1955-2011: una stoccata e un omaggio

Nell’ ormai strafamoso discorso a Stanford, SJ insiste sul concetto di “never settles”: insegui il tuo sogno (e non scendere mai a compromessi). E’ una buona strategia? C’ è chi ritiene che serva più che altro a segnalare (magari bleffando) il proprio talento.

Now try to imagine a world where eri averyone actually tried to follow this advice. And notice that we have an awful lot of things that need doing which are unlikely to be anyone’s dream job. So a few folks would be really happy, but most everyone else wouldn’t stay long on any job, and most stuff would get done pretty badly. Not a pretty scenario. 

Now notice: doing what you love, and never settling until you find it, is a costly signal of your career prospects. Since following this advice tends to go better for really capable people, they pay a smaller price for following it. So endorsing this strategy in a way that makes you more likely to follow it is a way to signal your status.

Dopo la stoccata, l’ omaggio:

I once thought his success was mostly a matter of luck. Anyone can be at the right place at the right time.
But then he did it again.
And again.
And again.
And again.
He was my only hero.

Hirotoshi Ito

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6 pensieri riguardo “1955-2011: una stoccata e un omaggio”

  1. Hanson è sempre forte.
    Il discorso a Stanford di Jobs l’avevo ascoltato, e poi l’ho ritrovato sulle bacheche di FB di nipoti e amici di nipoti (ventenni). Certo, chi non ha il talento di Jobs e come strategia segue solo “rincorri il tuo sogno”, rischia di farsi parecchio male, soprattutto in un mondo in cui le sirene sono in tante a cantare.
    Sono rimasta incantata anche dalla moglie di Jobs, dalla loro coppia e famiglia che ho scoperto leggendone nei vari tributi pubblicati in questi giorni. (Anche se, naturalmente, nessuno può sapere veramente cosa c’è dietro le foto e la storia ufficiale)

  2. Parlando francamente, non conosco bene il lavoro di Jobs.

    Ti dirò, sono rimasto di stucco nel constatare lo spazio che gli hanno dedicato (il Corriere ipotecava per lui le prime 4 pagine!).

    Altrove ho detto che, per i noti motivi, trovo che l’ omaggio a un imprenditore sia sempre un segnale positivo, e di cio’ mi compiaccio.

    Ma non so se chi omaggia Jobs, domani omaggerà anche Gates. E non vorrei che cio’ sia dovuto solo al fatto che il secondo non sia un figlio adottivo.

  3. Sembra il sogno americano versione nuovo millennio condensato in 15′. Ci sono tutti gli ingredienti. Avete notato che in tutto il discorso non incespica in una sola parola? Grande self-control. Naturalmente queste osservazioni non vogliono toglier nulla alla genialità della persona che cmq è un grande.

  4. Io sono come al solito un po’ controcorrente. E’ scandaloso che ci sia in giro gente che spara a zero su Microsoft e osanna la Apple. Ora sono dipendente dall’iPhone, non potrei più vivere senza. Mi sono fatto abbagliare fino al punto di comprarmi un Mac. L’ho scavato a fondo. Nell’uso quotidiano non lo sostituirei mai a Windows 7. Certo, Apple fa figo. Tutto è stiloso, costa il doppio del resto, è pensato per l’uso anche da parte degli idioti, il che spesso riduce la versatilità del software ma in fondo, chissenefrega, quando il software fa quello che deve fare. Queste sono le ragioni principali del successo di Apple, i cui fan sono disposti a negare tutte le evidenze.
    E la prima evidenza con cui mi sono scontrato è che il Mac crasha. Più di Windows. E che è chiuso 1000 volte più di Windows. Questo fa sì che magicamente tutto funzioni al primo colpo: collego la Apple TV wireless al iPhone e al Mac, e zac, va. Infilo il telefono nell’hifi e zac, primo colpo, tutto perfetto (ormai c’è da dire che è così anche con Windows, anche se la miriade di standard e protocolli complica un po’ le cose). La questione di fondo è libertaria: ci priviamo di molte libertà con Apple, in cambio otteniamo un mondo in cui tutto (di solito) funziona (anche se c’è chi prova a sgarrare con il “jailbreak”…). Il fatto che io ambisca a vivere in Alto Adige dice che questa filosofia la posso anche sposare. Non si sgarra molto dalle regole, là, e in cambio si vive nel mondo delle favole.

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