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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

La riforma dei cervelli

Alberto e Diana mi hanno fatto riflettere su cosa spinge una persona verso le idee liberali. Come ci si converte?

Considerando che l’ evangelizzazione non serve e la strategic fertility è un “programma a vasto raggio” destinata a gratificazioni troppo lontane nel tempo, prendiamo qualche caso concreto:

… One of the reasons why I’m a libertarian comes from my experience with financial regulators. They are totally out of their depth, not understanding where risk really lies because the essential information simply can’t be grasped by flying in and looking and talking to people for 2 weeks. I have never worked in a financial firm where I felt I understood what was really going on for at least a couple years. They fill out reports conceived by someone ten years ago that would have caught last decade’s big error, and come back next year. The good ones, and there are many, realize the futility, but it’s a paycheck.
Anyway, now here’s the European regulators repeating the mortgage fiasco. Remember pre 2007 regulators encouraged mortgage lending without qualification… leggi tutto.

Insomma, è essenziale perdere fiducia nell’ “uomo della provvidenza”.

La società assomiglia a un albero e gli alberi non si progettano.

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Conoscere a fondo una materia – nel caso citato la finanza, nel mio caso il diritto tributario – aiuta a dare concretezza a sacrosante considerazioni di questo tenore:

C’è qualche economista in grado di calcolare quanti punti del Pil, e da quanto tempo, si mangia la nostra emergenza più importante, ma anche più misconosciuta di tutte, ossia quella giuridico-amministrativa? C’è qualcuno che ha voglia di riflettere su quanto costi al Paese l’uso patologico che facciamo delle norme amministrative?

Prendete il caso degli appalti pubblici, in qualunque settore. È vero o no che la complessità e l’ambiguità delle norme che li governano è tale che l’uso dei ricorsi è diventato la regola anziché, come dovrebbe essere, l’eccezione? E quanto costa alla collettività, in denaro e tempo, questa utilizzazione smodata del «ricorso ai ricorsi»?

Non c’è ambito in cui un cattivo uso del diritto non produca danni. Il dott. Antonio Pileggi, funzionario di un Comune della provincia di Pistoia, mi scrive: «Nel mio ufficio ho un faldone soltanto di ciò che è stato scritto e detto, negli ultimi mesi, su come calcolare il costo del personale negli enti locali, così da rispettare il limite del quaranta per cento sulla spesa corrente, con il rincorrersi e il contraddirsi dei pareri e delle interpretazioni, a partire dalla Corte dei Conti. Nell’ultimo anno ho acquistato tre versioni “aggiornate” del Codice dei Contratti, testo unico ormai modificato quasi mensilmente». E ancora: «Chi gestisce il bilancio di un Comune si trova annualmente di fronte ad almeno settanta adempimenti di rito ed imposti da organi e obblighi esterni. Fare una gara d’appalto significa seguire pedissequamente una serie di passaggi codificati alla lettera e, siccome le lettere non sono mai chiare, significa acquisire pareri, esplorare precedenti, richiedere chiarimenti. La stessa riforma Brunetta che avrebbe dovuto infondere efficienza e merito, ha messo in moto una Commissione (…) che sta producendo circolari e pareri a ripetizione, aggiungendo carta e commi»

Il problema si risolve con qualche «riforma»? Ci vorrebbe la riforma dei cervelli… leggi tutto.

Appunto, il cervello da riformare è innanzitutto quello di chi crede che le soluzioni possano venire da regole fate piovere dal cielo dall’ Uomo della Provvidenza. E dico questo ben sapendo che siamo nati per credere, ovvero che il nostro cervello è stato costruito per proporci continuamente la soluzione dell’ Uomo Regolatore.

3 risposte a “La riforma dei cervelli

  1. diait 03/01/2012 alle 18:42

    Infatti il prototipo dell’Uomo regolatore è il Superuomo regolatore (dio). In seconda battuta, il padre. E così via, a seguire….

  2. Alberto 04/01/2012 alle 13:31

    Oggi anche Ostellino ha detto la sua sul Corriere.

    Nell’articolo “Uno Stato troppo controllore soffoca i principi liberali” (pag.34) questa frase mi sembra riassumere il senso di tutto l’articolo: “Un lettore mi ha chiesto se le libertà del liberalismo consistano nel rapinare le banche. Un idiota? No, il figlio della cultura dominante.”. Conclude poi collegando come nel ’22 l’Uomo della Provvidenza fosse Mussolini. Purtroppo non ci dice cosa intende per “cultura dominante”.

    A me interessava di più capire cosa intendesse con quel “troppo controllore”, ma Ostellino e Panebianco ci hanno già insegnato che va un po’ come gli gira, come quando ai tempi del “Patriot Act” non ricordo loro lezioni memorabili di libertà, quando sostenevano che le circostanze mettevano la ragion di Stato in primo piano. A quel tempo non parlavano di Uomo della Provvidenza.

    Le ragioni del perché la conversione alle idee liberali sia difficile saranno molteplici. Tra queste ci infilerei la doppiezza di chi fa il libertario a giorni alterni, come questi due bei cicciottoni.

  3. broncobilly 04/01/2012 alle 23:21

    Alberto, secondo me, detta in modo sprezzante, la “cultura dominante” è la cosiddetta “cultura del piagnisteo”: c’ è qualcosa che non va? Piangi, possibilmente in piazza, facendo appelli ripetuti alla politica. Chi piange più forte otterrà.

    E’ meno banale di quel che sembra: a volte piangere in pubblico è già metà della cura.

    La politica comunque finisce per assommare su di sé mille istanza differenti e per poterle affrontare (o far finta di affrontare) deve inventarsi un diritto al giorno, un giorno della memoria al giorno… Una volta la vita sociale era un gioco (concezione ludica) e i diritti erano “regole del gioco” uguali per tutti, oggi sono istanze etiche e ognuno rivendica quello che più si attaglia alla sua situazione.

    Ecco, la cultura dominante è essenzialmente il ritorno dello Stato etico.

    La moltiplicazione dei diritti, naturalmente, moltiplica i controlli.

    Senza contare la questione della “sostenibilità”: esempio, dal diritto alla salute al dovere della dieta (con relativi controlli) il passo è breve.

    ***

    Diana, proprio così: risolvere i problemi abbandonandosi all’ istinto dell’ “uomo provvidenziale” è una debolezza tipica. Quanti errori potrebbero essere evitati.

    Ma attenzione, tutto ciò ha un corollario inatteso: ci sono alcuni problemi, per esempio quello teista, che non sono suscettibili di verifiche empiriche. In questi casi l’ ideale consiste nell’ adottare la soluzione più semplice, e ora che conosciamo meglio come siamo fatti, sappiamo anche qual è!: l’ ipotesi del creatore.

    La stessa scienza, tra teorie equivalenti e alternative, privilegia la più semplice. Un esempio da imitare, anche fuori da quell’ ambito.

    p.s. Sono fuori città e non riesco a seguire molto bene il blog, faccio quello che posso, almeno fino a lunedì. Ciao.

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