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	<description>I migranti di Fahrenheit migrano ancora... (IV inbloggazione)</description>
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		<title>In difesa della pubblicit&#224;</title>
		<link>http://fahreunblog.wordpress.com/2013/05/20/in-difesa-della-pubblicit/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 06:59:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>broncobilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[pubblicità]]></category>

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		<description><![CDATA[Molti miei amici disprezzano la pubblicità con tutto il cuore, la considerano una forza distruttiva messa in circolo dalle perfide multinazionali per carpirci l&#8217; anima. Ormai so bene dove vanno a parare quando si discute, al punto che potrei riprodurre un dialogo-tipo. &#160; APOCALITTICO: La pubblicità è un segno dei tempi, e sono tempi grami: [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3572&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font size="4">Molti miei amici disprezzano la pubblicità con tutto il cuore, la considerano <strong>una forza distruttiva</strong> messa in circolo dalle perfide multinazionali per carpirci l&#8217; anima. Ormai so bene dove vanno a parare quando si discute, al punto che potrei riprodurre un dialogo-tipo.</font></p>
<p align="justify"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/ads.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="ADS" border="0" alt="ADS" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/ads_thumb.jpg?w=400&#038;h=592" width="400" height="592" /></a> </p>
<p align="justify"><font size="4"></font>&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>APOCALITTICO</strong>: La pubblicità è un <em>segno dei tempi</em>, e sono tempi grami: una massa di zombie che <em>vive-consuma-crepa</em> consegnando alle generazioni future un pianeta in agonia.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>INTEGRATO</strong>: Esagerato! E dire che tu, sempre pronto a emettere simili sentenze senza appello, poi ti ritrovi in prima fila quando c’ è da sostenere il valore sociale di giornali e ricerche scientifiche.&nbsp; Ma la pubblicità, nel suo piccolo, fa la stessa cosa: <em>informa</em>. E’ anche grazie al suo potere informativo che i prezzi si abbassano e la qualità dei prodotti migliora.</font></p>
<p align="justify"><div class='embed-vimeo' style='text-align:center;'><iframe src='http://player.vimeo.com/video/35018318' width='400' height='300' frameborder='0'></iframe></div></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>APOCALITTICO</strong>: Se per l’ informazione dovessimo affidarci alla pubblicità, stiamo freschi. Ma lo vedi che lingua parla? Ti sembra <em>un linguaggio</em> atto a informare?</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>INTEGRATO</strong>: E’ un linguaggio efficace, devi ammetterlo. Giornali e ricerche non fanno poi tanto meglio, o mi sbaglio? Sarà per il lavoro che svolgo, ma mi viene in mente il tipico documento <em>puramente informativo:</em> la circolare ministeriale. L’ idea che lo stile più adatto ad informare sia quello mi procura scoppi di ilarità.</font></p>
<p align="justify"><div class='embed-vimeo' style='text-align:center;'><iframe src='http://player.vimeo.com/video/38439464' width='400' height='300' frameborder='0'></iframe></div></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>APOCALITTICO</strong>: Quindi la pubblicità convoglierebbe utili informazioni? Non mi convincerai mai.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>INTEGRATO</strong>: Come ti spieghi che si concentri laddove c’ è un <em>prodotto nuovo</em> o rinnovato? Se non avesse intenti informativi sarebbe una strategia insensata.</font>&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>APOCALITTITCO</strong>: Parole, parole, parole…</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>INTEGRATO</strong>: Ok, ma anche studi, studi, studi… Eccone cinque:</font></p>
<p align="justify"><a href="http://www.jstor.org/discover/10.2307/3203443?uid=3738296&amp;uid=2&amp;uid=4&amp;sid=21102306187777">http://www.jstor.org/discover/10.2307/3203443?uid=3738296&amp;uid=2&amp;uid=4&amp;sid=21102306187777</a></p>
<p align="justify"><a href="http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1300/J026v17n03_04#.UZnJSKKzKuI">http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1300/J026v17n03_04#.UZnJSKKzKuI</a></p>
<p align="justify"><a href="http://www.jsad.com/jsad/article/Does_Alcohol_Advertising_Affect_Overall_Consumption_A_Review_of_Empirical_/3811.html">http://www.jsad.com/jsad/article/Does_Alcohol_Advertising_Affect_Overall_Consumption_A_Review_of_Empirical_/3811.html</a></p>
<p align="justify"><a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/1468-2354.t01-2-00098/abstract">http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/1468-2354.t01-2-00098/abstract</a></p>
<p align="justify"><a href="http://www.emeraldinsight.com/journals.htm?articleid=846002">http://www.emeraldinsight.com/journals.htm?articleid=846002</a></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>APOCALITTICO</strong>: Non prendiamoci in giro, lo capirebbe anche un bambino, la pubblicità ha un <em>poter persuasivo</em> che distorce le scelte: ti fa fare quel che non vorresti fare. Siamo in tanti a pensarla così. Anzi, non mi sembra vero che ci sia ancora chi si attarda a parlare di “valore informativo”.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>INTEGRATO</strong>: La tua idea non regge: <em>prendiamo la TV</em>, dove la pubblicità sembra essere più intrusiva e fastidiosa. Se fosse come dici fioccherebbe l’ offerta di canali che propongono&nbsp; i medesimi programmi della TV generalista senza pubblicità. Chissà come mai roba del genere non si è mai vista e mai si vedrà. Immaginati se Sky-cinema si limitasse a trasmettere gli stessi film mandati in contemporanea&nbsp; da Canale 5! Non sarebbe concepibile, Sky deve proporre un’ offerta infinitamente più ricca se vuol far sottoscrivere abbonamenti. Evidentemente la gente dice che la pubblicità distorce le sue scelte ma non lo pensa realmente. Anzi, implicitamente ammette che il valore informativo della pubblicità è maggiore del tempo che fa sprecare e di cio’ che si perde guardando un film deturpato come un groviera.&nbsp; Come se non bastasse, molti consumatori dichiarano di aver acquistato prodotti seguendo l’ informazione commerciale e di non essere pentiti. </font></p>
<p><div class='embed-vimeo' style='text-align:center;'><iframe src='http://player.vimeo.com/video/22984504' width='788' height='362' frameborder='0'></iframe></div>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="4"><strong></strong></font>&nbsp;<font size="4"><strong>APOCALITTICO</strong>: Possibile che non ti accorgi delle distorsioni a cui si ricorre? Ci sono pubblicità completamente svincolate dal prodotto. E’ chiaro che ti stanno vendendo un’ altra cosa, ti stanno vendendo <em>un’ identità</em>!</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>INTEGRATO</strong>: Non mi sembra un raggiro, la gente è costantemente in cerca della propria identità, la pubblicità non fa che<em> rispondere a un bisogno reale</em>.</font></p>
<p align="justify"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='630' height='385' src='http://www.youtube.com/embed/1Wzs8dmrLHc?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong></strong></font>&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>APOCALITTICO</strong>: Macché “bisogno reale”! Ti formano come <em>consumatore perfetto</em>. Consumerai tutta la vita a testa bassa finché il pianeta affonderà.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>INTEGRATO</strong>: Intanto l’ “identità” è un bene immateriale che non “consuma” risorse, dal punto di vista ambientale è ad <em>impatto zero</em>! In questo senso voi che combattete per le sorti del pianeta dovreste portare la Pubblicità sui vostri stendardi! </font></p>
<p align="justify"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='630' height='385' src='http://www.youtube.com/embed/AGLCZSwYfDo?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong></strong></font>&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>APOCALITTICO</strong>: Bravo, minimizza, fai finta di non capire, rivolta la frittata. “Intanto” lo dico io: intanto ci sono famiglie che con il loro reddito modesto potrebbero vivere dignitosamente mentre invece, per evitare <em>cocenti frustrazioni</em>, devono procacciarsi costi quel che costi l’ ultimo zainetto firmato.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>INTEGRATO</strong>: Guarda che le <em>rivalità di status</em> sono vecchie quanto il mondo, prima si risolvevano con<em> guerre, faide claniche e vassallaggio;</em> oggi con le griffe. Mi sembra un bel passo avanti. E chi dobbiamo ringraziare?</font></p>
<p align="justify"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/adss.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="ADSS" border="0" alt="ADSS" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/adss_thumb.jpg?w=334&#038;h=537" width="334" height="537" /></a> </p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>APOCALITTICO</strong>: A me sembri fuori dal mondo. Come ti spieghi di rappresentare con le tue opinioni una <em>minoranza</em> tanto ristretta? Chi si occupa con passione di queste faccende giunge a conclusioni ben diverse, stiamo prendendo un abbaglio collettivo?</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>INTEGRATO</strong>: Bel problema. Sicuramente in quel che dite c’ è qualcosa di vero ma forse, poi, è proprio la passione che vi frega: come si vi piacesse giocare a <em>Davide contro Golia</em> offrendo il petto alle armi mortali di un temutissimo nemico che sta asservendo l’ intero pianeta. Parlo naturalmente del laido Sistema Integrato delle Multinazionali, un mostro al quale non permetterete mai di prendere il controllo della vostra vita! Purtroppo, i fatti osservati più freddamente non meritano tanto entusiasmo, vi consiglio quindi di indirizzarlo altrove.</font></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><font size="4"></font></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fahreunblog.wordpress.com/3572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fahreunblog.wordpress.com/3572/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3572&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Riavvolgere la pellicola</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 14:53:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>broncobilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[bookclub (saggi)]]></category>
		<category><![CDATA[cimon conway morris]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzionismo]]></category>
		<category><![CDATA[teologia e scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Simon Conway Morris – The deep structure of biology - *** Oggi Cina e India (un terzo dell’ umanità) hanno adottato architetture istituzionali vicine a quelle classiche dell’ Occidente. In una parola i cronisti sintetizzano dicendo che si sono “convertite” al capitalismo. Ma come è possibile che civiltà e culture tanto peculiari adottino poi soluzioni [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3561&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font size="4"><strong>Simon Conway Morris – The deep structure of biology -</strong></font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Oggi <strong>Cina e India</strong> (un terzo dell’ umanità) hanno adottato architetture istituzionali vicine a quelle classiche dell’ Occidente. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">In una parola i cronisti sintetizzano dicendo che si sono “convertite” al<strong> capitalismo</strong>.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma come è possibile che <strong>civiltà e culture tanto peculiari</strong> adottino poi soluzioni importate da mondi così distanti?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Probabilmente esistono <strong>vincoli ambientali</strong> legati all’ efficienza che si fanno sentire indipendentemente dalla cultura dei popoli. Se così fosse attendiamo presto una svolta anche nei paesi islamici.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Gli economisti sono soliti parlare di <strong>“grande convergenza”,</strong> un fenomeno complesso di lungo periodo tale per cui istituzioni economiche anche molto lontane tra loro tenderebbero ad evolvere nella stessa direzione. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Lentamente, sperimentando sia accelerazioni che dietrofront, ma pur sempre nello stessa direzione.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Robert Barro</strong> è lo studioso che funge meglio da guida per chi vuole <a href="http://www.jstor.org/discover/10.2307/2138606?uid=3738296&amp;uid=2&amp;uid=4&amp;sid=21102229818471">approfondire</a> questa affascinante tematica.</font> </p>
<p align="justify"><font size="4">Domanda: quello che accade nelle istituzioni umane puo’ accadere anche per le diverse forme di vita che abitano il nostro pianeta? </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Non sarebbe una sorpresa:<strong> economia e biologia</strong> hanno interagito fin dai tempi eroici di Malthus e Darwin.&nbsp; </font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/peter_lipton_1.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="Peter_Lipton_1" border="0" alt="Peter_Lipton_1" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/peter_lipton_1_thumb.jpg?w=485&#038;h=359" width="485" height="359" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ci sono <strong>modi alternativi</strong> per porre l’ interrogativo della convergenza.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Potremmo chiederci: se la storia del nostro pianeta fosse&nbsp; un film e noi avessimo la possibilità di <strong>riavvolgere la pellicola</strong> per iniziare una nuova proiezione, rivedremmo più o meno lo stesso racconto con gli stessi protagonisti?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma si puo’ semplificare ulteriormente chiedendo: <strong>i</strong></font><font size="4"><strong>l mondo è un posto prevedibile?</strong></font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… in buona parte sì, altrimenti che senso avrebbe la nostra ricerca, quella scientifica in particolare?…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Chi risponde così non si lascia deprimere certo dai molti <strong>fenomeni caotici:</strong></font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… anche un mondo in cui il battito d’ ali di una farfalla provoca uragani è un mondo strutturato in cui è possibile fare previsioni sensate anche se non esatte… la meteorologia, per esempio, è tutt’ altro che una disciplina priva di senso finché mantiene un’ appropriata modestia…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Ma ecco che si profila all’ orizzonte <strong>un’ eccezione:</strong></font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… le scienze servono anche per porre le basi a previsioni magari approssimative ma sensate… eppure si pretende che questo potere svanisca quando parliamo di <strong>biologia evolutiva</strong>… ventilare delle ipotesi sull’ evoluzione futura delle specie ha l’ aria di violare il sacro dogma del caso come unico gestore degli organismi vitali… l’ evoluzione non deve seguire e non seguirebbe nessun sentiero… sarebbe un processo cieco con un punto d’ arrivo indeterminato…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">In effetti i meccanismi dell’ ereditarietà genetica sono imperniati sulle<strong> “mutazioni”,</strong> ovvero su un fenomeno completamente casuale.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Tuttavia l’ evoluzione biologica non è fatta solo di ereditarietà:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… sembra sempre più chiaro che anche i processi evolutivi siano in qualche modo vincolati se non prevedibili…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Quando il dinamismo della vita naturale appare &#8220;indirizzato&#8221; si parla di <strong>“evoluzione convergente”:</strong></font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… pensate solo all’ <strong>occhio</strong> dei cefalopodi e dei vertebrati… è un meccanismo estremamente sofisticato e molto simile nelle due specie… eppure si tratta di specie molto distanti tra loro da un punto di vista evolutivo… parliamo di lignaggi debolmente imparentati… E’ praticamente certo che il loro antenato comune non avesse occhi… evidentemente i processi evolutivi hanno seguito percorsi convergenti… che hanno elaborato soluzioni evolutive simili per il semplice fatto che erano soluzioni evolutive ottimali…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Ma dell’ <strong>intelligenza</strong> si puo’ dire la stessa cosa?</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… in buona parte sì… l’ intelligenza è emersa spesso in modo indipendente nelle varie specie… il confronto tra l’ intelligenza dei cetacei e quella delle scimmie è noto… per non parlare di quella degli uccelli… la strategia dell’ intelligenza è una nicchia molto frequentata… persino dalle piante!… una nicchia in cui l’ uomo eccelle…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Lo studio dei processi evolutivi è ben lungi dall’ esaurirsi, chi lo intraprende sa bene che esistono<strong> molte tematiche</strong> ancora apertissime:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… c’ è quella relativa al gene egoista, quella relativa alla selezione di gruppo, c’ è chi si dedica all’ applicazione della teoria dei giochi, chi si concentra sulle grandi estinzioni… poi c’ è anche chi studia gli <strong>effetti di lungo periodo</strong> e i fenomeni di evoluzione convergente…</font></p>
</blockquote>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/peter_lipton_2.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="Peter_Lipton_2" border="0" alt="Peter_Lipton_2" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/peter_lipton_2_thumb.jpg?w=486&#038;h=347" width="486" height="347" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Charles Darwin</strong> ereditò da nonno Erasmus, un deista, sentimenti e ideali progressisti:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… è nella nostra natura migliorare la nostra condizione e le nostre conoscenze… <strong>la vita sulla terra si configura come un continuo progresso… </strong>dal blob iniziale alla meraviglia dell’ uomo…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Per <strong>Erasmus</strong> il mondo aveva un fine che perseguiva pervicacemente attraverso un progresso graduale.</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… una credenza differente da quella del coevo William Paley, per il quale il fine della vita era stato progettato e risiedeva nelle intenzioni divine…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Erasmus concentrava il suo sguardo in avanti,<strong> Paley</strong> indietro.</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… già da subito molti cristiani considerarono datata la concezione di Paley e finirono nelle braccia di Darwin…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">La posizione di Erasmus traspare in modo chiaro nelle parole del <strong>cardinale Newman</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… credo nel progresso della vita perché credo in Dio ma non credo in Dio perché vedo un progetto che va realizzandosi…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Una prospettiva affascinante che non seduce solo i credenti, anche <strong>Herbert Spencer</strong> sarà ben felice di collegare due concetti come “progresso” e “evoluzione”.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">D’ altronde, il concetto darwiniano di <strong>“selezione”</strong> si concilia con quello di “progetto in costruzione”, purché ci si converta dall’ idea di “progetto” così come era concepita da Paley a quella di “progresso” elaborata da Erasmus e da Newman.</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… Darwin credeva in Dio e fu deista come suo nonno…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">L’ evoluzione progredisce? Ci sono parecchi indizi che sia così ma in ultima analisi bisogna crederlo proprio come bisogna credere che una <strong>società libera</strong> sia destinata a progredire:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… i processi di adattamento conducono a forme di progresso… gli organismi e le diverse linee evolutive sono in <strong>competizione </strong>tra loro e quel che succede nel lungo periodo è che alcuni riescono a prevalere sugli altri… non si tratta di miglioramenti assoluti ma relativi all’ ambiente che funge da filtro… non si tratta di adottare soluzioni ottimali ma solo migliori rispetto a quelle dei rivali… molto spesso diverse specie puntano sulla medesima soluzione… è del tutto normale che accada visto che fronteggiano lo stesso ambiente… ovvero lo stesso problema…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Per Darwin, comunque, questi<strong> “meriti relativi”</strong> erano più che sufficienti per vedere nella natura una qualche forma di progresso e per considerare il cervello umano come un punto d’ arrivo dei processi d’ adattamento:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… il mondo di Darwin era profondamente <strong>finalizzato</strong> anche se in&nbsp; modo non tradizionale… per chi vedeva nell’ evoluzione un avanzamento progressivo verso una meta, ebbene, la descrizione darwiniana si rivelava particolarmente aperta a questa sensibilità…</font></p>
</blockquote>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/peter_lipton_3.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="Peter_Lipton_3" border="0" alt="Peter_Lipton_3" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/peter_lipton_3_thumb.jpg?w=522&#038;h=318" width="522" height="318" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Dai tempi di Darwin <strong>la teoria è maturata</strong> ma puo’ veramente dirsi cambiata sotto questo punto specifico?</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… oggi alcuni studiosi come <strong>Stephen</strong> <strong>Jay Gould</strong> si discostano dal maestro negando risolutamente che i cambiamenti in natura possano mai avere un fine… per i “gouldiani” la vita è mera contingenza… </font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Ma è questa la voce ufficiale dell’ evoluzionismo contemporaneo?</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… chiaramente no… se noi pensiamo ai processi in termini di adattamento… I darwinisti contemporanei supportano l’ idea di evoluzione vincolata da un disegno non meno e forse più di Darwin stesso… e questo anche se non si puo’ negare che <strong>molti scienziati evoluzionisti abbiano rotto con il darwinismo ortodosso</strong>…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4"><strong>George Williams</strong> (uno che dei preti amava solo ascoltare l’ “andate in pace”):</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… ogni volta che penso al cambiamento come adattamento funzionale dovuto alla selezione ambientale mi viene naturale usare termini che richiamano alla mente concetti vicini a un progetto intenzionale…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Simon Conway Morris</strong> è il paleontologo che più di tutti oggi&nbsp; lavora per rinfrescare una visione darwiniana da opporsi a quella gouldiana:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… solo certe aeree (<strong>nicchie)</strong> dello spazio morfologico possono favorire la vita… la selezione naturale preme per favorire l’ occupazione efficiente&nbsp; di queste nicchie indirizzando di fatto gli organismi verso di esse… quindi, se le nicchie esistono, presto o tardi verranno occupate… ma piuttosto “presto” che “tardi” considerata la mano invisibile che è in azione e sospinge la vita in quel senso…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">SCM ci mostra innumerevoli <strong>casi</strong> in cui la storia della vita ha mostrato forme di convergenza. Inutile fare<strong> elenchi noiosi</strong>, giusto un esempio trattato nel libro:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… le <strong>zanne a coltello</strong> sono un caso classico… si svilupparono sia nelle specie a placenta del nord America sia nei marsupiali del sud America… due specie molto lontane dal punto di vista della parentela evolutiva… evidentemente c’ era una nicchia che favoriva un certo tipo di predatore e una soluzione simile attecchì su lignaggi ben diversi…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4"><strong>La storia della vita non è una roulette</strong> ma è fortemente vincolata alle pressioni ambientali:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… una catena ben precisa di specie è destinata ad emergere così come <strong>è destinato ad emergere anche l’ uomo</strong>… che con i suoi occhi, i suoi orecchi, occupa nicchie già occupate efficientemente da altri ma con la sua intelligenza occupa una nicchia occupata in modo molto meno efficiente da altri e che attendeva un campione destinato prima o poi ad arrivare…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Per quanto l’ idea di SCM, quella per cui esistono nicchie ecologiche che attendono solo di essere invase, sia assolutamente nel solco del darwinismo classico, c’ è chi <strong>obietta</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… le specie non si limitano ad occupare le nicchie ma contribuiscono alla loro creazione…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">E’ vero, ma anche Cina e India oltre ad operare sul mercato internazionale contribuiscono a mutarlo radicalmente, questo non mette a repentaglio la loro competitività.</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… forse esiste qualcosa che possiamo considerare <strong>specifico del nostro pianeta</strong>… qualcosa di costante che rende sufficientemente stabili le nicchie… le quali sono scoperte piuttosto che create… l’ evoluzione darwiniana non spiega l’ esistenza dell’ ossigeno e dell’ idrogeno e nemmeno i legami chimico fisici che rendono possibile l’ acqua… se pensiamo alla terra, all’ acqua, all’ aria come a nicchie basiche, allora dobbiamo concludere che si tratta di nicchie date…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Stephen Jay Gould invita continuamente l’ uomo a non <strong>montarsi la testa:</strong></font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… ci sono batteri che hanno fatto molto meglio di noi nella lotta per la sopravvivenza…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Ma l’ uomo ha fatto particolarmente bene nella sua nicchia, quella che valorizza l’ intelligenza, una nicchia che esiste e che aspettava il suo campione. Per questo che SCM, contro Gould, parla di <strong>“uomo inevitabile”:</strong></font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… anche SJG, d’ altronde, ammette che gli organismi semplici come i batteri non possono migliorarsi divenendo più semplici… devono necessariamente puntare sulla complessità… cosicché la selezione naturale esercita una pressione affinché si occupino nicchie via via più complesse…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Se l’ uomo è inevitabile, quali sono le<strong> conseguenze</strong>?:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… qualora esista vita su un numero sufficiente di <strong>altri pianeti</strong>, probabilmente esisteranno anche esseri simili all’ uomo…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Ci sono però anche <strong>conseguenze teologiche</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… l’ evoluzione convergente ci dice che la vita umana non è frutto di un caso… laddove c’ è vita soggetta ai processi di ereditarietà e adattamento dobbiamo aspettarci anche l’ uomo…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Informazione preziosa, soprattutto se abbinata al fatto che la <strong>vita nell’ universo è altamente improbabile</strong>. Provate un po’ a tener conto di entrambe le cose e fate le vostre deduzioni!</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/peter_lipton_4.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="Peter_Lipton_4" border="0" alt="Peter_Lipton_4" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/peter_lipton_4_thumb.jpg?w=494&#038;h=314" width="494" height="314" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">E’ strano ma <strong>l’ evoluzione vista dal credente</strong> assomiglia molto di più a quella dei darwiniani duri e puri che non a quella degli evoluzionisti moderati.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se <strong>Richard Dawkins</strong> non si fosse imbarcato in una crociata anti-cristiana, tanto per dire, sarebbe stato un <strong>ottimo didatta</strong> per i cristiani desiderosi di avvicinarsi ai misteri dei meccanismi evolutivi. Molto più che il moderato <strong>Stephen Jay Gould</strong>! Il regno del caos che prospetta quest’ ultimo mal si accorda con la teleologia naturale cristiana.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/peter_lipton_5.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="Peter_Lipton_5" border="0" alt="Peter_Lipton_5" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/peter_lipton_5_thumb.jpg?w=486&#038;h=322" width="486" height="322" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Tuttavia,<strong> il darwiniano duro e puro</strong> cerca di liberarsi da contiguità che ritiene compromettenti ripetendo in modo martellante che ravvisare uno scopo nel dinamismo della natura è <strong>mera illusione.</strong> </font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… non esiste una direzione indipendente dall’ ambiente… l’ unica direzione assunta è del tutto <strong>relativa</strong>… e la sua effettiva azione puo’ creare spiacevoli illusioni… progresso? ma progresso rispetto a cosa? gli evoluzionisti moderni non possono parlare di “progresso” in modo sensato…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">E’ in questo senso che Richard Dawkins introduce la metafora dell’ <strong>“orologiaio&#8221; cieco”.</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma intanto, diversamente da Gould, la presenza di una “direzione” è ammessa, cosicché l’ uomo è considerato inevitabile e anche la negazione di un “progresso” diventa per il darwinista ateo un <strong>atto di fede </strong>ancor più impervio della sua affermazione. Le parole di <strong>Richard Lewontin</strong> sono illuminanti in merito:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… noi darwiniani atei prendiamo posizione in favore degli argomenti scientifici dell’ evoluzionismo e solo di quelli in virtù di un <strong>impegno precedente</strong> in favore del materialismo…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Secondo i darwinisti atei bisogna distinguere tra <strong>direzione e scopo</strong>, chi ravvisa uno scopo è in preda a illusioni, illusioni, del resto, che hanno la loro brava <strong>spiegazione</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… la selezione naturale ha chiaramente avvantaggiato i <strong>comportamenti ben motivati</strong>… ovvero le menti allenate a rintracciare ovunque uno scopo preciso… per questo che ci sembra di vederlo dappertutto, anche nei processi naturali… i darwiniani teisti, per non rinunciare a questo istinto confondono la direzione con lo scopo ma il passaggio dal primo al secondo concetto è velleitario… D</font><font size="4">’ altronde resta vero che l’ evoluzione convergente si pone saldamente all’ interno del paradigma darwiniano e si presta anche a un’ interpretazione riduzionista…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">L’ interpretazione riduzionista della “direzione evolutiva” è sempre ammessa, ci mancherebbe, ma chi non coglie nel passaggio citato una strategia difensiva?</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/peter_lipton_8.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="Peter_Lipton_8" border="0" alt="Peter_Lipton_8" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/peter_lipton_8_thumb.jpg?w=492&#038;h=342" width="492" height="342" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Potrei concludere dicendo che il lavoro di SCM non costituisce <strong>una prova scientifica</strong> in favore dell’ esistenza di uno “scopo” nella natura…</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… tuttavia, il fatto che esistano pressioni in grado di indirizzare la vita non puo’ essere negato… e il fatto che si tenti di capire come agiscono queste pressioni è nell’ istinto di ogni scienziato… un istinto vicino a quello dell’ uomo religioso il quale, intuendo anch’ egli la presenza di una direzione, la interpreta nel senso di <strong>scopo superiore</strong>… fornendo una visione che l’ uomo di scienza non puo’ provare ma puo’ facilmente capire e condividere…</font></p>
</blockquote>
<p><font size="4"></font>&nbsp; <a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/peter_lipton_11.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="Peter_Lipton_11" border="0" alt="Peter_Lipton_11" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/peter_lipton_11_thumb.jpg?w=466&#038;h=322" width="466" height="322" /></a> </p>
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<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fahreunblog.wordpress.com/3561/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fahreunblog.wordpress.com/3561/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3561&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Libertari, ultima chiamata.</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 07:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>broncobilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[bookclub (saggi)]]></category>
		<category><![CDATA[libertarismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Vuoi convertirti all’ anarchia? Il modo migliore per farlo è leggere l’ ultimo libro di Michael Huemer, The Problem of Political Authority: An Examination of the Right to Coerce and the Duty to Obey. MH non ha teorie da proporre, rinuncia a definire cosa sia la libertà o cosa sia la proprietà personale, evita con [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3535&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font size="4">Vuoi convertirti all’ <strong>anarchia</strong>?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il modo migliore per farlo è leggere l’ ultimo libro di <strong>Michael Huemer, The Problem of Political Authority: An Examination of the Right to Coerce and the Duty to Obey.</strong></font></p>
<p align="justify"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/aaaaaa.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="aaaaaa" border="0" alt="aaaaaa" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/aaaaaa_thumb.jpg?w=454&#038;h=510" width="454" height="510" /></a> </p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>MH non ha teorie</strong> da proporre, rinuncia a definire cosa sia la <em>libertà</em> o cosa sia la <em>proprietà personale</em>, evita con cura d’ imbarcarsi in ragionamenti sopraffini quanto astratti, chiede piuttosto al lettore di meditare su un fatto.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>FATTO</strong>: Giovanni ha un problema: non riesce a sopportare che molta gente stia al mondo in perenne stato di bisogno. E’ un sentimento nobile il suo, e per questo sentimento riscuote l’ ammirazione di molti. Ma Giovanni non si limita ai sentimenti e passa presto all’ azione dedicando di fatto tutto il suo tempo libero al volontariato presso una ONLUS della sua città. Nonostante questa scelta lo appaghi, nota che ci vorrebbe molto di più per alleviare in modo significativo le molte sofferenze inique con cui entra in contatto giorno per giorno. Chiede ai vicini di collaborare attraverso delle donazioni decidendo al contempo di sequestrare e imprigionare nella sua cantina chi non è disposto a farlo in un modo che lui reputa adeguato.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>OSSERVAZIONE</strong>: Chiunque legga una storia del genere condanna il comportamento di Giovanni. La sua voglia di aiutare il prossimo e commendevole ma le sue pratiche estorsive ripugnano al buon senso e fanno di lui un pericoloso fanatico. Possiamo chiedere a un berlusconiano, a un fascista, a un comunista, a un terzomondista, a un sincero democratico, a un liberista, a un nazionalista, a un idealista, a un pragmatico, a un conservatore, a un progressista… possiamo chiedere a chiunque e la risposta sarà sempre di ferma condanna. Una condanna che prescinde l’ ideologia di provenienza e la simpatia istintiva che si prova verso il generoso Giovanni.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>LA DOMANDA DI MICHAEL HUEMER</strong>: perché chi condanna tanto fermamente Giovanni poi tollera, e magari loda, soggetti che tengono un comportamento analogo? Esempio: lo Stato?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Cosa dà al governo statale il diritto di comportarsi con modalità che se fossero osservate da chiunque altro sarebbero oggetto di dure reprimende?</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">I filosofi della politica, imbarazzati da questo semplice quesito, hanno elaborato nel corso dei secoli <strong>alcune teorie</strong> per aggirare l’ ostacolo:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… c’ è chi ha parlato di <strong>contratto sociale</strong>… come se&nbsp; fossimo legati da un accordo… lo stato non è che un contratto, si dice… il problema di questo approccio è che un contratto del genere non esiste nella realtà… neanche in forma implicita… come si puo’ porre in modo credibile a fondamento della nostra vita condivisa qualcosa che non esiste?…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Altri hanno puntato sull’<strong> elemento democratico</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… ma l’ elemento democratico di per sé non conferisce alcuna legittimità… la cosa è palese… se Qui, Quo e Qua vogliono esibirsi in un quartetto d’ archi non possono costringere Paperino a studiare il violoncello con la minaccia delle armi adducendo che la bizzarra vessazione è stata decisa da tutti gli interessati a maggioranza qualificata ed è quindi legittima…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Un precetto etico non sarà mai accettabile per il solo fatto che è stato <em>deciso a maggioranza.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Molti<strong> pragmatici</strong> seguono Hobbes: senza un governo la società degenera in una lotta di “tutti contro tutti”, anche i tipi più bonari si trasformano in brutti ceffi.</font></p>
<p align="justify"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/anarch.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="anarch" border="0" alt="anarch" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/anarch_thumb.jpg?w=442&#038;h=475" width="442" height="475" /></a> </p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… ma una teoria del genere legittimerebbe solo una parte <strong>infinitesimale</strong> del potere che oggi il governo pretende di esercitare e che noi gli riconosciamo senza sollevare grandi obiezioni… Non serve nemmeno discuterla nel merito – e ci sarebbe molto da discutere – per ritenerla inadeguata a giustificare cio’ che ci preme giustificare…</font></p>
</blockquote>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Stringi stringi, la domanda tipica a cui deve rispondere chi si occupa di filosofia politica è questa:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… il governo politico dovrebbe avere <strong>vincoli morali</strong> simili a quelli che sono tenuti ad osservare gli agenti privati…?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">… poiché il buon senso ci dice che tutti dovremmo essere sottoposti ai medesimi vincoli morali e che non esistano <strong>soggetti “moralmente superiori”…</strong> dobbiamo concludere che in politica</font><font size="4"> l’ unica posizione compatibile con <strong>il buon senso</strong> è quella libertaria… giusto l’ evidenza palmare e solidamente dimostrata di costi elevatissimi potrebbe indurci a deviare dal solco libertario…</font></p>
</blockquote>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Provo un’ empatia istintiva con le posizioni di MH perché evita abilmente sia le presuntuose<strong> petizioni di principio</strong> che il sofistico <strong>conseguenzialismo</strong>. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">La teoria dei <strong>diritti naturali</strong> non è necessaria, cosicché i vari contro-esempi che la confutano non disturbano. L’ <strong>utilitarismo</strong> non è tirato in ballo, cosicché tutta la sequela di debolezze che lo minano non rileva.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Non è necessario definire con il bilancino i limiti della<strong> libertà</strong> personale, non occorre nemmeno avere una teoria della <strong>proprietà</strong>. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Delle semplici <strong>analogie</strong> bastano e avanzano.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">MH si limita a porre degli esempi che il buon senso e l’ <strong>intuizione etica</strong> di ciascuno risolve senza difficoltà – vedi il caso di Giovanni –, dopodiché ci viene chiesto semplicemente di seguire le regole intuite dal buon senso anche in casi analoghi a quello proposto.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">MH non è <strong>dogmatico</strong>: quando il danno che deriva dal seguire le regole del buon senso è palmare, è il buon senso stesso che ci chiede l&#8217; eccezione.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Che Giovanni sbagli ce lo dice il buon senso, che non esistono soggetti moralmente superiori ce lo dice il buon senso… eccetera eccetera</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il buon senso diventa così <strong>la radice</strong> del libertarismo. </font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il libertarismo di MH lascia ampio spazio alle <strong>scienze sociali</strong>.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Torniamo per un attimo a quanto dicevo un attimo fa:<em> “… quando il danno che deriva dal seguire le regole del buon senso è palmare…”.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4">E chi stabilisce le “evidenze palmari”? Non certo l’ esperienza aneddotica di Pinco Pallino ma i metodi statistici delle scienze sociali.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">E’ attraverso di esse che noi siamo tenuti a dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio che una certa pratica è socialmente devastante e va quindi proibita.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">La<strong> pornografia</strong> su internet è “socialmente devastante”? </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Per molti riduce addirittura gli stupri. Sia come sia non esistono prove palmari che sia “socialmente devastante”, di conseguenza le regole libertarie che hanno radice nel buon senso continuano a valere.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">E l’ <strong>immigrazione?</strong> <a href="http://spot.colorado.edu/~huemer/immigration.htm">Idem</a>.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">E il <strong>libero porto d’ armi?</strong> <a href="http://spot.colorado.edu/~huemer/guncontrol.htm">Idem.</a></font></p>
<p align="justify"><font size="4">E <strong>la droga?</strong> <a href="http://spot.colorado.edu/~huemer/drugs.htm">Idem.</a></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Eccetera, eccetera.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Vi garantisco che <strong>un uso rigoroso della statistica riesce a dimostrare ben poco</strong>, ovvero, confuta in modo rigoroso chi ritiene di aver dimostrato qualcosa. Potrei sbizzarrirmi con gli esempi: più soldi alla scuola? Devi dimostrarmi che la cosa serve, dice il libertario (mettendo facilmente in dubbio che la cosa <a href="http://www.cato.org/blog/school-funding-system-not-broken-it-just-doesnt-work">sia mai servita in passato</a>). E così per tutto il resto.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/anarchiaaa.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="anarchiaaa" border="0" alt="anarchiaaa" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/anarchiaaa_thumb.jpg?w=418&#038;h=586" width="418" height="586" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">MH convince meno nella seconda parte del libro, quando difende la posizione<strong> anarco-capitalista.</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se guardo alla <strong><a href="http://www.amazon.com/The-Rule-Clan-Organization-Individual/dp/0374252815">storia delle società umane</a></strong> posso dire due cose:</font></p>
<p align="justify"><font size="4">1.<strong> Hobbes ha torto marcio</strong>: l’ assenza di governo non produce affatto l’ anarchia del tutti contro tutti ma si traduce sempre in un <em>ordine naturale</em>.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">2. Purtroppo l’ ordine naturale che emerge è di tipo <em>clanico</em> e <strong>assomiglia ben poco</strong> a quello tanto amato dai libertari, potrebbe essere a malapena digerito da un conservatore duro e puro.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">[… forse abbiamo scoperto come mai esiste un filo rosso che lega libertari e conservatori: le società che nascono secondo l’ idealizzazione libertaria producono poi valori tipicamente conservatori (famiglia estesa, onore, sangue…)…] </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Dei valori libertari c’ è poco o niente. Come ottenerli, allora?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ho la netta sensazione che per produrli sia necessario affidare allo Stato almeno un paio di missioni: coordinare la produzione di alcuni <strong>beni pubblici</strong> (difesa, giustizia, utilities) e compensare le <strong>esternalità</strong> evidenti (inquinamento).</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/anarchhh.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="anarchhh" border="0" alt="anarchhh" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/anarchhh_thumb.jpg?w=430&#038;h=559" width="430" height="559" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">In tutta questa discussione c’ è una domanda che aleggia come un <strong>convitato di pietra</strong>: se la presenza di un governo esteso è sia irrazionale che contraria al buon senso, perché i governi centrali esistono, persistono e sono ormai una soluzione universalmente adottata?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Per molti il fatto che un governo esista e persista è di per sé qualcosa che lo giustifica. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Questo è un modo per dire che le <strong>spiegazioni</strong> non interessano, ad altri invece interessano eccome e tentano di darne.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Presso i libertari <strong>va per la maggiore</strong> questa:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… una volta che lo stato s’ insedia comincia a formarsi <strong>una classe burocratico-clientelare</strong> che prospera più o meno indirettamente grazie alle attività statali… è una classe composta da persone che conoscono a fondo i meccanismi dello stato e che sono interessate ad estenderne le funzioni quanto più&nbsp; possibile… l’ azione di queste minoranze organizzate e competenti fa premio sugli interessi della maggioranza ignorante…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Non mi convince</strong>: si puo’ prendere in giro qualcuno per molto tempo, si possono prendere in giro molte persone per un certo tempo ma non si possono prendere in giro tutti per sempre.</font><font size="4"> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">No, siamo noi a volere <strong>lo stato-mamma</strong>, solo una sparuta minoranza ne farebbe volentieri a meno. Parlando con amici e conoscenti mi accorgo che sono anche più statalisti dei boiardi ministeriali. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Occorre una <strong>teoria alternativa</strong>, la mia preferita è questa:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… le persone sono mediamente molto più sconvolte da <strong>piccoli soprusi sporadici,</strong> anonimi e imprevedibili, piuttosto che da grandi <strong>soprusi costanti</strong>, identificabili e prevedibili… Gli anarchici sostengono che il Governo non si differenzia dal semplice bandito di strada se non per il fatto che il governo dopo averti rapinato senza indossare una maschera non scappa ma resta alle tue calcagna in attesa di rapinarti anche il giorno dopo… non si rendono conto che proprio questa caratteristica spiega il successo dello Stato moderno… infatti, una ragione per cui ci si sottomette alle coercizioni governative sta proprio nel fatto che esse sono relativamente costanti, che i leader di governo siano ben identificabili e le loro vessazioni tutto sommato prevedibili…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/aa.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="aa" border="0" alt="aa" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/aa_thumb.jpg?w=447&#038;h=556" width="447" height="556" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Abbiamo un rapporto strano con il rischio: <strong>la sicurezza ci crea dipendenza.</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">La nostra <strong>avversione al rischio</strong> cresce fino a diventare una vera <strong>avversione alle perdite</strong>.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">E che problema c’ è?, dicono in molti, in fondo un alto grado di avversione al rischio non esprime altro che una “<strong>preferenza</strong>” e lo stato è la risposta razionale a questa preferenza del tutto legittima. Avere una preferenza non significa essere in errore.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Bè, devo riconoscere che chi parla così ha solide ragioni. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">M</font><font size="4">a <em>l’ avversione alla perdita</em> è anch’ essa una preferenza? </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Non saprei come negarlo, anche se sembra una preferenza a dir poco particolare. Potremmo chiamarla una “<strong>preferenza irrazionale</strong>”!</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Veramente non saprei dire se il concetto di “preferenza irrazionale” abbia senso, mi sa di no.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma giudicate voi, mi limito a chiarire i termini per chi non mastica di queste cose:</font></p>
<p align="justify"><font size="4">1. <strong>Avversione al rischio</strong>: preferisco intascare 100 anziché 150 perché 100 sono sicuri mentre 150 sono incerti.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">2. <strong>Avversione alla perdita</strong>: sebbene entrambe le ricchezze siano certe, preferisco avere 100 anziché 150 perché per avere 150 dovrei prima ottenere 200 e poi perdere 50. Il dispiacere per la perdita sarebbe tale da non poter essere compensato dal guadagno netto finale, per quanto questo guadagno sia certo.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Non so se l’ avversione alla perdita sia una semplice preferenza o un bias psicologico ma ho la netta sensazione che la <strong>metamorfosi</strong> dell’ </font><font size="4"><em>avversione al rischio in avversione alla perdita</em> faccia crescere una genuina domanda di Stato-mamma.</font></p>
<p align="justify"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/a.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="a" border="0" alt="a" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/a_thumb.jpg?w=373&#038;h=493" width="373" height="493" /></a> </p>
<p>&nbsp;</p>
<p><font size="4"></font></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fahreunblog.wordpress.com/3535/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fahreunblog.wordpress.com/3535/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3535&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Il mistero delle tasse sul lavoro</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 09:21:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>broncobilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[fisco]]></category>

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		<description><![CDATA[Domanda: “quali sono le tasse che colpiscono il lavoro?” Risposta semplificata: “tutte”. Risposta accurata: “praticamente tutte”. *** Si sente dire in giro che bisogna abbassare le tasse sul lavoro, tutti sembrano d’ accordo su questa priorità. Ebbene, qui vorrei mostrare che non esiste cosa più facile al mondo. Partiamo dalla premessa che mi sembra d’ [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3497&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font size="4"><strong>Domanda</strong>: “quali sono le tasse che colpiscono il lavoro?”</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Risposta semplificata</strong>: “tutte”.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Risposta accurata</strong>: “praticamente tutte”.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Si sente dire in giro che bisogna abbassare le tasse sul lavoro, tutti sembrano d’ accordo su questa priorità.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ebbene, qui vorrei mostrare che non esiste cosa più facile al mondo.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/mone.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="mone" border="0" alt="mone" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/mone_thumb.jpg?w=553&#038;h=317" width="553" height="317"/></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Partiamo dalla premessa che mi sembra d’ obbligo, <strong>esistono solo due tipi di tasse</strong>:</font></p>
<p align="justify"><font size="4">1. Tasse sul lavoro e</font></p>
<p align="justify"><font size="4">2. Tasse sulla natura.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Le tasse sulla natura sono rare, talmente rare che mi sembra non ce ne sia in vigore neanche una.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">In teoria è facile concepirle: Esisti? Ti tasso. Ecco una tassa sulla “natura”.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Un’ altra tassa sulla natura è la tassa sull’ altezza del contribuente.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Quando non si tassa la natura, si tassa la ricchezza, e la ricchezza è sempre prodotta grazie al lavoro. Tassare la ricchezza e tassare il lavoro è la stessa cosa.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Le tasse sulla natura sono le più efficienti perché non producono disincentivi: se ti tasso per il solo fatto di esistere o perché sei più alto di un metro e ottanta, come potresti mai eludere la tassazione che ti impongo?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Le tasse sul lavoro invece si possono eludere facilmente: basta lavorare meno. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Una società in cui si lavora poco per paura delle tasse è una società inefficiente.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/money.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="money" border="0" alt="money" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/money_thumb.jpg?w=486&#038;h=325" width="486" height="325"/></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Poiché in teoria esistono solo due tipi di tasse – quelle sul lavoro e quelle sulla natura – e il secondo tipo di tassa non esiste in pratica, non c’ è cosa più semplice che abbassare le tasse sul lavoro: basta abbassare una tassa qualsiasi. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Compresa la tanto vituperata IMU.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/mon.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="mon" border="0" alt="mon" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/mon_thumb.jpg?w=467&#038;h=275" width="467" height="275"/></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">In realtà anche le tasse sul lavoro si possono dividere in due gruppi:</font></p>
<p align="justify"><font size="4">1. <strong>Tasse</strong> sul lavoro, e</font></p>
<p align="justify"><font size="4">2.<strong> Sovrattasse</strong> sul lavoro.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Le seconde rappresentano una “doppia tassazione”.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Le tasse sul capitale o sulle rendite finanziarie, per esempio, non sono altro che “sovrattasse sul lavoro”.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Anche l’ IMU è da classificare come “sovrattassa” sul lavoro.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Poiché le “sovrattasse” sono ancora peggio delle “tasse”, qualsiasi economista consiglia di tenerle particolarmente basse.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">C’ è anche un problema etico: perché certi cittadini devono pagare due volte ed altri una? </font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/moneyy.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="moneyy" border="0" alt="moneyy" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/moneyy_thumb.jpg?w=489&#038;h=294" width="489" height="294"/></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Cerchiamo di capire meglio il concetto di “sovrattassa”: se Giovanni compra una casa pagherà l’ IMU.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma Giovanni comprerà la sua casa con un reddito di lavoro già tassato. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il fatto che Giovanni metta lì il suo reddito di lavoro già tassato fa sì che Giovanni, sempre su quel reddito, debba scontare un’ altra tassa, il che si traduce in una sovrattassa sul lavoro.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/moneyyy.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="moneyyy" border="0" alt="moneyyy" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/moneyyy_thumb.jpg?w=547&#038;h=332" width="547" height="332"/></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma le tasse sul lavoro, diversamente da quelle sulla natura, hanno un grave difetto: producono disincentivi.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Di fronte a tasse e sovrattasse Giovanni lavorerà meno e acquisterà un’ abitazione più modesta, oppure acquisterà case solo a prezzi ridotti.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Una domanda di case più contenuta implicherà delle riduzioni nello stipendio del maguttino Giuseppe. Giovanni è riuscito almeno in parte a trasferire le tasse che gravano (e graveranno) sul suo lavoro&nbsp; (IRPEF e IMU) su quello del maguttino Giuseppe.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ai nostri fini non cambia molto: sia Giovanni che Giuseppe sono lavoratori e a noi interessava capire che con IRPEF e IMU si colpisce (e si ricolpisce) il lavoro. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">D’ altronde è ovvio che sia così: visto che né IRPEF né IMU sono Tasse sulla Natura, non possono essere che Tasse sul Lavoro.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Spesso si dice: “bisogna detassare i lavoratori, non i proprietari di casa”, “bisogna abbattere il cuneo fiscale, non l’ IMU”.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Alla luce di quanto appena detto sembrano assurdità: l’ IMU non solo è una tassa sul lavoro ma è addirittura una sovrattassa sul lavoro!</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Eppure un fondo di verità esiste, pensateci bene.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">L’ IMU colpisce due tipi di lavoro: quello pregresso di Giovanni, nonché quello attuale di Giuseppe.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Mentre per noi qualsiasi lavoro ha pari dignità, per il tassatore non tutto il lavoro è uguale. Il tassatore anela a colpire il lavoro pregresso, ed è facile capire perché.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Le tasse sul lavoro pregresso sono particolarmente efficienti poiché il lavoro pregresso non puo’ essere disincentivato: Giovanni ha già lavorato e non puo’ certo decidere oggi di lavorare di meno.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Colpendo il lavoro pregresso il tassatore puo’ contare sull’ effetto sorpresa: il lavoro pregresso (quello di Giovanni) puo’ essere colpito a tradimento mentre il lavoro attuale (quello di Giuseppe) puo’ essere colpito solo frontalmente “guardandolo negli occhi”.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Colpire il lavoro pregresso è moralmente odioso (Giovanni a suo tempo fece le sue scelte e oggi qualcuno gli ha cambiato le carte in tavola) ma è anche più efficiente (Giovanni non puo’ tornare indietro ed eludere la tassazione o trasferirla su terzi).</font></p>
<p align="justify"><font size="4">L’ IMU per molti è una tassa odiosa, il motivo è facile da capire: 1. è una tassa che, almeno al momento dell’ introduzione, si basa su un tradimento e 2. non è solo una tassa ma addirittura è una sovrattassa sul lavoro.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Detto questo l’ IMU è una tassa che non disincentiva il lavoro atuale quanto il cuneo fiscale, almeno finché non passa un certo periodo dalla sua introduzione. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">L’ IMU piace a chi vuole risultati subito qui ed ora. Tra costoro ci sono anche i politici miopi.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Naturalmente, una tassa che colpisce il lavoro pregresso (es. IMU), man mano che passano gli anni vedrà sempre più scemare i vantaggi in termini di efficienza poiché non potrà più contare sull’ “effetto tradimento”.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Sintetizziamo allora così: 1. l’ IMU colpisce sia il lavoro attuale che quello pregresso, 2. Il cuneo fiscale si concentra invece sul lavoro attuale 3. Le tasse che colpiscono il lavoro pregresso sono moralmente odiose ma, introdotte di fresco, sono anche particolarmente efficienti visto che il lavoro pregresso non puo’ essere disincentivato 4. Man mano che passano gli anni gli effetti della tassazione IMU e quelli del cuneo fiscale tendono a convergere fino ad essere quasi indistinguibili.</font></p>
<p><font size="4"></font></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fahreunblog.wordpress.com/3497/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fahreunblog.wordpress.com/3497/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3497&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Se non ritornerete come bambini&#8230;</title>
		<link>http://fahreunblog.wordpress.com/2013/05/02/se-non-ritornerete-come-bambini/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 07:58:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>broncobilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[bookclub (saggi)]]></category>
		<category><![CDATA[cogniitivismo e religione]]></category>

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		<description><![CDATA[ARTISTA: e voilà, ti piace la mia ultima opera? ARTIGIANO: splendida, ma si puo’ migliorare. ARTISTA: migliorare? E come? ARTIGIANO: con un’ altrettanto splendida cornice che la esalti. Ci penso io. ARTISTA: forse non hai tutti i torti, sono nelle tue mani. Un mese dopo. ARTISTA: la sai la novità? Ho bruciato tutto, l’ opera [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3486&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font size="4"><strong>ARTISTA</strong>: e voilà, ti piace la mia ultima opera?</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>ARTIGIANO</strong>: splendida, ma si puo’ migliorare.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>ARTISTA</strong>: migliorare? E come?</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>ARTIGIANO</strong>: con un’ altrettanto splendida cornice che la esalti. Ci penso io.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>ARTISTA</strong>: forse non hai tutti i torti, sono nelle tue mani.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Un mese dopo.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>ARTISTA</strong>: la sai la novità? Ho bruciato tutto, l’ opera che ti avevo mostrato non esiste più. Sono ripartito da zero e questo è il mio nuovo parto.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>ARTIGIANO</strong>: eccellente… certo che la cornice progettata per l’ opera precedente è inservibile, dovrò predisporne un’ altra. Pazienza.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>ARTISTA</strong>: e come darti torto! Sai che ti dico? Sento già nuovi “stimoli”, ho l’ impressione che presto servirà una nuova cornice. Anzi, ho l’ impressione che se ti occuperai delle mie creazioni il lavoro non ti mancherà mai.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>ARTIGIANO</strong>. Bene! Sono qui apposta.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Justin Barrett – Cognitive science, religion and theology: from human mind to divine mind</strong></font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Come pensare al rapporto fede/scienza?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Bè, molti vedono lo scienziato nei panni dell’ <strong>ARTISTA</strong> e il teologo nei panni dell’ <strong>ARTIGIANO</strong>: la scienza procede autonoma e la teologia la insegue per fornirle di volta in volta la giusta cornice.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">In parte è senz’ altro così ma spesso il <strong>rapporto è più diretto:</strong> la fede parla direttamente della scienza e la giudica come attività umana. Oppure, e qui ci occupiamo proprio di questo, la scienza ci parla direttamente della fede cercando di spiegarla in quanto fenomeno umano.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ci sono scienziati che indagano sul <strong>perché siamo religiosi</strong>, sul perché seguiamo certi riti, sul perché condividiamo certe credenze con gli altri, eccetera. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il solo porsi queste domande da una posizione estranea alla teologia desta il <strong>sospetto</strong> di molti, ma si tratta di sospetti infondati, dettati per lo più dall’ ignoranza.</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… le scienze cognitive ci spiegano come pensiamo, come formiamo le nostre credenze e come diamo senso alle cose. Mi sembra che le scoperte in questo campo possano riguardare da vicino gli interessi dei teologi…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Ascoltare cosa ha da dire un “cognitivista” sull’ esperienza religiosa è molto <strong>edificante</strong>. Spero che i preti lo facciano sempre più spesso, le dritte dello scienziato migliorano la qualità della nostra fede:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… le connessioni tra cognitivismo e teologia sono molte e sono forti…</font></p>
</blockquote>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Aristotele lo aveva anticipato e la scienza contemporanea lo ripete, gli uomini hanno un tratto distintivo ben preciso: <strong>pensano</strong>. </font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… in realtà bisognerebbe dire che <strong>riflettono</strong>…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Che differenza c’ è?</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… riflettere implica <strong>pensare al proprio pensiero</strong> e a quello altrui… prendere decisioni in base agli stati mentali che esistono in noi e che ipotizziamo possano esistere nelle altre persone…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Gli <strong>animali</strong> sembra proprio non facciano niente del genere: se pensano, pensano quello a quello che vedono (o ascoltano o sentono…). Una differenza non da poco.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma del “pensiero” non si occupano i <strong>neuroscienziati?</strong> Come distinguerli dai cognitivisti?:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… se mi chiedo come mai mia figlia mi ha fatto trovare un fiore sul cuscino dopo che quella serata turbolenta è perché desidero capire le ragioni profonde del suo gesto… un neuroscienziato avrebbe di sicuro la risposta pronta (lo so perché è sempre la stessa): è il suo cervello che glielo ha fatto fare… ma rispondere indicando un’ area fisica (del cervello) che ha subito certe mutazioni è una risposta per molti insoddisfacente… un po’ come se chiedessi: “come funziona il governo degli USA?” e voi rispondeste dicendo che il governo USA si trova a Washington… E’ molto importante sapere che il governo USA si trova a Washington ma saperlo non esaudisce la mia richiesta…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Le neuroscienze si occupano dell’<strong> hardware</strong>, i cognitivisti del software. Se il monitor del pc mi mostra un errore, chiedo spiegazioni all’ esperto ma resto deluso se l’ esperto comincia a elucubrare intorno ai semiconduttori e al silicio, sono più interessato al comando che mi consente di uscire dall’ impasse e a come evitare di ripiombarci.</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… le scienze cognitive si occupano della mente delle persone e stanno un po’ a cavallo <strong>tra psicologia e computer science</strong>… con una spruzzatina di linguistica, neuroscienze… antropologia e… teologia!</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Già, anche teologia: chi si occupa di “come è costruita” la nostra testa si occupa anche delle <strong>idee innate</strong>, quelle che pensiamo con più naturalezza. La cosa è “teologicamente” rilevante, vedrete.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">La nostra mente ha dei limiti…</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… altrimenti leggeremmo un libro di mille pagine in mezzora…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Li arginiamo ricorrendo alle cosiddette<strong> credenze</strong> inconsce o “irriflesse”. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">A ogni nostra azione è sottesa una credenza ma quasi sempre questa credenza è “irriflessa”:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… poiché possediamo una memoria limitata la mente sopperisce compattando le informazioni in credenze spontanee e all’ apparenza ingiustificate…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">L’ 80% delle nostre credenze deriva per esempio da <strong>testimonianze</strong> non verificate di terzi, è così anche in ambito scientifico.</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… per noi il principio di credulità è qualcosa di innato: crediamo agli altri a meno di possedere valide ragioni per non farlo…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Una cosa è certa: questo modo di procedere della mente la conduce a compiere <strong>una marea di errori.</strong></font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… anche le credenze frutto di riflessione sono&nbsp; spesso errate… per il semplice fatto che sono pur sempre fondate su credenze irriflesse…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">La credenza istintiva fa da <strong>default</strong> alla credenza meditata, la seconda si innesca sulla prima e non c’ è modo di svincolarle:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… l’ intuito ci tradisce spesso, lo si ripete in continuazione ed è vero… non si ripete abbastanza che non abbiamo a disposizione altro che l’ intuito per fondare la nostra conoscenza…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Esistono alcune forme di intuito <strong>universali</strong>, tutti noi le possediamo.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/bambin.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="bambin" border="0" alt="bambin" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/bambin_thumb.jpg?w=537&#038;h=311" width="537" height="311"/></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">L’ uomo è un animale <strong>“avido di senso</strong>”, chiede sempre “perché?”…</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… e siccome le cose da conoscere sono tante… troppe… si cumulano una serie impressionante di credenze irriflesse che sopperiscono alla capienza mnemonica…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Per scoprire i meccanismi fondamentali della mente la cosa migliore è <strong>guardare ai bambini</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… se il corpo delle credenze del mondo adulto è molto variegato, per i bambini le cose stanno diversamente…</font></p>
</blockquote>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Anche i bambini sono “avidi di senso”; i bambini sono dei “<strong>ricercatori naturali”</strong>, ce lo ha spiegato con dovizia di particolari <a href="http://www.ted.com/talks/alison_gopnik_what_do_babies_think.html">Alison Gopnik</a> (ht diana), m</font><font size="4">a fermarsi a questa conclusione sarebbe sbagliato, bisogna aggiungere che la loro ricerca segue <strong>direzioni</strong> ben precise.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Innanzitutto i bambini </font><font size="4">posseggono un’ <strong>ontologia intuitiva</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… tutti i bimbi concettualizzano spazio e oggetti… successivamente distinguono gli oggetti inanimati (statici) da quelli vitali (che crescono)… tra gli oggetti vitali distinguono quelli animati (che mostrano movimenti autonomi) e tra questi ultimi quelli che pensano (che mostrano di avere rappresentazioni mentali al loro interno)…</font></p>
</blockquote>
<p align="center"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='630' height='385' src='http://www.youtube.com/embed/Yj2-hgKf4r4?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<p align="justify"><font size="4">I bambini sono “<strong>essenzialisti</strong>”:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… intuiscono che le proprietà visibili di un oggetto derivano tutte da un’ unica proprietà invisibile…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Ci sono per loro <strong>idee controintuitive</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… le idee controintuitive sono quelle che mescolano le categorie dell’ ontologia intuitiva: un sasso che cresce, un albero che parla… </font></p>
</blockquote>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Anche <strong>l’ idea di Dio è controintuitiva</strong>.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma allora l’ insegnamento religioso richiede <strong>forzature?</strong> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Le scienze cognitive ci mostrano che è vero il contrario: il bambino non possiede l’ idea di dio ma possiede tutte le <strong>categorie</strong> per adottarla senza troppe difficoltà. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">D’ altronde ne occorrono poche, giusto le fondamentali. Dio è un concetto “modestamente” controintuitivo per il bambino.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Potremmo dire che <strong>si adatta bene</strong> al suo equipaggiamento cognitivo. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Una cosa è certa: come “teoria del tutto” è senz’ altro la più<strong> semplice</strong> (vedremo meglio in che senso).</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma un bambino riesce a concepire <strong>l’ infinito? L’ onniscienza, l’ onnipotenza eccetera?</strong></font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… in buona parte sì… tanto è vero che apprezza molto i <strong>supereroi</strong>… e Dio non è altro che un super-supereroe…</font></p>
</blockquote>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Poiché anche il bambino è avido di senso, è buona cosa indagare le strategie migliori per<strong> aiutarlo nella sua ricerca</strong>.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Una tra tutte s’ impone: chiamiamola pure “<strong>funzionalismo”.</strong>&nbsp; </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il bambino chede: perché c’ è “questo”? Risposta: perché serve a fare “questo”. Il bambino è soddisfatto.</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… per un bambino è importante sapere che un oggetto serve a qualcosa di specifico, avere questa informazione appaga la sua sete di senso…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">In particolare il bambino è soddisfatto della spiegazione di “qualcosa” quando viene a sapere che <strong>quel “qualcosa” serve a “qualcuno”. </strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Deborah Kelman parla di<strong> teleologia promiscua</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… chiedendo a un bimbo perché quella roccia è a punta probabilmente ipotizzerà che è così affinché gli uccelli non si posino alla sommità… o altre spiegazioni del genere…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Tra i bambini si sviluppano molti<strong> dibattiti filosofici</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… in genere si tratta di stabilire per cosa è fatto un certo oggetto…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">I bambini sono<strong> avidi di “risposte teleologiche”</strong> e ne offrono a loro volta.</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… in età prescolare i bambini sono inclini a vedere il mondo come avente uno scopo e a vedere un essere intenzionale dietro a tutto…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Diciamo che i bambini sono dei <strong>complottisti nati</strong> (così come i complottisti nati sono dei bambinoni).</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… persino gli scienziati se costretti a pensare in fretta mostrano bias in favore di spiegazioni teleologiche, salvo correggersi quando possono pensare con calma…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Francis Crick</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… gli evoluzionisti devono costantemente tenere a mente che il mondo non è progettato ma si è evoluto… capisco che si tratta di una forzatura per la nostra mente ma è una forzatura decisiva per la comprensione del reale…</font></p>
</blockquote>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ai bambini piacciono le <strong>storie</strong>. Soprattutto le storie con le persone (o con animali antropomorfizzati). </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Anche per noi è così, in genere preferiamo le storie in cui delle <strong>menti interagiscono</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… la cognizione naturale ci dice che le persone hanno un corpo, una forza vitale (spirito)… una propria specificità (anima) e una coscienza che le rende moralmente responsabili (mente)… con questo materiale è possibile costruire storie affascinanti…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Si tratta di credenze naturali, irriflesse. Ed è certo che senza questi ingredienti sarebbe difficile concepire anche solo Biancaneve.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">I bambini sono molto sensibili al <strong>fattore mentale</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… ancora prima di parlare… selezionano lo sguardo del genitore, la sua faccia… imitano alcune espressioni di base… vocalizzano in loro presenza… rivolgono i loro occhi nella direzione in cui li rivolge il genitore… al di là delle forme non tutto è uguale… <strong>il viso del genitore</strong> non è un cespuglio, non è nemmeno il braccio del genitore… è la sede di una mente…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">I bambini sono dei <strong>“dualisti” istintivi</strong>. Presto cominciano a fare cose che un animale forse non ha mai fatto e non farà mai, per esempio:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… Nicola vorrebbe che Giovanni pensi di essere antipatico ad Anna…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Nicola sarà anche un bastardino, però concepisce pensieri “autentici”. Pensieri che hanno per oggetto gli stati mentali altrui. Probabilmente già si mette “<strong>nei panni</strong>” degli altri.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Aggiungiamoci una precoce<strong> intuizione morale</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… pensare a merito e colpa significa pensare alla mente umana…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">La cosa è <strong>teologicamente rilevante</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… poiché dio è un puro agente intenzionale che giudica le nostre colpe, difficilmente puo’ essere concepito da chi non è in grado di concepire un concetto come la mente altrui…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Il perché della rilevanza lo capiremo meglio dopo.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ogni comunità umana ha da sempre concepito un concetto come quello di Dio, da quanto detto la cosa è tutt’ altro che singolare. E’ un concetto grazie al quale la vita di molti trova un suo senso. Questa è una prova a favore dell’ esistenza di Dio?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Mmmmm:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… l’ <strong>ubiquità di Dio</strong> nelle culture umane non puo’ indicare il fatto che esiste… anche i <strong>quark</strong> esistono ma non sono concetti tanto diffusi…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">La cosa migliore sta nel cambiare la domanda:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… perchè tutte le comunità umane credono nell’ esistenza dello spazio tridimensionale?…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Forse perché<strong> la nostra mente è costruita</strong> per pensare in un certo modo.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma perché allora l’ ubiquità di Dio?</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… lo abbiamo visto con i bambini… l’ uomo è avido di senso e preferisce gli venga servito nella forma di agente intenzionale che sta dietro le cose progettando un piano… è l’ identikit di Dio, almeno quando la cosa a cui dare un senso è l’ universo…</font></p>
</blockquote>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Possiamo fidarci delle nostre facoltà cognitive primarie?</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… per molti il fatto di ricorrere a credenze irriflesse è sintomo di errore…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">In effetti le credenze irriflesse ci conducono spesso in errore. Ma allora perché esistono?</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… la credenza irriflessa non è sintomo di errore ma una modalità per gestire gli errori… alcuni errori sono meglio di altri… “better safe than sorry”…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Sembra che il nostro cervello stipuli in automatico una specie di <strong>scommessa pascaliana</strong>, una pratica che ci sembrava tanto astratta e lontana è invece così intima e vicina.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">E’ un&nbsp; peccato che i preti spesso ignorino le scienze. Probabilmente <strong>le scienze sono più compatibili con la fede che con le filosofie naturalistiche</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… Il lavoro di Alvin Plantinga dimostra che una scienza affidabile, ovvero prodotta da menti umane affidabili, è più compatibile con un evoluzionismo guidato da Dio che con un evoluzionismo cieco… </font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Comprendere il <strong>“fine tuning</strong>” o l’ <strong>“evoluzione convergente</strong>” rinvigorisce la fede. Ma anche c</font><font size="4">omprendere come funziona la mente umana puo’ farlo.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Dopo aver rinvigorito l’ argomento teleologico, rinvigorisce anche quello<strong> cosmologico</strong>:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… perché l’ argomento cosmologico giri è necessario concepire l’ universo come un oggetto… per la nostra mente un’ operazione del genere risulta molto semplice… </font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Come dimostra il lavoro di<strong> Johan De Smedt e Helen De Cruz:</strong></font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… il ragionamento causale che sta alla base dell’ argomento cosmologico è tutt’ altro che arbitrario… lo impieghiamo molto spesso e già nei bambini risulta essere, al fianco del funzionalismo teleologico, una strategia privilegiata per l’ acquisizione di senso…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">A queste considerazioni basta poi applicare l’ <strong>epistemologia reidiana</strong>: ogni intuizione naturale deve essere considerata vera finché non è dimostrata falsa.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma veniamo a quello che secondo me è l’ aspetto più rilevante dell’ intera faccenda.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Nelle dispute teologiche spesso si sente l’ ateo accusare la controparte: “<strong>provami la tua credenza</strong>” e di fronte al fallimento di costui si pensa di aver adempiuto brillantemente al proprio compito confutatorio.</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… chi studia le credenze irriflesse spesso si limita a sottolineare gli svarioni a cui ci conducono… ma tutte le nostre credenze sono irriflesse o originano da credenze irriflesse… quindi ha poco senso insistere sulla fallacia di queste ultime… </font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Smantellare le credenze ingiustificate azzererebbe le nostre credenze. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Una posizione insostenibile a cui fa da argine l’ <strong>epistemologia reidiana:</strong></font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… anziché abbracciare uno scetticismo radicale sarebbe preferibile adottare una posizione iniziale di fiducia nelle nostre facoltà cognitive…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Le nostre facoltà cognitive sono <strong>“innocenti finché non le dimostriamo colpevoli. </strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Con un colpo da maestro Reid fa fuori Hume.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Con un altro colpo da maestro il <strong>“rasoio di Reid”</strong> fa fuori il “rasoio di Ocham”. Per Ocham, a parità di potere esplicativo, il resoconto più semplice è quello che non moltiplica gli enti, per Reid è quello che meglio si attaglia alle nostre facoltà cognitive.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">La semplicità di Occham è formale, quella di Reid è sostanzale. Posso dire che oggi siamo tutti reidiani? Spero di sì. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se lo siamo diventa cruciale indagare sulle nostre <strong>facoltà cognitive naturali</strong>. Molte diatribe infinite troverebbero lì la loro soluzione. Non si tratterebbe più di stabilire chi ha ragione ma <strong>su chi grava l’ onere della prova</strong>.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… per qualche ragione, quando si spiega il perché crediamo a qualcosa, si è tentati di concludere che quella credenza è falsa…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Esempio: perché la gente crede nell’ anima? </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Perché possiede un <strong>meccanismo cognitivo</strong> che produce questa credenza irriflessa.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ottima risposta, ma si corre subito a precisare che una risposta del genere nulla ci dice sulla verità della credenza.</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… la conclusione più sensata è quella opposta: se il vostro sistema cognitivo produce spontaneamente certe credenze siete più che giustificati a crederle vere salvo prova contraria…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Altro dubbio spesso avanzato:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… poiché la fede deriva da un meccanismo cognitivo e non da un’ <strong>evidenza</strong>, allora il suo contenuto è inaffidabile…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Ma anche le “evidenze” sono tali grazie a un meccanismo cognitivo:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… la difficoltà dell’ obiezione sta nell’ assumere implicitamente cosa sia evidente e cosa conti come tale…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Altro dubbio:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… se il concetto di Dio è tanto naturale perché esistono tanti dei e tanto <strong>differenti tra loro</strong>…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Sarebbe sbagliato prendere a pretesto questa varietà per ritenere che la credenza in Dio non sia giustificata:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… se al passare di una macchina, Giovanni la ricorda verde, Mauro indaco e Mino glauco, non siamo autorizzati a concludere che la macchina non sia passata di lì…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Possiamo concludere dicendo che tra teisti e ateisti c’ è sempre guerra aperta, e anche quando le cose vanno meglio <strong>le conversioni sono poche.</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma tra teisti e ateisti c’ è anche un’ <strong>asimmetria</strong>: poiché l’ ipotesi atea è più sofisticata, ovvero meno intuitiva, su di essa grava l’ onere della prova.</font></p>
<p><font size="4"></font>&nbsp;</p>
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<p><font size="4"></font></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fahreunblog.wordpress.com/3486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fahreunblog.wordpress.com/3486/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3486&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Primo maggio di lotta e di governo</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 07:34:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>broncobilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[il nemico pubblico numero uno è comune: la disoccupazione. Comune a sindacati, confindustria e governo. Comune anche l’ arma scelta per aggredirlo: meno tasse sul lavoro. Questa comunità d’ intenti ci rassicura sulla ritrovata coesione delle forze sociali nel far ripartire la “macchina”. Ma è anche sospetta: tutti usano le stesse parole ma siamo sicuri [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3479&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font size="4">il nemico pubblico numero uno è<em> comune</em>: la <strong>disoccupazione.</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Comune</em> a sindacati, confindustria e governo.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Comune</em> anche l’ arma scelta per aggredirlo: meno tasse sul lavoro.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Questa <em>comunità </em>d’ intenti ci rassicura sulla ritrovata coesione delle forze sociali nel far ripartire la “macchina”.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma è anche sospetta: tutti usano le stesse parole ma siamo sicuri che dicano la stessa cosa?</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/lavoro.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="lavoro" border="0" alt="lavoro" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/05/lavoro_thumb.jpg?w=512&#038;h=477" width="512" height="477" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Bonanni,</strong> noto sindacalista:</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… bisogna ripartire dal lavoro, non dobbiamo colpirlo ma agevolarlo… meno tasse… è necessario che al lavoratore restino in mano più risorse da spendere per i suoi bisogni… buste paga più gonfie per ripartire con il lavoro…</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Siamo sicuri che Bonanni o la Camusso abbiano in mente i disoccupati?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se penso a un sindacalista preoccupato della disoccupazione mi vengono in mente <strong>le volpi a cui si affidano le chiavi del pollaio</strong>.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Mi dite quanti disoccupati troveranno lavoro se gli sgravi fiscali beneficiano il lavoratore?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Probabilmente zero: perché dovrei assumere un nuovo lavoratore se per me il costo del lavoro non cambia?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Con buste paga più gonfie, forse qualcuno che prima non lavorava deciderà di farlo, ma nessun disoccupato verrà riassorbito. In gergo si dice che l’ <strong>occupazione</strong> aumenta ma la <strong>disoccupazione </strong>resta stabile.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Solo una riduzione fiscale a beneficio dei datori di lavoro colpisce la disoccupazione.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">E quali sono le tasse &#8220;a carico” esclusivo dei datori di lavoro? </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Difficile dirlo, di certo l’ <strong>Irap</strong> ha più chance dell’ Irpef sugli stipendi, ma Bonanni e la Camusso si guardano bene dal parlare dell’ Irap.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Qualcuno dice: ma buste paga più gonfie rilanciano <strong>la domanda</strong>!</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Sempre che “rilanciare la domanda” non sia poi quel fuoco di paglia che non scalda nessuno, bisognerebbe</font><font size="4"> capire se le risorse destinate a “gonfiare” quelle buste paga sono dirottate&nbsp; da risparmi improduttivi. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ebbene, a parità d&#8217; indebitamento, in genere sono risorse destinate a spese alternative, quindi avrebbero “rilanciato la domanda” in modo altrettanto dinamico.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Qualcuno tra i miei amici “di destra” dice che chi non lavora e si lamenta quasi sempre è un “falso disoccupato”, un “disoccupato volontario” (è tale solo perché sceglie di esserlo). </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Non dobbiamo preoccuparci troppo di loro, e, in ogni caso, gonfiare le buste paga è utile per combattere il fenomeno della <strong>falsa disoccupazione</strong>.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se sono disoccupato perché non trovo un lavoro da astronauta, quando gli operai verranno pagati di più, accetterò mio malgrado di fare l’ operaio togliendomi dall’ esercito dei disoccupati e cessando così di fare lo “schizzinoso”.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se ero disoccupato solo per il fatto che il lavoro non mi è offerto nella mia città, forse una busta paga più pingue puo’ aiutarmi.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se ero disoccupato perché il sussidio di disoccupazione è tanto comodo, forse una busta paga più pingue puo’ convincermi a cambiare idea.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Io penso invece che gran parte della disoccupazione sia autentica. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">La disoccupazione <a href="http://econlog.econlib.org//archives/2005/04/the_joy_of_mark.html"><strong>è molto dolorosa</strong></a>, difficile sia volontaria. Le ricerche sulla felicità delle persone sono abbastanza convincenti.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se la disoccupazione è autentica, ovvero involontaria, va affrontata con i soliti ferri del mestiere, in particolare penso alla <strong>legge di domanda e offerta</strong>.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">La legge ci dice che, in presenza di un eccesso di offerta, il prezzo della merce deve scendere affinché l&#8217; eccesso sia riassorbito.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma il mercato del lavoro sembra restio ad accettare questa legge: esiste una rigidità dei salari nominali verso il basso. E’ stato Keynes il primo economista ad accorgersene.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">I Keynesiani sembrano rassegnarsi al fenomeno: i salari non <em>possono</em> scendere, punto e basta.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il sospetto è che, essendo i keynesiani ideologicamente a sinistra dello spettro politico, il retro-pensiero sia: i salari non <em>devono</em> scendere.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Una volta mischiati per benino <strong>positivo e normativo</strong>, i keynesiani si dedicano a battere vie improbabili.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">A destra invece non esistono remore del genere e si studia con fervore il modo di abbattere i salari affinché il mercato del lavoro funzioni esattamente come gli altri.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Come far scendere i salari nominali e riassorbire la disoccupazione?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ci sono alcune ricette “di destra” dalla logica inattaccabile: <strong>meno regole</strong>, meno diritti sindacali, meno salario minimo, meno…</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Meno di tutto cio’ e la disoccupazione riceverà un colpo <em>mortale</em>. Capite bene come mai Bonanni o la Camusso non saranno mai nemici <em>mortali </em>della disoccupazione.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il funzionamento del mercato è in gran parte inquinato da queste incrostazioni che generano disoccupati a go-go.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma c’ è anche un’ alternativa che a destra non si prende mai in considerazione: <strong><em>più inflazione</em>.</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">In periodi recessivi l’ inflazione è spesso il modo più efficace per diminuire i salari reali quando quelli nominali sono rigidi. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Poiché l’ imprenditore è in grado di adeguare i suoi prezzi al costo della vita, l’ inflazione diminuirà il costo reale del lavoro riassorbendo le eccedenze, proprio cio’ che la destra vuole.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">In passato qualcuno ha definito l’ inflazione come una tassa, da qui il paradosso: più lavoro con più tasse sul lavoro. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">La tassa che ho in mente è naturalmente l’ inflazione.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">I miei amici di destra sono preoccupati: ma che c’ entra l’ inflazione con il libero mercato?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Dimenticano che esiste una Banca Centrale. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Chiedo loro: che c’ entra la Banca Centrale con il libero mercato? </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Forse che una politica della banca centrale tesa a targetizzare il tasso d’ interesse a breve è più “pro-market”? Oppure lo è una politica che stabilizza la crescita di M2? Oppure lo è una politica che congela la base monetaria?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Secondo me la politica della Banca Centrale più “pro market” è quella che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nominal_income_target">stabilizza il PIL nominale</a>, e in periodi recessivi questo significa solo una cosa: più inflazione. Da cio&#8217; derivano salari reali più bassi, quindi più lavoro e più crescita. </font></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><font size="4"></font></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fahreunblog.wordpress.com/3479/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fahreunblog.wordpress.com/3479/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3479&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Punire il femminicida</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 08:19:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>broncobilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[pen]]></category>
		<category><![CDATA[pena]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini recentemente ha scritto un&#8217; accorata lettera al Corriere della Sera per prendere di petto una volta per tutte l’ emergenza che in queste ore sta mettendo a dura prova le sorti del Bel Paese, parlo dell&#8217; emergenza femminicidio naturalmente. Il Presidente auspica che il fenomeno venga affrontato [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3456&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font size="4">Il Presidente della Camera dei Deputati <strong>Laura Boldrini</strong> <a href="http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-037086ea-a265-4b9c-aa61-dec2bc2e82a7.html">recentemente ha scritto</a> un&#8217; accorata lettera al Corriere della Sera per prendere di petto una volta per tutte l’ emergenza che in queste ore sta mettendo a dura prova le sorti del Bel Paese, parlo  dell&#8217; emergenza<strong> femminicidio</strong> naturalmente. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il Presidente auspica che il fenomeno venga affrontato per via legislativa: Governissimo e Parlamento devono farsene carico al più presto.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Nessuno sa con esattezza cosa ci sia dietro espressioni quali “per via legislativa” ma è possibile prevederlo: <strong>pene più severe. Meglio se esemplari. </strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Detto in altri termini, il criminale che si macchierà di “femminicidio” sarà punito più severamente del criminale che, ad esempio, si limiterà ad uccidere una donna.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il primo ad appoggiare in modo entusiasta l’ appello è stato il pimpante <strong>Aldo Cazzullo</strong> che settimana scorsa leggeva i giornali a Prima Pagina.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il giornalista ha alzato al cielo le sue strilla di giubilo <strong>giustificandole</strong> poi così: trattasi di atto <em>“particolarmente odioso”</em> che merita pene<em> “particolarmente severe”.</em> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Una motivazione<em> particolarmente ideologica</em>, mi viene da dire.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">E vista <strong>la carica altamente ideologica</strong>&nbsp; che ha sempre contraddistinto una figura come Laura Boldrini, sono portato a pensare che la giustificazione della sua richiesta non si discosti in modo significativo da quella del <em><strong>Giornalista Unico</strong></em> di vedetta questa settimana nell’ inespugnabile fortino di Radio Tre.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Eppure scommetto che anche per due “smart” come il giornalista Cazzullo e la Presidente Boldrini sarebbe <strong>imbarazzante </strong>presentarsi al cospetto dei parenti di un assassinato a sangue freddo nel corso di una rapina dicendo che in fondo cio’ che ha subito il loro congiunto non è un trattamento “particolarmente odioso”.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/femm.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="FEMM" border="0" alt="FEMM" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/femm_thumb.jpg?w=535&#038;h=414" width="535" height="414" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Purtroppo (per LB) i criteri con cui di solito si stabilisce <strong>l’ equità di una pena</strong> non comprendono l’ <em>“esemplarietà”. </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4">L’ ideologia dovrebbe essere bandita da materie tanto delicate e gli <strong>atti simbolici</strong> dovrebbero di conseguenza lasciare spazio agli <strong>atti razionali</strong>.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Stabilire l’ equità di una pena inflitta non è come indire un “giorno della memoria” all’ ONU, la <strong>sensibilità al simbolico</strong> deve cedere il passo al pensiero ordinato. C&#8217; è poco dai giochicchiare con i simboli quando in ballo c&#8217; è la vita delle persone. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Di sicuro <strong>la sede</strong> in cui si stabilisce l&#8217; equità della pena non è la sede ideale per allestire la vanitosa sfilata dei &#8220;buoni&#8221; di professione.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/femmmm.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="FEMMMM" border="0" alt="FEMMMM" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/femmmm_thumb.jpg?w=475&#038;h=441" width="475" height="441" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma <strong>come si calcola una pena equa?</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">La pena equa è decisa da un membro molto particolare della società. U</font><font size="4">n soggetto costruito a tavolino e che non esiste nella realtà, un soggetto che dobbiamo raffigurarci facendo uno sforzo d’ immaginazione. Potremmo chiamarlo<strong> Decisore</strong>.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se la comunità fosse costituita dai soggetti <strong>x, y e z</strong>, il Decisore prenderebbe dapprima le sue decisioni in materia di pena equa, e solo successivamente, in modo completamente casuale, scoprirebbe&nbsp; la sua reale identità che potrà essere indifferentemente x, y o z.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">In gergo si dice che il Decisore agisce dietro un <em><strong>velo d’ ignoranza.</strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Un soggetto del genere non è <strong>né maschio né femmina</strong>, né ricco né povero&#8230;&nbsp; Non è nulla del genere, o meglio, non è ancora nulla del genere; nel momento in cui decide non ha nemmeno un corpo!</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ideologismi e moralismi sono finalmente tolti di mezzo, il Decisore è un egoista razionale. Ma un egoista molto particolare che non puo’ trascurare gli interessi di nessuno visto che <strong>in lui collassano gli interessi di tutti</strong>.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/femmmmmm.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="FEMMMMMM" border="0" alt="FEMMMMMM" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/femmmmmm_thumb.jpg?w=519&#038;h=356" width="519" height="356" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">La pena equa selezionata dal Decisore per ciascun crimine sarà dunque scelta soppesando alcuni <strong>parametri chiave</strong>.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><strong>1. VITTIMA/COLPEVOLE.</strong> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Nella sua vita incarnata il Decisore potrebbe ritrovarsi ad essere un criminale, pensando a questo ci andrà piano nel prevedere pene eccessivamente severe. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma potrebbe essere anche una vittima potenziale in grado di scamparla se solo la pena fosse sufficientemente elevata da offrire una deterrenza efficace.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">E’ da questo tira e molla che nasce la pena equa.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">In altri termini, il Decisore, da dietro il suo velo, è <strong>sia vittima che carnefice</strong>. Dentro di lui potenziale vittima e potenziale carnefice contrattano animatamente.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><strong>2. DANNO/VANTAGGIO</strong>. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se i danni derivati alla vittima saranno ingenti, nel decisore la voce della vittima cercherà di orientarlo con forza verso una pena aspra; ma se i vantaggi derivati al colpevole saranno ingenti, il Decisore sentirà forte una voce che sponsorizza pene lievi. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Per cogliere meglio il punto: uccidere un ragazzo nel fiore degli anni e pieno di vita non è esattamente come uccidere&nbsp; un <strong>aspirante suicida</strong>. Anche se sempre di omicidio si tratta.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><strong>3. APPLICABILITA’.</strong> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se il colpevole puo’ facilmente <strong>sfuggire alla sua sorte</strong>, la vittima desidererà compensare questo pericolo con pene più severe; d’ altro canto, il potenziale colpevole tollera la richiesta di pene più severe quando sa che le vie di fuga sono molte. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Si tratta di un fattore in cui gli interessi di potenziale colpevole e potenziale vittima sono allineati.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><strong>4. RECIDIVA.</strong> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Anche qui gli interessi sono allineati: se riteniamo che ricadere nello stesso delitto sia poco desiderabile sia per la vittima che per il colpevole, è giusto auspicare pene tanto più severe quanto più questa possibilità è concreta.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Se un delitto non verrà mai commesso di nuovo</strong> dalla stessa persona, perché punirla con un sovrappiù di pena?</font></p>
<p align="center"><font size="4"><strong>5.</strong></font><font size="4"> <strong>COSTOSITA’</strong> della pena.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Applicare la pena è costoso. <strong>La galera non sarà un hotel a cinque stelle ma ha pur sempre un costo</strong> che di solito viene accollato alle potenziali vittime.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">La potenziale vittima razionale pensa in questi termini: se una pena ha scarso potere deterrente meglio abbassarla, si risparmierà almeno sui costi.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/femmm.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="FEMMM" border="0" alt="FEMMM" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/femmm_thumb.jpg?w=493&#038;h=436" width="493" height="436" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Vediamo ora come i quattro fattori salienti impattano nel confronto tra femminicidio e semplice omicidio (magari di una donna).</font></p>
<p align="center"><font size="4"><strong>1.</strong> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Sarò vittima del crimine? </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ecco cosa si chiede il decisore da dietro il suo “velo”.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se il crimine in questione è l’ omicidio da rapina, allora è praticamente impossibile rispondere. Chiunque, per esempio, puo’ essere vittima di una rapina che si conclude tragicamente. Come escluderlo a priori?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">E nel caso del femminicidio?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Non dirò certo che uno si va a cercare certe compagnie ma di sicuro in un caso del genere gioca un ruolo anche la <strong>discrezionalità</strong> della vittima: ma perché non lo molli prima un tipo così? Anzi, perché hai cominciato a frequentarlo contribuendo ad intrecciare con lui un rapporto tanto morboso? </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Una discrezionalità del genere è opinabile ma di sicuro non esiste, per esempio, nell’ omicidio in seguito a rapina.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Mi hanno rapinato e mi hanno ucciso. Certo, potevo starmene a casa anziché andare al cinema, ma… </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Chi rinuncia a vivere ne uscirà sempre incolume ma chiedere una simile rinuncia è palesemente assurdo.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il Decisore ragionerà allora in questi termini: scampare al femminicidio sarà per me possibile, qualora sentirò “puzza di bruciato”, forse saprò tirarmi indietro. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ed ecco che le probabilità di essere vittima di femminicidio si abbassano di un pelino a parità di tutto il resto. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ricordiamoci che nel Decisore il potenziale colpevole spinge per abbassare la pena incontrando l’ opposizione della probabile vittima; se la probabile vittima si accorge di essere un po’ meno probabile di quel che pensava, rilasserà le sue pretese.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/femmmmmmmmm.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="FEMMMMMMMMM" border="0" alt="FEMMMMMMMMM" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/femmmmmmmmm_thumb.jpg?w=445&#038;h=429" width="445" height="429" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">C’ è poi il caso dei <strong>“colpevoli innocenti”. </strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Nel Decisore, oltre alla voce del potenziale colpevole, parla anche la voce del potenziale innocente dichiarato colpevole. Entrambi questi personaggi fanno le medesime rivendicazioni.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">L’ interesse dei due è allineato e diventa importante isolare quei crimini dove l’ errore giudiziario è più probabile.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Esiste il rischio che un innocente venga condannato di omicidio?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Naturalmente esiste in tutti i generi di omicidio. Ma nel caso dei femminicidi il rischio è più elevato visto che la fattispecie non sempre è chiaramente distinta da quella del “semplice” omicidio. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">A dire la verità ancora oggi c’ è gente che non ha capito bene come discernere in teoria il femminicidio dall’ omicidio di una donna, figuriamoci quando si passa al caso pratico.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il Decisore deve tener conto che potrebbe incarnarsi in un colpevole ma deve assommare a quella probabilità la probabilità di incarnarsi in un semplice omicida accusato ingiustamente di femminicidio.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><strong>2.</strong> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">La vittima dell’ assassinio sarebbe stata <strong>una persona felice?</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se sì, allora i danni procurati dall’ assassino sono particolarmente gravi.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Difficile comunque rispondere alla domanda: io me ne andavo al cinema e un rapinatore mi ha ucciso. Sarei stato felice? Boh! </font></p>
<p align="justify"><font size="4">E la vittima media dei “femminicidi”? </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Anche qui difficile dire, bisognerebbe chiedere allo psicologo.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Probabilmente non si tratta di persone particolarmente abili nella <strong>gestione delle relazioni intime</strong> e noi sappiamo che la felicità di un soggetto dipende in modo preponderante dalla qualità delle sue relazioni. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il Decisore dovrà soppesare con cura simili informazioni.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><strong>3.</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il femminicidio non è quasi mai un <strong>omicidio perfetto. </strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il femminicida difficilmente sfugge alla sua sorte. Addirittura è talmente poco desideroso di sfuggire alla sua sorte che spesso si suicida o si costituisce.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Quando va male tenta delle ridicole quanto brevi fughe. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Di sicuro è più difficile catturare chi uccide in modo professionale calcolando tutte le conseguenze del suo gesto, pensiamo solo ai rapinatori professionisti o ai terroristi.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il fatto che il colpevole non puo’ o non vuole farla franca indebolisce il bisogno di una deterrenza forte della pena.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><strong>4.</strong> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Sicuramente la recidiva è un rischio a cui sono soggetti tutti gli assassini. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Bisognerebbe chiedere ai criminologi la posizione dei femminicidi rispetto agli altri assassini. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">C’ è però un aspetto tecnico che rende la recidiva del femminicidio più difficoltosa: bisogna <strong>costruire una relazione minimamente complessa</strong> e stratificata per odiare la propria donna fino ad ucciderla. Questo richiede tempo ed energie. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il killer appena uscito di galera, al contrario, puo’ ricevere ordinativi che lo fanno entrare in azione immediatamente. </font></p>
<p align="center"><font size="4"><strong>5.</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Spesso il femminicida è un povero disperato che si augura solo di <strong>marcire in galera</strong>. Si dirà: e allora non lesiniamo sulle pene!</font></p>
<p align="justify"><font size="4">In questi casi l’ atteggiamento più corretto è quello contrario: le pene verso chi desidera subire pene aspre dovrebbero essere più lievi.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Chi desidera pene aspre non teme la pena. Detto in altri termini, la pena non ha potere deterrente su di lui, ovvero non tutela le potenziali vittime. D’ altro canto la pena ha un costo che le potenziali vittime devono sobbarcarsi. La conclusione è che in casi del genere non ha senso formulare pene particolarmente afflittive.</font>&nbsp;</p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/femmmmmmm.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="FEMMMMMMM" border="0" alt="FEMMMMMMM" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/femmmmmmm_thumb.jpg?w=442&#038;h=281" width="442" height="281" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Analizzando i cinque <strong>fattori non ideologici</strong> sulla base dei quali elaborare una pena equa, non mi sembrano emergere stringenti ragioni per inasprire quelle che colpiscono il femminicida. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">E consiglio al Presidente Boldrini di non approfondire la pratica, il rischio è quello di giungere a conclusioni opposte rispetto a quelle verso cui la spinge la tanto amata ideologia.</font></p>
<p><font size="4">&nbsp; </font></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fahreunblog.wordpress.com/3456/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fahreunblog.wordpress.com/3456/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3456&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217; universo al polso</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 07:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>broncobilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[bookclub (saggi)]]></category>
		<category><![CDATA[john leslie]]></category>

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		<description><![CDATA[Da che mondo e mondo gli apologeti della religione hanno sempre creduto di avere un asso nella manica da giocare nella partita sull’ esistenza di Dio: l’ argomento (o analogia) dell’ orologio. Da Cartesio a Boyle, giù giù fino a Paley, si custodiva l’ “arma segreta” con mal represso compiacimento per poi utilizzarla al momento [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3434&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font size="4">Da che mondo e mondo gli apologeti della religione hanno sempre creduto di avere un <strong>asso nella manica</strong> da giocare nella partita sull’ esistenza di Dio: l’ argomento (o analogia) dell’ orologio.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Da Cartesio a Boyle</strong>, giù giù fino a Paley, si custodiva l’ “arma segreta” con mal represso compiacimento per poi utilizzarla al momento opportuno. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">La<strong> storiella</strong> era sceneggiata all’ incirca così: se rinvenite nel bosco un orologio, cosa vi viene fatto di pensare? Che qualcuno l’ abbia perduto o abbandonato, ovvio. E questo qualcuno dove se l’ era procacciato? Presso il proprietario precedente. E in cima alla catena dei proprietari chi ci sta? Ma è chiaro, il costruttore, colui che ha progettato l’ oggetto e lo ha assemblato grazie alle sue competenze.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se c’ è un orologio da qualche parte ci sarà anche il suo <strong>costruttore</strong>, è una necessità. Non puo’ certo essersi assemblato spontaneamente grazie alle forze casuali della natura, un colpo di vento qui e un colpo di vento là. Seee!</font></p>
<p align="justify"><font size="4">E visto che assomiglia tanto a un orologio, lo stesso dicasi per <strong>il cosmo:</strong> non puo’ esistere senza un architetto che si sia incaricato di progettarlo e costruirlo. Il caso è impotente di fronte a simili prodigi.</font></p>
<p align="center"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/watchesss.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="watchesss" border="0" alt="watchesss" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/watchesss_thumb.jpg?w=524&#038;h=417" width="524" height="417" /></a> </p>
<p align="justify"><font size="4">Ma siamo proprio sicuri che<strong> il caso</strong> non possa fare niente del genere?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">In verità <strong>lo studio dell’ evoluzione</strong> ci ha mostrato che il caso fa miracoli. A lasciarlo lavorare non è da meno dell’ architetto più ingegnoso, e la scoperta ha ringalluzzito gli atei. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">L’ argomento dell’ orologio è caduto in disgrazia massacrato dagli assalti ferini di <strong>Richard Dawkins e della sua orda.</strong></font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/watch.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="watch" border="0" alt="watch" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/watch_thumb.jpg?w=477&#038;h=414" width="477" height="414" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">I sostenitori del <strong>Disegno Intelligente</strong> insinuano dubbi facendo notare che in natura esistono orologi particolarmente complicati.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Diciamolo francamente, non mi sembra un’ obiezione di grande rilievo.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">In fondo, se il caso fabbrica orologi di media complessità, forse ne fabbrica anche di più complicati. Una volta accettata la prima affermazione come un dato di fatto faccio fatica a respingere in modo convinto la seconda. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">La concorrenza dell’ Orologiaio sembra<strong> spiazzata</strong> una volta per tutte.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/univer.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="univer" border="0" alt="univer" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/univer_thumb.jpg?w=562&#038;h=391" width="562" height="391" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma ecco tutto d&#8217; un tratto verificarsi un colpo di scena: gli orologi non si rinvengono solo nei <strong>boschi</strong> dietro casa! </font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>John Leslie</strong> nel suo libro <strong>Universes</strong> ci ha fatto notare che sono stati rinvenuti anche nei primi stadi del nostro universo. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Molti sono stati rinvenuti addirittura <strong>all’ inizio!</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Per gli atei ringalluzziti la cosa è piuttosto imbarazzante perché nei primi stadi dell’ universo <strong>l’ evoluzione opera con difficoltà</strong> e all’ inizio dell’ universo non opera proprio per niente. Occorrono diverse ipotesi ad hoc per risistemare le cose nel senso desiderato da loro.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/univers.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="univers" border="0" alt="univers" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/univers_thumb.jpg?w=492&#038;h=338" width="492" height="338" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>John Leslie</strong>, come dicevamo, è il filosofo che ha pensato più a fondo questo fenomeno, vale la pena di ascoltarlo.</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4">… il nostro universo contiene tracce di <strong>vita … </strong>ammettiamo che questo fatto sia altamente <strong>improbabile</strong>, evidentemente le condizioni di partenza che lo hanno reso possibile sono del tutto particolari e richiedono una spiegazione… </font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">E poiché parliamo di <strong>“condizioni iniziali”</strong> dell’ universo, l’ evoluzione non spiega nulla.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">JL si dedica dapprima ad una rassegna delle teorie scientifiche più solide per mostrarci come il nostro universo di fatto sia <strong>altamente improbabile</strong>. L’ ipotesi che ha formulato inizialmente solo per amor di discussione non è affatto peregrina, anzi, è la più accreditata. Pensando al cosmo, basterebbero infatti piccoli cambiamenti nelle condizioni di partenza per ottenere qualcosa di completamente diverso.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">La forza nucleare debole, la forza nucleare forte, la massa delle particelle, l’ elettromagnetismo… sono fenomeni tarati in modo molto particolare e se solo questa<strong> taratura</strong> differisse leggermente la vita sarebbe impensabile.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>La scienza sembra dunque dirci</strong> che il nostro universo è altamente improbabile, esiste un consenso ragguardevole sul punto.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il <strong>consenso scema</strong> quando si passa alle spiegazioni del fenomeno.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/universess.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="universess" border="0" alt="universess" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/universess_thumb.jpg?w=518&#038;h=342" width="518" height="342" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Prima spiegazione</strong>: trattasi di <strong>straordinaria coincidenza</strong>. Amen.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">E’ un po’ come dire che <strong>non ci interessa spiegare alcunché</strong>. Oppure che la cosa è inspiegabile ed è inutile perderci tempo.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">E’ vero, si pensa, la vita andrebbe spiegata ma <strong>Darwin ci basta</strong>, quel che non rientra nel suo paradigma è inspiegabile per definizione. Lo sostengono molti darwinisti più realisti del re. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Per costoro non ha senso dire cose del tipo “le condizioni iniziali sono improbabili” perché <strong>le probabilità si applicano solo a fenomeni osservabili.</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Questo modo di ragionare è fallace</strong>: implica che se il mondo fosse stato creato da un demone mediante il lancio di dadi la cosa non potrebbe essere descritta probabilisticamente, il che è assurdo.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Inoltre oggi sappiamo, anche grazie al <a href="http://www.socsci.uci.edu/~bskyrms/bio/readings/bruno_definetti_subjective_probability.pdf">matematico italiano Bruno De Finetti</a>, che&nbsp; <strong>le fondamenta del calcolo probabilistico sono soggettive</strong>. Quindi, o si ha il coraggio di espellerlo dall’ alveo della razionalità o lo si accetta per quello che è.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Seconda spiegazione</strong>: si osserva sarcasticamente che è un po’ come essere chiamati a spiegare la “meravigliosa coincidenza” per cui <strong>il fiume passa esattamente sotto tutti i ponti</strong>. Basta “pensare al contrario” e tutti i misteri si rivelano puerili.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Mmmmm.<strong> L’ analogia non sembra calzante</strong>. Sarà anche una spiegazione a molti “falsi problemi” ma non sembra proprio la spiegazione al “nostro problema”. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Scoprire che <strong>i ponti sono costruiti ad hoc</strong> sul fiume, in cosa si traduce nel nostro caso? Forse nella scoperta che l’ universo è quello che è per il fatto stesso che in esso esiste la vita? Ma che senso ha?</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Qualsiasi forma di vita in qualsiasi universo immaginario sembra altamente improbabile</strong>, chi racconta storielle sarcastiche che invitano a “pensare al contrario” sembra non afferrare il punto decisivo.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Terza spiegazione</strong>: un <strong>Dio buono</strong> ha “sintonizzato” l’ universo in modo che in esso emergesse la vita.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Andiamo un po’ meglio, a molti non piacerà ma <strong>per lo meno è una spiegazione e sembra adatta al problema</strong> per come ci viene formalmente&nbsp; posto.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Quarta spiegazione</strong>: esistono<strong> molti universi</strong>. In un caso del genere è chiaro che quanti più universi esistono, tanto meno improbabile diventa il fatto che esista un universo che contiene la vita e quindi l’ uomo.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Anche questa è una spiegazione. Altrettanto indimostrata ma pur sempre una spiegazione formalmente corretta.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/universe.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="universe" border="0" alt="universe" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/universe_thumb.jpg?w=508&#038;h=367" width="508" height="367" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Giovanni</strong>: se l’ universo non contenesse segni di vita nessuno potrebbe osservarlo e non ci sarebbe alcunché da spiegare. Cio’ dimostra che non c’ è nulla da spiegare. </font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>John Leslie</strong>: parli </font><font size="4">come se ci fosse un nesso causale tra l’ esistenza dell’ osservatore e l’ esistenza dell’ universo ma così non è. E’ vero invece il contrario.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Giovanni</strong>: forse non mi sono spiegato, intendevo dire che se non ci fossi stato tu ad osservare l’ universo ci sarebbe stato un altro a dire “che coincidenza meravigliosa!”. E se non ci fosse stato lui ci sarebbe comunque stato un altro ancora. Insomma, la “coincidenza meravigliosa” è un’ illusione. Fammi fare un’ altra analogia: il fatto che chi vince la lotteria abbia una fortuna sfacciata non significa che se qualcuno vince siamo di fronte a una “coincidenza meravigliosa”. </font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Leslie</strong>: calma, la coincidenza meravigliosa non riguarda il fatto che oggi io sia qui ad osservare l’ universo ma il fatto che esista un osservatore qualsiasi in grado di farlo. La coincidenza meravigliosa non riguarda il fatto che esista il nostro universo ma che esista un universo come il nostro, ovvero un universo qualsiasi che ospiti la vita. A vincere la lotteria non è stato il nostro universo specifico ma l’ insieme degli universi “life-containing”. Come te lo spieghi? Puro caso?</font></p>
<p align="center"><font size="4"></font><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/univ.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="univ" border="0" alt="univ" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/univ_thumb.jpg?w=538&#038;h=464" width="538" height="464" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Qualora il nostro universo fosse altamente improbabile <strong>restano in campo</strong> solo l’ ipotesi di Dio e quella dei “molti universi”.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">John Leslie non si interessa molto alle <strong>caratteristiche del Dio</strong> da ipotizzare. Quello a cui pensa è semplicemente un Dio che sottomette l’ universo alle sue leggi e non è nemmeno necessario che lo crei dal nulla, potrebbe anche essere eterno, nulla cambierebbe.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il Dio di Leslie è una pura forza ordinativa. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma perché un simile Dio fa quello che fa? Perché è<strong> buono</strong>: ecco un’ altra sua caratteristica. Evidentemente la vita è un bene. Chi è a disagio con queste categorie puo’ tranquillamente assumere che non sappiamo affatto perché il Dio di Leslie fa quello che fa.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il Dio di Leslie assomiglia al tipico Dio neoplatonico. Un <strong>Dio minimale.</strong></font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se un <strong>plotone di esecuzione</strong> vi spara e restate vivi perché tutte le pallottole vi hanno mancato, voi cosa pensate?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Pensate al caso?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Probabilmente no. Pensate piuttosto al fatto che vi abbiano risparmiato.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma potreste anche pensare che la vostra esecuzione ha avuto luogo miliardi di volte e voi state vivendo il caso specifico in cui tutti i cecchini vi hanno mancato. Tra miliardi e miliardi di casi esisterà necessariamente anche questo caso alquanto singolare. In fondo basta mettere <strong>miliardi e miliardi di scimmie</strong> davanti a una macchina da scrivere e un sonetto di Shakespeare prima o poi lo si ottiene.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Non è nemmeno necessario che esistano <strong>infiniti</strong> universi per neutralizzare l’ ipotesi teistica: più universi alternativi esistono, più il nostro universo diventa probabile e quindi spiegabile senza ricorrere alla figura di un <strong>Fine Tuner.</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Qui è meglio ricordare quanto già si diceva: quando dico “molti universi” intendo “molti universi <strong>diversi</strong> dal nostro” e non “molti universi simili al nostro”, ovvero universi “life-containing”.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Espongo il concetto in altri termini: ammettiamo che sui protoni rinvenissimo il marchio <strong>“made by God”</strong>, dovendo escludere un’ incursione di marziani giocherelloni, la cosa potrebbe comunque essere spiegata in termini naturali da chi potesse dimostrare l’ esistenza di “molti universi simili al nostro”. Tuttavia, anche una dimostrazione del genere non basterebbe per escludere l’ esistenza di un Fine Tuner.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Adesso, diciamocelo francamente, l’ ipotesi dei “molti universi” è <strong>un’ offesa alla semplicità</strong>. Perché mai dovremmo formularla?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Eppure è stata suggerita da parecchi filosofi aristotelici nel medioevo e anche da molti<strong> scienziati rispettabili</strong>: Einstein, Dirac, Eddington, Wheeler, Penrose, Barrow, Tipler…</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Nonostante si siano cimentati tanti illustri cervelli, la visione dei “molti mondi” resta piuttosto <strong>oscura</strong> e proprio perché tale immune da attacchi dettagliati. Si puo’ tranquillamente concludere dicendo che la filosofia non ha fornito argomenti validi per supportare una simile ipotesi che resta bizzarra a dir poco.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Vogliamo tirare le somme?</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Intimoriti da Galileo e Darwin</strong> molti religiosi si affrettano a dire che la religione si fonda sulla fede e non sulla scienza. D’ altro canto molti filosofi si affrettano a dire che l’ argomento dell’ orologio è stato smontato per sempre. Leslie si smarca da questa schiera per affermare che così non è, le cose sono un po’ più complesse e l’ analogia dell’ Orologiaio, espulsa dalla porta, rientra dalla finestra.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma dove si ferma l’ argomento di Leslie?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Innanzitutto l’ ipotesi di Dio resta <strong>in concorrenza alla pari</strong> con l’ ipotesi dei “molti mondi”. In fondo molti ritengono “bizzarra” anche l’ ipotesi di un Dio, anche se così consustanziale alla storia dell’ umanità.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Poi l’ universo descritto da JL potrebbe essere un universo di pupazzi<strong> privi di libero arbitrio</strong>.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Infine, sulla base di quanto detto finore, nulla puo’ essere detto sul fenomeno del <strong>male</strong>.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Nonostante questi limiti lo sforzo di Leslie resta ancora oggi uno dei più produttivi, vale la pena di ricordarlo.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>John Leslie – Universes</strong></font></p>
<p><font size="4"></font>&nbsp;</p>
<p><font size="4"></font>&nbsp;</p>
<p><font size="4">&nbsp;</font></p>
<p><font size="4"></font>&nbsp;</p>
<p><font size="4"></font>&nbsp;</p>
<p><font size="4">&nbsp;</font></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fahreunblog.wordpress.com/3434/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fahreunblog.wordpress.com/3434/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3434&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Rodot&#224;, Zagrebelski, Gino Strada&#8230; e il brutto affare di Steubenville.</title>
		<link>http://fahreunblog.wordpress.com/2013/04/08/rodot-zagrebelski-gino-strada-e-il-brutto-affare-di-steubenville/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 08:02:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>broncobilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[libertà danno]]></category>

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		<description><![CDATA[Stefano Rodotà presidente? Mi butto dalla Torre Velasca. Gustavo Zagrebelski? Ditemi dove Italo raggiunge la massima velocità che mi lego ai binari. Gino Strada? Mi faccio esplodere tweet di Giuliano Ferrara Vi ricordate i misfatti di Steubenville?: una donna subì uno stupro in stato d’ incoscienza (era drogata). Successivamente venne a sapere della cosa da [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3405&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p align="right"><font size="4"><strong>Stefano Rodotà</strong> presidente? Mi butto dalla Torre Velasca.</font></p>
<p align="right"><font size="4"><strong>Gustavo Zagrebelski</strong>? Ditemi dove Italo raggiunge la massima velocità che mi lego ai binari.</font></p>
<p align="right"><font size="4"><strong>Gino Strada</strong>? Mi faccio esplodere</font></p>
<p align="right"><font size="4">tweet di <strong>Giuliano Ferrara</strong></font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><font size="4">Vi ricordate i misfatti di Steubenville?: una donna subì uno stupro in stato d’ incoscienza (era drogata). Successivamente venne a sapere della cosa da fonti terze e denunciò i colpevoli che furono prontamente condannati.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ora, la donna non subì alcun danno fisico, né prima né dopo aveva mai sospettato dell’ accaduto, eppure lo stupratore ricevette una severa condanna. E’ giusto che chi non procura danni oggettivi a terzi venga condannato?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Si dirà: già il solo sapere la verità fa insorgere un <strong>costo psicologico</strong>.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">E’ vero, per quanto questi costi soggettivi siano difficili da quantificare, nessuno puo’ negarne l’ esistenza e la rilevanza.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Purtroppo dare peso ai danni soggettivi ha<strong> conseguenze imbarazzanti</strong>.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ieri sera, nella sua trasmissione, <strong>Gad Lerner</strong> ha avanzato a sorpresa le candidature a Presidente della Repubblica di, nell&#8217; ordine, <strong>Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelski e Gino Strada.</strong> A momenti mi prendeva uno <strong>stranguglione.</strong> L’ ho vissuta come un’ imboscata mediatica che mi ha pervaso di sensazioni estremamente fastidiose. Irritazione e tristezza, dopo avermi circondato, hanno espugnato sia il cuore che il cervello. Una serata di merda, un vero e proprio stato di malessere, è stato come se in preda a un raptus Giletti si fosse smutandato in prime time; averlo saputo prima avrei di certo cambiato canale, queste sono cose che non si fanno, non si molesta così la gente proprio mentre è a casa sua e si gode un po’ di innocua TV prima di andare a letto.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Lerner la chiama “rosa”, io lo chiamo “branco”. Qualcosa da temere e da fuggire.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Comunque sia, Lerner ieri sera mi ha imposto dei costi psicologici non indifferenti, tanto è vero che oggi sono uno straccio, e lo resterò per chissà quanto tempo!</font></p>
<p align="justify"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/dannnn1.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="dannnn" border="0" alt="dannnn" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/dannnn_thumb1.jpg?w=509&#038;h=349" width="509" height="349" /></a> </p>
<p align="justify"><font size="4">Che<strong> differenza</strong> c’ è tra <a href="http://edition.cnn.com/2013/03/17/justice/ohio-steubenville-case/index.html">lo stupro di Steubenville</a> e l’ atto di avanzare candidature tanto disturbanti?</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>In termini qualitativi</strong> nessuna: né Lerner con il suo “branco”, né lo stupratore hanno arrecato alcun danno materiale a chicchessia. Tuttavia sia Lerner che lo stupratore hanno indirettamente causato dei costi psicologici a persone che chiameremo “vittime”.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>In termini quantitativi molte.</strong> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">E infatti io non pretendo che Lerner vada in galera, solo che mi risarcisca per i danni che ho subito. Diciamo che <strong>cento euro</strong> potrebbero bastare. Ok, cinquanta e non ne parliamo più.</font></p>
<p align="justify"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/danno1.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="danno" border="0" alt="danno" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/danno_thumb1.jpg?w=403&#038;h=480" width="403" height="480" /></a> </p>
<p align="justify"><font size="4">Si potrebbero fare esempi meno “emotivamente coinvolgenti”. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ammettiamo che Giovanni rubi la mia macchina nottetempo rimettendola dove l’ ha trovata al mattino, senonché vengo a sapere dei traffici di Giovanni grazie a una microtelecamera istallata a bordo. Il vecchio ladruncolo non mi ha imposto alcun danno materiale, bensì un costo psicologico. E’ colpevole di qualcosa? Lo stesso dicasi se Giovanni usasse la casa dove abito a mia insaputa mentre sono in vacanza, avendo cura di risistemare tutto al mio rientro. I costi che sopporto dopo aver scoperto la manovra grazie a una telecamera sono solo psicologici, ma forse è ugualmente colpevole di qualcosa.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Uno vi ferma per strada e vi fa: sono sinceramente afflitto dal fatto che <strong>divorzi</strong>, o che ti connetti a siti pornografici in rete, o che fai uso di contraccettivi. Con il tuo comportamento mi imponi dei costi psicologici non indifferenti, lo sai? </p>
<p>Rispondete sinceramente: vi sentite forse colpevoli per i danni che avete causato allo sconosciuto? Vi sentite in dovere di rimediare in qualche modo correggendo le vostre abitudini o liquidando un risarcimento?</font></p>
<p align="justify"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/dannoo1.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="dannoo" border="0" alt="dannoo" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/dannoo_thumb1.jpg?w=353&#038;h=444" width="353" height="444" /></a> </p>
<p align="justify"><font size="4">Non complichiamoci la vita, <strong>sospendiamo le risposte</strong>. Limitiamoci a osservare che le situazioni sembrano analoghe e che quindi dovrebbero avere tutte la medesima risposta, qualunque essa sia.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Una conclusione decisamente imbarazzante.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">E’ un imbarazzo direttamente proporzionale all’ imbarazzante sopravvalutazione di un autore come John Stuart Mill. Fu lui il primo a dire che <strong>la mia libertà termina dove inizia la tua</strong>. Fu lui il primo a dire che <strong>la mia libertà è legittima solo se non arreca danni a terzi</strong>. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Si tratta di formule vuote. Di semplicità apparente e di semplicismo reale che i libertari amano ripetere a pappagallo senza rendersi conto che su questi precetti puoi costruire di tutto: dalla società più autoritaria alla società più disgustosamente anarchica.</font></p>
<p align="justify"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/dannnnn1.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="dannnnn" border="0" alt="dannnnn" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/dannnnn_thumb1.jpg?w=302&#038;h=451" width="302" height="451" /></a> </p>
<p align="justify"><font size="4">Per sbrogliare la matassa è necessario complicare un pochino. Spero molto poco.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">La libertà ha almeno due scudi: <strong>proprietà e responsabilità.</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">La proprietà mi garantisce l’ uso esclusivo di alcuni oggetti, la responsabilità mi impone il risarcimento dei danni oggettivi procurati a terzi.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>I due scudi sono alternativi</strong>, bisogna scegliere quale usare a seconda delle convenienze. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Una scelta non sempre facile, il che, purtroppo, impedisce l’ uso di formule semplicistiche.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Quando si enfatizza la “responsabilità”, la nozione di <strong>“danno oggettivo”</strong> diventa centrale, quando si usa la nozione di “proprietà”, assume rilievo la nozione di <strong>“mera interferenza”</strong> nella proprietà altrui.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Quando la nozione di “danno oggettivo” è centrale, allora tutte le situazioni precedenti diventano <strong>analoghe</strong>, poiché tutte procurano solo un danno soggettivo. Sia lo stupro all’ incosciente che avanzare la candidatura di Rodotà procura costi psicologici a carico delle vittime ma nessun “danno oggettivo” facilmente quantificabile.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Anche se poniamo al centro il concetto di “mera interferenza” le fattispecie sono <strong>analoghe</strong>, sebbene in senso opposto: lo stupratore ha manipolato il corpo altrui, così come Lerner s&#8217; incrudelisce sul cervello altrui con iniziative altamente disturbanti. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Non resta che una <strong>terza alternativa</strong>: nei due casi dobbiamo utilizzare scudi differenti giungendo a conclusioni differenti. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma come individuare <strong>un criterio sensato?</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Tesi</strong>: conviene usare lo scudo della proprietà quando uno scambio tra potenziale vittima e potenziale carnefice è possibile, tanto più se i danni eventuali non sono quantificabili in quanto soggettivi. Conviene usare lo scudo della responsabilità quando lo scambio è difficile, tanto più se i danni sono facilmente quantificabili in quanto oggettivi.</font></p>
<p align="justify"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/dannnooo1.jpg"><img style="border-bottom:0;border-left:0;display:inline;border-top:0;border-right:0;" title="dannnooo" border="0" alt="dannnooo" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/dannnooo_thumb1.jpg?w=326&#038;h=417" width="326" height="417" /></a> </p>
<p align="justify"><font size="4">Mi spiego un po’ meglio.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>La proprietà è lo scudo ottimale</strong> perché facilita una contrattazione, e contrattando si quantificano in modo ottimale anche i danni più interiori e difficilmente esplicitabili. Quando lo scudo della proprietà non è applicabile si ripiega sulla responsabilità, anche se in questo caso ha senso considerare solo i danni oggettivi per non scadere in arbitri.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Facciamo una caso tipico in cui si slitta dallo scudo della proprietà a quello della responsabilità: anche <strong>tra chi guida rispettando il codice</strong> ci sarà chi è più e chi meno spericolato; lo spericolato impone un rischio a terzi procurando un costo soggettivo. In questo caso lo scudo della “proprietà” è inapplicabile: non posso certo contrattare con chiunque incontro per strada un risarcimento per il rischio che la mia guida gli impone! Le vittime sono <strong>disperse</strong> e il costo che sopportano ha una natura intima tutt’ altro che oggettiva. Bisogna quindi ripiegare sullo scudo della responsabilità: qualora procurerò danni oggettivi a terzi sarò chiamato a risarcire.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Ricapitolando</strong>: se c&#8217; è scambiabilità dei diritti si opti per lo scudo della &#8220;proprietà&#8221; a prescindere dal tipo di danni procurati.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se non c&#8217; è scambiabilità e i danni sono oggettivi, viene comodo adottare lo scudo della responsabilità.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Se non c&#8217; è scambiabilità e i danni sono soggettivi (psicologici), non resta che il buon senso, che spesso significa: liberi tutti e ognuno agisca come crede.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Detto questo, veniamo finalmente a noi.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il costo psicologico che deriva dal sapere di essere state stuprate è difficilmente quantificabile, quindi <strong>la cosa migliore è che “carnefice” e “vittima” si accordino autonomamente sul prezzo prima di agire</strong>. Se il “carnefice” non lo fa e agisce senza autorizzazione su una proprietà altrui, per quanto non procuri alcun danno oggettivo, ha senso considerarlo colpevole visto che aveva un’ alternativa ottima a sua disposizione.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ancora: il costo psicologico che deriva dal sapere che la propria casa è stata invasa da terzi è difficile da quantificare. D’ altra parte sarebbe stato facile per gli “invasori” trattare fin da subito con i legittimi proprietari un affitto temporaneo. Quindi, se lo <strong>squatter</strong> si rifiuta di trattare e “invade” è colpevole a prescindere dalla diligenza con cui rimette tutto in ordine all’ arrivo del proprietario.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma <strong>come puo’ Lerner trattare</strong> con chi si sente profondamente disturbato da provocazioni che forse lui nemmeno reputa tali? Le vittime come me sono tante (spero) ma sono disperse e poco identificabili. Inoltre subiscono un costo interiore che, anche se elevato (e dio sa quanto), non possono dimostrare in modo oggettivo. Né lo scudo della proprietà (trattativa) né lo scudo della responsabilità (quantificazione oggettiva da parte di un giudice) sembra essere applicabile. In questi casi ognuno faccia quel che vuole. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Inutile aggiungere che nella situazione di Lerner sono anche il porno-consumatore, il divorziatore seriale, chi usa contraccettivi, chi non prega regolarmente, chi prega regolarmente eccetera.</font></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Vuoi approfondire? Leggi il cap. 15 de: “</font><a href="http://www.anobii.com/books/Lordine_del_diritto/9788815095190/01f782714205c44175/"><font size="4">L&#8217;ordine del diritto&#8221;. </font></a><font size="4">Perché l&#8217;analisi economica può servire al diritto” di&nbsp; David D. Friedman</font></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><font size="4"></font>&nbsp;</p>
<p><font size="4"></font></p>
<p>P.S. Compito a casa: come applicare quanto detto nel post al tema del silenzio/assenso nella donazione degli organi?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fahreunblog.wordpress.com/3405/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fahreunblog.wordpress.com/3405/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3405&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il miracolo della matematica</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Apr 2013 09:54:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>broncobilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[matmatica]]></category>

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		<description><![CDATA[… Stupende sono le tue opere!… … venite e vedete le opere di Dio… … mirabile nel suo agire sugli uomini… … per questo in lui esultiamo di gioia… Seba e Luca sono stati compagni di scuola, si incontrano casualmente per strada dopo parecchi anni: Seba: eilà, che piacere vecchio mio. Mi riconosci? Che fai [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3377&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p align="right"><font size="4">… Stupende sono le tue opere!… </font></p>
<p align="right"><font size="4">… venite e vedete le opere di Dio… </font></p>
<p align="right"><font size="4">… mirabile nel suo agire sugli uomini…</font></p>
<p align="right"><font size="4">… per questo in lui esultiamo di gioia… </font></p>
</blockquote>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/lavagne.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="lavagne" border="0" alt="lavagne" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/lavagne_thumb.jpg?w=512&#038;h=394" width="512" height="394" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Seba e Luca</strong> sono stati compagni di scuola, si incontrano casualmente per strada dopo parecchi anni:</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Seba</strong>: eilà, che piacere vecchio mio. Mi riconosci? Che fai di bello nella vita?</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Luca</strong>: dopo 5 anni in banco insieme dovrei lasciarmi ingannare da un accenno di stempiatura? Certo che ti riconosco! Sai che mi sono sposato, ho due bambini e ho aperto un negozio di scarpe in centro, vienimi a trovare. E a te come butta?</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Seba</strong>:&nbsp; sono ancora uno scapolone impenitente… ma non posso lamentarmi, lavoro all’ università come ricercatore, sai che ho sempre avuto la passione delle statistiche. Oso dire di essere appagato, il mio pallino è lo studio dei trend della popolazione… chi nasce, chi muore, chi cresce, chi si estingue… queste cose qua insomma, forse non ti diranno niente… sembrano cavolate ma anche sulla base dei nostri studi i politici prendono le loro decisioni, tutto cio’ è abbastanza gratificante.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Luca</strong>: e ti porti sempre dietro il tuo lavoro a quanto vedo, cosa sono quelle scartoffie?</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Seba</strong>: bah, hai ragione, sono le “nostre” scartoffie… questa per esempio è una “gaussiana”… pane quotidiano di noi statistici.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Luca</strong>: sei sempre stato il primo della classe, ma per me ‘sta roba è arabo… anche se non nego che ‘sto simbolino mi ricorda qualcosa… aspetta…</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Seba</strong>: ci credo che ti ricorda qualcosa, è un semplicissimo pi greco, esprime il rapporto tra una circonferenza e il suo diametro, ricordi le lezioni con il prof. Caruso alla “Pellico”? Che spasso…</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Luca</strong>: certo, che ignorante, il famoso pi greco del prof. Caruso. Ma cosa c’ entrano le circonferenze, i diametri e le altre diavolerie del prof. Caruso con i la conta dei morti e dei sopravvissuti?</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Seba</strong>: per i nostri calcoli ‘sto numeretto è molto utile, e sospetto non solo per noi, anche se, a dirla tutta mi accorgo che non saprei esaudire la tua banale (scusa, eh) richiesta. Il fatto è che non ho la minima idea di cosa possano c’ entrare circonferenze e diametri con la fertilità di una popolazione! Anche se non potrei mai fare a meno di una robina meravigliosa come il pi greco non trovo collegamenti intelleggibili con l’ oggetto dei miei studi… sembra fatto apposta per noi statistici ma di certo così non è visto che per quanto ne so esiste da sempre, ben prima che comparissero i problemi di cui mi occupo. Forse dovremmo chiedere al prof. Caruso.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Luca</strong>: sai una cosa? Il fatto che un cervellone come te ammetta la sua impotenza di fronte a una questione tanto elementare un po’ mi consola. Io con le scarpe non ho mai avuto bisogno del pi greco e certe domande non me le sono mai poste.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/mathhhh.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="mathhhh" border="0" alt="mathhhh" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/mathhhh_thumb.jpg?w=671&#038;h=449" width="671" height="449" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Arturo</strong> è un bambino molto sveglio, purtroppo i suoi non lo fanno mai uscire dalla sua stanzetta cosicché cresce in casa con l’ unica compagnia dei suoi giochini. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">A dirla tutta “molto sveglio” è un eufemismo: trattasi di certosino genio matematico e i suoi genitori-sorveglianti se ne sono accorti da un pezzo. Forse anche per questo hanno messo sotto una campana di vetro il loro unico tesoro.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ha iniziato a contare molto presto ordinando i suoi giochi e ora che è cresciuto si lancia in ardite speculazioni algebriche. Nessuno glielo chiede, non sembra far fatica. Anzi, si diverte un mondo.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Crescendo Arturo raffina la sua preparazione grazie al genio doc di cui è dotato. Inventa teoremi e scopre autonomamente aree avanzate della sua disciplina preferita. Dal calcolo probabilistico ai numeri complessi, prima o poi la sua mente lo porta ovunque. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Certo che chiuso lì dentro gli stimoli che riceve sono davvero pochi ma a quanto pare basta e avanza il suo entusiasmo. D’ altronde gran parte della matematica non è che un parto della mente e una volta che c’ è la “materia prima” del resto si puo’ fare a meno.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Quando Arturo diventa maggiorenne si libera dalla gabbia costruitagli dai genitori ed esce finalmente nel mondo assetato di conoscenze. La sua innata curiosità lo porta ad interessarsi delle scienze, in particolare della fisica. Ben presto si accorge di una coincidenza meravigliosa: gran parte delle cose che si era “inventato” nella sua cameretta si adattano perfettamente a descrivere un mondo di cui solo qualche mese prima era completamente all’ oscuro. Ma come è possibile? Non puo’ essere un caso, si chiede.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">I giochi mentali condotti in solitudine da Arturo sono in qualche modo in relazione al moto dei pianeti e alle reazioni atomiche osservate al microscopio. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Francamente non si capisce cosa diavolo possa collegare le une alle altre.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Si tratta di un miracolo? All’ apparenza sì. Anche il genio di Arturo si sorprende ed è resta incapace di formalizzare il problema.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/mathh.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="mathh" border="0" alt="mathh" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/mathh_thumb.jpg?w=425&#038;h=362" width="425" height="362" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma cosa c’ entra il pi greco con i trend della popolazione? E cosa c’ entrano i giochini mentali che Arturo ha fatto in solitudine con la descrizione puntuale di un universo mai visto né sentito prima?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Sono enigmi su cui aleggia un mistero noto come <strong>“irragionevole potenza della matematica”.</strong> Nessuno lo ha indagato meglio <strong>di Eugene Wigner,</strong> l’ autore del saggio che ho appena letto e che cito in calce.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/mathhhhhhh.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="mathhhhhhh" border="0" alt="mathhhhhhh" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/mathhhhhhh_thumb.jpg?w=493&#038;h=469" width="493" height="469" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Cos’ è la matematica?</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Esistono infinite teorie che spiegano un fatto. Il che è come dire che esistono infiniti modelli matematici che possiamo adattare per descrivere la nostra realtà.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Con che criterio scegliamo quello giusto? </font></p>
<p align="justify"><font size="4">La risposta è piuttosto strana. Specie per chi è entrato in contatto con la matematica solo frequentando la scuola.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">La <strong>“bellezza”,</strong> ecco il criterio principe da adottare. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Semplicità ed eleganza in fondo sono forme di bellezza. Il modello giusto è anche il più bello, il più semplice, il più elegante.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">La teoria di <strong>Tolomeo</strong> corretta con gli epicicli rende conto della realtà alla pari della teoria galileiana ma noi consideriamo corretta solo la seconda perché il modello matematico che sottende è più bello (più semplice, più elegante, più…).</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Einsten</strong> disse che le uniche teorie che vale la pena di accettare sono quelle belle.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Tentiamo ora una definizione della matematica: è la scienza con cui si creano e si manipolano creativamente regole e concetti inventati (o scoperti?) dalla <strong>mente umana</strong> al solo scopo di sottoporsi a quella manipolazione. Una specie di gioco la cui unica caratteristica consiste nel fatto di essere <strong>interessante.</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">L’ interesse, la meraviglia, la bellezza sono dunque caratteristiche cruciali a cui dobbiamo necessariamente ricorrere quando vogliamo parlare di&nbsp; matematica.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Una soluzione sbagliata fa perdere d’ interesse alla matematica: che me ne faccio di un oggetto mentale incongruo, considerarlo “vero” <strong>mi ripugna</strong>! Per fortuna esiste da qualche parte la soluzione giusta in grado di far risplendere di nuovo l’ intero edificio che mi sono costruito nella testa.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Alcuni concetti di partenza possono essere suggeriti dal mondo in cui viviamo (Arturo conta i suoi giocattoli) ma ben presto la matematica si <strong>emancipa</strong> dal mondo interloquendo unicamente con la nostra mente per poi re-incontrare di nuovo il mondo con coincidenze che lasciano sbigottiti. La parabola di Arturo sarà poco verosimile (difficile che esista un genio tanto grande in grado di fare proprio tutto da solo) ma resta logicamente plausibile e significativa.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ci sono interi settori della matematica che non hanno (ancora) alcuna <strong>applicazione</strong> pratica ma i matematici non li abbandonano al pari di&nbsp; “rami secchi”. Una speculazione matematica non si giudica dalle applicazioni che trova ma dall’ interesse, dallo stupore e dalla curiosità che desta in noi. Le applicazioni prima o poi verranno, sembra strano ma è così, l’ esperienza ce lo insegna.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">E’ un miracolo che il ragionamento matematico possa spingersi tanto oltre senza incontrare contraddizioni così come è un miracolo che possa essere tanto utile nel descrivere il mondo fisico quando viene <strong>concepito trascurando</strong> completamente quel mondo.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il miracolo, attenzione, non consiste nella potenza di questo <strong>strumento</strong> ma nel fatto che non abbiamo a che fare con un vero e proprio strumento: difficilmente uno strumento viene inventato (o scoperto) prima del fine a cui è preposto, specie se il fine è tanto complesso e lo strumento così perfettamente adatto alla bisogna.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Cosmologi e fisici quantistici hanno condotto autonomamente le loro osservazioni e quando si è trattato di descriverle hanno trovato una matematica già bella e pronta per lo scopo. Ma “pronta”, ripeto, è dire poco, dovremmo dire “miracolosamente adatta” allo scopo.</font></p>
<p align="center"><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/mathhh.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="mathhh" border="0" alt="mathhh" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/mathhh_thumb.jpg?w=479&#038;h=381" width="479" height="381" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Come far sparire sotto il tappeto l’ imbarazzante miracolo di cui gli scienziati sono testimoni (spesso inconsapevoli: vedi Seba)?</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Mark Tegmark</strong> sostiene che la “meravigliosa coincidenza” si realizza perché l’ universo stesso è un <strong>ente matematico</strong>. In questo caso la coincidenza si trasformerebbe in necessità.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ipotesi ardita, a dir poco.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Altri sostengono che il miracolo sparisce se postuliamo che <strong>ciascuno di noi vede nell’ universo cio’ che cerca.</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ipotesi scettica, a dir poco.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Altri sostengono che noi <strong>selezioniamo la matematica adatta</strong>, il resto è uno spreco. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ok, il miracolo è ridimensionato nella sua portata ma non certo annullato.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">C’ è chi fa notare che in fondo <strong>la matematica non spiega tutto</strong>, anzi. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ok, il miracolo è ridimensionato ma non certo annullato.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Alcuni sostengono che <strong>l’ evoluzione abbia plasmato le nostre capacità</strong> matematiche.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Qui diventa decisivo capire se le verità matematiche siano<strong> inventate o scoperte</strong>.</font>  </p>
<p align="justify"><font size="4">Nel primo caso dipenderebbero dalla conformazione del nostro cervello, ovvero da un organo fisico soggetto all&#8217; evoluzione. Nel secondo no.</font>  </p>
<p align="justify"><font size="4">Il fatto che spesso vengano alla luce senza che servano ad alcunché farebbe propendere per la scoperta: che senso ha inventarsi cose inutili? E’ più sensato che ricercando scopra cose che, almeno al momento, non mi servono.</font>  </p>
<p align="justify"><font size="4">Oltretutto, alcune di queste verità si presentano come <strong>oggettive ed eterne</strong>: quando il professore di geometria ci mostra come il rapporto tra circonferenza e diametro sia una costante, non sentiamo certo l&#8217; esigenza che la cosa ci venga confermata dall&#8217; evoluzionista. Una verità del genere ci appare corretta, eterna ed esente da ogni evoluzione, esisteva tale e quale anche prima che comparisse l&#8217; homo sapiens e continuerà ad essere così anche dopo l’ estinzione dell’ uomo. Il nostro cervello è semplicemente in grado di captarne la presenza oggettiva.</font>&nbsp; </p>
<p align="justify"><font size="4">Si tratta di un&#8217; evidenza illusoria? Puo&#8217; darsi, ma l&#8217; <strong>onere della prova</strong> spetta a chi punta sull’ illusione piuttosto che a chi punta sull’ evidenza. E siccome le prove latitano, teniamoci l’ evidenza, almeno per ora.</font>  </p>
<p align="justify"><font size="4">Comunque il tema è interessante e chi vuole approfondire puo’ seguire <a href="http://broncobilli.blogspot.it/2010/03/povero-alain.html">il dibattito tra <strong>Alain Connes e Jean-Pierre Changeux</strong>.</a> Guardacaso il matematico è per la “scoperta” mentre il neuro-scienziato per l’ “invenzione”, ma poiché si tratta di due “vertici” nelle relative discipline vale la pena ascoltarli.</font>  </p>
<p align="center"><font size="4"></font><font size="4"><a href="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/mathhhhhh.jpg"><img style="display:inline;border-width:0;" title="mathhhhhh" border="0" alt="mathhhhhh" src="http://fahreunblog.files.wordpress.com/2013/04/mathhhhhh_thumb.jpg?w=416&#038;h=337" width="416" height="337" /></a> </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Eugene Wigner conclude così: il miracolo con cui un linguaggio intimo come quello matematico aderisce meravigliosamente ad una realtà oggettiva esterna quale quella del mondo fisico resta inspiegabile. Molti di noi sentono <strong>il dovere di rendere grazie</strong> per un dono tanto concreto quanto poco meritato.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma chi ringraziare? </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Wigner non risponde. Ringrazia e basta.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ognuno lo faccia nella sua lingua.</font></p>
<p align="justify"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='630' height='385' src='http://www.youtube.com/embed/PmumdHY_qc0?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<p align="center"><font size="4">***</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><strong>Eugene Wigner – l’ irrazionale potenza della matematica</strong></font></p>
<p align="center"><strong><font size="4">***</font></strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/fahreunblog.wordpress.com/3377/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/fahreunblog.wordpress.com/3377/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fahreunblog.wordpress.com&#038;blog=21860521&#038;post=3377&#038;subd=fahreunblog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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