Charles Murray: una buona scuola “lascia indietro” molti bambini

… nella valutazione di molti dei nostri talenti la scuola assume un sano atteggiamento realistico… al bambino con chiare lacune cinetico-motorie viene chiesto di frequentare l’ ora di ginnastica ma difficilmente s’ investirà su di lui per farne un atleta a livello agonistico… chi ostenta fin da subito scarse doti musicali è tenuto a conoscere alcuni rudimenti ma non a tentare il conservatorio per divenire musicista… chi è sotto la media quanto ad abilità spaziale seguirà le lezioni d’ arte ma non subirà pressioni per investire le sue energie migliori in quell’ ambito… chi ha scarso controllo nelle relazioni interpersonali riceverà uno sprone se vergognoso e un’ avvertenza se aggressivo, ma tutti sono d’ accordo che è fatica sprecata puntare su questi soggetti per farne degli addetti alle pubbliche relazioni… i bambini incapaci di concentrazione saranno aiutati ad acquisire sane abitudini di studio ma ci vuole poco a constatare che per loro taluni obiettivi sono interdetti… Solo per quanto riguarda le abilità linguistiche e logico-matematiche si pretende invece che tutti facciano bene. La realtà qui viene congedata, anche quando si presenta nelle forme più nitide… Eppure sappiamo che almeno metà dei bambini non è in grado di leggere o calcolare con quella facilità che la scuola pretende da loro… questi bambini vengono tormentati per anni con pretese irrealistiche… è normale che in queste condizioni identifichino la scuola come un luogo di tormento… Parecchi di loro, molto semplicemente, non sono abbastanza intelligenti per seguire con successo un convenzionale percorso accademico… cio’ non significa che dobbiamo ostentare durezza o indifferenza, basterebbe lasciare da parte l’ ampollosa e mal fondata retorica del “leave no child behind”… Ripensate per un attimo alla vostra esperienza scolastica, probabilmente avete un buon ricordo di quando, incoraggiati da un insegnante di razza a fare qualcosa che non riuscivate a fare, avete alla fine sfondato… ma vi farà ancora male pensare a come avete deluso persone che vi sostenevano sospingendovi alla conquista di obiettivi irrealistici… Ricordo ancora di essere stato il cocco del mio allenatore di baseball, e ricordo quel tragico pomeriggio quando mi schierò come ultimo battitore nella sfida decisiva contro i Bruins… di fronte allo scetticismo generale per questa scelta a dir poco stravagante si adoperava per spendere in mio favore parole di ammirazione e fiducia in modo da incoraggiarmi a puntino… ma la realtà fino ad allora aveva parlato chiaro: io ero da sempre il punto debole della squadra… e quando presi posto sulla base  la mia performance fu la solita: un mezzo disastro… la delusione che sentivo attorno mi spezzò il cuore e ancora oggi metto piede con terrore in un campo da baseball… eppure mi ero limitato a fare quello che sapevo fare e che tutti sapevano che sapevo fare, non meritavo certo di essere punito in modo tanto efferato… pretendere che uno studente raggiunga livelli che molto semplicemente non puo’ raggiungere è crudele prima ancora che sbagliato… nessuna strategia pedagogica, nessun carico di compiti a casa, nessun miglioramento nella preparazione degli insegnanti puo’ far sue certe mete utopiche… non resta che il trucco di abbassare implicitamente gli standard girandosi dall’ altra parte… A questo punto ci sono tre ordini di obiezioni a cui vanno soggette le osservazioni fin qui svolte: 1. l’ IQ non cattura le capacità di apprendimento, 2: l’ IQ puo’ essere innalzato e 3. la scuola di oggi è talmente in pessimo stato che persino a chi è sotto la media puo’ ricevere di più anche senza che migliori le sue capacità… La risposta alle prime due sembra semplice, la terza è più impegnativa… i prossimi capitoli saranno dedicati a districare questa trama…

Charles Murray – Real Education

Annunci

8 pensieri riguardo “Charles Murray: una buona scuola “lascia indietro” molti bambini”

  1. Beh, attendiamo con ansia i prossimi capitoli.

    La selezione basata sull’IQ per qualche motivo inconscio mi suona un po’ di stampo nazista. Forse perché sono fondalmente scettico sull’idea che l’IQ sia così semplice da misurare. Inoltre, lo stesso Murray parla di diverse abilità. Perché mette insieme quelle linguistiche con quelle matematiche? Tipicamente i soggetti abili in una sono scarsi nell’altra.

    Ora però dico la mia. Io credo che molto, direi quasi tutto, dipenda dalla validità (mi riferisco a quella didattica!!) degli insegnanti che abbiamo incrociato sul nostro percorso. E marginalmente (anche se non in dose trascurabile) dalla soggettiva predisposizione (chiamiamola pure IQ). E’ vero che, arrivati ad un certo punto, se le basi mancano, è difficile che si possa rimediare. E ai malcapitati toccherà per forza (ehm, dovrebbe capitare, purtroppo temo non capiti spesso) essere cacciati a calci dai corsi di studi superiori. Se non lo si fa (e non lo si fa!), ci toccherà continuare a leggere gente laureata in materie umanistiche che scrive fà con l’accento. Non è così dappertutto, la recente esperienza in Germania mi ha lasciato strabiliato. Purtroppo in Italia è così. I professori sono socialmente considerati in uno status penoso, tanto tutti sono prof. o almeno dottore (in Germania davanti al “prof.” si china il capo). E con tutta quest’abbondanza di prof non selezionati seriamente, il cui livello non è mai verificato da nessuno (ora siamo arrivati ai concorsi fatti su misura per collocare il proprio amico/ex studente), chi potrebbe mai permettersi di selezionare gli studenti in base a qualsivolglia criterio?

    La soluzione ormai è una sola. Studiare in altri Paesi. E poi, per chi ambisce alla docenza, insegnarvi. Sempre che si sia disposti a passare selezioni serie.

  2. la frase “No child behind” è un bello slogan, ma truffaldino. Dà per scontato che restare indietro – scolasticamente parlando – sia male e faccia male. Che addirittura pregiudichi il buon andamento della vita successiva.* Dipende. Vivere un’infanzia e un’adolescenza ‘guidati’ da programmi assurdi, da una didattica incapace di rinnovarsi e da insegnanti senza una specifica formazione pratica, magari con aspettative alla Mastrocola, fa male anche quello. Perdere tempo appresso a versioni e ‘ricerche’ e compiti in classe, quando avresti i numeri per fare tutt’altro, fa male anche quello. Eccetera. Come si risolva il problema non lo so.
    (* tra l’altro, oggi – se mai — vediamo che spesso è vero il contrario)

  3. Bentornato Davide, ho seguito i tuoi spostamenti su facebook, non credere.

    Solo alcune precisazioni che dalla citazione nuda e cruda potrebbero non emergere.

    Nel mirino c’ è la “scuola unica”. O meglio, il cosiddetto “one-size-fits-all education mindset”. L’ ideologia oggi predominante. Viviamo in tempi donmilaneschi in cui diversificare equivale a discriminare e discriminare è ritenuto un tabù.

    Le abilità considerate sono le sette di Gardner: motoria, musicale, spaziale, interpersonale, intrapersonale, linguistica e logico-formale. Le ultime due non vengono riunite se non per dire che a loro la scuola riserva un trattamento (inspiegabilmente) differente. In trattamento, diciamo così, irrealistico.

    [… detto questo le abilità linguistiche concernono la comprensione della logica testuale e la capacità di impostare un discorso coerente, in questo senso c’ è un collegamento con la logica. Gli accenti centrano poco: quelle sono mere conoscenze. Il problema è proprio questo: inutile caricare di conoscenze chi possiede scarse abilità, un “fa” senza accento non migliora un discorso farfugliato senza capo nè coda… è come mettere la carrozzeria di una limousine sul motore di una 500…]

    ***

    Chissà se l’ IQ misuri davvero l’ intelligenza. Di sicuro misura qualcosa che predice in modo accurato il successo scolastico del bambino.

    ***

    Il sistema universitario americano assorbe il meglio delle intelligenze in giro per il mondo. Gli italiani non sembrano sottorappresentati. Questo assolverebbe il nostro sistema scolastico. Gli orientali sono particolarmente presenti (le scuole dell’ est sono infatti tra le migliori) ma, anche qui, sono particolarmente presenti anche gli orientali che hanno frequentato le scuola americane (non eccelse). E si torna daccapo: sembrerebbe più una questione di “etnia” prima ancora che di qualità della scuola frequentata.

  4. Sono capitato su questo blog navigando sui tag di wordpress. Un bel blog, davvero, compimenti all’autore.

    Riguardo alle affermazioni del signor Murray, di cui sento parlare qui per la prima volta (colpa mia!), vorrei dire semplicemente che sono becere. Non sono un propugnatore di certo pedagogismo deteriore che trasforma i segmenti in bastoncini, ma qui si cade nel paradosso. Gli unici ignoranti in classe dovrebbero essere gli insegnanti, privi di qualsiasi formazione didattica e, perdonate la retorica, di un minimo di passione civile. Se questi sono i libertari stiamo freschi: è il solito modello di una società basata sul privilegio di pochi. Perdonate la tirata.
    Più nel merito:
    1. L’IQ è uno strumento predittivo del successo scolastico, ma non di quello lavorativo
    2. Se si raffrontano i dati per etnie, i neri e gli ispano – americani risultano molto al di sotto della media caucasica. Viene il dubbio che l’intelligenza a cui ci si riferisce sia un valore relativo ad un contesto culturale occidentale.
    3. L’IQ non premia le personalità divergenti
    In una società della conoscenza, estremamente liquida e complessa per dirla con Bauman, ogni attitudine può diventare strategica per conseguire i grandi obiettivi del futuro. Può la scuola non tenerne conto? È un problema di solidarietà, che è anche una forma raffinata di utilitarismo…
    Grazie per l’ospitalità. Saluti,
    Orfeo Bossini

  5. Ciao Orfeo.

    E’ molto probabile che tu non abbia mai sentito parlare del libro, visto che non è stato tradotto. Si tratta di una raccolta di interventi precedentemente pubblicati a puntate sul WSJ.

    Attenzione a non scambiare per beceraggine quel che è solo chiarezza e capacità di dire fuori dai denti cio’ che molti pensano.

    Penso che dell’ autore sia corretto dire che…

    Charles Murray has once again pointed his finger at the obvious, and asked social scientists, “Have you ever noticed that?”  “Have you ever noticed that welfare gives bad incentives?”  (Losing Ground.)  “Have you ever noticed that some people are smarter than others?” (The Bell Curve.)  Now he’s pointing his finger at higher education, and asking us: “Have you ever noticed that colleges don’t teach a lot of job skills?”

    Poi si puo’ essere d’ accordo o meno, ma lo si puo’ fare in assenza di ipocrisie e con i dati che abbiamo in mano  ben spiattellati sul tavolo.

    Mi sentirei di negare il tuo punto uno: la predizione del “successo sociale” è addirittura più accurata di quella relatica al “successo scolastico”.

    Anche il punto due mi lascia piuttosto perplesso: come si puo’ alludere ad una qualunque venatura eurocentrica quando in questo genere di graduatorie è l’ estremo oriente a dominare?

  6. Ho apprezzato il video e l’ ho pure linkato su facebook, anche se forse è un po’ troppo “rivoluzionario” per la mia sensibilità.

    Punta molto su nozioni (pensiero divergente) piuttosto eterodosse.

    E’ triste dirlo ma chi vuole approntare un modello è inevitabile che si affidi prudentemente al crudo dato del consenso scientifico che al momento prevale.

    Alcuni passaggi, poi, mi risultano oscuri.

    Si afferma che:

    la scuola addestra al pensiero unico

    Per poi aggiungere che:

    la continuità tra educazione e sistema produttivo è ormai entrata in crisi…

    Ma il pensiero unico non fa leva proprio su questa continuità?

    Beninteso, la seconda affermazione puo’ essere tranquillamente sottoscritta anche da un “murrayano”, solo che costui, coerentemente, prosegue chiedendosi: “come ripristinarlo?”.

    Si sottolinea la “marginalizzazione di studenti non conformi”. Ma nell’ era dell’ università di massa il dato saliente sia la non marginalizzazione. Le capacità dei ragazzi divergono profondamente ma non diverge il trattamento a loro riservato (scuola unica).

    Anche il riferimento che si fa alla necessità di cambiare la scuola per il “successo delle generazioni future” è per me ambiguo. Non so se intenderlo tenendo ferme le istituzioni sociali che governano le nostre vite fuori dalla scuola o se anche quelle, per conseguire il successo sperato, debbano essere rivoluzionate.

  7. grazie orfeo, ho adorato il video. Avrei un milione di cose da dire, ne scriverò due o tre stasera. GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE!!!!!!!
    diana
    (co-blogger di fahreunblog)

    (x ric: sono in trasferta a Milano! – leggi e-mail)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...