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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Contro il razzismo: reprimende o strette di mano?

Come combattere la mentalità razzista?

Ci si divide: alcuni scelgono la “via della concorrenza”, altri prediligono la “via del politically correct”.

Una mentalità di destra vede meglio la prima. Ma perché?

Qui possono venire utili molti argomenti che ci fornisce la psicologia.

Questa scienza ci dice che è molto più facile cambiare le nostre opinioni sulla base di un’ esperienza diretta piuttosto che sulla base di una confutazione astratta. Difficile che evidenze “lontane”, per quanto chiare e irrefutabili, ci facciano cambiare idea, così come non sarà mai un teorema matematico all’ origine della nostra conversione.

Ora, consideriamo che il razzismo è riconducibile a un pensiero astratto. Ma forse anche qui sarebbe meglio chiedere aiuto alla psicologia e parlare di “pensiero lontano”.

La distinzione tra “pensiero lontano” e “pensiero vicino” è qui molto importante.

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Molti esprimono la “lontananza” del razzista dicendo che è “ignorante”. Parlano così per desiderio di offendere, in realtà fanno riferimento al fatto che il razzista rifugge dal mescolarsi e dall’ avere esperienze dirette con il discriminato in quanto soggetto. Chiamano “ignoranza” questa “lontananza”, io la chiamerei invece “desiderio di astrazione”.

Difficilmente sarà razzista chi coabita alla pari con un nero ed è costretto ogni gorno a fare compromessi con lui. Magari coltiverà degli stereotipi razionali, ma qui poniamo che il “razzismo” non sia affatto uno stereotipo razionale.

Eccoci allora al punto: la teoria del “politically correct” è una teoria astratta, è un pensiero “lontano”. Resta quindi sul terreno favorito del razzista, ovvero sul terreno tipico del “pensiero lontano”, un pensiero estraneo al “contatto”. Una dimensione in cui la gente difficilmente rettifica le sue idee.

La “via concorrenziale” è ben diversa. In questo caso, il razzista sarà costretto per sua stessa convenienza a stringere rapporti con il discriminato (che nella realtà è sia un buon cliente che un buon fornitore) venendo così giocoforza a contatto con lui in quanto soggetto. L’ esperienza diretta favorirà un “pensiero vicino” e quindi il passaggio dal razzismo allo stereotipo razionale.

La via del pc ha un’ ulteriore falla: spazza via quel patrimonio di conoscenze incorporato negli stereotipi razionali. Basterebbe questa considerazione per rispondere a chi propone: “e perché non fare entrambe le cose?”.

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