Dimmi chi sei e ti dirò con chi vai

Sono in molti a credere che il buon cristiano debba respingere la società opulenta e non sporcarsi le mani con ricchezze tentatrici. La povertà costituirebbe una dimensione privilegiata per avvicinarsi agli esclusi imitando Cristo. Tenere le distanze dalle comodità del Mondo è il miglior modo per omaggiare Dio.

Nessuna meraviglia quindi che la Chiesa riceva continue sollecitazioni a imboccare la via della povertà liberandosi del superfluo.

Tutti coloro che condividono questa visione, anche a prescindere dalla fede, sono compagni di strada ben accetti, gente con cui percorrere almeno un tratto del percorso insieme.

Ma chi è il nemico numero uno del pauperista? E chi sono invece i suoi compagni di strada? Vediamo di capirlo meglio con una breve analisi psicologica che indaghi il macachino che è in noi.

macachino

Considerando “noi due” (io e te) alle prese con un oggetto o un attributo, si danno quattro possibilità (A-B-C-D):

A =  HAI          ;      HO

B =  HAI          ;      NON HO

C =  NON HAI   ;      HO

D =  NON HAI   ;      NON HO

envy  

Dal mio punto di vista, definisco adesso in modo analitico alcuni sentimenti dell’ animo umano (con > indico una preferenza e con = un’ indifferenza):

1)  Invidioso rosa:       C > D & D > B

2)  Invidioso verde:     C = D & D > B

3)  Geloso:                C = D &  A > B

4)  Malanimo:            C > D  & C > A

5)  Malevolo:             C > D  & D > A

6)  Maligno:               C = D  & D > A

7)  Competitivo:         A = D  & C > D

8)  Pauperista:           D > C  & B > A

9)  Egoista:               A =  C > B = D

10) Magnanimo:         A > D  & A > C

11) Mistico:              D = B  > C = A

envvvvvv

Ripeto la medesima definizione ma in modo descrittivo.

1:  Qualora tu sia povero, preferirei essere ricco ma qualora il povero sia io, meglio se lo sei anche tu.

2:  Qualora tu sia povero, il mio stato mi è indifferente ma se costretto a povertà, meglio che tu mi segua nella sorte.

3:  Qualora tu sia povero, il mio stato mi è indifferente ma se tu sei ricco, allora devo esserlo anch’ io costi quel che costi.

4:  Qualora tu sia povero, preferirei essere ricco, certo che se dovessi essere ricco preferirei esserlo da solo.

5:  Qualora tu sia povero, preferirei essere ricco, certo che pur di non vederti ricco sarei disposto a impoverirmi.

6:  Qualora tu sia povero, mi disinteresso della mia condizione ma se ti arricchisci sarei disposto ad impoverirmi pur di riportarti alla condizione precedente.

7:  Mi interessa solo essere più ricco di te.

8:  Mi interessa impoverirmi, meglio se con te.

9:  Mi interessa arricchirmi, la tua condizione mi è indifferente.

10: Mi interessa arricchirmi, meglio se con te.

11: Mi interessa impoverirmi, la tua condizione mi è indifferente.

envyyyyy

Adesso calcolo le affinità tra i vari “tipi sentimentali” in termini di potenziale distruttivo nei confronti della eventuale ricchezza materiale prodotta. Il primo addendo indica la mia distruttività qualora “tu non abbia”, il secondo qualora “tu abbia”.

1:  spinta distruttiva pari a    0 = +1 –1;

2:  spinta distruttiva pari a    –1 = 0 –1;

3:  spinta distruttiva pari a     1 = 0 +1;

4:  spinta distruttiva pari a   0 = +1 –1;

5.  spinta distruttiva pari a  –1 = +1 –2;

6.  spinta distruttiva pari a    –2 = 0 –2;

7.  spinta distruttiva pari a   2 = +1 +1;

8.  spinta distruttiva pari a  –3 = –1 –2;

9.  spinta distruttiva pari a   2 = +1 +1;

10. spinta distruttiva pari a +3 = +2 +1;

11. spinta distruttiva pari a  –2 = –1 –1;

envyyyyyyy

Prima conclusione: il tipo psicologico più distante dal Pauperista è il Magnanimo.

Seconda conclusione: i sodali del pauperista sono invece il Mistico e il Maligno seguiti a ruota dal Malevolo e dall’ Invidioso verde.

A conti fatti non saprei se il “nemico” sia poi tanto odioso, così come non saprei se definire “una bella compagnia” quella formata dagli affini.

envyyy

L’ ispirazione del post mi è venuta dopo aver letto un’ intervista a Goffredo Fofi (uno che gira scalzo anche d’ inverno e non si è mai perso una “Marcia della Pace”) nella quale il noto pedagogo alzava un lamento che mi ha colpito:

… la tragedia vera della mia generazione, dei cosiddetti alfabetizzatori, è che ci siamo confrontati con un popolo straordinario quando era analfabeta e che poi – una volta imparato a leggere e scrivere e messi da parte un po’ di soldi – è diventato un popolo di mostri…

Vista la natura “fofiana” degli alfabetizzatori, dobbiamo ritenere di essere di fronte a un paradosso?

No, almeno se etichettiamo come mostruosa la malevolenza, la malignità e l’ invidia più distruttiva (*). Ora, infatti, sappiamo come ci siano tutte le condizioni affinché certe erbacce possano crescere rigogliose all’ ombra di un predicatore pauperista in buona fede.

(*) Io, personalmente, etichetto come mostruoso anche molto misticismo.

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7 pensieri su “Dimmi chi sei e ti dirò con chi vai”

  1. Senti ho letto questi ultimi post e li ho trovati tutti un po’ sconcertanti, diciamo pure che mi hanno fatto anche un po’ orrore, quindi oserei dire che il mostruoso mostro, casomai è broncobilli.. .
    Seriamente direi almeno, che sono argomenti da affrontare pubblicamente, se uno vuole farlo, in maniera più approfondita, evidenziare meglio su che piano si sta parlando, ( personale, politico, religioso- quotidiano, legislativo, caritatevole etc.. Fare come hai fatto tutto un mescolone con tre o quattro esempi banali, due tabelline improvvisate e poi tirare giù le conclusioni, può apparire solo oziosa provocazione.
    Di fatto penso di essere d’accordo che almeno in ambito diciamo legislativo, si dovrebbe intervenire incentivando comportamenti virtuosi. Ma mi sembra che le tue riflessioni sono un po’ sorelle di quelle di Fofi, entrambe cesoiano la realtà umana in scomparti isolati, ignoranti e alfabetizzatori, oppure ricchi e poveri, buoni e cattivi. Scompare del tutto, se mai ci sia stata anche la più vaga idea di comunità e di legame, eppure il povero ignorante alcolizzato può essere tuo fratello, tuo padre, tuo figlio.. mi sposto sul piano personale certo, ma si dovrebbe capire che il nostro agire a riguardo difficlmente potrà discendere dall’analisi di una tabellina.

    Qualche post fa ” la monteina sul cappello” ti chiedevi se esistano poveri meritevoli. sarebbe interessante ( per esempio) un post in cui poni la questione se esistano o no, ricchi meritevoli, ( esistono?)
    se si, i figli dei ricchi sono sempre immeritevoli? ma è giusto tassare il figlio meritevole del ricco immeritevole? Se una donna ricca e meritevole sposa uno scavezzacollo figlio di papà, nel caso in cui fanno un figlio su di un isola deserta durante un naufragio, lo stato li deve condannare per evasione? e se consideriamo immeritevole come A e immeritevole come B, tracciando una retta virtusoa dall’isola deserta avremo sempre a+b = c?.conclusione si iniquitates observaveris, Domine, Domine, qui sustinebit?

    perdona,
    ciao,k.

  2. Colgo un tono critico. Quel che non colgo è la critica (a parte quella fatta a Fofi).

    Se hai delle perplessità su qualche punto esponile pure in modo che possa eventualmente risponderti. Evita però di stare sul generico, oltretutto mettendo insieme più post di argomento molto differente.

    [… se parlo così è perché ho spesso constatato che non sempre l’ interesse e la sensibilità a un tema indica la voglia di approfondirlo. E’ piuttosto vero il contrario: siamo sensibili a un argomento e proprio per questo ci intimorisce l’ approfondimento, la paura di scoperte nuove (e magari dolorose) da metabolizzare ci paralizza. Un atteggiamento spesso abbinato alla critica aspra quanto generica, del tipo: “voglio farti sapere che mi hai disgustato ma evito accuratamente di lasciarti appigli per eventuali repliche visto che per me andare nel merito risulterebbe doloroso”. Non voglio insinuare che questo sia il tuo caso, non ti conosco abbastanza, voglio solo raccontarti una mia esperienza…]

    Dire “ti sei fatto la domanda X, perché non ti sei fatto la domanda Y?” non aiuta molto. Ok, avrei anche potuto parlare d’ altro, ma qui, in un certo senso siamo all’ ovvietà.

    1. Forse il post che mi mi ha sollecitato all’intervento è stato appunto quello della “monetina sul cappello”, d’altronde mi sembra che da diverso tempo ti poni il problema della povertà, dell’equità sociale, economica, ma anche quella rappresentativa come per es. in speculocrazia e anche mi sembra un altro articolo in cui ero intervenuto anch’io. La critica che ho fatto nel commento precedente mi sembra abbastanza chiara, è vero che resto sul generico ma appunto volevo esprimere una critica generica alla forma delle tue esposizioni, dove troppo bruscamente si accosta il magistero della Chiesa, alle banalità del quotidiano, a tabelle e generalizzazioni un po’ azzardate come quella di dire che “un adulto sano occidentale in condizioni di povertà debba essere necessariamente un opportunista etc. Vizi di forma che tradiscono forse un idea , sbagliata, che mi assomiglia a quella di Fofi, e che è quella dell’espulsione. si ho letto anche un libro di Girard, ma non è che ci capisca tutto, comunque per dire, anche Frodo di Tolkien capisce che non può espellere il “cattivo a suo piacimento. Comuqnue la domanda sui ricchi non è proprio astrusa visto che parliamo di equità sociale e ci poniamo il problema del merito, e il merito riguarda anche i ricchi, io per dire sono abastanza ricco, perlomeno mi sento tale ,siamo sicuri che me lo merito, sempre e comunque. me ne andrò triste?

      ciao,k.

  3. Vedi, essere precisi nelle critiche è una forma di rispetto. Ti faccio subito un paio di esempi.

    1. Tu riferisci in modo critico una mia uscita secondo la quale “un adulto sano che vive in una società ricca sarà necessariamente un opportunista”.

    Ti ringrazio per la precisione che mi consente di affermare a chiare lettere che non ho mai detto una cosa del genere. Puoi constatarlo se ti va. Ho detto che “un adulto sano in una società ricca difficilmente sarà un povero-meritevole” secondo la definizione datane. Un povero-non-meritevole è ben diverso da un opportunista.

    Bene, come abbiamo appena constatato, una critica esatta dà l’ opportunità di precisare e di replicare in modo esatto. Questa io la chiamo civiltà del dialogo.

    2. Se tu invece resti sul vago limitandoti a dire: “troppo spesso si accosta maldestramente il Magistero della Chiesa al quotidiano…”.

    Io cosa posso rispondere? Come posso difendermi o correggermi?

    Posso al limite chiedermi dove? come? quando? Boh!

    Un’ osservazione vaga di quel tipo non contempla una replica. Certo, potrei lanciarmi in alati discorsi in mia difesa altrettanto generici ma francamente non ne ho né tempo né voglia e neanche tu penso abbia la pazienza di ascoltarli. A me non interessa convincere nessuno con la retorica.

    Bene, tiriamo le somme. Ma forse non è nemmeno necessario, lo capisci tu stesso che tra la prima critica e la seconda c’ è una differenza che io oserei quasi definire di natura etica

  4. Penso che apprezzerei anche gli alati di discorsi generici, comunque , se proprio vogliamo spelare le uova, tu in realtà avevi scritto che “un adulto sano in una società ricca non potrà “MAI” essere un soggetto da premiare, non “difficilmente”. quindi un pochino ti sei corretto 🙂 ma davvero mi sento ridicolo a fare questa esegesi cui immagino puoi dare ancora diverse spiegazioni. comunque prendi le mie critiche per quello che sono , generiche e impressioniste, in fondo non è che sia intervenuto per coglierti in fallo, o per costringerti a cambiare idea , ma per esporti le impressioni di un lettore .

    ciao,k.

  5. Sono andato a controllare e sul MAI ti devo dare ragione (chissà, grazie al tuo intervento potrei anche rivederlo in un “quasi-mai”!). Che dire? Evviva cio’ che si puo’ controllare!

    Detto questo ammetterai che la differenza che corre tra “non-meritevole” e “opportunista” è molto più rilevante di quella che passa tra un “mai” e un “quasi mai”.

    Chi arriva secondo al Giro d’ Italia non merita di vincerlo ma solo chi si “bomba” per vincerlo è un opportunista. Tra un secondo e un “bombato” c’ è l’ abisso. Si puo’ persino essere opportunisti senza essere “non-meritevoli”. Alla Juve è stato tolto lo scudetto della stagione 2006/2007 per sospetti intrallazzi. Cio’ non toglie che lo meritasse essendo la squadra più forte, questo a detta degli esperti.

    Come vedi, se si parla seriamente, ovvero senza la paura del ridicolo che ci prende quando abbandoniamo i discorsi alati e vaghi, alla fine l’ accordo si trova.

    La dimensione concreta è essenziale per far discutere civilmente chi ha idee diverse. Il discorso alato, generico e impressionista va invece molto bene per far discutere in modo ispirato chi è già d’ accordo.

    E qui, di solito, non si va mai d’ accordo. O almeno, il fuoco è su cio’ che ci distingue.

    Quest’ ultima osservazione in un certo senso è anche la risposta alla tua denuncia circa gli accostamenti dell’ elevato Magistero a episodi triviali appartenenti al quotidiano. Sai com’ è, un ateo incallito non si fa molto impressionare dal Magistero della Chiesa per il solo fatto che scrivi le parole in maiuscolo.

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