Visto alla tv

Ieri sera, guardando un canale tv marocchino, ho incontrato questo signore:

diana

Il buon vecchio Yousuf Islam, che si esibiva davanti a un’ immensa folla di uomini, donne, giovani e vecchi, in delirio. (Dopo di lui, sono saliti sul palco Fela Kuti e altri artisti internazionali, donne in abiti succintissimi, eccetera)

diana3

Il pezzo che suonava e cantava in lingua inglese,  con una band fichissima di neri in T-shirt era questo:

http://www.goear.com/files/external.swf?file=94bb1f8

Già, era proprio Cat, col costume tradizionale del Marocco.

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41 pensieri su “Visto alla tv”

  1. Scusate tutti, ma a questo punto devo riuscirci.
    Ho un account wp quindi un nome utente e una password
    come cavolo faccio per entrare in questo blog?
    se rispondo all’invito che davide mi ha mandato a suo tempo, mi propongono semplicemente di aprire un altro blog.
    Non capisco.
    Potreste rispedirmi un invito (nome utente diait, e-mail quella a cui ci scriviamo abitualmente)?
    scusate ancora,
    grazie!
    d

  2. Cavolo, Diana, prima era MOLTO più interessante! Era la cronaca di un deuteroapprendimento (leggersi la Sclavi per capire). Ora è l’asettica cronaca non partecipata, ad interesse 0, da cronista scientifico! Non bastava togliere i nomi?

  3. sì, ma c’era la storia delal donna che fa il pane, e ho avuto paura del sindacato delel donne che mi vengono a menare.
    ora la riscrivo, la cronaca deuteroapprendista
    d

  4. p.s. interesse zero? Cat Stevens in costume marocchino molto cool che si scatena davanti a una platea di rockettari musulmani?
    uhm, oh well.

  5. L’interesse non è dato dal contenuto. Lo stesso avvenimento si può raccontare in modi diversi, puntando su cosa ci ha fatto uscire dal nostro quadro di riferimento (procedimento tipico della barzelletta, quello più costruttivo), oppure dando il nostro punto di vista a senso unico (procedimento standard, di solito il mio per capirci), oppure limitandoci alla cronaca asettica di fatti oggettivi (quello del ric dei vecchi tempi di fahre).

    Sul pane: mio fratello su fb aveva tempo fa fatto un commentino molto maschilista su una pubblicità (credo Barilla) dove la madre della famigliola felice si alzava a fare il pane fresco per la colazione degli altri felicioni di casa. Da sganasciarsi! L’avessi io una mogliettina che si alza a prepararmi il pane… invece tocca a me preparare il caffè americano mentre tutti ancora ronfano.

    1. Lo stesso avvenimento si può raccontare in modi diversi, puntando su cosa ci ha fatto uscire dal nostro quadro di riferimento (procedimento tipico della barzelletta, quello più costruttivo), oppure…

      sì, lo so. Io tendo alla cronaca asettica oppure alla battuta. Il mio punto di vista a senso unico potrei anche esprimerlo se solo sapessi qual è, ma di solito non lo so. Ho una specie di parlamento interno in seduta permanente, dove torme di diana agguerrite, ognuna con un suo punto di vista, si affrontano a capocciate. Difficile metterle d’accordo. Al massimo, il mio avatar in carne e ossa può cercare una sintesi che in genere comincia con un “Forse” e finisce con un “ma non lo so”.

  6. Mi sa che è vero diana, il primo resoconto era più “colorato”. Certo, se per motivi che a me sfuggono non vuoi mettere qui tutta una serie di informazioni, forse la tua poderosa scrematura è inevitabile.

    Quanto invece all’ ultimo parte della vostra discussione…

    La partigianeria non regala resoconti interessanti, io in genere evito di leggere chi ha posizioni aprioristiche.

    Però se uno la cova in sé, questo fatto non è necessariamente un male. Prendere posizione accende l’ entusiasmo, motiva, appassiona, spinge all’ approfondimento.

    La neutralità e il pluralismo sono di una noia sterile oltre che mortale. Se non avessi sentito in me torti e ragioni con modalità partigianesche non avrei mai letto un libro. Il bello è che poi leggendo ed approfondendo, lentamente cambi anche idea.

    Il tifo puo’ essere una gabbia che ti impedisce ogni movimento rinchiudendoti nella “parrocchietta”, ma puo’ essere anche un motore che ti porta lontano.

    Nel pluralismo “tutte le vacche” sono grigie e non c’ è colore più adatto del grigio a fomentare l’ apatia.

    Faccio un esempio. Ascoltando musica avevo i miei “musicisti preferiti”, li difendevo animosamente contro lo sprezzo altrui. Oggi mi rendo conto di quanto quell’ atteggiamento fosse infantile, mi rendo conto che c’ è del buono anche altrove e che rischiavo di perdermelo, ma è grazie a quel “tifo” giovanile se ho continuato ad ascoltare musica appassionatamente per tutta la vita, è grazie a quella passione se ho continuato ad approfondire e a rettificare un po’ i miei punti di vista. Forse, se fossi stato più saggio fin da subito, avrei tralasciato presto luna passione a mia passione.

    Ho paura che un bambino, per esempio, spinto col forcone a rispettare la fredda equanimità imposta da un rigido pluralismo avrà presto i bollori della passione spenti e il motore ingrippato.

    p.s. mi sa a questo punto che la sclavi bisogna proprio leggerla visto che sembra essere il nuovo guru di davide!

  7. La Sclavi è interessante, ma non è affatto il mio guru (parola oltretutto che aborro). Il mio problema è la velocità di lettura. In questo momento sto leggendo quello (ed altri 4 libri). Per questo vi faccio spesso riferimento. Alcuni spunti sono interessanti, altri forse un po’ banali.

    Sul prendere posizione: l’atteggiamento proposto dalla sclavi è quello secondo cui entrambe le posizioni, nella loro cornice, sono corrette. Confina per molti versi col relativismo, ma almeno non chiede di rinunciare alle proprie posizioni. Tutt’altro: rinunciando alle proprie posizioni in un dialogo ci si perde in due. Solo che l’atteggiameno “io ho ragione tu hai torto” è parimenti poco costruttivo. Questa la teoria, la pratica sono tutt’altro paio di maniche…

  8. considero l’approccio Sclavi alla comunicazione molto costruttivo, e soprattutto appassionante. Lo pratico istintivamente, anche da prima di conoscerla, ma sempre di più. In fondo è semplicemente un esercizio di curiosità e osservazione partecipata. In più, valorizza l’elemento umoristico.
    Nessuna ricetta universale definitiva, ma una pragmatica sostenibile che arricchisce (in conoscenza e – credo – umanità). Nessuna rinuncia al proprio punto di vista. (Ma perché, il relativismo impone questo? Ok, ok, era una domanda retorica)

    Mi chiedo come mai sia così poco conosciuta e divulgata. Non si sente alla radio, non si vede in tv, non si legge sulle pagine culturali dei giornali. Mi sa tanto che è una persona che vale. Ha una grossa esperienza – negli Stati Uniti e qui da noi – in tutti i campi in cui è utile e necessario puntare sulle capacità di “conflict resolution”. Dai ghetti neri ai tavoli sindacali alla scuola all’impresa, eccetera…

  9. Anche se della Sclavi non ho ancora capito bene cosa sia e di cosa parli? Psicologia?

    ***

    La amia esperienza personale mi dice quanto la “curiosità” sia sopravvalutata.

    La curiosità ti spinge a frequentare un festival di filosofia ma non a dissodare un libro ostico di filosofia. E un libro serio – purtroppo – è sempre anche ostico.

    La curiosità ti fa orecchiare della musica perchè “strana”, ma non ti fa sopportare il lavoro necessario per dissodarla e coglierne il frutto.

    La “curiosità” sospesa nel vuoto dell’ “imparzialità” è sterile, ci fa vagabondare sulla superficie e ci consegna subito nelle mani della noia.

    Piuttosto che sulla “curiosità” meglio sarebbe puntare sulle “motivazioni”. E’ una benzina di ben altra qualità.

    Ma per avere “motivazioni” bisogna avere a che fare con l’ “identità”. Il gioco puo’ farsi pericoloso ma il gioco è quello.

    Quando sono impegnato a costruirmi un’ identità o a rinforzarla le mie motivazioni sono a mille, la mia concentrazione oltre il mille. Anche l’ argomento più astruso parla di me.

    E l’ “identità” non è mai neutrale, ha invece sempre un qualcosa di “confessionale”.

  10. la curiosità è una molla, come la motivazione. Non so se sia sopravvalutata, ma è senz’atro alal base del piacere di scoprire, come scrive Feynman.
    Poi esiste la superficialità, che è un fenomeno trasversale, in tutti i sensi.
    Tra l’altro, secondo me, è un fenomeno sottovalutato e non abbastanza apprezzato. E’ un modo per ottimizzare le scarse risorse di tempo e energia che amministriamo quotidianamente, lasciando entrare almeno un po’ di informazione.
    E piutost l’è mej che niènt – dite da quelle parti, mi pare.

    Non so proprio come classificare la Sclavi… E’ importante? Diciamo che è una sclavologa.

  11. bravo!
    ecco com’era…
    io sono curiosa del lombardo, ma troppo poco sensibile al fattore identitario per impararlo veramente….

  12. Ho la netta impressione che la curiosità sia una molla… verso il nulla.

    Non avere motivazioni è fatale e di curiosi demotivati sono piene le fosse.

    Facciamo un minimo di analisi di coscienza, le cose che abbiamo fatto con trasporto le abbiamo fatte “per curiosità”?

    Se Davide si è sacrificato per imparare a suonare l’ organo l’ ha forse fatto… così, per curiosità? Non penso proprio, penso che l’ abbia fatto perchè voleva diventare un buon organista e investire in quel genere di capitale umano.

    Se Diana approfondisce i discorsi che riguardano i diritti dei bambini e degli animali, lo fa per una mera “curiosità”? Non penso proprio, penso che lei senta che deve farlo è che è giusto così, la cosa riguarda la sua persona. Sente di avere un motivo per farlo, non una curiosità.

    Tutto cio’ che ho intrapreso per curiosità è naufragato nel nulla come era giusto che fosse. La curiosità, quando non coinvolge la nostra identità, è una voglia estemporanea e necessariamente superficiale.

    ***

    Ei, ho dato un’ occhiata al curriculum della sclavi è c’ è da rabbrividire… a cominciare dalla formazione tenutasi nella culla del terrorismo italico (sociologia a trento negli anni caldi!). In altre occasioni avrei lasciato perdere, ma visto il vostro comune apprezzamento la sfida si fa ancora più appetitosa e non me la perdo

  13. ric: ricordo bene una tua espressione “curiosità senza interesse”.
    Forse non c’è una sola curiosità, ce ne sono diverse. Tra cui quella “senza interesse”.
    Quella forse naufraga nella noia, non so.
    Sei sempre molto perentorio nelle tue affermazioni, una cosa che ti invidio. Si vede che nella tua testa ci sono al massimo un paio di ric, e o vince uno o l’altro, c’è poco dibattito intra-moenia e molto spazio e energie per approfondire senza distrazioni. Io devo sempre tenere a bada un centinaio di voci, minimo.

  14. Sono perentorio per ragioni di sintesi, spero.

    Il post che ho messo sopra in parte è collegato a questo: tre video di “musica curiosa”. Attraggono l’ attenzione, e il curioso arriva puntuale e forse sgrana pure gli occhi. Ma poi per lui è morta lì, si passa ad un’ altra curiosità, la rete ne ha tante.

    Eppure, almeno due di quelle performance sono tenute da grandi professionisti in grado di introdurre nel mondo della vera arte. Solo che già il secondo passo richiesto costa una fatica tale da richiedere una vera motivazione e non semplice curiosità. E il curioso abdica, all’ improvviso non ha più tempo, all’ improvviso non capisce più niente e ha mal di testa, all’ improvviso…

  15. Se si è motivati si trovano delle soluzioni, se si è solo curiosi si trovano delle scuse. Questo è un dato di fatto comune. Ma se non si è curiosi si finisce per stagnare. Però è vero: la motivazione può nascere dopo che la curiosità ha dato uno stimolo, ma la curiosità di solito non porta a molto. Se penso al mio caso personale, è vero che alle cose che al momento mi appassionano di più non sono arrivato tanto per curiosità quando perché trascinato come da forze esterne. Catene di eventi che procedono per vie imprevedibili. Probabilmente però se la curiosità non ne avesse stimolato l’approfondimento e il desiderio di scavare per conoscere e capirci dentro di più, anche quelle sarebbero stati rapidi incontri per cui magari sgranare gli occhi e passare oltre.

    La Sclavi: sì, anch’io ho letto dei trascorsi al Manifesto, di Trento, ecc. Ne ho letto dopo aver iniziato il libro, e devo dire che leggendola non ci trovo tutto questo alternativismo dissidente ed estremista che il curriculum lascerebbe intuire. Mi sembra anzi parecchio moderata. Non mi sento di consigliarti il testo. In questo momento mi serve, non è detto che serva anche a te.

  16. Vlad, non credo nell’ imparzialità come opzione in campo tra chi comincia a “discutere”. Ognuno giunge alla discussione con il suo pregresso. Negarlo ci rende ipocriti e il mio vero nemico è l’ ipocrisia prima ancora che la faziosità claustrofobica.

    Quel che posso concedere è che si ascoltino le obiezioni altrui, non in nome del pluralismo pulitino quanto falso ma perché non farlo ci indebolisce tremendamente e ci fa vivere nella paura.

  17. non in nome del pluralismo pulitino quanto falso ma perché non farlo ci indebolisce tremendamente e ci fa vivere nella paura.

    sottoscrivo al 200 per cento.
    E perché sono troppo curiosa, per non farlo. Se non lo faccio, so che mi perdo certamente qualcosa, spesso qualcosa di spassoso.

    1. Spesso anche qualcosa di irritante. Sulla bilancia forse più spesso. Ma è il prezzo da pagare se non si vuol vivere nell’eremo.

      1. tu non ci crederai, davide, e non lo dico per essere pulitina: in me le opinioni altrui generano più spesso meraviglia e/o divertimento. Nella meraviglia ci metto anche il negativo (il tuo ‘irritante’), ma è pur sempre qualcosa di prodigioso per me che neanche lo contemplo. Mi viene da dire: “Ma va’!?”
        Tranne su alcune specifiche – e limitatissime – questioni, come sai. Che mi identificano, come scrive ric. (p.s. ma in quell’articolo la motivazione l’ho trovata anche in parole come sublime, creepy, turbo, anchor your voice…. Se no sembro una monomaniaca.)

      2. Tranne su alcune specifiche – e limitatissime – questioni, come sai. Che mi identificano, come scrive ric.

        Eh, ma è proprio su quelle specifiche questioni che casca l’asino. Quanto siano limitate dipende da noi. Forse cambia il numero a seconda di quante radici abbiamo e di quanto sono profonde. Ma è vero, ci identificano, sono i temi che ci stanno a cuore. E le reazioni “negative” sventagliano tra irritazione, indifferenza, delusione e tristezza a seconda di quanto teniamo all’interlocutore. Certe scuole insegnano ad estraniarci, a sradicarci, a osservare senza farci coinvolgere. In fondo insegnano a disumanizzarci. La proposta della Sclavi, di osservare da un punto di vista diverso, di ampliare la cornice per vedere quella altrui, di non rinunciare alle emozioni ma di imparare a riconoscerle, è interessante, anche se non so quanto sia realistica. Funziona quando ci teniamo poco al tema della discussione. Una recentissima discussione sull’aborto con una cara amica (visibile su fb) mi ha riaperto gli occhi su quanto sia illusorio pensare di poter sempre ampliare le cornici per vincere i problemi interculturali.

  18. a proposito dei trascorsi di Sclavi, e vai dicendo, vi copio questo stralcio di un suo intervento a una conferenza che trattava di scuola e istruzione:
    … Una è che quanto diceva lo studente (le dinamiche della comunicazione, dell’autorità, del gruppo, ecc.) è una questione vecchissima e di cui anche noi che abbiamo fatto il ’68 sappiamo benissimo, perché è esattamente quello che è successo anche nel movimento degli studenti del ’68: abbiamo fatto super-occupazioni, con lezioni fatte da noi, ecc., però a un certo punto personalmente mi sono distanziata, anche se è stato dopo parecchio tempo e dopo aver vissuto a fondo, con una critica che, scherzando ma mica tanto, era: “Abbiamo fallito per mancanza di umorismo”. Cioè non abbiamo saputo innestare una dinamica della complessità, nelle cose che facevamo. Infatti lì era cominciata una situazione in cui i sensi di appartenenza, “tu con chi stai?”, erano diventati più importanti della capacità di accogliere l’opinione dell’altro, di discutere, di indagare meglio la realtà`, di capirla meglio, di osservarla.

    E’ un tipo di sguardo che mi riguarda e che condivido.
    Neanch’io la consiglierei a ric, però, perché affronta i problemi in una chiave che probabilmente ric troverebbe poco interessante o incisiva. E a volte, come scrive Davide, anche banale. Banale è anche bello, però.

  19. Francamente, per essere tranquillizzato, da una sessantottina mi aspetto ritrattazioni e pentimenti più decisi.

    Considerazioni di questo tenore trapuntate di “se” e di “ma” non escludono che alla padella succeda la brace.

    Come per il comunismo: l’ URSS cominciava a destare qualche dubbio (bene!), si fece un’ auto-critica “vellutata” (meglio che niente!)… e si passò con nonchalance a prendere come riferimento la rivoluzione culturale di Mao (… piuttosto W Stalin!).

  20. quando voglio saperne di più di cosa succede dentro una classe o un ufficio o una stanza in cui si muovono persone che interagiscono tra loro, il punto di vista di Sclavi mi sembra utile e interessante. Non esaustivo di tutto lo scibile umano, naturalmente – storia e ideologie comprese.

    Sclavi lavora sul campo, studia e insegna strategie di risoluzione creativa dei conflitti. Una cosa che conserva un suo specifico – piccolo o grande – valore, a prescindere da tutto il resto. Credo. Ancora non è obbligatorio leggerla, comunque. Ha vinto Pisapia ma non siamo ancora alla rivoluzione culturale maoista. (Sempre se il buon Dio ci protegge…) Io e Davide, comunque, te ne sconsigliamo la lettura! And that settles it!

  21. Diana, ma io non sto parlando della Sclavi di oggi.

    E poi lo sappiamo, se tra noi due c’ è qualcuno che fa pesare il passato a una persona, quella sei tu. O no?

    A volte, anziché ascoltare cosa ha da dire qui ed ora Pincopallino, gli fai la tara alle parole risalendo addirittura alla sua infanzia. Mi sbaglio?

    Per carità, è tutto lecito e forse hai ragione tu (Saint-Beuve è meglio di Proust), ma non farmi pesare troppo un certo tentennamento iniziale.

    1. ma io non ti obiettavo il risalimento al passato, ric. C’è stato un equivoco. Dovuto anche alal frettolosità con cui ho risposto, senza mettere bene a fuoco il problema.

      Ma: perché non ti devo fare pesare troppo qualcosa? Certo che te lo faccio pesare! Tu mi fa pesare il pragmatismo, io ti faccio pesare il tentennamento, davide ci fa pesare il libertarismo, vlad ci fa pesare che a lui non glielo facciamo pesare. Ad libitum, il grande cerchio delal vita!

  22. L’ espressione “far pesare” forse ha connotazioni sbagliate e l’ ho usata a sproposito.

    Il mio concetto era questo: strano che tu, specialista nel dare importanza al passato di una persona (retrocedendo fino all’ infanzia), tenti ora di convincermi di non dare troppo peso al passato della persona di cui parliamo.

    A questo aggiungo: 1. io difficilmente do’ molto peso al passato di una persona, nemmeno mi informo in merito, di solito 2. leggo abitualmente anche cio’ che scrive chi è distante da me. Ne ho sempre tratto beneficio e quindi non intendo smettere.

    Ma, queste considerazioni fattuali a parte, ti ringrazio per le preziose informazioni preziose che hai aggiunto.

  23. ma ric, mi prendi troppo sul serio. Ricordati sempre che vengo da buffonia.

    strano che tu, specialista nel dare importanza al passato di una persona (retrocedendo fino all’ infanzia), tenti ora di convincermi di non dare troppo peso al passato della persona di cui parliamo.

    Non ti obiettavo questo. Intendevo dire che Sclavi si occupa di comunicazione e gestione dei conflitti. Questo è il suo campo specifico (siamo in zona Bateson, Watzlawick ecc.), che può o non può avere valore a prescindere dalla sua appartenenza o non-appartenenza politica – passata, presente o futura.
    Il passaggio che ho citato riguarda il ’68, è vero, ma mi sembrava interessante soprattutto come esempio della sua metodologia umoristica e della sua idea di umorismo. Capisco quello che dici, e che dal tuo punto di vista non la ‘scagioni’ abbastanza da tranquillizzarti.

    I suoi “fogli umoristici” nel libro “A una spanna da terra” (confronto fra scuola americana e scuola italiana), per inciso, sono piuttosto tecnici e difficili, io non ci ho capito seminiente. Per dire quanto può essere serio l’umorismo.

    Non volevo fare polemica, o forse sì, perché ogni volta che leggo i tuoi post sui pragmatisti amorali la prendo sul personale.

  24. Non sono riuscito a rendere il tono. Non ce l’ avevo con nessuno, facevo solo un’ osservazione che mi sembrava interessante. Così, tanto per parlare.

    ***

    …  intendevo dire che Sclavi si occupa di comunicazione e gestione dei conflitti. Questo è il suo campo specifico (siamo in zona Bateson, Watzlawick ecc.), che può o non può avere valore a prescindere dalla sua appartenenza o non-appartenenza politica – passata, presente o futura…

    Quindi tu dissoci le due cose?

    Chissà se la Sclavi sarebbe d’ accordo. Io non credo.

    Aver vissuto e aderito a certe esperienze non è come essersi iscritti ad un partito degli anni 80 per avere l’ appalto. Sparito il partito, sparito tutto.

    Si tratta di esperienze in cui si entra perchè si hanno certi modelli culturali e/o si esce con certi modelli culturali. Modelli ampi, che toccano tutte le questioni sociali.

    Diciamo che se la Sclavi si fosse affermata come tennista, la mia congettura sarebbe senz’ altro meno fondata. vere.

  25. forse hai ragione. Non lo so già più.
    Non so più neanche cosa volevo dire. Solo che ho apprezzato Sclavi, leggendola. Non tutto quello che scrive, ma alcune cose. Al corso della Luiss, c’era un anziano professore di semiologia che ci ha tenuto tre lezioni. Un giorno nomina la Sclavi, e io sono saltata su “La conosce?!” E lui, certo che la conosco. “Ma è stupendo!” (Nessuno la conosceva – né giovani né vecchi) Eccetera. Finite le lezioni, mi ha mandato a chiamare e mi ha regalato una sua vecchia copia di un libro della Sclavi, con tutte le sue sottolineature a penna. Ci siamo abbracciati come due bambini, ed è finita lì. Come quando da piccoli ci si scambiano due conchiglie preziose. Qualcosa vorrà dire, ma dovrò pensarci.

  26. p.s. comunque, ho raccolto qualche riferimento su Sclavi qui, un anno e mezzo fa, tra le mie cose speciali (con Flann, Hoffer, Salinger, Feynman, ELV…)

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