>Sottobosco

>Pace fatta tra l’ elettronica e tutti gli aspetti analogici della vita umana. Una pace siglata nel corso degli anni zero.

Penso all’ “analogico” come a tutto cio’ che si mette di mezzo disturbando la pulizia del cristallo linguistico: singhiozzo, rutto, sospiro, singulto, pausa, balbettio, tic, tentennamento…

Finalmente anche l’ elettronica puo’ dedicarsi a ricostruire la brulicante vita che formicola inesausta tra un digit e l’ altro, tra una sillaba e l’ altra, tra una nota musicale e l’ altra.

Quanti rachitici cespugli vivono e sviluppano una loro fascinosa tortuosità tra le piante rigogliose che monopolizzano l’ interesse del Giardiniere.

Qui di seguito un meticoloso indagatore di questo sottobosco, uno che meglio di altri ci sottopone quel pullulare vitalistico. Sotto le sue bacchette (è un batterista, meglio dirlo) tutto freme in pulsazioni irregolari, dalla miriade di combinazioni prima o poi qualcosa svetterà.

Pace fatta tra l’ elettronica e l’ acustico, questa la più grande notizia che ci regala la musica degli anni zero.

http://www.goear.com/files/externalpl.swf?file=b2a5bae

Alexander Schubert – Plays Sinebag

http://www.goear.com/playlist.php?v=b2a5bae

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5 pensieri su “>Sottobosco”

  1. >il primo è andato via liscio, e effettivamente ho avuto l'impressione che l'acustico ammorbidisse l'elettronico fino a renderlo gradevole. Ma il secondo e il terzo, che patema! (Ma è musica incidentale, anche, tipo quella che faceva matteo con Drummatica? Ci sono anche rumori e suoni non elettronici, nel tappeto sonoro, giusto?)

  2. >Il secondo mantiene una temperie campestre, quasi bucolica. Anche se mi rendo conto che gli inserti del clarinetto possono essere eleganti rasoiate sui nervi.Il terzo è più improvvisato e informe, ma sempre delicato, quasi impressionistico.I "Sinebag" sono il gruppo folk di Schubert. Qui ricicla le canzoni del gruppo come mera fonte da sottoporre a ulteriore trattamento elettroacustico. Nell' esito finale c' è quindi compenetrato un po' di tutto (suoni elettronici, suoni acustici, suoni preregistrati open air, suoni pre registrati per altri dischi, suoni pre registrati e ritrattati elettronicamente…). Una pratica ormai molto diffusa, al punto che non possiamo nemmeno dire che sia stata introdotta negli anni zero. Gli anni zero l' hanno perfezionata.

  3. >Nota solo quanto sia leggero il rollio iniziale sulle pelli dei tamburi: sembra "sorvolarle". Ad un certo punto subentrano persino le "spazzole", tipico arnese che il drummer usa per creare intimità.Per "delicato" intendo dire che siamo alle prese con bestioline, magari sgradevoli, ma di piccola taglia, isetti e roba del genere, roba che pesa poco. Mica fiere della foresta.E' un disordine pulviscolare, fatto di granellini trascurabili. Che resta comunque DISORDINE creativo (non per niente richiamavo lo schema evoluzionistico: "miriadi di combinazioni dalle quali prima o poi svetterà qualcosa").

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