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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Come ascoltare la musica

Ce lo spiega Harry McGurk: un buono stereo ascoltato a luce spenta è la fonte più fedele. Se proprio vi tocca andare al concerto limitate i danni tenendo gli occhi chiusi.

Già, purtroppo “ascoltare” e “vedere” sono attività incompatibili. E la seconda, essendo dominante, distorce la prima.

Very cool auditory illusion created by visual dominance:

5 risposte a “Come ascoltare la musica

  1. davithegray 03/10/2011 alle 10:21

    Fallacissimo. Basta chiudere gli occhi al concerto. La riproduzione domestica, per quanto fedele (e mai lo è), è sempre una “riproduzione”. E buon per lui, se c’è chi si accontenta di una riproduzione, quando può avere l’originale. Ma non pretenda, per piacere, di asserire che la sua strada sia la migliore. Sarebbe come dire che una foto di un buon piatto è meglio che gustarsi il piatto. Certo, la foto sarà eseguita a regola d’arte, mentre il piatto che ci servirà lo chef sarà per forza imperfetto. E allora, per chi preferisce la perfezione artificiale, buon appetito. Chi ha ascoltato una buona orchestra o un buon organo, ma anche solo un buon cantante o un buon pianoforte dal vivo ed in un’acustica decente, sa bene che non c’è proprio storia, e il paragone regge.

    Inoltre, l’esecuzione non “live recording”, il disco registrato i studio, all’orecchio educato suonerà sempre come artificiale. Chi sa come vengono registrati i dischi, conosce bene il taglia&cuci che c’è dietro. E l’esecutore sa benissimo che per una registrazione da studio dovrà cercare un’esecuzione di riferimento, con pochi guizzi estemporanei. Ma c’è anche chi preferisce la plastica al legno, no? Dà molte meno noie da gestire.

    Questi argomenti valgono per la Musica, ovviamente. Le porcate prodotte da strumenti elettrofoni e le voci amplificate, e le band che suonano su loop e sequencers, ovviamente saranno molto più fedelmente approssimabili da parte dello stereo domestico.

    Purtroppo in Italia c’è un’enorme carenza di concerti “come si deve”. Pertanto capisco che si possa ragionare così. Per un eunuco è facile disprezzare la compagnia delle belle signore…

  2. broncobilly 03/10/2011 alle 10:58

    Mi sa che l’ analogia del piatto e della foto non regge. In questi casi “l’ originale” è un’ astrazione, non esiste allo stato puro. Il disco puo’ non essere fedelissimo, ma il concerto storpia l’ originale con rumori, puzze, facce, scricchiolii, colpi d’ aria, pensieri eccetera. La presenza di un pubblico altera l’ evento musicale facendolo diventare una performance. In questi casi gli amanti della purezza si perdono la musica. Un aneddoto racconta di come Gould non riuscisse ad ascoltare i Berliner in platea, fortunatamente, grazie alla sua fama, ebbe accesso in cabina e poté infilarsi le cuffie. Lì ascoltò finalmente il Von Karajan più bello della sua vita. McGurk ci dice anche perché: per avvicinarci all’ originale l’ apparato ricevente conta quasi quanto quello emittente.

  3. davithegray 03/10/2011 alle 13:22

    Gould era una persona malata, con un sacco di problemi. Non mi sembra il caso di prenderlo come riferimento.
    Parli di amanti della purezza, ma in musica c’è solo un modo di essere puristi. Leggere la partitura e sentire la musica nella propria testa. Altrimenti l’interpretazione altrui è comunque contaminata. La minor contaminazione si ha eliminando il più possibile di artifici. E questo non si fa di sicuro con le cuffie. Chi è capace di pensare alla musica che ascolta, riesce senz’altro ad astrarsi dalle puzze e dai colpi di tosse dei vicini (chi tossisce ai concerti bisognerebbe fulminarlo, è vero, ma anche a casa è praticamente impossibile evitare tutti i rumori molesti). L’analogia con la foto io credo che regga perfettamente. Avessi sentito l’organo ed il coro come li ho sentiti qualche sera fa nella cattedrale di Bruxelles, non dubito che la penseresti così anche tu.

    • broncobilly 03/10/2011 alle 15:35

      Se sei d’ accordo che bisogna “astrarsi”, allora ci siamo.

      Ne consegue che quante meno cose ci sono da cui “astrarsi”, tanto più facile sarà farlo. Questo, però, non depone a favore della musica dal vivo. McGurk, per esempio, ci dice che astrarre il suono dall’ immagine è molto difficile perché l’ immagine esercita su di noi la sua naturale dominanza. Ma questo per molti non è un problema, costoro infatti replicano dicendo che la “performance” nel suo insieme conta più della “musica pura”. Non a caso parlavo di “purismo”. Che poi i puristi siano anche un po’ malati, questo è vero.

      Potremmo fare degli esperimenti. Ammettiamo che tu sia chiamato all’ ascolto di una frase di violino su cui poi verrai interrogato. In palio ci sono 100.000 euro. Preferisci ascoltarla sepolto in mezzo a una numerosa platea mentre il violinista la suona dal palco o in cuffia in un luogo appartato senza nessuna distrazione? La risposta a me pare scontata. Ma soprattutto mi è stata confermata a Majano dalle ragazze del Willems che esami del genere dovevano affrontarli (e in assenza dei 100.000 euro!).

      Il fatto è che gli artifici vanno eliminati, ok. Ma non quelli che facilitano l’ ascolto.

      C’ è una cosa che confonde il giudizio: il fatto che chi va ai concerti è mediamente più motivato di chi ascolta a casa. Recarsi a un concerto è costoso e solo un appassionato si sobbarca i sacrifici relativi (uscire la sera, viaggiare, trovare parcheggio, pagare il biglietto…). Vedendo che ai concerto si ritrovano i “grandi esperti”, al profano sembra impossibile che quelle condizioni di ascolto siano il second-best. Dimentica che il grande esperto 1) usufruisce di tutti i canali d’ ascolto 2) ha anche motivi extramusicali per incontrarsi con i suoi “simili”.

      Quanto al fatto che la “musica pura” non “risuoni” neanche (la si ascolta solo leggendo la partitura), mi sembra esagerato, direi che è un’ “eresia ariana”. La musica deve “incarnarsi” in un suono. Una musica che non suona non è nemmeno tale, per quanto l’ immaginazione possa sopperire. La musica è sempre interpretata, anzi, nel campo della classica direi che si giudica più l’ interpretazione che la musica scritta.

      • davithegray 03/10/2011 alle 18:27

        Mi sa che qui rischiamo di avvitarci nell’ennesima discussione infinita.

        Le questioni sono varie e complesse. Primo: un tempo la musica veniva scritta persino lasciando un ampia varietà di strumenti interpretativi. Questo vale ancora ai tempi di Bach, quindi non sto parlando di preistoria. La sostanza musicale, quanto scritto sulla partitura, era dunque ben più importante della sua incarnazione estemporanea in un’esecuzione. Il rapporto si invertiva nell’improvvisazione, altrettanto importante ma cosa diversa. Certo, godere leggendo la musica è alla portata di pochi. L’Arte della fuga non è per tutti.

        Oggi, invece, in molte correnti il fatto sonoro è più importante del tessuto musicale. Ma anche lì il momento esecutivo e sonoro non è secondario. Proprio ieri sera ne parlavano su Radio 3, trasmettendo un (raccapricciante) concerto per viola elettrica. Il commento era che comunque sarebbe stato impossibile godere del concerto attraverso lo stereo, in quanto il fattore spaziale dell’evento sonoro era determinante. Si chiedevano addirittura se avesse senso trasmettere la musica contemporanea (almeno di quel genere) per radio.

        Sul “concorso a premi”: qui il punto è, cosa cerchiamo dalla musica? Saprai, perché l’hai sentito, che ho un impianto di un certo rispetto. Non disprezzo l’hifi. Credo che abbia un ruolo determinante. Se vogliamo farci una minima cultura musicale non possiamo permetterci, specialmente nella sottosviluppata Italia, di ascoltare tutto in magistrali esecuzioni dal vivo.

        Ma questo è ok ai fini enciclopedici, per prepararci all’ascolto vero. Riconosco persino che si possa arrivare a godere limitatamente di simili ascolti. Ma se davvero il nostro fine è GODERE appieno ascoltando musica, di strada ce n’è una sola. Non c’è hifi che si possa nemmeno avvicinare al suono di un’orchestra, di un organo, di un violino ben fatto ascoltati dal vivo. La voce di un cantante suonerà per forza inscatolata alle orecchie educate messe di fronte al migliore degli impianti hifi. Certo, migliore l’impianto migliore l’approssimazione. E le orecchie educate sono merce rarissima. Più rara degli occhi educati, in grado di distinguere un Caravaggio dal vivo da una buona fotocopia a colori.

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