Rete a strascico

1. Il segreto? Pratica, pratica, pratica… Sì, ma quando iniziare? Presto… ancora prima… (domanda: ma sono seduti perché non ancora in grado di camminare?)… la marghe è già out…

2. Poi, ad una certa età, ecco la regressione… spunta la voglia di tornare nella propria cameretta e strimpellare inascoltati il toy piano della Bontempi…

 

2. E dopo i piccoli che giocano a fare i grandi, dopo i grandi che giocano a fare i piccoli… gli uomini che giocano a fare le donne… When a man sings like a woman…

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4 pensieri riguardo “Rete a strascico”

  1. fantastico il secondo video! Non l’avrei visto se col suo commento precedente ric non mi avesse motivato. (Girerò la segnalazione alla mia piccola clavicembalista – amerà il terzo brano, Bach)

    Il fatto è che quando il primo video di una sequenza di tre deprime e disturba, difficilmente si prosegue con gli altri due.
    Non è una questione di curiosità.
    A ‘sto punto vedrò anche il terzo.

  2. Jaroussky…. è un incrocio tra MrBean e Farinelli, insomma.
    Ho letto un bellissimo articolo su di lui sul NYT. (L’articolo precedente dell’autrice era sulle CocoRosie, tanto per capire quanto poco siano stagni i compartimenti, da quelle parti).
    Facendo una prima scansione delle tre pagine ho visualizzato e registrato queste frasi:
    – a grown man who sings like a turbo-charged choirboy
    – performing the roles of heroes or saints
    – using the outer edges of the vocal cords
    – between creepy and sublime
    – thousands of children were sacrificed to find one beautiful voice
    – mostly came from very poor families and were sold by their parents like slaves –
    – to anchor the voice in my body.

    In queste parole-chiave, la mia curiosità ha trovato anche la motivazione (si parla di infanzia, dunque). E ho letto in modo più ordinato, arrivando in fondo.
    Ma senza curiosità avrei cominciato a leggere?

  3. Faccio un’ ipotesi: tu sei motivata sull’ argomento “bambini” e curiosa sull’ argomento musica [puo’ darsi che mi sbagli, è solo un’ ipotesi]

    La curiosità ti spinge a vedere un video “sorprendente”, ma cosa resta? Forse giusto la voglia di vedere qualcos’ altro di “curioso”.

    E’ la motivazione che ti spinge invece ad approfondire. Se l’ articolo si fosse limitato ad esprimere opinioni musicali utilizzando un gergo tecnico, l’ avresti forse abbandonato.

    la tua identità è “diana è una persona sensibile alle questioni dei bambini”. La propria identità è importante e costruirla, quando si sente che è azzeccata, “mette le ali”.

    L’ identità “diana è una musicologa sopraffina” non la senti fino in fondo, non è lì che ti interessa investire in capitale umano. Ecco allora che quello puo’ restare il dominio della mera curiosità.

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