In un mondo senza elettricità

Alexander Sokurov – Oriental Elegy

Nel corso di un autunno qualsiasi, una foglia qualsiasi cade all’ improvviso.

Ma non abbastanza da sorprendere Sokurov, che la filma.

Era lì, appostato da anni ad attendere l’ evento.

Forse questo aneddoto/haiku inventato sui due piedi rende in qualche modo la poetica del siberiano.

Nel mondo del grande schermo sono in molti a diffidare della lentezza. Non Sokurov, che anela all’ immobilità.

La sua immagine cinematografica sospira di nostalgia ricordando i bei tempi in cui era solo una fotografia. Ora puo’ permettersi solo certe sfumature seppia ma per il resto le tocca di malavoglia fluire nel tempo.

L’ immobilità pura infatti non esiste e Sukorov, armato di una pietas infinita e di un occhio scrutatore particolarmente indiscreto, si dedica anima e corpo alle impurità che screziano di continuo un silenzio mai taciturno.

Puo’ essere il maestoso incedere delle nebbie come la strascicata deambulazione dell’ ottuagenario, qualsiasi fenomeno in grado di dilatare i ritmi guadagna presto l’ attenzione meritandosi una delle sue proverbiali cornici.

Entriamo in un mondo senza elettricità tagliato da luci caravaggesche che sembrano rasoiate (il miope in platea continua a mettere e togliere gli occhiali); anzi, direi meglio che sembra di calarsi in una tela di Rothko: non si cerca una storia da raccontare, piuttosto uno spazio da abitare.

rot

L’ unità di tempo è rispettata come un dogma di fede, anche quando si documenta la cottura del riso.

Chi sono i protagonisti?

Innanzitutto un ruolo fondamentale spetta allo scricchiolio del parquet, ma se la deve vedere con una ruga particolarmente espressiva collocata sulla fronte della vegliarda (s’ investe molto sulla geografia mobile della cute invecchiata). Anche la nodosità delle artritiche nocche merita una menzione speciale. L’ idraulica della deglutizione è sottoposta a peritosa indagine grazie ad enormi microfoni pelosi collocati strategicamente. Il tipico taglio oculare della mandorla giapponese non ha più misteri dopo i lunghi piani-sequenza di cui è fatto oggetto.

Manca solo lo sporco nelle orecchie.

Ma tutto puo’ diventare protagonista da un momento all’ altro e non abbiamo la minima idea di dove ci condurrà l’ ennesima infinita dissolvenza del Maestro.

Annunci

4 pensieri riguardo “In un mondo senza elettricità”

  1. bello.
    Mi sono tornate in mente alcune scene de “Il sole”, il cielo che cambia fuori dalla finestra della casa-prigione dell’Imperatore.
    “Alexandra” è deludente invece. Forse perché è il più narrativo. Cioè non il suo genere, credo.

  2. … che fatica il blog, ci vorrebbero più haiku…

    Per completare l’ opera ora sto vedendo “Arca Russa”. Qui c’ è un vantaggio: se il film dovesse deludere, perlomeno ti sei fato un giro completo dell’ Ermitage, il che non guasta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...