fahreunblog

I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Archivi Categorie: scuola

Perché siamo molto più poveri di quel che raccontano le statistiche?

Spesso sento parlare delle inadeguatezze del PIL come misuratore del benessere.

Chi puo’ negare talune insufficienze? Le statistiche spesso mentono, e in questo ambito lo fanno spesso e volentieri.

Nausicaa Distribution

Senonché, chi esprime dubbi in merito si butta successivamente a capofitto in proposte quanto meno dubbie. La radice ideologica di suggeritori tutt’ altro che disinteressati è evidente.

L’ immagine che danno costoro è quella di dottori che, al capezzale di un lebbroso, si consultano su come curare un’ influenzina collaterale e per di più ineliminabile.

A latere dei grossi guai di salute, magari c’ è pure l’ influenzina di cui sopra. La mia impressione è che, comunque, nelle mani di questi dottori sia destinata a degenerare.

Ma oggi il punto non è questo. Oggi vorrei occuparmi invece della “lebbra”. Ovvero di quelle croste che i solerti “dottori” della stampa popolare trascurano in favore di inezie più funzionali “all’ altro mondo possibile”.

Partiamo allora con alcune considerazioni sulla spesa governativa in generale.

… Per comprendere quanto siano inaffidabili le talvolta rassicuranti misurazioni della produttività economica nelle nazioni sviluppate, basta prestare attenzione a come il PIL viene calcolato…

… per partire con un semplice esempio consideriamo il fruttivendolo sottocasa: se ci vende una mela a 1 euro il PIL incrementa di 1 euro… puo’ darsi che la mela venduta sia la proverbiale “mela marcia” ma se continuiamo a comprare probabilmente le cose stanno diversamente e la misurazione fatta deve ritenersi affidabile…

Ora concentriamoci sull’ azione di governo: se il governo spende 1 milione di euro per una strada come misureremo il suo contributo al PIL? Diversamente dalla mela, nessuno comprerà mai quella strada!… per convenzione si è deciso di ritenere che il contributo governativo al PIL sia pari ai costi sostenuti: più si spende, più si crea ricchezza… per definizione…

… Talvolta i beni e i servizi governativi valgono ampiamente il loro costo ma non sempre è così… nel tempo il ruolo dei governi si è enormemente allargato… oggi possiamo dire che 1 euro speso in più non sarà speso in settori chiave dell’ attività pubblica ma in settori collaterali… cosicché cresce il dubbio che il contributo al PIL sia sovrastimato…

“Al margine” i governi diventano sempre meno produttivi… tuttavia le convenzioni statistiche non fanno differenza tra l’ euro speso negli anni cinquanta, quanto il Governo si concentrava sulle sue funzioni caratteristiche, e l’ euro speso oggi… Detto in altri termini: l’ euro speso per allargare una strada di montagna perennemente deserta, in termini di ricchezza misurata, vale quanto quello speso per costruire un’ arteria viabilistica che collega importanti centri commerciali…

Ora confrontiamo tutto questo con la spesa che facciamo dal fruttivendolo… come nel caso della spesa governativa, anche nel nostro caso una mela in più ha (forse) meno valore della mela ricevuta per prima… ma cio’ si ripercuote sul prezzo esercitando una pressione al ribasso: più mele in circolazione, prezzi più bassi e minor contribuzione al PIL e alla produttività misurata… qui possiamo considerare i prezzi e non i costi!… tuttavia cio’ non è possibile nel settore pubblico, dove un euro sprecato vale necessariamente come un euro essenziale…

… Ricordiamoci allora di una massima ovvia per gli economisti, meno per i profani:

…Più ampio è il ruolo dei governi nell’ economia, più le misura del PIL sovrastimano il benessere del cittadino…

… Chiudo segnalando  cio’ che invece anche i profani dovrebbero sapere, ovvero che da noi negli ultimi 50 anni il ruolo dei governi nell’ economia si è notevolmente accresciuto…

Ora sappiamo meglio perché gli incrementi di produttività che talvolta vengono segnalati non siano poi così affidabili: derivano da una contabilità afflitta dai limiti di cui abbiamo appena parlato… l’ ipotesi che siamo in mezzo ad una “grande stagnazione” regge anche in presenza di quelle cifre…

Tyler Cowen – The great stagnation

Passando a qualche esempio concreto, occupiamoci di sanità.

… La spesa governativa nel settore sanitario è elevata… ma qui c’ è di più… noi sappiamo riconoscere una mela cattiva evitandone l’ acquisto, ma difficilmente riusciamo a valutare i servizi di un medico o l’ efficacia reale di una medicina… nel dubbio “compriamo” anche perché, in caso contrario, “segnaleremmo” la scarsa cura che abbiamo per la nostra salute e per quella dei nostri famigliari… avere speranza e segnalare di avere speranza anche contro le evidenze diventa cruciale… così facendo teniamo un comportamento irrazionale che per questo prodotto vanifica il market-test… e senza “market-test”, anche la misurazione del PIL diviene inaffidabile… non ne faccio un discorso ideologico, un bias del genere affligge sia i sistemi pubblici che quelli privati…

… gli Stati Uniti hanno una spesa medica molto elevata se comparata a quella di altri paesi… eppure il loro sistema sanitario non sembra chiaramente superiore… ma in generale sembrerebbe che, a parità del resto, spendere di più in prodotti sanitari non renda le persone più sane…

… I ciprioti e i greci spendono infinitamente meno senza ripercussioni sulla loro salute… certo, la dieta, gli esercizi e lo stile di vita conta… in più possiamo dire che negli USA gli ospedali sono più carini, i trattamenti più specializzati e le medicine più variegate… possiamo dire che solo negli USA riceverete “cure di frontiera”  altrove inaccessibili… possiamo dire molte cose ma resta fondamentale sapere che la spesa sanitaria, per sua natura, è particolarmente inefficiente… tanto è vero che la speranza di vita non varia con le cure ricevute…

… inutile aggiungere che uno dei settori maggiormente in crescita nelle nostre economie è quello sanitario… un settore che si presta poco al market-test e che quindi falsa pesantemente la misurazione della nostra ricchezza…

Tyler Cowen – The great stagnation

Il discorso cambia poco quando si passa a parlare di scuola:

… La nostra spesa in servizi educativi è cresciuta “enormemente”, ha dunque senso chiedersi se i nostri ragazzi siano “enormemente” più istruiti che in passato?… risponde il National Assessment of Educational Progress: “nella lettura il punteggio medio di un diciasettenne oggi è sostanzialmente pari a quello riportato nel 1971”… in matematica idem…

… dobbiamo anche considerare che la scuola di oggi lavora con ragazzi più intelligenti (Flynn effect) e che vivono in un contesto socio-economico migliore…

… aggiungo che i tassi di completamento degli studi si sono abbassati dopo aver raggiunto il loro picco a fine anni sessanta…

… tutto cio’ a fronte di una spesa che non ha mai cessato di innalzarsi… rispetto al 1970 oggi spendiamo il doppio per ogni allievo…

… forse i miglioramenti non sono misurabili dai test… tuttavia il minimo da dire è che in questo campo  non esiste una chiara correlazione tra spesa e risultati…

… la gran parte della spesa educativa è nelle mani dello Stato… cosicché, diversamente dai servigi del fruttivendolo, non esiste un market-test che renda credibile la contribuzione al PIL di questo settore…

… un’ assunzione supplementare si rifletterà in una maggiore ricchezza del paese in termini di PIL misurato, anche se quell’ insegnante non insegnerà mai nulla a nessuno limitandosi a percepire lo stipendio scaldando la cattedra…

… è sorprendente che di anno in anno spendiamo in modo crescente per la nostra scuola in assenza di ritorni chiari… riuscite a pensare a qualcosa del genere che vi tocchi direttamente?… che riguardi magari il vostro pc, o il ristorante, o i vestiti, o l’ automobile…

Tyler Cowen – The great stagnation

 

Una conclusione s’ impone:

Tre dei settori di spesa tra i più notevoli e dall’ importanza crescente si riflettono in modo distorto sul PIL gonfiandolo a dismisura senza averne chiaro titolo… per me da tutto cio’ dobbiamo trarre una conclusione drastica: i numeri mentono, siamo molto più poveri di quel che ci raccontano.

Charles Murray: una buona scuola “lascia indietro” molti bambini

… nella valutazione di molti dei nostri talenti la scuola assume un sano atteggiamento realistico… al bambino con chiare lacune cinetico-motorie viene chiesto di frequentare l’ ora di ginnastica ma difficilmente s’ investirà su di lui per farne un atleta a livello agonistico… chi ostenta fin da subito scarse doti musicali è tenuto a conoscere alcuni rudimenti ma non a tentare il conservatorio per divenire musicista… chi è sotto la media quanto ad abilità spaziale seguirà le lezioni d’ arte ma non subirà pressioni per investire le sue energie migliori in quell’ ambito… chi ha scarso controllo nelle relazioni interpersonali riceverà uno sprone se vergognoso e un’ avvertenza se aggressivo, ma tutti sono d’ accordo che è fatica sprecata puntare su questi soggetti per farne degli addetti alle pubbliche relazioni… i bambini incapaci di concentrazione saranno aiutati ad acquisire sane abitudini di studio ma ci vuole poco a constatare che per loro taluni obiettivi sono interdetti… Solo per quanto riguarda le abilità linguistiche e logico-matematiche si pretende invece che tutti facciano bene. La realtà qui viene congedata, anche quando si presenta nelle forme più nitide… Eppure sappiamo che almeno metà dei bambini non è in grado di leggere o calcolare con quella facilità che la scuola pretende da loro… questi bambini vengono tormentati per anni con pretese irrealistiche… è normale che in queste condizioni identifichino la scuola come un luogo di tormento… Parecchi di loro, molto semplicemente, non sono abbastanza intelligenti per seguire con successo un convenzionale percorso accademico… cio’ non significa che dobbiamo ostentare durezza o indifferenza, basterebbe lasciare da parte l’ ampollosa e mal fondata retorica del “leave no child behind”… Ripensate per un attimo alla vostra esperienza scolastica, probabilmente avete un buon ricordo di quando, incoraggiati da un insegnante di razza a fare qualcosa che non riuscivate a fare, avete alla fine sfondato… ma vi farà ancora male pensare a come avete deluso persone che vi sostenevano sospingendovi alla conquista di obiettivi irrealistici… Ricordo ancora di essere stato il cocco del mio allenatore di baseball, e ricordo quel tragico pomeriggio quando mi schierò come ultimo battitore nella sfida decisiva contro i Bruins… di fronte allo scetticismo generale per questa scelta a dir poco stravagante si adoperava per spendere in mio favore parole di ammirazione e fiducia in modo da incoraggiarmi a puntino… ma la realtà fino ad allora aveva parlato chiaro: io ero da sempre il punto debole della squadra… e quando presi posto sulla base  la mia performance fu la solita: un mezzo disastro… la delusione che sentivo attorno mi spezzò il cuore e ancora oggi metto piede con terrore in un campo da baseball… eppure mi ero limitato a fare quello che sapevo fare e che tutti sapevano che sapevo fare, non meritavo certo di essere punito in modo tanto efferato… pretendere che uno studente raggiunga livelli che molto semplicemente non puo’ raggiungere è crudele prima ancora che sbagliato… nessuna strategia pedagogica, nessun carico di compiti a casa, nessun miglioramento nella preparazione degli insegnanti puo’ far sue certe mete utopiche… non resta che il trucco di abbassare implicitamente gli standard girandosi dall’ altra parte… A questo punto ci sono tre ordini di obiezioni a cui vanno soggette le osservazioni fin qui svolte: 1. l’ IQ non cattura le capacità di apprendimento, 2: l’ IQ puo’ essere innalzato e 3. la scuola di oggi è talmente in pessimo stato che persino a chi è sotto la media puo’ ricevere di più anche senza che migliori le sue capacità… La risposta alle prime due sembra semplice, la terza è più impegnativa… i prossimi capitoli saranno dedicati a districare questa trama…

Charles Murray – Real Education

Strani frutti

Quando usi la parola privatizzazione, la gente si fa dura d’ orecchi. Smette di ascoltare; e se proprio non puo’ esimersi, fioccano i pregiudizi.

Perché allora non fare leva sull’ ipocrisia e sostituirla con una parolina più friendly, per esempio responsabilizzazione?

Il pregiudizio frettoloso arriva al punto che se spingi per privatizzare la scuola italiana ti danno come minimo del clericale. Vieni trattato come un crociata: vuoi fare un favore ai preti!

Lo so bene perché, vivendo vicino a dei ciellini, sento la crescente ostilità verso chiunque osi intraprendere iniziative privatistiche nel campo dell’ istruzione. E’ dura lavorare stando sempre in trincea. E’ una Sarajevo, i cecchini sono appostati dietro ogni montagnola e si sta come d’ autunno sugli alberi le foglie.

Ora, che sia malafede o ignoranza, decidete voi. Io, visto che non si puo’ ragionare, mi limito a presentare un frutto della privatizzazione scolastica (svedese):

… Director Lotta Rajalin notes that Egalia places a special emphasis on fostering an environment tolerant of gay, lesbian, bisexual and transgender people. From a bookcase, she pulls out a story about two male giraffes who are sad to be childless — until they come across an abandoned crocodile egg… The school does everything possible to obliterate traditional gender roles, including a refusal to use the words “him” and “her”…

that there’s a long waiting list for admission to Egalia, and that only one couple has pulled a child out of the school.

Jukka Korpi, 44, says he and his wife chose Egalia “to give our children all the possibilities based on who they are and not on their gender…To even things out, many preschools have hired “gender pedagogues” to help staff identify language and behavior that risk reinforcing stereotypes.

Piace? Non piace?

Lasciamo perdere il merito, c’ è qualcosa di più importante.

Se conosco i miei polli, infatti, chi simpatizza con lo strano frutto, non simpatizza affatto con la pianta che l’ ha prodotto.

helphaiti_kaeleen_02

Piccola contraddizione, ma illuminante.

Romanticismo educativo

Il massimo rappresentante su piazza dell’ antidonmilanesismo militante è David Murray, anche se lui, probabilmente, non sa nemmeno chi sia il parroco di Barbiana.

Combattente inesausto contro ogni ipocrisia (le sole crociate con il mio imprimatur), denudatore di imperatori già nudi, nessuno ha fatto le pulci al “romanticismo educativo” con tanto puntiglio.

D’ altronde l’ unica arma da impugnare contro questo seducente blob mellifluo sono i fatti concreti, e i 4 pilastri da cui parte il Murray per discutere il tema, puntano a quello. Vediamoli:

1. Le abilità variano (da persona a persona). Non solo, variano molto. Le abilità che di solito valorizzano la vita adulta nella società contemporanea, poi, sono solidamente correlate con l’ IQ.

2. Metà dei bambini sono sotto la media. Non solo, non sappiamo nemmeno come migliorare la loro posizione. Non esiste evidenza di significativi miglioramenti da parte degli ultimi. Producendo il massimo sforzo possiamo giusto fare in modo che un bambino sotto la media si trasformi in un bambino un po’ meno sotto la media.

3. Troppa gente va all’ università. Pensando al minimo che deve saper fare un laureato di solito ci vengono in mente compiti (leggere e capire una pagina della Divina Commedia aperta a caso o l’ incipit di On liberty),  che richiedono abilità possedute dal 10-20% della popolazione giovanile. Il resto che ci fa lì?

4. Il futuro di un paese non dipende tanto dall’ “educazione dei giovani”, come si è soliti sentir dire, quanto dall’ “educazione dei più dotati”.

Vediamo allora di tirare qualche conclusione.

Al mondo la differenza  esiste ed è bella. Esiste anche tra i bambini, e per valorizzarla occorre una scuola varia.

La scuola unica come fa sbaglia: se si appiattisce verso l’ alto, i drop out spuntano da tutte le parti, se si appiattisce verso il basso ci giochiamo i nerd.

nerd nerdy

Per fortuna sappiamo abbastanza bene che le differenze di sostanza sono rilevabili precocemente: 6-10 anni. E sono – forse ma forse – in qualche modo influenzabili, ma solo intervenendo ancor più precocemente: 3-4-5 anni.

Posso anche interrompere qui il mio post. In fondo, se il problema è impostato correttamente, le soluzioni fioccano da sole senza bisogno dei tonitruanti cannoni spara-neve che il Murray mette in campo nel quinto e ultimo capitolo dell’ agile libretto.

David Murray – Real Education – Three River Press.

p.s. Consentitemi una precisazione: non ce l’ ho con il Don Milani operatore scolastico. Lui, probabilmente, nel contesto in cui si trovava, ha agito anche per il meglio. Solo che ha voluto trasformare il suo felice empirismo in metodo, se non in ideologia. Prendere troppo sul serio i suoi scritti ci salva forse la coscienza ma storna gravi danni su terzi, in particolare sulle giovani generazioni. 

>Veli

>

L’articolo del Corriere della sera, che riprende un pezzo uscito il 29 settembre sul New York Times (linkato): le musulmane nelle scuole cattoliche, in Francia, per indossare il velo. qui

>Più fondi?

>… tutto l’ occidente è paese.

>Ricetta per la scuola italiana

>Licenziare molto…

… e alzare un poco gli stipendi.

Almeno stando ai numeri.

>Mitra per tutti

>http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf
Nel suo secondo intervento al TED (dopo quello del 2007, qui con sottotitoli italiani), Sugata Mitra fa il bilancio della sperimentazione avviata nel 1999, con l’esperimento “A Hole in the Wall”.
Le scuole e i professori migliori, nei luoghi del mondo dove non esistono e ce n’è più bisogno. Si può fare.
Un progetto è partito anche in Italia, e i bambini italiani vanno forte.
Ce li racconta il professore indiano, al minuto 14’13″ (con sottotitoli inglesi – cliccando sotto la finestra).

qui l’esperienza degli insegnanti italiani che hanno aderito al progetto.

Parole chiave:
minimally invasive education, peer to peer learning, auto-apprendimento, outdoctrination, self-organizing systems

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.