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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Omozigoti

Un’ intesa che sembrano usciti tutti e cinque dallo stesso uovo.

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Il meglio poi lo danno quando possono sgranchirsi.

Molli, flessuosi, disarticolati ma senza perdersi mai di vista. In quelle paludi l’ unico a smarrirsi è il metronomo, loro le abitano invece con naturalezza: un occhio sonnecchiante e l’ altro vigile. Le narici appena sopra il pelo dell’ acqua.

Nel terzo millennio la capacità di rallentarsi è merce rara; apprezzabile l’ autocontrollo del leader, riesce ad aleggiare come introversa presenza paterna sullo sfondo, se potesse non suonerebbe neanche più.

Pigri e calibrati, come felini a pancia piena, piluccano i rimasugli del banchetto tra un pisolino e l’ altro.

Se proprio bisogna fare la rivoluzione, che sia felpata e si tenga la notte.

Ottimi anche per veglie funebri col morto di morte naturale. Eccellenti per funerali col camposanto in campagna fuori le mura. Se prenotate i loro servigi fatemelo sapere che vengo, ormai si tira il fiato solo in quelle occasioni, sarebbe un peccato perdersele.

Genealogia: Bill Evans, Morphine.

http://www.goear.com/files/externalpl.swf?file=6db0618

Giovanni Guidi Quintet – We don’t live here anymore

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