Le virtù del rosa e del blu.

Ci sono due personaggi che farebbero di tutto per cambiare i gusti altrui: il paternalista e il moralista.

Forse sono la stessa persona, ma forse no. Il paternalista pensa a noi come a incapaci di tutelare i propri interessi, il moralista ci pensa indemoniati quando va bene, teleguidati dalla pubblicità quando va male.

Negli ultimi anni i due sono particolarmente attivi nella “battaglia tra i sessi”. A quanto pare ogni differenza tra maschio e femmina deve essere piallata senza pietà. La pialla più affilata è quella del burocrate, un idolo da sempre da quelle parti.

Come difendersi da paternalisti, moralisti e dal burocrate loro sicario?

In genere facendo notare che le cose sono “più complesse” rispetto al rigido schema mentale che si sono dati. Sono talmente complesse che pochi si sorprenderebbero se con scorno dei “sapienti” la ragione arridesse un bel giorno agli “ingenui”.

In casi del genere meglio mettere da parte le crociate e lasciar libera la gente di scegliere (e respirare).

Subito un esempio di “complessità” tratto proprio dalla “battaglia tra i sessi”: ci sono mille motivi per moralizzare e tutoreggiare chiedendo e lavorando per una sempre maggiore uniformità tra i generi.

Ma ce ne sono altrettanti per favorire la differenziazione:

… increasing preferences diversity within genders (in-group) makes finding a compatible partner harder: if all women want children and all men want careers it is easier to find a partner who wants the opposite to you than if half of each gender wants each option…

… Making both genders equally likely to care for kids also has the downside that it will increase job-commitment mismatch by making it harder for anyone to guess ahead of time who will be committed and who will not…

Given that both market and non-market work (housework and child rearing) has to be done, it’s possible that we’re better off socialising each gender to enjoy a different job. That way nobody need suffer a task they dislike. While in theory we could pick men and women at random and encourage them to value one or the other task, it is easier to socialise genders as a group; messages are easily targetted and made persuasive for gender groups in a way impossible for randomly chosen groups. This benefit is smaller if innate preferences or aptitude for market and non-market work are strong and cut randomly across gender lines (something I know little about)… leggi tutto.

gender

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37 pensieri riguardo “Le virtù del rosa e del blu.”

  1. Jun: Hai letto il blog linkato? Robert Wiblin mi sembra piuttosto lontano da Langone.

    Comunque, Langone è un genio del marketing autopromozionale. Con la sua ultima stupida, inutile e sbracata provocazione da gran simpa lumbard (via le donne dalla scuola così tornano a fare figli – non certo con lui, aggiungerei), ha ottenuto di finire immediatamente su tutti i blog femminili/femministi (dove ci si interroga se parlarne o no – !!!!). Su tutte le pagine di cultura dei giornali desinistra, dappertutto si parla di lui. Un genio – e una pacchia per il suo editore, che a Natale se ne andrà alle Seychelles con famiglia e suocera al seguito.

    Poco prima era stato musa ispiratrice e mentore della giornalista focolarina del TG3 Costanza Miriano, autrice del fantastico “Sposati e sii sottomessa” (da leggere come ‘imperativi’). (Una cosa curiosa: lei non ha avuto altrettanto risonanza sui blog femminili, perché torna più utile l’uomo misogino, lì.)

    Prima ancora, mi corre l’obbligo ricordarlo, per l’ennesima volta, era stato insignito del titolo di Michetta d’oro 2007, Grand Uff. dell’Ordine dei Templari.

    Ramen.

  2. non so perché non comprino il pacchetto – quelli che tifano per la descrescita e il ritorno al passato. Per quanto mi riguarda, sai come la penso: quando il narcisismo estetizzante è pure bullesco e furbescamente provocatorio, sparato apposta per “épater le bourgeois” (che in questo caso è il bourgeois desinistra), mi parte il vaffa.

    Sì, conosco il blog della giornalista. Mi è stato segnalato da un blogger che si occupa di Questione Maschile (contro la Misandria), e l’ha nominata sua eroina personale.

  3. Non penso che Langone sia semplicemente un “furbo”, penso invece che esprima il suo pensiero (autentico) usando la “figura retorica del paradosso” e i “toni profetici”. Un po’ come oggi in Italia anche Ceronetti e tanti grandi scrittori del passato.

    Naturalmente in questa scelta c’ è una passione estetica indiscernibile dai contenuti, per cui Langone è innanzitutto uno stilista. Ma il letterato deve essere solo quello, nessuno gli chiede di essere particolarmente brillante nel pensare.

    Se facciamo la tara a “toni” e “figure retoriche cosa ne esce? Che la donna, per molti versi, era più libera e felice ieri che oggi. Un messaggio opinabile ma che fanno proprio anche molti progressisti devoti all’ analisi empirica, cito solo Justin Wolfer e Bryan Caplan.

    Vedo poi che L. e il TG3 hanno un punto di contatto.

  4. sì, capisco. Non è questione di tono, però. Anche di sostanza. Norman Finkelstein o Tony Judt (due storici “ebrei”che hanno contestato l’uso improprio che certi ebrei – e lobby ebraiche – hanno fatto e fanno dell’olocausto) scrivono (hanno scritto, purtroppo, nel caso di Judt che è morto di Sla) cose che anche alcuni feroci negazionisti scrivono. Eppure non sono la stessa cosa.

    I punti di contatto – che io ho con Hitler, essendo vegetariana, o con qualsiasi altro personaggio più o meno imbarazzante per i miei ‘valori di riferimento’ – non mi scandalizzano né mi stupiscono. Sono una middler!, so che io e il mondo siamo pieni di contraddizioni, e conteniamo moltitudini.
    Però Langone l’ho letto e mi fa vomitare. Diciamo che la mia è una reazione irrazionale e emotiva. Come quando sento parlare Ferrara.

    Tra l’altro la Miriano scrive anche cose condivisibilissime, per me. Per esempio che è ora di buttare a mare la “questione di genere”. Oppure che ognuno deve rispettare e apprezzare le competenze dell’altro, accettare i propri limiti e ascoltare l’altro.. Cose di normale buonsenso, che tutti – religiosi e non – già praticano in un’unione basata sull’amore e il rispetto.

    Ma certi toni profetico-enfatico-estetizzanti, conditi dallo slang religioso, non li reggo.

  5. mi correggo. E’ veramente brutto dire che una cosa o una persona “ti fa vomitare”.
    Meglio dire che “non è il mio genere”.

  6. p.s. sul libro “Sposati e sii sottomessa” gradirei i commenti di Giusy.

    Non capisco il senso di questa. Me la spieghi?

  7. Langone è da leggere col giornale appoggiato sul tavolo, un bicchiere di vino in una mano e un panino al salame nell’altra. Non è certo da prendere come un trattatista metodico. Ti butta lì delle frasi per provocare, ma mentre le leggi dovresti capire che nemmeno lui ci crede seriamente. Ma come si fa a pensare che creda seriamente che bisogna chiudere delle università per far fare alla gente più figli? A meno che sia un idiota (non che con questo voglia escludere categoricamente questa ipotesi…).

    Chi cerca altro sarebbe meglio si limitasse a Marco Travaglio.

  8. x davide
    Giusy è una cattolica, credente, ma col suo caratterino. E un suo modo di vedere le cose. Per questo mi interessava – non perché è sposata con te! (Non c’era nessun doppio senso o malizia.)
    Ma il punto non è credergli o no, a Langone. E’ l’operazione che fa, che infastidisce. Almeno me. Ma, ripeto, la mia è una reazione viscerale. Sembravo te, quando scrivevo!

  9. Ma su cosa dovrebbe risponderti? Sul libro che citi? Non l’ha letto. Se il riferimento è a san Paolo (donne siate sottomesse… e voi mariti amate le vostre mogli… come la Chiesa è soggetta a Cristo, così devono esserlo le mogli ai loro mariti in tutto), purtroppo mi rendo conto che il brano si presta alle interpretazioni più strumentali, allo sport preferito degli anticlericali (quelli che condannano la Chiesa per le crociate). Basta guardare con gli occhi del 2011 cose scritte 2000 anni fa.

    Nota che non c’è nulla di simile nei Vangeli, anche se con questo non voglio dire che san Paolo non sia un’autorità. Ma non c’è nemmeno nulla di simile, nell’ambito della letteratura e del pensiero dell’epoca, a quanto dice lo stesso san Paolo subito dopo: “Voi, uomini, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e per essa ha dato se stesso”. E scusa se è poco.

    Sabato mattina ho sentito su Radio 3 una sintesi dell'”Ave Mery” della nostra amica Michela Murgia. Scandaloso. In sostanza, attribuisce la “colpa” della condizione femminile in occidente ai Vangeli e all’interpretazione della figura di Maria che ha dato la Chiesa. Una donna che secondo la Murgia avrebbe vissuto solo in funzione di un uomo (suo figlio) e a lui ha sacrificato tutto (e ti lascio immaginare la pletora di banalità sulla questione della sessualità e dell’enfasi sulla verginità di Maria). Bisognerebbe leggere il libro, perché può darsi che la commentatrice abbia frainteso completamente la Murgia. Spero sia così, perché se la Murgia avesse veramente scritto simili sciocchezze, sarebbe incredibile. Chissà che Vangeli ha letto chi fa simili affermazioni. Basterebbe la narrazione delle nozze di Cana per capire quanto Maria fosse tutt’altro che sottomessa!

  10. … attribuisce la “colpa” della condizione femminile in occidente ai Vangeli e all’interpretazione della figura di Maria che ha dato la Chiesa…

    Già, bisogna proprio leggere il libro, anche per capire se la Murgia rimpiange la condizione della donna in medio oriente o non piuttosto quella in estremo oriente. Magari scopriamo che rimpiange la condizione delle donne Africane, oppure quella delle indiane. Più probabilmente rimpiange una condizione totalmente immaginata nella sua testa a soli fini anti clericali. Uno sport facile che nulla ha a vedere con la storia e con i contributi della CC alla condizione femminile.

    “… Ma il punto non è credergli o no, a Langone. E’ l’operazione che fa…

    Quindi, anche dopo quel che ci siamo detti, tu diana insisti nel credere che Langone ordisca una macchinazione per far parlare la rete di sé? Cioè’, l’ ha ordita per quindici anni, durante i quali ha quotidianamente scritto con questa intonazione e su argomenti simili e poi improvvisamente, proprio quando ormai l’ operazione sembrava sfumare, ha centrato l’ obiettivo.

    No, per fare il Profeta devi avere un certo ego, e Langone ce l’ ha, non c’ è dietro nessuna operazione ma una spontanea inclinazione stilistica che esiste da sempre e non è stata inventata ieri. Anche perché per fare il profeta devi credere che l’ annuncio della verità sia da accompagnare con sublimi squilli di tromba e una spada infuocata che abbatta il nemico. Anche Cioran, tanto per dirne uno che hai letto recentemente, usa toni profetici per affermare un messaggio di radicale pessimismo che preso alla lettera è insensato ma che scremato dai paradossi non è campato in aria.

    Se sei interessata al massaggio, infatti, devi liberarlo dai paradossi che lo veicolano.

    Ma vado anche oltre ponendo una domanda: si puo’ mettere da parte il contenuto per ammirare gli squilli di quelle trombe o lo sfolgorio di quelle spade?

    Sì, non solo si puo’ ma si deve se si ha una certa concezione della letteratura.

    Perché la letteratura non è altro che “stile” disposto a utilizzare dei contenuti come pretesti, chi se ne frega in fondo se Celine o Shakespeare erano anti semiti? Uno si concentra su cio’ in cui crede, su una sua fede personale al fine di creare bellezza. Noi dobbiamo giudicare la bellezza, non quella particolare fede.

    p.s. ieri dai Xxxxxxxx ce la siamo spassata con un pranzo luculliano. Spassata… bé, noi ce la siamo spassata, non oso parlare però a nome del felice schiavo inchiodato ai fornelli tutto il tempo, ovvero Davide!

     

  11. Scusa Ric se ho editato, non mi va di essere pubblicamente identificabile in modo così aperto.
    Incidentalmente, non inchiodo Celine o ancor meno Shakespeare per il loro antisemitismo reale o presunto, perché – ribadisco – guardare il passato con gli occhi di oggi non può portare ad altro che equivoci clamorosi. Però il contenuto dell’opera è rilevante (ma non eri tu quello anti-formalista??), anche se il rapporto tra bellezza e contenuto e la stessa identificazione di quale sia il vero contenuto di un’opera d’arte, sono operazioni complicatissime e tutt’altro che univoche.

    La Murgia anticlericale? Io in realtà non ho mai capito se c’è o ci fa. Ho il forte sospetto che sia il classico lupo travestito da agnello, e a questa stregua meglio il laicismo (eufemismo di moda per anticlericalismo) plateale che non quello strisciante di chi, come lei, continua a professarsi cattolico ma non perde un’occasione per sparlare della Chiesa.

  12. Non è facile capire perché una cosa ti repelle, me ne rendo conto ora. Siccome vieni travolto da questa ondata di sentimenti negativi, cerchi di dargli un senso razionale, e ti impicchi sempre di più.
    Sarebbe meglio parlare solo di cose che non repellono…

  13. Infatti non capivo e mi chiedevo come avevo potuto mettere le crocette.

    Comunque, quando dico che il contenuto è irrilevante, non voglio dire che l’ opera non abbia niente da dire (e sia pura forma), ma solo che il messaggio non va cercato nella “lettera” ma nello “stile”, una specie di musica interna alla pagina.

    Langone, secondo me, anela a una verità bella, sublime e trionfante che riscatti la mediocre giornata dell’ uomo moderno. Lo fa ricorrendo a “toni profetici” da contrapporre all’ insipido e usurato rigo giornalistico. Vuole “godere” più che puo’ per prendersi beffa dell’ uomo moderno condannato a correre trafelato ovunque.

    Michela Murgia. Anch’ io penso trattasi di cristiana in perenne conflitto con le malefiche “gerarchie”. E mi dissocio da lei perché penso che si possa essere critici vivendo da cristiani senza essere alla perenne ricerca del conflitto. Sembra quasi che se non ti alimenti di conflitti tu sia un ipocrita. E se davvero il libro non vede il nesso tra miglioramento della condizione femminile e opera nella storia della CC, allora trovo molto più convincente la storia della sessualità raccontata da sinceri atei come Richard Posner che questo nesso l’ hanno visto e esaltato.

    Vedi dunque che a leggere gli atei stando alla larga dai cattolici qualcosa s’ impara anche sul cattolicesimo?

  14. Un libro che si chiama 10 buoni motivi per essere cattolici rischia di irritare il lettore sin dal titolo… Il sospetto nasce dal fatto che si parla di monoteismi il tono assertivo…

    Strano che la critica al saggio esordisca condannandone lo “stile”, ovvero cio’ che dovrebbe essere centrale solo nella prosa d’ arte.

    In ambito saggistico l’ unico “stile” condannabile è per me quello “oscuro”.

    Dico “strano” proprio perché molti, nel caso Langone che trattiamo, fanno (secondo me) l’ errore opposto: condannano il contenuto quando nella prosa con velleità artistiche rileva solo lo stile.

    Per tornare alla recensione, il bello è che occupandomi a suo tempo di quel libro e rimpiangendo il ruolo defilato che finiva per rivestire la ragione nella scelta di fede cattolica, avevo paradossalmente incontrato alcune critiche della Murgia, in particolare quando dice:

    perché gli argomenti adotti dovrebbero essere considerati buoni motivi per essere cattolici piuttosto che ebrei, valdesi, ortodossi o anglicani?

  15. A quella obiezione Mozzi risponde sul blog della Murgia:

    Non era questa la nostra intenzione; e può darsi che il titolo sia davvero fuorviante. Abbiamo intitolato il libretto “10 buoni motivi per essere cattolici” semplicemente perché Valter e io siamo cristiani cattolici; e perché se lo avessimo intitolato – fermo restando il contenuto – “10 buoni motivi per essere cristiani” o “10 buoni motivi per essere monoteisti” avremmo commesso il tipico sopruso di chi finge che la parte sia il tutto.

    E spiega a chi fosse principalmente rivolto il libro:

    a chi è “cattolico nel mero senso culturale” (ossia è cattolico come è italiano, è cattolico perché tutti siamo cattolici, è cattolico perché si è sposato in chiesa ecc.); e a questo “cattolico culturale” volevamo far notare come non abbia alcun senso essere cattolici nel mero senso culturale. Perché essere cattolici non significa “considerare il cattolicesimo come una componente essenziale della nostra tradizione cutlurale”, come dicevano due o tre ministri ai tempi delle furibonde polemiche sulla presenza del crocifisso negli uffici pubblici e nelle scuole, ma significa credere che questo mondo è stato creato, che il creatore si è incarnato in una creatura, che è stato ammazzato ed è tornato a essere vivo, che la sua presenza si rinnova, si rinnova veramente, non è semplicemente evocata o ricordata, nella ripetizione del sacrificio pasquale: eccetera.

    Convincente, direi.

  16. p.s. ieri dai Xxxxxxxx ce la siamo spassata con un pranzo luculliano. Spassata… bé, noi ce la siamo spassata, non oso parlare però a nome del felice schiavo inchiodato ai fornelli tutto il tempo, ovvero Davide!

    e bravi!!!

    1. Va’ che ti ho cercata su skype. Ma forse ho il nick sbagliato.

      Ieri è vero, ho esagerato coi fornelli, tra gnocchi ecc., e mi sono perso troppo dell’amena compagnia. La prossima volta ci prendiamo delle pizze così possiamo chiacchierare con un po’ di calma. Ci si vede troppo di rado. Ric, ti ho detto di questo? Domenica ci vedremo ancora con Carlo & C. Se vi va di venire (forse è digeribile anche per la Marghe…).

  17. Da sapere che il Capo famiglia, verso la cui solenne figura vigeva una generale sottomissione, finito di cucinare per tutti, mentre sorseggiavamo ancora il caffé, è dovuto correre in parrocchia sgattaiolando dalla cucina per presenziare a una riunione sulla prossima Comunione dei figli. Siccome tardava, i “sottomessi” hanno deciso di aspettarlo passeggiando mollemente avanti e indietro per il paese in modo da favorire la digestione. Lui è sopraggiunto quasi al congedo e appena entrato in casa è stato rispedito da basso in camicia per salutare gli ospiti in partenza. Volevo dargli una mancia ma per paura di ferirlo mi sono limitato a raccomandargli di rientrare che si buscava un accidente! 🙂

    Con la pizza, mi rendo conto, perderemo molto, ma senz’ altro la conversazione sarà ulteriormente arricchita. Quindi ci sto.

    Ma a che ora è? Perché Sara in serata ha le prove. Per la Marghe, se giudico da come vanno le Messe la vedo molto dura. Senza appositi locali è ingestibile, e anche in quel caso, almeno il Supremo-Capo-Famiglia, si perde completamente l’ evento!

    1. È alle 16. Non preoccuparti, immagino le difficoltà.

      Ho interrotto ora un mitico Ispettore Clouseau, con Peter Sellers, Henri Mancini e Blake Edwards in forma smagliante, perché la palpebra non sta su più. Buona notte!

  18. ahahahaahahahaha
    bella la descrizione del capo supremo ai fornelli!
    Ora ric devi “ingarellarti” (slang deroma) e replicare a casa tua!

  19. Non posso competere, il mio orgoglio di capo supremo non me lo consente. Quindi mi sa proprio che la tradizione della pizza verrà varata in concomitanza col nostro turno!

    E siccome gli egiziani non fanno pagare neanche il trasporto, l’ unica gara in cui “ingarellarsi” si svolgerà sui divani… 🙂

    p.s. ma”ingarellarsi” è un tributo al motorino Garelli da Sesto san Giovanni?

  20. Ho chiesto a Giusy cosa pensa del “siate sottomesse al marito”. Ha risposto che lei non è cattolica…

  21. Il fatto è che Miriano titola così il suo libro, ma poi dentro spiega che non intende proprio sottomessa-sottomessa, intende accoglienza, rispetto, fiducia reciproca…. Ma queste parole sono state inventate e inventariate, esistono. E invece no, fa più scena quel “sottomessa” nel titolo…

  22. Ok, ma se c’ è un linguaggio “inventato e inventariato” è quello della nostra tradizione cattolica.

    Ieri, tanto per non stare sul vago, alla fraternità ciellina c’ era la testimonianza di Rosetta, una tipa che in Brasile è riuscita a fondare decine di asili che accogliessero i figli delle prostitute e di altre famiglie problematiche. Un’ opera davvero colossale e meritoria.

    Richiesta del suo segreto faceva continui riferimenti al “mettersi al servizio”, “farsi serva”, “dire di sì”, “servire il bisogno dell’ altro”. Naturalmente era in un contesto dove il suo linguaggio veniva compreso senza mai suonare provocatorio.

    Capisco l’ esigenza di “tradurre” per lo “straniero” ma dire: “se parli così mi offendi” è un po’ come dire: “non uscire di casa che la tua faccia mi offende”.

    E’ il linguaggio della “generosità” privata, un sentimento tollerato solo dal punto di vista estetico nella vecchia europa, ne accennavo ieri parlando del libro di eric kaufmann.

    Vogliamo tradurre il “farsi serva”? Io direi “portare pazienza”, “esercitare l’ autocontrollo”. Il “farsi servi” per noi è il “farsi servi” della sveglia che suona al mattino e ci chiama all’ impegno. Per Rosetta significa rispondere al disgraziato che bussa proprio nel mentre si è seduta per il pasto.

  23. E perché dobbiamo tradurre dall’italiano in italiano? Perché parlare di servi quando si intende portare pazienza? Non lo capisco.

    farsi serva, dire di sì, aprire il cuore, l’abbraccio, il dono, l’accoglienza… E’ quello che a me suona come uno “slang religioso” (ma anche Vendola parla così) E non mi offende, ma non mi suona giusto. Invece i fatti che fa Rosetta li capisco e li apprezzo, ma per carità: servi e sottomessi e obbedienti, perché metterci sopra questo assurdo cappello?.
    Assisto vecchiette in ospedale, gratis: ho detto di sì? mi sono fatta serva? Per carità. Ho una mia agenda. Come tutti.
    Comunque: brava Rosetta!

  24. Ma guarda che “farsi servo” significa “farsi servo” per tutti. Non necessita traduzione.

    E’ quando si passa al complemento di specificazione “farsi servo di chi” che occorrono le traduzioni.

    Molti non sanno cosa significa “sottomettersi a Dio” (o a una persona rispettosa di Dio) per il semplice fatto che non comprendono il concetto di Dio, di conseguenza urge tradurre alla bell’ e meglio.

    In alcuni casi, in assenza di traduzioni, la vertigine degli equivoci fa girare la testa.

    Esempio: il modo migliore per tradurre “sottomesso a Dio” ci dà “non sottomesso ad alcuna autorità umana”. Il “sottomesso” è dunque il ribelle all’ autorità terrena per antonomasia. L’ “appello a dio”, secondo Locke, giustificava politicamente il regicidio. Io, francamente, non penso che in assenza di traduzione la cosa emerga intuitivamente in chi non è abituato a un certo linguaggio.

    D’ altronde le “Meditazioni…” non erano altro che tentativi di traduzione.

  25. non so. Non so parlare di queste cose in termini filosofici (Locke), perché non conosco la filosofia.
    Il mio commento era qualcosa di questo tipo:
    Farsi servi e sottomettersi non sono parole che userei per definire rapporti scelti liberamente e consensuali. Forse perché non comprendo il concetto di Dio. Eppure, secondo chi lo comprende, mi “faccio serva” quando assisto un’anziana in ospedale. Io però non sento né vivo un’esperienza di servitudine. Quindi preferisco dire cose tipo “sono un’accaparratrice di malati”, perché curare gli altri e occuparsi dei problemi degli altri mi cura dai miei.

  26. Diana, il “farsi servi” cristiano è un concetto ben spiegato e testimoniato dalla stessa vita di Gesù (per il noto fatto che l’esempio vale mille parole).
    “Farsi servo” è un po’ una sovra-enfasi del concetto di “farsi prossimo”. Non è esauribile in due parole. Non significa andare in casa del vicino di pianerottolo a fargli le pulizie gratis. E’ un atteggiamento nei confronti delle persone che ci si accinge ad aiutare. Il comportamento naturale per l’uomo è fregarsene del prossimo e, quando l’aiuta, aiutare dall’alto in basso, “concedere” il favore. Mettersi alla pari è molto difficile. Sottomettersi è addirittura inconcepibile (come dici tu stessa). Ma il cristianesimo è tutto piuttosto inconcepibile. La natura dell’uomo è tutta diversa, è quella di Caino e Abele, invidia e violenza, interesse privato; non è quella di Adamo ed Eva prima del serpente. Se non fosse così, la Chiesa non avrebbe bisogno di mettere tutta questa enfasi nel presentare l’esempio dei Santi.

    Sulla sottomissione della donna al marito, ripeto, era qualcosa che stava nella cultura dell’epoca. Gesù non ha mai usato quella parola, mi pare. L’ha usata san Paolo ma – ribadisco – ha aggiunto immediatamente dopo “i mariti siano pronti a morire per le proprie mogli”. E questo fa un po’ la differenza con l’Islam e tutte le altre culture dell’epoca (e molte ancora oggi). Negli atti degli apostoli, poi, si può constatare quanto le donne contassero nella comunità. E il fatto che Gesù, dopo la risurrezione, sia apparso per prima cosa ad una donna, credo che qualche significato ce l’abbia.

  27. … che bello, sembra interessante. C’è Alan Arkin, sempre grande.
    Ho poco tempo in questo periodo, ma lo metterò in coda a tutto.
    Ric, ti ho visto zerbino umano sotto una piramide di bambini su vimeo. Bella la vita.

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