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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Violenza & Violenza

Com’ è noto, raccontare la storia in termini di “buoni e cattivi” abbassa il quoziente d’ intelligenza di chi partecipa alla discussione.

Tuttavia, gli esempi di questa pessima abitudine fioccano. Mi limito a farne un paio prendendo a pretesto il tema sempre caldo del femminicidio.

1) Certo femminismo vede tutti mali del mondo contemporaneo come un lascito del Patriarcato, ovvero di un’ epoca in cui gli uomini (i cattivi) opprimevano le donne (buone). Il femminicidio, la cui denuncia è tanto in voga, non fa eccezione. Praticamente, dopo Auschwitz viene il Patriarcato.

2) Certo anti-femminismo vede la retorica femminista sul femminicidio come una cortina fumogena (cattiva) volta a nascondere la dura  realtà dei fatti: in famiglia e nella coppia le donne picchiano quanto se non di più degli uomini. In questo caso i “buoni” sono coloro che senza pietà ci mettono davanti alla “dura realtà dei fatti” liberandoci del persuasore occulto che lavora indefesso in favore della lobby femminista.

 

Come modificare le due storielle per ripristinare il quoziente d’ intelligenza degli interlocutori? Faccio un tentativo.

1bis) Il Patriarcato è solo un assetto sociale che, in determinati contesti, realizzava, secondo le attitudini di ciascun sesso, un equilibrio nella divisione dei compiti. Oggi, in contesti mutati, ha poco senso, e la transizione verso nuovi equilibri (da scoprire) è a buon punto, bisogna solo accompagnarla senza tante isterie. Persino il femminicidio è meglio spiegato come istinto naturale che come portato culturale: l’ uomo che vede minacciato il suo status di riproduttore reagisce in modo violento (ricordiamoci sempre che il nostro cervello è stato “costruito” migliaia di anni fa per funzionare bene allora). Naturalmente è un istinto che puo’ e deve essere controllato dalla ragione, specie ora che una reazione del genere è completamente insensata.

2bis) E’ vero, nella coppia la donna picchia più dell’ uomo, ma la differenza, oltre che nei danni provocati, è anche nel significato che assumono “le botte” impartite alla controparte. La donna, in genere, vuol lanciare un segnale al suo partner, l’ uomo vuol far male. Per la donna è una forma estrema di comunicazione, a volte persino sofisticata; per l’ uomo una pura e semplice perdita di controllo.

43 risposte a “Violenza & Violenza

  1. diait 12/06/2014 alle 10:56

    Il Patriarcato è solo un assetto sociale che, in determinati contesti, realizzava, secondo le attitudini di ciascun sesso, un equilibrio nella divisione dei compiti. Oggi, in contesti mutati, ha poco senso, e la transizione verso nuovi equilibri (da scoprire) è a buon punto, bisogna solo accompagnarla senza tante isterie.

    sottoscrivo

    concordo anche sulle due narrazioni buoni/cattivi.
    Anche se in “un certo antifemminismo” mi riconosco abbastanza, a un livello istintivo.

    Ma è verissimo: se suona ridicolo ipotizzare il grande complotto maschile suona altrettanto ridicolo ipotizzare il suo contrario: sempre complottismo è.

    D’altra parte, sicuramente oggi ci sono molte persone – donne e uomini – che di “fenomeni allarmanti” vivono. Se l’allarme finisse di cosa camperebbero? Di cosa scriverebbero? Quale altro mestiere sanno fare, al di là della cronaca militante, dell’attivismo di giro, ecc.? L’altro giorno lo diceva anche una ragazza a Travaglio: “Devi solo sperare che Grillo non vada al potere, perché se no, poi, che ti inventi per campare?”

    Senza isterismi è un programma e una dichiarazione di intenti che sposo, anche se non sempre riesco a praticarlo.

    Non so se valga la pena di definire il femminismo una lobby. Sicuramente, i femminismi italiani (come ama chiamarli qualcuno) vanno forte nel ramo denuncia e indignazione, ma sono scarsi in assunzione di responsabilità: responsabilità come movimenti, e responsabilità individuale, personale, come singole donne. L’esempio che porto è sempre il solito: la violenza, appunto. Quella delle donne, per loro, semplicemente non esiste. E se proprio esiste, non ha diritto di cittadinanza nella loro narrazione, se non come eccezione che conferma la regola.
    Lo stesso, naturalmente, si può dire per i maschisti (QM) e la loro, di narrazione.

    Torna sempre utile guardarsi e riguardarsi il Talk di Tyler Cowen “Beware of stories”, per ritararsi.

  2. diait 12/06/2014 alle 18:34

    “(…) you tend to tell stories in terms of good vs. evil, whether it’s a story about your own life or a story about politics. Now, some things actually are good vs. evil. We all know this, right? But I think, as a general rule, we’re too inclined to tell the good vs. evil story. As a simple rule of thumb, just imagine every time you’re telling a good vs. evil story, you’re basically lowering your IQ by ten points or more”.

    Eccezioni a parte, ogni volta che racconti una storia in termini di buoni contro cattivi stai praticamente abbassando il tuo QI di 10 punti.
    Ovviamente, e lo dice anche lui, ci sono casi in cui la storia è veramente quella, cioè buoni contro cattivi. Il problema sta nella nostra tendenza ad abbracciare questo schema e accontentarci.
    Probabilmente un riflesso condizionato della lotta per la sopravvivenza. Semplificare aiuta a velocizzare i tempi di risposta in situazioni di pericolo.

  3. Rita Scinty Vergnano 12/06/2014 alle 23:22

    sostanzialmente sono d’accordo su quasi tutto. Due piccole chiose.
    La prima è che non capisco bene l’assunto che l’uomo uccide la donna per difendere il suo status di riproduttore. Evolutivamente parlando non ne capisco il senso. Se non c’è incidenza dell’ambiente, un uomo che non può avere una donna se ne cerca un’altra. Anzi, diciamo un maschio che non può avere una femmina visto che parliamo di istinti naturali atavici. Non è che la elimina perché non gliela da. Io ci vedo un’incidenza dell’ambiente culturale. Soprattutto oggi in cui i casi di “femminicidio” si chiudono spesso anche con il suicidio dell’autore che si “automaschicida”. A me sembra che l’ambiente l’ha portato ad investire molto su un’unica donna per cui nel momento che viene lasciato si vede portare via il futuro.
    La seconda è che è persino banale dire che un filmato del genere anche cinquanta o sessant’anni fa (e cioè prima del femminismo) avrebbe suscitato le stesse reazioni. Un uomo che picchia una donna è preoccupante (proprio per i motivi che dici tu, perché la sua violenza è un’espressione di perdita del controllo) molto di più di una donna che picchia un uomo (che sta comunicando qualcosa, e comunque tutti sanno che un uomo medio è in grado di difendersi da sé da una donna media). Non è tanto quindi il tentativo di lanciare un allarme sociale per gli uomini picchiati dalle donne, (che la maggior parte degli antifemministi che conosco considera ridicolo) quanto piuttosto nel far rilevare come il trattamento o le reazioni di fronte alla violenza non siano uguali. E siccome l’assunto di base del femminismo è “siamo uguali e se diseguaglianza c’è è tutta colpa vostra che avete creato un’associazione a delinquere omertosa per picchiarci” quel filmato mostra chiaramente le diverse reazioni. L’intento secondo me è quello. L’assunto che le donne picchiano di più degli uomini (e usano e abusano di questa forma di comunicazione) sta anche a significare che non c’è un’istintiva paura della reazione maschile. Quanto più temo la reazione e la perdita di controllo di qualcuno tanto meno mi azzardo a provocarla. Non so se mi sono spiegata. Non andrei mai a dare uno schiaffo a Genny la Carogna per comunicargli qualcosa insomma, perché so che mi potrebbe fare a pezzi e che se mi risponde pan per focaccia mi disintegra, mentre magari lo faccio con Mario Rossi col quale sono fidanzata perché so che si controlla e non risponde alla mia reazione con una uguale.

  4. Rita Scinty Vergnano 12/06/2014 alle 23:34

    Ad esempio per la differenza fra “buoni e cattivi” in tema femminismo e antifemminismo porterei ad esempio un commento su un forum proprio sotto alla pubblicazione di quel video

    “Concordo appieno sull’istinto di asservimento maschile. Tuttavia, credo che questo esistesse anche nel passato. Quando l’uomo lavorava e combatteva al posto della donna, quanto e più di adesso.
    Solo che una volta le donne volevano essere servite. Oggi rinfacciano di averle servite e vorrebbero fare lavori inutili, pur lasciando quelli utili, pericolosi e di vera responsabilità a noi.”

    al quale ho risposto così:

    Veramente una volta le donne servivano secondo me. E oggi rinfacciano che le loro nonne hanno servito dimenticando che il servire aveva comunque una contropartita.

    La mia bisnonna faceva la domestica in una casa borghese. Dopo essersi sposata diceva. Beh prima facevo la serva ma almeno mangiavo tutti i giorni, adesso faccio ancora la serva ma in compenso ogni tanto si salta il pranzo (non c’erano molti soldi).

    A me questo continua a sembrare il rovesciamento dell’ideologia femminista. Che presenta il mondo di una volta come gli uomini in panciolle davanti al televisore e le donne a fare le mondine o le lavandaie mischiando insieme due mondi di epoche diverse. Tu sembri spesso presentare il mondo di un tempo con gli uomini nelle miniere e al fronte e le donne a farsi le unghie e a depilarsi. 😆

    Ma entrambi sembrate fare una curiosa operazione di collage fra abitudini e vita dell’era moderna e abitudini e vita dell’era passata.

  5. diait 13/06/2014 alle 08:39

    giusto.
    (tutta l’utima parte era la risposta al commento su quel forum, giusto?

  6. diait 13/06/2014 alle 08:45

    neanch’io ho capito la differenza tra le due violenze (per la donna comunicazione, per l’uomo fare male)
    a me sembra che in entrambi i casi si voglia dare una lezione, e che in entrambi i casi c’è perdita dle controllo e sfogo di rabbia compressa.

  7. Rita 13/06/2014 alle 09:57

    sì Diait, l’ultima parte era la mia risposta.
    No io su quel punto sono parzialmente d’accordo (se ho capito bene).
    L’unica cosa è sulla precisa volontà di fare del male che magari dissento. Perché se picchi per la perdita del controllo secondo me non hai nessun intento. Perdi il controllo ed esplodi.. parlerei di “male preterintenzionale”. La donna lancia dei segnali di comunicazione che possono andare dal “hai superato i limiti”. (per fare un esempio il tipico schiaffo che davano una volta a chi “mancava di rispetto”) oppure “io sono più forte di te” che è più “moderno”, secondo me

  8. ric 13/06/2014 alle 11:07

    Cerco di rispondere, per come la vedo io, almeno al tuo primo dubbio.

    In genere, penso, l’ uomo picchia la donna che è arrivata a disprezzarlo, e che al limite traduce questo disprezzo in tradimento. A volta basta che l’ uomo si percepisca in questo modo per innescare la violenza.

    Il fatto è che l’ “uomo pubblicamente disprezzato” (magari addirittura cornificato) sente di perdere la sua reputazione. Il disprezzo della partner rischia di “rovinargli la piazza”, o comunque di limitarla, anche nel caso dovesse mollarla per rivolgersi altrove. Le potenziali partner future, infatti, stanno ben attente alle performance (padre, marito, lavoratore…) precedenti dell’ uomo con cui intendono mettersi. Il successo dell’ uomo e l’ ammirazione che riscuote tra le “pari” è uno dei criteri con cui la donna si accoppia.

    Nota l’ enormità di questo danno: un uomo, andandosene, potrebbe avere ancora centinaia di figli da altre donne. Il caso inverso non vale: una donna, che magari ha già avuto dei figli dall’ uomo che vuole lasciare, potrebbe averne giusto qualcuno in un’ altra coppia. I suoi interessi “reputazionali” sono quindi molto inferiori. Essere disprezzata dal compagno le costa meno in termini evoluivi.

    Attenzione, sto parlando in termini “evolutivi”. Non sto cioé dicendo che questi danni siano reali e calcolabili nel caso concreto, sto dicendo che il nostro cervello è stato costruito per temerli e prevenirli attraverso un istinto primario.

    Questo puo’ spiegare la rabbia dell’ uomo umiliato dalla scarsa considerazione della partner. Naturalmente tutto cio’ non dimostra l’ esistenza di un “tornaconto” nel femminicidio ma spiegherebbe comunque l’ esistenza di un NATURALE sentimento rabbioso che porta più facilmente alla perdita di controllo.

    Ammetiamo allora – cosa plausibile – che la donna subisca mediamente una rabbia inferiore, una pressione più controllabile; ammettiamo anche che non sia stupida, che sappia cioè di non poter far male più di tanto al suo uomo con le botte. Perché picchia?

    Pura irrazionalità?

    Non penso. Forse, per lei le botte (innocue) sono una forma di comunicazione, un po’ come i pianti. Forse vuol far capire meglio quali sono le sue urgenze e i suoi veri dispiaceri nella vita di coppia creando un distinguo tra le lamentele generiche che avanza di continuo e le lamentele veramente pressanti che scatenano pianti e botte. Magari “pestare” per lei è solo un modo per alzare i toni dopo aver constatato che il partner fa orecchio di mercante anche quando le cose gli vengono dette chiaramente. Magari… boh, ognuno puo’ fare le sue ipotesi.

  9. ric 13/06/2014 alle 11:16

    Giusto l’ altro giorno il video è stato ripreso da Giovanna Cosenza in un post con due chicche.

    – innanzitutto propone un azzeccato “inno del femminicida” (Celentano: una carezza in un pugno) che mi affretto ad aggiungere alla collezione.

    – secondo poi illustra, grazie a un racconto, la violenza delle donne vista da una femminista.

    http://giovannacosenza.wordpress.com/2014/06/09/violenza-domestica-a-mezzanotte-sai-che-io-ti-pensero/

  10. diait 13/06/2014 alle 11:53

    Ho letto il raccontino. Brava Cosenza.
    Il passo successivo sarà leggere su un blog di una femminista la storia di una donna che picchia un bambino, uno scolaro, un disabile, un anziano. Cioè qualcuno che si trova – per un qualsiasi motivo – in condizioni di soggezione e inferiorità.
    Come scrive ric, i tempi stanno cambiano e forse sono maturi per digerire un’ovvietà come “la violenza è violenza”. E non ha genere.
    Sono ottimista, nel mio pessimismo di fondo.

  11. Rita 13/06/2014 alle 12:00

    oh parbleu! l’impressione è che sia sfuggita di mano comunque.
    Seriamente, gli antifemministi non hanno mai molto preso sul serio la violenza fisica delle donne sugli uomini, tranne in casi limitati all’inizio, (però è anche vero che stanno aumentando)* ma più che altro per evidenziare la disparità di reazione. Infatti il questionario (che se non ricordo male era a cura della Gesef) rivolto agli uomini vittime di violenza inseriva nella violenza psicologica anche il rifiuto sessuale reiterato e finalizzato al ricatto. Cosa che all’inverso non c’era. Inoltre è stato espressamente scritto che i risultati eclatanti sono dovuti al fatto che il metodo ricalcava il questionario Istat della violenza sulle donne, per cui l’intento più che dichiarare un’allarme sugli uomini era sbugiardare l’allarme sulle donne. La Cosenza invece mi pare presenti il dato come possibile ma non allarmistico. Sostanzialmente, secondo me, da parte femminista si tenta di aggiustare il tiro, considerare la violenza sugli uomini con raccontini carini del tipo “capita anche questo eh.. ma non se ne parla”, senza smontare l’allarme “violenzadonne”.

    *gli antifemministi intendo, un po’ da tutte le parti, da parte cattolica, da destra e ora anche da sinistra. Se prima era un piccolo nucleo neutrale ora s’integrano (o tentano di integrarlo) con le ideologie già esistenti.

    p.s.:ho capito meglio il tuo assunto dello status del riproduttore.

    • diait 13/06/2014 alle 12:11

      Sostanzialmente, secondo me, da parte femminista si tenta di aggiustare il tiro, considerare la violenza sugli uomini con raccontini carini del tipo “capita anche questo eh.. ma non se ne parla”, senza smontare l’allarme “violenzadonne”.

      Vero, ma è un inizio.

  12. diait 13/06/2014 alle 13:01

    p.s.
    Uomo e donna adulti non si affrontano – mediamente – ad armi pari. Il pugno di un uomo fa mediamente più male (provoca più danni) del pugno di una donna, e anche per questo i passanti non si preoccupano troppo quando vedono un bel ragazzone schiaffeggiato da una donna di media corporatura. Il confronto andrebbe fatto tra due situazioni di confronto fisico ad armi dispari. Dove la donna infierisce su una persona meno forte fisicamente, e/o vistosamente meno equipaggiata per rispondere ai colpi: un bambino o un ragazzino adolescente, una persona con un qualche grado di disabilità, o semplicemente più anziana. Allora la gente interverrebbe.
    Non si possono comparare i comportamenti violenti di maschi e femmine senza tenere conto del contesto e del rischio (fisico) effettivo che comportano.
    Se consideriamo la violenza come abuso del più forte sul più debole, credo che maschi e femmine siano ugualmente violenti, anche se in contesti diversi.

  13. Rita 13/06/2014 alle 14:28

    Diait: anche secondo me è assolutamente così, per questo scrivevo che le reazioni sarebbero state uguali 50 anni fa o 100 anni fa e probabilmente in quasi tutte le culture. Secondo me ciò che cambia è la reazione delle stesse vittime di violenza. Voglio dire, torniamo all’esempio dello schiaffo femminile a mo’ di comunicazione. Azione: ti tocco il culo, reazione ti do uno schiaffo (scusate la semplificazione), l’uomo in linea di massima non reagiva, perché la cultura l’aveva reso consapevole che quello che aveva messo in atto comportava quel tipo di rischio. Diverso il caso in cui una donna avesse preso a schiaffi un uomo per ottenere qualcosa. In quel caso probabilmente la reazione sarebbe stata di “rimettere in riga”, quantomeno nell’ottica di bloccarla e imporre la propria forza. Cosa che gli uomini del video non sembrano nemmeno tentare di fare. Ora veniamo al caso opposto: la violenza dell’uomo per perdita di controllo. Sicuri che anche l’uomo prima di perdere il controllo non lanci dei segnali? Sicuri che questi segnali non fossero, in passato, più tenuti in conto, e oggi più ignorati? Io credo peraltro che lo scambio di violenza fra uomo e donna sia maggiormente paradigmatica perché esiste solo una diversità fisica, mentre quella di un forte su un debole come un bambino, un anziano o un disabile psichico per esempio, comportano anche il fatto che in qualche modo c’è anche una disparità di capacità di ragionamento (sull’anziano forse avrei dei dubbi,.. ma l’anziano che è debole e non autosufficiente in qualche modo torna un po’ bambino e non riesce più a cogliere i segnali esterni, non so se mi spiego)

    • diait 13/06/2014 alle 14:41

      se parliamo di violenza fisica, credo che si debbano confrontare casi in cui la capacità di risposta è pari o impari. Credo ceh andrebbero accorpati così. Le capacità cognitive c’entrano ma nel senso che possono ostacolare o impedire una risposta fisica efficace.
      non so però

  14. ric 13/06/2014 alle 16:06

    Diana, hai ragione. Qui mi limito a considerare la violenza nel rapporto di coppia e a rilevarvi alcune asimmetrie. Di solito le femministe si limitano a questo ambito ma il discorso si puo’ allargare.

    Tuttavia sarebbe sbagliato concludere IN GENERALE che la donna è mediamente meno violenta dell’ uomo, e non intendo incorrere in questo errore. In molte occasioni è anche più violenta dell’ uomo, per esempio quando si tratta di difendere la prole.

    Nelle società tribali l’ uomo ha figli ovunque ed è meno incline a difendere i valori della famiglia rispetto alla donna che invece concentra lì tutti i suoi tesori. A causa di questa “concentrazione di valori” la famiglia sembra essere fonte di una nevrosi femminile che spesso fa scattare la sua violenza.

    [… i casi che tu citi sono senz’ altro interessanti ma andrebbero ponderati col fatto che la cura dei figli e degli anziano è demandata per lo più alle donne…]

    Da quel che leggo, chi studia l’ aggressività in generale, afferma che la donna è anche più violenta dell’ uomo finché si resta nell’ ambito delle relazioni personali, l’ uomo diventa più violento nelle relazioni astratte, per esempio in occasione delle guerre, dove il nemico non ha volto. Se c’ è da premere un bottone e uccidere un nemico anonimo, l’ umo sembra mediamente più disponibile.

  15. diait 13/06/2014 alle 16:20

    “i casi che tu citi sono senz’ altro interessanti ma andrebbero ponderati col fatto che la cura dei figli e degli anziano è demandata per lo più alle donne”
    certo, questa è una variabile da considerare.
    In generale, io – forse per il mio bias, lo ammetto – penso che la donna colpisce quando sa che rischia poco o mediamente poco. L’uomo invece parte de capoccia e ciao, non guarda in faccia nessuna e nessuno.
    Magari il motivo è che la donna, come incubatrice e crescitrice di figli, non può esporsi come l’uomo. E vola più basso. Mena solo quando se lo può permettere.

  16. diait 14/06/2014 alle 10:32

    io però dovrei fare un fioretto: evitare di parlare o scrivere di violenza DELLE donne per, diciamo, un anno.
    Leggo continuamente, in cronaca, casi di badanti, babysitter, educatrici, suore, maestre che ci vanno pesanti. (L’ultima fossa comune di bambini morti per denutrizione e maltrattamenti, in Irlanda, fuori da un istituto di suore per ragazze madri). Incredibile come non facciano notizia, rispetto ai casi di violenza sulle donne. Definirli un’eccezione alla regola mi sembra talmente ripugnante. Basta farsi un giro in autobus (e io purtroppo giro solo in autobus) per rendersi conto di quanto il problema sia comune e diffuso. Anche facendo la tara, cioè al netto della mia “percezione distorta”, i casi sono sotto i nostri occhi continuamente. In borsa ho sempre giochi e caramelle e altro, per distrarre e calmare bambini piccoli che piangono perché stanchi, accaldati o affamati, prima che le madri reagiscano in modo inconsulto.
    Spesso, poi, vedo che si passa da un estremo all’altro: da un’estrema durezza, anche solo gelida indifferenza, al lassismo più sfrenato.
    La mia reazione è sempre prima di rabbia e poi di enorme stupore: perché fare figli quando non ci sono le condizioni minime (psicologiche, economiche, emotive) per sopportare il duro lavoro che comportano, per non infliggere altro dolore?
    Ingenuo da parte mia chiedermelo: i figli si fanno perché si fanno. Siamo programmati così, nessuno ci pensa più di tanto prima di farli.

    Quindi, insomma, un anno è lungo per un fioretto. Ma comincerò con un mese.
    Un mese di silenzio sulla violenza delle donne.

  17. broncobilly 14/06/2014 alle 10:43

    Conoscendo la tua tempra, la distanza di un mese non dovrebbe farti paura. Sull’ anno mi sa che invece potrebbe tornarti utile un aiutino. Potrei fornirtelo io scommettendo 25 euro (scadenza 13/6/2015). Valgono anche le allusioni, che mi riservo di sottoporre al tribunale inappellabile di Rita.

    p.s. devi anche promettere di rendere noto ogni tuo intervento in rete, eh?

  18. diait 14/06/2014 alle 10:48

    Un mese ce la faccio.
    Un anno, non lo so. Anche con l’incentivo.
    Forse potrei farcela se aggiungessi al fioretto la proibizione di leggere tutti i blog femministi, gli articoli sulla violenza dei maschi, ecc. Ma come fai? E’ impossibile. Praticamente monopolizzano l’informazione. La rivista per cui lavoro ne ha pubblicati due lunghissimi sull’ultimo numero, e messi in cantiere altri per i prossimi. Tutti di femministe attempate. E me li danno da tradurre a me!
    Proverò per un mese, a tenere fede al mio fioretto. Estendibile a un secondo mese.
    Come gli alcolisti di AA: un giorno (in questo caso un mese) alla volta, è il loro motto

  19. diait 14/06/2014 alle 10:49

    Parafrasando Costanza Miriano devo solo imparare a obbedire – ma a me stessa. Cioè alla parte un po’ più sana, delle me stesse.

  20. Rita 16/06/2014 alle 11:53

    Un anno è troppo. Io sono abbastanza inflessibile e cinica, ma riconosco che un anno è troppo. Secondo me basterebbe ridurre.😀

  21. diait 03/09/2014 alle 13:11

    tre casi isolati? Tutte e tre nella stessa classe, nello stesso anno, nella stessa città, ecc.
    Propendo per un fenomeno più diffuso di quanto non si pensi.

  22. diait 04/09/2014 alle 10:26

    http://napoli.repubblica.it/cronaca/2014/09/04/news/verbali_choc_porco_come_puzzi-94964716/?ref=HREC1-13

    “Porco, ma come puzzi, ora ti prendo a mazzate”.
    In tre, compatte e solidali, in una sola classe. Eccezione statistica? Mah.
    Lasciatemi spammare qui, lo status morale superiore delle donne. L’unica alternativa sono i siti antifemministi gestiti da squilibrati, da cui preferisco tenermi – se possibile – alla larga.
    Dubito che leggerò un editoriale della Maraini sulla violenza delle donne, su la 27a ora.

  23. broncobilly 05/09/2014 alle 10:33

    Terribile. Inizialmente non ho nemmeno cliccato sul link per paura che ci fosse il video. Sarei curioso di leggere la versione delle aguzzine.

    Passate bene le vacanze?

  24. diait 05/09/2014 alle 10:59

    no, per fortuna video non ce ne sono.

    tutto tranquillo, grazie.
    Il tempo, da voi al mare, è stato clemente?

  25. broncobilly 05/09/2014 alle 12:34

    Certo che l’ azione simultanea delle aguzzine (ma guardacaso si sono ritrovate tutte nello stesso posto!) è un buon argomento per sostenere la diffusione sistematica della cattiveria.

    Giusto Stanley Milgram potrebbe indebolirlo un pochino (è quello per lui la cattiveria è contagiosa, basta una mela marcia, autorevole, per diffonderla). Ma anche del suo famoso esperimento si comincia a dubitare http://io9.com/how-many-people-really-went-through-with-the-milgram-ex-511597851

    Sai, considerando il tempo che ha fatto qui non possiamo lamentarci.

  26. diait 05/09/2014 alle 12:44

    forse a essere diffuso è l’accumulo di sentimenti di rabbia e rivalsa, che chiedono soddisfazione: il risultato è che una cattiveria (dell’insegnante x) tira l’altra (dell’insegnante y, ecc.)
    Anche negli abusi al ragazzino autistico, qualche mese fa, le donne erano in due: una educatrice e una bidella.

    Fantastico il video: notevole l’espressione truce di Vichi dentro la casetta, ma che le avevano fatto?
    Stupenda la foto di te e sara con le bambine, in acqua. Siete tutti gran belli, diciamocelo.

  27. broncobilly 05/09/2014 alle 15:35

    No, niente… sono “le grandi” che a volte non la vogliono tra le palle nei loro giochi – come quando la “parcheggiano” sul retro della macchinina – e lei se la prende. Ma poi arriva il papi e riparte alla grande.

  28. diait 16/09/2014 alle 10:13

    se avessi figli piccoli, solo nidi con telecamere.
    Capisci bene che non sono casi così isolati.

  29. broncobilly 16/09/2014 alle 11:25

    E pure per la baby sitter (noi ne facciamo largo uso). Domani, per esempio.

  30. broncobilly 16/09/2014 alle 11:27

    Forse però per la baby non c’ è bisogno. In genere coincidono con le signorine del nido

  31. broncobilly 16/09/2014 alle 11:29

    Devo dire che per asilo e nido spendo una barca di soldi. Spero proprio che servano a qualcosa. Sono comunque abbastanza tranquillo. Il personale (sia nido che asilo) viene spesso a cena da noi, conosciamo bene le maestre. Ma soprattutto non abbiamo mai ricevuto “segnali” strani dalle piccole.

  32. diait 18/09/2014 alle 10:53

    deposito qui anche questa brava donna, santa e vittima del patriarcato.
    Bambini, anziani, disabili – facciamoli anche con questi casi i confronti tra la violenza maschile e quella femminile.
    .
    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2014/09/18/news/assistente_di_una_casa_di_cura_arrestata_picchiava_gli_anziani-96040887/?ref=HREC1-13

  33. diait 18/09/2014 alle 11:16

    p.s. una media di un caso al giorno
    E quelli che emergono, emergono da un sommerso di imprecisate dimensioni.
    Eppure, quando leggi i commenti delle voci femminili ufficiali sono solo “i maschietti” che vanno educati fin da piccoli al rispetto (delle donne), ed è per loro – in fondo – che si organizzano corsi di educazione emotiva.
    le “femminucce” no, non vanno educate perché tanto non peccano per default. Partecipano alle lezioni, ma più che altro per aiutare i maschietti a prendere coscienza dei loro limiti.

    Cronologia (incompleta) 2013
    http://violenza-donne.blogspot.it/2014/04/alcune-violenze-femminili-dellanno-2013.html

  34. broncobilly 22/10/2014 alle 15:59

    L’ archivio si rimpingua.

    La notizia mi era arrivata ma evidentemente sono stato tratto in inganno. Del resto già la riga sui “temi choc” giustificava lo strillo. Non sapevo si aggiungesse anche il carico da undici legato ai “massaggi”.

  35. diait 22/10/2014 alle 18:43

    probabilmente erano depresse, se no non si spiega.

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