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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Una questione di chimica

Ho l’ impressione che quanti più commercialisti circolino, tanto più si evade.

Ma, sia bene inteso, non lo dico a disdoro dei commercialisti, anzi.

Mi sa però che tocca chiarire: nei grafici OCSE Italia e Usa si collocano ai lati estremi per cio’ che concerne i livelli di evasione fiscale: gli americani sono i più “virtuosi”, mentre noi…

Eppure – sorpresa sorpresa – un lavoratore autonomo americano evade quanto un italiano. E lo stesso dicasi per i lavoratori autonomi danesi.

Quel che cambia (e molto) è il volume di lavoratori autonomi e piccole imprese (con relativo commercialista aggregato): massiccio solo in Italia.

Perché una simile abbondanza?

Cultura?

Penso piuttosto alla demonizzazione insistente del privato che fa le cose in “grande”, una nostra prerogativa: fate caso alla reazione chimica che si innesca quando certi intellettualoidi nostrani origliano da lontano la parola “multinazionale”…

La chioma elettrizzata, l’ occhio spiritato, la frogia fremente, il brufolo esondante, segnalano un chiodo fisso: come ostacolare l’ apertura del prossimo centro commerciale.

i due 

loro

Dove la ricchezza è lo sterco del demonio, meglio non accumularne troppa, anche se la si volesse investire in modo produttivo.

Mi taccio sull’ insopportabile ipersindacalizzazione che rende invivibile il mercato del lavoro spingendo i più a cercar riparo nel “piccolo”.

23 risposte a “Una questione di chimica

  1. davithegray 10/02/2012 alle 11:13

    Una strada elementare l’aveva pensata Tremonti ai tempi d’oro: detassare gli utili d’impresa reinvestiti. Sembra l’uovo di Colombo!
    Ma il fisco vampiro all’italiana è orientato in altro modo: succhiare più sangue possibile, e chissenefrega se alla fine resta un cadavere.

    E poi, diciamocelo, i rapporti con l’amministrazione e la burocrazia italiana sono un incubo. Col clima di polizia di oggi, poi, viene voglia di fare di tutto tranne che investire. Hai letto l’articolo sul Corriere di ieri, su quanti stanno svendendo le auto di lusso per evitare noie fiscali?

    Per una casa di proprietà in Francia l’erario francese ci spedisce ogni anno la “taxe d’habitation” via posta ordinaria. Quest’anno non è arrivata. Dopo un mese, arriva il sollecito, sempre via posta ordinaria. Maggiorazione del 10%.
    Scrivo un’email all’indirizzo riportato sulla lettera stessa: “non abbiamo mai ricevuto la prima comunicazione”. Passa un giorno, arriva l’email di risposta: “non c’è problema, annulliamo il 10% aggiuntivo”.

    Te la vedi questa storia in Italia?

  2. broncobilly 10/02/2012 alle 11:31

    L’ unica cosa che vedo pensando al fisco italiano e alle case in Francia, è che il primo tassa la seconda ancorché nessun reddito derivi da quella casa (e di certo non ti arriva il cedolino a casa, devi districarti tra quadri M e quadri W). Non si sa bene a che titolo, ma ha deciso di tassarla. D’ altronde la domanda “a che titolo?” è piuttosto fuori moda in certe materie.

  3. broncobilly 10/02/2012 alle 12:01

    Le agevolazioni sugli utili reinvestiti in realtà sono una costante, già Visco introdusse la Dit. Anche ora è stata progettata l’ ACE. Ma sono miserie rispetto a cio’ che richiede una tassazione coerente che non discrimini.

    Quante all’ eccesso di regole, è sempre un male. Un male mortale per un tessuto produttivo come il nostro fatto per lo più da “piccoli”.

  4. davithegray 10/02/2012 alle 12:42

    La tassa d’abitazione francese in fondo è un po’ come l’ICI. Ed in America, da questo punto di vista, mi sa che sono messi pure peggio, avendo queste tasse sia da parte della contea che da parte dello stato. Dal canto loro, in Francia ed in America comunque hanno un numero di gabelle complessive nettamente inferiore a noi (hai presente i bolli annuali sui passaporti? esiste una vessazione di stampo medievale più assurda di questa? ah sì, c’è ta “tassa di concessione governativa” sui cellulari!). Ed hanno un’amministrazione che non ha confronti con la nostra “Agenzia delle Entrate”, dove ragionamento e comprensione non albergano minimamente (sei in ritardo? paghi la mora – che ti mando in una cartella indecifrabile – e zitto; non la paghi? ti raddoppio la cartella).

    Le agevolazioni sugli utili reinvestiti sono una costante poiché non sono una costante! Sono provvedimenti che periodicamente rispuntano.
    La realtà normale è che gli utili aziendali vengono tassati quando vengono prodotti. E se vengono distribuiti, vengono ritassati un’altra volta. Questo è il fisco all’italiana!

  5. broncobilly 10/02/2012 alle 13:59

    Perché inseguire ogni gabella per capire quanto il fisco comprime i vari paesi.

    Basta andare a valle e vedere quanto raccoglie in proporzione alla ricchezza prodotta: USA: 24, FR: 42 IT: 43 (dati Ocse 2010, oggi nelle proiezioni veleggiamo verso il 50% superando d’ un balzo il 45 della Svezia).

    La FR non la prenderei proprio a modello, non a caso dalle recenti speculazioni si è capito che costituisce il birillo europeo destinato a cadere subito dopo di noi (e la spagna). Chi più spende, più spreca, e la Fr non spreca meno di noi. Di buono c’ è che lì il “grande” fa un po’ meno paura.

    Nel terzo millennio, e in modo costante, gli utili reinvestiti dall’ impresa godono di un privilegio fiscale (nel 2012 prenderà l’ acronimo di ACE). Purtroppo il trattamento di favore è modesto e richiede calcoli laboriosi, nella maggior parte dei casi il gioco non vale la candela. Specie per i “piccoli”. Ed eccoci tornati punto e a capo al messagio principale del post.

  6. davithegray 11/02/2012 alle 18:41

    La Francia invece amministrativamente è proprio da prendere a modello. Pagheranno anche quasi tante tasse quanto noi, ma hanno servizi che noi ci scordiamo. Poi, non è tutto oro quello che luccica, lo so bene, e per alcuni aspetti la Francia è un paese terribile.

    Su grandi e piccoli: sono convinto che le grandi aziende, ovunque nel mondo, abbiano modo di sottrarre al fisco quantità di denaro inimmaginabili. Ho avuto esperienza con dei manager di altissimo livello di un grande gruppo tedesco, che mi hanno raccontato senza problemi il gioco di scatole cinesi con cui la holding risultava devolvere gran parte degli utili in beneficienza.

    In realtà, giochi di prestigio di alto livello sono impossibili alle piccole aziende, difficili alle medie, semplicissimi alle grandi. E medio/piccole tipicamente vendono all’industria, dove chi acquista è interessato a ricevere fattura (per scaricare). A poter evadere sono solo i piccoli professionisti e gli artigiani, che si rivolgono al pubblico.

  7. broncobilly 11/02/2012 alle 23:54

    solo 3 cose sulla francia:

    – spendono comunque più di noi: recentemente perché hanno deficit più alti dei nostri, prima perché tassavano più di noi.

    – la nostra spesa si concentra sulle pensioni, resta poco per il resto (ma queste sono scelte politiche, mica efficienza amministrativa).

    – hanno senz’ altro meno corruzione amministrativa (non hanno un “meridione” con la tradizione del nostro).

    Al netto di questi fattori i misuratori delle performance di spesa dei due paesi messi a punto daTanzi/Schuknecht non divergono.

    I grandi, più che evadere nel sommerso, eludono. A volte in modo virtuoso: sfruttando la concorrenza fiscale tra paesi; altre volte in modo ambiguo: sfruttando cavilli legislativi.

    Anche qui però è una questione di volontà legislativa, più che di politiche fiscali. Oggi, con le normative black list e transfert pricing, per esempio, la cosa è molto più difficile.

    Tutti i settori si “rivolgono al pubblico”, prima o poi. Altrimenti che senso avrebbe la loro esistenza?

    Prendi l’ edilizia, i subappalti in nero TRA AZIENDE sono un “must”. L’ evasione in quel settore è alta perché ci sono molte (relativamente) piccole imprese edili che vendono beni di valore (case) ai privati.

  8. davithegray 12/02/2012 alle 09:54

    Non ho mai voluto intendere che i francesi paghino meno tasse di noi (anche se è vero, ma minimalmente). Intendevo che, a frone di quello che pagano, ottengono dei servizi che noi ci sognamo. La loro burocrazia, per le volte in cui ci ho avuto a che fare, ha sempre e a tutti i livelli mostrato un volto “sorridente”. La nostra, un volto rincagnito, quello del burocrate sfigato e incompetente, che è lì per prendere lo stipendio e vorrebbe essere altrove.

    Nota che non è solo una questione di spesa, purtroppo. Temo che sia questione di DNA. E’ la stessa ragione per cui è molto probabile entrare in una chiesa francese e sentire un buon organo suonato da un buon organista accompagnare un buon coro e buoni solisti, mentre da noi è un’ipotesi lunare.

    Aziende: non parlo di “settori”, anche se potrei. Nel nostro, per esempio (chimico), sì, ci sarà anche l’azienda che vende la trielina al supermercato, ma sono rarissime quelle che si affacciano al pubblico. E anche negli altri settori, gran parte dei produttori non vende direttamente ai supermercati, ma usa l’intermediazione di distributori, che la fattura la esigono. L’edilizia è fatta di una miriade di microimprese che spesso si rivolgono direttamente ai privati. E’ ovvio che lì la possibilità di evadere è enorme. Bastano marchingegni come la legge sulle ristrutturazioni: il privato deduce le fatture. Ma sugli acquisti questa legge non c’è. Sulla casa di Brunico lo stato vuol magnarsi il 10% di quanto spendo. Ora sto meditando seriamente di prendere la residenza là, come prima casa. Diventerebbe un più ragionevole 4%, ed avrei mille altri vantaggi. Elusione? La legge lo consente, non ho remore.

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  10. broncobilly 13/02/2012 alle 11:46

    – Il contrasto d’ interesse non funziona quasi mai nella lotta all’ evasione (volevo farci un post, ma già che se ne parla), il motivo è logico: ammettiamo che l’ evasione renda 100 alle parti, il “contrasto” dovrebbe fruttare almeno 110 per porsi come alternativa credibile. Ma se alle parti fruttasse davvero 110, allora per il fisco sarebbe più conveniente tollerare l’ evasione. Conclusione: nel concreto politiche del genere non vengono mai adottate con l’ intento di recuperare imposta evasa (sugli USA circola solo mitologia), bensì di agevolare una serie di settori.

    – Cosa invidio alla Francia? Poco, ma qualcosa si puo’ anche trovare: il fatto di non avere una “questione meridionale” come la nostra (qui sì che la cultura conta), ma anche regole più semplici nel mercato del lavoro, nella finanza e nel “fare impresa”. Cose che, per l’ appunto, consentono di “crescere” e avere dimensioni medie più grandi che da noi.

    – Non voglio difendere in assoluto il grande: anche lì si annidano enormi inefficienze – basta pensare alla questione geeks v suits – eluse poi solo grazie alla capacità di contrattazione con la politica. Ma sta di fatto che da noi regole più liberali sfocerebbe in un aumento delle dimensioni medie e quindi, per quanto detto, in un recupero d’ imposta.

    p.s.: qualsiasi attività economica sfocia a valle in beni e servizi per il privato (altrimenti non ha nessun senso intraprenderle: si lavora solo per consumare). Se chi è a contatto diretto col privato puo’ evadere (piccola impresa edile), trasferisce automaticamente i benefici che ricava dalla sua evasione alla filiera, cosicché evade anche la cava o il fabbricante di gru a monte. Se invece il contatto con il privato avviene attraverso ipermercati…  

     

     

    • davithegray 13/02/2012 alle 12:15

      * Il contrasto di interessi non ha mai affascinato nemmeno me. Salvo in due casi: acquisto di beni di elevato importo ma non “di lusso” (es. case, ma non yacht, oppure, per farti un altro esempio concreto: una chiesa che voglia acquistare un bene per la cultura comune quale un organo da 300.000 euro, deve pagarne 63000 allo stato, senza porterli scaricare! dimmi te se ha senso!), e spese mediche. Cioè, comunque per circostanze eccezionali. Proporre come vorrebbe qualcuno che si detragga lo scontrino del barbiere è un assurdo.
      Matematicamente è ovvio che queste politiche di sconto fiscale non siano del tutto convenienti rispetto all’evasione, ma la realtà è che già l’evitare l’illegalità ha un suo valore aggiunto (anche per il bieco cinico, rischiare meno è già un surplus).

      * Francia: in realtà, anche la Francia ha il suo meridione. La Corsica è stata molto problematica per decenni, e anche la costa sud non è esattamente come il resto della Francia. Regole più semplici ed amministrazione più umana. Sì, il punto che sottolineavo è questo. I miei esempi personali sono eloquenti. Davvero, quando racconto l’aneddoto personale della tassa d’abitazione riportato qui sopra, qui in Italia NON CI CREDE NESSUNO.

      Personalmente ritengo che semplificazione burocratica (compresi tutti gli adempimenti farlocchi quali quelli sulla sicurezza ecc) e riduzione delle imposte siano le due uniche proposte sensate per ridurre l’evasione e, ben più importante, lo scoraggiamento alla volontà di creare imprese che c’è da noi.

  11. broncobilly 13/02/2012 alle 16:13

    Solo una precisazione sul contrasto d’ interesse: ok, si entra nella legalità, ma considera che l’ efficacia del passaggio da 1) a 2) va calcolata a parità di gettito. Cio’ richiede un notevole innalzamento delle aliquote nella situazione 2.

    L’ unico argomento a favore di 2 potrebbe essere questo: accordarsi per spartire il bottino dell’ evasione è “costoso”. Ok, ma anche impiantare milioni di contabilità è costoso. Già oggi, con le det/ded in vigore, e non sono poche, si impazzisce: ci vuole un master (o un Bruno Frizzera) solo per capire la classificazione, che ne so, delle erogazioni liberali… e sai già che se il “piatto piange”, alcune categorie al margine non verranno considerate “meritevoli” dall’ agenzia che provvederà a “riprenderle” dalla dichiarazione, dopodiché impegolati pure in un ricorso pluriennale. anzi, con la nuova normativa del “solve et repete”, paga e poi impegolati…🙂

  12. davithegray 13/02/2012 alle 16:37

    Se si implementano detrazioni, diminuisce il gettito dell’IVA, ma aumenta il gettito IRPEF. Potenzialmente, oltretutto, su aliquote marginali ben più elevate dell’IVA. La parità di gettito è assicurata. Ripeto, non mi sognerei mai di chiedere la detraibilità dello scontrino del panettiere. Proprio perché sarebbe inevitabile il “paga e poi impegolati”. E’ un discorso che ha senso solo su spese straordinarie di rilevante entità.

    Dimenticavo: il discorso sulla evasione trasferita alla filiera credo sia molto più teorico che realistico. Lavorando in una azienda relativamente piccola b2b vedo benissimo quanta richiesta ci sia di nero. Zero assoluto.

  13. broncobilly 13/02/2012 alle 18:19

    Limitiamoci a 1 imposta, per non far casini.

    Nel momento in cui propongo il “contrasto” perderò gettito per il semplice fatto che della det/ded 1) fruiranno anche tutti coloro che già prima non evadevano e 2) gran parte del recupero verrà stornato proprio in favore della ded/det che concedo. La parità di gettito si garantisce solo impennando le aliquote.

    C’ è poi un’ altra complicazione spiacevole: è proprio sui “beni e servizi rilevanti” che i costi di spartizione del bottino sono più compressi: in pochi scambi di alto valore c’ è tutto il tempo per “mettersi d’ accordo”.

    Purtroppo non conosco né la filiera, né cosa stia a valle nel tuo settore, ma spesso è proprio la presenza di qualche “medio-grande” a fare da tappo. Nell’ edilizia per lo meno è così, visto che il nero è diffuso perfino a livello cave e ghiaioni. Qui poi non prendo in considerazione quelle sostanze (pericolose) che, avendo una tracciabilità per altri fini, non consentono evasione.

    C’ è poi un’ altra precisazione: ho parlato di “piccolo” affidandomi al linguaggio comune ma avrei dovuto dire “micro”: la presenza di più “piccoli” già rallenterebbe il nero. Sì perché l’ Italia non si puo’ neanche considerare il regno del piccolo, bensì del micro: il 95% delle imprese è micro e occupa il 60% della forza lavoro.

    • davithegray 13/02/2012 alle 18:43

      No, non è la tracciabilità delle sostanze pericolose ad impedire il nero. Abbiamo anche clienti molto piccoli, ma nessuno ci ha mai chiesto il nero. Certo, non si tratta mai dei “bugigattoli” da microimpresa: in effetti il nero secondo me avviene a livelli proprio di micro (e soprattutto nell’ambito dei professionisti che si rivolgono ai privati).

      Noi stessi, per quanto paghiamo una montagna di tasse (a livelli che credo nemmeno tu riterresti possibili), finché il lavoro c’è non siamo stimolati a cercare il nero. Né credo che i nostri fornitori sarebbero disposti a farlo. Oltretutto all’interno dell’azienda, molte persone sono coinvolte nei processi di acquisto e vendita, oltre che contabili (mi riferisco a circa una decina di persone). Sarebbe impossibile occultare il nero e, avendo molte persone al corrente, anche questo sarebbe un rischio assurdo.

      L’edilizia credo sia un mondo a sé. Proprio perché quasi sempre si rivolge direttamente ai privati, e i contratti sono fatti tra il privato ed una persona o due dell’impresa. Le microimprese costruttrici probabilmente, fatturando poco, esigono il nero dai loro fornitori, e quindi il tuo discorso fila. Ma è un caso eccezionale: importi elevati per singola operazione rendono la candela valida per il gioco. Per questo è un settore in cui il “contrasto” ha perfettamente senso. E tutti sappiamo benissimo che quando diciamo “tutti coloro che già prima non evadevano”, in questo caso ci riferiamo ad una sparuta minoranza. Quindi, l’attivo di gettito si ottiene anche senza alzare le aliquote. Non è nemmeno stupido farlo per le sole ristrutturazioni: in questo modo si stimola il recupero di immobili già esistenti, evitando l’inutile distruzione del territorio.

  14. broncobilly 13/02/2012 alle 19:04

    Certo, non si tratta mai dei “bugigattoli” da microimpresa: in effetti il nero secondo me avviene a livelli proprio di micro (e soprattutto nell’ambito dei professionisti che si rivolgono ai privati)…

    Forse allora non cmi sono spiegato: i “bugigattoli” di cui parli sono il 95% delle imprese italiane, occupano il 60% della forza lavoro italiana e fanno oltre la metà del nostro pil. Il bugigattolo è praticamente lo specifico dell’ economia italiana!(in molti casi il suo valore aggiunto ma in tema d’ evasione il suo tallone d’ achille).

    Sparuta minoranza? Il sommerso è intorno al 20%: l’ 80% dell’ economia non evade.

  15. broncobilly 14/02/2012 alle 00:49

    Wow, che serata. Arrivo ora da un incontro organizzato dai ciellini in auditorium sulla crisi finanziaria con tanto di irruzione in sala dei no tav megafono e striscioni alla mano!
    Abbiamo risposto cantando: cavolo, che esperienza!
    Vabbé, poi racconterò meglio.
    Per una replica un po’ più completa mi costringi a scrivere qui il post che avevo in programma.
    Dunque, per essere chiari: la soluzione del “contrasto” è di fatto irrazionale (sempre).
    Argomento 1. Innanzitutto per rendere conveniente rinunciare all’ evasione è necessario proporre un risparmio d’ imposta superiore, il che rende conveniente tollerare l’ evasione esistente.
    Ma questo lo avevamo già detto. Introduciamo allora un’ ipotesi suppletiva H1, ovvero, una significativa avversione al rischio rispetto ai controlli. Scatta l’
    Argomento 2. A causa della perdita d’ imposta dovuta all’ introduzione del “contrasto” si puo’ dimostrare agevolmente che una diminuzione delle aliquote è sempre una strategia comparata più efficace: a parità di entrate marginali, infatti, si evitano i costi burocratici di raccolta, classificazione e contabilizzazione delle det-ded.
    Corollario: ma se un abbassamento delle aliquote basta a far aumentare il gettito, ciò significa che ci troviamo oltre il punto apicale della curva di Laffer; ma è davvero così?
    La questione è meramente empirica: praticamente tutti gli esperti rispondono in coro: no. Una diminuzione delle aliquote incentiva l’ economia ed è estremamente auspicabile per gli effetti legati alla crescita 8Laffer vale sul medio lungo), ma non consentirebbe di aumentare il gettito all’ istante in virtù delle semplici decisioni late agli evasori.
    Quindi:
    Argomento 3. Investire il differenziale in controlli è, ai meri fini di recupero del sommerso, ancora più efficiente di una politica di abbassamento delle aliquote (che, come visto, è già di per sé sempre più efficiente di una politica di “contrasto”).
    Direi che ce n’ è abbastanza per metterci una pietra sopra: praticamente tutte le strategie concorrenti si fanno preferire a rigor di logica.
    n.b. da notare che quanto detto è assolutamente indipendente dal settore dove il contrasto dovrebbe essere introdotto.

  16. davithegray 14/02/2012 alle 12:20

    Si potrebbe discutere per mesi.

    I controlli costano e sono spesso inefficaci. Ed i costi riguardano soprattutto i controllati: quanto lavoro viene sperperato per conto dell’erario e delle varie burocrazie? Secondo me in molte realtà siamo quasi al 50% rispetto al lavoro effettivamente produttivo. Al di là delle spese ordinarie per il personale contabile e per il commercialista, quando c’è un accertamento c’è sempre la presunzione di colpevolezza, e dobbiamo dedicare tempo, soldi ed energie per dimostrare la nostra innocenza. Un conoscente s’è visto imputare dal fisco di aver pagato in nero il 30% di un furgone. Immagina di dover dimostrare che invece così non è stato. E se non ci riesci, tasse e sanzioni verranno sbandierate dal fisco come “recupero del sommerso”, mentre in realtà sono una pura rapina di stato. Questa è la realtà dell’Italia di oggi.

    Un costo che non trascurerei è anche quello sul clima generale in cui si vive. L’eccesso di controlli, che siano dell’Agenzia dell’Entrate o dei Carabinieri per strada (o autovelox e simili) o delle telefonate poco cambia, rende cupa l’atmosfera e ci dà l’impressione di vivere in uno stato di polizia. Qui si mette sul piatto uno dei beni primari, quello del senso di libertà, e non trascurerei affatto questo aspetto.

    Mentre il costo delle verifiche di detrazioni/deduzioni, per il fisco sono bassi. Non mi risulta che venga impiegato personale diverso da quello usato per i soliti controlli.

    Scartiamo Laffer perché aumentare il gettito all’istante è un obiettivo sensato? Non mi pare proprio, a meno che si tratti di uno stato con l’acqua alla gola, che per sopravvivere qualche mese è disposto a massacrare la popolazione, in attesa che la popolazione stessa quella gola gliela tagli (vedi Grecia).

    Aliquote ragionevoli oltretutto stimolano anche l’intrapresa di nuove attività. Qualcuno crede veramente alla favola per cui a scoraggiare gli investimenti in Italia è solo la burocrazia e la mancanza di infrastrutture? Con queste realtà siamo abituati a convivere. Ad essere schiavi che lavorano solo per lo stato no.

    Laffer è fondamentale in un’ottica che non punti solo a sopravvivere domani, e riguarda le tasse dirette. Detrazioni e deduzioni sono rivolte ad altri obiettivi, riguardano le tasse indirette, e sono comunque indispensabili per l’emersione di grosso del sommerso.

  17. davithegray 14/02/2012 alle 16:29

    PS: ma ti rendi conto che sono arrivati a far pagare l’IMU anche sugli immobili posseduti all’estero? La cosa incredibile è che ci sia che si stupisce se le agenzie di rating declassano ancora l’Italia!

  18. broncobilly 14/02/2012 alle 16:52

    E’ proprio quel che ti dicevo nel primo commento.

    • davithegray 14/02/2012 alle 17:17

      Gosh! Allora ho frainteso completamente il senso del tuo commento!! Rob de matt! Avevo capito che intendevi dire che il fisco francese è più oppressivo di quello italiano, figurati te!

      PS sui no-tav: ma che c’entrano con Rho?

  19. broncobilly 14/02/2012 alle 18:52

    C’ è comunque da dire che anche la Francia tassa il patrimonio oltreconfine dei suoi cittadini (0.55-1.8; noi 0.76, tanto per iniziare), così pure la Svizzera. Regno Unito e Germania si astengono da operazioni del genere.

    ***

    Non so neanche che canto fosse, penso un inno ciellino o qualcosa del genere, non ho potuto partecipare molto attivamente: ha sortito un bell’ effetto di spiazzamento. della serie “arriveranno con le loro scimitarre risponderemo coi nostri canti”. Poi si son messi a cantare anche loro ma il numero era dalla nostra. Il fatto è che cercavano la rissa, qualcuno che gli mettesse le mani addosso per strappare l’ altoparlante, ce n’ erano almeno 4/5 pronti a filmare. Poi si son messi a filmare anche i nostri… era una battaglia un po’ surreale: metà “combatteva”, metà filmava. Sul palco c’ era il senatore Giampiero Cantoni che conosce i suoi polli: meglio non reagire, lasciarli sfogare e chiedere: finito? Dopo una mezz’ oretta se ne vanno. I no tav sono ovunque, alla tav pensano ben poco, pensano invece molto a far casino e azione di disturbo, siccome ne hanno messi dentro diversi, ora arrivano e attaccano la solfa “libero il compagno X, libero il compagno Y… abbasso comunione e speculazione… non pagheremo la vostra crisi…”.

    “Comunione e speculazione”?… “la vostra crisi”? A fianco a me c’ era il mio amico Andrea, in cassa integrazione da sei mesi con quattro figli a carico, devo ammettere che era piuttosto nervoso nell’ apprendere di appartenere a “comunione e speculazione” e di essere uno dei responsabili della crisi…

    Infine le cose si sono calmate… sicuri che non ci fosse più nessuno nei paraggi… sono arrivate le volanti.

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