Genesi

Robin Hanson ha deciso e i contratti sottoscritti sono al sicuro nella cassaforte del notaio: una volta morto si farà spiccare chirurgicamente la testa dal fresco cadavere in modo da preservarla surgelata in azoto liquido.

Per quanto tempo? Un secolo? Due, tre? Finché non sarà possibile “uploadare” i dati e le funzioni neuronali del suo cervello su una macchina adeguata. Quella macchina non sarà altro che il nuovo corpo di RH redivivo visto che “penserà”, “gioirà”, “soffrirà”… esattamente come avrebbe fatto lui.

Qualche mese fa il NYT si è occupato della vicenda puntando i fari sul lato pettegolo, ovvero il matrimonio mandato in crisi dalla decisione di cui sopra. Altri (pochi) sono entrati nel merito della complicata questione tecnica contestando la probabilità che qualcosa del genere possa mai avvenire. C’ è poi dietro una questione filosofica interessante quanto impervia. Gli spunti, a essere onesti, non mancano, ma in genere la reazione tipo dell’ uomo della strada è di segno ben diverso, qualcosa tra lo sdegnato e l’ ironico: non riusciamo proprio ad associare un uomo a un corpo tanto strano e questa difficoltà si tramuta spesso in rabbia e condanna. Una specie di paura dell’ ignoto, una xenofobia dovuta al tempo più che allo spazio.

TranshumanMichelangelo

Purtroppo ho verificato che anche in ambienti cattolici si oppone una certa idiosincrasia: non si riesce a discutere pacatamente la faccenda; eppure, lo confesso, nutrivo speranze in qualcosa di diverso: se la difficoltà risiede nell’ “immaginazione” intorno ai corpi, mi chiedo a questo punto come un cattolico pensi ai corpi stra-passati di Adamo ed Eva. Probabilmente, ammettiamolo, erano molto più stravaganti e “impensabili” del corpo stra-futuro di RH. Ecco su cosa si fondava la mia speranza: se c’ è qualcuno che in materia non difetta di “immaginazione”, costui dovrebbe essere il cattolico.

 

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22 pensieri su “Genesi”

  1. Direi piuttosto che non riusciamo ad associare un uomo al suo corpo. L’idea di poter trapiantare la coscienza in un corpo diverso da quello che l’ha generata sottende una visione antropologica di tipo cartesiano. C’è il cogito (libero, creativo ecc.) e c’è la materi: due sostanze separate… Non posso dirmi cristiano, ma se non sbaglio Gesù il terzo giorno è rinato con tutta la sua carne, ancora piagata dalle ferite del martirio…

  2. Gesù, ripresentandosi nel suo corpo, ha dato grande concretezza all’ annuncio della resurrezione rendendosi riconoscibile. Senz’ altro, infatti, esiste una connessione forte tra il nostro corpo e la nostra identità, tuttavia ci sono anche dei limiti, e in passato ne abbiamo anche discusso. Il miglior modo per osservarli consiste nel fantasticare sulle tecnologie future in materia di trapianti e teletrasporto.

    ***

    Certo che qui un teologo sarebbe utile per districare la matassa. Molti se la cavano dicendo che la Genesi, diversamente da altri libri della Bibbia, vada letta come un’ allegoria. Ma ogni allegoria in fondo ha pur sempre un suo riferimento nel reale materiale. Anche il Cantico, per molti, va letto come allegoria e noi sappiamo che l’ amante è un riferimento alla realtà concreta della Chiesa. Qui dove sta il riferimento?

    Adamo non corrisponde ad alcuna realtà materiale? Strano che Dio abbia creato il primo uomo con un “corpo allegorico” visto che l’ uomo, per definizione, ha un corpo materiale. Più probabilmente ad Adamo corrisponde una realtà materiale che noi preferiamo velare con parole allegoriche per superare le difficoltà che abbiamo nel connettere una qualche forma di “anima” a quella realtà corporea che la scienza risalendo all’ indietro ci fa congetturare alquanto bizzarra per essere considerata un “corpo umano”. Ecco, in questo secondo caso la difficoltà sarebbe simile a quella che abbiamo nel riconoscere nella macchina un Robin Hanson redivivo.

  3. L’allegoria della Genesi sta nel racconto, tant’è vero che è perfettamente compatibile con le teorie evoluzioniste. Adam non è un singolo individuo, è l’Uomo primigeno inteso come appartenente alla razza umana. E’ l’uomo preistorico in cui non c’è ancora la “conoscienza del bene e del male”, ancora puro nella sua animalità. Nulla di immateriale, nulla a che vedere con un “corpo allegorico”. E non capisco nemmeno cosa voglia dire una frase come “mi chiedo a questo punto come un cattolico pensi ai corpi stra-passati di Adamo ed Eva”. Io li vedo come i primi “Erectus”, o simili, e la cosa non mi sconvolge nemmeno un po’. Oppure potrebbero essere i primi Sapiens, il cui pensiero è ancora puro e non contaminato dalla sete di conoscere cosa sia bene e cosa sia male.

    Questo non significa che si dia o meno la possibilità di una coscienza senza corpo. Le speculazioni di Hanson per ora sono pura fantasia, non possono nemmeno essere catalogate come fantascienza perché non c’è nemmeno il minimo supporto scientifico ad una simile teoria. Giochino divertente che lascia il tempo che trova, e magari offre spazio alla speculazione di aziende criogeniche che possono far fesso qualche miliardario gonzo.

  4. Mi piace che non ci si rifugi nel purismo allegorico e si cerchi invece di tradurlo in una dimensione reale.

    Quindi Adamo non sarebbe altro che l’ Homo Sapiens e sarebbe stato creato miliardi e miliardi di anni dopo la creazione del mondo. Tuttavia, per coniugare genesi ed evoluzione, l’ atto creativo puo’ presentarsi solo in forma di “mossa iniziale” ; vedo comunque come superabile questo ostacolo, basta pensare alla creazione istantanea dei sacri testi come ad un’ allegoria della creazione a effetto ritardato.

    L’ Homo Sapiens, dunque. Ma qui sorge un altro problema: perché non suo padre naturale? O il padre del padre? perché non risalire ancora all’ indietro magari fino al progenitore unico.

    Certo, l’ homo sapiens ha un cervello più adatto ad ospitare il libero arbitrio, ma Adamo ed Eva erano dotati di libero arbitrio? Sembrerebbe di sì (disobbediscono!) eppure, anche qui, ci vorrebbe un teologo perché i problemi non mancano: come possono compiere un atto malvagio coloro che non conoscono bene e male? La disubbidienza sembra più legata all’ azione malvagia del serpente che all’ esercizio di un libero arbitrio.

    Ma se è così assume paricolare forza la domanda iniziale: perché hs e non suo padre, o il padre di suo padre, o il progenitore ancestrale? Perché non retrocedere?

    In fondo la scienza, per lo meno il mainstream, ci dice una cosa ben precisa: l’ evoluzione non fa salti, non ci sono “anelli mancanti” di sorta. E’ solo una convenzione dovuta ai ritrovamenti fossili contingenti che ci fa parlare di Homo Sapiens, di Uomo di Neanderthal o di grandi Scimmie.

    Facciamo questa analogia: quando “inizia” una Persona? Inizia quando nasce, si diceva finché non si guardò con strumenti idonei nelle pance delle mamme. Ora sappiamo che chi rispetta la “continuità dei processi” ritiene che una persona inizi dalla fecondazione dell’ ovulo.

    Ora, assumendo che Adamo sia l’ “inizio dell’ Uomo”, noi potremmo chiederci “in che momento storico “inizia” l’ Uomo per chi è disposto ad accettare i processi continui”? Domanda difficile se si assume l’ insegnamento per cui l’ evoluzione è un processo continuo che procede per gradi e senza sbalzi.

    P.S la reazione alla scelta “cry” mi sembra un buon esempio di cio’ che definivo “xenofobia temporale”; come ogni xenofobia penso sia da imputare a ignoranza della materia specifica seguita non dal dovuto silenzio ma da giudizi buttati lì a lume di naso. Pensare in questo modo significa farsi divorare il cervello dallo status quo bias.

  5. Dopo breve riflessione postulo quella che mi sembra la via d’ uscita più agevole ai dilemmi sollevati:

    1. La creazione istantanea allegorizza una creazione reale a effetto ritardato;

    2. Adamo ed Eva possedevano una qualche forma di libero arbitrio (in caso contrario non vedo perché parlare di “colpa” e di “peccato”);

    3. Il fatto che la loro colpa si ripercuota sulla progenie è del tutto naturale: quante volte noi riteniamo secondo giustizia che l’ errore del padre si ripercuota (indirettamente!) sul figlio?

    4. L’ interdetto all’ albero della conoscenza del bene e del male allegorizza un interdetto all’ abuso della conoscenza e non alla conoscenza in sé;

    5. Pensando a un corpo a cui abbinare il libero arbitrio il buon senso mi indirizza verso cortecce cerebrali di una certa rilevanza; quindi l’ ipotesi HS=Adamo appare sensata;

    Non so cosa ci sia di eretico, mi sembra però che in questo modo i conti quadrino meglio. Naturalmente si tratta di aggiustamenti al dettato letterale, ma poiché trattasi di testo allegorico, l’ aggiustamento non è solo lecito ma è d’ obbligo.

    E il messaggio centrale del post, che fine fa?

    Mmmm potrei insistere facendo notare che, rispetto a noi, HR redivivo e “uploadato” supererebbe il test di Turing meglio di HS. Non mi sembra però un argomento destinato ad andare lontano, quindi lo abbandono.

    Cio’ non toglie che il cattolico sia abituato a trattare come “corpo umano” qualcosa che non è intuitivamente riconoscibile come tale. Pensiamo all’ embrione. Anzi, pensiamo all’ ovulo fecondato da qualche ora. All’ intuito ripugna considerare quelle poche cellule un corpo umano, ma se si esercita la ragione le argomentazioni per sostenerlo sono robuste. Ebbene, alla stessa maniera, all’ intuito ripugna considerare il RH redivivo alla stregua di una persona dotata di un proprio corpo, eppure se si esercita la ragione…

    Se questo è vero, i cattolici dovrebbero essere meno esposti allo scandalo e più propensi a discutere talune ipotesi. In questo senso la tesi di fondo del post tiene.

  6. Attenzione. Stai toccando temi complicatissimi che in parte sono anche “mistero”. Non si può certo sviscerarli qui.

    Alcune risposte.

    1. La creazione della Genersi è tutt’altro che istantanea. Ho scritto un posto su questo, ma è da mesi in abbozzo perché il tema è veramente complesso. La Genesi è sorprendentemente aderente alle teorie cosmologiche più moderne, e non riesco a capacitarmi di come uomini di qualche millennio fa avessero potuto intuire l’equivalenza tra energia e materia che è ben evidente nelle prime parole del libro sacro. E’ chiaro che le allegorie sono tante. I “giorni” biblici sono ere (ovvio: prima che fossero creati la terra e gli astri, come mai sarebbe stato possibile misurare i giorni?) e sono molto simili sequenzialmente alla storia della formazione del cosmo, del sistema solare, della terra e della vita che ci racconta la scienza di oggi. L’uomo appare solo alla fine del sesto giorno, una frazione infinitesimale del tempo cosmico. (Dove l’ho già sentita, questa?)

    2. La faccenda che “l’evoluzione non fa salti” è una favola. I salti ci sono, sono enormi, e sono completamente inspiegabili dalle teorie darwiniste se non con una rozzezza accettabile solo dagli Odifreddi e dai dawkinsiani. Tra Lucy e i primi sapiens passano milioni di anni, e diverse sono le specie protoumane che compaiono susseguendosi ed anche contemporaneamente, destinate infine a soccombere rispetto a noi sapiens. Anelli mancanti ce ne sono, ed enormi. I ritrovamenti di ominidi ad oggi stanno praticamente nel bagagliaio di un pickup, per cui il puzzle è ancora pieno di voragini e credere nell’evoluzionismo così com’è proposto nella vulgata di oggi è sostanzialmente un atto di fede. Qual è il vantaggio del sapiens? La sua scarsa specializzazione, compensata da un cervello in grado di elaborare strategie per rispondere al mutare dei contesti. Questo però lo rende più debole in tutti i contesti specifici, dove gli specializzati sono più attrezzati. Alla lunga vince, poiché più adattabile ai grandissimi mutamenti ambientali che si attuano con le glaciazioni e le desertificazioni. Sì, d’accordo, ma chi si lascia veramente convincere da queste spiegazioni? Fatto sta che effettivamente da un giorno all’altro (sulla scala dei tempi geologicici), nel paleolitico, compaiono capacità di comunicare contenuti complessi, di sognare, di concepire l’arte (dipinti rupestri), di inventare. Compare insomma Adamo (che in ebraico è un nome collettivo per l’uomo che viene dalla terra).

    3. La scelta di Adamo non è criticabile in quanto, non sapendo distinguere il bene dal male, non ha fatto nulla di sbagliato disobbediendo? Spunto interessante, ma non sta in piedi. Adamo era stato chiamato ad eseguire un ordine, non a stabilire autonomamente cosa fosse giusto o sbagliato. Non sceglie autonomamente di infrangere l’ordine, ma è spinto dal “serpente antico”, lo stesso che ha indotto Lucifero a ribellarsi a Dio. Poteva scegliere di rifiutare il frutto proibito? Questa, come dicono Biffi e Ravasi, è la domanda delle domande, e non c’è risposta chiara che siamo in grado di dare. Tento una risposta dicendo che Adamo effettivamente era libero, altrimenti non esisterebbe il “peccato originale”, ma non era in grado di distinguere autonomamente tra bene e male. Ha scelto quello che gli era stato indicato essere male, come il cagnolino che di nascosto ruba il cibo dal piatto del padrone, pur essendo stato punito in passato per averlo fatto e quindi sapendo che è sbagliato. Nel gesto di Adamo si rompe qualcosa di grande. Gli ominidi si ammazzavano tranquillamente tra di loro, come fanno gli animali, istintivamente, senza sensi di colpa e senza che questo fosse frutto di libera scelta. Da un certo momento in avanti, invece, arriva la consapevolezza. Teologicamente direi la coscienza. Mi vedo quel momento un po’ come la comparsa del monolite di Kubrick, difficile immaginarla come evento progressivo come gli evoluzionisti raccontano. Ognuno poi ovviamente è libero di scegliersi la sua fede, e l’evoluzionismo è una religione come tante altre, e come tante altre è suffragato da evidenze che si possono accogliere o meno come prove.

    4. Su RH ed il trasferimento della coscienza, ripeto, per ora è solo un giochetto mentale, non so con quale utilità reale.

  7. Due rilievi.

    Primo.

    … La faccenda che “l’evoluzione non fa salti” è una favola…

    Non capisco. Sostieni che la creazione intervenga anche nella storia oltre che come “prima mossa”?

    O sei un creazionista o, come è più probabile, non ci intendiamo bene sull’ espressione “non fa salti”.

    “Non fare salti”, in soldoni, significa che esiste un progenitore comune, non che alcuni rami della progenie possano estinguersi lasciando un vuoto.

    Da ultimo: un conto è la teoria, un conto è l’ evidenza empirica. La distinzione è decisiva.

    Una teoria puo’ soffrire di lacune vistose nel campo delle evidenze restando pur sempre la più ragionevole teoria in circolazione. Ebbene, la teoria evolutiva (mutazioni + selezione naturale), che nel suo meccanismo non prevede salti, mi sembra quanto di meglio abbiamo in mano. Altra cosa sono le evidenze che, essendo molto rarefatte, lasciano spazio per salti enormi!

    Secondo.

    … Adamo era stato chiamato ad eseguire un ordine, non a stabilire autonomamente cosa fosse giusto o sbagliato…

    Capisco cosa dici, purché si abbia ben presente che colui che per sua natura non distingue tra bene e male, non puo’ essere accusato di cio’ che fa; in quelle condizioni obbedire o disobbedire è moralmente indifferente.

    Adamo effettivamente era libero… ma non era in grado di distinguere autonomamente tra bene e male…

    Mmmmm… un po’ troppo incasinato (e contraddittorio). Per ora resto del mio parere (punti 2 e 4).

    p.s. penso che il connubio tra fede e ragione sia, oltre che possibile, vicendevolmente proficuo. Tuttavia – diversamente da te – penso anche che in questo campo ci tocchi “giocare in difesa”.

  8. Sì, è incasinato. Tieni presente quello che dicevo sopra: la faccenda del peccato originale, per quanto sia ovviamente fondamentale nella ricerca del senso dell’esistenza, non è per nulla chiara per nessuno. Io ho cercato di darmi le mie risposte. Partendo dal postulato che Dio è giusto, come può dare una punizione eterna all’Uomo solo perché ha trasgredito un suo comando nel momento in cui non sapeva nemmeno che trasgredendo compiva un’azione cattiva?

    Eppure restiamo sull’analogia del cane. Il cane ha un senso morale? Credo che nessuno direbbe di sì. Il cane non è in grado di stabilire autonomamente cos’è giusto e cos’è sbagliato. Eppure, ci sono cani più obbedienti, e cani meno obbedienti. Ci sono cani che sanno che compiendo certe azioni saranno probabilmente puniti. Eppure le compiono lo stesso. Altri cani non le compiono. Anche il cane è libero di scegliere. Ora, nonostante sappiamo che il cane non ha una vera “colpa” se ruba del cibo quando non dovrebbe, perché sa che sta disubbidiendo ma non pensa che la sua azione sia malvagia, se lo sorprendiamo lo puniamo lo stesso. Per il suo bene, per educarlo più che per punirlo. Nelle parole di Dio nella Genesi si sente dolore e delusione, più che volontà di punizione e di vendetta per la trasgressione dell’Uomo primigeno.

    Ovvio che questo non chiarisce tutto. Se la colpa dell’uomo è l’acquisizione della conoscenza del bene e del male, che difficilmente riusciamo a disgiungere dalla consapevolezza e dall’intelligenza-comprensione del mondo, perché mai Dio avrebbe dovuto preferire un Uomo privo di questa consapevolezza, e punirlo per averla cercata? Non ho risposta a questa domanda, se non che Dio, consapevole del carico di resposabilità e quindi di dolore che questa consapevolezza comporta (in quanto possedendola Lui per primo), avrebbe preferito che la sua creatura prediletta ne fosse priva per il suo stesso bene, perché fosse priva dell’infelicità che da questa consapevolezza inevitabilmente deriva. In fondo, la punizione per questa colpa è di limitata durata, è mitigata dalla possibilità che abbiamo di vivere una vita terrena entusiasmante, circondati da un ambiente magnifico, ed abbiamo chiaramente indicata anche la strada per ottenere il perdono. Sia attraverso quello che Dio stesso, fattosi carne, ci ha mostrato, sia attraverso l’occhio interno della coscienza, che ci sa far distinguere tra ciò che è bene e ciò che è male.

    Incidentalemente, qui intanto ci stiamo distaccando dall’evoluzionismo, che vede i cambiamenti come necessità, mentre per la Bibbia l’evoluzione in Uomo “sapiens” è deliberata e frutto di una scelta non indispensabile. Ah, sì, certo, mi pare più che ovvio che l’evoluzione non sia grado da sola di spiegare l’uomo come lo conosciamo. Ovviamente ritengo che la Creazione (se vogliamo chiamare Dio così) sia intervenuta nella storia! Il Dio cristiano non è certo il motore primo di Aristotele. Come abbia plasmato il carbonio contenuto nel fango primordiale nella vita complessissima dei protoorganismi monocellulari in grado di riprodursi e via via sempre più complessi è interessante ma, nella prospettiva teologica, poco rilevante. Certo, contemplare il mistero dei bosoni dei primi istanti (le “acque” indistinte, senza separazione) che si aggregano nei quanti di luce (“sia la luce!”) per formare la materia in è affascinante, persino un sentiero mistico che, se correttamente vissuto, non può non rivelare la grandezza di Dio.

    Ho visto recentemente un bel documentario in più puntate sulla storia degli antenati dell’uomo. Produzione BBC, ovviamente con il patentino dell’ateismo ben in evidenza. Eppure, quando parla del sapiens, non riesce a non far passare le novità di questa creatura, anche rispetto ai suoi parenti molto prossimi, come improvvise, come al di fuori di tutto quanto era avvenuto prima in natura, come un unicum che può apparire spiegabile solo se guardato superficialmente da una bella distanza.

  9. Nell’ analogia tra Adamo e il cane ci cono espressioni la cui convivenza è per me problematica. Per esempio, dire che “X non puo’ per sua natura comprendere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato”, a mio parere, non consente poi di dire che “X è libero di scegliere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato”. Mi sembra si ometta alla radice il legame tra verità e libertà.

    E pensare che, per i miei gusti, il mondo cattolico dà fin troppa enfasi al legame! Ma questo è un altro discorso.

    Capisco invece la distinzione tra “punizione per colpa” e “punizione per correggere la natura” [del cane]. Il fatto è che noi, per come capisco la faccenda, siamo in pieno nel primo caso, altrimenti perché parlare di “Peccato”? Nell’ analogia del cane si considera invece il secondo caso.

    Prima di ripiegare su una spiegazione del genere, vorrei toccare con mano i difetti di cui ai miei punti 2) e 4).

    **********

    Ma l’ analogia con il cane mi interessa per un altro aspetto. Se davvero reggesse, l’ uomo dell’ eden, paradossalmente, potrebbe avere in teoria il corpo di un cane.

    O, per dire in modo più realistico, di un qualsiasi “animale” parente ancestrale degli ominidi (si risalgano arbitrariamente i rami evolutivi finché si vuole).

    Potrebbe avere qualsiasi corpo, e qui si capisce meglio cosa intendevo nel post e nel mio primo commento.

    Se invece trovo ragionevole identificare Adamo con HS è solo perché mi occorre (punti 2 e 4) che Adamo sia dotato di libero arbitrio e quindi, presumibilmente, di un cervello particolarmente sviluppato.

    ****

    Sia chiaro: anch’ io penso che Dio possa e sia intervenuto anche nel corso della Storia modificando (con parsimonia) il corso degli eventi e sospendendo qua e là le leggi naturali, ma chiamo questi interventi “miracoli” (il più mirabile è quello dell’ Incarnazione). Cio’ non toglie che, a mio parere, il miracolo supremo della Creazione sia stato realizzato all’ inizio di tutto affidando poi l’ opera creata a leggi naturali incaricate, secondo un percorso per noi esoterico, di realizzare il progetto.

  10. Mi sembra si ometta alla radice il legame tra verità e libertà.

    E pensare che, per i miei gusti, il mondo cattolico dà fin troppa enfasi al legame! Ma questo è un altro discorso.

    La ragione della sovraenfasi è che si compie la stessa operazione che compiono gli ateisti quando criticano la Genesi, dicendo che Dio non vuole che Adamo attinga all’ “albero della conoscenza”. In realtà, si omette “del bene e del male”. Così pure, i cattolici spesso citano “la verità vi farà liberi”, omettendo “dal peccato”. Non è una libertà tout court, quella che si ottiene grazie alla verità; è la libertà di scelta di fronte alla possibilità della redenzione. L’idealismo liber(al)ista, che divinizza la libertà in sé quasi fosse il valore supremo, l’ho già criticato mille volte, non mi ripeterò. In realtà, anche trovandoci di fronte alla possibilità di scegliere tra un gelato al limone ed uno alla menta, senza vincoli esterni, abbiamo un grado di libertà. Questo non ha nessuna implicazione con il concetto di verità.

    Ripeto ancora, i contorni precisi della questione del “peccato originale” non sono chiari per nessuno, benché quanto ho scritto sopra mi pare che un po’ di plausibilità ce l’abbia e qualche risposta la dia. Non ne farei una questione nominalista. Anche il cane che ruba la bistecca ha una “colpa”. Quello originale è un peccato in quanto trasgressione consapevole (frutto di libera scelta) di un comando divino. Certo, per essere peccato l’Uomo doveva rendersi conto che trasgredire è male: mi rendo conto del rischio di paradosso. Ma su questo vale l’analogia del cane.

    Ovvio che restano aperti molti problemi: come può la giustizia suprema di Dio punire anche chi la colpa non l’ha commessa (le generazioni successive a quella dell’Uomo primigeno?). L’unica spiegazione è che la colpa di Adam si reitera con ogni Uomo che nasce. Ma non è che ad ogni neonato venda data la scelta. O sì? Che ne sappiamo di cosa fosse la nostra anima prima che fosse associata al nostro corpo? Domande irrisolvibili.

    Così pure, c’è un altro “albero” mirabile nell’Eden: quello della vita. Il peccato di Adamo conquista la morte, oltre alla consapevolezza del dolore. Se l’Uomo puro, quello che non compie il male consapevolmente, fosse (per esempio) l’Erectus evoluto, nel momento in cui il cervello è tanto sviluppato da renderlo capace di pensiero intelligente, non si può certo dire che questo protosapiens non morisse. Quello che certamente cambia è che il protosapiens (l’immediato pre-sapiens-sapiens) non temeva la morte più di quanto la tema il gatto. Il gatto ci tiene a campare, ma quando vede il suo momento immiente non fa certo scene disperate. Non ha certo da curarsi del destino della sua anima immortale! Quello che conquistiamo, perdendo l’albero della vita, è la paura della morte.

    *****

    Il tuo punto 2 è accettabile. Il punto 4 è affetto dell’equivoco di cui sopra. Nell’allegoria dell’albero, non si parla di “conoscenza” e basta. Non c’è da temere il rischio di abuso della conoscenza: un simile timore sarebbe manna per la propaganda ateista, che non vede l’ora di lanciare l’anatema dell’oscurantismo religioso!

    *****

    Anch’io identifico Adamo con il primigeno homo sapiens. E’ chiaro che l’intelligenza è parte di Adamo. Si tratta però di un’intelligenza ancora pura, dove la consapevolezza di bene e male non alberga ancora.

    *****

    Cio’ non toglie che, a mio parere, il miracolo supremo della Creazione sia stato realizzato all’ inizio di tutto affidando poi l’ opera creata a leggi naturali incaricate, secondo un percorso per noi esoterico, di realizzare il progetto.

    Per questo sopra dicevo che il racconto della scienza può essere contemplato con gli occhi di un mistico. Lo scienziato che vedesse solo nel caso la formazione della complessità della trama dell’universo (sia quella della pura materia, sia quella della vita) sarebbe solo un povero stolto che non sa andare oltre il suo naso. Una scimmia che guarda il dito anziché il cielo cui il dito punta.

  11. Video indispensabile. Gli scienziati veri nulla hanno a che spartire con i ciarlatani quali Odifreddi & compari. Grandissima Fabiola Gianotti (guardacaso diplomata in pianoforte):

    La musica ha basi armoniche ferree che sono vicine alle basi della matematica.
    Basta vedere la natura, nella sua bellezza ed eleganza nella sua semplicità.
    La natura è arte, e l’arte è allo stesso tempo ordine, matematica, fisica.
    […]
    Scienza e fede sono assolutamente compatibili.

  12. … parlando di “albero della conoscenza”… in realtà si omette “conoscenza del bene e del male”…

    L’ ho notato anch’ io. Quando però si parla di “colpa”, “peccato” e “scelte etiche”, la “conoscenza del bene e del male” è l’ unica conoscenza che conta.

    Mi spiego meglio.

    Ammesso che un cane non possa distinguere tra bene e male, qualora compia il male mordendo il vicino, ascriverò le colpe del caso al suo addestratore.

    Ammesso che una pianta non possa distinguere tra bene e male, qualora cresca male debordando nel giardino del vicino, ascriverò le colpe del caso al suo giardiniere.

    Ammesso che l’ uomo dell’ eden non possa distinguere tra bene e male, qualora compia il male mangiando dell’ albero, ascriverò le colpe del caso al suo creatore.

    Se le cose stanno così, la Genesi diventa un’ allegoria descrittiva di come l’ uomo fu creato “imperfetto”, ma è chiaro che il termine “colpa” e il termine “peccato” non verrebbero usati secondo il senso comune.

    Nell’ offrire un’ alternativa, spiego meglio il mio punto 4.

    Non equivochiamo: l’ albero della conoscenza del bene e del male è un albero preziosissimo poiché il suo frutto offre una conoscenza perfetta in materia, senonché è male che vi attinga l’ uomo, creatura destinata per sua natura ad una conoscenza imperfetta in questo ambito.

    Si badi bene, una conoscenza imperfetta è compatibile con una conoscenza sufficiente a distinguere il male che comporta disubbidire al comando divino.

    Ma è davvero un peccato così grave proiettarsi oltre i propri limiti alla ricerca di una conoscenza perfetta? Secondo me è il peccato capitale!: tutta la mia esperienza di lettore che cerca di riflettere mi ha regalato un solo insegnamento: i guai seri non derivano dall’ ignoranza dell’ uomo ma dalla sua presunzione intellettuale. In altri termini: se cercare il progresso nel sapere è buona cosa, cercare la perfezione è la catastrofe. Tra i doni offerti da una riflessione di valore deve sempre trovar posto la consapevolezza di quanto poco sappiamo. In caso contrario, diffido. 

    *****************

    Gli scienziati italiani si sono fatti onore, altro che Nazinale! Gianotti batte Balotelli uno a zero.

    Posso dire però una cosa un po’ provocatoria? A me la scienza annoia da morire. In fondo penso che siano materie ostiche proprio perché fondamentalmente noiose. Non sento nessuno dire altrettanto, per quanto non pensi di essere il solo a sbadigliare (altrimenti perché mai a queste notizie si abbina sempre un massiccio marketing dove Dio viene continuamente tirato dentro per la giacchetta?). Oggi il milieu culturale è strapieno di ex scienziati annoiati che filosofeggiano (attività molto più eccitante) fingendo di fare ancora gli scienziati.

    E fammi andare oltre: quando la scienza non è noiosa perché magari te la raccontano come una bella storiella tutta infiocchettata, è il momento di sospettare; probabilmente pur di renderla appetibile la stanno sfigurando fino alla falsificazione.

  13. a volte leggo i post ma non li capisco bene.
    in questo per esempio volevi forse domandare di come il cattolicesimo dovrebbe porsi di fronte a questioni bioniche tipo quella di robin? la questione dei “corpi” poi; che pensare dei corpi strapassati adamo e eva, ma anche dico io, a quelli dei genitori, degli amici morti due anni fa.
    comunque di morte e resurrezione ne parlavo con la mia moglie.
    a me è venuto in mente quel passo del Vangelo, dove i sadducei chiedono a Gesù circa quella donna che era rimasta vedova sette volte; nel regno dei cieli chi sarà il suo marito ? e Gesù da una risposta che non si capisce bene, la può capire solo chi ha fede, ma che anche a me sembra quasi sufficiente ; Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: io sono il Dio d’Abraamo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe”? Egli non è il Dio dei morti, ma dei vivi”.

  14. Caro k.,

    un po’ la necessità di sintesi, un po’ i nostri limiti oggettivi, un po’ il fatto di riprendere discorsi in qualche modo già iniziati ed ecco che a farne le spese puo’ essere  la chiarezza.

    In questo post non intendevo sbilanciarmi con considerazioni su realtà ultraterrene, bensì limitarmi ad una realtà psicologica.

    Forse un preambolo era dovuto: spesso ci comportiamo diversamente a seconda che il problema da affrontare ci si presenti in una dimensione “remota” o in una “prossima”. E’ un bipolarismo sulle distanze ben conosciuto in psicologia (remoto/prossimo, alias intellettuale/incarnato, alias…).

    Esempio classico: possiamo ritenere che sia giusto sacrificare un vecchietto per salvare dieci bambini ma quando dobbiamo poi uccidere Giovanni con le nostre mani per salvare i virgulti, desistiamo. Il corto circuito è dovuta al fatto che il problema, sebbene resti sempre lo stesso, ci si presenta dapprima in astratto (dimensione remota) e poi in concreto (dimensione prossima).

    Ora, lo stesso accade quando affrontiamo problemi legati all’ identità umana e al ruolo che in essa gioca il corpo. Possiamo in astratto sentirci a nostro agio con certe definizioni, dopodiché, quando trovano attuazione pratica, per esempio nel progetto hansoniano, ecco che ci ritraiamo mostrando ripugnanza: un conto è la dimensione “remota” del problema, un conto la dimensione “prossima”.

    Eppure, rilevavo, il cattolico dovrebbe essere particolarmente vaccinato nell’ eludere il corto circuito prossimo/remoto. Il cattolico, per esempio, è un tale che pensa “a fondo” l’ essere umano, dopodiché non teme di riconoscerlo in pieno anche nelle poche cellule dell’ ovulo appena fecondato, per quanto questa “incarnazione” sia a dir poco singolare. Evidentemente lo scoglio della “distanza psicologica” non lo intimorisce. Altro esempio: qualora il cattolico fosse chiamato a pensare l’ Adamo primo uomo (ancora senza libero arbitrio) non dovrebbe faticare nel risalire i rami evolutivi indipendentemente dai corpi più o meno sorprendenti delle creature ancestrali che dovesse incontrare, sicuro che in ogni caso l’ umanità di quei “corpi informi” sarebbe garantita dallo spirito eventualmente infuso dal dio creatore. Morale: il cattolico colto, sempre preso a raccordare scienza e fede, è abituato ad annullare lo iato psicologico prossimo/remoto, e questo dovrebbe avvantaggiarlo nel valutare senza interferenze disturbanti il caso Hanson.

    Poi, hai ragione, nei commenti si è parlato anche e soprattutto d’ altro, ovvero del libero arbitrio di Adamo nell’ eden. Ma queste virate, come è risaputo da tutti – tranne che da chi in un delirio di onnipotenza “progetta” oltre ai post anche il commentario -, sono il sale di qualsiasi blog.  

  15. tranne che da chi in un delirio di onnipotenza “progetta” oltre ai post anche il commentario

    e ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti (LL) è puramente casuale.

  16. Certo che il progetto di Robin pone dei problemi altri e forse più difficili rispetto alla ripugnanza che si può provare nel pensare umano un grumo di cellule o una testa decollata. quello che mette in crisi, a me , di questo progetto penso sia la separazionre dal corpo, e quindi, il problema dell’identità. grazie per la risposta

    ciao,k.

  17. Ammesso che l’ uomo dell’ eden non possa distinguere tra bene e male, qualora compia il male mangiando dell’ albero, ascriverò le colpe del caso al suo creatore.

    Non hai letto bene l’esempio del cane. Provo ad esemplificare ulteriormente. Ipotizza di avere un figlio di due anni. Difficile fargli capire che arrampicarsi su una scala è pericoloso. Gli fai capire che non deve farlo, senza pretendere che capisca perché. Ci saranno bambini obbedienti che non saliranno. Altri bambini saliranno lo stesso. Colpa tua che li hai educati male? Può darsi, ma può darsi di no. Colpa loro che scelgono deliberatamente “il male”? No. Colpa loro che trasgrediscono un ordine sapendo che non dovrebbero, ma pensando che in fondo non è la cosa in sé un male, bensì è ingiusto il comando del genitore? Sì, ma questo è ben diverso dal compiere consapevolmente un male. E guarda un po’, il serpente dice ad Adamo proprio questo: che Dio è ingiusto e geloso dell’uomo.

    Comunque, questa è una mia interpretazione. Se non ti convince, pazienza. Anche tu, come Adamo, sei libero di pensare che Dio è ingiusto oppure, come gli ateisti, che Dio non vuole che l’uomo superi certi limiti della conoscenza perché non deve ambire alla perfezione.

    ****

    La scienza annoia come annoia Bach. Una persona che è abituata a guardare il Grande Fratello ed ascoltare Venditti non è attrezzata per certe cose. La scienza ha talmente tanto da raccontare che non è possibile annoiarsi. Ma se leggere il teorema di Pitagora per me è come leggere il giapponese, non posso che sbadigliare: è chiaro che posso ascoltare la più sublime haiku e restare indifferente.

    Non è questione di raccontarla come una storiella: tutto si vive a diverse profondità. Un pubblico di specialisti può passare un pomeriggio a discutere se il Credo ambrosiano debba essere cantato con o senza il si bemolle. Un pubblico più profano può comunque godere ascoltandolo, fregandosene se il si si canti naturale o alterato. I tecnici dell’HLC sono stati due anni, 24/7, a valutare le oscillazioni del campo di forze, cercando di capire se le fluttuazioni fossero errori statistici oppure il bosone cercato. Certo che dev’essere stato noiosissimo! E ti assicuro che anche studiare una fuga di Bach può diventare noioso, quando la si ripete riga a riga per 200 volte. Non è però che se la sentiamo suonare perfettamente da Koopman dobbiamo sospettare e pensare che ce l’abbia “infiocchettata”. Il servizio del TG2 era chiaramente per profani. E anche il coinvolgimento del teologo, e le domande sulla compatibilità tra scienza e fede ci stavano bene, ed hanno avuto risposte cui non siamo abituati dalla scienza come ci viene spacciata dai soliti venditori di fumo. Già, ma qui a parlare erano scienziati veri. Mentre non ho mai apprezzato la definizione di “particella di Dio”, sebbene debba riconoscere che ha avuto un’efficacia propagandistica notevole. Tanto di cappello per il marketing!

    ****

    k, la questione che affronti l’abbiamo attraversata in lungo ed in largo, anche usando le macchine del teletrasporto. Io sinceramente non me la sento di rientrarci dentro, anche perché non vedo nemmeno dove stia il problema. Il trasferimento di coscienza di RH è qualcosa che va persino al di là della fantascienza, e nulla ci lascia pensare che sia fattibile.

  18. @K: Direi che adesso ci siamo, e anche le tue perplessità sono legittime. Sullo sfondo restano due domande:

    1. il cervello (sede della memoria, dell’ intelligenza, del carattere, degli stati mentali…) è un organo privilegiato nella relazione corpo/identità? [Di sicuro se perdo un braccio sono ancora “io”, ancorché il mio braccio sia trapiantato su un altro corpo]

    2. in che tempi e in che modi si svilupperà il progetto A(rtificial) I(ntelligent)?

    @davide: occhio a 3 confusioni:

    1. Non confondere il desiderio di perfezione con la pretesa di averla raggiunta o di poterla raggiungere autonomamente. Pena: lo stravolgimento del discorso.

    2. Non confondiamoci sui significati diversi che assume nella lingua italiana il verbo “potere”: Esempio 1. “lanciando la moneta puo’ uscire testa o croce”; Esempio 2. “Tizio puo’ scegliere testa o croce”. In 1. il verbo ha un senso ben diverso che in 2. ma nelle analogie proposte la differenza non è tenuta nel debito conto.

    3. Non confondiamo “ostico” con “noioso”. Le difficoltà si legano alle abilità, la noia al(la mancanza di) senso. Mescolare le due cose è quantomeno indebito.

    Sono temi che si possono approfondire, purché si prendano uno alla volta.

  19. Sì, è ovvio: il cristiano è chiamato camminare verso la perfezione, pur sapendo che essa è al di fuori della sua portata. La perfezione è attributo solo di Dio, per l’Uomo è comunque un asintoto cui è chiamato ad avvicinarsi. Se l’uomo caduto pretendesse di raggiungere la perfezione, di trovarsi in uno stato tale per cui non possa migliorarsi, sarebbe destinato a fallire miseramente.

    Ma il discorso era un altro. La tentazione del serpente è questa: “Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male”. Non è in gioco la “perfezione”. Prima, “tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna”. Dopo, “si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture”, e si nascondono a Dio. Acquisendo la consapevolezza del bene e del male (pur in forma imperfetta), hanno perso l’innocenza degli animali, sanno che non possono nascondere a Dio la loro anima, sanno che certe azioni produrranno sofferenza. E da questo consegue la morte.

    L’uomo non desidera autonomamente di diventare Dio. Vi è spinto dal serpente, da un’entità terza. Ovviamente bisogna prendere dal racconto il suo contenuto simbolico: “Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto”. Quindi, anch’esso creatura di Dio, una creatura superlativa. Com’è possibile che l’uomo sia indotto al male da una creatura creata da Dio, pur essendo anch’essa, com’è evidente, dotata di libero arbitrio? Lo stesso problema si pone con la caduta di Lucifero, il più splendido degli angeli. Chi gli ha instillato la sete di andare oltre? Nota che le creature che vogliono superare i loro limiti sono sempre le creature più vicine alla perfezione!

    La caduta e la redenzione dell’uomo sono misteri grandi. I più grandi mistici della storia li hanno contemplati, senza pretendere di esaurirli. Cosa che ovviamente anch’io mi guardo bene dal fare.

    ****

    Ostico / noioso: La distinzione rischia di essere cavillosa. Cogliere il senso è direttamente legato alle proprie abilità. Il senso può comunque essere colto a differenti livelli di profondità: è possibile – benché faticoso – spiegare i grandi concetti della fisica subnucleare anche ai bambini delle elementari, benché sia difficile pensare che gli si possa far comprendere perché i bosoni non rispettino il principio di esclusione del Pauli, mentre i fermioni sì. Non capisco nemmeno bene in fondo cosa stai dicendo: non vedi un senso nella ricerca della frontiera scientifica?

  20. … L’uomo non desidera autonomamente di diventare Dio. Vi è spinto dal serpente, da un’entità terza…

    Come la moneta, che non desidera cadere indicando “croce” piuttosto che “testa”.

    Una sola precisazione: io non respingo questa interpretazione dei fatti – anzi, nel corpo del post la adotto – dico solo che in questo modo le parole “colpa” e “peccato” assumono un’ accezione diversa rispetto a quella ordinaria.

  21. La nozione di “colpa incolpevole” apparteneva ai greci, i quali, forse per non rinunciare a sentirsi “protagonisti”, consideravano il destino, a seconda, come una colpa o come un merito: Edipo era colpevole del suo destino, al di là del fatto che avesse ucciso il padre e  fosse giaciuto con la madre senza poter in alcun modo riconoscere i propri genitori.

    Molti sostengono che noi stessi (oggi!) dobbiamo nutrire un senso di colpa di fronte alle catastrofi naturali, anche quando prescindono in tutto dalla nostra azione. Questa intervista a Sergio Givone è illuminante:

    http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-f2a0e2f7-f4b9-4a51-9dd7-cf21b9d43fc6.html

    Per me, tutto troppo contorto.

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