Casi amari

Woody Allen – Match Point

Woody Allen non ha mai fatto mistero di collocare il cinema europeo parecchie spanne sopra quello americano. A partire dalla tradizione (cito a memoria):

“nel confrontare i nostri Maestri con quelli europei mi cresce dentro un senso di vergogna… è qualcosa di disarmante… eravamo così ingenui… e non abbiamo mai recuperato…”.

Quella mania di tagliar giù con l’ accetta semplificando tutto. Ma soprattutto quella mania delle storie di schiavizzare ogni scena per renderla funzionale al racconto.

Se in un film americano Tizio incontra Caio, l’ ascoltatore è meglio che se l’ annoti in fretta sul taccuino mentale, perché la cosa avrà ripercussioni. E se non sarà così, il film sarà da qualificarsi come sfilacciato e dispersivo.

In un film europeo, non è per niente detto che le cose stiano in questi termini, anzi. Quand’ anche l’ incontro sia a posteriori giudicabile come radicalmente gratuito, avrete assistito a un sofisticato effetto realtà destinato a nobilitare la pellicola.

Con una battuta: nei film europei, di tanto in tanto, ci si puo’ infilare un sonnellino.

Diciamolo più chiaramente: sarà che ha perso un mucchio di guerre, sarà che ne ha combattute molte senza raccapezzarsi (partendo di qua e finendo di là), sarà che ne ha viste di tutti i colori, ma l’ europeo medio, per usare un eufemismo, tende a credere che la realtà sia a dir poco labirintica.

Un modo efficace per esprimerlo consiste nel conferire un posto d’ onore alla fortuna.

Woody rende un tiepido omaggio ai suoi maestri facendo del caso un protagonista assoluto di questo bel film.

Un caso domato, per la verità, che agisce nella storia anziché sulla storia.

In altri termini: Woody non tira i dadi per decidere la sequenza successiva, il suo è un film girato all’ americana: pulito, coeso e coerente (almeno se ci dimentichiamo che esistono anche i tabulati telefonici).

Chris, il classico bravo ragazzo, dopo averla illusa, uccide sia l’ amante che lo ossessionava rifiutandosi di abortire, sia una vecchia (per sviare le indagini); torna dalla ricca e ignara moglie che con tutta la famiglia è al settimo cielo da nove mesi perché lei finalmente è restata incinta. E’ giunta l’ ora di sgravarsi! La fortuna s’ incaricherà di trasformare il piano raffazzonato e l’ azione maldestra di un incensurato, nell’ omicidio perfetto.  A farne le spese sono sia le vittime (trucidate) che il colpevole (in fondo avrebbe voluto lavarsi l’ anima pagando il fio).

Chris ha cavalcato per tutto il film una tigre idrofoba che, proprio al momento di disarcionarlo e azzannarlo, si trasforma come per incanto in un ciuchino mansueto.

Ed ecco presentarsi il labirinto: al ritorno dall’ ospedale lui si sofferma sulla creaturina: deve fingere di gioire per una cosa di cui non puo’ gioire ma che in fondo lo fa gioire. In altri termini, le sozzure lo costringono a fare cio’ che avrebbe fatto spontaneamente.

E intanto noi ci ascoltiamo della grande opera. Ma l’ omaggio non è alle fiammeggianti cabalette, bensì allo sfrigolio dei vecchi dischi. I portentosi sentimenti mediterranei inscenati al Metropolitan, covano anche a latitudini spaziotemporali diverse ma si ripropongono sotto una coltre di polvere, proprio come la musica riprodotta da quei dischi usurati. Il sangue sparso dalla passione con gestualità impulsiva, ora è sparso da una vigliaccheria catatonica.

Si evita con cura di retribuire equamente le anime coinvolte e far quadrare i conti: il delizioso amaro in bocca con cui Woody ci lascia è tutto europeo.

Un retrogusto da conservare intatto proteggendolo da ogni insidia dello humor, che qui come non mai è tenuto a distanza siderale.  

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19 pensieri riguardo “Casi amari”

  1. .
    Nonostante io lo abbia adorato, non seguo più Woody Allen da un bel po’ perché lo trovo ripetitivo, ma questo film sembra meritare. Lo vedrò…

    mi è sempre sembrata un po’ nfantile la sua ammirazione per la cultura e il cinema europei (è un fissato di Bergman, lo sappiamo) e ricordo quando vidi “Interiors” e pensai: “Addio, è finita”. Poi con “L’altra donna”, dove Gena Rowlands leggeva Rilke tra una seduta e l’altra di psicoanalisi, il colpo finale. Ma come, dov’era finito il genio supremo del “Dormiglione”? (Genio americano.) Dov’era quello che non era mai in soggezione di fronte a nessuno, che smontava le authority figures (da Freud a Dio) con una battuta fulminante?
    Niente contro Bergman, ma perché voler assomigliare a lui, quando sei genio di tuo?

  2. Mi era piaciuto “Hollywood Ending”, però, dove fa il regista cieco psicosomatico, che gira un film senza vederci. E il suo episodio in “New York Stories” – fa-vo-lo-so.

  3. Il film te lo consiglio, è davvero riuscito.

    Ma siamo lontani dal solito Allen. Se ti dico che non viene fatta una battuta una in tutta la storia, mi capirai. Aggiungo che le situazioni non sono mai surreali o grottesche, tutt’ altro.

    I difetti non mancano, per carità. Lo sto rivedendo con sara e l’ entrata in scena di scarlett johansson è davvero malriuscita.

    Siamo poi nella solita uptown, come aperitivo non si ordina un crodino ma cose stranissime. Si parla fitto senza mai sbagliare una coniugazione. Ci si trasferisce nella tenuta di campagna. Si passano le serate con un buon bicchiere di vino ascoltando musica operistica. Roba che a molti da un senso di estraneità.

    La storia è drammatica, della vena umoristica resta però l’ agilità. Potrebbe essere un film di Chabrol.

    Da vedere.

    p.s. “lui” fa morire tutte quelle con cui parlo.

    1. per “lui” intendi dire l’attore che interpreta il protagonista? Credevo che fosse gay e che facesse morire tutti quelli con cui parli, se mai!
      ma la storia non è semi-identica a quella del film con Montgomery Clift “Un posto al sole”? Dove le due donne erano Shelley Winters e Liz Taylor, entrambe fantastiche.

      1. Si, sembra anche a me. Finisce in modo diverso, ma secondo me è un posto al sole rivisitato.Ciao a tutti, non vi dimentico. Rosemarie.

  4. Se vuoi vedere il film, leggere il post non era molto indicato.

    Legggere questo commento ancora meno. Comunque.

    Di triangoli con delitto ce ne sono molti. Segnalo almeno due differenze fondamentali:

    1. lui si innamora follemente della persona che ucciderà, e non di quella con cui progetta di vivere una volta commesso il delitto.

    2. lui la scampa per un incredibile colpo di fortuna.

    Sono elementi che fanno la differenza poiché creano il labirinto di cui parlavo. Aggiungici che lui vorrebbe essere scoperto e capirai che non c’ è filo d’ arianna in grado di farti uscire.

    Mi piace molto il fatto che lui aspetti un figlio da entrambe. Che il senso di innocenza profanata non si concentri solo sulla vittima. Il bambino che avrà il padre e una vita di soli agi sembra nascere con un peccato originale. Questo candore colpevole è di grande effetto.

    1. bene! allora lo metto in lista. Ma sto vedendo “Welfare” di Wiseman. Diviso iin due volte, perché dura 2 ore e 40. Ti interesserà moltissimo!

  5. Match point, insieme a Basta che funzioni, è forse il miglior Woody Allen degli ultimi anni, te lo consiglio anch’io Diana

  6. ce l’ho già in cascina, paolo. Lo vedrò presto. Ogni lunedi sera vedo un film, ma ho un film albanese per lunedì, di Edmond Budina. Speriamo bene.
    Se non conosci Wiseman (il documentarista) merita veramente. Lo trovi con sottotitoli. Io ho visto Welfare, e vedrò Domestic Violence. Errol Morris, altro grande documentarista, lo considera un maestro.

  7. ho visto il film. E’ formalmente ben fatto anche se lungo e noioso. Il protagonista e l’attore che interpreta il cognato sono chiaramente gay. Niente di male, ma mi sono chiesta a cosa pensasse il direttore del casting.
    Lui non ama nessuno, neanche se stesso. Niente. E’ inerte e amorfo (tranne nel ramo erotico-ginnico), senza personalità. Neanche le due donne hanno personalità. La Johansson si rivela presto una scacquetta noiosa, piagnona e isterica, vuota come una campana quanto lui. Da spararsi.
    E c’è il coro greco alla fine che ci fa la lezioncina… Oddiomio.
    Ma che davéro.
    Aridàtece Woody Allen.

    1. dispiace che non ti sia piaciuto, secondo me gli attori erano in parte, e poi Woody è un ottimo direttore di attori. Che il protagonista risulti vuoto, forse così doveva essere: un arrampicatore sociale che bada solo all’apparire: bella casa, bei vestiti, famiglia borghese e per preservare questi privilegi è pronto ad uccidere
      Scarlett è fantastica,e nel successivo Scoop è ancora meglio o forse ono io che sono rimasto incantato come probabilmente è successo a Woody

      1. sì, sei tu che sei rimasto incantato dal suo capitale erotico, credo… Eppure, conosco uomini che la considerano una insulsa sciampista perennemente imbronciata! Ma sono casi rari, certo. Di un altro pianeta.

  8. Quindi bocci su tutta la linea?

    Chissà se visto senza conoscere il finale avrebbe cambiato le cose.

    Forse avrebbe eliminato almeno la noia, io davvero non l’ ho provata.

    Il protagonista gay? Per mezzo film però fa l’ infoiato con la biondina; non si trattiene nemmeno per strada. Come lo giustifichi?

  9. non saprei, immagino che recitasse. Bravo!
    Sì, i film francesi sono un po’ così, forse voleva fare il verso a quelli.
    Nel ramo dramma, preferisco gli americani forti e intelligenti, profondi e emozionanti, come Sidney Lumet e Paul Thomas Anderson.
    Il 2 agosto sera Woody Allen sarà in Campo de’ fiori a girare una scena del film. Ci sarò anch’io con lo striscione: “We miss you, Virgil!” (protagonista di “Prendi i soldi e scappa”).

  10. In effetti qui siamo lontani da Virgil, in questo senso tutto quadra.

    Chissà se visto 1) senza conoscere il finale e 2) senza conoscere il regista, avrebbe avuto qualche effetto.

    Il tuo cartello farà senz’ altro molto male a Woody: non lo sai che la cosa più ambita dai geni è riuscire fuori dal loro campo? E la loro dannazione, per converso, è di essere sempre ricacciati nel passato.

  11. hai ragione. Niente cartello, poveraccio. Anche se a giudicare da come macina film (due o tre all’anno, un altro po’), non mi pare che gli interessi tanto affinare la sua arte, quanto piuttosto tenersi occupato.
    Già, chissà che effetto avrebbe fatto vederlo nelle condizioni 1 e 2.
    L’avrei visto bene come miniserie tv in due parti. Un prodotto televisivo dignitoso.

  12. p.s. incredibile la traduzione…
    “Tom è entrato e mi ha visto attraverso la stanza… ”
    “Mio padre ti stima molto per come ti sei tirato fuori.”

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