Il balletto della retorica

Avete presente il concetto di “sostenibilità” e “sviluppo sostenibile”? Va per la maggiore in molti dibattiti e sarebbe meglio darsi una rinfrescatina in merito:

… The generally accepted definition comes from the Brundtland Report, which defines sustainable development as: “development that meets the needs of the present without compromising the ability of future generations to meet their own needs….

Ora, David Friedman ha un dubbio: si tratta solo di un vuoto balletto retorico o siamo di fronte ad una vera e propria “cattiva idea”? Infatti:

… There are two problems with this definition. The first is that implementing it requires us to predict what the future will be like in order to know what the needs of future generations will be. Consider two examples:

1. The cost of solar power has been falling steeply. If that fall continues, in another couple of decades fossil fuels will no longer be needed for most of their current purposes, since solar will be a less expensive alternative. If so, sustainability does not require us to conserve fossil fuels.

2. A central worry of environmentalists for at least the past sixty years or so has been population increase. If that is going to be the chief threat to the needs of future generations then sustainability requires us to keep population growth down, as many have argued.

A current worry in developed countries is population collapse, birth rates in many of them being now well below replacement. With the economic development of large parts of the third world, that problem might well spread to them. If so, sustainability requires us to keep population growth up, to protect future generations from the dangers of population collapse and the associated aging of their populations.

It’s easy enough to think of other examples. Generalizing the point, “sustainability” becomes an argument against whatever policies one disapproves of, in favor of whatever policies one approves of…

L’ università dove insegna David ha incaricato i professori di dedicare un’ ora di lezione per omaggiare questo concetto sensibilizzando la platea. Lui ha richiesto alle autorità accademiche di poter parlare “contro” una nozione tanto confusa. Purtroppo non in tutte le università ci sono professori così; non in tutte le Università si è in grado di infrangere la magia ipnotica di certi balletti retorici.

Morale: se proprio si vuole ballare, lo si faccia seriamente.

 

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11 pensieri riguardo “Il balletto della retorica”

  1. Generalizing the point, “sustainability” becomes an argument against whatever policies one disapproves of, in favor of whatever policies one approves of…

    E’ vero!

    1. Mah, che proprio tutte tutte le politiche possano essere spacciate per sostenibili non direi. E’ vero che l’argomento si presta a parecchia alea e ad essere cavalcato da incolti ecologisti armati di bandiere svolazzanti. E’ anche vero che liquidarlo così sbrigativamente è semplificatorio, che una casa Clima A ha un impatto indubbiamente meno pesante sull’ambiente rispetto ad una casa di 20 anni fa, che un diesel Euro 5 crea qualche disturbo in meno ai passanti rispetto ad un diesel di 20 anni fa, che una lavatrice classe A++ consuma una quantità incredibilmente più bassa di acqua ed energia di una lavatrice di 20 anni fa.

      Creare una sensibilità ambientale è indispensabile, e chiunque abbia camminato un po’ in terre dove questa non esiste (ho in mente Marocco ed India, per esempio, devastati da sacchetti di plastica sparsi ovunque) oppure dove è molto radicata (ho in mente il mio solito Alto Adige, ho messo la foto di un cartello nel paesino di Terento su fb) non può non restare colpito da quanto evidente sia questo dato di fatto.

      Friedman mi pare che qui dimostri un insensato gusto a fare il “bastian contrario” gratuitamente.

  2. Friedman mi pare che qui dimostri un insensato gusto a fare il “bastian contrario” gratuitamente.

    E’ vero. E mi ci rivedo.
    Magari, però, non lo fa del tutto gratuitamente, a ben guardare….

  3. … un diesel Euro 5 crea qualche disturbo in meno ai passanti rispetto ad un diesel di 20 anni fa…

    La logica della sostenibilità non si concentra sul passante di adesso! Non è certo in base alla “sostenibilità che impediamo a Tizio di schiaffeggiare Caio.

    … che una lavatrice classe A++ consuma una quantità incredibilmente più bassa di acqua ed energia di una lavatrice di 20 anni fa…

    Anche questo fatto non è inerente alla sostenibilità, bensì ai prezzi: chi consuma di più deve pagare di più, cosicchè consumare meno conviene (indipendentemente dall’ umanità futura).

    1. Quindi il discrimine per adottare o meno una politica “ecologica” per te sta solo nell’immediatezza del risultato? I sostenitori delle auto a ridotte emissioni e consumi comunque ti risponderebbero che queste riduzioni impatteranno anche sul futuro, di domani come delle generazioni a venire. Stesso vale per i ridotti consumi energetici. In fondo non ho ben capito cosa stai sostenendo: che gli elettrodomestici e le case a ridotto consumo energetico siano funzionali solo al risparmio economico? Perché mai allora i governi dovrebbero incentivarle, visto che dalle accise sui consumi incassano fior di quattrini?

  4. Non bisogna confondere tra “questione ambientale” e “sostenibilità”.

    Il secondo è solo un modo (maldestro) per affrontare il primo problema.

    Inoltre non è necessario visto che l’ inquinamento, nel momento in cui produce danni qui ed ora, è affrontabile tramite lo strumento dei prezzi senza bisogno di introdurre il concetto di “sostenibilità” (faccio solo presente che le varie “carbon tax” sono solo un modo più comodo di riscuotere e girare un “prezzo” che viene fatto pagare a chi inquina il prossimo).

    Anche i sacchetti di celophan non riguardano la sostenibilità! Forse che se qualcuno li lasciasse nel tuo giardino non ti sentiresti danneggiato? Anche qui proprietà e responsabilità bastano ed avanzano per risparmiarci i “balletti retorici”.

    Il concetto di sostenibilità vale per tutto e quindi per niente: qualcuno diceva che dovrebbe essere tassato persino un compositore nel momento in cui, con la sua creatività, riduce le opportunità di comporre musica che avranno le generazioni furure. Una barzelletta, basta non prendere sul serio il concetto di sostenibilità.

  5. Sulla carbon tax abbiamo già discusso ampiamente, e ho già detto che la trovo profondamente iniqua. Le tasse in generale sono strumenti che devono servire nel modo più equo possibile a raccogliere denaro per i servizi pubblici, non per far finta di risolvere i problemi, vessando chi stenta a sopravvivere ed provocanto leggere irritazioni a chi sta bene. Basti vedere quella cosa ridicola che è il CONAI, che in nome del riciclo e della riduzione degli imballi si è trasformata unicamente in burocrazia e in un iniquo balzello che le aziende pagano senza farsi domande. Stesso vale per la tassa sui sacchetti al supermercato: gran parte delle massaie prende lo stesso il sacchetto (il cui smaltimento graverà sul futuro, di qui il legame con la sostenibilità) pagando i pochi centesimi, e via. Chi inquina paga (si incazza ma paga, alla fine diventa la solita accisa di cui ci si dimentica pure), ma chi è danneggiato – spesso ad esserlo sono gli stessi che inquinano – ne viene forse risarcito? Se io respiro i gas prodotti dalla mia auto (e pago la carbon tax) e poi io e il mio vicino di casa muoriamo di tumore, il concetto di proprietà che cosa c’entra?

    Negare il concetto di sostenibilità significa negare che le risorse sono limitate. Che poi si abusi di questa parola, sono d’accordo anch’io, ma se si abusa del termine “pace” non significa che la pace sia da disprezzare.

    E certo, “sostenibilità” e “ambiente” sono concetti legati. L’ambiente non è illimitato, certo il problema non va visto solo in termini di produzione energetica e fonti rinnovabili. La produzione di spazzatura oltre la capacità di smaltimento per esempio è insostenibile.

    Quella della musica è una barzelletta triste. A meno di considerare una risorsa limitata l’ingegno umano. Ho letto di qualche critico semideficiente che sosteneva che le possibili melodie per le canzoni sono ormai in esaurimento. L’esaurimento lo vedo nella mente di chi fa simili sparate.

  6. Non penso che il punto sia la “scarsità delle risorse”. Come potrei sottovalutare un concetto che è quasi sempre al centro della mia riflessione? Ma soprattutto, come puo’ farlo DF che di mestiere  studia proprio quello.
    Il punto, come si diceva, è invece l’ “abuso di conoscenza”.
    Il concetto di “sostenibilità” è utile solo se sai PREVEDERE IL FUTURO meglio degli altri. In questo modo si potrà pianificare il presente imponendo la propria “profezia” agli altri.
    Dietro ogni arbitrio c’ è il sospetto che si coprano degli interessi materiali, e in queste faccende di interessi ne girano molti.
    Ma il punto debole è un altro, si commette il peggiore dei reati intellettuali: l’ abuso della ragione e della conoscenza. Lo stesso per cui fummo cacciati dal paradiso.
    Un libro da leggere: The Ultimate resourse, di Julian Simon. Tesi: c’ è una risorsa da cui dipendono tutte le altre: l’ uomo e la sua intelligenza. Di questa risorsa avremo sempre bisogno, della sorte delle altre sarebbe arrogante azzardare previsioni (e soprattutto imporle a chi la pensa diversamente).

  7. No Ric, tu quoque! L’idea che Dio voglia l’uomo ignorante è cavalcata dagli irriducibili del razionalismo ateista, non puoi cascarci anche tu! L’albero da cui è stato colto il frutto proibito era quello della conoscenza del bene e del male, non della conoscenza tout court. Non esiste un “abuso della conoscenza” e Dio ci ha forniti della ragione perché ne usassimo, altrimenti ci avrebbe fatto meno intelligenti. Esiste l’abuso delle pretese della ragione, quando questa si impone di spiegare anche quello che non è in grado di spiegare.

    Io mi rendo conto che eccedere su un tema quale quello della sostenibilità sia rischioso. E chi propone politiche di controllo demografico in nome di discutibili calcoli sulla sostenibilità della popolazione è pericoloso, e di orrori in questo senso ne sono stati compiuti parecchi. Ma dato che questo tema è parecchio legato a quello ecologico, ed il mondo in cui si presta cura a non sciupare le risorse finite è un mondo migliore ANCHE per oggi, oltre che domani, essere così liquidatori è per me scandaloso.

    Pensa solo al territorio. D’accordo che c’è ancora parecchia terra disponibile, ma la differenza tra i luoghi dove il consumo della risorsa territorio è fatto con cura e quello dove si costruisce a più non posso è visibile immediatamente. E non condanno affatto chi imponesse politiche di controllo del consumo di questa risorsa. Che ovviamente non possono tradursi in tasse (o almeno limitarsi a questo)! Altrimenti assisteremmo (come assistiamo) alla triste situazione che chi paga può devastare.

    L’uomo è una risorsa? Messa così mi pare un’ottica capovolta. L’uomo è il fruitore delle risorse, il destinatario ultimo al quale queste sono destinate (per qualcuno non ne è l’unico, per me è senz’altro privilegiato). Se l’uomo sparisse, le altre risorse continuerebbero a proliferare imperterrite, anzi meglio. Quindi come si fa a dire che le altre risorse dipendono dall’uomo?

  8. L’ uomo non è una risorsa ma è il “creatore e il dis-creatore delle risorse”: il petrolio non fu mai una “risorsa” finchè non la “creò” l’ uomo. L’ uomo fa e disfa le risorse nella sua imprevedibile azione storica. Se domani colonizzerà il cosmo, lo spazio sulla terra non sarà più la risorsa preziosa che oggi appare, e gli speculatori/pianificatori del futuro e del presente saranno smentiti. Ma i loro danni resteranno. Chi lo sa come andranno le cose? Simon scommise sull’ ignoranza di un grande speculatore/pianificatore come l’ ecologista Paul Elrich. Vinse facile e dopo 10 anni incassò la posta.

    Non è la conoscenza che si condanna ma il suo abuso: ovvero il volerla credere talmente potente da poterla imporre a chi ha un parere diverso. Come vedi esiste un collegamento tra abuso della conoscenza e bene/male.

    Morale: contro le arroganti speculazioni informate alla “sostenibilità” adottiamo l’ umile e onesto metodo dei “prezzi”. Consente a tutti di fare la propria speculazione senza che nessuno abbia il diritto di imporre la propria agli altri in nome di una fantomatica Dea Ragione.

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