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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Avete letto "comunità scientifica"? Non leggete oltre!

Questa volta inizio proprio dall’ inizio.

Cos’ è la scienza?

Potremmo dire che è una forma di conoscenza acquisita “contando” i fatti.

Sfrondiamo ancora: potremmo dire che è una conoscenza probabilistica fondata sui fatti.

Sembra che abbiamo finito di rispondere ed invece dobbiamo ancora cominciare.

Infatti tutto parte dalla domanda cruciale: cos’ è una probabilità?

Ci sono due scuole di pensiero.

I Frequentisti: per loro la probabilità è il rapporto tra due grandezze oggettive: casi favorevoli fratto casi possibili. La probabilità che gettando la moneta esca “testa” è di un mezzo perchè esiste un caso favorevole (testa) e due casi possibili (testa e croce).

I Bayesiani: per loro la probabilità è una grandezza derivata da un’ intuizione soggettiva: se scommetto su un cavallo dato “a quattro”, evidentemente attribuisco alla vittoria di quel cavallo una probabilità superiore al 25%.

Ebbene, difficile sapere cosa sia la scienza per chi non sa che l’ unica concezione coerente di probabilità è quella fornita dal reverendo Bayes.

Le immagini frequentiste sono una semplificazione utile ma incoerente allorchè intendiamo “conoscere” anzichè “semplificare” il concetto di probabilità. Si tratta di incoerenze più volte mostrate (vedi tag “bayesiani”).

Morale: la scienza è una conoscenza sempre “sporcata” dall’ intuizione soggettiva e i soggetti sono differenti l’ uno dall’ altro (si spera).

Che lo sappia lo scienziato mezze maniche, quello che immagina la scienza come un ingranaggio che gira da sè con il pilota automatico saldamente innestato.

E’ pur vero che, esperimento dopo esperimento, le conoscenze in ambito scientifico sono destinate a convergere e tutti i disaccordi verranno dissipati prima o poi (teorema di Aumann).

Ma questa convergenza puo’ essere ragionevolmente pensata all’ infinito.

Per chi la pensa così la scienza è fatta di tante strade soggettive che ciascuno di noi puo’ e deve percorrere separatamente, proprio per fedeltà alla natura di questa conoscenza.

Spesso, per proferire con maggiore autorevolezza verità faziose, ci si gonfia il petto e si lascia scivolare nel colloquio l’ espressione “comunità scientifica”: lo sostiene come un sol uomo la “comunità scientifica”.

Ma è proprio quando la “comunità scientifica” parla come un sol uomo ad essere sospetta. Sembra quasi che voglia sbaraccare mandando in pensione la scienza.

C’ è chi vuol far finire la storia e chi vuol far finire la scienza.

L’ espressione “comunità scientifica” è sommamente ingannevole poichè mette l’ accento su cio’ che accomuna anzichè su cio’ che separa, ma è solo cio’ che separa a rendere genuinamente “scientifica” quella comunità.

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