Un po’ di serietà!

Robert Baird – Categorie per la storia delle religioni

Lo studioso è alla ricerca di una definizione per il termine “religione”.

religion

Lo animano due motivi.

1. I suoi insigni colleghi ignorano volentieri i problemi definitori inclini come sono ad assumere, più o meno consapevolmente, che il termine si spieghi da sé. In un certo senso è come se protendessero il dito dicendo: “per religione intendo quello”. George Foot Moore, Mircea Eliade, K.L. Bellon, Rudolf Otto, A.E. Haydon, W.C. Smith… tutti su quella linea. Ma Baird non ci sta.

2. Respinge anche l’ affidamento all’ etimo e il rinvio che ne fa, tra gli altri, C.J. Bleeker, studioso per cui la religione è sempre stata ed è tutt’ ora il modo in cui l’ uomo organizza la sua relazione con il trascendente.

Interessanti i motivi della presa di posizione di cui al punto 2: una definizione del genere eliminerebbe dal campo religioso non solo la tradizione Pali come pure il Confucianesimo, ma anche il Comunismo, il Nazionalismo e il Laicismo…

Avete capito bene: comunismo, nazionalismo, laicismo eccetera devono rientrare a pieno titolo tra le religioni e, quindi, occorre una definizione che le inglobi.

La soluzione migliore è rinvenuta nel lavoro del teologo Paul Tillich il quale propone di interpretare la religione come “ultimate concern”.

Religione è tutto cio’ che costituisce “preoccupazione ultima”.

Dicendo “ultima” si evita di introdurre elementi metafisici. “Ultimo” è cio’ che esiste di più importante al mondo per la persona o per il gruppo di persone in questione.

Corollario: solo il nichilista puo’ dirsi ateo. Per lui non esiste niente che possa considerarsi “ultimo”, una cosa vale l’ altra.

Ma direi di più, nell’ apologetica di Tillich la religione non puo’ essere rifiutata con “serietà ultima” perché la “serietà” è già di per sé una forma di religione.

Con una definizione siffatta lo storico delle religioni è finalmente legittimato a occuparsi anche di fenomeni quali il comunismo, il laicismo, o il terrorismo; non solo, anche il fanatismo che circonda i cantanti pop, tanto per dire, rientra nelle sue competenze! L’ intuizione è felice poiché gli strumenti a disposizione sembrano idonei a gettare luce anche su quei fenomeni!

Il passaggio dalla capanna dello sciamano alla cameretta della groupie appare, in effetti, compiersi senza traumi di sorta.

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10 pensieri riguardo “Un po’ di serietà!”

  1. Spero che tu ti dissoci da questa interpretazione. Il termine religione in effetti si spiega in sé, la confutazione si può rigettare già dal punto 1. Non è questione di “io intendo quello”. La religione è il processo di riunificazione (re-ligo) dell’uomo con Dio, dopo la separazione avvenuta in origine per volontà dell’uomo. La faccenda è ben spiegata attraverso il racconto simbolico della Genesi. E dato che la Genesi sta alla base delle tre religioni nelle quali si riconosce la gran parte del mondo, potremmo fermarci qui.

    Possiamo estendere il concetto anche alle fedi che hanno altre storie ma ci parlano di una (o più) divinità in rapporto con l’uomo (vedi l’induismo), ma non vedo l’utilità di andare oltre. Tillich, da quanto capisco, si occupa di culti in generale e feticismi (perché ometti il liberismo? anche questo è feticcio per molti). Non vedo l’utilità del metterli nello stesso calderone delle religioni, dato che i punti di contatto sono davvero pochi. Se si pensa di ringalluzzirsi dicendo all’ateo militante “anche la tua in realtà è una religione”, in realtà si sta svilendo qualcosa di grande, ponendola allo stesso livello di un feticcio puramente ideologico.

  2. Baird è alla ricerca di una definizione funzionale. Una definizione del genere non è né vera né falsa. bisogna limitarsi a vedere se funziona.

    Faccio un caso: Mircea Eliade (storico delle religioni) ha fatto un proficuo resoconto dei rituali di Pali attingendo ai suoi consueti “ferri del mestiere”. Eppure quelle attività non fanno nessun riferimento a realtà trascendenti, come pure non possono essere considerate “attività magiche” (mezzi/fini). Eliade non si è chiesto cosa fossero, ha solo “intuito” che aveva i mezzi per spiegare al meglio quanto vedeva. Ecco allora che nasce l’ esigenza di definire in modo diverso cosa sia “religione”, da qui l’ idea di utilizzare la definizione del teologo Tillich (anche noi recentemente abbiamo approcciato un’ analisi del terrorismo attraverso le categorie della religione).

    Naturalmente anche il liberismo puo’ essere una religione. Comunque, secondo Baird, le religioni laiche del nostro tempo non si presentano quasi mai allo stato puro ma sempre in vesti sincretiste e personalizzate. Devo dire che ormai la cosa vale anche per le religioni tradizionali, tanto è vero che il sincretismo si è guadagnato un intero capitolo dell’ opera.

  3. Una definizione funzionale a cosa?

    E’ un approccio che non capisco. Se uno vuole fare lo storico delle religioni, dovrebbe occuparsi di religioni. Se vuole fare lo storico della mitologia, si occupi di mitologia. Se vuole fare lo storico delle ideologie, si occupi di ideologie. Se vuole fare lo storico delle credenze popolari, si occupi di quelle. Se vuole occuparsi di tutte queste cose, chiami ognuna col suo nome, o trovi un nome che le raggruppi tutte. Ma non usi il nome di una parte per intendere il tutto.

    Non capisco il senso di chiamare “religioni” cose che non lo sono affatto solo perché può usare i “ferri del mestiere” che usa con quelle anche si queste. Sarebbe come se chiamassimo panettieri i medici perché col bisturi possono benissimo prepararci uno sfilatino al salame. Che utilità avrebbe una simile operazione?

    Non riesco a non vederci dietro il tentativo di svilire la religione al rango di una credenza da quattro soldi, in modo da poter affiancare il teologo alla groupie di cui dicevi sopra.

  4. e uno vuole fare lo storico delle religioni, dovrebbe occuparsi di religioni

    Proprio per poter far questo occorre una definizione analitica del termine “religione”.

    La definizione di “medico” differisce da quella di “panettiere” proprio perché cio’ che ci occorre sapere per descrivere in modo appropriato l’ attività di chi fa il pane non è molto utile per descrivere con pari perizia l’ attività di chi cura le persone. Per contro, Eliade ha trovato che, per esempio, le categorie ultime utilizzate per documentare lo sciamanesimo (come altre religioni) si attagliavano bene anche a rendicontare le pratiche di Pali o il Confucianesimo. Da qui, per B. – l’ esigenza di estendere l’ area semantica del termine “religione”.

    Un’ intero capitolo è comunque dedicato a distinguere i vari tipi di definizioni in stipulative (o analitiche, o convenzionali o funzionali), realistico-intuitive e lessicali. La realistico-intuitiva è quella del dito puntato verso un’ essenza non altrimenti descrivibile.

    Tu mi sembri attratto dai “valori”, ma è proprio cio’ che vuole evitare Baird quando parla di religione. Naturalmente si puo’ ANCHE introdurre un piano normativo purché si sappia che è indipendente da quello descrittivo.

    Del resto molti studiosi, da cui baird si distacca, mettono al centro della loro indagine proprio l’ elemento normativo infarcendo i testi prodotti con giudizi di valore a ogni pié sospinto, per esempio Thomas Khun (a cui è dedicato un paragrafo).

    Sia l’ approccio funzionale che quello valoriale possono essere utili per comprendere cosa sia religione, nessuno ne dubita  – Baird lo ripete in continuazione (aggiungendo sempre che i due piani sono tra loro indipendenti).

  5. No, ho l’impressione che non sia io quello attratto dai “valori”. E’ esattamente il contrario!

    Io parto una definizione lessicale di “religione” (relazione tra uomo e Dio, spezzata e ricostituita). E poi mi spingo ad aree concettualmente affini (quelle in cui ci si occupa di una relazione col divino, anche laddove non si postuli una passata separazione tra uomo e Dio). Già lo sciamanesimo è molto borderline per essere considerato religione, ma occupandosi di entità metafisiche dotate di una loro personalità (quindi delle specie di divinità), posso accettare con riserva che sia messo sotto il cappello della religione. In realtà si tratta più di animismo che di vera religione.

    Non credo affatto che per distinguere un medico da un panettiere il metro stia nell’occhio di chi li valuta. Quello sarebbe un criterio soggettivo. Credo che il metro stia nell’oggetto di cui si occupano panettiere (pane) e medico (malati). Da quanto mi risulta, l’oggetto di cui si occupa la religione è completamente differente da quello di cui si occupa il comunismo. Non c’è nessuna divinità nel comunismo. Non c’è nessuna divinità nemmeno nella rockstar, anche per la groupie più sfegatata (patologie mentali a parte).

    Trovo ogni altra distinzione inutile e pretestuosa.

  6. Le definizioni lessicali a dire il vero sono legate all’ uso dei termini e variano nel tempo. La definizione che tu adotti è invece di tipo realistico intuitiva poiché rinvia a essenze (divinità). L’ essenza non si presta a descrizioni analitiche e deve essere in ultima analisi indicata a dito affidandosi all’ intuizione. Per questo la scienza non si occupa di essenze e se il lavoro dello storico vuole avere un rigore scientifico deve, secondo B., ripiegare su definizioni stipulative(o funzionali).

    Comunismo e religione non hanno nulla a che fare tra loro? Ne sei sicuro?

    Anche lo sciamanesimo e il confucianesimo sono mondi completamente diversi, ma condividono molte categorie di fondo.

    Le categorie della religione, a quanto pare, ricorrono spesso anche al di fuori dello studio delle religioni tradizionali.

    Tre citazioni casuali tanto per capirsi. In un suo lavoro epocale il giurista Carl Schmitt cercava di ricondurre le categorie della politica alle categorie della teologia (con lo stato e la ragion di stato al posto di dio). Il libro linkato a cui avevamo dedicato un post ricostruisce tramite le categorie del misticismo religioso le personalità del terrorismo italiano (per loro combattere il capitale era una preoccupazione ultima). Anche Jonathan Haidt ha riscontrato come le tradizionali categorie del sacro (puro/impuro…) – in particolare quelle legate ai tabù sessuali – siano utili per spiegare molti atteggiamenti contemporanei legati all’ alimentazione, specie quelli di coloro che fanno della loro dieta una “preoccupazione ultima”. Posso congetturare che se una ragazzina in una fase della sua vita fa di una certa rock star il suo dio, il fenomeno potrebbe essere “ridotto” e ben descritto avvalendosi di apparati che lo storico delle religioni maneggia agevolmente (rito, pellegrinaggio…). Ebbene, chi ritiene questi lavori almeno in parte illuminanti puo’ apprezzare la definizione di Tillich.

  7. In effetti per Tillich l’ uomo è un animale essenzialmente religioso (homo religious). La scoperta di “uomini non religiosi” sarebbe per lui una prova a sfavore. In realtà, come dicevo nel post, il nichilismo si contrappone alla religione. Per il nichilista, infatti, non c’ è nulla di “serio”. Almeno a parole.

    1. Solo che se per me tutto è religione, come chiamo il rapporto con Dio? Ho inutilmente bruciato il termine più appropriato.

  8. Un discorso infondato non è “serio” e Dio costituisce il fondamento. C’ è chi lo esplicita, gli dà un nome, se lo prefigura, s’ innamora e ci costruisce sopra un discorso (teologia). Ma c’ è anche chi non lo esplicita e lo tiene talmente nascosto, anche a se stesso, al punto da arrivare a negarne la presenza. Tuttavia anche nel discorso di costui esiste pur sempre un fondamento (di serietà). C’ è poi l’ indifferente, quello a cui va bene tutto. Costui non ha un Dio.

    Ma esisteranno veramente persone di tal fatta? Anche se non esistessero la categoria è importante perché possiamo sempre dire che noi stessi, a volte, siamo così.

    [precisazione sempre opportuna: quanto dico qui non ha a che vedere con il problema di riconoscere la “religione vera”… quello è un altro discorso (approccio normativo o valoriale)…]

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