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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Caccia all’arte

Da parecchio tempo cercavo una definizione convincente.
L’ho trovata di recente (non ricordo nemmeno dove).

La definizione è risolvibile in una semplice equazione:

arte = genio + tecnica

Tutto qui.
Con il solo genio, avremo un buon filosofo (e buona parte di quello che nel Novecento si è chiamato “arte”, in realtà è filosofia, brutta e interessante).
Con la sola tecnica, avremo un buon artigiano (che, al contrario del filosofo, sarà in grado di creare bellezza, ma che senza genio non produrrà originalità).

Ora possiamo aprire la caccia all’arte. Di buoni artigiani ne circolano tanti. Qualcuno ha da proporre qualche genio?

28 risposte a “Caccia all’arte

  1. broncobilly 02/11/2011 alle 13:50

    Non sono sicuro che il “genio artistico” sia imparentabile con quello filosofico. E’ vero che le “idee” contano anche in arte, ma lì, in qualche misura, non si tratta di semplici “idee pensate a tavolino”.

    Basta vedere come artisti anche geniali, una volta chiamati a “pensare” ed esporre le idee che mettono in scena con la loro opera, si rivelino di una piattezza che delude anche il fan più entusiasta.

    Direi di più: molti geni sono veri e propri vulcani di… “idee involontarie”.

    E’ vero che l’ arte concettuale è realizzata da artisti/filosofi. Ma a me l’ arte concettuale non piace.

    Se togliamo l’ arte concettuale, allora, il grande artista che compensa il suo pressapochismo artigianale con idee sorprendenti, è una persona rozza anche dal punto di vista dell’ elaborazione cognitiva dell’ opera. Eppure…

    Nel jazz, che è una musica con solide radici nella tradizione popolare, ci sono molti artisti di questa razza (poveri di pensiero ma prolifici nel genio). Penso a Thelonious Monk, per esempio.

    • davithegray 02/11/2011 alle 14:28

      Ti sembrerò eretico, ma per me è impensabile inserire Thelonious Monk tra gli Artisti.
      Non è un genio, è un buon artigiano nel suo genere. Stesso vale, dal punto di vista compositivo, per gran parte del jazz, costruito con ben poche idee, con un giro armonico rigido e predeterminato, che è sempre lo stesso. L’unico vero genio compositore che mi viene in mente ad essersi cimentato col jazz è Leonard Bernstein, le cui opere hanno una profondità di respiro non comune per i tempi in cui sono state scritte.

      Con genialità non mi riferisco all’artista prettamente “concettuale”, ma all’idea di arte adorniana, quella che pone l’accento più sul messaggio che sulla forma. Il messaggio è la parte “filosofica”, che è e resta solo una parte dell’opera d’arte. Diciamo metà. Senza però la capacità costruttiva dell’artigiano non avremo un’opera d’arte veramente compiuta, e a molto Novecento quella metà manca. E’ la metà faticosa, quella che si costruisce con 15 ore di studio al giorno per anni, anni e anni. In questo senso esitono anche artisti jazz, quelli che coniugano una tecnica esecutiva formidabile a guizzi interpretativi sorprendenti. Ho in mente certo Keith Jarret, per fare un nome. Ma mi guardo bene dal considerare geniali le sue composizioni.

      Il fatto è che in questa settimana mi sono ascoltato molto Brahms. Ne sono stato schiacciato. Quella profondità di pensiero, quella genialità di idee e di invenzione, quella capacità tecnica di costruzione di grandi e piccole struttore, in quale compositore dei nostri tempi si ritrova? A me non viene in mente nessuno.

  2. broncobilly 02/11/2011 alle 17:00

    Non riesco a considerare TM un semplice artigiano; non nego che di esperienza sul campo ne avesse in quantità, ma sapeva a mala pena leggere la musica. Difficile fare l’ artigiano senza i ferri del mestiere.

    Considerarlo poi privo di genio sarebbe come considerare il Papa uomo di poca fede. E’ praticamente impossibile farlo stando seri. Osare tanto, più che a un’ originale eresia, condanna a uno sterile eremitaggio capriccioso nel deserto.

    Certo, esiste anche il gusto e forse a te non aggrada (anch’ io lo trovo un po’ troppo “spigoloso”!). Ma dovremmo fare lo sforzo di mettere i gusti da parte e attenerci ai verdetti che la storia più o meno fa emergere in modo chiaro. In campo artistico non si possono dimostrare le cose con dei teoremi, ma certi livelli di consenso sono la cosa più vicina a un teorema di cui possiamo disporre. Quindi, per favore, teniamone conto al fine di non negare i fatti perché i nostri conti quadrino.

    Inoltre, TM puo’ servire anche come esempio vivente di come il genio possa sopperire a una tecnica poco sviluppata. In questo senso confuta la tua tesi per cui una tecnica sopraffina sia necessaria. Il genio puo’ superare questi ostacoli.

    In arte l’ unica cosa che conta è il prodotto finito, le ore di studio purtroppo non possono essere fatte sempre valere.

    [… a proposito, LB non mi risulta essere un jazzista (!?), anche se magari la sua musica puo’ ispirarsi indirettamente al jazz facendone un simulacro, un po’ come succede per George Gershwin o scott joplin… ma il jazz è altra cosa, ha al centro l’ improvvisazione…]

    Penso infine che il tuo riferimento ad Adorno dia ancora più forza al commento precedente: Adorno ha fato dire a Shoenberg e Stravinsky un mucchio di cose che i due non si sognavano minimamente di dire (Sociologia della musica moderna). Non ha caso parlavo del musicista di genio come di “vulcani di idee involontarie”.

  3. davithegray 02/11/2011 alle 17:38

    Ehm, temevo che saremmo finiti per discutere infruttuosamente.

    1) I “verdetti della storia” mi lasciano indifferente. Specialemente quando la terra è ancora vangata di fresco.
    2) Ho di proposito distinto una forma di genialità esecutiva da quella compositiva. Se intendiamo l’artista come “performer”, allora TM è geniale, lo è Pollini, lo sono tanti che trovano un modo personale di esprimere opere altrui o improvvisazioni proprie. Gente che lascia un segno. Un buon falegname della Val di Fiemme, che produce sculture da far cadere la mascella, è uno a questo punto un grande artista artista. L’Artista completo, però, è cosa ben diversa, chiaramente distinguibile. Brahms era noto come grande interprete, lo era Bach, lo era Beethoven.
    TM non sopperisce alla sua carenza didattica di compositore con una sua genialità compositiva, mi spiace, ma non lo credo proprio.
    LB non era un jazzista, era un compositore e direttore d’orchestra, ma ha scritto della musica con forti contaminazioni jazz. Certo, da genietto, è uscito dall’orticello (al contrario di TM), e poteva permettersi di farlo. Le sue costruzioni non arrivano alla levatura dei Grandi, ma indubbiamente non sono molti quelli che si possono confrontare a quella inventiva unita a capacità di scrittura. Gershwin ha scritto della bella musica, con qualche guizzo anche geniale, ma gli mancavano parecchi ferri del mestiere. No, mi spiace, la patente di Artista non gliela do. Tanto meno a Scott Joplin.
    Bravi artigiani con guizzi geniali me ne vengono in mente vari. John Williams, per dirne uno, ha un’ottima penna. Ma non mi risulta che abbia scritto nulla che possa mettersi a confronto con il Deutsche Requiem.
    Di fronte a questa statura, non c’è nulla che regga negli ultimi 50 anni. Certo che se il metro sono i “livelli di consenso”, ci toccherà accostare al Vespro della Beata Vergine anche Thriller di Michael Jackson. Di qui alla cacca d’autore il passo è davvero breve. Anche dietro a Thriller, intendiamoci, c’è un buon artigianato (ci sarà mica qualcuno che pensa che Thriller esca dalla mente di MJ, vero?). Ci sono idee anche dietro alle canzoni di Celentano. Ma a questo punto anche i ragazzi che intonano dei cori allo stadio sono geniali!

    No, dai, siamo seri. Accanto a Brahms, TM è come un bravo scalpellino autodidatta accostato a Michelangelo.

  4. broncobilly 02/11/2011 alle 18:27

    I “verdetti della storia” mi lasciano indifferente

    Ma allora di cosa parliamo? Uno a quel punto puo’ avanzare qualsiasi tesi senza tema di smentita.

    Bisogna riconoscere i fatti per avere una base minima. Dove c’ è un consenso consolidato pressoché universale presso gli esperti, bisognerebbe accettarlo senza rifugiarsi nel “gusto soggettivo”, altrimenti trionfa il solipsismo e TM o chiunque puo’ diventare con un colpo di bacchetta magica uno “scalpellino” qualsiasi.

    Io cerco di farmi un’ idea partendo dai fatti e i fatti per me sono i giudizi che appaiono come consolidati e accettati dalla comunità in cui viviamo.

    Bisogna poi considerare anche che la percezione di cosa sia un artista muta nelle varie epoche. Bach e i musicisti del suo tempo non erano considerati più che dei giardinieri. Nell’ Ottocento si afferma la figura dell’ Artista che produce Capolavori. Ma ormai il concetto stesso di capolavoro è tramontato: inutile andarne in cerca oggi per il semplice fatto che l’ artista non è più interessato a produrne! Si preferisce “spargere arte” in modo più frammentario e obliquo mischiandola alla performance e alla vita.

    Un’ ultima cosa su “composizione” e “esecuzione”. In effetti nel mio discorso ho in mente l’ “artista” e non m’ interessa distinguere tra “interprete” e “compositore”. In realtà, parlando di artista, non distinguevo nemmeno tra “musica” e “pittura”, e mi sembra che neanche tu distinguessi nel post.

    A proposito di pittura, poi, ci sono mille esempi che confutano la tesi della “tecnica minima”. Paul Klee è forse il più grande artista degli ultimi 100 anni (giudizio universale e consolidato che emerge dalla storia) ma di lui non si puo’ dire né che sia tecnicamente dotato, né che abbia una particolare filosofia da proporre. E’ semplicemente un artista di grande genio (monkiano).

    • davithegray 02/11/2011 alle 18:52

      No, nel post ho distinto nettamente. L’Artista come performer per me passa in secondo piano. Lascia molto meno alla storia un interprete che non un compositore/pittore/architetto/scrittore/regista. Senza con questo voler sminuire il ruolo dei performers, senza i quali per esempio la musica resterebbe carta morta.

      I “verdetti della storia”: quando si parla di “artisti” morti 10 anni fa, tali verdetti sono perlomeno provvisori. Spesso poi sono emessi da presunti “specialisti” tipicamente di nicchia. Che Bach fosse considerato un “giardiniere” permettimi di dire che è una colossale stronzata. Certo fa colpo al genere novellistico, da “strano ma vero”, tanto in voga oggi e che fa vendere tanti libri. In realtà all’epoca i compensi erano calcolati in modi che oggi sembrano ridicoli. Ma il Kantor di Lipsia non era certo il giullare di corte.

      Klee dubito che sia considerato IL PIU’ grande. Non ho la competenza tecnica (al contrario che nel campo musicale) per avventarmi in simili giudizi. Non ho idea di quale fosse la capacità tecnica di Klee o di Kandinsky, ci vorrebbe qualcuno che ha studiato seriamente arte per farlo. Dubito che fosse un imbianchino. In ogni caso, posso avventurarmi a sostenere che il confronto tra Klee e Caravaggio sia abbastanza impietoso. Ma la vera tragedia, a mio vedere, parte dalla seconda metà del Novecento. Anche in musica, il primo ‘900 ci ha donato artisti con la maiuscola inconfutabili. Basterebbe Ravel per tacitare qualunque confutazione.

      • broncobilly 02/11/2011 alle 19:54

        Sei reazioni all’ impronta sul tuo ultimo commento.
        1. Se vuoi giudicare cosa sia “arte” e poi escludi a priori un certo numero di artisti, tra l’ altro quelli che incarnano al meglio la concezione contemporanea di arte, fai poca strada. Non stiamo poi parlando di semplici “interpreti”, quest’ ultimo è responsabile solo in parte dell’ opera che si concretizza sulla scena. 
        2. Scusa, ma su Bach non equivocare. Non è lui a essere considerato alla stregua di un giardiniere, qualsiasi musicista del suo tempo lo era. Poi, essere giardiniere e Versailles non era come come esserlo a Villa Cicogna, ma questa è tutt’ altra questione.
        3. Il confronto tra Caravaggio e Klee è impietoso? Ci vuole una bella dose di azzardo (e di solipsismo) per sostenerlo con tanta sicumera, oltretutto dopo aver negato giudizi condivisi e consolidati nella comunità degli appassionati (almeno da mezzo secolo). Il confronto tra grandi distanti nel tempo o nel genere lasciamoli perdere, limitiamoci alle certezze più consolidate se non vogliamo cadere nella speculazione gratuita (era più forte pelè o maradona? superman o flash gordon?).
        4. L’ esperto è di nicchia per definizione. Un po’ difficile essere esperti di tutto.
        5. Klee (o Kandisky) dipinge il classico quadro di fronte al quale il neofita se ne esce con un “potevo farlo anch’ io”! In questo senso, al di là del retroterra, la tecnica pittorica in campo è indubbiamente ridotta. E’ la sapienza linguistica (genio) a svettare. Anche Mats Gustafsson, pur essendo un musicista dal retroterra colto, poi suona una musica grezza.
        6. In letteratura Celine usa un linguaggio popolare, sgrammaticato, deturpato, gergale e infantile. Eppure è universalmente considerato come uno dei massimi scrittori dell’ ultimo secolo. Ho fatto gli esempi di TM, PK e C. Ne potrei fare a decine mettendo da parte il gusto personale per riferirmi solo a casi ormai messi a fuoco in modo chiaro da chi si occupa professionalmente di queste cose. La morale è che genio e tecnica sono elementi indispensabili, ma le dosi con cui entrano nella ricetta restano misteriose. Quindi, in fondo, sono d’ accordo col post poiché lì non azzardi le affermazioni presenti poi nei commenti,

      • davithegray 02/11/2011 alle 20:17

        In disordine (è già in tavola!).
        1) Ma guarda che se pensi che io escluda a priori qualcuno ti sbagli di grosso.
        2) Lasciamo perdere la questione Bach-giardiniere. Bach era ricevuto a corte dal principe di Sassonia. Certo, non era considerato da lui un pari, ma chi lo era? Non era neppure nobile!
        Se ancora oggi segui una funzione religiosa nel mondo germanico capirai da te quanto sia ancora considerato il Kappelmeister.
        3) Certo che ci vuole azzardo per fare certe affermazioni. E’ molto più semplice dire che Mondrian è un genio assoluto piuttosto che affermare che fosse un imbrattatele. Io non faccio né l’una né l’altra cosa. Semplicemente riconosco la mia sostanziale incompetenza in quel campo, dove non posso considerarmi niente più che un semplice appassionato. Cioè un incompetente.
        4) Il jazz è arte circense. Anche l’arte circense è degna di ammirazione e rispetto. Basta riconoscerle il suo ruolo ed evitare patetici confronti.
        5) Nicchie: allora siamo d’accordo? Non credo. Per la nicchia degli appassionati di calcio, vuoi paragonare una bella partita all’ascolto di una sinfonia di Beethoven? Certo, cavoli con patate. Ma TM e Beethoven sono cavoli con patate? Mi sa di sì.
        6) Genio e tecnica sono indispensabili. Quale sia dono più raro e più indispensabile non saprei, propendo per un equo 50%.

      • davithegray 02/11/2011 alle 21:53

        PS: non si equivochi. La padronanza tecnica non è sinonimo di complessità. Prendi un minuetto a due voci di Bach, che studiano i bambini ai primi corsi, e te ne rendi conto. Non è in discussione il minimalismo di Klee. Fatto è che la genialità di Bach si scorge nel quaderno di Anna Magdalene, ma la mente di Bach ha saputo concepire le Passioni, le Cantate, ecc. La genialità di Brahms si vede anche paragonando gli orizzonti sterminati della 3ª sinfonia alla minuzia delicata dei corali per organo pubblicati postumi. Certo, le Gymnopedies di Satie hanno una loro genialità indiscutibile. Ma cosa di Satie regge il confronto con la capacità architettonica che sta dietro alla concezione del Messiah? Brahms è genio assoluto e lo si vede da come tratta genialmente il violino, il violoncello, il clarinetto, (ovviamente) il pianoforte, l’orchestra, la voce umana (sola o in coro). Ma chi c’è negli ultimi 50 con una paragonabile apertura mentale e di idee? Con un tale flusso di invenzione capace di sorprendere (e non stupire con gli effetti speciali) ogni volta? TM? Ma dai!

      • broncobilly 03/11/2011 alle 09:22

        Il jazz è arte circense

        Io mi chiedo se ci sei o ci fai. Ma non capisci che ti blindi nei tuoi gusti personali?
        E poi hai il coraggio di dire che “non escludi certi artisti a priori”.
        Certa arte non ti fa quadrare i conti è tu semplicemente la derubrichi con giudizi soggettivi  assumendo una posizione misantropica.
        Non capisco come puoi pretendere di discutere chiudendoti anche alle evidenze più palmari. E’ un po’ come prendersela con i fatti quando la propria teorie non quadra.
        Questi si chiamano “capricci”.
        Nessuno pretende che una partita di calcio sia “arte”, e io mi adeguo. E’ un fatto. Chiunque oggi ormai riconosce la dignità artistica della musica jazz e io mi adeguo. Ne tengo conto se penso a cosa sia l’ arte. Ai fatti bisogna adeguarsi se non si vuole picchiare la testa nel muro.
        Adorno non comprese la portata del jazz (ai suoi tempi era in embrione e la cosa era scusabile). Ma adorno stroncò senza appello anche Brahms, lo riteneva un musicista arretrato, con poco o nulla da dire, uno che si era infognato in un vicolo cieco quando la Musica che contava era andata altrove. Io in parte condivido, ma sono gusti personali, continuo a considerare B. un artista seguendo la vulgata mainstream visto che l’ aspro giudizio di A. non è prevalso in modo preponderante tra gli esperti: non mi escludo dalla comunità degli ascoltatori di musica con sparate da neofita.
        Beet e TM… continui con il giochetto se è più forte Superman o Flash Gordon. Altra fissa del neofita, secondo me.
        Mondrian ha meditato molto sull’ arte e i suoi gesti sono tutto meno che gratuiti. Cio’ non toglie che i suoi quadri li potrebbe buttar giù chiunque, basta avere le istruzion e un righelloi, lo stesso dicasi per molta roba di kandisky. Di che cazzo di competenza hai bisogno per capire una cosa tanto elementare che capirebbe anche mio nonno! La sua arte è riflessiva, non virtuosa. 
        La competenza serve per seguirlo nelle sue riflessioni, non per capire quello che capirebbe chiunque abbia occhi per vedere. Ma reputare M. un non-artista, proprio come Klee, suonerebbe assurdo e la teoria del 50% ne uscirebbe a pezzi come è logico che sia. Da qui la tua impacciata sospensione di giudizio.

  5. broncobilly 02/11/2011 alle 18:38

    Torno al tema del post, anche perché è interessante e mi pare che non debba essere trascurato a causa dei solite polemiche sul gusto.

    Le idee del musicista non sono “pensiero” o “filosofia” ma anch’ esse istinto.

    In quanto tali lo stesso termine “idea” puo’ essere fuorviante.

    Non si espone nessuna idea, ci si limita a produrre un “brodo” dove qualcosa puo’ germinare.

    Prendiamo la band di Mats Gustafsson (il premio Nordic Council Music Prize è già nel suo piccolo un’ espertise) del post di stamattina.  Senza far ricorso a tecniche avanzate, l’ idea di mischiare il punk con i riti sciamani è geniale perché 1. accosta mondi sorprendentemente distanti e 2. li accosta in modo proprio (sia i punkers che gli stregoni percepiscono l’ autenticità del gesto e ricevono entrambi una scossa emotiva di prim’ ordine).

    Eppure nessuno ha avuto a tavolino questa idea, è semplicemente germinata sul campo dopo mille tentativi e mille interazioni realizzate da chi aveva il genio sufficiente per valorizzare i feedback prodotti dall’ azione.

  6. broncobilly 03/11/2011 alle 09:53

    Sul cuore del post sono d’ accordo, ma come si potrebbe non esserlo?

    L’ equazione Arte = Genio + Tecnica è un po’ tautologica (anche perché i misteri si spostano sulla variabile genio).

    Non appena con un azzardo si tenta di rendere la formula originale (teoria del 50%), tutto crolla.

    Molto semplicemente esistono Geni (TM, SL, PK, PM…) che per esprimersi richiedono poca tecnica e altri che ne richiedono molta.

    La mia definizione di arte è un’ altra. Parto dalla massima aristotelica: “l’ arte imita la vita”.

    Ovvero: l’ arte ci dice una verità sul mondo. Ci consente cioè di chiudere il mondo in una pagina (parsimonia) e di contemplarlo quasi fossimo in preghiera.

    La scienza lo fa in modo analitico, l’ arte lo fa in modo sintetico. la scienza si occupa del mondo fisico, l’ arte di quello emotivo.

    L’ arte descrive, non emoziona. Una musica triste non ci rende tristi.

    Ma neanche questo è completamente vero. L’ arte, diversamente dalla scienza, ha anche un elemento “inconcludente”: è impressionista.

    Ovvero, stimola il fruitore a completare la missione. E’ lui a dover fare l’ ultima mossa. 

    I grandi artisti sono quelli che offrono abbondanza di stimoli grazie a un’ opera particolarmente ricca in questo senso. Con loro le “ultime mosse” particolarmente interessanti fioccano.

    Per quello che quando dici:

    Ma cosa di Satie regge il confronto con la capacità architettonica che sta dietro alla concezione del Messiah?

    secondo me toppi alla grande.

    Se Satie avesse fatto sfoggio di ingegnose architetture, avrebbe completamento fallito la sua missione.

    Il mondo di cui ci parla ha una sua ebete semplicità; il mondo per lui è una promenade walseriana punteggiata dalle osservazioni sciocche di un traumatizzato. Come potrebbe illustrare questa concezione facendo sfoggio di ingegnose architetture? Satie è perfetto com’ è. Un vero artista che induce a mistica riflessione e ad appagamento chi condivide il suo sguardo. E non c’ è Superman contro Flash Gordon che tenga.

    • davithegray 03/11/2011 alle 10:17

      Ric, siamo alle solite. Forse se ognuno di noi si limitasse a parlare di quello che conosce certe discussioni non avverrebbero. Scusami se ho la piccola pretesa di capire qualcosina in più di te di musica.
      1) Evidenze palmari: se mi metto a discutere con un rockettaro, non riuscirò mai a fargli capire che parla di qualcosa che sta alla grande musica come un carciofo sta alla montagna. E’ al di là dei limiti della sua possibilità di comprensione. Quando parlo di “nicchie” di esperti (per quanto vaste: certamente ci sono in circolazione più “esperti” di rock che non di musica) intendo proprio questo. Siccome di musicisti grandi ne conosco personalmente qualcunino, e so cosa pensano dei vari generi musicali, quando mi parli del “consenso” come metro di giudizio delle opere e dei generi mi posso solo fare quattro tristi risate. Tristi perché purtroppo il consenso va in direzioni che non approvo, e la ragione non è nel valore delle opere, ma nella sostanziale enorme ignoranza della popolazione.
      2) Spero che fosse chiaro da quanto scritto sopra cosa io pensi di Adorno e della scuola di Francoforte. E se non lo fosse, lo ribadisco qui: dei perfetti imbecilli che si sono occupati di cose che non capivano. Cioè di arte, quando avrebbero dovuto limitarsi ad interessarsi di filosofia. Quando mi dici che Brahms era arretrato e blah blah, e mi dici che “in parte” condividi, tagli ogni possibile ponte di comunicazione. Denunci la tua totale incompetenza musicale. Perché non troverai mai un musicista serio e competente che metta in discussione la figura di Brahms. E dunque, a questo punto puoi spararle grandi quanto vuoi su qualunque gruppuscolo di pseudosciamani. Ora la “musica che conta” è andata altrove. Tipicamente nello stadio di san Siro. E lasciamocela, per carità.
      3) Del jazz mi sono occupato sul serio, non da “appassionato”. L’ho affrontato personalmente, e alla fine l’ho abbandonato per sola mancanza di tempo. Ho il massimo rispetto. Come ho il massimo rispetto per il circo. Sono espressioni che richiedono un grado di virtuosismo elevato, una forte specializzazione, e anche guizzi geniali. Ho la discoteca piena di jazz, incluso TM, e l’ascolto spesso. Spero in questo modo di aver tagliato la testa al toro sull’argomento. Il jazz contamina ormai fortemente anche la musica colta, e mi pare che ti sia del tutto ormai sfuggito il riferimento a Bernstein come uno dei pochi grandi degli ultimi decenni. Il jazz puro, però, viene fatto negli scantinati da gente che quasi sempre ha una preparazione musicale pressoché nulla. E’ musica povera, basata su un giro di quattro accordi. Le sue prospettive (quando non trattata come contaminante da musicisti completi) sono limitatissime. Ho grande ammirazione per TM. Se però devo metterlo sotto lo stesso cappello di Brahms, mi spiace, non è nemmeno lontanamente possibile. Purtroppo, quegli “esperti” che piacciono a te di solito di musica capiscono pochissimo. Sono arrivati a commissionare una sinfonia a Paul McCartney, stupendosi quanto poi ne è uscita una porcheria. Osannano Battiato e lo fanno eseguire all’Opera di Roma. Non sanno circoscrivere il circo. Non sanno distinguere la Musica dalla musica. Stanno perennemente in cerca, perché perennemente insoddisfatti, e quando per caso trovano, non sanno riconoscere il genio. A volte riconoscono il genio (filosofo) e trascurano la questione tecnica (filosofia presunta arte, vedi caso Mondrian). Questo perché spesso i presunti “esperti” della questione tecnica non conoscono una mazza. Ma ci scrivono su libri lo stesso.
      4) Sull’ultimo tuo commento. Purtroppo fai marcia indietro sul consenso che avevi dato al mio post iniziale. Come dicevo, è da tempo (da anni) che cercavo il metro per misurare l’arte. Ho scritto un libello sul tema. Mi sono accorto che più cercavo di definire, più la cosa diventava sfuggevole. Come accade nel tuo commento. Non c’è nessuna tautologia nell’equazione. Se ci fosse, non ci troveremmo sommersi da presunta arte che in realtà è spesso esteticamente totale spazzatura (e non parlo di gusto soggettivo!) o al massimo gradevole intrattenimento (e mi trovo anch’io spesso a goderne, non mi sogno certo di condannare l’intrattenimento!). “L’arte imita la vita”? Sì, ma anche no. E’ molto limitante questa definizione, e sostanzialmente inutile. “L’ arte ci dice una verità sul mondo”: anche qui, tutto e nulla allo stesso tempo. Cosa non ci dice una verità sul mondo? E l’arte è sempre verista? Non credo proprio, infatti subito dopo lo neghi. Ci deve far contemplare, godere, emozionare. Il vero artista è impressionista, espressionista, verista, surrealista, astratto, realista allo stesso tempo. E’ completo, non è di nicchia. Trasmette emozioni e significati allo stesso tempo. E’ contemporaneamente grande nell’architettura complessiva e minimalista nel dettaglio. Questo senz’altro, è compito del lato “bello” (tecnica) e del lato geniale (originalità) dell’arte. Satie è indubbiamente geniale, l’ho scritto io per primo, forse sorvoli sulle parti che non ti piacciono di quello che scrivo. Quello che ho detto è che non dimostra di avere una capacità costruttiva paragonabile a quella dei grandi del passato. Non possiamo evitare di crearci classifiche mentali: Satie sta ben più in alto di TM nella scala dell’Arte, ma ben al di sotto di Monteverdi e Mozart. Satie è un artista pieno, sia chiaro. Genio e tecnica. Vorrei avere io metà delle sue intuizioni musicali. Solo che la sua tecnica ed il suo genio sono inferiori a quelli di altri grandi, e credo che lui stesso lo riconoscesse ampiamente. Non è questione di “missione”: non ci sono missioni preconfezionate per gli artisti. Ci vuole coraggio per fare certe affermazioni nel mondo di oggi in certi ambienti benpensanti. Non tra i musicisti: tra di noi viene da ridere alla sola idea che certe evidenze possano essere messe in dubbio. Ma raramente a parlare di musica sono i musicisti.

      • broncobilly 03/11/2011 alle 12:14

        Davide, se parti dall’ assunto di “capirne” più degli altri l’ unica cosa che segnali è una fragilità di fondo. Non ti pare?

        Chi ha certe competenze di solito non sta a strombazzarle un rigo sì e un rigo no. Per quanto sia vero, farsi scudo del “lei non sa chi sono io” è già un modo per squalificarsi e far fioccare i sorrisini tutt’ attorno.

        Oltretutto tu confondi il critico con il musicista. O meglio, hai in tema di critica una posizione che definirei solitaria più che minoritaria (altro che di nicchia!). E questo per non essere offensivi, perché il dubbio è che sia solo la volgare scappatoia di chi sta con le spalle al muro.

        Personalmente, sulle questioni chiave (tipo se TM o PK siano da considerare artisti a tutto tondo) mi attengo alla critica ufficiale e al giudizio emerso dalla storia e ormai universalmente accolto e riversato nelle enciclopedie (altro che nicchia!). Non mi metto certo a discutere verdetti passati in giudicato che oltretutto non urtano in nulla la mia sensibilità.

        Discutere su questi punti è perdere tempo. Diverso sarebbe difendere un proprio gusto soggettivo.

        Il fatto è che tu confondi continuamente i piani. Ok, la passione ti gioca brutti scherzi, ma questi sono veramente scherzi da prete.

        Ultima perla della serie: sia io che te non accogliamo le tesi di Adorno (tra l’ altro l’ unico membro della scuola a essersi occupato di musica, oltretutto lui stesso musicista). Solo che tu esprimi questo tuo dissenso affermando che si tratta: di perfetti imbecilli che si sono occupati di cose che non capivano.

        Ma così dicendo ti getti nel ridicolo passando dalla parte del torto e invalidando il tuo stesso dissenso. Io stesso prendo subito le distanze da te.

        Se vuoi fare il guitto alla Sgarbi va bene, puoi pure scoreggiare e calarti le mutande ma non recriminare se l’ interlocutore desideroso di affrontare con rigore certi argomenti poi ti scansa. Come potrebbe mai più prenderti sul serio, qualunque cosa tu dica su bach o sul rock?  

        E anche la tua mania di misurare se Superman “è più forte” di flash gordon o se bach ce l’ ha più lungo di rimsky korsakov… Uno puo’ avere dei pareri soggettivi e trovare piacere nel tentativo di giustificarli ma la tua passione da stadio ti fa confondere l’ arte con le figurine o con le classifiche della formula 1.

        Prendiamo il tuo esempio che confronta Satie e TM. Ho definito il mondo di S. come un’ ebete passeggiata walseriana. TS esprime mirabilmente una zigzagante passeggiata bukowskiana giù a Bowery Street.

        Prendiamo poi un artista di prima levatura come Steve Lacy (ispirato da TM). Il suo mondo esprime chiusure e ranicchiamenti beckettiani.

        Chi ritiene che il mondo sia bukowskiano o beckettiano, troverà la sua arte in TM e in SL. Chi pensa al mondo come a una passeggiata walseriana si rivolgerà a S. I più fortunati (per esempio io) che vedono un po’ vere tutt’ e tre le cose, hanno la possibilità di godere di tre grandi artisti. Wow, una bella fortuna.

        Il resto è affare per trafficanti di figurine doppie sempre intenti a misurarsi il pisello e a compensare.

         

  7. davithegray 03/11/2011 alle 12:48

    Ok, in effetti hai ragione. Mi sono lasciato trascinare in una discussione che non mi interessava affatto affrontare, mi premeva solo comunicare l’equazione, che trovo fondamentale.

    Mi fermo alla tua distinzione tra critici e musicisti. In effetti il punto probabilmente sta tutto lì. E’ la vecchia questione che Asimov denunciava come “gli eunuchi nell’harem” (ho un certo sospetto che i collezionisti di figurine alberghino più da quelle parti, ed è pure troppo ovvio che Bach per il collezionista ce l’abbia lungo tanto quanto Bach, sulla pagina dell’album occupa lo stesso spazio!). Lasciamo che i “critici” ci spieghino il nostro mestiere (in realtà ne circolano anche di validi). Non credo siano in molti i musicisti che li ascoltano, ma se hanno il loro mercato, ben vengano, c’è spazio per tutti. Continueremo a cercare di far musica davvero, che è quello che manca sul serio da troppi decenni, ed a sforzarci di seminare bellezza e seppellire lordure (compito improbo, in Italia più che altrove!). Purtroppo in questo stato di cose la responsabilità degli “esperti” non è sorvolabile, perché di non musicisti che li ascoltano ce n’è troppi, e questo si ritorce sui musicisti.

    Pazienza, arriveranno tempi migliori.

  8. broncobilly 03/11/2011 alle 13:15

    Mi sembra che con l’ ultimo intervento tu abbia centrato il problema.

    C’ è una competenza che consente di suonare un pezzo musicale e c’ è una competenza che consente di capirlo.

    Non sono tanto stupido da negare che tra le due competenze esista un collegamento. Tu, per esempio, possedendo in massimo grado la prima, parti da basi ottimali per acquisire la seconda.

    Tuttavia, secondo me, le due competenze non coincidono. In caso contrario, per esempio, sarebbero proprio musicisti, pittori e scrittori a commentare, analizzare e giudicare l’ arte. Cosa che non è.

    Puo’ darsi che le cose debbano invece proprio andare così, tu mi sembri su questa sponda, ma il buon senso mi porta a pensare diversamente, ovvero che non ci sia nessun complotto e che le cose siano semplicemente andate come dovevano andare per via della discrepanza a cui accennavo.

    • davithegray 03/11/2011 alle 13:37

      Le due competenze tipicamente non coincidono nei musicisti amatori. Il ragazzino alle prime armi suona cose il cui senso gli sfugge. E si sente. Poi, però, non si può suonare bene un pezzo senza capirlo, è una cosa del tutto inconcepibile.
      Ho seri dubbi anche del viceversa: si può seriamente comprendere a fondo un brano complesso senza essere musicisti? Insomma, da appassionato e dilettante potrò leggermi i libri di Hawking, divulgazione per dilettanti, e provare una certa soddisfazione. Il lettore medio dovrà accontentarsi di Odifreddi. Le equazioni della fisica (anche quelle più elementari della fisica classica, quanti sanno calcolare un momento angolare?) purtroppo sono appannaggio di pochissimi. A me questo stato di cose spiace parecchio. La responsabilità primaria è della scuola, che butta forse e male qualche infarinatura nei tre anni di medie, dopo di che la musica sparisce. Come ogni linguaggio, la musica va studiata, non ci si può solo basare sulle sensazioni. E quando si conosce la grammatica, non si possono non notare errori di grammatica, povertà lessicale, sintassi da terza elementare. Anche quando il contenuto del tema può invece essere interessante.

      Ora, si può conoscere il linguaggio musicale senza parlarlo? Può darsi: quanti laureati in lingua inglese escono dalle nostre università che non sanno biasciare una parola con la pronuncia corretta? Però permettimi di diffidare di questi “esperti”.

      Nota che mi sento direttamente coinvolto nel processo di alfabetizzazione della società. Una lingua si apprende per gradi, e non è necessario che tutti siano musicisti per apprezzare la buona musica. Ma tanti più rudimenti si hanno, tanto più la si apprezzerà sul serio.

      In caso contrario, per esempio, sarebbero proprio musicisti, pittori e scrittori a commentare, analizzare e giudicare l’ arte. Cosa che non è.

      Quando la scelta del materiale da eseguire o da esibire è lasciata a musicisti ed artisti, di fatto sono loro che analizzano e giudicano l’arte. Purtroppo però le scelte sono fatte da chi ha i soldi, spesso pubblici, e non sono di solito guidate dalla competenza.

      Sarà per questo che i teatri e le sale da concerto sono desolantemente vuote?

  9. broncobilly 03/11/2011 alle 16:21

    In effetti hai ragione a dire che un bambino prodigio puo’ non penetrare a fondo una musica pur sapendola suonare.

    Un caso filosofico limpido è quello di una sofisticatissima macchina di Turing che esegue alla perfezione un pezzo musicale seguendo fedelmente le indicazioni del compositore. 

    Sarebbero ulteriori prove che si puo’ suonare senza capire e che quindi, almeno in teoria, esiste uno iato tra critica e mera esecuzione.

    Comunque sia, il problema delle “competenze”, se lo limitiamo a chi parla e chi scrive di musica, si supera facilmente evitando apriorismi: chi legge le varie opinioni giudicherà da quanto legge la competenza di chi ha scritto, magari verificandola poi in corpore vivi. Punto.

    Per quanto riguarda invece la portata generale non mi sembra esistano particolari problemi neanche qui, almeno nei casi eclatanti: che Miles Davis, John Coltrane o Cecil Taylor non siano “pagliacci del circo” ma artisti che hanno fatto la musica del Novecento concordano tutti; critica, musicisti, bambini prodigio e macchine immaginarie.🙂

    Il problema delle competenze compare solo quando si fa pesare l’ ipse dixit. Basta evitarlo e il problema, puf, sparisce.

  10. davithegray 03/11/2011 alle 17:06

    Beh, ma anche qui denunci (perdonabilissima e comprensibilissima) incompetenza. Il bambino prodigio è ovvio che generalmente non capisca quello che suona. Infatti tipicamente le sue esecuzioni sono stereotipate. Ma non è una macchina di turing che legge la partitura e le indicazioni del compositore. Ovvio che tu non lo sappia, ma è l’insegnante che gli costruisce l’interpretazione, perché il compositore dà sempre per scontate una quantità enorme di cose che sulla partitura non possono comparire.
    A meno che si tratti di un bambino-genio, che a quel punto (essendo genio) non vedo perché non dovrebbe penetrare a fondo la musica che esegue.

    Anche l’idea che una macchina possa “interpretare” convincentemente un brano musicale è molto ingenua, ma lecita e perdonabilissima da parte di chi non ha le mani in pasta.

    PS: ma hai mai assistito a delle serie esecuzioni di spettacoli circensi? Per esempio, il Cirque du soleil? Mi pare proprio di no, visto il tono liquidatorio e dispregiativo con cui fai fuori “i pagliacci del circo”. Ti assicuro che meritano pienamente il costo (pazzesco) del biglietto.

    PS2: I grandi nomi che citi hanno fatto la storia del jazz, non direi quella della musica del Novecento, di cui sono indubbiamente una parte interessante ma enormemente limitata.

    • davithegray 03/11/2011 alle 17:21

      PS3: casomai sorgesse il dubbio, gran parte dei cosiddetti “bambini prodigio” che si vedono in tv non sono geni. Sono figli delle tiger-mums. Le loro interpretazioni sono costruite sotto la guida dei loro insegnanti.

  11. broncobilly 03/11/2011 alle 17:27

    Ancora una volta ti issi sul trono pensando di sbrogliare la situazione bacchettando dall’ alto. Guarda che quel genere di troni sono buoni solo per i capitomboli. E pensare che avevo appena finito di denunciare i danni dell’ ipse dixit.

    Quel che dici nel merito, poi, mi risulta quantomeno oscuro. Sarebbe meglio citassi la mia frase e a seguire il tuo commento, perché recuperare i nessi in un tale magma è compito improbo.

    Per quanto mi riguarda ho solo detto che se un bambino puo’ suonare senza “capire” appieno, la cosa puo’ succedere anche a un adulto. Cosa c’ entrano gli insegnanti e tutto il resto?

    Quanto alla macchina di Turing, sarebbe bene replicare sapendo di cosa parliamo. Parliamo di una macchina immaginaria che replica i comportamenti umani. Suonare un pezzo musicale corrisponde a un comportamento umano, e quindi riproducibile da una macchina di Turing che non ha per definizione una coscienza che le consenta di capire alcunché.

    Bambino e macchina di Turing contribuiscono a dimostrare che in teoria “suonare” e “capire” sono atti differenti che coinvolgono facoltà differenti. Magari collegate ma differenti. In pratica, poi, ognuno fa le sue esperienze (e ti assicuro che le conferme fioccano e le possibilità teoriche si concretizzano molto di frequente).

     

  12. davithegray 03/11/2011 alle 18:07

    Trono? Va beh. Le tue frasi cui mi riferivo erano ovviamente quelle dell’ultimo commento, non al “magma” di questa conversazione.

    Si può suonare senza capire appieno, ovvissimo, ma c’è bisogno di dirlo? Era a questo cui ti riferivi? Ci sono le suonerie dei vecchi Nokia che strimpellavano l’Eine kleine Nachtmusik, se è per questo!
    Quando io parlo di “suonare” non intendo l’atto meccanico, altrimenti siamo tutti musicisti (che non ha mai suonato un campanello?).

    Ciò detto, la macchina di Turning non è una macchina che idealmente emula i comportamenti umani, bensì degli algoritmi predeterminati. Si dà il caso che ho studiato un po’ di informatica in università e conosco abbastanza anche quel tema. Questo spiega la mia risposta. Anche se dirlo mi scoccia, perché già vedo pronta a scattare la gigliottina del “ti issi sul trono”.

    Ora devo scappare. Da domani sono in Danimarca, ci sentiamo lunedì. Sara mi aveva promesso una conferma per il 13…

  13. broncobilly 03/11/2011 alle 18:33

    Le oscurità riguardano proprio i nessi della tua risposta con il mio ultimo (ormai penultimo post).

    Anche le precisazioni appena fornite, se dovessi interpretarle come una replica a quanto affermavo, restano oscure. Sono semmai una conferma, anche se dal tono sono poste come obiezioni.

    Infatti, ogni comportamento esteriore dell’ uomo è descrivibile con un algoritmo e quindi riproducibile da una macchina ideale di Turing! L’ esecuzione di un pezzo musicale necessita solo e solamente di un comportamento esteriore.

    Ergo… esecuzione perfetta e comprensione pari a zero possono convivere. E parliamo dei capolavori, mica del campanello!

    p.s. a quanto mi risulta è tutto confermato, in caso contrario ci faremo vivi per tempo. Buon viaggio.

  14. davithegray 03/11/2011 alle 21:55

    Non mi risulta che il comportamento (esteriore? che vuol dire?) di un uomo sia descrivibile con algoritmi. Senz’altro l’ultima cosa descrivibile con algoritmi è l’interpretazione di un’opera d’arte.

    Ma ormai non capisco più nemmeno di cosa stiamo parlando.

  15. broncobilly 03/11/2011 alle 22:27

    Poiché discussioni del genere si ripetono, forse puo’ essere prezioso stenderne un canovaccio:

    1. Tu proponi una teoria dell’ arte (es. quella del 50%).

    2. Io cerco di confutarla facendo presente che la presenza di artisti come X e Y è incompatibile con quella teoria.

    3. Tu ribatti che X e Y non sono artisti, o comunque non sono artisti di peso.

    4. Io faccio presente che la critica li ha consacrati come tali.

    5. Tu dici che i critici che confezionano i “verdetti della storia” non sono competenti poiché solo gli artisti stessi hanno diritto di parola quando si entra nel merito.

    6. A questo punto io ritengo confermata la mia tesi visto che l’attacco al buon senso di cui al punto 5 gioca a mio favore. Ma forse hai ragione tu.

    Mi sembra tutto chiaro, forse vale la pena chiudere con l’ ennesimo esempio. Prendiamo Ernst Gombrich, è ritenuto il più grande critico d’ arte che il Novecento ci ha regalato, ma poiché non sa tenere in mano un pennello e non sa schizzare un’ anatomia credibile, secondo te non ha diritto di parola e le opinioni che sa coagulare intorno alla sua sono prive di fondamento.

    Cosa aggiungere? Nulla, mi ritengo soddisfatto e penso di aver così dimostrato la mia tesi nel modo più trasparente. Ma forse hai ragione tu e effettivamente Gombrich non capisce niente d’ arte.

    p.s.: il comportamento esteriore è il comportamento di un corpo nel tempo e nello spazio (nel nostro caso il corpo dell’ esecutore materiale).

  16. broncobilly 03/11/2011 alle 22:28

    ps2: allora confermato per il 13 a mesdì. ciao.

  17. davithegray 03/11/2011 alle 22:59

    1. Credo che questa sia la prima volta che propongo una teoria dell’arte.
    2. Se propongo una teoria dell’arte e X e Y sono incompatibili, ovviamente non li reputo artisti completi.
    3. Vedi 2.
    4. Ma quale critica? Quelli che creano consenso sulla base del consenso che hanno essi stessi? Non credo nel consenso delle masse. Credo alla competenza, merce rarissima.
    5. I verdetti della storia lasciamoli dare alla storia. Quando il cadavere è ancora caldo, credo che parlare di storia sia prematuro.
    6. Oltre che sui critici, si potrebbe anche discutere del buon senso.

    Ovviamente la sto buttando in scherzo, perché questa discussione mi ha estenuato. E’ vero, il canovaccio s’è già visto. Ma è vero che non ho mai proposto prima una “teoria dell’arte”. Questa è ovviamente labile, perché poi bisognerebbe definire il “genio”, cosa piuttosto indefinibile. Diciamo che è una teoria ad uso e consumo personale, e dal mio punto di vista è la più convincente e soddisfacente vista in circolazione finora.

    PS: il comportamento esteriore dell’esecutore è tutt’altro che definibile da un algoritmo. Mi sa che la macchina di Turing è esattamente il contrario di quello che credi. Tutti i computer deterministici che utilizziamo quotidanamente sono applicazioni concrete di quell’astrazione che è la macchina di Turnig. L’indederminazione che è intrinseca in ogni interpretazione dell’arte non è riproducibile da una macchina di Turing.

    PS2: A margine, ti faccio sottolineare questa incoerenza: io proponevo (dall’inizio, lo dico onestamente, è lì da leggere) l’arte circense con rispetto, riferendomi al virtuosismo acrobatico di certo jazz; tu vi hai letto disprezzo. Non c’era proprio. Tu proponevi il Bach “giardiniere” con velato disprezzo (per sottolineare quanto poco – a tuo parere – e di qualche “critico” di quelli giusti, aggiungo io), per poi voltar fronte dicendomi che i giardinieri rinascimentali erano degni di ogni rispetto. Non è importante, però te lo faccio notare.

  18. broncobilly 04/11/2011 alle 08:46

    In conclusione mi sembra necessario avvertire di un doppio rischio.
    Il primo consiste nel confondere i propri gusti personali con i fatti. A uno puo’ anche non piacere l’ arte contemporanea ma non puo’ dire che non esiste o sia di serie B solo per eludere i problemi che incontrano le sue formule.
    In secondo luogo non bisogna confondere l’ arte con la sua produzione. Certe “ricette” riguardano la produzione più che l’ estetica. Occorre separare i due domini per operare con ordine. La comprensione di un suono o di un segno è cosa ben diversa dalla sua produzione materiale.

    p.s. Dire che Bach era considerato alla stregua di un giardiniere non è sprezzante, è solo una considerazione storica fatta dagli storici!
    p.s. Dire che il jazz è musica da circo è come dire che il tango è musica da bar per cuccare o che Shubert è musica per fighette di buona famiglia. Ma il tango di Astor Piazzolla e la musica da circo di Misha Mengelberg sono arte, e poco hanno a che fare con i bar o con il circo. Sarebbe come dire che lo Shubert è una baby sitter e la sua è musica per fighette di buona famiglia che strimpellano svogliatamente.

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