Confiteor

“solo è feto”
– cosa dici?
“Solo grumo,
gocce unite”
– cosa aggiungi adesso,
padre?
“Caso, bacio:
questo è stato.
Se t’ ho amato…”
Gli occhi abbassi tu,
madre,
e la mano porti qui
dove cresco, tremo,
spero.
Stanza scura,
letto nero.
Chiedi:
“e poi?”
“Se tu vuoi
– ti risponde –
per me no.”
Sì, ma è vita –
ti verrebbe da gridare,
forse solo sussurrare.
Sì, son vita.
Madre,
mamma,
a te m’ aggrappo!
Dillo, su!
Apri la bocca!
Squarcia l’ ombra!
Chi ti parla era pur come son io!
Digli:
e Dio?
In silenzio resti lì.
Chiedi il sonno,
il riposo chiedi al cuore.
Ma, l’ amore?
Digli:
e Dio?
Dillo, mamma,
urla, grida
o sussurralo così.
Dici solo:
“ma è già qui…”
Forse basta.
Lui t’ afferra,
il ventre tasta.
“Qui che cosa?
non c’ è forma,
non c’ è ossa,
non c’ è senso.”
Ma la mano
con la sua
appoggi a me.
No, non voglio,
e neanche te!
Notte lunga,
su di voi.
Notte lunga,
su di me.
Giovanni Testori (da Factum Est)

Quale argomento utilizza la Chiesa Cattolica per condannare l’ aborto?


Ha un debole per la cosiddetta “teoria del doppio effetto”.

Cioè?

Ci sono azioni che conseguono un doppio effetto: uno benigno e l’ altro malvagio. Compierle è moralmente lecito solo se l’ effetto malvagio 1. non è conseguito con intenzione diretta, 2. non è conseguito come mezzo per ottenere l’ effetto benigno e 3. è proporzionale all’ effetto benigno. Qualora manchi anche una sola di queste tre condizioni, l’ azione non è esperibile.

E in tutto questo che c’ entra l’ aborto?

La donna vuole liberarsi del feto (effetto malvagio) per migliorare il proprio grado di felicità (effetto benigno). Certo, qualora la suddetta felicità sia il frutto di un capriccio, mancherebbe il requisito della proporzionalità; tuttavia i casi più interessanti sono quelli estremi, quelli in cui la vita del futuro bambino confligge con la vita della donna. Stando al punto 2 non si potrebbe intervenire direttamente eliminando l’ embrione. D’ altro canto, è lecito assumere le medicine necessarie alla sopravvivenza della donna, per quanto queste, in modo indiretto, sopprimano la vita del nascituro.
 
feto

E’ un buon argomento quello del “doppio effetto”?

Sta in piedi, almeno per chi riconosce nell’ embrione l’ inizio di una vita umana, ma andrebbe integrato. Pensa solo a questo, poniamo che io e mia moglie decidessimo di non fare l’ amore stasera, una decisione del genere impedirebbe al bambino  che avremmo concepito di nascere. Eppure, anche se sacrifichiamo una vita per un desiderio estemporaneo, a nessuno verrebbe mai in mente di condannarci, men che meno alla Chiesa Cattolica.

Che scoperta, in questo caso si tratterebbe solo di una “vita in potenza”!?

Giusto, ma è la Chiesa Cattolica stessa che, giustamente, ha grande considerazione anche dell’ essere in potenza. Pensa solo a quei filosofi abortisti i quali fanno notare che dopo la concezione non esistono ancora le cellule neuronali, quelle da cui una persona riceve la propria identità. Questi filosofi concludono per la liceità dell’ aborto, almeno nei primi giorni di vita dell’ embrione. La Chiesa, in casi del genere, risponde che per quanto queste cellule non esistano in atto, esistono pur sempre in potenza. 

Capisco. Poiché anche un bambino non concepito esiste in potenza, questo rappresenterebbe un problema per la Chiesa. Non è ben chiaro quando l’ essere in potenza conti e quando no.

Un problema facilmente superabile se si distinguono due doveri: 1. il dovere di non interferire nella vita altrui e 2. il dovere di non omettere un servizio alla vita altrui. Il primo dovere, come sanno bene i libertari, è molto più cogente del secondo.

Torniamo ai nostri casi, come si risolvono alla luce di questa precisazione.

Nel primo caso i genitori omettono di fare l’ amore per guardare la televisione, il loro comportamento è lecito per quanto omissivo visto che un dovere di omissione puo’ ben essere scavalcato dal piacere di guardare la TV. Nel secondo caso invece assistiamo a un vero e proprio intervento attivo: si viola il principio di non-interferenza uccidendo l’ embrione al fine d’ impedire che si sviluppino le cellule neuronali già presenti in potenza. La differenza, anche dal punto di vista teorico, sembra ora più chiara. Una volta imboccata la via giusta si risolve agevolmente anche il “caso del violinista”.

Cosa è mai il “caso del violinista”?
 
Un argomento abortista spesso riesumato per mettere in imbarazzo i pro-life che non distinguono chiaramente tra opere e omissioni: un mattina ci svegliamo in un ospedale e ci ritroviamo collegati al sistema circolatorio di un famoso violinista malato perché i nostri reni servono a depurare il suo sangue. Scollegarsi significa ucciderlo. La sua insufficienza renale sarà guarita in nove mesi. Il violinista è una persona e gode del diritto alla vita. Noi abbiamo il diritto di scegliere di andarcene, ma la nostra scelta ucciderebbe il violinista. “Aspettate solo nove mesi e poi potrete scollegarvi”, ci sentiamo ripetere. Il diritto alla vita del violinista è davvero più forte del nostro diritto di scelta? Se allo scenario suddetto si aggiunge un pericolo per la nostra salute o per la nostra stessa vita come effetto del collegamento ai reni del violinista (e quindi il conflitto diventa tra il diritto della madre alla vita e il diritto dell’embrione alla vita), è ancora più difficile giustificare il dovere morale di rimanere collegati al violinista.
 
Effettivamente è imbarazzante dover costringere il malcapitato a un ricovero forzato di nove mesi !
 
Ma non siamo affatto costretti a emettere una simile condanna se solo distinguiamo tra opere e omissioni. Qualora il malcapitato si alzi e se ne vada sarà solo colpevole di omissione di soccorso, una colpa che non basta a condannarlo moralmente visto il bene che consegue così facendo: la sua libertà. Ben diverso il caso dell’ aborto, lì non siamo di fronte a un’ omissione, lì si interviene direttamente interferendo su una vita.
 
Interessante. Non è che distinguendo tra opere e omissioni c’ è la speranza di risolvere l’ annoso problema del trolley?

 

Quasi. Ma ricordiamolo: siamo autorizzati a deviare un vagone fuori controllo per evitare la morte di cinque persone sacrificandone una? Forse, infatti deviare un’ azione non significa proprio originarla (spero di non aver fatto una considerazione troppo cervellotica). Siamo autorizzati a sacrificare il ciccione che sta al nostro fianco gettandolo sui binari in modo da fermare il vagone fuori controllo e salvando così le cinque persone che sarebbero investite? Sicuramente no visto che “gettare il ciccione” è chiaramente un’ azione che viola il principio di “non interferenza” nella vita altrui.

Eppure continuo a credere che “omettendo” ci si possa macchiare di gravi colpe!

Resta pur sempre un’ asimmetria fondamentale tra opere e omissioni. Considera:: possiedi cinque dosi di una medicina e di fronte a te stanno sei persone che ne hanno bisogno per sopravvivere. Una delle sei necessita di una dose quintupla. Moralmente parlando puoi lasciarla morire e limitarti a salvare le altre cinque. Da cio’ non consegue affatto che puoi uccidere una persona, estrarre i suoi organi e salvare la vita ad altre cinque persone. Per quanto l’ esito delle due azioni sia il medesimo (sacrifico una persona per salvarne cinque) i due casi sono completamente diversi proprio in virtù dell’ asimmetria tra dovere attivo e dovere passivo.

Ora le cose sono un po’ più chiare. Solo un’ ultima delucidazione: che c’ entra il Confiteor di cui al titolo?

 
Recita: “Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa”. Ecco, detta così sembra quasi che opere  e omissioni siano equiparate mentre tra le due cose abbiamo visto esserci un abisso, come sanno bene i libertari. Curiosità: nella messa Tridentina non si parla affatto di “omissioni”. L’ ennesima leggerezza del Concilio Vaticano II? Agli esperti la sentenza.
 
confiteor
 

 





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