Profitto

Pensate ad un ospedale che lavora per produrre profitti. La cosa a molti ripugna, e lo stesso dicasi per le scuole.

Ma perché?

A rifletterci bene non esistono motivazioni convincenti per supportare in modo ragionevole questa intuizione.

Le cose stanno un po’ come per il volontariato: perché mai impegnare se stessi in forme di volontariato quando le stesse funzioni potrebbero essere svolte in modo più adeguato – nonché più economico – da un professionista?

Per me, in questi casi, la cosa più naturale è pensare ad una particolare forma di vanità.

In alternativa potrei pensare che per molti la voglia di sacrificare se stessi ha la precedenza sull’ aiuto reale da dare al prossimo.

Altre idee?

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11 pensieri riguardo “Profitto”

  1. Su scuole e ospedali non mi pronuncio. E’ un tema enorme e spinoso.

    Invece non capisco com’è posta la questione profit / no-profit. Forse che siano in concorrenza? E’ ovvio che di solito il professionista possa svolgere il suo compito meglio del dilettante, ma questo non c’entra nulla con il volontariato. Il volontario può benissimo essere un professionista che compie un compito non pagato. Questa avviene tipicamente dove quel compito non potrebbe essere remunerato (mancano i soldi).

    Quando non ci sono professionisti volontari a disposizione, può rendersi necessario ricorrere a dilettanti ricchi soprattutto di buona volontà. A quel punto il livello di solito scade (non sempre, in certe situazioni può anche alzarsi – ho in mente l’assistenza agli anziani, dove spesso conta più la motivazione dell’anima che quella del portafogli). Ma se l’alternativa è l’assenza del servizio, spesso è meglio il dilettante volontario al nulla. Ed etichettarlo come “vanitoso” è un’operazione ingenerosa. Purtroppo si vede spesso, tipicamente compiuta dal Ponzio Pilato di turno che preferisce starsene in panciolle.

    Di casi dove si ponga veramente in discussione l’alternativa tra volontario e professionista remunerato non me ne viene in mente nessuno.

  2. Il fatto è che io produco il mio massimo valore nel settore dove sono un professionista e mi guadagno da vivere.

    Bene, ora ammettiamo che io sia un professionista nel settore P e che abbia a cuore la causa a cui si dedica chi opera nel settore V.

    Potrei destinare il mio tempo libero facendo il volontario nel settore V.

    Oppure potrei fare gli straordinari in P e destinare l’ extrareddito per finanziare chi opera professionalmente in V.

    La seconda soluzione è più efficiente poiché io produco più valore laddove sono un professionista e questo valore non viene sprecato una volta che lo metto a disposizione di professionisti.

    In altri termini, il volontariato brucia risorse, la donazione no. Il volontario potrebbe donare più risorse di quelle che fa risparmiare con la sua pur meritoria opera.

    Eppure molta gente preferisce la soluzione “volontariato” alla soluzione “straordinari+donazione a professionisti”. Evidentemente l’ attenzione all’ efficienza dell’ aiuto non è tutto, si è alla ricerca anche di un coinvolgimento personale.

    p.s. se P e V coincidono (ma il caso è raro), le due scelte sono indifferenti: potrei fare del volontariato oppure dello straordinario con extrareddito utilizzato per pagare un collega che faccia cio’ che mi sta a cuore.

    p.s. ammettiamo che gli utili siano gli stessi in tutti i settori. Ammettiamo anche SP siano gli utili dei professionisti e ID le inefficienze del dilettante.

    Lavorando come volontario cosa faccio risparmiare? Semplice SP – ID (ovvero, l’ utile del professionista che sostituisco al netto della mia inefficienza).

    Se dono il mio straordinario cosa faccio risparmiare? Semplice SP (ovvero l’ utile che ho incamerato con lo straordinario e che elargisco in donazione.

    Ovviamente SP è maggiore di (SP – ID), Quindi l’ aiuto efficiente si ottiene se ogni professionista fa il suo lavoro.

  3. Teoricamente hai ragione, ma non tieni conto della realtà del mondo. E sappiamo che ragionando teoricamente e senza tener conto della realtà del mondo persino il comunismo diventa buono.

    Tenendo invece conto della realtà del mondo risulta che non è la stessa cosa destinare il proprio tempo professionale agli straordinari o al volontariato. Per molti motivi. Primo perché per molti la scelta non esiste: semplicemente non hanno la possibilità di fare lo straoridinario (manca lavoro e gli straordinari sono comunque straordinariamente disincentivati dalla legislazione corrente). Secondo perché molti dispongono più di tempo che di finanze: se ricavassero denaro dagli straordinari servirebbe a pagare i propri conti più che per essere destinato alle cause. Terzo perché il volontariato è molto meno vincolante del lavoro remunerato. Preferirei essere stipendiato dalla parrocchia per il lavoro che svolgo (a livello professionale!) col mio coro, ma facendolo da volontario ho potuto a Natale dire “buonanotte al secchio” ed andarmene in Israele (ovviamente poi ci vuole comunque responsabilità, l’ho fatto assicurandomi che il servizio restasse coperto). Fosse stata un’attività remunerata, non avrei goduto di questa libertà.

    Infine, nel calcolo del differenziale SP-ID devi tenere anche conto il reddito prodotto dal lavoro volontario va interamente alla causa. Il reddito del tuo lavoro straordinario, invece, va per una buona metà all’erario (per come sono tassati gli straordinari forse persino di più). E dunque il differenziale si riduce. Se presumiamo che chi si dedica ad un’attività di volontariato lo faccia con motivazioni passionali, mentre nell’attività professionale purtroppo la maggior parte della gente (salvo pochi privilegiati) ci si ritrova malvolentieri e solo per portare a casa lo stipendio, capisci che il differenziale si riduce ulteriormente.

    Insomma, anziché teorizzare, la cosa migliore è sempre dare un’occhiatà alla realtà. Il volontariato funziona egregiamente, spesso meglio dei servizi sociali professionali. E’ alla luce del sole e non abbiamo nulla da inventarci. Scade in determinate occasioni (ho in mente molti cori di parrocchia), quando effettivamente la professionalità è necessaria ma il servizio viene affidato ai dilettanti. La colpa però non è dei dilettanti, bensì del livello estremamente basso delle pretese. Se chi affida gli incarichi e chi ne fruisce non sono in grado valutare la qualità, i risultati sono disastrosi. Ma la stessa cosa avviene spesso affidandosi ai professionisti: se non si è in grado di valutare l’offerta, i risultati sono quasi sempre pessimi.

  4. Ricapitoliamo.

    Io sostengo che se voglio “aiutare i bisognosi” la strategia migliore non consiste nel “dare una mano”, bensì nel fiutare un business o una speculazione nei settori della mia professione per poi donare gli utili a chi fa business professionale nel settore “aiuto ai bisognosi”. 

    Mi fai tre obiezioni, le prime due si riducono poi a una: per molti non c’ è lavoro, solo tempo libero.

    In parte è così ma in genere le persone, almeno nel mondo moderno sviluppato, limitano le ore di lavoro per “comprare tempo libero” e non perché non c’ è lavoro. Se volessi potrei stare benissimo in ufficio un’ ora in più.

    Veniamo alla terza obiezione: preferisco lavorare nel volontariato perché lì ho un “diritto all’ inefficienza”.

    Ma di questo tenevo conto. D’ altronde, se cio’ che chiami “avere meno vincoli” non fosse un diritto all’ inefficienza non vedo perché il lavoro professionale dovrebbe “avere più vincoli”.

    Continuo a pensare che il volontariato sia tanto diffuso perché i protagonisti hanno bisogno di sentirsi coinvolti in prima persona. In questo senso si pensa a sé oltre che ai bisognosi. Bada che in quanto dico non traspare una condanna, si tratta solo di questione legata alle preferenze personali.

    P.S. Attenzione, gli straordinari sono tassati ma le donazioni sono agevolate. Ad ogni modo è vero che il nostro sistema fa di tutto per disincentiva il lavoro in modo da disincentivare la concorrenza. Ma pensi forse che facendo pulizia muterebbero le dinamiche e il profit prenderà piede anche nei settori dell’ “aiuto”? 

    p.s. Nota che nel ps2 del commento precedente mi sono mantenuto prudente ipotizzando che gli utili del professionista nel settore P fossero uguali a quelli del professionista nel settore V. I lavori che puo’ coprire più o meno anche un volontario dilettante, infatti, sono probabilmente lavori a valore aggiunto più basso della media.

  5. Se volessi potrei stare benissimo in ufficio un’ ora in più.
    Tu, forse, ma non so se saresti disposto a tenere un tuo dipendente a fare straordinari (che ti costano più delle sue ore normali) solo per fargli portare a casa uno stipendio superiore.

    D’ altronde, se cio’ che chiami “avere meno vincoli” non fosse un diritto all’ inefficienza non vedo perché il lavoro professionale dovrebbe “avere più vincoli”.
    Ti ho fatto un esempio concreto. Non sono stato inefficiente nel prendermi quella libertà, ho provveduto a trovare le soluzioni, e ho lavorato prima per permettere quella situazione. Ho il sospetto che piuttosto la realtà sia opposta. In generale siamo più efficienti nel volontariato: lì siamo motivati in modo diverso che sul lavoro (parlo almeno della stragrande maggioranza dei lavoratori, quelli dipendenti pagati ad ore), e non ci prendiamo le “pause caffè”, le malattie, gli intermezzi per il blog, facebook, la chiacchierata col collega… Ho avuto coristi che magari saltavano le prove per una partita, ma la riprovazione degli altri coristi li ha spinti a desistere. In FIAT credo che le cose vadano in modo un po’ diverso…

    Attenzione, gli straordinari sono tassati ma le donazioni sono agevolate.
    Sì, ma si va incontro ad una doppia tassazione: quella sul reddito del donatore (solo in parte compensata dalle detrazioni sull’IRPEF, anche senza considerare la sovrattassazione dello straordinario), e quella sul reddito del professionista che sostuisce il volontario. Hai voglia contenere il differenziale!

    I lavori che puo’ coprire più o meno anche un volontario dilettante, infatti, sono probabilmente lavori a valore aggiunto più basso della media.
    Credo che chi fa lavori professionalmente meno qualificati, anche nel volontariato si occuperà di lavori di quel tipo. Il medico che si dà al volontariato e magari va in Africa a curare malati, se mandato con tutti i crismi di un lavoro ufficiale, tra indennità di trasferta, assicurazioni, ecc., credo che avrebbe dei costi difficilmenti sostenibili con le donazioni ricavate dal valore aggiunto del suo stesso lavoro in un ospedale italiano.

    Continuo a pensare che il volontariato sia tanto diffuso perché i protagonisti hanno bisogno di sentirsi coinvolti in prima persona. In questo senso si pensa a sé oltre che ai bisognosi.
    Io personalmente ho un ritorno per il lavoro col coro: evito di soffrire ascoltando certe scempiaggini durante le Messe. Quindi è vero che penso a me stesso. E chi canta, oltre al servizio (si sparano 2 messe solenni in fila, ti assicuro che il servizio è pesante), ha anche piacere a cantare. Molto volontariato avviene in quello che si chiama “nascondimento”, senza pubblicità, ma anche chi spazza il pavimento della chiesa sono convinto che proverà una certa soddisfazione nel vedere il pavimento pulito. Quindi, come tu stesso dici, nulla di male, purché non si pensi che il volontario lavori per “mettersi in mostra”. Ci sono anche questi, ma credo che siano tutto sommato in numero non significativo.

  6. D’ altronde, se cio’ che chiami “avere meno vincoli” non fosse un diritto all’ inefficienza non vedo perché il lavoro professionale dovrebbe “avere più vincoli”.
    Ti ho fatto un esempio concreto. Non sono stato inefficiente nel prendermi quella libertà, ho provveduto a trovare le soluzioni, e ho lavorato prima per permettere quella situazione. Ho il sospetto che piuttosto la realtà sia opposta. In generale siamo più efficienti nel volontariato

    Ok, ma se sei stato efficiente, allora qualcosa del genere avresti potuto farla anche sul lavoro senza incorrere in contestazioni di sorta. Non è dunque un privilegio del volontariato.

    Ad ogni modo, se fossimo davvero più efficienti nelle attività del settore V, lavoreremmo lì: producendo più valore saremmo pagati di più.

    L’ efficienza, comunque, è un concetto relativo: uno è efficiente se fa cose che gli altri non possono fare. Se tutti gli operai avessero lavorato più velocemente di Stakanov, il povero Stakanov si sarebbe trasformato da simbolo dell’ efficienza a simbolo dell’ inefficienza.

    E’ chiaro che chi sa fare cio’ che gli altri non sanno fare si arricchisce. Ammettiamo che io sia efficiente nel settore V (volontariato). In un’ ora faccio il lavoro di 10 volontari. Potrei dire a quei 10 di trovarsi un lavoro nel settore dove hanno competenze e girarmi il loro stipendio: se interessati alla causa accetteranno entusiasti, ci guadagneremmo tutti.

    Forse sul lavoro professionale “compriamo” tempo libero (blog) proprio perché ce lo consente la nostra efficienza. Come dicevo, nel mondo moderno si smette di lavorare per “comprare” tempo libero, e tu stesso hai fornito l’ esempio.

    Comunque sia abbiamo scoperto un’ ulteriore tara del mercato del lavoro con troppe regole: ostacola la generosità efficiente, ovvero quella che trasforma il volontariato in lavoro professionqale+donazione.

    1. Sono d’accordissimo sulla condanna alla rigidità. Non sul discorso in generale. Credo che la gran parte dei lavori necessari non siano appetibili, e vengano svolti per necessità. Magari anche in modo efficiente e con cura, da parte delle persone serie. Ma spesso con una “lena” diversa da quella che si dedica quando dietro c’è una vera passione. Parlo ovviamente in generale.

      Sulla possibilità che ho avuto di trovarmi un sostituto per andare in vacanza, non mi risulta che sul posto di lavoro esista una simile possibilità.

  7. Many choral-conducting superstars have gone on record in favor of the amateur singer over the professional, stating that better cooperation and deeper commitment outweigh musical talent and training.
    Amateurs bring no stopwatch to a rehearsal, make no attempt to withhold vocal gifts in favor of better-paying events. Confident in the strength of voices united, they abandon themselves to the act of singing. Void of inhibition or judgment, they blend breath with thought, and drama with music in portions equal to their individual abilities.

    http://www.amazon.com/dp/159756043X/ref=rdr_ext_tmb

  8. ll mondo dell’ arte forse conferma anche una mia osservazione precedente; il lavoro dell’ artista, infatti, è molto particolare perché:

    … artists both produce and consume their own work…

    Il dilettante è nella posizione di privilegiare l’ autoconsumo sulla mera produzione (non è sollecitato a “vendere” adeguandosi al gusto altrui) e questo a volte si traduce paradossalmente in una maggiore qualità del lavoro.

    Ma questa dinamica in fondo la si ritrova anche nel volontariato, è infatti quello che dicevo: lo facciamo per noi e per il nostro benessere spirituale oltre che per aiutare gli altri; questo spiega perché siamo restii ad affidare il lavoro ai professionisti.

  9. Beh, ora non traiamo conclusioni affrettate. Teniamo presente che il dilettantismo dei cori americani non ha nulla a che vedere con quello nostrano. Già nelle scuole è normale che i ragazzi cantino in coro ed apprendano a leggere la musica, mentre il livello le nostre ore di “educazione musicale” alle medie è spesso un gradino inferiori a quello delle ore di inglese. E dopo le medie, la musica sparisce.

    Inoltre, nei paesi anglosassoni a fronte del dilettantismo di buon livello della “manovalanza” dei coristi, c’è una professionalità di chi li dirige che da noi spesso non si vede nemmeno nei cori di professionisti. L’artista rende quando è notevolmente professionista, non si dà mai che un artista dilettante abbia prodotto qualcosa di veramente notevole.

    Non confondiamo tra volontariato e dilettantismo, perché l’equivoco potrebbe portare a conclusioni molto fuorvianti. Volontariato e professionismo non sono necessariamente disgiunti.

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