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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Cheyenne

Come vi dicevo, altri hanno  già scritto tutto di ‘sto film per cui sarà difficile stastierare qualcosa di interessante.

Ok, ci provo lo stesso. Parto da una battuta di una tizia all’uscita del cinema: A me non sembrava manco un film di Sorrentino. Non c’era neanche un attore italiano…….E meno male! dico io. Ma questo può essere causato dall’effetto di rifrazione che spesso provoca la nostra ottima scuola di doppiatori. Forse… Forse…..

La seconda osservazione la faccio a proposito delle battute di Cheyenne con le quali si chiudono quasi tutte le scene del film e con il suo continuo intercalare alle parole la parola cazzo o altro del genere. Divertente all’inizio, pallosetto a metà film, fastidioso alla fine. No, dico, non può essere fastidioso xchè fa parte del personaggio. Un adolescente mai cresciuto che alla soglia dei 50 non riesce ancora a crescere: intelligente di sicuro, ma ancorato al comportamento e al linguaggio da ragazzo intemperante. Banale osservazione.

Terza osservazione. Le facce. Non c’è una persona che puoi definire bella, anzi, ma grazie alle inquadrature perfette ti accorgi che ciascuno, nel bene e nel male, nasconde qualcosa di bello. Forse anke l’amica del suo amico con la mania del sesso, che si dichiara vegetariana e che costringe pure il proprio cane a esserlo. Anke l’aguzzino nazista del padre, ke alla fine subisce il meritato contrappasso. E’ una cosa ke ho sempre sostenuto anche questa banale, ma tanto fa.

Quarta osservazione: la desolazione dei luoghi: a volte belli, a volte meno. Specchio della desolante bellezza delle anime del film? Altra banalità.

Meglio chiudere qui

26 risposte a “Cheyenne

  1. broncobilly 24/10/2011 alle 11:46

    Ma “l’ ottima scuola di doppiatori” esiste ancora?

    Io, quando sento le “voci” anni sessanta/settanta, ancora blocco incantato lo scanalamento televisivo per guardarmi un pezzo di film… ma se si passa ai doppiatori successivi la magia crolla. Non so se è l’ effetto “ai miei tempi”. Non credo, in fondo ”i miei tempi” dovrebbero essere gli ottanta/novanta, ma c’ è l’ effetto-fratelli-maggiori che pesa.

    A proposito, nei settanta/ottanta “cazzo” veniva superato solo da “cristo”. Era molto fastidioso sopportare la sequela delle apparentemente inutili trivialità, io per superare il fastidio mi ero fatto l’ idea che lo yankee bestemmiasse più del friulano e tutto dovesse essere tollerato in nome della funzione documentaristica.

    Ma è il film di Sorrentino con Penn? Cavolo, a proposito di facce, ho intravisto la “faccia collassata” di Penn e mi è piaciuta un casino!

  2. diana 24/10/2011 alle 12:04

    ma ti è piaciuto?
    mi sa di no. Mi fai venire in mente questo:

  3. vlad30759 24/10/2011 alle 14:01

    Non ho portato mio figlio a vederlo. Figurati.
    E invece mi è piaciuto, magari non memorabile, ma + che buono sì. Solo un po’ strascicato verso la metà. Eppoi nn c’ho visto questa disunità fra la I e la II parte della quale parlan tutti.

  4. diana 24/10/2011 alle 15:50

    ric, mi fa fatica ricordarmi come si entra per postare, ma volevo sapere se tutto ok, nelle catacombe dei teologi liberisti.
    Il Pontificio consiglio per la giustizia e la pace:
    Il Vaticano: «Liberismo causa della crisi, serve un governo mondiale»
    Papa Benedetto XVI (LaPresse)
    MILANO – Il Vaticano chiede una «riforma del sistema finanziario e monetario internazionale», «una autorità pubblica universale» che governi la finanza.

    Vogliono l’autorità pubblica centrale universale! Vogliono il Big State! Ma, ma, ma, ma….. che fa Sirico?

    • davithegray 24/10/2011 alle 21:40

      Contro la patrimoniale ha lanciato una filippica pure la Rampini stamattina. È talmente impopolare e demenziale che mi sa che finiranno per farla.

  5. Paolo1984 24/10/2011 alle 17:22

    Mi è piaciuto molto. Una commedia dolceamara ben scritta ben diretta e ben recitata..Sorrentino si conferma uno dei nostri registi più interessanti

  6. broncobilly 25/10/2011 alle 12:56

    Vaticano:

    Al coro delle tante voci che, in questi mesi, si sono confrontate col il difficile teme della crisi economica si aggiunge quella del Vaticano. In un documento redatto dal Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace laSanta Sede si scaglia in particolare contro il liberismo, responsabile, con i suoi principi spesso estremizzati, di essere la causa principale dello stato attuale delle cose. Si chiede una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale, una autorità pubblica universale, che governi la finanza. Un multilateralismo, non solo in diplomazia ma per sviluppo sostenibile e pace. Si denuncia il rischio di una generazione di tecnocrati che ignori il bene comune, da qui la richiesta di tornare al primato della politica sulla economia e la finanza, con la creazione di una Banca centrale mondiale:Se non si crea un’autorità pubblica mondiale il mondo globalizzato rischia infatti di diventare una torre di Babele”.

    Molto deludente, c’ è poco da stare allegri. Speriamo  tutto si riduca a parole di circostanza, la vaghezza sloganistica mi fa sperare.

    Tutt’ altra musica nelle parole di Sirico:

    We cannot leave future generations with the full burden of our debt, which becomes a heavier weight the longer it is left unaddressed.

    Congress must remember that economic growth is driven by innovations — by improvements in how the population produces goods and delivers them. The incentives caused by an expanding government run counter to economic growth because they run counter to human nature.

    As reform of federal spending is undertaken, all cuts must be made with an eye to freeing citizens of every class to pursue their economic potential — to engage in the kind of dignified work that is essential to our nature, properly understood.

  7. broncobilly 25/10/2011 alle 17:40

    Intanto l’ ingenua uscita dei nostri prelati si attira il sarcasmo del Financial Time (per la serie… continuiamo a farci del male):

    And on the eighth day He created a supranational institution with universal competence

    From our Lord and Saviour, via his earthly representative and the New York Times:

    The Vatican called on Monday for an overhaul of the world’s financial systems, and once again proposed the establishment of a supranational authority to oversee the global economy, saying it was needed to bring more democratic and ethical principles to a marketplace run amok.

    Certainly the Vatican’s rich imagination is on full display in the opening to this paragraph:

    The time has come to conceive of institutions with universal competence, now that vital goods shared by the entire human family are at stake, goods which the individual states cannot promote and protect by themselves,” Cardinal Peter Kodwo Appiah Turkson, the president of the pontifical council, said as he presented the report on Monday.

    For a mission statement we’d recommend Deuteronomy 15:6, but only as rendered in the King James:

    For the LORD thy God blesseth thee, as he promised thee: and thou shalt lend unto many nations, but thou shalt not borrow; and thou shalt reign over many nations, but they shall not reign over thee.

    But so long as we’re talking about supranational organisations, we have a feeling some countries on Europe’s periphery would prefer Exodus 22:25:

    If thou lend money to [any of] my people [that is] poor by thee, thou shalt not be to him as an usurer, neither shalt thou lay upon him usury.

    Amen.

    • diana 25/10/2011 alle 18:07

      ahahahahahaha
      magnifico.
      ma era una supranational o supernatural institution, che aveva in mente il Vaticano? Magari l’equivoco nasce da un refuso, e stavano parlando ex-cathedra.
      Manda subito le tue meditazioni libertarie sul Vangelo a padre Lombardi, ric.

  8. broncobilly 27/10/2011 alle 22:44

    Padre Sirico cerca di difendere il vaticano sul WSJ:

    let’s not forget that there are really two parts to the document: the diagnosis and the prescription. We should embrace the former and eschew the latter.

  9. diana 28/10/2011 alle 08:48

    eh sì se mio nonno c’aveva le ruote erano una carriola…

  10. diana 28/10/2011 alle 09:32

    ah, scusa, non sei romano. Dicevo che si fa presto, così: prendete questo e buttate quell’altro. Ma che ne direbbe il Vaticano? Lo stesso potrebbe valere per un sacco di altre cose, tipo in materia di morale, e allora sarebbero guai.

  11. broncobilly 28/10/2011 alle 09:47

    C’ è da sperare che non si tratti di dogmi e si possa discutere.

  12. broncobilly 28/10/2011 alle 11:35

    Oggi da Ratzinger l’ elogio dell’ agnostico: “per il credente la loro ricerca è un esempio… Dio non è una proprietà di chi ha fede…”

  13. diana 29/10/2011 alle 22:22

    “This must be the place” mi è piaciuto. E’ come vedere tanti bellissimi, brevi video musicali, tanti “corti” ognuno con un personaggio o una situazione diversa. Personaggi, luoghi, suoni e immagini – tutto ben fatto, ti prende. Ma non c’è la storia, e i dialoghi suonano spesso finti, retorici o didascalici – all’italiana. Ma qualche “frase storica” è ben riuscita o ben piazzata. Soprattutto i due: “Non è vero, ma è bello che tu me l’abbia detto” (uno era vero, però, che la moglie lo ama e non può stare senza di lui). E quando la moglie gli dice: “Non hai mai fumato perché sei rimasto un bambino. Solo ai bambini non viene mai voglia di fumare.”
    La moglie un bel tipo. Dopo 35 anni avere vicina una donna così, che ti prende come sei, e affronta la vita con coraggio e leggerezza autentici. Bella anche la tirata finale del nazista.
    C’era anche un certo humour qua e là: hai visto l’oca che gli mangiava in tasca? O quando il pickup va in fumo e quello gli dice: “Cerchiamo di analizzare la situazione in concreto…”
    E stupendo il concerto di David Byrne, con quello schermo che si materializza.

    Penso che sarebbe stato meglio con un attore meno conosciuto, al posto di Sean Penn. E con un altro doppiatore italiano.

    C’è poi il tema, interessantissimo, dei sopravvissuti all’olocausto. E dei sopravvissuti ai sopravvissuti, cioè i figli. A questo proposito, ho visto un documentario interessante: “American radical: the trials of Norman Finkelstein”, sullo storico ebreo “revisionista” (non negazionista).
    No amount of human suffering can justify the kinds of suffering which were inflicted on the people who clearly had no responsibility for the suffering itself. – dice parlando di ebrei israeliani e palestinesi, ma forse anche di sé.

  14. diana 30/10/2011 alle 12:26

    ah, chiaramente Sorrentino seguiva, come me, “The Osbournes”, l’avvincente reality sulla vita quotidiana nella famiglia di Ozzy Osbourne. Una specie di famiglia Addams, che insieme a tanti veleni assumeva anche grosse dosi di stralunato buonsenso, sincero affetto e umorismo cameratesco.
    La camminata di Cheyenne è quella di Ozzy… E anche il suo amore (apparentemente sincero) per la moglie pragmatica e battagliera.

  15. vlad30759 30/10/2011 alle 13:55

    Ma non c’è la storia, e i dialoghi suonano spesso finti, retorici o didascalici – all’italiana. Anche a me ha dato un po’ quell’impressione ed è stato il primo commento ke ho mandato a una mia amica (cinefila ke oggi sta a Roma, ma sono tutte coincidenze). Solo nn concordo con Ma non c’è la storia. Il filo conduttore c’è ed è chiaro, i dialoghi nn lo aiutano, nel senso ke sembrano tutti riferiti a sketch isolati, mancano di quell’escamotage, ke dovrebbe essere naturale in un grande regista, ke li rende collegati l’un l’altro.

  16. diana 30/10/2011 alle 15:26

    sì, i dialoghi erano quasi tutte frasi fatte, frasi storiche per colpire, come se uno nella vita parlasse così, e quindi toglievano credibilità alla storia che – comunque, non so – mi sembrava restasse molto sullo sfondo. La suspence per l’incontro col nazista non montava, piuttosto era qualcosa che accadeva alla fine del film, non si sa bene come e perché. Ma lui, come look, è ispirato a quello dei Cure?

  17. vlad30759 30/10/2011 alle 16:19

    X il look nn so, credo di sì. Secondo me la suspance di cui parli nn era necessario montasse, vista l’esiguità dell’episidio avvenuto nel campo di sterminio (esiguità rispetto al resto, è kiaro). p.s.: sto guardando The reader

  18. broncobilly 30/10/2011 alle 16:38

    Dovrebbe proprio essere una specie di Robert Smith. Non conosco la leva di Sorrentino ma posso immaginarla.

  19. diana 30/10/2011 alle 17:37

    The readerlo devo vedere… Consiglio anche Revolutionary road con Winslet e Di Caprio.

  20. diana 30/10/2011 alle 18:04

    è vero, vlad, la suspence – per come era impostata la storia – non era necessario che montasse. Io, come spettatrice, invece, avrei preferito che la supence ci fosse e che solo alla fine venissimo a sapere, dalla bocca del nazista, che si era trattato solo di un’offesa minore, di un’umiliazione minore, in quella immane tragedia.Così, forse, qualcosa avrebbe risuonato dentro Cheyenne – che aveva cancellato suo padre senza mai verificare le sue colpe effettive di padre o dargli una seconda chance – e dentro di noi. Non so. Invece, è il cacciatore di ebrei, a rilevargli questa informazione. Tra l’altro, il personaggio più stereotipato e meno riuscito del film, secondo me.

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