Evasione: 7 non-problemi e 1 problema

Le “tasse sono belle”. Anzi, sono buone. Ancora ieri sera la TV di stato (finanziata dalle tasse) era alle prese con il panegirico delle medesime. Ricordare che le tasse mordono sembra passato di moda (è da populisti). Eppure esistono anche le cose buone che mordono!:

sculptor Scott Hove,

Ho trovato particolarmente sviante la parte dedicata alla “piaga” dell’ evasione, cosicché, di seguito, cerco di dire la mia sul tema.

1. Il problema dell’ evasione non è un problema di efficienza sostanziale: l’ evasore probabilmente spende le risorse “evase” in modo più produttivo che lo Stato. Ci vuole poco.

2. Non è nemmeno un problema di giustizia. Chi non evade perché non puo’ (dipendenti) è mediamente più propenso all’ evasione appena vi accede (ricordate lo studio della CGIA?).

3. Non è nemmeno un problema morale: è immorale evadere la tassa giusta ma, francamente, chi oserebbe affermare che certi livelli di tassazione siano da considerare giusti?

4. Non è nemmeno un problema… “paghiamo tutti per pagare meno”. Non scherziamo, se lo stato incassa di più spenderà di più e chi prima non evadeva continuerà a sobbarcarsi il medesimo carico fiscale indipendentemente dall’ evasione recuperata. E’ sempre stato così in passato e sempre lo sarà. Anzi, storicamente, da noi, recupero di evasione e incremento delle aliquote sono andati di pari passo.

5. Non è nemmeno un problema di cassa; la propensione del politico a spendere non non è intaccata dai livelli di spesa pubblica: se ha in mano delle risorse le spenderà indipendentemente dal resto; e il recupero di evasione fa proprio questo: gli consegna delle risorse aggiuntive. In altri termini, la propensione a fallire resta invariata al variare delle risorse disponibili.

6. Qualcuno dice che l’ evasione alimenta una “concorrenza sleale”. Ma l’ evasore è solo un tale che paga meno tasse. Allora qualsiasi impresa estera che, a parità di servizi pubblici ricevuti (ci vuole poco), paga meno tasse che da noi (ci vuole ancora meno) esercita una concorrenza sleale?

7. Non è nemmeno un problema culturale nel suo complesso: la Lombardia è una delle regioni più virtuose al mondo dal punto di vista della compliance fiscale. Il “centro Italia” evade un po’ più della media OCSE; è il sud a costituire un caso mostruoso, al punto che l’ evasione tollerata dovrebbe essere intesa ormai come una forma perversa di welfare.

8. Il problema dell’ evasione è che “svaluta” la “legalità”. Che paese è il paese dove la legge si riduce a barzelletta? Come fa a stare in piedi?

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17 pensieri su “Evasione: 7 non-problemi e 1 problema”

  1. E che dire della campagna pubblicitaria sull’idea che “chi evade è un parassita”? Secondo me chi evade si fa una grassa risata. Perché sa che se c’è il problema madre di tutti i problemi in Italia, questo è il parassitismo sociale. L’enorme parte del bilancio dello stato, la sua quasi totalità, va in pensioni (e sappiamo bene…) e sanità (e anche qui sappiamo bene!). Vogliamo dire che, se va bene, solo la metà di quei soldi sono spesi in modo equo, e l’altra metà è elargita in assistenzialismo? Quello che resta, le briciole, vanno in scuola, cultura, infrastrutture, spese militari, e a pagare gli interessi sul debito pubblico accumulato per pagare l’assistenzialismo degli anni passati. E quanto penosi sono i soliti, marcissimi, radicali, che combattono contro l’8×1000, proprio loro che hanno campato per anni con i soldi del “servizio pubblico” di Radio Radicale, e che dei soldi pubblici hanno questo rispetto? Ora fanno campagne quali “parlamento wikileaks”, per cavalcare l’ondata antipolitica, che sta sottraendo l’attenzione ai veri problemi (quelli di cui sopra), per concentrarla solo sulla “casta” (marcia pure quella, sia chiaro). Ed allora ci troviamo ad assistere agli osanna al nepotista Di Pietro ed allo strafascista Beppe Grillo. Si sostituisce alla politica dei cementificatori puttanieri quella dei “vaffanculo”. Si promuovono referendum per gettare fumo negli occhi della massa straignorante che pensa di prendersi rivincitine che poi si ritorcono solo su se stessa.

    Sarebbe dunque un parassita chi cerca di tenersi i soldi SUOI, che non ruba ma che anzi lo stato vorrebbe derubargli per destinarli questo assistenzialismo culla di ogni marcescenza italica? E che dire di questa falsa indignazione di chi ha le “trattenute in busta paga” (tuo punto 2), che le tasse di fatto non le paga perché le paga il suo “sostituto d’imposta”? Le tasse per lui sono solo un rigo stampato sulla busta paga, perché difficilmente avrà contrattato uno stipendio lordo. Mentre per chi lo paga, quelli sono soldi veri.

    E ragione da vendere hai sul fatto che lo stato, recuperando (rapinando) più soldi ai cittadini, non farebbe altro che sperperare di più. Perché se le ferrovie al chilometro qui costano il triplo che in Francia, la ragione la conosciamo tutti. E purtroppo non possiamo sperare nella politica di nessuno, perché non ho ancora sentito nessun politico raccontare sul serio le cose come stanno.

    L’unica domanda che mi viene è: qual è l’ottavo punto, quello che non sarebbe un “falso problema”? Non certo il numero 8, perché la credibilità della legalità l’Italia se l’è già mangiata da parecchi decenni.

  2. Concordo quando parli di “sprechi”. Ma limitarsi ai casi conclamati è fuorviante e si finisce nel vicolo cieco “Stella&Rizzo”. Sono più malizioso e penso che il vero cancro si annidi in quelle voci di spesa “sacre” di cui sui giornali non si puo’ parlare: scuola, sanità e pensioni. Penso inoltre che sia sviante pensare la cosa come un problema “italiano”, è un problema delle “democrazie” della vecchia europa. Insomma, non è una questione “antropologica”, bensì “istituzionale”.

    1. Forse hai letto il mio commento velocemente. Non sei più malizioso: dici quello che sto dicendo io. Il parassitismo sociale è la vera piaga.

      Dunque, la ripartizione del bilancio statale è più o meno questa: al netto degli interessi, oltre il 60% del bilancio dello stato finisce tra previdenza e sanità. Un 20% finisce alla pubblica amministrazione e un 10% all’istruzione. Briciole alla difesa e all’ordine pubblico.

      Gli interessi si mangiano attorno al 9% del bilancio dello stato (il doppio di quello che succede nel resto d’Europa).

      E’ vero che molto altro male è però comune. Abbiamo italianizzato l’Europa. Basti vedere questi dati:

      Spesa delle Amministrazioni pubbliche sul Pil:

      1960 – Italia: 30,1% – Europa: 19,2%
      2008 – Italia: 51,9% – Europa: 50,9%

      Sono dati che fanno accapponare la pelle.

  3. Continuo a pensare che il ns, relativamente alle esperienze che ho avuto (e qui Diana mi smentirà subito), sia un buon sistema sanitario. Preferisco non avere la spada di Damocle di un codicillo non letto nel contratto di assicurazione che non mi permetterà di farmi curare decentemente e mi farà sbattere in ospedali per indigenti.
    Pare che il pronto soccorso del County General hospital di Chicago, a detta di testimoni oculari, non sia così indaffarato come ci hanno voluto far credere e, in fase di avvicinamento al bancvo dell’accetazione, si venga tormentati da cartelli di avvertimento che ammoniscono sulla situazione della tua ass. sanitaria.
    Certo il ns costa ed è innegabile, il mangia-mangia esiste, ma preferisco una sovrattassa oggi a brutte sorprese domani.

  4. Davide… bè, allora si tratta di uno strano caso di “accordo su tutta la linea”.

    Vlad, qui non è nemmeno necessario mettere alla sbarra il “nostro sistema” (e le cose da dire non mancherebbero), piuttosto il modo di finanziarlo: decuplichiamo i tiket e tagliamo la spesa pubblica.

    Insomma, lasciamo perdere le utopie: far compartecipare alla spesa chi beneficia di un servizio sarebbe già un primo passo nella giusta direzione

  5. decuplicare? non è necessario. Anzi a volte lo stesso servizio costa la stessa cifra presso l’SSN e il privato. In casi opportuni basterebbe raddoppiare.

  6. A me piacerebbe che qualcuno spiegasse com’è possibile che, in cifre attualizzate, si sia passati progressivamente a spendere 14 volte il denaro pubblico che si spendeva nel 1960. Quattordici volte. E nonostante lo Stato si mangi più del 50% del PIL, e scusate se è poco, c’è chi invoca la lotta all’evasione. Cioè, in pratica, invoca ancora più rapina da parte dello stato. Vogliamo uno stato che si pappa il 100% del PIL e redistribuisce come gli pare? Questa gente, nonostante si professi anticomunista, ha in realtà assorbito tutti i germi del comunismo ed inconsciamente li diffonde in tutte le occasioni. Peccato che a vedere comunisti dappertutto si rischia di esser presi per berlusconiani!

  7. … a volte lo stesso servizio costa la stessa cifra presso l’SSN e il privato…

    Non capisco bene, se fossero casi significativi, anziché una spesa sanitaria avremmo un utile sanitario! Evviva, potremmo usarlo per abbassare le tasse.

  8. Magari non la stessa cifra, ma ci si avvicina. E la prestazione è più ravvicinata, inutile dirlo. Non so se possono essere indicati come casi significativi, li ho visti qualche mese fa.

  9. Calmati Davide, funziona così!… è che se oggi fai una leggina per RALLENTARE L’ AUMENTO ti ritrovi le piazze piene e passi per “macellaio sociale” che lascia morire la gente per strada e tortura gli hanicappati… vedi che puntatoni ci costruisce su Santoro e la Gabanelli… che interviste strappalacrime e strappaindignazione… probabilmente nei decenni precedenti, anche se io non li ricordo, passavano di continuo i monatti coi carri stracolmi…

    p.s. vlad, ma parli del privato-privato o del privato a cui la regione passa poi un rimborso?

  10. Bisogna concludere che sono casi irrilevanti, visto che in ambito sanitario il privato ha guadagni da favola mentre il pubblico i deficit coperti dalla spesa pubblica di cui sopra.

    1. State scherzando, vero? Perché l’ipotesi ovvia, cioè immaginare che il pubblico ha spese sproporzionate rispetto ai costi, vi sarà senz’altro passata per la mente.

  11. Non capisco bene, faccio il punto:

    1. il privato nella sanità guadagna di brutto;

    2. il pubblico perde ogni anno l’ importo che noi chiamiamo “spesa sanitaria”;

    3. Vlad dice che molti esami costano all’ utente del privato quel che costano al pubblico.

    4. Conclusione: o A. (io) vlad fa riferimento a quote irrilevanti delle prestazioni sanitarie, o B. (davide) c’ è uno spreco colossale al punto che privatizzare subito tutto azzererebbe la spesa pubblica sanitaria senza nessun aggravio per le tasche dei cittadini!

    Sia A che B contengono un grano di verità, certo che la verità di B è talmente paradossale (azzeramento della spesa senza aggravio per l’ utenza) che istintivamente mi rifiuto di credere…

  12. In realtà credo che al netto delle imposte che pago al SSN, la sanità privata mia e della mia famiglia a me costerebbe meno di quella pubblica. Però è vero che la verità B è paradossale e non mi sento di sostenerla fino in fondo.

    Così pure, provocavo un po’ col paradosso quando dicevo che stanando gli evasiori si aumenterebbe il rapporto spesa pubblica/PIL, perché in parte aumenterebbe anche il PIL. Almeno, finché quelli che oggi sopravvivono evadendo fallissero del tutto, smettendo di pagare anche quella fetta di tasse che oggi pagano. Al netto, credo che lo stato ci smenerebbe.

    Il punto è che questa retorica antievasione ha proprio rotto, è fuorviante e getta fumo negli occhi. Anche se gli evasori (sopra il limite della decenza, perché al di sotto appena possiamo siamo evasori tutti) stanno sulle scatole anche a me.

  13. No bronko, ho parlato di alcuni, non di molti esami. E non ti potrei con certezza fornire dati precisi: ho visto solo di sfuggita degli esempi.

    Davide: “la sanità privata mia e della mia famiglia a me costerebbe meno di quella pubblica.” Siamo sempre a livello di scommessa, non puoi ipotecare il futuro. E su queste cose non si può scherzare.

    Certo che la retorica antievasione fa girar le balle: soprattutto quando vedi i sostenitori rifiutare la fattuta dell’idraulico x risparmiare l’IVA e rendersi a loro volta evasori.

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