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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Piacevoli scompensi

Billy Wilder – L’ appartamento

C’ è chi pensa che la musica perfetta sia quella “con tutte le note al posto giusto”.

Ma se le note avessero un loro “posto assegnato”, le musiche sarebbero alquanto prevedibili.

Senonché, il compositore di vaglia, nell’ assemblare il capolavoro, anticipa e ritarda ad arte le “soluzioni naturali” in modo da creare piacevoli e arguti spiazzamenti che si affretta a “compensare”, piccole e continue sorprese all’ interno di una struttura consolidata che lusinga e rassicura l’ ascoltatore.

Non so se questa visione tenga, di sicuro non sembra del tutto estranea quando il focus è sull’ arte di genere: il genere impone dei vincoli e l’ artista è chiamato quindi ad aggirare in qualche modo la pedanteria del prevedibile.

Per operare in corpore vili passiamo dalla musica al cinema prendendo a prestito una scena da “L’ appartamento”, film che mi è capitato di vedere nel corso delle vacanze.

Siamo al cospetto di una potente macchina hollywoodiana nel “ramo” commedie brillanti, un ingranaggio lubrificatissimo e inesorabile.

La storia segue un canovaccio scontato e il finale è intuibile già dopo un quarto d’ ora di visione. Non sono esattamente le premesse al “capolavoro”, eppure…

Chi non conoscesse la trama puo’ farsene un’ idea su Wikipedia:

Il contabile C.C. Baxter, dettoCiccibello, impiegato in una grossa compagnia di assicurazioni americana, riesce ad accattivarsi le simpatie dei dirigenti della sua azienda prestando loro, per scappatelle extraconiugali, il piccolo appartamento ove vive (durante i brevi incontri amorosi dei temporanei “subaffittuari” Baxter va a spasso per la città). Tutto procede felicemente finché Baxter non si innamora di Fran Kubelik, graziosa lift-girl, una delle signorine in uniforme che manovrano i grandi ascensori del palazzo aziendale. Presto però egli scopre che questa è l’amante del capo del personale, Jeff D. Sheldrake,[2], il quale, dietro consiglio di un collega, si rivolge proprio a lui per ottenere anch’egli l’uso dell’appartamento alla bisogna amorosa. La riluttanza di Baxter viene vinta grazie ad una promozione piuttosto cospicua (da anonimo contabile, il cui posto di lavoro è un’altrettanto anonima scrivania fra le tante allineate in più file nel salone dei contabili della società, ad assistente del capo del personale, con un ufficio tutto per lui). Ma qualcosa va storto e durante un incontro fra Jeff e Fran nell’appartamento di Baxter, quest’ultima apprende che l’amante non ha alcuna intenzione di lasciare la famiglia per sposarla, come le aveva promesso. Amareggiata ed umiliata, la povera Fran decide di suicidarsi proprio in quell’appartamento: buon per lei che Baxter giunga in tempo a salvarla.[3] Quando però l’impiegato comunica a Sheldrake l’accaduto, la telefonata viene intercettata da miss Olsen, segretaria ed ex-amante del dirigente, che – per vendetta e gelosia – informa di tutto la moglie di Sheldrake la quale, a sua volta, caccia di casa il marito. L’uomo riprende a questo punto la relazione con Fran e chiede a Baxter la chiave dell’appartamento per trascorrervi la notte del 31 dicembre con la ragazza. Baxter però, presa coscienza… di doversi finalmente comportare da “uomo”, rifiuta e si licenzia. Fran apprende la notizia durante la cena di Capodanno e, resasi conto di quel che prova, pianta in asso Sheldrake e – in una memorabile scena nelle vie di New York – raggiunge correndo l’appartamento di Baxter dove i due si dichiarano il loro amore. .

A noi qui interessa l’ inevitabile snodo evidenziato in grassetto.

Sappiamo già da tempo che il “genere” richiede a Ciccibello, prima della fine, una levata d’ orgoglio: rialzerà la testa rinunciando ai suoi privilegi pur di non andare troppo oltre sulla via della meschinità, che pure, essendo un “uomo qualunque” (altra richiesta del genere), aveva imboccato e percorso fino a un certo punto con disinvoltura.

Finalmente la scena attesa ha luogo verso la fine della pellicola: di fronte alla richiesta piena di sottointesi da parte del boss Sheldrake, Ciccibello sembra dapprima ribellarsi (ci siamo!) per poi cedere di schianto consegnando le chiavi dell’ appartamento (rinvio). Dopo una flebile resistenza le butta rassegnato sulla scrivania e noi spettatori pensiamo che la riscossa tanto attesa sia rimandata. Poi si reca nel suo ufficio attiguo immergendosi in piccole attività (anticipo) che non riusciamo a decifrare e comunque non calcoliamo come rilevanti: chiude cassetti, libri contabili, apre lo spogliatoio… Sopraggiunge trafelato Sheldrake il quale protesta: quella che ha in mano non è la chiave dell’ appartamento! Ma certo che non lo è, visto che trattasi della chiave bagni-dirigenti (ritardo). Una sostituzione non gratuita poiché in una delle scene precedenti l’ accesso al bagno-dirigenti del ventisettesimo piano veniva descritto come una sorta di status symbol. Col dimesso annuncio della sostituzione allo stupefatto Sheldrake, Ciccibello adempie al suo compito di uomo, tutti noi ci compiacciamo come quando da piccoli, nelle sale del cinema parrocchiale, il cattivo veniva steso da un diretto del buono.  Ora, in chiaro ritardo, sappiamo decifrare anche la misteriosa attività di Ciccibello: sta confezionando il tipico scatolone dei licenziati americani visto che conosce a memoria la sorte di chi non si piega a certe regole.

Tutto quel che doveva avvenire avviene. Tutto quel che ci aspettavamo arriva. Solo che arriva un attimo prima o un attimo dopo rispetto a quando era atteso. Il regista ci coccola mantenendo fede ai vincoli del genere ma ci prende anche in giro facendo accadere sotto i nostri occhi cose che noi siamo ancora lì ad aspettare. Uno spiazzamento continuo e non traumatico che trasforma un film da storia scontata a piccolo capolavoro. Sì perché di “soluzioni” del genere devi affastellarne parecchie per trasformare una storia banalotta in una commedia brillante. Talmente brillante da rilucere ancora a mezzo secolo di distanza.  

ti amo

Scena finale:

Lui: io l’ amo miss Kubelik

Lei: … tre… quattro… fa’ le carte e poi ridimmelo.

7 risposte a “Piacevoli scompensi

  1. diait 10/01/2012 alle 11:04

    lo so a memoria, l’ho visto cento e una volta. E’ uno dei miei film di film. Ciccibello che scola gli spaghetti nella racchetta è un mio archetipo maschile personale. E Shirley McLaine? E’ mai esistita una donan più bella, una femminilità meno vanitosa e esibizionista?

  2. diait 10/01/2012 alle 11:06

    amore romantico, cameratesco e appassionato… e senza un bacio.

  3. broncobilly 10/01/2012 alle 11:23

    In effetti è un film molto “dianesco”: situazioni intricate risolte con un gesto o una parola che dice tutto e anche di più.

    L’ ossessione per l’ economia (magari incentivata da budget ristretti e produttori che facciano sentire il fiato sul collo) produce capolavori.

    Viene in mente Hofmannstahl: “la profondità va sempre nascosta, possibilmente in superficie”.

    L’ assenza di baci assomiglia all’ assenza di sigarette in “Thank you for smoking”, una sorta di virtuosismo.

    Volevo limitare il post all’ elenco delle battute ma avrei dovuto rivederlo con carta e penna (eravamo a letto in albergo sotto le coperte con il computerino, la marghe dormiva a un metro di distanza). Sarà per la prossima volta.

    Di tanto in tanto mi concedo un cinque stelle, purché i manuali Morandini e Mereghetti concordino.

  4. diait 10/01/2012 alle 12:04

    a letto in albergo, con moglie e figlia, in vacanza, e fuori un tempo da lupi. Un setting ideale!
    Io ho visto ieri sera “Melancholia”, a stretto giro dopo “The Kingdom”.
    Non posso dire di dormire bene, da un mesetto a questa parte.
    Ma “Melancholia” è così bello visivamente, da essere quasi “estetizzante”, cosa che Lars odierebbe sentirsi dire, ma è così. Hai voglia a usare camera a mano e luci naturali in molte delel scene ballnzolanti e concitate. Ci sono immagini, qua e là, davvero… “belle”.

  5. broncobilly 10/01/2012 alle 13:11

    In effetti “The Kindom” non deve essere l’ ideale per dormire rilassati (almeno da quel che ricordo).

    Melancholia è in download or ora. Ti farò sapere, ma a lunga scadenza.

    A proposito, ho comprato un mese di download, se vuoi segnalarmi qualche film che merita vedo se è a disposizione.

    Certo che anche tu… passare da wilder a von trier… non rischi una crisi di identità?

    E lo stesso dilemma si ripropone anche per me.

    Si potrebbe dire che alcuni film sono molto belli anche quando sento che “non mi appartengono”.

    Diciamo che c’ è una bellezza che rapisce e una che incute rispetto. La prima coinvolge l’ identità, la seconda solo lo spettatore.

  6. diait 10/01/2012 alle 13:48

    è vero.
    però wilder mi rapisce e incute rispetto al contempo. Pensa a “Sunset Boulevard”, c’è il meglio di Von Trier e il meglio di Hollywood

  7. broncobilly 10/01/2012 alle 13:54

    Va bene, metto nel carniere viale del tramonto. L’ ho già visto ma in tv e mai con l’ attenzione che merita. Tanto le cinque stelle le ha di sicuro in entrambi i manuali, manco controllo.

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