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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Ho visto degli atei felici

Jonathan Haidt: Felicità. Un’ ipotesi.

Ieri dalla Cri ci siamo incontrati per tenere il “gruppetto” dei ciellini, eravamo una quindicina e quasi non entravamo in salotto. Ma in questi casi si sta bene anche stretti. Non cambierei mai una sede del genere, soprattutto perché è sul mio pianerottolo e 1. ci possiamo andare in pantofole 2. possiamo rimpiazzare la baby sitter con il baby call.

Si commentava l’ insegnamento di Julian Carron alla Scuola di Comunità di qualche giorno prima.

Carron aveva detto che “la realtà è sempre positiva”.

Affermazione perentoria e in qualche modo scandalosa perché fatta reagendo al caso di una mamma che aveva perso il figlio. La tragedia era stata riferita da un prete intervenuto per l’ occasione; in questo genere d’ incontri si privilegia la riflessione su fatti reali, chi si abbandona a congetture è malvisto, quasi volesse sviare il discorso.

Eravamo ora chiamati a discutere per comprendere il senso profondo di quella lezione contro-intuitiva.

Ebbene, dapprima qualcuno ha avanzato l’ ipotesi che da eventi negativi ne possano pur sempre generare di positivi con l’ effetto di ottenere un saldo generale in attivo. Spesso è proprio così: ci siamo scatenati in una ridda di esempi, a ciascuno veniva in mente qualcosa: un fatto, un episodio, un’ esperienza personale. E se il “positivo” non si produce contestualmente al “negativo”, in fondo basta spostarsi un po’ più in là nel tempo e prima o poi il giochetto riesce.

Ma è la stessa ipotesi, a guardar bene, a essere irrilevante visto che non si oppone al fatto che esistano pur sempre “realtà negative” e “realtà positive”. Noi dobbiamo invece indagare sul perché “la realtà è sempre positiva”.

Poi Emanuela ha fatto riferimento ai drammi vissuti in famiglia (sia suo padre che suo fratello sono mancati in circostanze tragiche).

Ebbene, nel racconto di questa esperienza ha voluto enfatizzare come quella triste realtà l’ abbia colpita duro ma al contempo abbia impreziosito legami stretti in precedenza con persone intorno a lei; tutto cio’ le ha consentito di uscire rafforzata e “risvegliata”. Il dato esperienziale è stato decisivo per ritonificare il suo spirito.

Qui ci avviciniamo al nocciolo della questione: l’ incontro con l’ asperità ci rende più forti. E’ un po’ come se ci mettesse o rimettesse in moto scuotendoci dal torpore che ci avvolge quando le cose filano lisce per troppo tempo. E’ come un tornare al mondo, in un mondo dove possiamo fare incontri che riattivano la nostra umanità.

L’ intervento dell’ Ema ha raccolto un certo consenso.

Ma anche qui non mancano i problemi: quel che ha detto l’ Ema, avrebbe potuto dirlo anche un ateo. Parola per parola. E perché no?

Calma, non mi sono dimenticato del libro, ci arrivo; ho solo fatto questo preambolo perché Jonathan Haidt, nello svelarci il “senso della vita”, ripete paro paro quello che, a quanto pare, per molti intervenuti al “gruppetto” sembra bastare.

Solo che Haidt è un ateo doc e parla unicamente quel linguaggio positivista che i ciellini reputano insufficiente a descrivere l’ umano.

Il libro di cui parliamo è appassionante perché oltre a costituire un resoconto scientifico, ci riferisce le vicissitudini esistenziali dell’ autore. Veniamo a sapere di come il giovane Haidt considerasse sterile la filosofia contemporanea inaugurata di Wittgenstein, disinteressata com’ era a una comprensione profonda della natura umana. Sono inconvenienti che capitano quando si trascura la psicologia in favore della logica.

Fortunatamente, da qualche tempo, le cose sono cambiate e l’ indagine sul “senso della vita” ha riguadagnato la scena.

La nostra vita, dice Haidt, è come un film che cominciamo a vedere da metà. Accadono molte cose che non riusciamo a spiegarci ma che sentiamo come dotate di senso. Perché lei ammiccava a lui? Perché il protagonista si trovava lì proprio in quel momento? Eccetera.

Esiste per caso uno spettatore che ha visto il film per intero e che possa illuminarci?

Per Haidt, attraverso il metodo scientifico, possiamo venire a sapere chi era in sala quando si sono spente le luci ed è iniziata la proiezione, dobbiamo rintracciarlo e chiedere a lui.

Purtroppo, per la scienza e per i testimoni che riesce a riesumare, la nostra vita non ha alcun senso. Ma forse si puo’ affrontare una sotto-questione non da poco: “come dobbiamo vivere?”. Come posso avere cioè una vita piena, appagante e… “significativa”?

Non è detto che la domanda di senso (questione principale) sia legata a doppio filo alla sotto-questione. In fondo la seconda ha natura empirica, ed essa, a volte, è risolta brillantemente anche da chi non dà alcun contributo per sbrogliare la prima.

Volendo sintetizzare la monumentale letteratura positivista in merito, direi che per essere felici occorre un “impegno vitale”, preferibilmente nel campo del lavoro o dell’ amore. Per approfondimenti faccio un solo nome: Mihalyi Csikszentmihalyi.

Un “impegno vitale” implica a sua volta relazioni umane forti e ideali alti. Richiede poi che vi sia armonia tra il corpo, la mente e l’ ambiente sociale in cui si vive.  Quando tutto cio’ è presente, le persone percepiscono un “senso” in quello che fanno.

Anche senza alzarsi troppo da terra si puo’ godere di una vista meravigliosa sul mondo.

eifeltower

In più ora sappiamo anche che il dono di sé ha un suo senso dal punto di vista biologico. Il nostro “corpo” non si oppone necessariamente a queste pratiche. Voglio dire, forse non siamo necessariamente dei gretti “egoisti naturali” temperati dall’ ipocrisia come ci dipinge qualcuno.

La ricetta di Haidt e la ricetta dell’ Ema convergono in modo preoccupante. Dico “preoccupante” perché l’ ateo e il ciellino non possono  permettersi abbracci tanto affettuosi.

Cosa c’ è allora che non va?

Forse bisogna concentrarsi sull’ espressione “alti ideali”, uno degli ingredienti imprescindibili nella ricetta scientifica della “felicità”.

L’ ateo li puo’ sentirli ma non puo’ permettersi di pensarli, altrimenti gli svaniscono tra le mani poiché li troverebbe insensati. In altri termini, non puo’ permettersi di “alzare la testa” e ampliare i suoi orizzonti: la scienza, ovvero il suo riferimento, in fondo non assegna nessuno scopo alla sua vita.

L’ Ema, invece, puo’ anche alzare la testa, farebbe male a concentrarsi unicamente sull’ elemento “esperienziale” visto che puo’ permettersi di pensare l’ esperienza per riempirla ulteriormente di senso senza fermarsi a una epidermica sensazione, per quanto appagante.

C’ è la “vita” e la “vita pensata”, ad alcuni basta la prima, altri devono averle entrambe. Le persone non sono tutte uguali, alcune si appagano col piacere che traggono dalle loro esperienze, altre non possono fare a meno di meditarle in modo ragionato. A questi ultimi è difficile impedire di “alzare la testa”. Ecco, Dio e la religione si offrono soprattutto a costoro.

La parabola esistenziale dell’ ateo Jonathan Haidt si conclude con un cambiamento interiore non da poco: oggi, pur rimanendo un incrollabile ateo, ha abbandonato il compiaciuto disprezzo per la religione che aveva a 20 anni. Lo studio della psicologia evolutiva gli ha fatto concludere che la mente umana, molto semplicemente, “percepisce” la divinità, al di là dell’ esistenza o meno di un Dio.

Detto in altri termini, la religione è tremendamente “fitting”, tanto è vero che è uno dei pochi universali accertati.

Come potremmo mancarle di rispetto? 

31 risposte a “Ho visto degli atei felici

  1. diait 18/11/2011 alle 15:51

    in termini evoluzionistici, immagino che si possa dire che la religione è risultata – almeno fino ad oggi – la più adatta (o “fittest”) delle idee a sopravvivere. (La testimonianza di ema è una prova del buon uso che se ne può fare, per esempio per dare un senso a grandi dolori)
    Alain de Botton suggerisce agli atei di “copiarla”, assumendone i rituali anche se un po’ rimaneggiati… Ognuno si crea comunque i suoi altarini e i suoi rituali, atei (Haidt e De Botton) e non, per aiutarsi a tirare avanti.

    Io devo confessare, come un mio limite, che non penso mai al senso che può avere la vita. Viaggio sempre molto terra-terra, attenta a dove metto i piedi eccetera.

  2. diait 18/11/2011 alle 17:21

    A proposito di felicità o di “serenità”. Ho avuto l’esperienza di mio padre, ateo, che ha affrontato la malattia e la morte con un senso di accettazione e di serenità incredibile. Due anni allettato, dopo l’ictus, senza neppure potere parlare. Non si lamentava né disperava mai. Senz’altro ho visto atei felici.

  3. vlad30759 18/11/2011 alle 17:35

    Che c’entra Claudio Lolli a parte il titolo? se vuoi ti presto il vinile (3500 lire: prezzo politico imposto).

  4. broncobilly 18/11/2011 alle 17:50

    Diana, senz’ altro c’ è una relazione tra religiosità di un popolo e le sue condizioni materiali: quanto più sta bene, tanto meno è religioso.

    Penso che certi strali della Chiesa verso il “consumismo” derivino anche da questo.

    Sarebbe molto meglio guardare altrove, all’ eccezione USA.

    Gli USA sono un’ eccezzione: i più ricchi, più consumisti e i più religiosi.

    Ma la società statunitense unisce il rischio alla ricchezza.

    Eco su cosa dovrebbe puntare la Chiesa Cattolica per diffondere la religiosità; non sulla lotta al consumismo ma su una società più rischiosa, senza welfare o con meno welfare.

    Ho parlato in generale perché i casi singoli sono molto differenti. Ci sono tempre di prim’ ordine, probabilmente tuo padre era di quel tipo. Probabilmente aveva avuto il suo “impegno vitale” e attraverso quello aveva prodotto una marea di “senso” da poterne avere una scorta anche nell’ ora suprema. Già nell’ antichità Epicuro era esempio di ateismo e serenità. Dopo aver letto Haidt capisco e condivido la strategia di un ateo come di de Bottom: imitare i religiosi. Una religiosità laica. Anche Haidt parla di divinità senza dio.

    Mitico Vlad! Vedi che a noi ci ha rovinato la rete. Senza youtube sarei corso a casa tua. Comunque, sì, lo ammetto, era una questione di titolo. Un pretesto per ascoltarmi “un bel sassofono dalla parlata grassa” in opposizione alla “magra sillabazione” e alla “voce smilza” del bolognese.

  5. vlad30759 18/11/2011 alle 18:18

    xchè ho perso la musicasseta degli E.L.&P. con Picture at an Exibition senno…….

  6. diait 18/11/2011 alle 18:56

    Ecco su cosa dovrebbe puntare la Chiesa Cattolica per diffondere la religiosità; non sulla lotta al consumismo ma su una società più rischiosa, senza welfare o con meno welfare.

    magari rispolverando l’idea della “divina provvidenza”, che cadrebbe proprio a fagiolo!

  7. broncobilly 18/11/2011 alle 19:03

    Un’ idea che non necessita di essere rispolverata. E’ lì da sempre al suo posto che risplende.

  8. diait 18/11/2011 alle 19:06

    sì, intendevo dire “puntando” nuovamente e con più forza su quell’idea che era stata un po’ accantonata – forse. Mia sorella – che ha sempre vissuto al di sopra lesue ,con esiti disastrosi, ed è atea – l’ha fatta totalmente sua. Quando le chiedo: “Ma come pensi di pagarla (questa cosa x)?” Lei risponde. “Dio provvede…”

  9. diait 18/11/2011 alle 19:07

    correzione: “… al di sopra delle sue possibilità, con esiti disastrosi

  10. broncobilly 18/11/2011 alle 23:23

    Haidt sostiene che un termometro attendibile del nostro temperamento religioso è il senso di “purezza”.

    Elenca poi alcune pratiche dietro cui trapela una pulsione religiosa di purezza, non manca il vegetarianesimo.

    Il desiderio di purezza è desiderio di “elevazione” e l’ elevazione è una specie di misticismo che ci libera dall’ “io” e ci unisce al gruppo. Laddove la religione non attecchisce, resta comunque l’ esigenza di godere nell’ essere amati e di amare: di fondersi nel gruppo. Sono sentimenti anche pericolosi, e oggi forse meno funzionali al gruppo rispetto a ieri. Ma sono sentimenti che appartengono alla nostra natura.

    L’ ebreo ateo Haidt chiude così il suo libro sulla felicità: “la comunità scientifica dovrebbe accettare la religione in quanto aspetto normale e sano della natura umana… se le persone di fede hanno ragione nel credere che la religione sia la fonte della loro più grande felicità, allora chi è in cerca della felicità e di un senso possono imparare qualcosa da loro, che credano o meno in Dio”.

  11. diait 19/11/2011 alle 10:36

    la comunità scientifica dovrebbe accettare la religione in quanto aspetto normale e sano della natura umana… se le persone di fede hanno ragione nel credere che la religione sia la fonte della loro più grande felicità, allora chi è in cerca della felicità e di un senso possono imparare qualcosa da loro, che credano o meno in Dio”.

    bene. Sottoscrivo. Anche se il concetto di purezza mi sfugge, ma lo traduco inn termini di “onestà”.

  12. diait 19/11/2011 alle 11:04

    però dichiarazioni come “la realtà è sempre positiva” per me non significano altro che: “Qualsiasi cosa ti succeda, di solito bene o male sopravvivi (aggrappandoti a religione, gadget, viaggi o persone). E questo è un bene.”

    Sottolineando quel “di solito”, però. Non è un “sempre”.

    In generale, quando leggo queste cose non so bene di che si sta parlando. Mi sembrano tutte cose di normale buonsenso che guidano le perrsone mediamente di buonsenso.

    La conclusione importante sulla religione la condivido. Rispetto, interesse e copiare quello che funziona. Nel mio piccolo microcosmo di pragmatista tendo a seguire questo protocollo.

    L’ottuso disprezzo nei confronti della religione che ostentano alcuni con aria di superiorità (mi viee in mente Odifreddi) mi sembra un’anticaja, come si dice a Roma. Una roba dell’ottocento.

  13. broncobilly 19/11/2011 alle 11:47

    Nel “gruppetto” si batte molto sulla “realtà”.
    Sarà anche buon senso ammetterne l’ esistenza ma ci sono stati anni in cui l’ esistenza della realtà (esternalismo) veniva negata, o per lo meno sospesa, in nome delle convenzioni.
    Non esiste infatti un modo per “dimostrare” l’ esistenza della realtà. L’ unica “dimostrazione” consiste nel “sentirla” vivendola intensamente, anche il suo lato negativo.
    Haidt insiste molto sulla purezza. Ha condotto i suoi esperimenti in India, un posto dove ci si lava in continuazione per “purificarsi”, dove ci si cambia le scarpe in ogni stanza della casa.
    Esempio di “quando non pregare” tratto dal libro di Manu:

    “… quando si espellono urine ed escrementi… quando vi è ancora cibo in bocca… quando si è appena mangiato cibo preparato da donna che ha appena partorito… quando strillano gli sciacalli… quando s’ indossa un abito portato in un’ unione sessuale… quando si è vomitato o ruttato… quando non si è ancora digerito…

    La purezza è centrale. Oggi cosa ci è rimasto di tutto cio? Molto, il senso del disgusto e della ripugnanza, per esempio. A noi “ripugna” la compravendita di organi umani, sebbene salverebbe molte vite umane. Ad alcuni vegetariani la carne ripugna, ecc. Il senso di ripugnanza è un retaggio del misticismo che cova ancora nelle società moderne.
    Noi ragioniamo su tre dimensioni: egoismo (mio-tuo), gerarchico (sopra-sotto) e puro (nobile-ignobile). La premessa dell’ altruismo è quel misticismo che ci fa sentire “fusi” nel gruppo.
     

  14. diait 19/11/2011 alle 12:01

    scusa, OT
    devo tradurre un trailer in 10 minuti! Posso chiederti un piccolo aiuto?

    Il film è “Marginal call” sul crack di Lehman Brothers (derivati, giusto)?
    Si vedono una serie di personaggi che dicono ognuno una battuta,non sempre collegate.
    Ti allego la traduzione semi-letterale, mi dici se regge?

    Once this thing gets going in the wrong direction, this is huge.
    (guardando la schermata di cifre al computer…)
    Quando questo sistema farà il botto, sarà grosso.

    How huge?
    Quanto grosso?

    There are 8 trillion dollars of paper around the world relying on that equation.
    Ci sono 8 triliardi di dollari di pezzi di carta che contano su quella equazione.

    The formula’s worthless.
    La formula è inservibile. (op. “non tiene”)

    How long would it take your people to clear that from our books?
    Quanto ci metterebbero i tuoi uomini a ripulire i libri contabili?

    I need a head to feed to the traders on the board.
    Mi serve una testa da dare in pasto ai (…).

    • diait 19/11/2011 alle 13:19

      traders on the board
      ho messo:
      ai nostri azionisti
      un capro espiatorio per i nostri azionisti

      e poi.
      Ci sono 8 trilioni di dollari di carta sparsa per il mondo che si reggono su quell’equazione…

      e poi:
      La formula è da buttare.

  15. diait 19/11/2011 alle 13:24

    #SAM ROGERS# C’è un motivo se siete ancora qui. L’80 per cento di questo piano è stato appena mandato a casa, per sempre. Erano dipendenti in gamba, bravi nel lavoro, ma voi siete più bravi.
    #ERIC DALE# Stavo lavorando su una certa cosa, ma non mi hanno permesso di finirla. Dagli un’occhiata. E stai attento.
    #PETER# Dovete tornare qui, ragazzi.
    #SETH# Che succede?
    #PETER# Guarda qua.
    #SETH# Quando il sistema esploderà farà un botto, e grosso.
    #WILL# Quanto grosso?
    #JARED# Ci sono 8 trilioni di dollari di cartaccia in giro per il mondo che poggiano su quella equazione.
    #SARAH# La formula non vale niente.
    #JARED# Quanto ci vorrebbe a ripulire i nostri libri contabili?
    #SAM ROGERS# Che cosa?
    #JOHN TULD# Ci sono tre modi per andare avanti in questo campo: essere i primi, essere più in gamba o imbrogliare.
    #SAM ROGERS# Non vorrai fare quello che stai pensando di fare…
    #JOHN TULD# Sam, sei con me o no?
    #SAM ROGERS# Stai vendendo qualcosa sapendo che non ha alcun valore.
    #JOHN TULD# Ho deciso, Sam.
    #SAM ROGERS# Se lo fai, ucciderai il mercato.
    #JOHN TULD# Vendiamo ad acquirenti consenzienti, per potere sopravvivere.
    #SAM ROGERS# Ricordatevi questo giorno, ragazzi. Ricordatevi questo giorno. Se oggi vinciamo, avremo contribuito a distruggere i nostri posti di lavoro.
    CARTELLO IL PREMIO OSCAR KEVIN SPACEY
    #SAM ROGERS# Io voglio uscirne Ho chiuso. Sono fuori.
    CARTELLO IL PREMIO OSCAR JEREMY IRONS
    #JOHN TOLD# Mi serve una testa da dare in pasto ai nostri azionisti.
    CARTELLO DEMI MOORE
    #SARAH# Se andremo a fondo, ci andremo insieme.
    CARTELLO PAUL BETTANY
    #WILL# Lavoro in questa compagnia da dieci anni. Ho visto cose che non immagini neanche.
    CARTELLO ZACAHARY QUINTO
    #PETER# Sei sicuro che sia la cosa giusta da fare?
    CARTELLO MARGIN CALL
    #JOHN TULD# Sono solo soldi.

  16. diait 19/11/2011 alle 13:24

    se leggi dimmi se ti tornano i conti….
    poi cancelliamo tutti questi ultimi scambi.
    Aspetto il tuo ok!
    d

  17. broncobilly 19/11/2011 alle 15:08

    Scusa, ero andato al “mercatino di natale”. Mi sembra che fili. Unica riserva su “paper” in questo contesto: non sono dollari ma titoli di credito. “Cartaccia” e basta (titoli spazzatura) direi che è meglio.

  18. broncobilly 19/11/2011 alle 15:10

    “cartaccia” per otto milioni di dollari…

  19. diait 19/11/2011 alle 15:40

    sì, certo, intendevo cartaccia, pezzi di carta… infatti prima ancora di leggerti ti ho letto nel pensiero e ho inviato così!
    grazie mille, ora ho l’imprimatur e non invierò correzioni al committente….

  20. diait 19/11/2011 alle 21:37

    (volevo cancellare ma non so più entrare in wordpress… non mi ricordo né nome utente né password. )

  21. davithegray 21/11/2011 alle 17:28

    Chissà perché i traduttori dall’inglese parlano sempre di bilioni e trilioni… In italiano abbiamo i miliardi, che capiscono tutti. 8 trillions sono 8000 miliardi, oppure 8 bilioni (che è molto meno chiaro) – non trilioni.
    Ricordo che da piccolo leggendo Topolino mi chiedevo cosa fossero questi trilioni in cui nuotava Paperone. Gosh!

  22. diait 21/11/2011 alle 18:04

    eppure, se lanci trilioni su google trovi molte pagine da ilsole24 ore e altri giornali e riviste di economia online… Comunque ho messo una nota. Grazie!

  23. davithegray 21/11/2011 alle 18:08

    Sì, infatti ho scritto che si usano spesso. Solo che secondo me generano solo confusione. Anche perché trillion da quanto ne so si traduce bilione (perché billion è miliardo, e bilione è 1000 miliardi), e così via.

  24. davithegray 21/11/2011 alle 18:10

    Wow. Leggo che il trilione italiano è addirittura il quintillion anglosassone! Meglio stare alla larga da questi sistemi di numerazione.

  25. diait 21/11/2011 alle 18:23

    c’è una differenza tra l’inglese british (BE) e l’inglese americano (AE). Nell’AE 1 trillion sta per mille miliardi.
    Almeno così credo di avere capito. In ogni caso, trattandosi solo del trailer, ed avendo il dialoghista esigenze di sincrono, credo che si terrà il “trilione”….

  26. davithegray 21/11/2011 alle 18:27

    Infatti, 1 trillion = 1000 miliardi.
    Ma 1 trilione (in italiano, non inglese britannico o americano, che credo siano la stessa cosa) non è 1000 miliardi, bensì un milione di miliardi. Se lo lasci così, l’informazione è totalmente sbagliata. Anche se in fondo mille miliardi o un milione di miliardi per il cittadino comune è la stessa cosa…

  27. davithegray 21/11/2011 alle 18:30

    Sai una cosa? Io userei “fantastiliardi”. Era anche questo molto usato da Paperone.

  28. diait 21/11/2011 alle 18:34

    aspetta, se questo è un film americano, e parla di 8 trillion dollars (AE), sta dicendo 8mila miliardi di dollari…. Quindi non posso dire 8 trilioni, che in italiano sono 8 milioni di miliardi. Ho capito bene?

  29. davithegray 21/11/2011 alle 18:43

    Esatto. Se vuoi essere corretta. Ma tanto in fondo non se ne accorgerebbe quasi nessuno.
    Secondo la scala numerologica italiana, per dirla giusta dovresti dire 8 bilioni (vedi qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Bilione).
    Ma quanti sanno cos’è un bilione?

  30. diait 21/11/2011 alle 19:16

    boh. Pochi lo sanno, pochi riescono anche solo a immaginare somme che sono state gestite come bruscolini…

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