La grande battaglia contro le preferenze (altrui)

Provate a pensarci, quasi tutte le battaglie civili moderne contro le “discriminazioni” possono essere ridotte a battaglia contro le “preferenze” di un sotto-gruppo sociale.

Recentemente, anche grazie all’ effetto-lipperini, ci siamo appassionati alle battaglie tra donne.

Abbiamo visto che se le donne del gruppo A cedono volentieri alla lusinga di veder apprezzata la loro bellezza, ecco che spuntano le donne del gruppo B pronte a stigmatizzare questa preferenza (caso Avallone) che alimenta il “mito della bellezza femminile”.

Se, per esempio, le donne del gruppo A sono inclini a risolvere i loro problemi materiali mediante forme di prostituzione, ecco che le donne del gruppo B si indignano dando l’ assalto a questa preferenza “degenerata” e da cambiare al più presto (caso Ruby) per non alimentare lo stereotipo della donna-prostituta.

[Potrei proseguire parlando delle donne a cui piace dedicarsi alla famiglia (alimentano lo stereotipo della donna-casalinga), di quelle che non amano la vita lavorativa (idem), di quelle che rifuggono dalla competizione (alimentano il mito della donna-inadeguata). Costoro saranno bersaglio indiretto di chi ha preferenze opposte o comunque diverse]

Nella forma, le combattive femministe cercheranno di non mettere sul banco degli accusati le loro sorelle, ma nella sostanza sarà così.

Attenzione, sebbene queste guerre intestine siano fomentate dall’ ardore moralista, non si possono escludere motivazioni egoistiche: se nella società s’ imponesse lo stereotipo della donna/puttana, tanto per dire, le donne non-puttane potrebbero risentirne da un punto di vista pratico. Se nella società s’ imponesse lo stereotipo della bellezza femminile, potrebbero ricevere un danno coloro che non puntano su quell’ “argomento”.

Ad ogni modo, di fronte ad una battaglia “contro le preferenze” altrui ci si deve porre per lo meno un paio di domande.

1. Si possono modificare?

2. Se sì, bisogna farlo?

RISPOSTA A 1.

Se la “preferenza” è genetica, si sappia che un 40-60% dei nostri tratti caratteriali non è influenzabile dall’ ambiente (fonte 1). Ma la teoria standard (fonte 2) ci dice che per avere una vera mutazione genetica delle preferenze “profonde” del gruppo, se non vogliamo procedere come si fa per selezionare le razze canine, occorrono dai 10.000 a 500.000 anni. Di recente qualcuno (fonte 3) ha avanzato l’ipotesi che ne bastino qualche migliaio. Ancora troppi per sostanziare un programma politico.

Morale: ne sappiamo veramente poco.

RISPOSTA A 2.

Se mai la risposta al quesito precedente fosse un sonoro “sì”, i casini sopraggiungerebbero inesorabilmente al quesito successivo. C’ è da prendersi la testa fra le mani: infatti, se le preferenze cambiano, il metro per valutare se il cambiamento è un miglioramento del benessere è già venuto a mancare: la valutazione si fa in base alle preferenze!

Corollario impertinente: perchè le donne del gruppo tal dei tali anzichè “combattere” per il cambiamento delle preferenze altrui non si adoperano per cambiare le proprie? Con la loro battaglia testimoniano indirettamente la possibilità che le preferenze possano cambiare e seguendo l’ impertinente suggerimento l’ esito finale non muterebbe: saremmo tutti più felici.

***

Conclusione teorica: se anche potessimo cambiare le “preferenze” del nostro vicino, non avrebbe comunque senso farlo.

Conclusione pratica: molte battaglie contro la discriminazione vanno combattute a testa bassa, se ci si ferma a pensare si è perduti.

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14 pensieri riguardo “La grande battaglia contro le preferenze (altrui)”

  1. >Non ho capito. Perché nella risposta 1 dai per scontato che la preferenza sia genetica? Non credo proprio che le cose stiano cosi, almeno per quello che riguarda gli esempi citati. La preferenza è quasi sempre un fatto culturale, e per cambiarla non occorrono migliaia di anni.

  2. >Ho messo un "se", proprio per non darlo scontato. In parecchi dei casi esaminati, comunque, la genetica potrebbe contare eccome. La minor propensione della donna alla competitività (quindi rischio e lavoro), l' importanza della bellezza (e quindi l' esserne lusingate), persino "il mestiere più vecchio del mondo" sembra diffuso più o meno in tutte le culture. Stiamo comunque parlado di "gruppi", non di "singoli".Ad ogni modo il punto decisivo è il secondo. Il primo si conclude dicendo con un bel "boh".

  3. >(non ho ancora letto tutti i link, lascio solo un commento dopo una veloce lettura del post)in effetti, è difficile abbracciare una posizione (x o y) senza prendersela con altre sorelle. Si può sostenere che 'le altre' non sanno quello che fanno o sono vittime di un sistema (maschilismo, pubblicità, berlusconi) o di una ideologia (femminismo, sinistra o altro)ecc. Ma anche questo argomento, rischia di ritorcersi contro l'idea dell'autodeterminazione della donna, e della sua competenza a fare scelte ragionate.In generale, sarebbe preferibile non entrare nel merito delle scelte private delel persone, del loro stile di vita, penso. A meno che non risultino violazioni del codice civile o penale, naturalmente. D'altra parte, se molte donne si sentono offese 'in quanto donne' fanno benissimo a protestare e a mobilitarsi. Insomma, ognuno faccia come meglio crede, e come può. La prostituzione è un campo abbastanza minato, comunque, per il femminismo in genere. Ho letto proprio su lipperatura interventi di donne che hanno posizioni diverse (Madame Anais, mi pare) dal resto del commentarium femminile. Radicalmente diverse.

  4. >"Si può sostenere che 'le altre' – le sorelle – sono vittime di un sistema…"Perchè "vittime"? Se le preferenze si possono cambiare non esiste un metro per preferire l' una o l' altra. Ti rinvio al punto 2."…se molte donne si sentono offese 'in quanto donne' fanno benissimo a protestare…"E perchè mai? Non esistono ragioni per farlo (solo istinti). Non esistono ragioni per preferire una preferenza all' altra. Manca il metro una volta che accettiamo che le preferenze sonomobili. Ti rinvio al punto 2. Chi protesta puo' farlo, ma deve tener conto della "conclusione pratica": lottare senza pensare.P.S. i link non sono decisivi, si concentrano su un punto comunque irrisolto e, ai fini delle due conclusioni, poco rilevante.

  5. >ric:"…se molte donne si sentono offese 'in quanto donne' fanno benissimo a protestare…"E perchè mai?perché avranno i loro motivi. Come quelle che decidono di sfruttare certe carte per trarne vantaggi. (Non accade solo nella prostituzione. Matrimoni, divorzi, eccetera) Fanno bene in quel senso. Ho appena detto che preferirei non mettermi sul piano del giudizio delel scelte altrui.Ma magari è una cavolata. Stamattina ho poco tempo, ah ma stasera leggo tutto, eh, anche i link e rustichini (chi è??, poi vedo)Non è che avete visto La promessa, di Sean Penn, su Iris ieri sera? Io l'avevo già visto, ricordo che mi era piaciuto molto. Mi sa che ric ne avevi già scritto…

  6. >Va beh, non ho capito lo stesso perché nella risposta 1 affronti solo la mariginale questione genetica. Il fatto che in "più o meno tutte le culture" siano presenti diverse preferenze mi fa pensare proprio che la questione genetica sia secondaria.Se dunque la questione è essenzialmente culturale, perché dovrebbe essere assurdo lottare perché le "preferenze" cambino? Far capire a chi va a prostitute che il suo comportamento è negativo non mi pare così insensato. Ricordiamoci che negli anni '70 in Danimarca sono stati LEGALMENTE prodotti film pornografici con attori bambini! Il clima culturale era quello. Se oggi s'è diffusa anche in quelle terre l'idea che la pedofilia è inaccettabile, è perché qualcuno ha lottato per questo. Confido che prima o poi allo stesso modo si riuscira a diffondere ancora di più l'ovvia constatazione che l'aborto è l'olocausto di oggi.E, uscendo dalla cerchia ristretta degli esempi fatti, è insensato che chi propende per il comunismo o il liberismo/liberalismo cerchi di diffondere le sue convinzioni ("preferenze") agli altri?Diana, la bandiera della "competenza" naturale della donna, del bambino, di chi vuoi a fare scelte mi fa sorridere. D'accordo che ci sono predisposizioni, che non vanno tarpate le ali, e tutto quello che vuoi. Ma se in certi ambienti certi stimoli mancano (a volte anche indotti con la "forza"), hai voglia assecondare le "competenze"! Ok, ha senso discutere di competenze naturali, basta non farne un totem, perché se la competenza della donna la porta a prostituirsi, significa che quella competenza è un po' bacata.

  7. >Diana ma dire "ho i miei motivi" non è una grande giustificazione. Qui stiamo parlando di un' azione di A contro B. Fino a che A e B fanno quel che che credono è un conto. Ma quando A attacca B dovrebbe spiegarne i motivi. Se al mercato compro il pomodoro non mi devo giustificae con nessuno, ma se impedisco a Tizio di comprare le melanzane devo pur giustificarmi.La "promessa"? Io conosco il film dei gemelli dardin, di altri oras non ricordo.Davide, a me sembra che se in "tutte le culture" sono presenti certe caratteristiche, forse la genetica conta più della cultura.A dire il vero non è insensato lottare per annichilire le prefarenze altrui qualora lo si faccia in nome di una crociata moralistica. In questo post, però, come precisato, mi riferivo ad altre motivazioni. In quei casi è imbarazzante constatare come lo stesso esito si possa ottenere lottando contro le prefernza che favoriscono la prostituzione o lottando contro le preferenze che la avversano. Una volta che si stabilisce che la preferenza è solo questione di cultura non esiste più una preferenza che prevalga sulle altre. Il moralista non ha di questi problemi visto che considera la sua azione ispirata da principi superiori e non ha problemi ad accettare che le sue preferenze valgano di più rispetto a quelle della controparte.

  8. >sì, hai ragione anche tu, davide. Come sempre, immagino sia una questione di misura. In generale, sai che sono diffidente verso quelle forme di paternalismo che per 'difenderti' invadono ogni confine individuale e personale. Chi lotta per qualcosa che ritiene giusto e importante penso che faccia bene, nel senso che è del tutto legittimo e 'naturale' che lo faccia. Se poi sia utile farlo, e come, si può discutere. Io metto al centro l'esempio (vivere la propria vita in modo coerente), più che le manifestazioni di massa o i fronti contrapposti. Ma è una preferenza personalissima, appunto.

  9. >In quei casi è imbarazzante constatare come lo stesso esito si possa ottenere lottando contro le preferenze che favoriscono la prostituzione o lottando contro le preferenze che la avversano.è vero.ma ric, però, in che senso la genetica conta più della cultura, se hai appena scritto che il "40-60% dei nostri tratti caratteriali è influenzabile dall' ambiente". E per questo non ci vogliono millenni. ok ora devo andare.d

  10. >se in "tutte le culture" sono presenti certe caratteristiche, forse la genetica conta più della culturaForse dovremmo prima intenderci su cosa intendiamo con "culture". Se in Italia ci sono alcune persone (pre?)disposte alla prostituzione ed altre no, a me viene da pensare che dipenda dall'ambiente culturale/famigliare/sociale in cui sono educate, perché il corredo genetico degli italiani è più o meno uniforme. A livello fine sappiamo benissimo che il dibattito nature/nurture è destinato a rimantere eterno. Grossolanamente, però, la questione mi pare chiara. Comunque, il fatto che la stessa persona possa cambiare nella vita le proprie disposizioni sui temi che citi credo dimostri inequivocabilmente che non si tratta di questioni genetiche.Diana, certo, è sempre questione di misura. Nella realtà non esistono mai il bianco ed il nero, solo un'infinita scala di grigi.

  11. >Il concetto mi sembra semplice: quanto più una certa caratteristica si riscontra in tutte le culture, tanto più è indipendente dalla cultura (e ha basi genetiche). Mi sembra lineare. ****Se la genetica pesa per un 50% sui tratti caratteriali, vuol dire che un certo ambiente puo' in parte modificarmi, ma mio figlio dovrà ricominciare tutto da capo. Qualora la "modifica" sia costosa bisogna giustificarla, e si passa quindi al quesito due con tutti i suoi problemi.*****Chi lotta per qualcosa che ritiene giusto e importante penso che faccia beneMa che significa questa frase? Avalli la conclusione pratica? ovvero: "lotta a testa bassa e non pensare"? Perchè se pensi devi giustificarti, eh. Mica puoi dire semplicemente "ritengo giusto infliggerti un danno e quindi fine della trasmissione".

  12. >quanto più una certa caratteristica si riscontra in tutte le culture, tanto più è indipendente dalla cultura (e ha basi genetiche). Mi sembra lineareNon lo è. In tutte le culture c'è la prostituzione. Ma non tutte le persone di ciascuna cultura sono favorevoli alla prostituzione! Per dire che è una tara genetica, bisognerebbe fare ben altri studi, sulla trasmissibilità, di genitore in figlio escludendo ovviamente il fattore dell'impronta culturale famigliare (e quindi giù di studi sui gemelli separati, e tutte le amene cose che certamente conoscerai). Mica è così semplice affermare la trasmissibilità ereditaria di fattori non fisici! Bastasse osservare la presenza di un fenomeno in "tutte" le culture per affermarla, non avremmo la sterminata letteratura esistente sul tema.No, simili scorciatoie non ci portano da nessuna parte, e affermare l'inutilità del lottare per difendere i propri ideali è contrario a tutte le evidenze.La distinzione poi sul "moralismo" che hai fatto più sopra, mi sfugge ancora di più. Le prefiche che sfilano per l'una o l'altra causa non sono forse spinte da un afflato morale o moralista? Che brutta la parola "moralismo", poi, trasformata non si sa come in parolaccia. Una delle non molte cose su cui concordo col Cazzullo di questi giorni è proprio questo, ce ne fosse di più di moralismo!!

  13. >"Ma non tutte le persone di ciascuna cultura sono favorevoli alla prostituzione!" Ma non si parla di quello, mi sembrava di averlo già precisato e ora lo ripeto citando letteralmente il post: "… la teoria standard (fonte 2) ci dice che per avere una vera mutazione genetica delle preferenze "profonde" del gruppo…". Si parla di preferenze di gruppo (concetto statistico), non delle preferenze di un singolo.Poi non esiste una "preferenza per la prostituzione", esistono dei tratti caratteriali (big five) da cui emergono le preferenze che danno poi origine, tra l' altro, al fenomeno della prostituzione. La sicurezza non puo' esserci ma visto che il fenomeno si riscontra ovunque nel tempo e nello spazio…L' agreeableness, per esempio, è ereditaria per il 42%, la coscientouness al 49%, la extroversion al 54%, la cognitive ability al 50% eccetera eccetera (cito bouchar\ mcgue – genetic and environmental influences of human psychogical differences). Sono notizie che ci vengono dalla scienza più seria che in questo caso, parlando con una sola voce, do' per scontate; qui non mi attardo in discussioni che sarebbero fra dilettanti.Sul moralismo abbiamo invece discusso a lungo qui. A me non piace molto ma nessuno vieta che uno possa farne la sua bandiera. Comunque mai come oggi il moralismo (magari quello che a noi non piace) imperversa: la democrazia l' ha sdoganato anche in politica, il politically correct è un esempio lampante.

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