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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Le parole e le cose

George Lakoff sostiene che le persone “subiscono” in modo alquanto singolare le metafore e le associazioni di parole a cui vengono esposte nei discorsi di tutti i giorni, cosicché basterebbe un buon marketing del linguaggio per manipolare le loro menti. E questo anche a fin di bene, intendiamoci.

lakoff

Sulla scorta della sua teoria vorrebbe plasmare la società dizionario alla mano. Per esempio, propone di chiamare le tasse “membership fee” in modo che tutti possano indossare i suoi occhiali preferiti, quelli che fanno vedere il mondo “da sinistra”.

Ma se inforco a titolo di prova occhiali del genere cosa vedo? Vedo un tale che mi parla di “membership fee” spiegandomi per filo e per segno di cosa si tratta e poi vedo me stesso in preda alla sensazione di essere preso per il culo. Il fatto è che associo la parola “tasse” a una mazzata ma associo l’ espressione “membership fee” a una mazzata che segue la cornificazione. Forse non sono stato esposto alla giusta metafora per un tempo sufficiente.

Non che abbia in tasca una contro teoria particolarmente accurata, rilevo solo di aver cominciato a scrivere queste righe in treno nel corso del mio pendolaraggio tra Rho e Varese dopo aver origliato nel vagone accanto un gruppo di adolescenti brufolosi che, tra il goliardico e il truculento, si apostrofano a suon di “gay rotto in culo che non sei altro… gay di merda tu e tua sorella…” e simili. Eppure “gay” era termine introdotto per rimpiazzare “omosessuale” e tutti i connotati negativi che si portava dietro. A quanto pare il significato del secondo si è trasferito passivamente nel primo, connotati negativi compresi.

Ripensandoci, esempi dello stesso tenore fioccano: “Ministro” significa nientemeno che “servo” ma se penso a un Ministro della Repubblica Italiana non mi viene in mente niente di particolarmente umile, né tantomeno penso a un servo a mia disposizione. Figuriamoci. Eppure qui nessuno opinerebbe sui tempi di esposizione. Cosa è andato storto nella “strategia parolaia”?

Si è appena eletto il Presidente Americano. Basta una breve indagine per scoprire che fu scelto questo titolo al fine di ridimensionare la carica nel mitico “immaginario” dell’ uomo qualunque. Presidente è semplicemente colui che “presiede” una riunione senza particolari poteri. Voglio proprio vedere chi si è fatto “manipolare” a fin di bene pensando a Obama in questi termini burocratici.

Alzi la mano poi chi abbassa la guardia sull’ igiene solo perché un lercio bagno pubblico viene chiamato toilette?

“Idiota” era un termine clinico, sappiamo che fine ha fatto. Ci si è affrettati a sostituirlo con “ritardato mentale” finendo in breve tempo dalla padella nella brace.

Chissà poi Borghezio che ne pensa dei “migranti”, secondo me quand’ anche costretto ad accorgimenti lessicali di questo genere difficilmente perderebbe la sua verve.

Alla saggezza di Lakoff preferisco allora quella di Nicolo’ Machiavelli: non è il Titolo che fa l’ Uomo ma l’ Uomo che fa il Titolo.

machiavelli

Oppure quella della scienza, magari nella persona di Elizabeth Spelke.

spelke

Le sue ricerche sono volte a dimostrare che il pensiero precede sempre il linguaggio.

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