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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

AAA antiliberali cercasi

Il guaio è che tra i nostri intellettuali un antiliberale reo confesso non lo trovi neanche se li sottoponi al waterboarding più invasivo.

Non esiste da noi uno schieramento culturale degno di questo nome che inalberi la nobile bandiera dell’ antiliberalismo.

Basta un ammicco o una faccia pensosa e anche la personalità più autoritaria e paternalista entra di diritto nell’ alveo liberale.

liberal fascism

E dire che appena t’ imbatti in una discussione politica – non importa se al bar o in qualche aula universitaria – li vedi tutti così scattanti nel proporre una congerie di regole e leggine risolutrici di cui vanno tanto fieri. E intanto regole e “leggine risolutrici” si affastellano nel nostro ordinamento alimentando un mostro che esige ogni giorno sacrifici umani.

Facendo un po’ di storia il vizietto risale all’ antifascismo d’ antan e alla sua insana passione per la “sintesi” tra libertà e eguaglianza: “tutto” e il “contrario di tutto” dovevano darsi la mano costi quel che costi per colpire uniti il regime dispotico.

Sul banco degli imputati salgono allora il “liberalsocialismo” di Carlo Rosselli e Piero Gobetti, il Partito d’ Azione, il movimento Giustizia e Libertà, e tutta la sfilata di ircocervi che hanno partorito una confusa genia di intellettuali almeno tanto influenti quanto cervellotici. Tutti elucubranti generali senza esercito (la pratica fece puntualmente esplodere le loro contraddizioni e a loro non restò che rifugiarsi nelle Università) vogliosi di “liberalizzare” (a parole) il socialismo e “socializzare” la libertà.

Nasce da lì questa notte intellettuale in cui tutte le vacche sono grigie, così come nasce da lì questa Costituzione pasticciata scritta su un tavolino a tre gambe e in cui si ritrovano a meraviglia le “menti pasticciate”, nasce da lì un’ identità vaga che, se non ci farà essere “niente”, nemmeno ci fa essere colpevoli di “niente”… un bel vantaggio per chi attraversa un secolo pieno di colpe da attribuire come il Novecento.

… dopo la caduta del Muro di Berlino, quando nessuno, a sinistra, osava proclamarsi “antiliberale” (i nostalgici rimasero una sparuta minoranza)… nessuno pensò di dover fare sul serio i conti col fallimento del “socialismo reale”, la vacua formula liberalsocialista venne in soccorso agli sconfitti della storia, offrendosi come la comoda risorsa ideologica che consentiva di non essere coinvolti dal crollo della casa madre sovietica… e di conservare tutte le tradizionali riserve nei confronti del ‘mercato selvaggio’ e delle delle ingiustizie…

… la caduta dell’impero rosso, d’altronde, venne accolta con visibile sconcerto da… Norberto Bobbio: “e ora chi si farà carico dei dannati della Terra?”, scrisse su La Stampa…

il grosso della cultura anticapitalista e antiborghese di un tempo si riconosce, ai nostri giorni, in un credo comune inteso fare dell’antifascismo azionista (con le sue sintesi epocali) il fondamento sia della Costituzione repubblicana sia della “religione civile” degli italiani… che trova i suoi organi di stampa, soprattutto, in Repubblica e in periodici come MicroMega…

E ancora oggi i nipotini dei generali di cui sopra  te li ritrovi più assertivi e “saggii”  che mai (sembrano appena scesi dalla collina partigiana) sdraiati da mane a sera sui divani della TV e della radio, specie se a sborsare il gettone di presenza è il contribuente.

Ma come scrollarsi di dosso la sgradevole compagnia di un Gustavo Zagrebleski, di uno Stefano Rodotà, di un Luciano Gallino, di una Nadia Urbinati, di un Aldo Schiavone e di un qualsiasi ospite fisso che di mestiere fa la sentinella tra Augias e Fahrenheit? Come rinfoltire lo sparuto schieramento degli antiliberali? In altri termini, come disinquinare il dibattito facendo in modo che le parole abbiano un senso preciso?

E consentitemi un’ ultima formulazione: come rendere antipatico, e quindi chiaro e utile, un concetto come quello di “libertà”?

Occorre un esperimento mentale da compiere e che divida il grano dal loglio. Propongo allora che il soggetto mediti su affermazioni di questo tenore:

… le donne dell’ Ottocento erano più libere delle donne d’ oggi…

sex and the city

Di sicuro l’ “infiltrato” non sottoscriverebbe. Anzi, si farebbe più che volentieri travolgere dall’ indignazione, sentimento di cui dispone senza riserve e a cui canta le lodi un giorno sì e l’ altro pure.

Ma un liberale doc, a mio avviso, ha su questo punto il dovere di rendersi odioso.

Si parta considerando l’ “oggi”.

Oggi, se una donna lavora, è tenuta farlo il condizioni di quasi-schiavitù per metà dell’ anno. Nel 2012 il tax liberation day cade quasi a Luglio. E non si obietti con argomenti ziotommistici che tirano in ballo la bontà del padrone.

Se invece non lavora, il “semi-schiavo” sarà il marito e la posizione di lei non sarà mutata di molto.

Ma potrei parlare anche dell’ ipertrofica regolamentazione. Oggi c’ è una regola per tutto, dal bimbo a bordo alla scadenza dello yogurt, tutto è meticolosamente programmato dall’ occhiuto legislatore che vede e provvede: a te tocca solo adeguarti o imboscarti.

E ieri, si stava forse meglio?

Premessa: prosperità e libertà non sono la stessa cosa; se oggi si “possono” fare molte più cose, spesso è grazie alla ricchezza più che all’ accresciuta libertà.

Ok ma il totem del voto?! Le donne “ieri” nemmeno votavano. Dirà allarmato l’ antiliberale in pectore. Calma:

… from a libertarian point of view, voting is at most instrumentally valuable…  the fact that women were unable to vote in defense of their “basic liberty rights” doesn’t show that  political system denied them these rights…

Passiamo al matrimonio: certo, nell’ Ottocento il matrimonio faceva perdere una serie di diritti alla donna: per lavorare dovevi avere il permesso del marito. Un istituto del genere (in inglese coverture) non appare molto liberale.

Eppure… Pensateci bene: il matrimonio rimaneva comunque un atto volontario.

Per evitare certe conseguenze, bastava non sposarsi. Oppure sposarsi con contratti prematrimoniali ad hoc, cosa che quasi nessuno faceva.

Si potrebbe pensare che lo Stato, riconoscendo un matrimonio di tal fatta, alimentasse una cultura patriarcale.

…  maybe, but … there’s got to be some default contract.

The most libertarian option, of course, is separation of state and marriage, leaving the defaults up to private parties.

But the next most libertarian alternative, I think, is to defer to common definitions.

If by “marriage” most people mean “monogamous marriage,” it’s reasonable… for monogamy to be the default rule. If by “marriage” most people mean “a marriage where the wife needs her husband’s permission to work,” it’s reasonable for that to be the default rule…

… At the time, almost all married women kept house and raised children. When a couple decided to marry, this sexual division of labor was probably what both of them had in mind…

In poche parole: al liberale non piacciono le regole, ma una cosa è certa: quelle che ci obbligano a fare quel che avremmo fatto ugualmente sono più simpatiche delle altre.

Per rinforzarci meglio in questa idea, pensiamo più a fondo alla famiglia tradizionale:

…  the traditional family made a lot of sense in traditional times. In economies with primitive technology and big families, it makes perfect sense for men to specialize in strength-intensive market labor and women to specialize in housework and childcare – and for default rules to reflect this economic logic…

Ma non è finita qui: gli obblighi che ama il liberale – ovvero gli obblighi che obbligano a poco o nulla – non sono solo quelli che mi “costringono” a fare quel che avrei comunque fatto spontaneamente, ma anche quelli che è difficile far concretamente rispettare, tanto che se ci sono o non ci sono fa ben poca differenza:

… even if you think you can condemn coverture (l’ istituto che priva di ogni diritto la donna sposata) on libertarian grounds, the letter of the law rarely makes a difference in marriage.

In modern marriages, spouses can’t legally “forbid” each other to take a job, but as a practical matter… they still need each others’ permission…

If a women in 1880 wanted to write a contract, I think she did the same thing a woman in 2010 would do – talk about it with her husband. If he refused, she did the same thing she’d do today: complain, argue, bargain, etc.

A man in 1880 was legally allowed to make a contract without his wife’s approval, but in practical terms, his problem was the same as it is today: If your wife puts her foot down, it’s almost impossible to move forward…

Pensate solo al divorzio…

Unless you’re already on the verge of divorce, invoking the law just isn’t a very useful way to win a fight with your spouse. Since divorce was much more difficult in the 19th century, the law probably mattered even less than it does today…

Conclusione: mia bisnonna molto probabilmente era più libera delle fighette newyorkesi di Sex and the City.

otto

Scandalizzati?

E perché mai? Basta convertirsi al fronte antiliberale e proseguire in santa pace le proprie lotte.

Spero solo di aver anche in parte centrato il mio modesto obiettivo, quello di rendere la Libertà un po’ meno sacra e un po’ più antipatica di prima.

Dino Cofrancesco – Il fascismo degli antifascisti.

Bryan Caplan – How free were american women?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

15 risposte a “AAA antiliberali cercasi

  1. davithegray 04/05/2012 alle 14:54

    Il problema del parlare di “libertà” (e di conseguenza definirsi “liberali”) è che si tratta di un concetto talmente vago da renderne la stessa definizione problematica. Essere liberi significa non avere costrizioni. Ma viviamo immersi nelle costrizioni dal mattino alla sera e dalla sera alla mattina, e moriremmo all’istante se non le assecondassimo.

    Condivido al 100% l’impostazione della prima parte per quanto riguarda i sedicenti “libertari”: a parole lo sono tutti. Non è semplice capire oggi quanto siamo effettivamente liberi. La nostra libertà è circoscritta da migliaia di vessazioni, ma obiettivamente abbiamo molte libertà che in passato nemmeno i re potevano sognarsi. Di certo dobbiamo diffidare soprattutto di quelli che della libertà fanno bandiera, almeno tanto quanto di quelli che non hanno problemi a definirsi illiberali. Fatto è che tipicamente chi dà alla libertà accenti che volgono al libertinismo, sarà poi a favore dello statalismo invadente, delle vessazioni sulla fiscalità oppressiva, sul “rispetto delle leggi” senza se e senza ma, sulla “sicurezza sul lavoro”, e mille altre “tutele forzate” del genere. E questa gente sta condannando a morte l’Europa. Sul fronte contrario troviamo idealisti che non fanno i conti con la natura dell’uomo, che purtroppo è fatta di Caino tanto quanto di Abele, ed è fatta di larghe maggioranze culturalmente ad stato semianimalesco. E, se la libertà significa scelta, non c’è scelta senza conoscenza. E non c’è conoscenza se si lasciano pascolare bovinamente questi semianimali senza intervenire.

    Non esiste stato in cui non sia penoso vivere che non sia fondato sul diritto, ed il diritto necessariamente è in conflitto con la libertà. Quindi, l’unica discussione sensata è quella su quali siano i limiti giusti e quali quelli ingiusti, non se sia giusta o sbagliata “la libertà” tout court. La situazione attuale è al collasso perché troppe regole impongono troppi controlli, troppi costi, troppe violazioni della libertà, e siamo ormai ben oltre al sopportabile. Sono d’accordo che a questo punto dobbiamo eliminare obblighi con la falce, non col bisturi. Invece imperversano i Passerini che non alzano nemmeno un ciglio agli ascoltatori che invocano altre regole sulla sicurezza sul lavoro, o arrivano (come stamane) a dire che lo stato dovrebbe assumere un milione di nuovi lavoratori.

    Il collage con la seconda parte mi pare un po’ forzato. I paragoni tra la vita di oggi e quella di un secolo fa sono semplicemente impossibili, poiché – al di là del fatto che anche noi respiriamo e mangiamo – noi ed il nostro contesto abbiamo ben poco in comune con i nostri trisavoli. Inoltre ricadiamo nel problema di prima, definire cosa sia libertà. Se è libertà disporre del tempo libero, non so se stessero meglio le donne prima (quando preparare da mangiare richiedeva ore, lavare il bucato andava un po’ al di là di girare una rotella su una lavatrice, e se bruciava la polenta magari si prendeva pure quattro randellate dal marito sotto gli applausi del vicinato) o quelle di oggi (che trottolano perennemente tra il lavoro e l’accompagnare i figli tra danza e karate, gestire babysitter e donne delle pulizie, passare al supermarket e gestirsi le scadenze della pillola). E per gli uomini non è molto diverso. E nello stesso tempo, prima come ora, qualcuno riesce a sentirsi più libero e qualcuno meno.

  2. broncobilly 09/05/2012 alle 08:38

    Bisogna distinguere tra libertà e condizionamento: abbiamo due braccia e due gambe, questo ci condizione ma cio’ non significa che ci renda schiavi, a meno di non adottare un concetto vago di libertà.

    Bisogna distinguere anche tra libertà ed errore: posso comprare un vestito e scoprire successivamente che non è di mio gusto. Cio’ non toglie che non l’ abbia comprato liberamente, a meno di adottare un concetto vago di libertà.

    Libertà non ha molto a che vedere con il “sentirsi liberi”. La “libertà esistenziale” ha un suo senso profondo e tutti speriamo di averla sempre con noi, ma resta un concetto vago a cui si dedica lo psicologo. La libertà “ben definita” analiticamente è altra cosa, e molti la scansano quanto più possono.

  3. davithegray 09/05/2012 alle 10:21

    Però sarei molto curioso di leggere questa definizione “analitica” di “libertà”.
    Per il bene individuale conta senz’altro la libertà oggettiva, ma forse il “sentirsi liberi” è ancora più importante. Oggi ci sentiamo tutti un po’ oppressi, anche economicamente. Eppure oggettivamente siamo mediamente molto più liberi e più ricchi di quanto potessero sognarsi i nostri nonni. E non parliamo dei trisavoli. Ma ho la sensazione che, avendo questi meno pretese, probabilmente si sentissero più liberi e più ricchi di noi (fasi belliche escluse). Ovviamente vado a naso, poiché una comparazione oggettiva fra epoche diverse, come dicevo sopra, è impossibile.

  4. broncobilly 09/05/2012 alle 16:53

    La definizione analitica di libertà ha a che fare con il diritto a non subire l’ interferenza di terzi nella nostra sfera privata.

    Ma esiste un’ altra condizione: questo diritto spetta a TUTTI nello stessa misura. In altri termini, è un diritto che ha per limite solo il diritto altrui.

    Se la gente ha pregiudizi contro gli omosessuali, io, omosessuale, potrei esserne condizionato anche pesantemente, ma cio’ non intacca la libertà del sistema visto che anch’ io posso pensarla come credo: esiste una libertà di pensiero che spetta a tutti.

    Solo le norme generali rispettano questo criterio; parlo delle norme il cui soggetto è “TUTTI”: “tutti devono…”; e non “tutti coloro che sono in una certa condizione devono”. Fare la prova è semplice.

    ***

    Io penso all’ 800 europeo e americano come al periodo storico dove la libertà fu massima. Bisogna sempre ricordarsi della premessa: prosperità e libertà non sono la stessa cosa; se oggi si “possono” fare molte più cose, spesso è grazie alla ricchezza più che all’ accresciuta libertà.

    ***

    Per il bene individuale conta senz’altro la libertà oggettiva, ma forse il “sentirsi liberi” è ancora più importante

    Come potrei negarlo, anzi, il post va oltre e sostiene che la libertà per molti, non solo è poco importante, ma è addirittura qualcosa di odioso e da combattere, ovvero: AAA antiliberali cercasi.

  5. davithegray 09/05/2012 alle 17:03

    Credo ci sia una correlazione tra diffusione della ricchezza e libertà, perché oggettivamente quanto più si è nel bisogno, tanto meno si è liberi. Però sappiamo che ci sono mille però.

    Quanto alla tua definizione di libertà, mi piacerebbe raccontarti cosa sta capitando a casa mia con i vicini, ma devi vedere con i tuoi occhi per credere. E alla base di tutto c’è il fatto che quanto stanno facendo “non è previsto da nessuna legge”. Quindi nessuno glielo può impedire. Anche se non ho mai pensato si potesse devastare il territorio in un modo simile, con un immenso danneggiamento nei nostri confronti.

  6. diait 10/05/2012 alle 10:20

    in che senso non è previsto da nessuna legge? cioè è qualcosa di inedito che la legge non regolamenta?

    • davithegray 10/05/2012 alle 10:37

      Esatto. E’ zona sottoposta a vincoli ambientali e blah blah. Loro hanno devastato la collina per costruire una piscina enorme, con grandi colate di cemento armato a vista, una cosa incredibile. Hanno alzato il terreno di circa 6 metri. Ora, camminando, guardano dentro il mio giardino dall’alto al basso, mentre prima erano allo stesso livello del mio terreno. La nuova montagna, fatta portando infinite camionate di terra e di pietroni, parte da un metro dalla mia recinzione. Beh, tutti i regolamenti parlano di costruzioni. Una muratura così non avrebbero potuto farla. Ma di rimodellare il terreno non si parla da nessuna parte.
      Il geometra del comune, che ha approvato, è intrallazzato con l’impresa costruttrice. Per il vincolo, ci vuole l’approvazione della regione. Ma si sa, funziona il silenzio-assenso. Da come ci hanno spiegato, praticamente la regione non guarda nemmeno le pratiche (e, se le pure la guardasse, pare che non ci sia una norma che impedisca una devastazione del genere, anche se tutti dubitano che approverebbe). Di fatto, la loro libertà urta parecchio con la nostra.

      • diait 10/05/2012 alle 10:46

        eh sì. E pensare che io per aprire una porta dove ora c’è una finestra, nel mio muro che dà sul mio giardino, devo fare una pratica infinita e costosa in tempo, energie e denaro…

  7. diait 10/05/2012 alle 10:23

    “La libertà non è un beneficio della cultura: era più grande prima di qualsiasi cultura, e ha subito restrizioni con l’evolversi della civiltà” Sigmund Freud

    L’aggiornamento di oggi dal portale Unistudenti, su FB.

  8. diait 10/05/2012 alle 17:17

    Dall’oroscopo del Capricorno di Breszny di oggi:
    “Abbiamo più libertà di quella che usiamo”, dice il pittore e scultore Dan Attoe. Nei prossimi giorni, lascia che questo rimprovero penetri nella tua coscienza e ti mandi in crisi, Capricorno. Lascia che ti spinga a rivendicare tutto il potenziale spazio di indipendenza che non stai usando. Secondo la mia interpretazione dei presagi astrali, hai il sacrosanto dovere di recuperare quello spazio come se la realizzazione dei tuoi sogni dipendesse da questo (e infatti è proprio così!).

    Una prospettiva che consente, comunque stiano e vadano le cose, di ottimizzare le risorse di libertà oggettiva e soggettiva.

  9. broncobilly 10/05/2012 alle 17:39

    Ma ha senso un concetto come quello di “libertà non usata”?

    Mi sa proprio di no.

    Uno è libero di “fare” o “non fare”: nel momento in cui “non fa” ecco che esercita in pieno la sua libertà.

    • diait 10/05/2012 alle 17:48

      Non ho capito, ma mi adeguo.

      • diait 10/05/2012 alle 18:27

        …. credo che Breszny parli di percezione (per quello che ho capito).
        Di libertà percepita.
        Come quella “povertà percepita” di cui parlavi anni fa sul forum di fahre, e dicevi che forse non era così “oggettiva”.

    • diait 10/05/2012 alle 19:01

      Ora che ho riletto più volte, ho capito in che senso dici che “libertà non usata” è un ossimoro perché se non la usi stai esercitando una libertà, quindi la usi. Eserciti la libertà di non usarla (pienamente).
      Detto questo, la mia (e di Breszny) interpretazione di “libertà non usata” può ugualmente avere un senso? Non so, istintivamente mi pareva di sì, mi è sembrato che avesse un senso in quel contesto.

  10. broncobilly 10/05/2012 alle 22:40

    La libertà o c’ è o non c’è: non puo’ esserci ma “non essere esercitata”.

    La esercito nel momento stesso in cui faccio quello che sto facendo, qualunque cosa sia.

    In questo senso dire che abbiamo una libertà ma non la esercitiamo è un nonsense.

    L’ espressione è un paradosso che secondo me va presa come semplice metafora di un vago stato d’ animo votato al rimpianto (potevo fare tante cose e non ho fatto nulla). Una libertà usata male, insomma. Niente a che vedere con il concetto analitico di libertà. Solo stati d’ animo interiori. Importanti, ma altra cosa.

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