettacolo ripugnante, almeno ai miei occhi, ma come non riconoscerne una certa spontraneità? Il liberismo appare sempre più come un’ ideologia “vietata ai minori”. E’ impensabile sotto una certa età, è inconcepibile da tenere menti al riparo da ogni artificiosa sofisticazione.

Io stesso, che mi ritengo un “militante” pro-market, faccio fatica a riconvertirmi ogni giorno: messo di fronte alla prima pagina di un giornale il primo istinto mi fa sbandare verso ricette antiliberali. Per tornare sulla strada maestra ho bisogno di concentrazione, di fare mente locale e ricalibrare il pensiero… una faticaccia.

In genere per tutti noi il “bene” non puo’ essere casuale, riteniamo scandaloso che possa emergere senza “intenzioni” specifiche, non riusciamo proprio a pensarlo come tale: se un bene si realizza, da qualche parte un Uomo della Provvidenza è in azione; così come se un Male ci affligge, dietro le quinte sta operando un Cattivone, e se proprio non è immediatamente visibile ripieghiamo volentieri sulle sempre disponibili tesi complottiste.

Da un lato converrebbe rimeditare una versione aggiornata di un concetto profondo come quello di “Abbandono alla Provvidenza”, dall’ altro i meccanismi cognitivi che ci spingono nelle braccia di Dio sono in fondo gli stessi che sviluppano la fiducia nel Big Government, da qui i nostri guai.

Spremendoci, possiamo al limite immaginare le strade che portano all’ inferno come lastricate da cattive intenzioni, ma difficilmente siamo in grado di immaginare le strade che portano al paradiso come non lastricate da alcuna intenzione.

Siamo fatti così: dopo aver pensato al Grande Problema cerchiamo la Grande Soluzione, e, una volta escogitata, sentiamo di poterci concedere un giusto riposo, il nostro lavoro intellettuale è felicemente concluso: le istruzioni ci sono, basterà demandare la loro esecuzione a un soggetto sufficientemente potente, meglio se Onnipotente. Un Governo purchessia fa proprio il caso nostro.

Rubano? Mettiamoli in galera. Ingrassano? Mettiamoli a dieta. Speculano? Regoliamoli. Evadono? Sanzioniamoli. Si arricchiscono? Tassiamoli. Scandalizzano? Censuriamoli.

Semplice no? Scendiamo dunque in piazza per urlare le nostre Soluzioni a cui solo il Maligno puo’ opporsi.

Trincerati nel baretto sforniamo Soluzioni a raffica tutto il santo giorno, basta dare per scontata la presenza di un Governo a cui passare i nostri suggerimenti, ci penserà lui. E se il governo reale tentenna, basterà potenziarlo affinché non accampi più scuse.

L’ ideologia antimarket è coriacea, non sembra nemmeno sensibile agli interessi materiali: se vinciamo alla lotteria il nostro voto politico non cambia!

Siamo dunque di fronte a una preferenza pura che dipende per lo più dal carattere: sulle modalità di questa dipendenza, poi, possiamo sbizzarrirci; esempio:

… critics of the free market are more neurotic… than proponents…

People high in Stability realize that, objectively speaking, life in First World countries is good and getting better all the time.

As long as government leaves well enough alone, our problems will take care of themselves…

People low in Stability, on the other hand, habitually blow minor problems out of proportion.

Even when they live in First World countries, they manage to convince themselves that the sky is falling.

Their typically neurotic response… is to beg for Big Brother to save them from their largely imaginary problems.

When government solutions don’t work out, they misinterpret it as further proof that life is hopeless – not that their “solutions” were ill-conceived.

I liberali affannosamente hanno messo a punto una miriade di teorie per spiegare la crescente invadenza dello Stato nel corso del secolo passato: dalla diffusione di ideologie socialisteggianti, alle dinamiche parassitarie della burocrazia, si è tirato in ballo di tutto, ma poiché nessuna regge è tempo allora di accettare la spiacevole e cruda verità: se lo Stato cresce è perché lo vogliamo noi, il nostro cervello, la nostra psicologia, ne ha bisogno per pensare con meno sforzo.

… Democratic government cannot grow large, and stay large, against the express wishes of a substantial majority of the population…

Poi ci sono gli “ottimisti”, che, numeri alla mano, cercano di consolarsi: “ dopo tutto i pro-market sono tipi più intelligenti e istruiti, il futuro è loro”.

Macché: sebbene sia vero che istruzione e quoziente intellettivo tendano a crescere nella popolazione portandola su medie oggi riservate all’ élite liberista, è anche vero che lo sviluppo tecnologico avanza di pari passo.

Ma che c’ entra lo sviluppo tecnologico adesso?

C’ entra eccome! Lo sviluppo tecnologico è decisivo: solo la mancanza di mezzi in grado di conferire potenza allo Stato ci fa dubitare per un attimo del suo ruolo salvifico:

… perform a very simple thought experiment… Assume that we had no cars, no trucks, no planes, no telephones, no TV or radio, and no rail network.

Of course we would al  be much poorer. But how large could government be? Government might take on more characteristics of a petty tyrant, but we would not expect to find the modern administrative state, commanding forty to fifty percent of gross domestic product in the developed nations, and reaching into the lives of every individual daily.

Think also about the timing of these innovations. The lag between technology and governmental growth is not a very long one…

Avere robuste cinghie per legare il paziente al tavolaccio è la premessa per operarlo. Avere un ferreo controllo sulla società è decisivo per “pianificarla” secondo le teorie elaborate al bar o nei centri studi: noi abbiamo continuamente delle idee e vogliamo “più Stato” affinché esista una Potenza che le realizzi; non appena i mezzi lo consentono, ce lo prendiamo.

Lo sviluppo tecnologico foraggia la tentazione “centralista” imponendo così una melanconica conclusione: il mercato genera innovazione e l’ innovazione genera statalismo. Non vedo vie d’ uscita: getto la spugna e mi defilo alla chetichella.

Alan Gerber et al: Personality Traits and the Dimensions of Political Ideology

Tyler Cowen: Does Technology Drive the Growth of Government?

Il ritorno della vongola

Benedetto Croce Luigi Einaudi: Liberalismo e liberismo

Di cosa parliamo quando parliamo di liberismo?

PREMESSA: cominciamo subito col dire che la parola è intraducibile, non esiste nemmeno in altre lingue, è una nostra prerogativa e risale alla diatriba documentata in questo libro.

Ma non utilizzerei nemmeno il termine di diatriba visto l’ atteggiamento deferente di Einaudi, sempre chino nell’ atto di baciar l’ anello a don Benedetto. Il quale gli porge incurante la mano protendendo il mignolo dall’ unghia lunghissima e senza mai interrompere il dotto excursus storico che lo rapisce.

CROCE: il concetto di libertà appartiene alla sfera morale dell’ essere, qualcosa che non tollera la contaminazione con le specificazioni (liberiste). La libertà è in fondo un’ inclinazione dello Spirito (una Religione) che si attua nella storia in una sequela di forme sempre cangianti, è da frigidi fermarla in una definizione.

Detto questo il filosofo tornò più volte scocciato sull’ argomento al fine, disse, di ripulire dal gergo filosofico e ribadire le argomentazioni per renderle accessibili a chiunque. Un simile rovello fa sospettare che il Maestro intuisse da solo la presenza di sabbia negli ingranaggi della macchina che andava costruendo.

EINAUDI: come puo’ esistere la libertà senza il liberismo? Come puo’ esistere la libertà d’ espressione se mi è impedito possedere un locale nel quale invitare un pubblico a cui rivolgermi? La libertà senza liberismo è una libertà senza volto.

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Il concetto di Einaudi è una variazione sullo spartito di Hayek: chi possiede tutti i mezzi stabilisce tutti i fini, se i miei fini sono stabiliti da altri (Stato) posso davvero dirmi libero?

Responsabilità e Merito, poi, sono i fili che allacciano Utile (liberismo) e Morale (libertà).

Croce, per contro, si appella alla coscienza morale: mi pongo ogni giorno davanti alla realtà (sociale) e sgombro da pregiudizi giudico se è confacente all’ uomo libero. Tutto lo Spirito dell’ umanità si raduna in me giudice, e il verdetto ha qualcosa di unanime, di indipendente dalla mia persona.

Un criterio sublime, ma poco pratico. Soprattutto poco disposto a tener conto di sensibilità diverse che lo farebbero saltare in aria.

Oggi la via più modesta intrapresa dall’ economista piemontese è accettata dalla generalità degli studiosi, la Storia ha favorito l’ intelligibilità rispetto alle vette della coscienza tanto care allo Storico dell’ Europa.

Ricordo che da Croce venne anche la famosa sentenza per cui “la scienza non pensa”, essa ci elargisce solo pseudo-concetti, cosicché molti fanno risalire la scarsa cultura scientifica degli italiani all’ influenza nefasta quanto ipertrofica che ebbe l’ idealismo del filosofo napoletano.

Se ricordo che i migliori scienziati italiani sono usciti dalla scuola gentilian-crociana, mi viene da pensare che i nemici della scienza siano ben altri.

Meno azzardato far risalire a lui la genealogia del “liberale alle vongole” a cui pensava Longanesi, ovvero il “liberale” che ha talmente in disprezzo la pratica da opporsi di fatto a tutte le politiche liberali.

Il liberismo promuove il benessere della donna?

Mi sa proprio di sì 

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Bè, però… guarda che correlazione non è causazione… guarda che senza democrazia… guarda che mischi le cose…

A sì?

This empirical analysis seeks to determine which institutional arrangement, capitalism or democracy, tends to be more effective at improving women’s well-being and promoting gender equality in society. Country-specific indexes measuring the degree of economic freedoms that exist within the market and the degree of political rights that exist within a democracy are used in a panel data analysis to explain the observed levels of various quality of life measures reflecting issues that are relevant to women. These empirical results indicate that capitalism often has a stronger beneficial impact on many aspects of women’s well-being and gender equality in society

>Un liberista con le ali

>1. Cosa significa se un piccolo Paese fa man bassa di medaglie d’ oro alle Olimpiadi?

2. Siamo sicuri di voler vedere sgominate le principali malattie che affliggono il pianeta?

Rispondere a queste due domande è un buon inizio per capire come ci collochiamo nelle questioni legate al “commercio internazionale”.

La mentalità protezionista, infatti, risponderà così:

1P: Significa che gli abitanti di quel paese sono particolarmente dotati dal punto di vista atletico.

2P: No, sarebbe un dramma per i medici!

Il liberista, per contro, si orienterà così:

1L: Significa che quel paese non offre grandi opportunità ai suoi cittadini: Germania est e Cuba mietevano successi sproporzionati anche perchè nelle strade di quei paesi la gente moriva di fame. Gli USA, se solo volessero, vincerebbero tutte le medaglie olimpiche senza grande sforzo.

2L: Sì, i medici cambieranno lavoro.

Il ragionamento che sta dietro alle risposte serve ad illuminare il concetto di “vantaggio comparato“. Quel concetto per cui molte donne che rendono sul lavoro molto più dei loro mariti, in virtù di una scelta perfettamente razionale, preferiscono stare a casa e mandare al lavoro il consorte.

Non è un concetto semplice ma è essenziale per comprendere cosa sia il “liberismo”.

Già, visto che Davide mi accusava in continuazione (e secondo me fuori luogo) di essere “liberista”, mi sono deciso a leggere una favola “liberista”: “The Choice” di Russel Roberts. E’ da lì che traggo le due domande di partenza.

Conoscete il film di frank Capra: “Il mondo è una cosa meravigliosa“? Ebbene, il canovaccio è il medesimo.

Ed Johnson fabbrica televisori con il sudore della fronte grazie alla sua azienda fiorente, ce ne son voluti di sacrifici ma ora le cose sembrano procedere per il meglio; quando ecco che arrivano i giapponesi (siamo negli anni 80) che invadono il mercato americano con la loro merce più o meno scadente. Ed non sa a che santo votarsi e chiede l’ aiuto al suo amico politico per una leggina che freni l’ intraprendenza dei musi gialli.

Senonchè, lassù in Paradiso c’ è un candidato angelo che deve guadagnasi le ali.

Nome: David Ricardo; missione: convincere Ed che sta sbagliando.

Tra amori, litigi, drammi famigliari e quant’ altro, il buon “Dave” riuscirà nell’ impresa.

Lui avrà le sue ali e noi tutti, Ed compreso, saremo dei convinti liberisti.

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