>I gusci di Piumini

>Da tempo Roberto Piumini è proclamato a gran voce come l’ erede naturale dell’ inarrivabile Gianni Rodari.

Le sue poesie fluttuano nel bianco della pagina come in un’ arietta fina, sono leghe di sillabe e affondano le loro radici nell’ acqua. Non pesano più di una piuma (nomen omen): come le piume hanno il volo sghembo, diversamente dalle piume non tendono all’ atterraggio (forse perchè sotto la loro delicata vela c’ è il Piumini in persona che soffia di continuo come un mantice).

E’ un mondo fabbricato con atomi inventati di sana pianta, se ti va puoi cancellarlo e rifarlo. Lo scoiattolo del senso lo senti sgambettare per un attimo prima che si dilegui lasciando disabitato un verso che diventa subito scemo.

Inventata è anche la costellazione di lettere da soffiare nell’ orecchio di chi ascolta, inventata la simpatica bruttura che inciampa di continuo nell’ armonia rendendola meno scontata. Inventata anche la gesticolante voce che ti sembra sentir recitare nella tua testa.

Tra tutte queste invenzioni batte il cuore tranquillo delle poco ambiziose parole che si commentano a vicenda come tante comari.

la rima
è uguale e diversa: poi dice
quello che è stato prima. La rima
ricorda quello che resta
di quello che va via. La rima
segna un tempo tornante
nel ballo della poesia

Cosa c’ è allora che non va?

Lo si scopre quando Ersilia Zamponi attacca con la spiega: sembrano poesie fatte apposta per essere spiegate. Latitando l’ indescrivibile, la Maestra le spolpa fino all’ “esaurimento” mettendole sulla griglia. Deposto gessetto e cancellino, restano a terra solo i gusci senza più nulla da succhiare.

La Zamponi stessa non fa nulla per velare i suoi intendimenti, parla a chiare lettere: scopo del lettore è “rintracciare il senso”.

Ecco allora uscire la monca ideologia che permea il lavoro di Piumini così come quello di Rodari.

Se il senso prevale sul significato, la poesia diventa un gioco scevro da sforzi, si smette di designare per limitarsi a combinare. Le cose diventano forme senz’ anima, vanno solo descritte in modo creativo, non scoperte per quel che sono. Il gioco da tavolo rimpiazza l’ Avventura.

E’ il lato lugubre e catechizzante della leggerezza calviniana.

Poesie siffatte rischiano sempre l’ imbarazzante parentela con le barzellette: allorchè la prima fa il suo ingresso nell’ intelligenza dell’ ascoltatore, scatta subito una grande festa rallegrata da mortaretti e cotillon; ma quando sopraggiunge la seconda e poi la terza, c’ è un fuggi fuggi generale finchè sembra di stare in un ossario.

Roberto Piumini Ersilia Zamponi – Calicanto

p.s. la collana della foto non è altro che un pezzettino di pi greco.

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5 pensieri riguardo “>I gusci di Piumini”

  1. >lo poesia citata sopra suona più bergonzoni che rodari, però. Io Bergonzoni non posso assolutamente ascoltarlo, mi viene l'ansia. Sembra un parlatore a gettone, a cui manca la funzione Ascolta. Dopo due secondi, mi ritrovo l'ossario! Rodari sembrava molto capace di ascolto, invece. Tempo fa hanno ritrasmesso alcune puntate radiofoniche di un suo programma con i bambini. Fantastico. diana

  2. >Penso che R. e B. appartengano alla stessa "famiglia ideologica". Al di là degli esiti del loro lavoro. Certo, il primo spinge di più sull' acceleratore ma la strada su cui sono incamminati è la stessa.Bada bene, io non casso nessuno; il genio va colto dove c' è, non possiamo fare gli schizzinosi su questo punto. Leggere è innanzitutto un piacere, l' ideologia viene dopo. Volevo solo mettere un' avvertenza. Senza l' assunzione in piccole dosi, nelle mani sbagliate anche un Rodari si trasforma facilmente nel bergonzoni più sfrenato e livellante.

  3. >sì, può darsi. La sensazione di autismo spinto che mi comunica bergonzoni, però, non l'ho mai avuta con rodari. Da piccola sono cresciuta con i suoi libri di filastrocche e con giovannino perdigiorno. diana

  4. >To', proprio oggi follow up una critica all' intoccabile Rodari!; tra l' altro anche un follow up al caso Mastrocola.Simpatizzo con le parole di Segre, ma mi piacerebbero argomenti più solidi e meno impressionistici.

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