La spirale del tempo e i suoi scherzetti

Molte persone mettono la ragione al primo posto. Deve stare lì, al centro della loro vita. Mai acconsentirebbero di bere al calice colmo del cosiddetto “siero dell’ irrazionalità”. Chi vi si presta, infatti, sa che dovrà cedere a condotte irrazionali.

Bene, forse un atteggiamento del genere è proprio quello che dovremmo insegnare ai nostri figli. Perché no?

Solo che dovremmo insegnare loro anche a non identificare “ragione” e “logica”.

Chi compie questa identificazione, infatti, è nei guai per il semplice fatto che “logica” e “vita” sono incompatibili.

Se la ragione si riducesse alla logica, una vita imperniata sulla ragione sarebbe contraddittoria.

E’ il “fattore tempo” che gioca di questi scherzetti: l’ uomo vive immerso nel tempo e il tempo è una spirale che si succhia la logica.

I conti non vi tornano? Illustro questa singolarità con due vividi esempi.

1. Giovanni è un tipo razionale (logico) e trasparente (non riesce a nascondere le sue reali intenzioni). Ora la sua macchina è in panne nel deserto, l’ acqua è finita da un pezzo e se non passa qualcuno al più presto rischia grosso; per fortuna un tale passa di là e Giovanni, fermandolo, gli promette mille euro per uno strappo fino alla città dove abita, lì potrà prelevare la somma del compenso promesso. Ma il tale tira dritto e per Giovanni si mette davvero male. D’ altronde non poteva andare altrimenti: Giovanni, essendo un tipo razionale, non avrebbe mai rispettato la promessa una volta arrivato in città e il tale l’ ha capito subito visto che Giovanni è anche un tipo “trasparente”. Meglio sarebbe stato per Giovanni, prima di contrattare con il suo potenziale “salvatore”, essersi abbeverato al “siero dell’ irrazionalità” (ce l’ ha nel cruscotto”): ma una simile “debolezza” è interdetta dalla regola di vita che si è dato. Ripensiamo ora a questa storia e tiriamo una morale: il comportamento autodistruttivo di Giovanni è imputabile al principio che lui segue: essere sempre razionale, ovvero non bere mai dal “siero”.

 aspiral clocks

(aspiral clocks)

2. Giacomo – noto a tutti per la sua razionalità – è in casa con i suoi due figli e la moglie; fa irruzione un rapinatore e scatta l’ allarme: tra 50 minuti la polizia arriverà, il losco individuo lo sa, ha fretta e formula con chiarezza il suo ricatto: Giovanni deve rivelare la combinazione della cassaforte, in caso contrario verrà ucciso un famigliare ogni cinque minuti. Giovanni riflette: se parlo ci ucciderà tutti comunque perché ho visto la targa della sua auto e lui lo sa, se non parlo ci ucciderà uno alla volta per rendere credibile la minaccia. Sono in un vicolo cieco… aiuto!. In realtà una buona strategia ci sarebbe: bere dal “siero dell’ irrazionalità”; in questo modo sarebbe il rapinatore ad entrare in difficoltà: i ricatti sono efficaci solo se formulati a persone ragionevoli. Inoltre Giacomo potrebbe non rivelare mai la targa del delinquente: farlo sarebbe razionale per chi vuole recuperare la refurtiva – e il rapinatore lo sa. Ma se Giacomo “beve” non potrà più essere considerato razionale e questo rassicurerebbe il rapinatore che non è certo in cerca di aggravanti per il suo crimine; Giacomo avrebbe probabilmente salva la sua vita al prezzo dell’ oro. Purtroppo la strategia vincente, ovvero la strategia più razionale, cozza contro i principi di Giacomo che, essendo una persona razionale, ha giurato di non abbeverarsi mai al siero.  

Queste considerazioni spingono verso un’ idea un po’ diversa di ragione. In particolare ci portano a dire che se l’ intuizione (senso comune) non facesse parte della ragione, la ragione sarebbe in qualche modo auto contraddittoria, il che, a sua volta, non sarebbe accettabile.

Derek Parfit – Reasons and Persons – Oxford press

p.s. ho iniziato a leggere questo libro perché in molti – in troppi per fare orecchie di mercante – dicono essere il più importante libro di filosofia morale scritto ai nostri tempi. Parfit confuta il razionalismo e l’ utilitarismo applicati all’ etica proponendo una specie di apriorismo.

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8 pensieri riguardo “La spirale del tempo e i suoi scherzetti”

  1. Non ho mica capito perché Giovanni il razionale non si sarebbe sentito tenuto a rispettare la promessa, una volta arrivato in città.

  2. Perchè una volta in città avrebbe conseguito il suo obiettivo; perché mai un egoista razionale come lui avrebbe dovuto rispettare la promessa? Sarebbero solo costi.

  3. Perché sarebbe coerente, e la coerenza è razionale. Perché sarebbe onesto, e l’onestà è razionale. Se l’egoista razionale fa un patto, non lo rispetta quando gli è conveniente?

  4. Ma l’ egoista razionale è chiamato ad essere coerente con i suoi deisderi, mica con le sue promesse. E’ quella la via per “massimizzare la propria utilità”.

    Chi lo dice che l’ onestà è razionale; non possiamo stabilirlo a priori. Puo’ anche non convenire essere “onesti”, il nostro esempio è un caso lampante: rispettare la promessa in questo caso non conviene.

    Nel caso in oggetto (persona trasparente) si vede bene come una teoria pura della razionalità possa essere auto-rimuovente: se aderisco al precetto della razionalità pura (massimizzare la propria utilità) mi autodistruggo. Se cesso di essere razionale e comincio a credere di dover mantenere le promesse, allora mi salvo ottnendo un risultato migliore.

    Il massimo, nell’ esempio, sarebbe avere a disposizione un “siero a scadenza”: Giovanni lo beve e, contro le sue convinzioni precedenti, comincia a credere che sia giusto mantenere le promesse. In questo stato parla con il “tale” che decide di caricarlo. Una volta in città il siero scade e Giovanni, tornato razionale, è libero di non rispettare la sua promessa, cosa che farà vista la chiara convenienza.

  5. Altro che se conviene, essere onesti! Primo perché Giovanni si risparmierebbe l’eventuale coltellata del tizio tradito, secondo perché in un mondo di disonesti sarebbe più probabile che tizio non si fidasse di Giovanni, e Giovanni (che è razionale) ha tutta la convenienza a vivere in un mondo in cui chi lo incontra ha fiducia in lui.

  6. Nell’ esempio su cui ci concentriamo non si rischia nessuna coltellata. Il tale, al massimo, se ne va imprecando. E’ chiaro che se le cose cambiano, se il tale è un tipo losco, cambierà anche il comportamento di Giovanni.

    Però noi dobbiamo attenerci al caso di specie. Mica possiamo cambiare le carte in tavola come ci fa comodo.

    Anche il “mondo di disonesti” è un’ aggiunta posticcia. Noi non abbiamo fatto il caso che Giovanni viva “in un mondo di disonesti”. Per quanto ci riguarda Giovanni potrebbe vivere anche in un mondo di onesti. In fondo a Giovanni non conviene rispettare la sua promessa sia che viva in un mondo di disonesti sia che viva in un mondo di onesti, l’ unica differenza è che nel secondo caso l’ inganno gli risulta più facile.

    No, per Giovanni sarebbe razionale non rispettare la promessa. Il suo problema è la “trasparenza”. Questa sì postulata nel caso che trattiamo.

    1. Insomma nel paese dei razionali se posso rubare una mela senza che il fruttivendolo mi vede la rubo? Comportamenti dettati dell’onestà sono irrazionali se non arrecano beneficio a chi li adotta? La parola data si rispetta solo se inevitabile?

  7. Comportamenti dettati dell’onestà sono dunque irrazionali se non arrecano beneficio a chi li adotta?

    Bè, se come alternativa a quel comportamento esiste un comportamento che mi “arreca benefici” il razionale sceglie quest’ ultimo. Mi sembra chiaro: meglio i benefici che i malefici. Fa parte delle definizioni di partenza.

    Faccio una precisazione perché man mano che la discussione prende il largo si rischia di perdere di vista il post originario dove vengono specificate cose molto importanti che io nei commenti do’ per scontate.

    Stiamo qui parlando di un concetto di “razionalità pura”. Ovvero un concetto che identifica ragione e logica.

    Consentimi anche di citare le conclusioni del post, dove introduco un concetto alternativo di razionalità:

    … Queste considerazioni spingono verso un’ idea un po’ diversa di ragione. In particolare ci portano a dire che se l’ intuizione (senso comune) non facesse parte della ragione, la ragione pura sarebbe in qualche modo auto contraddittoria…

    Ecco, quell’ “onestà” che non vorremmo disgiungere dalla ragione puo’ rientrarvi se abbandoniamo il concetto di “ragion pura” per allargarlo ricomprendendo anche alcune intuizioni di base.

    Ma se l’ “allargamento” fosse fatto ad hoc non sarebbe credibile. Ecco allora che il post offre delle ragioni valide per realizzarlo: i comportamenti basati sulla ragion pura possono essere auto-rimuoventi, e questo per la “ragione” definita in modo puro è un inconveniente, meglio cambiare definizione.

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