Primo giorno di scuola…

… E il problema è sempre lo stesso: come traslare la massa di studenti dal sempre più costoso sistema statale al privato?

Ci sono le vie più tradizionali, su quale puntare? Vouchers o tagli? Io ho un debole per la seconda: taglia e la gente si arrangerà altrimenti. La crisi è un ottimo alleato, bisogna comunque riconoscere l’ impopolarità di queste soluzioni.

Alternative?

A sorpresa scopriamo di poter far leva su alcuni cliché progressisti. Di seguito presento due varianti di un qualche interesse.

Il primo è un caso di serendipity: forse abbiamo scovato (per puro caso) una strategia politicamente corretta che favorisce la cruciale migrazione.

L’ ha scoperta la città di Boston (senza volerlo).

Città progressista ossessionata dalle “pari opportunità”, come metodo per assegnare l’ istituto di riferimento a ciascun remigino che esordisce nel sistema scolastico ha introdotto la lotteria ( previa preferenze).

Non vuoi sottoporti alla lotteria? Hai due alternative: 1. passi al privato, 2. traslochi fuori città.

Esito: 1. fugone nel privato e 2. traslochi in gran quantità delle famiglie con figli.

Eppure, in termini di “giustizia sociale”, chi potrebbe mai opinare su un metodo come quello della lotteria?

Anche l’ impavido difensore del “pubblico” (così lui si ostina a chiamare la scuola statalizzata), messo di fronte alla dea bendata, decide di battere in ritirata tradendo l’ ostentata fiducia e facendo così cadere quel velo d’ ipocrisia con il quale impacchetta di solito i suoi sermoni.

Ma come spiegare l’ accaduto?

Forse qualcuno illude se stesso chiamando “pubblico” lo stimato liceo del quartiere bene dove risiede. Ho comunque l’ impressione che rispondere a questa domanda getterebbe luce su un problema – la popolarità della scuola statalizzata – altrimenti inspiegabile.

P.S.: fonte

carved boook

Veniamo al secondo caso.

Già oggi che vengono ridotti gli incrementi annuali dei sussidi, la nostra scuola annaspa e persino il progressismo fideista di Ilvo Diamanti invita ironicamente ad abbandonare una nave che affonda (ht Giovanna Cosenza):

«CARI RAGAZZI, cari giovani: non studiate! Soprattutto, non nella scuola pubblica. Ve lo dice uno che ha sempre studiato e studia da sempre. Che senza studiare non saprebbe che fare. Che a scuola si sente a casa propria.

Ascoltatemi: non studiate. Non nella scuola pubblica, comunque. Non vi garantisce un lavoro, né un reddito. Allunga la vostra precarietà. La vostra dipendenza dalla famiglia. Non vi garantisce prestigio sociale. Vi pare che i vostri maestri e i vostri professori ne abbiano? Meritano il vostro rispetto, la vostra deferenza? I vostri genitori li considerano “classe dirigente”? Difficile.» (QUI tutto l’articolo.)

Un auspicabile sviluppo della situazione potrebbe essere questo: mentre nella scuola di stato ci si batte per avvicinare il discente alla Costituzione, alla Cittadinanza, ai diritti dell’ uomo, alle pratiche linguistiche anti-discriminatorie… [tutta roba politicamente molto corretta], i privati potrebbero offrire in alternativa a questi catechismi esoterici semplici corsi a pagamento su Dante e Petrarca. La cosa sembra andare a ruba.

“Great Courses, Great Profits: A teaching company gives the public what the academy no longer supplies: a curriculum in the monuments of human thought.” City Journal, Summer 2011, Vol. 21, No. 3:

And the company offers a treasure trove of traditional academic content that undergraduates paying $50,000 a year may find nowhere on their Club Med-like campuses. This past academic year, for example, a Bowdoin College student interested in American history courses could have taken “Black Women in Atlantic New Orleans,” “Women in American History, 1600-1900,” or “Lawn Boy Meets Valley Girl: Gender and the Suburbs,” but if he wanted a course in American political history, the colonial and revolutionary periods, or the Civil War, he would have been out of luck. A Great Courses customer, by contrast, can choose from a cornucopia of American history not yet divvied up into the fiefdoms of race, gender, and sexual orientation, with multiple offerings in the American Revolution, the constitutional period, the Civil War, the Bill of Rights, and the intellectual influences on the country’s founding. There are lessons here for the academy, if it will only pay them heed.

. . .
So totalitarian is the contemporary university that professors have written to Rollins complaining that his courses are too canonical in content and do not include enough of the requisite “silenced” voices. It is not enough, apparently, that identity politics dominate college humanities departments; they must also rule outside the academy. Of course, outside the academy, theory encounters a little something called the marketplace, where it turns out that courses like “Queering the Alamo,” say, can’t compete with “Great Authors of the Western Literary Tradition.”

. . .
The very fact that the Great Courses has found professors who teach without self-indulgence may suggest that academia is in better shape than is sometimes supposed. But the firm’s 200-plus faculty make up a minute percentage of the country’s college teaching corps. And some Great Courses lecturers feel so marginalized on their own campuses, claims Guelzo, that “if the company granted tenure, they would scramble to abandon their current ships and sleep on couches to work for the firm.” Further, it isn’t clear that the Great Courses professors teach the same way back on their home campuses. A professor who teaches the Civil War as the “greatest slave uprising in history” to his undergraduates because that is what is expected of him, says University of Pennsylvania history professor Alan Kors, will know perfectly well how to teach a more intellectually honest course for paying adults.

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4 pensieri su “Primo giorno di scuola…”

  1. Non trovo male il metodo bostoniano. Le pecche + grosse sono i costi in trasporto e la poca frequentazione fra vicini, vuoi per fare i compiti insieme, vuoi per giocare. Lo dice anche l’articolo linkato. C’è un problema di fondo nelle città: se si creano ghetti per ricchi (vedi i costi demenziali per comprarsi una casa in centro a Milano o a Roma) e ghetti per poveri e manca un po’ di eterogeneità poi si arriva all’assurdo. E non parlo solo di scuola. Da questo punto di vista (eterogeneità sociale) città come Palermo e Napoli sembrano (ripeto: sembrano, poi bisognerebbe viverci per poter giudicare) messe un po’ meglio.

    L’Ilvo mi pare si sia perso nell’ideologia:
    1) xchè non ci parla del rapporto fra lo stipendio e il numero di ore di lavoro effettive?
    2)xchè non ci parla delle ore di lezioni private (ore libere)?
    3)xchè non ci parla dell’evasione fiscale di cui al punto 2?

  2. Ciao vlad, per il trasporto non preoccuparti: tutto gratuito grazie al “busing”. Sugli amici hai ragione, ma guarda il lato positivo: avremo più amici! (i vicini di casa e i vicini di banco). Tieni conto che poi parliamo solo di un distretto della città (la zona centrale).

    p.s. adesso ho capito a chi rendi omaggio con la scelta del tuo avatar! Caspita vladdy, c’ è forse al mondo qualcosa che non puoi fare?

    1. Pfui!!! nel mio programma di riordino delle metropoli l’ex keghebino potrebbe al massimo notificare via mail qualche sfratto. Manca di stile! chiedi a Diana della mia foto di ‘st’estate da Indiana Jones.

      p.s.: naturalmente i punti 2 e 3 sopra non riguardano tutti i prof indistintamente.

      p.s.2: Eddai bronco, non c’è niente di gratuito a ‘sto mondo. Chi paga il busing?

  3. chiedi a Diana della mia foto di ‘st’estate da Indiana Jones
    ahahaha, infati, il piccolo esploratore!
    ‘st’estate con i due apostrofi me lo segno…

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