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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Un buon titolista

I clienti dei ristoranti dovrebbero poter fumare?

Gli studenti delle scuole dovrebbero imparare l’ evoluzionismo o l’ Intelolligent Design?

I cattolici dovrebbero sussidiare la pratica dell’ aborto?

Dovrei togliermi le scarpe quando entro in casa tua?

smoke art

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Ho come l’ impressione che tutte e quattro le domande abbiano la stessa risposta. Il saggio per illustrarla non saprei scriverlo anche se so già il titolo: “How Property Rights Solve Problems”.

7 risposte a “Un buon titolista

  1. davithegray 04/04/2012 alle 10:37

    Grazie per avermi ricordato quanto orripilanti siano certe visioni del mondo.

    And how much will it cost the insurance company to provide such coverage, taking into account that covering contraception might save the insurance company money that it would have spent on abortions and on pregnancies brought to term.

    Del resto, uno che osanna l’autore di un saggio intitolato Nothing is Sacred non può che ragionare in questi termini. Relativismo allo stato brado.

  2. broncobilly 04/04/2012 alle 10:54

    E allora tieniti l’ “assolutismo” che ti fa sussidiare l’ aborto da decenni. Contento tu.

    Con il denaro contribuisci materialmente all’ atto, ma con certe forme di “lassismo di fatto” funzionale solo a preservare la “purezza”, finisci per contribuire anche moralmente.

    Chi ha 0 e rinuncia a 50 poiché non riesce ad avere 100, risponderà di quei 50 che ha buttato al vento.

    Un “assolutista” credibile deve essere pragmatico (relativista) sul 90% delle questioni. L’ essenziale è preservato se le forze non si disperdono. L’ “assolutismo” sempre e comunque diventa fiacco in men che non si dica.

  3. davithegray 04/04/2012 alle 11:16

    Non puoi paragonare il sistema americano con quello italiano. Là quelle forme di “assistenza” sono interamente private, e non esiste pensare che lo stato paghi per l’aborto. Qui si parla di assicurazioni (private).
    Intanto l’articolo parla di contraccezione. Io non finanzio la contraccezione, poiché in Italia non è sussidiata da nessuno, è tutto a carico dei privati (a meno che si passi per “contraccezione” anche la “pillola del giorno dopo”). Ma se l’idea è che si possa “pragmaticamente” finanziare la contraccezione perché fa risparmiare soldi in gravidanze ed aborti, Dio mi scampi da questo cinicissimo pragmatismo.

  4. davithegray 04/04/2012 alle 11:29

    E anche l’idea che il dipendente del ristorante accetti di lavorare in un ambiente malsano in cambio di mance più consistenti trovo che sia a dir poco malata.

  5. broncobilly 04/04/2012 alle 12:03

    … l’articolo parla di contraccezione…

    La logica è la medesima: obbligare le assicurazioni a ricomprendere un contenuto che ripugna ai cattolici significa obbligare questi ultimi ad acquistarlo (un po’ come te che sovvenzioni generosamente l’ aborto). Insomma, il caso italiano è diverso solo perché è ancora più macroscopico. E come poteva essere altrimenti!

    p.s. 1 Consider these two policies:
    A. An employer is required to provide its employees health insurance that covers birth control. (*)
    B. An employer is required to provide its employees health insurance.  The health insurance company is required to cover birth control.
    I can understand someone endorsing both A and B, and I can understand someone rejecting both A and B.  But I cannot understand someone rejecting A and embracing B, because they are effectively the same policy.  Ultimately, all insurance costs are passed on to the purchaser, so I cannot see how policy B is different in any way from policy A, other than using slightly different words to describe it.
    Yet it seems that the White House yesterday switched from A to B, and that change is being viewed by some as a significant accommodation to those who objected to policy A.  The whole thing leaves me scratching my head.

    (*) Da notare che A è equivalente ad A’=employees is required to buy an health insurance that covers birth control.

    p.s 2.: leggi meglio: nell’ articolo non si dice affatto che il dipendente del ristorante “dovrebbe” accettare di lavorare in un ambiente “malsano” se non lo desidera; si fa solo l’ ipotesi che potrebbe anche desiderarlo in certe condizioni. E’ sufficiente l’ esistenza di questa possibilità perché perda di senso la proibizione. A meno che non si entri in una logica paternalista dove c’ è solo una grande massa di minorenni tutelati dal Grande Padre (magari eletto dai minorenni stessi, tanto per non farci mancare nessuna contraddizione)… in questo caso te saluto…

  6. davithegray 05/04/2012 alle 09:22

    La logica dell’articolo è malata ed aberrante. E’ liquidabile così: la legge deve essere moralmente neutra, sta sempre al cittadino scegliere in base al proprio tornaconto (altrimenti saremmo tutti bambinuccioli tutelati dal grande padre).

    Questo è terrificante. Il mondo è fatto in gran parte da gente incapace di comprendere al di là di una soglia molto bassa. Lo si vede puntualmente ogni volta che le scelte importanti vengono delegate al volere della maggioranza (referendum). Questa gente ha bisogno di un tutore. Mi rendo conto che la scelta del tutore è un grosso problema, e tutte le democrazie sono ormai alla corda proprio su questo punto. Ma tornare al far west, al “chi è più forte comanda” è una regressione ad uno stato di barbarie anacronistico.

    Io sovvenziono l’aborto, è un dato di fatto, e contro questa cosa combatto da anni. L’articolo non offre nessuna soluzione a questo dato di fatto. In Italia non c’è concorrenza tra SSN e privati: comunque l’SSN è inevitabilmente sovvenzionato da tutti, e per questo ti dicevo che la tua equivalenza non ha senso. Avrebbe senso se il costo degli aborti in Italia fosse coperto da polizze assicurative: allora è chiaro che si potrebbe eventualmente scegliere tra polizze che offrono questa copertura e polizze che non la offrono. Ma non è così.
    L’equivalenza tra aborto e contraccezione fa acqua anche sotto un altro aspetto sostanziale: la contraccezione è una spesa fissa, l’aborto è un evento eccezionale. La logica secondo cui un’assicurazione sanitaria debba coprire la contraccezione è sbagliata, è più che ovvio. Imporre alle aziende di pagare una spesa fissa è un benefit, non un’assicurazione. Si combatta quella logica, dunque, senza scomodare ragionamenti perversi, quali quello per cui l’assicurazione potrebbe valutare convenente pagare la contraccezione perché le eviterebbe le spese per aborti, gravidanze e parti.

    In realtà l’articolo è molto ingenuo anche sotto un altro aspetto. La realtà è molto complessa. La scelta di un ristorante piuttosto che un altro la facciamo per molti motivi, non solo in base alla possibilità o meno di fumare. Se non abbiamo garanzie minime imposte dallo stato, potrebbe essere molto difficile trovare il ristorante che fa per noi ad una distanza ragionevole da dove ci troviamo.
    La polizza medica la scegliamo in base a parecchi fattori, non solo la copertura o meno della contraccezione. Se lo stato abdica all’imporre qualunque tipo di regolamentazione, il risultato è che noi, per scegliere, dovremmo sempre leggere interamente i contratti, e confrontarne parecchi. Il mondo reale è troppo complesso perché possiamo permetterci di leggere centinaia di clausole ogni volta che usufruiamo di un servizio. Dobbiamo avere la garanzia di una tutela da parte del Grande Padre che ci rassicuri sul fatto di non dover leggere sull’etichetta che la merendina che stiamo mangiando non contenga veleni (sempre che il mondo perfettamente deregolato contempli l’obbligo illiberale di scrivere sull’etichetta gli ingredienti della merendina).

    Infine, avevo letto bene. Non ho parlato di obbilgo per il dipendente ad accettare condizioni lavorative malsane in cambio di benefit. Anche qui si tratta di guardare in faccia al mondo reale anziché alle illusioni malate di qualche economista che della realtà non pare avere molta idea. E fin troppo ovvio che di gente disperata disposta a tutto in cambio di denaro è pieno il mondo. Io credo che gran parte del disastro economico italiano dipenda dall’opera dei sindacati, ma pensare che si possa rendere lecito alla gente di vendere un rene in cambio di denaro (oppure sacrificare i polmoni), costringendola di fatto ad una concorrenza al ribasso sulle garanzie, mi sembra l’estremo opposto (parimenti inaccettabile) del sindacalismo all’italiana.

    Resto sempre per le vie di mezzo, ponderate ed equilibrate.

  7. broncobilly 05/04/2012 alle 11:54

    La logica dell’articolo è malata ed aberrante. E’ liquidabile così: la legge deve essere moralmente neutra, sta sempre al cittadino scegliere in base al proprio tornaconto

    Davvero aberrante, ma non è così.

    Il cittadino è libero di scegliere secondo i propri valori e i propri orientamenti, eventualmente anche in base al proprio tornaconto. 

    Bandire lo Stato Etico non significa mica bandire l’ etica. Tutto l’ opposto.

    la tua equivalenza non ha senso

    E’ vero, il sistema sanitario USA e quello europeo sono diversi e l’ equivalenza è approssimativa ma la critica che tu fai è incomprensibile (a me).

    Come se io lamentassi la quantità di “morti sul lavoro” dopo aver constatato che una stima per difetto ne calcola 100 all’ anno e tu rispondessi piccato che la mia lamentela è insensata visto che si basa su dati approssimativi poiché arrotondati per difetto.

    Con argomenti del genere non mi inviti a rivedere la denuncia ma a gridarla ancora più forte.

    Se ci si lamenta per il caldo quando il termometro segna 30 gradi, quando ne segna 50 ci si lamenta a maggior ragione: tu non solo sei costretto a pagarti un’ assicurazione sanitaria che ti copra le spese per aborti (che non farai) – il che porta la temperatura a 30 gradi e giustifica le lamentele per il caldo – ma devi contribuire a pagare anche quella altrui – il che porta la temperatura a 50 gradi. Se 50 gradi non sono 30 gradi cio’ non significa che allora è incongruo “farsi aria”, anzi, è un’ ulteriore giustificazione.

    … i disperati…

    E allora aiutiamo chi aiuta i disperati togliendo le proibizioni.

    Ma come al solito c’ è chi sputa sul 50 perché vede solo il “meraviglioso” 100 in grado di preservare la sua purezza.

    Naturalmente si ottiene un bello zero, ma che importa: la purezza è salva.

    L’ osservazione etica è anche rispettabile ma ha senso solo se poi si invita il “disperato” a casa propria e lo si mantiene.

    In questo caso, attenzione: una volta che scatta l’ invito perde di senso questo genere di argomentazioni proibizioniste.

    Ma spesso non scatta nemmeno l’ invito visto che per preservare la “purezza” basta “desiderare” il bene disgiungendo questo desiderio dall’ azione materiale: l’ azione materiale lasciamola pure a carico dei terzi (i baristi). Fare i “generosi” con le risorse altrui è più che sufficiente. E scusate le virgolette.

    “Ma io faccio… la mia parte…” dirà il puro. Come se per perseguire i suoi obiettivi lui sia tenuto solo a fare “una parte” del lavoro necessario.

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