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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

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Non toccare il dolcetto!

Prendete dei bambini di 4 anni (affamati), consegnate loro un dolcetto aggiungendo che se aspetteranno mezz’ ora a mangiarlo ne riceveranno un altro.

Capisco che sia difficile dominarsi quando si è guardati in un certo modo.

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Ma chi ci riuscirà sarà – molto probabilmente – persona con una psicologia più stabile, uomo più affidabile, di maggiore successo e anche più felice.

La forza di volontà (willpower) non pesa meno dell’ intelligenza (IQ) nel futuro di un bambino, senonché, diversamente dall’ intelligenza, è molto più malleabile.

Perseveranza, disciplina, pazienza richiedono una certa pratica e vi renderanno persone più in salute, più felici e più produttive.

Willpower è il nuovo libro di   Roy Baumeister e John Tierney, contiene un messaggio fondamentale quanto consolatorio: la forza di volontà è un muscolo. Allenatelo!

Forza di volontà

Chiedete a vostro figlio se preferisce un biscotto ora o due biscotti tra un quarto d’ ora, la risposta che vi dà potrebbe illuminarvi sul suo futuro. Nulla più del self-control predice il successo dell’ individuo. Non solo, è anche un elemento della nostra personalità che possiamo almeno in parte “allenare”.

Larry Moss 

 Steven Pinker commenta l’ ultima fatica di Roy F. Baumeister and John Tierney:

Ever since Adam and Eve ate the apple, Ulysses had himself tied to the mast, the grasshopper sang while the ant stored food and St. Augustine prayed “Lord make me chaste — but not yet,” individuals have struggled with self-control. In today’s world this virtue is all the more vital, because now that we have largely tamed the scourges of nature, most of our troubles are self-inflicted. We eat, drink, smoke and gamble too much, max out our credit cards, fall into dangerous liaisons and become addicted to heroin, cocaine and e-mail.

.Nonetheless, the very idea of self-­control has acquired a musty Victorian odor. The Google Books Ngram Viewer shows that the phrase rose in popularity through the 19th century but began to free fall around 1920 and cratered in the 1960s, the era of doing your own thing, letting it all hang out and taking a walk on the wild side. Your problem was no longer that you were profligate or dissolute, but that you were uptight, repressed, neurotic, obsessive-compulsive or fixated at the anal stage of psychosexual development.

Then a remarkable finding came to light. In experiments beginning in the late 1960s, the psychologist Walter Mischel tormented preschoolers with the agonizing choice of one marshmallow now or two marshmallows 15 minutes from now. When he followed up decades later, he found that the 4-year-olds who waited for two marshmallows turned into adults who were better adjusted, were less likely to abuse drugs, had higher self-esteem, had better relationships, were better at handling stress, obtained higher degrees and earned more money.

What is this mysterious thing called self-control? When we fight an urge, it feels like a strenuous effort, as if there were a homunculus in the head that physically impinged on a persistent antagonist. We speak of exerting will power, of forcing ourselves to go to work, of restraining ourselves and of controlling our temper, as if it were an unruly dog. In recent years the psychologist Roy F. Baumeister has shown that the force metaphor has a kernel of neurobiological reality. In “Willpower,” he has teamed up with the irreverent New York Times science columnist John Tierney to explain this ingenious research and show how it can enhance our lives.

In experiments first reported in 1998, Baumeister and his collaborators discovered that the will, like a muscle, can be fatigued. Immediately after students engage in a task that requires them to control their impulses — resisting cookies while hungry, tracking a boring display while ignoring a comedy video, writing down their thoughts without thinking about a polar bear or suppressing their emotions while watching the scene in“Terms of Endearment” in which a dying Debra Winger says goodbye to her children — they show lapses in a subsequent task that also requires an exercise of willpower, like solving difficult puzzles, squeezing a handgrip, stifling sexual or violent thoughts and keeping their payment for participating in the study rather than immediately blowing it on Doritos. Baumeister tagged the effect “ego depletion,” using Freud’s sense of “ego” as the mental entity that controls the passions.

>Uomini contro Uomini

>In nessuna società umana ospitata oggi sul pianeta terra lo status della donna è pari a quello dell’ uomo… In ogni paese del mondo la donna sembra gerarchicamente schiacciata dall’ uomo… e se viaggiamo nel tempo la cosa si ripete: è sempre stato così… In alcune società il gap sembra restringersi, in altre allargarsi… ma in tutte si ripresenta puntualmente… Perchè?… due teorie hanno spopolato in passato… la prima crede ad una superiorità innata dell’ uomo nell’ esprimere talune abilità (teoria maschilista)… la seconda postula un complotto dei maschi teso ad opprimere le donne (teoria femminista)… entrambe le teorie sono piuttosto sgangherate se valutate alla luce dei fatti, più che altro parlerei di trovate politico-intellettualistiche con un’ evidenza a supporto talmente debole da poter essere definita inconsistente… è allora tempo di proporre una spiegazione alternativa ed è mio intento farlo in questo libro… se le femministe radicali hanno puntato tutto su un misterioso conflitto Uomini contro Donne, io privilegierò il ben più plateale conflitto Uomini contro Uomini… dalla guerra armata alla competizione commerciale, l’ intera storia umana ripresenta di continuo forme agonistiche in cui si fronteggiano gruppi maschili… agli amanti dei fatti saranno senz’ altro appagati dalla mia ipotesi… ma anche chi cerca “spiegazioni” ragionevoli troverà solide ragioni evolutive per darmi credito… se il conflitto tra uomini è tanto centrale, non sorprende che la voglia di essere “vincente”, l’ amore per il rischio, per la vasta organizzazione, per la gerarchia e per la situazione competitiva siano tratti tipici proprio della psicologia maschile… il maschio ha dato fondo alla sua creatività – altra caratteristica maschile – per innovare le sue conoscenze alla ricerca di armi sempre più potenti nell’ offesa e nella difesa… tra queste armi ne spicca una: la “Cultura“… – l’ appassionato di sport sa bene di cosa parlo perchè sa bene che anche un meraviglioso dream team composto solo da All Stars soccomberà di fronte ad onesti giocatori ben organizzati in campo… a proposito chidetevi perchè le donne amano poco seguire lo sport, e comunque, anche quando lo amano sono meno ossessionate dallo “score”… ovvero dalla fissa per quel “chi vince” e “chi perde” che tormenta l’ uomo quando al bar brandisce il giornale preferito sfogliandolo nervosamente… ebbene, la “cultura” non è altro che un mezzo per organizzare e coordinare le moltitudini… la “cultura” è dunque una realtà nata all’ interno della “sfera maschile”… qualcosa che i maschi hanno creato per perseguire al meglio i loro scopi… affinchè una “cultura” (istituzioni, banche, finanza, scienza, grandi imprese, esercito, polizia…) funzioni bene, richiede sacrifici continui, competizione, attitudine al rischio, spirito agonistico, voglia di superarsi, voglia di prevalere… richiede cioè di essere alimentata continuamente con un carburante esplosivo fatto anche – se non in prevalenza – da vite umane… tutte cose perfettamente in linea con lo scarso valore della vita maschile rispetto a quella femminile… ora si dà il caso che questa strana bestia – la “cultura” – abbia beneficiato di grandi progressi nei millenni e nei secoli, cosicchè abbiamo assistito anche ad un innalzamento dello status maschile… la sua sfera di interessi, in seguito agli sbalorditivi successi mietuti, lo ha reso socialmente più ricco, più influente, più potente… nulla di paragonabile è avvenuto nella “sfera femminile”… che è praticamente ferma al punto in cui stava migliaia di anni fa… Recentemente anche le donne si sono affacciate al mondo della “cultura” e non sono mancate le incomprensioni… ma era inevitabile che fosse così… chi viene dal mondo della “cura” e dell’ amorevole “preservazione” difficilmente accetta di trasformarsi in carne da cannone… difficile procurarsi quella sete di vittoria che esalta l’ uomo nell’ agone fino a renderlo infantile… difficile di punto in bianco considerare la propria vita come “expendeble”… l’ equivoco è stato alimentato poi anche da certo femminismo perennemente innamorato di concetti come quello di “discriminazione”… alcune pratiche discriminatorie sono sempre possibili, nessuno lo esclude, ma qui l’ attenzione andava indirizzata altrove… l’ elemento rilevante era costituito dal fatto che le donne chiedevano di non essere trattate come la gran parte degli uomini era sempre stata trattata ovvero, come vite qualsiasi rimpiazzabili e sacrificabili… poco degne di rispetto in assenza di un successo da guadagnarsi sul campo e che arride comunque ad una ristretta minoranza… anche parecchi uomini, devo dire, cadono nell’ equivoco di pensare che le donne vogliano affiancarli operando sulle loro stesse basi…

Roy Baumeister – Is there anything good about men

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>Bamboccioni per finta

>Nei talk show alla TV, come sulla posta del cuore dei giornali, spesso si commenta il fatto che l’ uomo contemporaneo sia tanto restio ad impegnarsi con le signorine…. non si esita a parlare di “paura” nel fare il grande passo… questi poveri figlioli così tremolanti di fronte a figure forti e decise come quelle incarnate dalla loro controparte femminile… forse però sarebbe meglio valutare questa riluttanza non tanto come una paura quanto come un comportamento razionale facile da spiegare… la diffusioni degli anticoncezionali ha innalzato lo status dell’ uomo… la “rivoluzione sessuale” è stata una rivoluzione in positivo soprattutto per l’ uomo… ora i ragazzi hanno facilmente il sesso che cercano senza bisogno di sobbarcarsi impegni a lungo termine… le donne, visto che non corrono più rischi, sono disponibili e si concedono molto più facilmente alla ginnastica preferita dai vitelloni… una volta, per guadagnarsi certi privilegi sessuali, dovevi come minimo conquistare un intero Regno… ora che è possibile spassarsela tanto, è normale voler prolungare oltremodo questo periodo di “giovinezza godereccia”… d’ altro canto la donna cerca prevalentemente la maternità e un compagno che la affianchi nella magica esperienza rassicurandola… per lei è diventato molto difficile bloccare un buon partito, specie se lo desidera di pari età… e poi, a proposito di desideri… sappiamo da tempo che le donne nel “mating” cercano per lo più il soggetto ricco e di successo, per contro l’ uomo ricerca la bellezza… ecco, se le cose stanno così, chiediamoci un po’ a favore di chi lavora il “tempo”. Ma è semplice: mentre con il tempo la bellezza sfiorisce, l’ uomo accresce le sue sostanze…. se a questo aggiungiamo la ciliegina dell’ orologio biologico (per la donna suona presto, per l’ uomo praticamente mai) i conti sono presto fatti… Altro che riluttanza e “paura” dell’ ignoto… altro che compagne decise che “sanno quello che vogliono”… dietro tanti tentennamenti c’ è solo una scelta razionale tesa a valorizzare i doni che la “rivoluzione sessuale” e la pillola hanno elargito su un vassoio d’ argento al maschio contemporaneo…”

Roy Baumeister – Is there anything good about man?

C’ è chi va oltre nel considerare gli effetti delle dinamiche innestate dalla “rivoluzione sessuale” e dalla pillola: la rarità di maschi inasprisce la competizione femminile.

Come fare a rendersi più appetibili visto che in tema di esaltazione della bellezza abbiamo già raschiato il fondo del barile? Una buona strategia consiglia di studiare, di prendere la laurea, prendere il master… prenderne due… tre.

L’ accresciuta scolarizzazione femminile sarebbe sostanzialmente il modo moderno che ha la donna per “sculettare” di fronte ad un maschio sempre più esigente da quando la “rivoluzione sessuale” gli ha consegnato un affilato coltello dalla parte del manico.

La fonte delle ultime considerazioni è Gary Becker: Tratise on Family.

>La dieta del Minotauro

>Prendete un gruppo di persone, diciamo tutte coloro che oggi sono vive sul pianeta terra. Ora considerate i loro avi chiedendovi quanti siano donne e quanti siano uomini.

Non arrovellatevi, i conti li ha fatti per voi Jason Wilder coadiuvato dalla sua équipe dopo un’ analisi meticolosa dei DNA: le progenitrici donne sono quasi il 70%, i progenitori uomini poco più del 30.

Come tutto cio’ sia possibile lo si capisce bene osservando che la metà dei bambini nati in centro Asia oggi, è discendente di Gengis Khan.

Considerato poi che tra i nuovi nati le femminucce costituiscono il 50% del totale, cosa ne ricaviamo?

Semplice, ne ricaviamo che ai fini riproduttivi una vita femminile vale molto molto di più di una vita maschile. A parità di disponibilità, servono molte più donne che uomini.

E una “cultura vincente” non puo’ trascurare un simile conto della serva.

A quanto pare questo semplice fatto è il più sottovalutato della storia umana.

Una conclusione tanto lineare quanto facilmente verificabile, appare controintuitiva se non sconcertante. Come mai? Forse perchè tesi differenti, per quanto fragili, vengono pubblicizzate e diffuse in modo rumoroso dalla propaganda del femminismo politicizzato.

Pensate a Gloria Steinem e Naomi Wolf, per esempio. Entrambe, in epigrafe ai loro libri, menzionavano il fatto che ogni anno negli USA muoiono 150.000 donne annientate dall’ anoressia. Secondo loro, sono i modelli proposti dai media a richiedere un simile mostruoso olocausto.

Dopo quell’ esempio preclaro, ormai il compitino della femminista standardizzata è riproducibile con lo stampino: si inanella un’ anedottica purchessia concludendo poi che la cultura predominante imola le donne sul suo altare. Si dà per scontato che le vite maschili siano invece salvaguardate sotto vetro come preziose reliquie. Ecco, la rotativa che stampa questo genere di libri gira in continuazione indifferente agli interrogativi.

Ebbene, se il messaggio preponderante è di questo tenore, sarà una sorpresa scoprire che è vero esattamente il contrario.

Quando al telegiornale sentiamo che “tra le vittime ci sono anche donne e bambini”, è sottointeso il fatto che quelle vite vengono considerate di maggior valore.

Quando sulla nave che affonda si dà la precedenza a donne e bambini, questo è un segno del tipo di cultura che vige presso quelle persone.

Mestieri pericolosi, incidenti sul lavoro, prigione, pena capitale, guerre… è sempre o quasi sempre l’ uomo che ci va di mezzo.

La nostra Cultura è molto preziosa ma in essa c’ è come un Minotauro che chiede di continuo sacrifici umani. I gusti del Minotauro sono precisi: desidera maschi, possibilmente giovani.

Alcune vite maschili sono molto preziose, nel corso di un attacco nucleare, la vita del Presidente degli USA (probabilmente un maschio), riceve particolari cure. Ma la stragrande maggioranza è carne da macello.

La Cultura spinge l’ uomo al rischio: pochissimi scaleranno il vertice, a tutti gli altri è riservato una specie di baratro. Ma è logico che sia così: per mandare avanti la razza umana basta un maschio alfa circondato da miriadi di donne (tutte preziose). Il resto è inutile e puo’ fungere da pasto per il Minotauro.

P.S. Se in questo post avete scorto un tono lamentoso, siete fuori strada. Basti considerare che la Cultura resta pur sempre una creatura realizzata dai maschi per perseguire i loro fini.

P.S. Qualcuno dirà “in molti casi il Maschio puo’ scegliere delle alternative al sacrificio di sè”. “Scegliere”? Ma nessuno sceglie… “è la cultura baby”! Forse voi non capite ma una femminista di ultima generazione, quelle per cui la parola “scegliere” ha poco o nullo senso, sicuramente capirà.

P.S. In che senso si dice che “la cultura sfrutta l’ uomo”. La Cultura non è un agente dotato di volizione, è solo un sistema grazie al quale le persone coordinano le loro vite. Lo “schema” di Trapattoni “sacrificava” l’ ala destra prevedendo che corresse incessantemente su e giù per la fascia. Ecco, il senso dello “sfruttamento” è un po’ quello.

P.S. Le 150000 vittime di anoressia all’ anno denunciate dalla Wolf e dalla Steinem erano una panzana originata da dati non verificati. Le morti USA accertate erano circa 70. 150000 erano i casi di anoressia che qualcuno (?) avrebbe stimato. Insomma, quisquillie.

>Wilma si tiene la clava.

>Secondo Susan Cross e Laura Madsen le donne sono meglio predisposte verso la “socializzzione”… prendiamo un fenomeno come quello delle aggressioni, secondo le studiose le donne tendono ad evitarle perchè maggiormente impegnate nella salvaguardia dei legami sociali… è una spiegazione all’ apparenza plausibile ma che, molto semplicemente, non concorda con i fatti osservati… studiando quel che accade nelle relazioni intime, i ricercatori si sono accorti di quanta inattesa aggressività esprimano le donne… questa loro attitudine sopravanza quella maschile… Non è politicamente corretto dirlo ma questa conclusione è supportata da evidenze consolidate… In altre parole, è più probabile che sia la donna ad attaccare psicologicamente e fisicamente il suo partner – si va dallo schiaffo all’ uso di armi mortali… Queste aggressioni non ricevono l’ attenzione che i media riservano alle aggressioni maschili per diverse ragioni… 1. l’ uomo è meno propenso a denunciare la violenza ricevuta… 2. quando esiste una violenza reciproca la polizia tende a concentrarsi sull’ uomo… 3. le donne sembrano più a loro agio nel ruolo di vittime… 4. (di gran lunga la ragione più rilevante) gli uomini sono più grandi e più grossi e, a parità di intenzione violenta, i danni causati sono più ingenti… le donne sono anche responsabili della maggior parte degli abusi infantili, sebbene questo dato sia indebolito dalla considerazione che passano più tempo con i bambini… sta di fatto che, considerando l’ evidenza, le donne sono più portate alla violenza qualora l’ indagine si limiti alle relazioni intime… per contro, la donna difficilmente colpirà uno sconosciuto… una donna altresì esprimerà resistenza nel premere un bottone per uccidere nemici lontani e sconosciuti, anche se persistono valide ragioni… cosa che invece l’ uomo è propenso a fare qualora dai suoi calcoli vi sia una convenienza… le ricerche sul campo ci dicono anche che l’ uomo “aiuta” più della donna, ma questo perchè la gran parte delle ricerche si focalizza su situazioni in cui il beneficiato è uno sconosciuto o quasi… in realtà l’ attaccamento della donna per i familiari sembra maggiore rispetto a quello espresso dall’ uomo… concluderei dicendo che la donna ha maggiori attitudini sociali solo se definiamo “social” equivalente a “one-to-one close intimate relation”, nei casi invece in cui sono implicate “broader group connection” l’ uomo sembra più sensibile, nel bene e nel male… mi sento in obbligo di aggiungere che dopo l’ esposizione documentata dei nostri argomenti, Susan Cross e Laura Masden hanno abbandonato le loro posizioni pregresse per spostarsi via via su interpretazioni che collimano con quella data anche qui… è così che la scienza dovrebbe funzionare…”

Roy Baumeister – Is there anything good about men?

Curiosi anche gli esperimenti condotti sui “bambini in cortile”: lasciati a giocare per un’ ora, i maschietti, magari superficialmente, interagiscono bene o male tutti tra loro; le femminucce, al contrario, tendono a creare gruppetti che legano molto pur isolandosi. Anche l’ introduzione del “terzo” incomodo all’ interno della coppia da esiti differenti: i maschietti tendono ad accogliere, le femminucce fanno invece muro. Sono esiti compatibili con il fatto che la bambina è più preoccupata di salvaguardare l’ intimità e la qualità del legame, il maschietto ad estenderlo.

FONTI: sulla maggiore predisposizione femminile alla violenza di coppia, il metastudio più comprensivo è quello di J. Archer: Sex differences in aggression betwen heterosexsual partners: a metanalytical review - Psychological Bulletin, 126, 697-702.

add: http://www.west-info.eu/it/uomini-vittime-di-violenza/

>E’ il "frame" che vi frega, ragazze.

>Nel frequentare il sito femminista Lipperatura mi sono accorto dell’ enfasi data da quelle parti al concetto di “framing”: non conta tanto quel che dici, quanto i segnali che irradiano le particolari formule discorsive adottate. Ci sono “frame” discriminatori che ti valgono la condanna di sessista indipendentemente dal concetto espresso nel tuo messaggio. Quindi attenti: valutare il “frame” è come leggere dietro la maschera, e a poco valgono le tecniche di travisamento poichè un’ adeguanta indagine sul “framing” sarà in grado di decostruirla.

Si dà il caso che parallelamente a quelle frequentazioni, io stessi leggendo Roy Baumeister secondo il quale l’ attenzione morbosetta ai “segnali” … segnala qualcosa che non aiuta certo la lotta contro gli stereotipi sessisti. Anzi, gli alimenta.

Per capire questa conclusione, serve conoscere l’ antefatto.

Il pensiero espresso da Roy Baumeister, nel tentativo di costruire stereotipi sessisti accurati, individua la differenza tra uomo e donna nelle motivazioni più che nelle abilità. Secondo la sua gigantesca banca dati, la donna investirebbe di più nell’ empatia, l’ uomo nel pensiero sistematico. La donna si mostrerebbe più sensibile verso la persona in carne ed ossa che ha davanti, l’ uomo è stimolato invece quando si concentra sull’ “individuo statistico”, una specie di “prossimo” astratto. La donna coltiverebbe al meglio le relazioni intime (one-to-one), l’ uomo trova la sua dimensione ideale quando può tessere anonime relazioni astratte in grado di connettere moltitudini. E via di questo passo.

Certo, ciascuno di noi vorrebbe essere sia “empatico” che “sistematico”, ma non possiamo avere tutto, le risorse sono limitate e tra le due caratteristiche esiste un inevitabile trade-off che uomo e donna risolvono diversamente.

Ma Roy vuol andare oltre, vuole andare a parare sulla “cultura” dei gruppi umani (conoscenza, politica, commercio, istituzioni…).

La “Cultura” è un sistema costruito per coordinare al meglio la vita sociale del gruppo; una specie di “mercato”, e proprio come il mercato quanto più il sistema si estende, tanto più è efficiente e coinvolgente. Poichè ogni sistema allargato fa dell’ astrazione e dell’ anonimia il suo cardine, per quanto appena detto ciascuno capisce come mai il “mondo culturale” sia sempre stato una prerogativa maschile.

Roy Baumeister, nel corso del libro, suggerisce poi una miriade di indizi che possano far confluire acqua al mulino delle sue tesi. Tra gli altri fa notare la particolare sensibilità per il “framing”, un’ esclusiva delle donne, o quasi. Insomma, mentre all’ uomo-parlante interessa far passare il messaggio, la donna-parlante è più attenta al “come” viene fatto passare e alla cura con cui viene confezionato (framing):

“… nel libro di Deborah Tannen (You just don’t understand), basato sul lavoro del linguista Robin Lakoff, si esplicita come l’ uomo tenda ad un linguaggio “chiaro”, “forte” e “inequivoco”, mentre la donna opta per la gentilezza, lo stile indiretto e blando… In un ristorante, una donna dirà al cameriere “could I please maybe have some water when you get a chance? I’ m really thirsty. I’ m sorry. Thank you”. L’ uomo troverà sufficiente esprimersi così: “could we get some water over there?… un certo femminismo fa notare come la differente formulazione sia il frutto di una differente distribuzione di potere e della conseguente oppressione subita, ma io preferisco notare come la formula (il “framing”) femminile sia più curato e più adatto ad una interazione tra pari, e sia anche più idonea nello stabilire una qualche forma di intimità simpatetica, necessità poco sentita invece dall’ uomo, il quale mira più volentieri alla chiarezza e al risultato finale…”.

Personalmente ritengo che gli stereotipi sessisti di Baumeister (quelli azzurri) siano ben costruiti, anche perchè, cosa volete, non posso che uniformarmi al messaggio veicolato in merito dalla punta più avanzata dell’ Accademia. Una cosa comunque a questo punto è certa: per una donna che li reputi dannosi, la peggior strategia per combatterli consiste nel focalizzarsi sui “framing”. In questo modo non farebbe altro che confermarli!

Roy Baumeister: Is There anything Good About Men?

>Mondi paralleli

>Quasi ogni Sabato verso mazzanotte uno dei miei appuntamenti fissi è “Amore criminale” con Camilla Raznovich. Un programma zeppo di maltrattamenti e violenza ai danni delle donne. E’ un passatempo solitario visto che Sara è disturbata da questo genere di programmi troppo realistici (poi se li sogna…).

Inoltre i telegiornali e giornali li guardo e li leggo anch’ io, so bene di cosa si parla quando si parla di femminicidio. Non è affatto un fenomeno inventato: lui è manesco, lei lo lascia ma lui non sopporta l’ affronto e uccide.

Figuratevi il mio stupore nell’ imbattermi in questo passaggio contenuto nel saggio introduttivo al libro di Roy Baumeister.

… it turns out that in close relationships, women are plenty aggressive… Women are if anything more likely than men to perpetrate domestic violence against romantic partners, everything from a slap in the face to assault with a deadly weapon… Women also do more child abuse than men, though that’s hard to untangle from the higher amount of time they spend with children… Still, you can’t say that women avoid violence toward intimate partners…

Sono decisamente perplesso. Camilla e i telegiornali mi hanno fatto vivere in un mondo parallelo? Oppure, per quanto sembri chiaro, io non ho capito bene il concetto espresso da Baumeister. Del resto l’ autore è affidabile.

Qualcuno, se ne sa di più, puo’ levarmi dalle ambasce?

Comunque il libro l’ ho ordinato venti giorni fa a prescindere e ormai sarà in arrivo. Forse potrò risalire alle fonti e diradare le ombre contenute in questo “strano” messaggio così distante dallo stereotipo che passano i media tradizionali.

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