Moonlight/ Lisitsa

Parte dell’esecuzione di Valentina.

Lo sta studiando uno dei miei vicini di casa. Certo non lo suona così, ma fa del suo meglio. Ogni tanto scivola sulle scale, cade e poi si rialza. Vedremo.

Personalmente non vado oltre la decima battuta del I movimento. Cerco d’interessare il piccolo che quando sente uscire qualcosa di vagamente ascoltabile, ci si mette lui. Che fatica!

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11 pensieri riguardo “Moonlight/ Lisitsa”

  1. In passato ho ascoltato parecchia musica “attraverso i muri”.

    Ho un vicino anziano che faceva cantare l’ opera alla figlia accompagnandola al piano. Oggi è ancora più vecchio ma tra un rosario e l’ altro di Radio Maria, ancora mette sul piatto i dischi dei crooner americani (frank sinatra, dean martin, perry como…). Il muro sembra donare a questi generi.

    Di molta musica contemporanea (rognoni su webern, in particolare) hanno detto che somiglia a musica del passato ascoltata da fuori la stanza.

  2. mamma mia, vlad…. se sai suonare anche una sola battuta di questo pezzo per me sei un genio. Ma tuo figlio suona anche lui?
    Favolosa questa Valentina bionda, dovrò approfondire.
    a presto a tutti
    (ieri sera ho visto “Il mio nemico più caro – documentario di Herzog su Kinski
    bisogna che vi racconti, è fa-vo-lo-so)

  3. No, no, Diana. Parlavo del I movimento, quello più semplice. Quello di cui ho messo il link è il III movimento.
    Ludwig ha iniziato da sei mesi e l’ho seguito. Rubo parte di quello che impara e intanto cerco di spingerlo.

    Acc…Kinski. Uno dei miei idoli. La sua interpretazione di Nosferatu me la sogno ancora di notte.

  4. sì! La cosa fantastica è che gli indigeni erano molto impressionati, come avrai letto, perché “sono abituati a risolvere i conflitti in altro modo” e non alzano mai la voce. Ma a fargli paura (come confesseranno più tardi) non era tanto Kinski, quanto Herzog, che se ne stava in silenzio, a guardare dall’alto. Imperturbabile. Temevano le sue reazioni. Infatti, quando poi Kinski minacciò di andarsene, Herzog con molta calma andò da lui e gli disse: “Ho un fucile nel capanno, con nove proiettili: se te ne vai, otto te li pianto addosso e uno lo lascio per me. Decidi tu”.

    Effettivamente, Herzog è un uomo moltiplicato per cento. John Wayne gli fa veramente un baffo. Basta vederlo in un’altra inquadratura, quando salta da un grande masso scivoloso all’altro, nella giungla amazzonica, come se non avesse fatto altro nella sua vita . E’ in grado di sostenere una pressione che ammazzerebbe duecento tori: pressione fisica, psicologica, di ogni tipo. E’ veramente un personaggio larger than life.

  5. Conflitti?

    E se Klaus fosse una specie di sgarbi (o di carmelo bene)? Parlo di quei soggetti i cui scoppi di rabbia fanno solo sbadigliare chi li conosce. Quei soggetti tanto ricercati per le telerisse… Mi sa che H. lo conosce.

    Con una telecamera accesa, poi.

    25 anni fa la scena faceva impressione, ma oggi, grazie al grande fratello, conosciamo meglio l’ uomo-pavone e i suoi vezzi.

    Per gli indigeni il discorso è diverso. Quelle sono popolazioni arretrate: non posseggono una lente interpretativa come quella che a noi è stata fornita dal reality!

    1. veramente, ric, su quel set Kinski ha preso una spada e si è scagliato con tutta la sua forza contro un indigeno (che stava semplicemente giocando a carte) colpendolo alla testa. Per fortuna, essendo una comparsa portava un elmo, ma dopo quasi trent’anni ha mostrato la cicatrice sulla testa.

      Semplicemente, le urla non fanno parte del protocollo di comunicazione di quegli indios. Questo non significa che non conoscano la violenza. Uno di loro, dopo quella sfuriata, andò da Herzog e gli chiese: Vuoi c he te lo ammazziamo? E lui rispose: No, per il momento mi serve ancora.

  6. In effetti l’ uomo pavone non è un cane che abbaia e non morde.

    La violenza lo attira. Cosa c’ è di più teatrale che la violenza?

    Tuttavia non è violento perché totalmente fuori controllo (folle), o per ottenere un vantaggio (criminale). E’ violento per esibizione.

    Sgarbi schiaffeggia, il tizio del grande fratello scaglia oggetti…

    Queste stesse sceneggiate le ho viste fare da Klaus negli extra di un altro film. Si arrabbia un po’ troppo a scadenze regolari. 

    Quanto ai selvaggi, il fatto che le urla non facciano parte del loro protocollo di comunicazione significa forse che non sono in grado di riconoscere in Klaus una persona arrabbiata?

    Mah, magari lo riconoscono pure.

    Quello che svia il loro giudizio è la mancanza di uno strumento come quello dei reality.

    Dubito che siano in gradi di distinguere una persona arrabbiata da una persona narcisa (soprattutto quando la probabilità che scatti una violenza è la medesima).

    La pericolosità è la stessa ma il modo di affrontarle molto diverso.

    Herzog su questo è più consapevole e sa che se il narciso lo assecondi, se lo metti sul piedistallo che cerca, se gli fai fare il suo spettacolino, poi lui si rabbonisce.

  7. forse agli indios manca lo strumento del reality (è vero!), però ci vedono bene: tra i due, quello che fa più paura è Herzog. A Kinski gli fai buh, e crolla. E’ un narciso, un pavone, un ometto spaventato – sì. A Herzog, no. Non lo butti giù con niente. Un giorno durante un’intervista, un tizio gli ha sparato in pancia con una scacciacani e lui ha continuato l’intervista. “It was just an insignificant bullet”, ha dichiarato poi. Se googlate Herzog+insignificant bullet trovate il video su youtube.
    Kinski era anche un uomo ottuso e vanesio. E Herzog lo dice senza tanti giri di parole, nel documentario.

  8. Una cosa che colpisce, poi, è che Herzog – naturalmente logorroico, è capace di parlare per ore senza mai fermarsi – con Kinski era praticamente muto. Credo che fosse il suo modo di dominarlo. Col silenzio.

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