Il piano per la Santa Crociata

All’ atto del suo insediamento Papa Ratzinger rese subito chiara l’ esigenza di ri-evangelizzare l’ Europa. Miele per le orecchie di molti neo-crociati che si sono subito messi a disposizione.

In precedenza già due Sinodi avevano appuntato la loro attenzione preoccupata sul Vecchio Continente.

Insomma, per la Nuova Santa Crociata non occorrono navi, non occorrono mezzi di trasporto in generale visto che si combatte proprio dietro l’ angolo. Anzi, forse si combatte proprio a casa nostra.

Tutto cio’ ha il pregio di essere “certo” ma anche il difetto di esaurire ogni certezza in merito.

Come procedere concretamente? Al risuonare di questa domanda anche i più volenterosi sembrano guardarsi attorno annaspando. I cervelli più brillanti si trasformano in orecchie tese alla ricerca di ordini dall’ alto.

Avrei voluto dare un piccolo contributo scrivendo sul tema un post all’ altezza ma l’ impresa titanica mi ha schiacciato. Buttare nello sciacquone tutto quanto prodotto dall’ inutile sforzo mi rincresceva, salvo quindi qualche nota sparsa, per la precisione i 25 punti in fieri che componevano l’ ossatura del progetto abortito. Svilupparli oltrepassa le mie forze.

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Da questo momento, sia chiaro, copio/incollo il file recuperato dal cestino del tablet utilizzato sul treno. Treno e file sono i luoghi fisici e virtuali dove ho prodotto l’ inane sforzo. Chi è pratico di queste cose e dà un’ occhiata alla data del post sa che ho avuto un fracco di tempo per lavorare, anche se per lo più in sale d’ attesa freddissime. Siamo infatti nella settimana d’ inaugurazione del mitico software Trenord da un milione di euro: treni soppressi, cambio di orari, litigate in biglietteria, attese vane al freddo e al gelo (tipo presepe vivente coi pastori in giacca e cravatta), treni che passavano con la lentezza e l’ irrealtà degli ectoplasmi (tipo vascello fantasma) e gran finale, si spera, con la prima trionfale class action di noi pendolari. Ma procediamo.

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Sul titolo del post ci sono almeno due alternative: oLa Crociata del XXI secolo” oppure “La Crociata della Bambagia”. Se la notte non porta consiglio e i dubbi permangono fino all’ alba, tira la moneta e non se ne parli più.

1. Accenna alle priorità poste da Papa Benedetto XVI nei suoi discorsi d’ insediamento, già lì dentro emergono indicazioni decisive sulla Nuova Crociata, in particolare quando allude all’ esigenza di (ri)portare il Vangelo in Europa. Limitati a qualche parafrasi ed evita di appesantire con link scontati, chi ha voglia rintraccia facilmente i testi originali.

2. Magari puoi inserire qui una stoccata sottolineando la preminenza dell’ evangelizzazione sulla liturgia, attira sempre l’ attenzione e scalda l’ auditorio.

3. Passa al sodo diagnosticando il problema concreto: perché siamo messi così male nel vecchio continente? Trova qualche aggettivo drammatico.

4. Soffermati sulle analisi usurate del passato con qualche breve cenno alla teoria della secolarizzazione. Sintetizzane il contenuto così: il mondo moderno esalta 1. la razionalità e 2. la tolleranza; entrambi questi fattori, alla lunga, indeboliscono la fede. Conclusione: la religione è destinata a divenire sempre più irrilevante nel mondo moderno.

5. Parla in modo sprezzante della teoria (pur sapendo che c’ è del vero) calcando la mano sulle falle che presenta. Esordisci con l’ elenco delle evidenze empiriche contrarie (dalla rivoluzione iraniana al neo fondamentalismo i casi non mancano se consulti il pdf di Stark/Bainbridge).

6. Incalza sulle falle: una teoria del declino presuppone un’ “età dell’ oro”, eppure… E qui giù l’ accenno spiazzante all’ ateismo medioevale e al fenomeno della falsificazione delle preferenze. Il link al lavoro di Timor Kuran forse vale la pena, non è affatto scontato e allo studioso manca il riconoscimento che merita. Altrimenti fai solo il nome, che se lo cerchino su Wikipedia.

7. Chiudere il discorso con enfasi nominando finalmente il corpulento elefante nella stanza: gli USA. Come mai il paese più moderno registra “tassi di religiosità” da terzo mondo?

8. Urgono teorie alternative. Eccone una bella e pronta: teoria della competizione religiosa.

9. Esponi la teoria in modo semplicistico al fine da attirare obiezioni che verranno successivamente ghigliottinate senza pietà introducendo un livello ulteriore di sofisticatezza. Due righe bastano, potresti dire: in assenza di sussidi governativi, laddove più fedi competono e la regolamentazione è limitata, i fornitori saranno più aggressivi e ingegnosi nel proporre il loro prodotto. Tutto cio’ si tradurrà in una maggior diffusione del credo religioso. Qui puo’ starci una stilettata ai neo-illuministi: avete visto? la “tolleranza” lungi dall’ essere un freno alla diffusione delle fedi ne sarebbe il principale propellente.

10. Accenna con fare pignolo alle falle della teoria competitiva badando bene a non buttare il bambino con l’ acqua sporca. Essenzialmente ce n’ è solo una: l’ Uruguay. In Uruguay le varie Chiese non ricevono sussidi governativi, inoltre laggiù è relativamente facile intraprendere nei mercati dello Spirito. Eppure i tassi di religiosità sono inopinatamente bassi, c’ è qualcosa che non va.

11. A questo punto fai notare l’ esigenza di integrare la vecchia visione proponendo la teoria della Bambagia. Una genialata che va al cuore della faccenda. Non smettere mai di sottolineare che negli stati moderni la “bambagia” è il welfare. Spiega che il welfare non è altro che un’ assicurazione fornita dallo Stato il quale, prendendosi cura di noi e mettendoci al riparo da molti rischi, attenua il contatto che abbiamo col mondo reale. E’ bene che al punto 11 il post abbia un suo picco. Fallo “ingrassare” bene, rendilo sontuoso perché tra poco deve scoppiare tutto.

12. A questo punto puoi dare ufficialmente la notizia che già tutti subodorano: l’ Uruguay, unico caso da quelle parti, possiede un welfare state di stampo europeo!

13. Qui viene forse la parte più difficile, bisogna illustrare la teoria della Bambagia partendo con la descrizione del prodotto offerto dalle Chiese. Cosa offre un Sacerdote? Offre “risposte” di natura spirituale ai problemi fondamentali della vita. Prodotto, merce, domanda, offerta… ricorri a questa terminologia usando un tono materialista, quasi che religione e asparagi fossero la stessa cosa. L’ ingenuo, portato dalla sua natura a confondere tono e sostanza, sentirà l’ urgenza di esprimere un’ inarticolata indignazione completamente sguarnita di argomenti. A questo punto concediti una pausa e divertiti facendo di lui quello che vuoi.

14. Tornando a bomba, procedi sottolineando che se di molti problemi fondamentali si occupa già papa-stato, l’ appeal dell’ offerta spirituale in parte scema. Fin qui tutto facile, tutto intuibile. Ma ora viene il bello. Non so come puoi rendere a parole un rullo di tamburi ma cerca di farlo.

15. La “credenza”, ovvero il bene offerto dalla Chiesa, è un bene immateriale ed è quindi difficile da difendere, lo sa bene chi si occupa di “copyright”. Ma c’ è un altro problema: il valore del bene offerto si azzera in mancanza di fiducia. Trova un modo per fare una pausa, chi legge deve realizzare. Trova un modo per chiedere “ci sei?”. Come zombie dall’ occhio perduto risponderanno di “sì”, un “sì” tipico di chi non ha capito niente ma conta disperatamente di capire tutto alla fine; a questo punto fai scattare la domanda: come costruire la fiducia, allora? Sarà una domanda rassicurante perché ha l’ aria di essere davvero normale, un nuovo punto da cui ripartire tutti alla pari lasciandosi alle spalle le incertezze accumulate.

16. Qui è venuto il momento di introdurre un concetto come quello di “reputazione”. La fiducia si costruisce con la reputazione. Il Profeta (o Sacerdote) è chiamato a compiere gesti estremamente “costosi” in modo da segnalare la propria sincerità. Una volta si andava nel deserto digiunando per mesi oppure si tenevano ispirate prediche chilometriche che duravano giorni e giorni senza cali di tensione. Nell’ epoca moderna c’ è rimasto solo Pannella a seguire la via delle pratiche fachiresche. Altrove il sacrificio che va per la maggiore è l’ aiuto incondizionato ai bisognosi attraverso il dono di sé. Questo spiega perché le varie Chiese abbiano prodotto nella loro storia tonnellate di “aiuto” e di “aiuto reciproco” in particolare. Insomma, tonnellate di welfare. Lo fanno innanzitutto per rendersi credibili più che per spirito di servizio. In questo resoconto i fili tendono ad attorcigliarsi dopo ogni virgola, non restano che due vie: potresti dipanare la matassa mettendoti di buzzo buono e aprendo tre parentesi – una tonda, una quadra e una graffa – ma poi chiuderle sarebbe impresa disperata; l’ alternativa – che ti consiglio caldamente – consiste nel servire una versione digeribile della pietanza in attesa del primo ruttino, i rinforzi eventuali seguiranno a tutto vantaggio di chi dimostra appetito.

17. Fai  presente che secondo questo modello – in via di principio – i fedeli godono e contribuiscono al welfare religioso non tanto per l’ opportunità di fruire di servizi, quanto per costruire un bene considerato strategico per  latori di “buona novella”: garantire sulla propria sincerità.

18. Naturalmente le cose non vanno mai come dovrebbero andare “in via di principio” e quindi qui mi sembra il momento migliore per introdurre una schedatura dei fedeli, ce n’ è di tutte le risme: fedeli ardenti, fedeli tiepidi, fino ad arrivare ai meta-atei. Per gli ultimi la dimensione welfaristica (fare comunità) supera quella veritativa (andare in Paradiso), anche se magari la cosa non emerge chiaramente visto che falsificano facilmente le loro preferenze. Parlando del fedele meta-ateo ispirati alla mamma e di sicuro sgorgheranno osservazioni acute appartenenti al tuo genere preferito, il realismo comico.

19. E’ giunto il momento di introdurre l’ inconveniente tipico della “modernità”: lo Stato entra pesantemente in concorrenza con la Chiesa costruendo un suo welfare parallelo. Ma è una concorrenza sleale poiché snobba la volontarietà in favore della coercizione. In questo senso vince a mani basse.

20. Facendo trasparire un dolore autentico, ammetti mestamente che questa dinamica svuota ed espropria la Chiesa. E’ naturale che i fedeli lascino una nave che affonda, si comincerà con i meta-atei (i quali erano lì praticamente solo per il welfare ecclesiale), si passa ai tiepidi e via via si risale sempre più su. Non molti resteranno, giusto il nocciolo duro, quello formato dalla strana compagnia dei più “ardenti” e dei più “ottusi”.

21. A questo punto proponi le soluzioni e, scrollando il capoccione, mostra in anticipo quanto poco gradisci la prima: la Chiesa potrebbe tirare a campare chiedendo sussidi (cita l’ otto per mille e tutti capiscono al volo).

22. Sbuffando dallo scetticismo elenca freddamente gli inconvenienti della politica del sussidio: 1. il burocrate sostituisce il fedele come interlocutore privilegiato dei Sacerdoti (vabbé girare le spalle all’ Assemblea per rivolgersi al SS. Tabernacolo ma se lo si fa per rivolgersi all’ assessore di Formigoni…) e 2. il Sacerdote ottiene mezzi materiali non indifferenti ma dilapida il più prezioso, ovvero la “reputazione”. A molti costui apparirà addirittura come un parassita sociale (che paghi l’ IMU! quel mangia–pane a tradimento).

23. Con voce impostata esponi quindi la soluzione più naturale sulla base di quanto detto nei primi 22 punti: battersi contro ogni regolamentazione nel campo della vita religiosa ma soprattutto lotta senza quartiere al welfare state. Per scandalizzare il credente benpensante puoi ricorrere alla brutale equazione: meno scuola pubblica, meno pensioni INPS, meno sanità pubblica = più preghiere. Sigilla il tutto con un pugno sul tavolo che aiuti a scandire la conclusione: così si evangelizza la sclerotizzata Europa, così si combatte la Santa Crociata del XXI secolo. Amen.

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24. A questo punto valuta se inserire qualche mossa concreta, ma che sia semplice nella descrizione e tetragona nella logica. Meglio se desta l’ irritazione dei dogmatici ignari di esserlo (chissà che non si convertano ripensandoci). Trascurando i temi loffi della bioetica, potresti concentrarti sulle cose che davvero interessano da vicino chi legge, magari proponendo che i benestanti paghino la scuola dei figli. Quanto costa un alunno nelle scuole di Stato, 8/9 mila euro/anno? Che sgancino almeno un ticket di 6/7 mila euro/anno per figlio, possono permetterselo. Che tirino piuttosto la cinghia sui regali di Natale o sulla settimana bianca (declamalo pure con accenti populisti, un po’ di populismo non fa mai male). Attento, sentirsi chiedere il dovuto quando nessuno te l’ ha mai chiesto è terribile, sembra quasi ti siano entrati gli zingari in casa. Alcuni, al solo sentirsi sfiorare la tasca, sragionano balbettando slogan inconsistenti sulle tasse che già pagano; sarebbero facili prede, almeno sul terreno della discussione. Del resto, fallo notare, la mossa del far pagare chi puo’ è quanto mai funzionale alla Crociata: aggratis uno si mangia anche il pane secco ma dovendo pagare anche solo la metà del dovuto comincerebbe a guardarsi intorno, l’ offerta fioccherebbe e per la cultura religiosa sarebbe un’ occasione d’ oro. La Santa Alleanza con la Crisi va fatta fruttare senza indugio dai crociati. L’ austerity è la vera vitamina della fede. Magari ‘sta roba puoi metterla in un post scriptum, tanto per non intralciare l’ armonioso fluire degli argomenti.

25. Per gli appassionati di numeri e fatti (ce ne sono pochi ma sempre meglio badare anche a loro, sennò diventano subito petulanti vantandosi della loro “concretezza”) accenna alle copiose evidenze intorno a quanto si è detto contenute negli studi di Anthony Gill, Laurence Iannaccone, Roger Finke, William Bainbridge, Rodney Stark e altri. Pensa se è il caso di mettere dei link, tanto non verranno letti, in queste materie dove l’ ideologia spadroneggia, qualsiasi scusa è buona per tenersi alla larga da faticosi approfondimenti che difficilmente potremo mai sfoggiare.

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11 pensieri riguardo “Il piano per la Santa Crociata”

  1. (Troppo lungo e impegnativo da leggere, ma ammiro le tue risorse spazio-tempo-cognitive)
    Evidentemente, alla fine i crociati hanno optato per i 140 caratteri di un tweet. Ben fatto, direi.

  2. Troppi punti non funzionano. A partire dalla base (ma perché mai l’evangelizzazione dovrebbe essere un bene in sé?) fino alle conclusioni al limite del farneticante: chi già paga cifre assurde di tasse da esproprio proletario dovrebbe ripagarsi ancora i servizi che già strapaga – privando oltretutto l’economia e quindi altre persone di denaro prezioso – che chi non paga quasi le tasse ha gratis. Tutto al fine di far star male la gente, perché il “welfare”, lo star bene, la vizia, mentre la fede nasce dalla sofferenza.

    Per mia fortuna però non sfrutto il welfare di trenord, e non ho quindi purtroppo il tempo di analizzare a fondo tutti i punti. Forse ho persino letto troppo velocemente, fraintendendo. Lo spero.

  3. Vedrai che qualche indicazione (unita a una lettura meno affrettata) farà di nuovo filare il tutto.

    Perché evangelizzare dovrebbe essere un bene?

    Perché convertire l’ infedele e salvargli l’ anima è meglio che lasciarlo marcire all’ inferno. Oltretutto salvare l’ anima altrui è anche la via migliore per salvare la propria. Fila?

    Il welfare fa star bene la gente, lo dice la parola stessa, perché dunque attaccarlo?

    La buttiamo sull’ etimologia? Il welfare fa star bene alcuni (soprattutto burocrati e sindacati) facendoli vivere alle spalle degli altri (soprattutto i produttori di ricchezza). Toglierlo di mezzo in primo luogo non genera sofferenza ma responsabilità. Fila?

    Perché dovrei pagare per un servizio che ricevo?

    Per lo stesso motivo per cui paghi il pane dal panettiere o la riparazione della macchina dal meccanico. Fila?

    Ma io pago già le tasse!?

    Questo vai a dirlo alla politica mica a me. Ritieni forse di pagarne troppe? Vota chi te ne fa pagare di meno, altrimenti paga e taci. Fila?

    ***

    Poiché stasera mi sento generoso, riformulo l’ ultimo punto concedendomi qualche riga in più

    Il ns. Stato è con l’ acqua alla gola: per via del debito da pagare, del deficit da ripianare, delle tasse da abbassare, oppure di quello che vuoi tu, occorrono risorse fresche. Dove recuperarle?

    Ci sono fondamentalmente solo tre alternative da combinare:

    1. chiedere a chi fruisce di servizi statali che puo’ permettersi di pagare,

    2. chiedere a chi fruisce di servizi statali che non puo’ permettersi di pagare,

    3. chiedere a chi non fruisce dei servizi statali.

    Il saggio sceglie la prima ipotesi.

    Le altre due sono le preferite dallo stolto (che non sa dove va a parare) e dall’ infedele (che sa benissimo dove si va a parare).

    Fila.

    Prova del nove: sostituisci le rette con i voucher. Il risultato non cambia e svanisce l’ allucinazione del “ma io pago già le tasse”. Se ho optato per le rette è solo perché in tempo di austerity l’ obiettivo è uno solo: reperire risorse.

    1. Rileggerò con più calma, anche se le tue precisazioni mi fanno pensare che avevo letto bene.
      Sull’evangelizzazione: non devi convincere me. Devi convincere un disaffezionato che lo fai stare peggio (rinunciare a welfare e benessere – vacanze ecc.) per il suo bene. Temo che “salvargli l’anima” possa risultare poco convincente.

      Sul far ripagare la scuola (sanità, ecc.) solo a chi già la strapaga: ti vedo montiano. A parte il fatto che evangelizzare attraverso l’ingiustizia (esproprio proletario) mi sembra incoerente, così facendo non intaccheresti l’odiato welfare (che invece non è un male in sé, se non se ne abusa). Io vedo una quarta via: quella delle forbici. Taglio drastico alle pensioni sopra i 1500 € (sono diritti acquisiti? chissenefrega, sono quasi sempre frutto di abusi ed ingiustizie). Taglio della burocrazia e con esso delle centinaia di migliaia di impiegato addetti ad essa. Taglio ad es. delle sovvenzioni ai pannelli solari (sono miliardi di euro all’anno), anche lì è vero che lo stato si è impegnato, ma chi ne ha approfittato è un furbastro. Aggiungi la detraibilità fiscale di ogni spesa sopra i €300, l’abolizione di IMU ed altre vessazioni che uccidono l’economia, e vedrai che in 5 anni i conti si rimettono in riga.

  4. Evangelizzazione.

    Uno mica taglia il welfare per “evangelizzare”.

    Lo taglia (o riduce) per altri motivi: motivi di giustizia (non è giusto vivere sulle spalle degli altri), oppure motivi di bilancio (in periodo di crisi non mancano).

    L’ effetto DIRETTO è più responsabilità. L’ effetto INDIRETTO è più religiosità.

    Togliere l’ eroina al drogato puo’ essere faticoso ma poi vedrai che ringrazierà.

    ***

    Tra tutti i tagli che enumeri, ti sei dimenticato il più importante: tagli alla scuola. Ora che chi puo’ paga non ha più senso finanziarla come prima.

    ***

    eppure la logica sotto le mie parole è evidente.

    Cos’ è il welfare?

    Un programma d’ aiuto che consente a tutti di fruire di beni e servizi che reputiamo importanti.

    Anche al ricco?

    La risposta ovvia è no! no! no!

    Che senso ha aiutare chi non ha affatto bisogno d’ aiuto?

    Perché mai dovrei fornire un bene a Tizio quando ha le risorse per comprarlo da sé?

    Bene, allora procediamo secondo logica e non sussidiamo i ricchi.

    Ma i ricchi pagano tante tasse!

    Figuriamoci, sono d’ accordissimo nel decimare le tasse, specie quelle in capo ai ricchi. Ma da qui a distorcere il welfare pur di tenere a bada la loro protesta sulle tasse. Io spero che la loro protesta esploda e, senza produrre distorsioni, esploderà più facilmente.

    I ricchi paghino il giusto per i servizi di cui godono e pretendano di pagare il giusto in termini di tasse. Non è con due ingiustizie che si forma una giustizia.

    Dirai: “c’ è un problema di prassi, io sono d’ accordo a dare per quel che prendo ma poi scommetto che le tasse non me le abbassano”.

    Rispondo: qui non mi preoccupo di prassi ma di giustizia. Se mi preoccupassi di prassi parlerei di strategie tipo quella dei voucher.

  5. Per me resta un approccio sbagliatissimo. Primo perché, come ho già detto, i ricchi vanno coccolati, non fatti arrabbiare. Altrimenti finirà come con Hollande: i ricchi salutano e se ne vanno sbattendo la porta. In Italia, il 25% delle tasse viene raccolto dai poiché che superano l’aliquota del 40%. Meno del 5% dei cittandini pagano (paghiamo, mi ci metto dentro) un quarto delle tasse. Per mangiarci lo stesso brodino scotto che si mangiano il quasi 50% dei cittadini che sta nella prima fascia di reddito, e che col fisco è in credito, ricevendo di gran lunga più di quello che dà.
    Ora tu vorresti pure privarci del brodino scotto? Io, che comunque mi ritengo un medio borghese, non potrei fare altro che chinare il capo e prendere l’ennesima mazzata (e magari privare davvero il mio fornitore di servizi sciistici dell’acquisto dello skipass, con tutte le conseguenze depressive del caso sull’economia e sulla mia voglia di continuare a lavorare per mantenere chi non se lo merita), ma i ricchi veri tranquilli che il capo non l’abbassano. Si trasferiranno in massa in lande più ospitali. E non dirmi che tanto quelli già la scuola privata se la pagano, perché confermeresti l’iniquità totale della tua idea. Purtroppo molto in linea con l’andazzo dei tempi: mazzulare inesorabilmente chi non può difendersi, e lasciare farla franca tutti gli altri, sopra o sotto nella scala sociale che siano.

    Ciò detto, dal punto di vista dell’evangelizzazione ritengo che tutto questo non possa che essere deteriore. La storia dimostra che dove c’è oppressione e controllo, la fede cala. Dove c’è libertà, fiorisce. E l’Europa di questi tempi è uno degli ambienti più oppressivi che si siano visti.

  6. In realtà, l’idea di welfare è io pago per avere in cambio dei servizi, che in buona parte non potrebbero essere venduti commercialmente per vari motivi. Poiché sono servizi di pubblica utilità, che sono utili o indispensabili a tutti o che tutta la collettività ci guadagna se vengono usati (es. mezzi pubblici anziché auto private, o investimento nella pubblica istruzione), è giusto che chi più guadagna, più contribuisca (e già un flat rate sarebbe così, senza bisogno di quell’obbrobrio che sono le “aliquote progressive”), per migliorare le condizioni di chi ha meno.

    Cosa è ingiusto:
    1) che questo sistema si traduca in agevolazioni per il fancazzismo;
    2) che si traduca in oppressione fiscale, che disincentiva la ricerca del profitto;
    3) che chi più contribuisce debba poi pagarsi i servizi di più di chi contribuisce meno (es. rette universitarie in proporzione ai redditi, cosa totalmente scandalosa), o cercarsi altre soluzioni per avere qualità decente (scuole e sanità private);
    4) che questo sistema produca una proliferazione di figure professionali costose create al solo scopo di farlo stare in piedi (burocrati pubblici e privati che si occupano solo di fiscalità ed adempimenti, per esempio).

    Può stare in piedi un welfare in cui questi problemi non si presentano, o siano comunque limitati? Sì, può. Ne abbiamo un esempio a 400 km da noi. Talmente buono, che è un continuo sentire persone che si affannano a cercare di smantellarlo, in quanto la sua stessa esistenza dimostra quanto cattiva sia la gestione della cosa pubblica nel resto del belpaese.

  7. Il bello è che io sono d’ accordo quasi su tutto. Peccato che poi introduci un’ idea sbagliata di welfare  da cui derivano imprecisioni a cascata.

    Vediamo allora di mettere a fuoco questo punto. Io pago le tasse per godere di “beni pubblici”.

    Fin qui è tutto vero ma questo non c’ entra un fico secco con il welfare. Gli stati di prima o anche quelli attuali con poco o zero welfare avevano e hanno comunque una tassazione che serve proprio per produrre quei beni.

    I beni pubblici sono quelli che non potrebbero essere prodotti senza esporsi a comportamenti opportunisti.

    Classico esempio: la difesa.

    Si costruisce uno “scudo spaziale” di cui fruiscono anche le mie proprietà. Ma poi, dicendo di non essere interessato a questo genere di beni, mi rifiuto di contribuire economicamente alla sua produzione. Una tassa, in questo caso, colpisce sia gli innocenti (chi dice il vero) che i parassiti (chi mente per opportunismo).  Purtroppo non c’ è altro modo che questo mezzo barbaro per difendersi da certi inconvenienti.

    Di solito si dice che per i beni pubblici non c’ è escludibilità (non posso escludere dai benefici chi non paga). Se ci fosse escludibilità la produzione sarebbe garantita dal mercato.

    Come vedi la scuola, la sanità, le pensioni ecc. non sono affatto beni pubblici.

    Infatti dalla scuola posso benissimo cacciare a calci nel sedere chi non paga, lo stesso dicasi per gli ospedali, lo stesso dicasi per ogni tipo di assicurazione “sociale”: niente premi, niente copertura. L’ escludibilità c’ è eccome, dunque.

    Eppure i welfaristi ritengono che questi beni debbano essere garantiti a tutti per una questione di civiltà (atea?), anche a chi non puo’ permetterseli. Ecco allora che i ricchi vengono chiamati per pagarli ai poveri attraverso ulteriori tasse.

    Questo è il welfare. Il welfare garantisce certi beni. Ma è giusto che sussidi anche chi puo’ permettersi di acquistare quei beni? E qui attacca la pappardella del mio commento precedente con la risposta finale: ovviamente no!

    Riepilogando, i ricchi pagano le tasse per 1. produrre beni pubblici e 2. produrre il welfare per i bisognosi.

    Conclusione logica, tanto per restare alla scuola: i ricchi attraverso le tasse la paghino ai poveri, attraverso il loro portafoglio la paghino per sé. Non c’ è ragione che sia diversamente da così.

    Ritengono di pagare troppe tasse? Sono con loro, ne fanno fede una miriade di post (devo linkare?). Purché non forzino la logica pur di non rendersi conto di quante ne pagano davvero.

    Tutto questo semplice ragionamento lo davo per scontato (econ. 1), quello che interessava qui è che applicare la logica senza perversioni dà una grande chance alla cultura religiosa.

    1. Messa così suona utopistica, un po’ come quelli che dicono “comincino tutti a pagare le tasse, poi automaticamente scenderanno”. Se tutti cominciano a pagare le tasse, il sistema muore.

      Così pure, se i “ricchi” (chiarito come hai fatto che con “ricco” intendi chi se paga la scuola non può permettersi una vacanza) iniziano a pagarsi la scuola pubblica in un sistema come il nostro, non si potrà ottenere che il disastro.

      Se invece stiamo parlando di una società per noi utopistica, dove c’è un prelievo minimale di tasse destinate agli indigenti mentre gli altri si pagano scuola e sanità, direi che stiamo parlando del modello americano. Che a me piace, sia chiaro, ma da noi è completamente inattuabile. E purtroppo gli stessi USA stanno facendo dietrofront.

  8. Il welfare deve aiutare chi ha bisogno, non chi ce la fa per conto suo (magari rinunciando a qualche vacanza o ai regali).

    Dovresti chiederti piuttosto come mai non viene rispettata questa semplice logica che anche mia figlia è in grado di capire.

    Perché mai devo consegnare a Tizio il mio borsellino, recarmi con lui dal panettiere e quando quest’ ultimo dopo l’ ordine mi fa il conto, invitarlo a rivolgersi a Tizio che, detenendo il mio borsellino, pagherà (forse) per me? Che strano modo è mai questo di fare la spesa?

    Non posso andare per conto mio con il mio borsellino? Perché mai tutto deve essere congegnato in modo tanto cervellotico?

    Forse perché Tizio vuole che tu vada solo dal panettiere suo amico, in caso contrario negherebbe di avere in mano il tuo borsellino. Forse perché vuole che tu mangi solo quel pane, anche se è un pan posso. Forse perché non vuole farti sapere esplicitamente quanto spendi.

    Forse Tizio vuole che tu vada in una scuola dove diventerai un buon cultore del Dio/Stato e quindi un pagatore di tasse senza tanti grilli per la testa. Forse vuole che tu vada nella scuola dei suoi amici sindacati, gente con cui ha stipulato un patto sociale più o meno esplicito. Forse vuole farti apparire la scuola dei suoi amici sindacati come semi-gratuita quando invece impone rette occulte da 8/9 mila euro.

    Cosa succederebbe se Tizio ti restituisse il borsellino? Un disastro?

    Sì, ma solo per la scuola del dio/stato.

    Succederebbe che la scuola dei suoi amici sindacati sarebbe messa nelle condizioni di dover chiedere direttamente a te la retta, ovvero gli 8/9 mila euro annui per bambino iscritto. A quel punto prima di pagare ti guarderesti intorno per vedere se c’ è qualcosa di meglio accorgendoti che integrando con poco quella cifra potresti, per esempio, mandare tuo figlio a Eaton compagno di banco dei reali d’ Inghilterra e del futuro primo ministro britannico. Fioccherebbe in ogni caso un ventaglio di offerte variegate che sbaraglierebbe le scuole del dio-stato non in grado di reggere una concorrenza leale (resterebbero giusto i sussidiati). E in questo florilegio anche la cultura religiosa avrebbe la possibilità di prendersi la sua rivincita.

    p.s. negli usa la scuola è quasi interamente pubblica (il privato si concentra nelle università, che non a caso sono le più ambite al mondo); dove guardare allora? Basta guardare ai test PISA e vedere i paesi in testa. Quelli sono anche i paesi in cui la concorrenza leale tra scuole è più diffusa.

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