Capire un “tubo”

Arrivano i referendum! Di solito preferisco non impelagarmi in argomenti di attualità ma, richiesto di un’ opinione sulla “questione dell’ acqua” in altra sede, non mi costa niente riportarla anche qui.

In realtà non si tratta nemmeno di un’ opinione, giusto quattro pensierini in croce che servono da premessa per iniziare un discorso sensato.

Nel frattempo, davanti a noi si staglia l’ attivissimo popolo dei pervertitori linguistici che con trucchetti da due lire appena possono trasformano con la bacchetta magica lo “statale” in “pubblico”. Questo è il momento in cui producono il massimo sforzo.

Ebbene, lasciamoli perdere e veniamo al sodo:

1. Se al mondo c’ è qualcosa che non manca è l’ acqua.

Non è che siamo fortunati, è che altrimenti la natura avrebbe scelto per noi un altro pianeta, risolvendo l’ affare in partenza.  Quel che manca sono i “tubi”, in ballo non c’ è un problema di “diritti” ma di “creazione della ricchezza”. Fatto l’ “uomo” (con l’ aiuto della natura e del buon dio), bisogna fare l’ “uomo ricco” (con l’ aiuto della saggezza).

Gregory Thielker  DIPINGERE CON LA PIOGGIA

2. Il privato è sempre più efficiente dello stato.

Se le scienze umane sono mai riuscite a spiegare qualcosa, è proprio questo. E la teoria sembra quadrare: in caso contrario la Germania est avrebbe assorbito la Germania ovest, La Corea del Nord avrebbe fagocitato quella del sud e Cuba manderebbe aiuti umanitari in California e Giappone.

3. la privatizzazione della gestione idrica e il problema della povertà sono cose distinte.

Un prezzo troppo basso crea persino più danni sociali di un prezzo troppo alto (lettura obbligatoria: l’ assalto ai forni  descritto da Manzoni nei Promessi Sposi). Il fatto è che se voglio fare l’ elemosina a un bisognoso, molto meglio dieci euro e un mondo pieno di scaffali da cui servirsi piuttosto che un bicchiere d’ acqua su cui faccio la cresta.

4. Ci sono mille tipi (contratti) di privatizzazione ma una sola statalizzazione.

L’ apertura ai privati ci proietta in un mondo dove possiamo sempre imparare dai nostri errori. Sbagliare non è mai bello, la strada del “trial and error” è faticosa ma anche l’ unica che ci spinge in avanti.

piove

Pongo queste premesse con l’ aiuto del buon senso e del prezioso libretto di Frederik Segerfeldt (Water for Sale) in cui sono analizzati nel dettaglio venti casi di privatizzazione nel mondo.

Ottima occasione, questa dei referendum, per rispolverarlo.

Sembra comunque che che per il “no” sull’ acqua il referendum sia perduto. Il termine “privatizzazione” da noi fa paura, specie se al governo c’ è la destra. Uno spin-doctor onesto potrebbe proporre “responsabilizzazione”.

A proposito di esiti: per chi fa sul serio credendo di poter incidere, niente voto. Cavolo, se il voto fosse anche un dovere, il suo valore-netto come diritto scenderebbe ulteriormente fino a rasentare pericolosamente lo zero.

E il nucleare? Le discussioni in tema sono ancora fumanti.

E il terzo quesito? Francamente non so neanche cosa sia e non ho tempo d’ informarmi. Purtroppo la democrazia funziona così, baby.

p.s. La Lega sembra per il “no” sull’ acqua. Non stento a crederlo, ha occupato in grande stile i consigli delle municipalizzate con i candidati perdenti alle elezioni. Sono minimo tre mila e rotti euro al mese, mica paglia, da noi questa sistemazione “romaladronesca” è nota come “il paradiso dei trombati”. Il pdl dà invece libertà di voto, un’ altra delusione e un’ altra occasione per augurarsi sia investito dall’ ennesima tramvata.

p.s. i cattolici si dividono, certo non pensavo una schiera tanto nutrita per i “no” sull’ acqua. Ci sono i conservatori ma anche parecchi progressisti (anche qui). Che strano, uno di notte si sogna la Bindi…

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4 pensieri riguardo “Capire un “tubo””

  1. Grazie, in effetti le idee su quel referendum continuo a non averle troppo chiare. Il fatto è che le liberalizzazioni/privatizzazioni di altri servizi pubblici (Enel, Telecom, ferrovie, autostrade, ma anche TV) hanno lasciato risultati non proprio entusiasmanti. I prezzi a volte sono o sembrano migliori di prima (anche se qualche dubbio mi resta), ma la qualità del servizio non mi pare salita.

    La cosa che mi convince meno è che la gente qualunque sia portata a votare su questi temi. Qui, come sul nucleare, la gente ragiona a slogan. Se leggi le cose che circolano su internet, sono infarcite di boiate colossali. Propagandismo da quattro soldi. E parlandone al bar, ti accorgi che il livello di comprensione dei problemi in genere rasenta lo zero. Sul nucleare questo è più che evidente, la gente ha paura di qualcosa che non conosce e, anziché cercare di conoscerla, scappa. Sull’acqua sembra meno evidente perché il problema sembra più alla portata della gente comune, ma se si scava appena appena ci si accorge che non è così.

    Dell’altro quesito (legittimo impedimento) non me ne può proprio fregare di meno. E hai ragione, sentire gente che parla di “dovere di voto”, come se tutti fossero costretti ad assecondare i capricci di un capopopolo populista in perfetto stile fascista come Di Pietro (ed all’orda dei suoi frustratissimi sodali), mi fa passare anche quel poco di voglia che ho ad andare a ritirare le due schede sull’acqua.

  2. la gente ragiona a slogan. Se leggi le cose che circolano su internet, sono infarcite di boiate colossale. Propagandismo da quattro soldi. E parlandone al bar, ti accorgi che il livello di comprensione dei problemi in genere rasenta lo zero

    E’ normale che sia così, ed è anche il motivo della mia riluttanza ad impelagarmi in questioni di “scottante attualità”.

    La gente “spara slogan”, democrazia e ideologia sono sorelle gemelle omozigote. Ma è meglio che “spari slogan” piuttosto che spari e basta.

    Chi ti dice che quel tale non si è realizzato prendendo la linea da Cruciani ed evitando di farsi terrorista? Purtroppo funziona così: l’ ideologia è bella ed esprimerla è già un appagamento in sé.

    ***

    La privatizzazione si è espressa soprattutto con la varietà delle proposte: se c’ era la sip avevamo ancora i telefoni grigi, se c’ era la rai monopolista, ancora canzonissima. Sui prezzi il discorso è difficile, depurati dall’ inflazione sono in genere calati ma non in modo evidente. Operare un controfattuale è praticamente impossibile se tieni conto che dagli anni novanta un quarto del mondo (cina+india) si è arricchito in modo spaventoso cominciando a consumare e facendo schizzare la domanda delle materie prime con pressioni fortissime sui prezzi che toccano la produzione dei servizi di cui discutiamo.

  3. Probabilmente è vero. Tutto sommato la privatizzazione dei telefoni e le liberalizzazioni del mercato energetico qualche beneficio l’hanno prodotto. Ed è vero che la vecchia Telecom ha aggiornato centrali e telefoni con enorme ritardo (all’epoca tutti avevamo l’incubo della “teleselezione” e dei prefissi. Il fatto è per l’acqua è prevedibile che assisteremo ad aumenti consistenti delle bollette. Mettendo da parte l’ideologia e gli idealismi, e ragionando con puro egoismo razionale, alle mie tasche tutto sommato conviene che le cose continuino così. Pensare che gli sprechi attuali comunque li pago con le tasse è troppo remoto: i risparmi che gli enti pubblici avrebbero grazie alla cessione degli acquedotti fatico a immaginare che si tradurranno in diminuzione delle imposte o del debito pubblico. Almeno, faccio più fatica ad immaginare quello che non ad immaginare le bollette che arriveranno da una gestione privata degli acquedotti.

  4. Perchè operazioni del genere vadano a buon fine, ormai è assodato, conta molto anche la cultura del paese coinvolto (contesto). Chi investe in presenza di ostilità e diffidenze? Questi sono investimenti di lungo periodo. Chi investe in un paese e in un settore dove puo’ essere politicamente remunerativo espropiarti di punto in bianco da un giorno all’ altro? Giusto un avventuriero rapace. Da qui un processo che si autoalimenta.

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