Department of Isn’t

David Stove – Darwinian fairytales

Ricordate David Stove?… Qualcuno ha detto che leggerlo è come veder danzare Fred Astaire. Ebbene, ho voluto concedermi un giro di walzer in sua compagnia.

In questo libro lo sfavillante filosofo non nasconde la sentita disistima che nutre per certo darwinismo e in genere per quelle teorie che hanno sempre una risposta a tutto; il che, ci viene detto, è un pessimo segnale per chi ambisce allo status di “scienza”.

Sono le cosiddette puppet-theory: voi siete pupi manovrati da un invisibile puparo. Che poi il puparo sia l’ “inconscio”, la “classe” o i “geni”, poco importa.

Non di rado, si osserva, quando il paradigma darwiniano incontra difficoltà nel rendicontare i crudi fatti, l’ adepto finisce per prendersela con i fatti stessi e passa repentinamente quanto tacitamente dal registro relativo all’ “essere” a quello relativo al “dover essere”.

Purtroppo di fatti che “creano problemi” ce n’ è una caterva. In questo voluminoso tomo ci si limita a prendere in considerazione quelli che iniziano con la “a” (aborto, alcolismo, altruismo, ascetismo, adozione…).

Precisiamo solo una cosa per non ingenerare equivoci: il libro non parla di biologia, non s’ indaga sull’ origine della specie. Ci si limita a far notare come i caposaldi della teoria di Darwin non spieghino affatto la storia conosciuta dell’ uomo (e dici poco!), limitandosi ad alternare verità ovvie a scioccanti falsità, roba a cui nessuna persona istruita potrebbe mai prestare fede in modo serio. A meno che non faccia finta, il che capita spesso, specie tra i più preparati.

L’ interesse è dunque sull’ “uomo” e sulle “società umane”. Ovvero, in termini darwiniani, su sociobiologia e psicologia evolutiva.

Risiede in questi saperi un dilemma genuinamente darwiniano, provate a pensarci: da un lato l’ evoluzionismo è maledettamente plausibile, dall’ altro la vita dell’ uomo come la constatiamo non è affatto quella sfrenata competizione per sopravvivere che dovrebbe essere.

Ryan McIlhinney neo luce dei fumetti

Come riconciliare tessere che non vogliono sapere in alcun modo di incastrarsi?

C’ è chi si limita a convivere con il dilemma: si tratta di coloro che hanno frequentato un buon college e non se la sentono di rinnegare la prima affermazione (gliel’ hanno instillata con dovizia di particolari persone tanto distinte e a modino, e ora ne vanno molto fieri). Cio’ non toglie che, per quanto miopi, abbiano ancora occhi sulla testa per vedere confermata anche la seconda.

Sto parlando dei “soft man”.

L’ “hard man”, invece, ingaggia la sua battaglia personale con i fatti: l’ uomo “dovrebbe” competere di più per la sua sopravvivenza, altro che balle! Al diavolo ospedali, preti, soldati, filantropia!… se mandiamo “al diavolo tutto”, i conti quadreranno.

Nello stesso Darwin covava probabilmente un “Hard man”. La nipotina Gwen Ravatar, nel suo libro di memorie, ritraeva un nonno completamente privo della capacità di relazionarsi con persone dall’ umile condizione, dalla salute precaria o dallo spirito religioso. Come escludere che fosse all’ opera una sorta di rimozione tesa a “far quadrare i conti”?

Infine c’ è il “cave man”: secondo lui una volta l’ uomo “lottava” egoisticamente per la propria sopravvivenza. “Una volta”, oggi il giro del fumo è ben diverso: ci siamo civilizzati e certe cose non si fanno più. Stop.

Quando parla il “cave man”, l’ “hard man”, per quanto suo correligionario, si sente mancare e mette una mano sul volto in modo da mascherare lo scoramento, poi scalpita e diventa viola dal livore. Come dargli torto: tirare una riga e dire che “la teoria vale fino a qua” getta tutto nel ridicolo e sortisce un effetto controproducente.

Tutto, in fondo, puo’ essere ricondotto al problema dell’ altruismo. Purtroppo circolano tra noi uomini che hanno tutta l’ aria di essere altruisti… e questo non è ammissibile!

Il fatto che esista qualcosa del genere è piuttosto imbarazzante e come dice solennemente Wilson (suscitando i frizzi di Stove): “la cosa richiede ulteriori approfondimenti”.

Il dott. Dawkins non riesce per esempio a rassegnarsi al fatto che mamma gibbone s’ intristisca allorché un’ altra femmina del branco gli rapisce la prole per adottarla. Ma come? La pratica è diffusa da sempre, il “rapito” sopravviverà altrove concedendole la libertà di accoppiarsi nuovamente riproducendosi prima del previsto. Meglio di così?! Eppure la mamma “liberata” si aggira melanconica e non trova pace. E non trova pace neanche il dott. Dawkins che si rigira a sua volta nel letto sudato in cerca di riannodare fili che ormai vanno per conto loro. Pensa al suo giocattolino tanto bello che quella stupida scimmia ha disfato inopinatamente. Per parafrasare Wilson: “la cosa richiede ulteriori approfondimenti”.

Naturalmente occorre subito dire che l’ altruismo, in via teorica, puo’ nascere anche dall’ egoismo.

Ammettiamo di stare uno di fronte all’ altro carichi del nostro egoismo darwiniano e ammettiamo che la mia azione dipenda dalla tua e viceversa… e viceversa, e viceversa, e viceversa… In questo gioco di specchi la conoscenza è limitata e in una condizione del genere, non si sa affatto come sia meglio agire, cosicché qualsiasi strategia egoistica conserva una sua plausibilità, anche la strategia di “comportarsi come un altruista”. Puo’ essere strategica persino la capacità di resettare la propria coscienza per depurarla dalle volizioni egoistiche dimenticando così chi si è realmente in origine.

Seguendo una traccia del genere è facile spiegare in termini egoistici l’ altruismo, anche quello più sentito e sincero! In altri termini: noi siamo sinceri ed esprimiamo desideri autentici solo quando siamo egoisti, il resto (quello che non rientra nello schemino) è pura illusione creata ad arte. Roba che noi crediamo di fare e di vedere ma che non esiste (in quanto non contemplata).

Detto questo, non abbiamo risolto però un bel niente.

Abbiamo solo dimostrato che, in termini darwiniani,… possiamo spiegare tutto!

Se siamo a corto di spiegazioni e – forse perché siamo un po’ cinici amiamo l’ allure darwiniana – possiamo pescare questa “spiegazione” tra le molte disponibili sul mercato. Se abbiamo invece altri gusti, ci serviremo presso un’ altra bottega. Ma cio’ non ci evita di tornare alla considerazione inziale: avere una teoria che spiega tutto a priori non è certo un buon segno per chi ambisce fare della scienza.

Anche il Santo in fondo sa benissimo che rischia sempre l’ esibizionismo (banale verità). Tutti lo sanno, ma pochi honest truth seeking negherebbero che esista anche solo in piccola parte qualcosa come la santità! Negarlo equivarrebbe ad affermare una scioccante falsità. E basta una parte davvero piccola per mettere in crisi i bulldog di Darwin.

Ricordo che Tyler Cowen prendeva amabilmente in giro il suo collega evoluzionista Hanson dicendo che lo avrebbe nominato a capo del Department of Isn’t”.

Infatti, quando l’ evoluzionista integrale non riesce a darsi ragione di una certa azione umana che si prefigge X, dice che in realtà si prefigge Y: si fa una certa cosa ma in realtà si vuole camuffare l’ intenzione di farne un’ altra. Ed è proprio cio’ a cui si dedica giorno e notte il vecchio buon Robin:

Food isn’t about NutritionClothes aren’t about ComfortBedrooms aren’t about SleepMarriage isn’t about RomanceTalk isn’t about InfoLaughter isn’t about JokesCharity isn’t about HelpingChurch isn’t about GodArt isn’t about InsightMedicine isn’t about HealthConsulting isn’t about AdviceSchool isn’t about LearningResearch isn’t about ProgressPolitics isn’t about Policy… no sex?  Can that somehow be signaling to get more sex?…

Il che in parte è senz’ altro vero, non bisogna essere ingenui. Ma solo in parte!

La parte che manca, ci dice Stove, è un bello sbrego proprio nel bel mezzo di una teoria per il resto tanto carina come quella darwiniana.

 

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20 pensieri su “Department of Isn’t”

  1. non ho vcapito perché l’altruismo sarebbe inammissibile, però. Il fatto che collaborazione, empatia e altruismo siano funzionali alla sopravvivenza almeno quanto la lotta egoistica o la competizione, visto che l’uomo è un animale sociale, mi sembra non confliggere necessariamente con la teoria evoluzionistica. Mi sembrava che gli ultimi studi sui neruoni specchio avessero cominciato ad aprire nuove strade in questo senso. Ma davvero ci sono scienziati (biologi,neuroscienziati o altro) che pensano che l’evoluzionismo sia la teoria definitiva che spiega tutto? Che esista una teoria definitiva che spiega tutto? Nemmeno la Teoria della relatività è più in cassaforte! Feynman diceva che nella scienza “You can only be temporarily not wrong”. Mi sembra un buon punto di partenza, anche per un sacco di altre cose. (Per esempio: ho cambiato gradualmente parere sull’esposizione dei bambini a computer ,tv e videogiochi. Chi l’avrebbe mai detto? Ora tendo a essere più restrittiva.)
    L’evoluzionismo è diventato un altro terreno di scontro di forze che con la scienza non c’entrano. Quanto più sei schierato da una e dall’altra parte, tanto più farai affermazioni anti-scientifiche. E Dawkins è decisamente schierato, mi sembra di avere capito. E non è uno scienziato. I veri scienziati, quelli che non hanno visibilità magari, ma lavorano sul campo, in laboratorio, in Tibet a caccia di raggi cosmici o a Gombe studiando gli scimpanzé, non credo siano interessati a semplificazioni e assolutismi.
    Ma non lo so.
    dia (da Internet point, in una Roma postatomica,senza elettricità)

  2. Diana, come spieghi l’ esistenza di uomini (organismi) che si sacrificano per gli altri (non per i figli)?

    Prendi anche solo il caso di un missionario.

    Ci sono milioni di strategie migliori qualora volesse facilitare la riproduzione dei suoi geni. E riprodurre i propri geni, secondo i darwinisti, dovrebbe essere la sua unica preoccupazione (conscia o inconscia).

    p.s. ma siete messi così male?

  3. organismi che si sacrificano per gli altri? Tra le formiche è pieno (ti ricordi il librone che ho letto, dove parla anche del parassita sociale estremo statalista, che campa facendosi scorrazzare a cavacecio da altre formiche che gli rigurgitano il cibo in bocca?)
    sul missionario, personalmente, per capirlo mi aiuta la sua storia, le esperienze (pratiche, emotive, mentali, tutto il materiale di cui è fatta l’esperienza)) fino al momento in cui ha scelto la sua strada. Tra l’altro, in questo periodo che ho fatto assistenze in ospedale e volontariato mi sono interrogata sull’elemento egoistico di un impegno di questo tipo. Per quanto mi riguarda ho concluso che il rapporto è: 80% egoismo, 20% altruismo.

    Roma: dalle 6 di ieri mattina a ieri sera alle 22.30 senza luce metà del mio quartiere. Mi sono comprata un transistor a pile per non essere nel vuoto del silenzio totale. Ho letto con le candele, Philip Dick che diceva che ha visto Dio.

  4. Non dico che l’ altruismo sia inspiegabile. Il missionario, la formica, il 20% d’ altruismo che riscontri nell’ attività di volontariato… ci sono mille modi per spiegare il comportamento di chi si sacrifica.

    Di sicuro, dice Stove, non lo puoi spiegare facilmente con Darwin: per lui tutto è (e deve essere) una lotta per prevalere sull’ altro e riprodursi. Chi si butta nell’ impresa di ricavare comportamenti altruistici da queste premesse, s’ imbarca in contorsioni tali da perdere facilmente in credibilità finendo per essere considerato alla stregua di un “discepolo”.

    Che giornata, a Roma. Spero che tu non abbia avuto danni. In questo caso, tutto puo’ trasformarsi persino in un diversivo che ti renderà indimenticabili le pagine di Dick.

  5. darwin, darwinisti, evoluzionisti (ieri), evoluzionisti (oggi), neodarwinisti, scienziati evoluzionisti, divugatori evoluzionisti (ecc) – tutti questi pensano che tutto è (e deve essere) una lotta per prevalere sull’ altro e riprodursi? Mi sembra riduttiva come formula in sé, e non applicabile – per esempio – ad ambiti scientifici che oggi sono impegnati a integrare dati complicatissimi da discipline diverse (biologia, neuroscienze, economia, psicologia, genetica eccetera) senza pretendere di dire niente di definitivo. Come potrebbero? Le nuove scoperte non fanno che tirargli via il tappeto da sotto i piedi continuamente?

    Forse parli dei “predicatori” scientifici e degli “ideologi” della scienza. O degli studiosi che promuovono se stessi ( e i loro libri) esasperando e semplificando certe posizioni.

    Ma mi sto avventurando su terreni che conosco troppo poco.

  6. Preciso: se uno pensa di spiegare tutto attraverso la teoria dell’ evoluzione, allora la risposta alla tua domanda è “sì”. Un caso del genere puo’ essere Dawkins.

    Nella misura in cui uno è evoluzionista SPIEGA LE COSE IN TERMINI DI LOTTA PER LA SOPRAVVIVENZA. Naturalmente non tutti sono degli evoluzionisti integrali.

    Ci sono vie alternative: si puo’ anche dire che il darwinismo (la lotta “egoistica” per la sopravvivenza e la riproduzione) spiega bene alcune cose ma toppa su altre, cosicché, chi vuole avere una visione complessiva del mondo, deve necessariamente inglobarlo in una teoria più ampia. E per molti è proprio così.

    Stove, mica rinnega l’ evoluzionismo, se la prende con chi tenta di usare quella teoria per speigare fenomeni che non è palesemente in grado di spiegare.

  7. Capisco. Ma “scienziati” che pensano di spiegare tutto con l’evoluzionismo, mi sembrano una contraddizione in termini. E non so quanti sarebbero disposti a definire Dawkins uno scienziato. Pur avendo scritto molto di scienza (recensioni, saggi su lavori di altri, libri eccetera), i suoi due unici “research papers” pubblicati su Nature e Science sono: Dawkins, R. (1971). “Selective neurone death as a possible memory mechanism”. (Sembra che questa sia una teoria interessante ma sbagliata. Citata in un altro studio scientifico, ma come esempio di “deeply held urban myth”; Dawkins, R.; Carlisle, T.R. (1976). “Parental investment, mate desertion and a fallacy”.
    Dawkins, ciioè, sarebbe un “quite promising young scientist who stopped making any contribution to science in the 1970s and has been a science writer ever since”
    . Però uno scrittore di scienza brillante (Il gene egoista e altri)!

  8. Grazie diana per la puntuale rassegna!

    Quel che dici del curriculum di D. vale per molti divulgatori (e, bada bene, non lo considero qualcosa di svilente per D., se uno decide di dedicarsi alla divulgazione… attività nobile e difficile…).

    Qui però faccio un passo in più e dico che cio’ non toglie che il darwinismo (D. o non D.) sia la teoria più profonda che la scienza ci mette a disposizione (o credi forse nell’ ID?).

    La fede di D., non è solo fede nel fatto che il darwinismo fornisca le migliori spiegazioni possibili della realtà (per quanto esse ci appaiono ora monche), ma è fede nel fatto che possa farlo la scienza (il darwininsmo è solo la punta più avanzata della scienza).

    Io penso invece che la scienza non sia in grado di spiegare tutto, e penso anche che chi lo crede non adotta la migliore spiegazione tra quelle che il buon senso ha a sua disposizione (la questione del libero arbitrio è esemplare).

    Non è uno scontro tra scienziati e non scienziati, perchè uno scienziato puo’ benissimo darsi da fare in modo geniale senza per questo credere che spiegherà tutto con il suo lavoro di scienziato sperimentale. Anzi, forse è la posizione maggioritaria.

    Io sono un grande ammiratore di Hanson e del dipartimeno isn’t, mi sembra di non doverlo dimostrare, ma non potrei mai adottare in toto la sua visione, perché è geniale nel risolvere alcuni puzzle ma troppo contorta come visione d’ insieme.

    A nulla vale rinviare al futuro astenendosi, noi dobbiamo scegliere qui e ora, secondo il buon senso, il meglio (che sarà sempre imperfetto) di cio’ che abbiamo a disposizione.

    Stove, devo dire la verità, nemmeno si spinge a tanto e non so se concorderebbe ma credo che simpatizzerebbe per l’ appello al buon senso.

  9. uno scienziato puo’ benissimo darsi da fare in modo geniale senza per questo credere che spiegherà tutto con il suo lavoro di scienziato sperimentale. Anzi, forse è la posizione maggioritaria.

    sì, volevo dire questo. Solo che ideologi della scienza e scienza non coincidono, necessariamente. E che la formulazione “tutto è da ricondurre alla lotta pre prevalere sull’altro, non c’è altro da spiegare o da sapere” non mi sembra quello che la scienza (evoluzionista) ha complessivamente da dire al riguardo. Quindi la tua critica è all’integralismo ideologico non all’evoluzionismo. Visto che la posizione maggioritaria in chi pratica la scienza senza ideologismi, credo sia che “per ora la teoria più accreditata è x, come ogni teoria ha dei buchi, e su questo si sta lavorando”. D’altra parte anche dire: siccome ci sono dei buchi (complessità irriducibili) allora tutto il resto è Dio, mi sembrerebbe limitante e altrettanto ideologico. Vedremo.

  10. “”…tutto è da ricondurre alla lotta per prevalere sull’altro (*) e replicare i propri geni… non c’è altro da spiegare o da sapere” non mi sembra quello che la scienza (evoluzionista) ha complessivamente da dire al riguardo…”

    Non capisco bene, si tratta proprio dell’ affermazione base su cui si fonda la sociobiologia e la psicologia evoluzionista (ovvero la società e l’ uomo visti nell’ ottica dell’ evoluzionismo).

    E’ il “dipartimento isn’t: io non faccio il volontario per aiutare i malati… ma per farmi bello e avere più chance di accoppiamento e riproduzione.

    Se non fosse così la teoria non sarebbe valida.

    Il 20% che tu consideri altruismo, secondo un sociobiologo o uno psicologo evolutivo, è pura illusione.

    Che senso ha ostacolare la selezione naturale che fa fuori i più deboli? nessuno, anzi, è sensato aiutarla nel suo compito di sfoltire il campo: è giusto e ci conviene condannare i più deboli all’ estinzione. Noi lavoriamo in tal senso, l resto è illusione.

    La scienza moderna, almeno quella che studia gli organismi viventi e le loro interazioni, oggi si identifica con l’ evoluzionismo.

    Pensi forse che esistano teorie concorrenti?

    1. Uno puo’ anche dire “la teoria ha dei buchi ma migliorerà”. Il che significa pensare che un giorno dimostreremo in modo convincente l’ illusorietà di quel 20% che anche tu, per ora, sei costretta a chiamare “altruismo”. E’ proprio la posizione di Wilson e Dawkins.

    2. Oppure puo’ ritenere che sia più ragionevole guardare al mondo nel suo insieme in un altra maniera (e pensare che in fondo gli scienziati si occupano solo di un pezzo di mondo).

    Siccome uno scienziato non è mai solo uno scienziato, puo’ assumere sia la posizione 1 che la posizione 2.

    Oltretutto, per credere che esista l’ altruismo (o la libertà), mica è necessario credere in dio, quella è solo una delle tante alternative all’ evoluzionismo. Ti ricordo che Stove, che gioca con lo scientismo come il gatto gioca con il topo, è un ateo roccioso.

    (*) l’ elemento centrale non è tanto il “prevalere sull’ altro” quanto l’ “egoismo”. Infatti, finché conviene alle mie personali potenzialità riproduttive, posso scendere a patti con l’ altro.

  11. io ci rinuncio: non capisco come possa uno scienziato ritenere conclusiva nel senso di “non c’è altro da sapere”, una qualsiasi teoria, da qui la mia confusione. Se però te la prendi con chi, dicendosi scienziato, interpreta in chiave integralista, assolutista e non-problematica una qualsiasi teoria (manipola i fatti per farli stare dentro la sua teoria), ti seguo e concordo. Per il resto non so, mi si stanno confondendo le idee, già confuse, e so che la situazione peggiorerà strada facendo. .

  12. Ma perché parli di “teoria conclusiva”? Chi ha mai accennato a qualcosa del genere?

    Nessuno, nemmeno i “falchi” alla Dawkins.

    Chiunque, da una parte e dall’ altra, parla al limite di “miglior spiegazione a nostra disposizione ora”.

  13. mi dispiace, non capisco il punto della questione ch eponi. Te la prendi con chi, dicendosi scienziato, interpreta in chiave integralista, assolutista e non-problematica una qualsiasi teoria (manipola i fatti per farli stare dentro la sua teoria). E’ questo? Sono d’accordo.
    Quanto al dipartimento isn’t, e al problema altruismo/egoismo. In queste faccende mi chiedo sempre se il problema sia sostanziale o linguistico. Lasciamo perdere le parole altruismo e egoismo. Diciamo che senz’altro – basta osservarsi e osservare gli altri – tutto quello che facciamo lo facciamo perché ci serve, ne abbiamo bisogno in qualche modo. Psicologicamente, emotivamente, economicamente, spiritualmente. Ma ci serve. E’ quello di cui abbiamo bisogno noi, in quel momento. In questo sono con hanson, credo. Anche se al suo “per farmi bello e avere più chances di accoppiamento” aggiungerei anche motivazionie spinte diverse e più sfumate, altrimenti il missionario non si spiega, effettivamente. Direi mi serve e lo faccio “per sopravvivere”.

  14. Veramente io parlo solo di “altruismo” e “egoismo”.

    Per quanto riguarda la scienza, faccio questa distinzione: c’ è lo scienziato (s1) che vorrebbe ricondurre tutto il sapere alla scienza e c’ è lo scienziato (s2) che comprende che il sapere della scienza è da integrare con altri saperi per fornire le spiegazioni più plausibili.

    Non so se questa distinzione è compatibile con la tua, visto che anche s1, nei limiti che dicevo, puo’ anche “problematizzare” e “relativizzare” ma rimane un s1. E non manipola un bel niente (non ci sono i buoni e i cattivi), al limite dimostra la sua ostinazione prendendo per buone spiegazioni che definire contorte è poco. E’ il Wilson che dopo aver dato la sua versione aggiunge significativamente (mentre Stove ridacchia): “la questione richiede comunque ulteriori approfondimenti”.

    Tu poi dici: “lo faccio perché mi serve”.

    Vuoi dire che l’ altruismo non esiste e io faccio tutto SOLO per me? Prima parlavi di un 20% di altruismo.

    Ma il fatto è che quanto affermi, mentre puo’ soddisfare la nozione di egoismo che hanno gli economisti (nozione legata alla felicità personale), non puo’ soddisfare il sociobiologo. Lui non puo’ limitarsi a quanto dici!

    Hanson (evoluzionista) deve dire: “lo faccio al fine di avere più opportunità di riprodurmi”.

    “Riproduzione” è qualcosa di molto più specifico di “felicità”.

    Siccome esistono milioni di cose che, all’ apparenza, io non faccio affatto per riprodurmi, Hanson (un vero S1, ovvero l’evoluzionista che vuole ridurre tutto il nostro sapere alla scienza e quindi alla sua teoria più avanzata) ha il suo bel da fare per trovare interpretazioni accomodanti.

    Un “da fare” che negli esiti è talmente cervellotici da far sorridere il profano e chiunque dia un minimo di valore al buon senso e alla ragione.

    Prova a solo a spiegare l’ omosessualità in termini evoluzionistici e vedrai come t’ incarti. Se poi approveremo i matrimoni gay, i sociobiologi passano un guaio: devono inventarsi teorie complicatissime per spiegare come si sia potuti arrivare fino a questa degenerazione della specie. Ma l’ omosessualità arriva alla “o” e Stove, avendo a disposizione solo 500 pagine, si è limitato alla “a”.

  15. mi limito alla questione altruismo, perché ragionare sul piano logico-teorico non sono capace, di materie tra l’altro che non conosco quasi per nulla, l’altruismoinvece l’ho osservato di prima mano in me e in altri. E’ l’unica cosa di cui posso riferire.

    In questi mesi di assistenze ospedaliere ho visto e conosciuto diversi volontari e volontarie (oltre a me stessa). Spendono parte del loro tempo libero per aiutare e assistere malati soli. Perché lo fanno? Una delle volontarie è una donna molto rigida, impaziente, intelligente e vitale, sulal sessantina. Quando imbocca i pazienti si spazientisce e spesso li riprende anche con una certa veemenza. Si innervosisce subito. Non chiede mai niente ai pazienti di loro, ma è sollecita e presente. E’ ben vestita e pettinata, e in pensione. Forse vuole sentirsi migliore di quello che in effetti è. Non so. Uno dei volontari è un uomo sulla sessantina, pre-pensionato immagino, molto gentile ma un po’ sperso in quel contesto. Più empatico e delicato delle colleghe donne, risulta poco efficace nelle manovre pratiche (lavare, cambiare, imboccare, eccetera, cose in cui le donne sono più esperte), ma molto generoso di utili consigli. Per esempio, la migliore strategia per fare arrivare un’infermiere/a. Oppure mi ha consigliato subito di portare da casa una boccetta con olio, limone e sale già mescolati insieme, per condire verdura e pesce, e da quando lo faccio la mia vecchietta mangia tutto con più gusto. Perché questo signore fa il volontario? Per sentirsi più utile, immagino. In casa forse ha una di quelle brave mogli che fanno tutto loro, che ti fanno sentire un completo inetto. C’è un’altra volontaria, poi, che mi lascia di stucco: incapace a 360 gradi di fare qualsiasi cosa, si presenta col suo camice immacolato, le mani in tasca, con passo lento e quasi esitante, con un sorriso tra l’angelico e l’ebete e (apparentemente) nessuna partecipazione umana o emotiva alal situazione: è il tipo che di fronte al letto di un’anziana ricoverata con flebo e ossigeno si volta verso di te e ti chiede “La signora mangia?”. E chi lo sa? E’ lì agonizzante da un mese, ormai dovresti esserti fatta un’idea. Forse converrebbe chiedere alla caposala, converrebbe affrontare il problema in qualche modo. Mah. Perché questa donna fa volontariato? Qui mi arrendo, non lo so, ma immagino che ne abbia bisogno anche lei. Quanto a me, lo faccio per farmi bella ai miei occhi, senz’altro, quando l’immagine che ho di me scende troppo in classifica, mi ci vuole un posto dove mi sento apprezzata. (Sei un angelo! Che tesoro! Grazie! Se non ci fossi tu! )
    La conclusione temporanea a cui sono arrivata: l’altruismo è (anche) egoistico, l’egoismo è (anche) altruistico. Scrivendo “anche” tra parentesi intendo dire che potrebbe esserci dell’altro, che però non so cosa sia, e che non escludo prima o poi di scoprire cos’è. Non cerco la risposta in una teoria, perché ho difficoltà a concentrarmi e a seguire ragionamenti in astratto. E se anche avessi una teoria coerente, farei scelte diverse? Mi comporterei in modo diverso?

  16. Devo dire che ho apprezzato il tuo resoconto indipendentemente dalla nostra discussione.

    Noi facciamo del volontariato per sentirci bene. Ok.

    Ottimo, hai smascherato l’ illusione che molti hanno di fare volontariato perché vogliono bene agli altri. E’ in fondo il lavoro di Hanson, il quale dice: tagliate i sussidi perché state finanziando degli egoisti e il loro divertimento (cut medicine an half!).

    Ma una volta scoperto che facciamo del volontariato per sentirci bene, cio’ implica che degli altri non ci frega niente?

    Io direi di no. Un po’, almeno un po’, degli altri ci frega. In questo senso, un po’, almeno un po’, siamo ANCHE altruisti. Oppure, come dici tu, siamo contemporaneamente egoisti e altruisti, il che non cambia le cose. Un po’, almeno un po’, ci sacrifichiamo in favore degli altri.

    Ma cio’, almeno in apparenza, collide con la logica darwiniana. Per quanto in parte smascherato, il sacrificio di sé per gli altri resta un’ azione insensata.

    Nota poi che nel dire “facciamo volontariato per sentirci bene” metti la felicità personale al primo posto, e in questo segui la nozione di “egoismo” che ha Adam Smith (scienziato umano). L’ evoluzionista (scienziato duro) mette invece al primo posto la nozione di “egoismo” che ha Charles Darwin: “facciamo le cose per “massimizzare le nostre possibilità riproduttive”.

    La “felicità personale” e la “massimizzazione delle possibilità produttive” non sono la stessa cosa, a volte perseguire la prima implica rinunciare alla seconda e viceversa.

    Capisci come non sia facile raccontare le nostre esperienze nel linguaggio delle scienze dure? Forse non lo è perché le nostre “illusioni” sono troppo forti da vincere, oppure perché la scienza non è l’ unica fonte da cui è giusto attingere il nostro sapere.

    E ti garantisco che se passi dal resoconto del “volontariato” a quello della “famiglia omosessuale” le difficoltà si moltiplicano. Stove si dedica al resoconto di fenomeni che iniziano con la “a”.

  17. ah, allora sono più con Adam Smith che con Darwin, forse?
    ci sacrifichiamo ma per uno scopo: stare meglio. Per ora mi sembra la spiegazione più aderente a quello che vedo. E certo che ci frega degli altri. Ci frega e ci fa stare bene occuparcene, degli altri. Non vedo la necessità di distinguere, in un certo senso. Non so perché. Non vedo due campi distinti (altruista/egoista), ma strategie di sopravvivenza. SSono la mia fissa.

    Capisci come non sia facile raccontare le nostre esperienze nel linguaggio delle scienze dure? Forse non lo è perché le nostre “illusioni” sono troppo forti da vincere, oppure perché la scienza non è l’ unica fonte da cui è giusto attingere il nostro sapere.

    senz’altro riguardo alla scienza dura. Infatti mi chiedo che tipo di rappresentazione dia della realtà: una tra le possibili, immagino.

    Io tendo a basarmi (se non proprio a fidarmi) di quello che osservo e registro, sforzandomi di essere onesta con me stessa. E’ la mia personale strategia evolutiva stabile, non potrei fare altrimenti. Forse per questo le teorie non le approfondisco mai, perché mi sembrano (non dico che sia così) far parte di una realtà parallela che non è quella in cui materialmento agisco.

  18. mi correggo: “ci sacrifichiamo ma per uno scopo: stare meglio e sopravvivere.”
    Forse è un misto di Smith e Darwin, allora.

  19. senz’altro riguardo alla scienza dura. Infatti mi chiedo che tipo di rappresentazione dia della realtà: una tra le possibili, immagino

    Io sono di opinione leggermente diversa. Per me la loro rappresentazione è accurata ma incompleta. Insomma, va completata attingendo a altro.

    p.s. la stella polare di Darwin è la “riproduzione”. Anche la sopravvivenza è strumentale alla riproduzione.

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