E’ concorrenza sleale quella del Comune che compila gratuitamente i bollettini TASI?

Le considerazioni che seguono sono scritte in patente conflitto d’ interessi, inutile negarlo.

Tuttavia, ritengo che siano talmente cristalline da superare le giustificate remore del lettore. Inoltre, la giovanissima Rita ha girato il coltello nella piaga, e a questo punto non posso trattenermi.

Da ultimo, spero di esporre concetti sufficientemente contro-intuitivi da suscitare un qualche interesse.

tari

Giovanni va dal Giuseppe per compilare il suo bollettino TASI.

Paga la sua brava tassa: 100 euro.

Poi paga l’ onorario di Giuseppe: 30 euro.

Ma non ha finito di pagare!

Deve pagare pro-quota anche l’ impiegato comunale che compila gratuitamente il bollettino a Giacomo previa appuntamento. Giacomo ha ereditato – buon per lui – e la sua situazione non è immediata.

E’ giusto che Giuseppe venga spremuto in questo modo?

Ammettiamo che la tassa sia giusta, quindi va pagata.

L’ onorario a Giuseppe, dal canto suo, è giusto, la gente non lavora per divertimento.

Resta da capire se sia dovuto il pagamento all’ impiegato comunale che compila gratis il bollettino a Giacomo.

Ho sentito molti sostenere che Giovanni avrebbe pagato comunque quell’ impiegato.

Effettivamente, se l’ alternativa alla compilazione del bollettino di Giacomo fosse stata per l’ impiegato quella di starsene con le mani in mano, allora ok.

Ma ammettiamo di vivere in un mondo in cui non si paga la gente per starsene con le mani in mano, ammettiamo che gli impiegati pubblici svolgano un servizio pubblico.

Qualcuno, a questo punto, potrebbe dire che anche compilando il bollettino di Giacomo l’ impiegato svolge un servizio pubblico. 

Alla richiesta di spiegazioni, chi sostiene questa tesi di solito fa notare che anche per Giovanni, qualora volesse usufruire del servizio, le porte sarebbero aperte (e la coda pronta ad accoglierlo).

Un’ affermazione del genere ci sta solo dicendo che il servizio è gratuito per tutti, mica che è pubblico. Grazie, ma questo lo sapevamo già.

Il fatto è che chi risponde in questo modo non ha capito bene cosa sia un “servizio pubblico”.

Un servizio non è pubblico per il fatto di essere gratis.

Se fosse così il Comune potrebbe anche fare i panettoni o le scarpe e regalarle in giro giustificandosi dicendo che svolge in questo bizzarro modo un servizio pubblico. Gli obiettori verrebbero liquidati invitandoli a raccattare un paio di scarpe e a tacere: ce n’ è per tutti! 

Evidentemente un servizio pubblico è altra cosa.

Un servizio è pubblico quando, per esempio, non  puo’ essere fornito a Giacomo senza che ne benefici anche Giovanni.

In altri termini, un servizio è pubblico quando i beneficiari non sono “escludibili”. 

La polizia non puo’ (per la natura del suo servizio) tutelare Giovanni senza tutelare anche il concittadino Giacomo. Per contro, l’ impiegato PUO’ (per la natura del suo servizio) compilare il bollettino di Giovanni senza compilarlo a Giacomo. 

Ergo: il primo, quello della polizia, è un servizio pubblico, il secondo è un servizio privato.

La conseguenza è una sola: l’ impiegato abbandona un servizio pubblico per dedicarsi ad un servizio privato. 

Visto che le cose stanno in questo modo, l’ impiegato (o il suo datore di lavoro) dovrebbe, come minimo, farsi pagare dal privato anziché dal pubblico (che comprende anche il povero Giovanni).

Il fatto che debba essere pagato pro-quota anche da Giovanni non sembra corretto.

Ma si giunge al paradosso se si considera che tra il pubblico rientra anche Giuseppe. 

Ebbene, Giuseppe non deve solo pagare pro-quota l’ impiegato pubblico affinché fornisca un servizio privato a Giacomo. Deve anche subirne la concorrenza.

Una concorrenza che a questo punto dobbiamo chiamare “sleale”.

Pensaci: già subire la concorrenza di chi – senza alcun merito in termini di efficienza – fa un prezzo pari a zero non è cosa da poco. Figuriamoci subire la concorrenza di chi, oltre a fare un prezzo uguale a zero, pretende da te di essere sussidiato nel produrre il danno che ti sta infliggendo.

E tu una roba del genere non vuoi nemmeno chiamarla “concorrenza sleale”?

Dài, almeno i cinesi delle borse Dolci&Gabanna non pretendono un contributo obbligatorio dai due stilisti. Si limitano ad un’ onesta concorrenza sleale senza eccedere troppo nell’ arroganza :-).

p.s. Naturalmente io non penso che al Comune queste cose non le sappiano, penso invece che debbano fare quel che fanno (ovvero garantire servizi privati gratuiti) per lusingare la massa votante, o per lo meno per evitare al sindaco e agli assessori la fine più naturale: il linciaggio per strada.

Annunci

15 pensieri riguardo “E’ concorrenza sleale quella del Comune che compila gratuitamente i bollettini TASI?”

  1. Non ho capito. Il comune di Brunico mi ha sempre mandato i bollettini F24 per IMU ecc. precompilati. Ovviamente non c’è nessun impiegato comunale che lo fa a manina, si tratta di un software (costoso, lo so! – nell’imbecillità della politica italiana ogni comune può inventarsi le regole TASI che vuole, e c’è persino il comune fa deduzioni a chi prende un cane abbandonato al canile!) che li spara a raffica per tutti. Proprio per questo è molto più conveniente su scala globale che questa operazione venga fatta dai comuni piuttosto che dai commercialisti (che devono vedere comune per comune cosa caspita si sono inventati, e non possono sparare dichiarazioni a raffica tanto facilmente).
    Perché mai io dovrei andare dal Giuseppe di turno? O da Giuseppe, o in comune.

    Io ho il sospetto che la ragione della situazione demenziale delle tasse in Italia non sia dovuta solo alla manifesta inattitudine della nostra classe politica. Io penso invece che questi malandrini abbiano ben rappresentata al loro interno la categoria dei commercialisti, che di caos fiscale ci campano. In Paesi più seri non solo le tasse sulla casa, ma tutta la dichiarazione fiscale è alla portata del singolo cittadino, che riceve a casa bollettini precompilati per i casi più semplici, o si fa la dichiarazione online per quelli più complessi.

    Questa cosa l’aveva promessa anche Renzie in una delle sue mille sparate. Chiaro che di vederla applicata non se ne parla proprio.

  2. Nel mio piccolo, facevo di mestiere la traduttrice di dialoghi di film.
    Un bel giorno, un gruppo di ragazzi appassionati, creativi e agguerriti – e con tempo a disposizione – hanno cominciato a tradurre dialoghi e a metterli in rete gratis.
    Fine del mio lavoro.

    1. Vale lo stesso con i software gratuiti o con lo scaricamento degli mp3. I tempi cambiano, e bisogna reinventarsi. Ma quello dello stato che si fa pagare ed in più ti obbliga a pagare una persona che ti dice quanto devi dargli è un obbrobrio concettuale che non ha paragoni con nulla altro. Sta in piedi solo perché lo stato ha la pistola in mano e se non fai come dice lui ti spara.

  3. Certo, se il costo dell’ operazione fosse pari a zero, nessun problema.

    Ma se esiste un costo? E qui esiste. Anche per i programmi software esiste.

    Ci sono economie di scala?

    Ma quelle puo’ catturarle qualsiasi operatore privato (caf, grandi studi, banche, case software bla bla bla).

    Costui vincerebbe la concorrenza in modo leale, con prezzi più bassi.

    Del resto, gli stessi software messi a disposizione dai comuni sono stati acquistati presumibilmente da privati, i quali, senza concorrenza sleale, avrebbero potuto anche venderli agli utenti.

    Ma ammettiamo – per amor di discussione – che il comune non voglia macchiarsi dell’ accusa di “concorrenza sleale” e, dall’ altro lato vogla mettere a disposizione dei suoi cittadini un software.

    Potrebbe fare da intermediario (ipotizziamo un costo zero) tra cittadini/contribuenti e casa software mettendo a disposizione il prodotto. Naturalmente la casa software va pagata solo e soltanto girando le somme – commissioni – raccolte dai cittadini che accedono al servizio.

    Solo in questo modo “Giovanni non paga i servizi PRIVATI forniti a Giacomo”, e non si realizza una forma di parassitismo.

    A pensarci bene c’ è un altro caso in cui l’ intervento del Comune avrebbe senso: qualora sia il monopolista delle informazioni.

    Se solo lui “sa”, solo lui “fa”.

    Ma una situazione del genere sarebbe un brutto segno, vorrebbe dire che le regole sono talmente contorte o ambigue che il Comune non sa (o non vuole) comunicarle chiaramente alla cittadinanza.

    1. Forse non ci capiamo. Magari stiamo parlando di due cose diverse. Io non parlo del comune che fa consulenza fiscale (servizio privato), ma del comune che ti manda a casa l’F24 precompilato. Non vedo cosa ci sia di privato in questo. Anch’io ai miei clienti mando le fatture senza che debbano pagare un terzo che calcoli loro cosa mi devono (rischiando oltretutto che se il terzo sbaglia io faccia pagare loro una sanzione, e costringendo me stesso comunque a fare il calcolo – e quindi a pagarmi il software – per verificare che mi abbiano pagato il giusto).

      Io non capisco proprio la logica che proponi.

  4. A me non sembra così difficile.

    Visto che hai parlato delle fatture, cominciamo da lì.

    Davide, nel fissare i prezzi dei tuoi prodotti terrai conto anche dei costi amministrativi. anche dei costi di spedizione. Di tutto, tieni conto. Ovvio.

    Mica sei Babbo Natale.

    Di conseguenza tu non regali affatto le fatture che fai. Le fai compilare a degli impiegati che poi paghi grazie a quello che incassi. E quando decidi i prezzi, tieni conto anche del loro stipendio.

    Ma adesso veniamo ai comuni.

    Nel post ho fatto l’ esempio che riguarda Giacomo: ha ereditato degli immobili e deve pagare la tasi. L’ impiegato comunale lo aiuta a compilare l’ F24.

    Non mi sembra poi così difficile immaginarsi una situazione del genere (a Varese ci sono code da una settimana, nessuno risponde al telefono e 5/6 impiegati sono fissi su questo genere di pratiche).

    Fanno una consulenza fiscale?

    Decidi tu. tanto la risposta è irrilevante per quello che ci interessa.

    Quello che conta è che si tratta di un SERVIZIO PRIVATO (vedi la definizione tratta dai manuali di economia di cui al post) e che ha un costo.

    La distinzione tra “consulenza fiscale” e “compilazione degli F24”, ai nostri fini, è trascurabile. Un servizio costerà di più, uno costerà di meno. E con cio’? Qui non ci interessano le quantità, ci interessa la logica che sta sotto.

    E per comprendere la logica che sta sotto solo due domande contano: 1) siamo di fronte a un SERVIZIO PUBBLICO o a un SERVIZIO PRIVATO? 2) è un servizio costoso o non costa niente?

    Siccome il servizio è di tipo PRIVATO (se compilo l’ F24 di Giacomo, Giovanni non ne trae alcun vantaggio) e siccome il servizio è costoso (non è svolto da volontari), allora ci sono dei costi privati che si scaricano sul pubblico.

    D’ altronde, per farmi meglio capire, ti ho fatto un caso intermedio, un caso in cui la logica perversa si attenua, un caso che limiterebbe lo scarico dei costi sulla comunità.

    Il comune virtuoso dovrebbe dire: vuoi il pre-compilato a casa? Ti costa 30 euro, te lo faccio pagare 30 euro poichè solo in questo modo copro tutti i costi dei servizi che mi occorrono per predisporlo senza gravare sulla comunità. Guarda che non è molto 30 euro, io sfrutto le “economie di scala”.

    In quest’ ultimo esempio chi gode di un servizio se lo paga cosicché trovano applicazione i principi elementari di giustizia.

    D’ altronde da quell’ esempio si vede bene anche la natura privata del servizio visto che niente del genere puo’ essere realizzato, che ne so, dai servizi di sicurezza. La polizia non puo’ chiedere al singolo: vuoi che giri la pattuglia stanotte? 50 euro, please. Non puo’ perché la pattuglia gira per tutti o non gira per nessuno visto che lei sì che offre un servizio pubblico, ovvero un servizio NON ESCLUDIBILE.

    Sono concetti difficili? Un po’ sì, diciamolo. Non sono molto intuitivi, tanto è vero che i Comuni si comportano come si comportano anche perché sfruttano (d’ istinto) certi bias cognitivi del cittadino che ha la testa altrove ed è tutto contento di vedersi l’ F24 a casa (da rifare e correggere, ovviamente). Un costo privato scaricato sulla comunità non è percepito come costo, sembra quasi che sia tutto gratuito. Ma rendere indiretto un costo e spalmarlo su tante persone non significa certo eliminarlo. Non significa nemmeno ridurlo. Anzi, è il classico trucchetto attraverso il quale si creano sacche d’ inefficienza nella pa.

  5. Le obiezioni sono diverse.
    Primo: la tua definizione di quello che è pubblico e quello che è privato non sta in piedi. Il comune dà pasti gratis a Giacomo che è indigente, e Giovanni non ne trae vantaggio. E’ un servizio privato?

    Secondo: ti rispondi da solo con l’esempio delle fatture. Il comune, nello stabilire le tariffe TASI, tiene conto anche dello stipendio che deve dare ai suoi dipendenti per emettere le cartelle. Esattamente come me quando fatturo. Chiaramente questo costo sarà nettamente inferiore a quello che avrà il commercialista (che deve tenere conto delle situazioni complesse di clienti che hanno proprietà in comuni diversi, e che deve ricavare da questi servizi un profitto).

    Sarebbe demenziale che un comune chiedesse 30 euro per un F24 precompilato: primo, sarebbe un furto (non gli costa di sicuro così tanto); secondo, ammetterebbe di non essere capace di fare i propri conti (se chiedessi 30 euro ai miei clienti come rimborso spese per l’emissione della fattura credo che sul mercato resterei ben poco).

    Le procedure di pagamento di un servizio non possono essere confuse col servizio stesso. Per me è una profonda ingiustizia, per esempio, che lo stato ti chieda di pagare una tassa di circolazione delle autovetture, e non faccia in modo che questo pagamento possa essere fatto facilmente senza spese. Ieri ho pagato il bollo sul sito della Regione ed ho speso 3,50 euro per il servizio. Questa cosa è INTOLLERABILE. Sarebbe tollerabile se il bollo fosse una cosa facoltativa (voglio l’iPhone? mi chiedessero 10 euro di “servizio” per la vendita, facciano pure, resto libero di non comprarlo), ma non è tollerabile quando lo stato esige un pagamento puntandoti contro la pistola.

    Non mi paiono affatto concetti difficili. L’unico motivo per cui posso pensare che arrivi a certe conclusioni è il “conflitto di interessi” che denunci all’inizio. Probabilmente lo svolgere questo lavoro ti porta ad avere una visione troppo ravvicinata che ti fa perdere il quadro di insieme. Gran parte dei servizi offerti dagli studi commercialisti sono effettivamente giustificati solo dall’inefficienza (in malafede, come dicevo) della politica, che complica artatamente le cose semplici per dare mercato ad una vasta rete di clientele.

    1. PS: restando all’esempio delle fatture, è triste constatare che una parte significativa del prelievo fiscale serva a mantenere persone dello stato che hanno il compito di far funzionare il sistema dei prelievi. Quelli che invocano maggiori controlli sono spesso quelli che si lamentano per l’enormità delle tasse, senza rendersi conto che nella PA (e purtroppo anche nel privato) un sacco di gente si occupa di calcoli di stipendi e di procedure legate alla fiscalità, e di controlli fiscali. Stimo che almeno 1 su 10 dipendenti lavori su queste cose, che non sono per nulla produttive e sono una forma occulta di parassitismo. L’assurdo sono gli amministrativi della PA che si occupano delle buste paghe (e sono tanti!). Lo stato che paga gli stipendi ed applica tasse su questi stipendi che poi incamera esso stesso è veramente paradossale: gli stipendi pubblici dovrebbero essere esentasse e basta. Ma ovviamente si perderebbero parecchie clientele (stiamo parlando di migliaia di persone).

  6. Certo, se equipari la “compilazione della modulistica TASI” a un’ elemosina dovuta da tizio a caio!…

    Dicevo poi che la questione non è 100, 50, 30 o 15 euro ma riguarda la logica sottostante. Quanto alla definizione di servizio pubblico, purtroppo non è mia. E’ standard. Si impara a ECON1. In nuce appartiene già al buon senso di chi si chiede come mai lo stato faccia le strade ma non i panettoni. Se poi proprio si volesse andare sul formalistico ci si puo’ sempre rivolgere a Paul Samuelson, che ha ricevuto il solito Nobel per il suo impegno in queste tematiche, è lui che ha elaborato matematicamente i concetti intuitivi di “non escludibilità” e di “non rivalità nel consumo”. Che poi lo stato, ovunque nel mondo, “sconfini” tutti i giorni e tutti i momenti, che faccia l’ intermediario di elemosine (stato etico), che faccia dei favoritismi, che privilegi alcuni interessi privati su altri, è ovvio, altrimenti non esisterebbero nemmeno le lobby e i sindacati (lo stato ha fatto “veramente” i panettoni in passato!). Solo che quando lo fa si puo’ parlare di “abuso” potendo avanzare una giustificazione razionale ben fondata. E’ quello che ho tentato di fare.

    Capisco comunque le tue obiezioni ma credo che le risposte siano già tutte in quanto ho detto nel post e nei commenti precedenti. Potrei, come faccio di solito, adattarle in base alle tue ultime formulazioni. Purtroppo, e mi dispiace, ora mi manca il tempo.

    Solo una cosa ci tengo a precisare: affronto argomenti del genere solo come, diciamo così, “piacere intellettuale”. In altri termini, non penso parlandone di avere veramente un grande “conflitto di interessi”. Almeno in questa sede mi sento libero.

    Non c’ è nemmeno bisogno di credermi solo sulla parola, in questa sede, infatti, ho detto più volte che sono per l’ abolizione dell’ Albo (di ogni albo professionale), che spesso le complicazioni burocratiche mi sembrano create ad arte per darci lavoro, eccetera. Insomma, non ho mai faticato a pronunciarmi “contro il mio interesse”. Magari non l’ ho mai fatto e non lo farò mai altrove, ma in questa sede non mi è costato nessuna fatica.

    Per quanto riguarda la TASI, poi, magari potessi dire ai miei clienti andatevene in comune. Sarebbe un sollievo accantonare questo lavoraccio. E se davvero mandassero a tutti i precompilati corretti senza necessità di controllo (il controllo equivale alla compilazione) canterei l’ alleluia. Purtroppo i Comuni che li mandano creano ancora più casino, perché 3 su 5 sono sbagliati, per cui bisogna correggere, ma magari il tizio ha già pagato (2 su 5), allora bisogna istruire una pratica di rimborso (e i costi lievitano), poi però ha pagato anche il locatario che però ha utilizzato uno dei venti parametri in modo diverso, che si fa? ci si adegua a lui per evitare controlli incrociati o si procede come si ritiene a naso più corretto, si telefona in comune ma il comune non risponde da giorni, la coda all’ esterno esce sulla strada, poi però nel frattempo si viene a sapere che quest’ estate è nato un figlio e quel comune sperduto prevede detrazioni sui figli (ncd lo rivendica sul sito come una cnquista di civiltà? ma solo fino al secondo, poi solo a scalare, ma il nipote in comodato d’ uso gratuito ha ospitato il nonnino che ha cambiato residenza stabilendosi da lui senza dire niente a nessuno, e ha pure pagato un precompilato a capocchia visto che non è soggetto passivo secondo il dpr 233, e allora bisogna ricalcolarlo ricompilandolo con i differenziali per ogni codice tributo (due ore di lavoro), poi, colpo di scena, si viene a sapere che il nipote di cui sopra ha il 42% di invalidità e quel comune sperduto tra i boschi prevede detrazioni sopra il 40% (il pd rivendica sul suo sito tutto cio’ come una conquista di civiltà), bisogna rifare tutto, poi si paga, ma si scopre che in realtà quel comune ha spostato le sue scadenze “personalizzandole”, non solo, vuole pure la denuncia tasi ma solo su moduli ad hoc predisposti da lui, che però bisogna andare a ritirare in loco… quando saranno pronti perché adesso non lo sono anche se chi parla ha la voce incerta dell’ inaffidabile, ma non posso chiederlo al cliente perché se no chissà quando mi porta gli stampati, mi metto in macchina nel traffico pomeridiano per raggiungere le montagne, e poi si scopre che il comune ha abbassato i minimi rettificando quelli di default, ma in delibera non c’ è nulla di tutto cio’, certo è un post scriptum del regolamento emanato in luglio è tutt’ ora valido… e poi alla fine è sempre colpa tua, e tra tre anni ci sarà qualcuno – magari in comune – che come un professore ti farà la lezioncina su cosa dovevi fare e cosa non dovevi fare.

    1. Ok. Mi stai dicendo:
      1) che se lo stato mi dice quanto gli devo pagare, in realtà mi sta facendo un’elemosina, poiché capirlo è un mio compito, mio dovere, e deve essere a mio carico (avrei scritto la stessa cosa se avessi indicato 3 euro, infatti ho fatto l’esempio del bollo dove le spese sono solo 3,50 euro, che restano un furto anche se è poco);
      2) che se lo stato fa le strade per un quartiere ed io in quel quartiere non ci abito e per mia scelta decido di non passarci mai, lo stato sta facendo un servizio privato.

      Quella del “conflitto di interessi” per me era solo un tentativo di capire come potessi arrivare a sostenere simili teorie per me incomprensibili. So che molte volte ti sei espresso contro l’assurdità della fiscalità italiana, nonostante ti dia il pane. Per questo, ancora di più, non capisco questo tuo post.

      Il comune sperduto che crea la detrazione TASI all’invalido dovrebbe esserne al corrente più facilmente di quanto possa il commercialista che ha di fronte le assurdità di potenzialmente 5000 comuni diversi, e quindi teoricamente avrebbe più senso che lo facesse lui. Un dato di fatto è che questa della TASI è una delle tipiche idiozie all’italiana, ed i commercialisti dovrebbero fare una protesta di categoria, rifiutandosi di compilare i moduli. Immediatamente lo stato cambierebbe le regole e le renderebbe più decenti. Purtroppo però il sospetto è che ai commercialisti questi gineprai in fondo convengano. Non è un’accusa: è legittimissimo. Dovrebbe essere lo stato ad impedire simili iniquità (proprio perché non è facoltativo sottostarvi, non si parla di un iPhone). Purtroppo, come ho detto, tra i politici la categoria è ben rappresentata e non si preoccupa nemmeno granché di nascondere le proprie attività di lobbying.

      Noi stiamo per cambiare proprietà della casa in cui viviamo. E’ intestata al suocero, in comodato, e paghiamo come seconda casa. In più, nella parte in cui abita lui, c’è una parte di proprietà di mia moglie ereditata dalla madre defunta, per cui si paga una tassa in più anche sulla prima casa dove vive lui. E fino ai 5 anni dalla morte non si può fare un cambio di proprietà agevolato come parente diretto. Il notaio ci ha chiesto 3000 euro per il cambio, più la sua parcella (1400 euro, che incidentalmente ci ha lasciato intendere che vorrebbe in nero). Capisci da te che questo sistema è marcissimo, ed è fatto apposta per tutelare queste professioni fuori dal tempo. Poi il notaio certamente scriverà post per sostenere quanto sia importante il suo ruolo, quanto sarebbe iniquo e sleale se lo stato non costringesse i cittadini pagare la sua professionalità magari istituendo un servizio di passaggio di proprietà al catasto.

      Anche a me manca il tempo per continuare, poiché tutto quello che c’era da dire comunque l’ho detto nella prima risposta.

  7. 1) no, come è possibile che io decida quanto pagare? non detengo alcuna potestà legislativa;come se il tuo cliente decidesse i prezzi. I prezzi li decidi tu ma i costi amministrativi per calcolarli, documentarli e trasmetterli finiscono in bilancio e li addebiti a lui, ripeto, non sei Babbo Natale.

    2) no, la strada è un bene pubblico. Come faccio a sapere se ci passi o meno? Sta lì e potresti anche passarci, non posso “escluderti”. Certo, se un domani ci fosse un meccanismo efficiente di pedaggio telematico cesserebbe di essere un bene pubblico e i relativi costi potrebbero gravare solo su chi la usa, come giustizia e buon senso vogliono. Oppure il principio “chi usa paga” per te è “incomprensibile”? Se vuoi ti faccio un paio di proposte, vedrai come lo capisci immediatamente.

    Dici che il comune è favorito? Sprechi tempo nel fare congetture, e chi lo sa se è così o non è così?Ho proposto un metodo più semplice per verificarlo: che il comune faccia i suoi PREZZI a chi accetta di servirsi da lui – 100, 30 o 15 euro. Devono essere prezzi che consentano di coprire TUTTI I COSTI che sopporta per fornire i servizi privati (tredicesima, quattordicesima e quota-ferie dei dipendenti e quota-affitti dei locali impegnati comprese :-)). Con il tutto verificabile da una contabilità trasparente. Poi vediamo se è “il più favorito”, mi sa che ci facciamo due risate: solo per isolare i comodati e gli affitti dai tabulati dell’ ufficio del registro… Poi c’ è anche da distinguere il comune che compila l’ f24 su appuntamento, ovvero che fa un lavoro minimamente serio, dal comune che butta fuori solo cartaccia smarcandosi da ogni responsabilità. E magari pure quest’ ultimo avrebbe difficoltà a “starci dentro” se solo dovesse mantenere ragionevoli le cifre da addebitare per ogni f24 ai suoi “clienti”.

    Ooops… ho ripetuto i concetti già esposti in precedenza adattandoli alle tue riformulazioni. Vabbé, per me è sempre un utile esercizio.

    Ropeto le domande chiave: 1) trattasi di SERVIZIO PUBBLICO? e 2) trattasi di SERVIZIO ONEROSO?

    Naturalmente per rispondere bisogna sapere cosa sia un SERVIZIO PUBBLICO. Ripeto: “sapere”. Non avere una generica nozione intuitiva emersa in modo impreciso sul momento. Odio i link ma dopo il terzo post ne sgancio uno di base (siamo proprio alla voce enciclopedica) su questo punto cruciale http://www.econlib.org/library/Enc/PublicGoods.html

    1. 1) Ma io ho forse scritto che decido quanto pagare? Per il resto, è ovvio. I costi per il personale del comune finiscono in bilancio e fanno parte di quanto addebitato con la TASI. Non vedo il problema.

      2) Ma la TASI viene addebitata a tutti, non c’è qualcuno escluso. Chi non usufruisce dei servizi del comune? L’importante è che il servizio venga offerto senza escludere nessuno. Esattamente come tutti gli altri servizi comunali (ops, ci sono anche quelli solo rivolti agli indigenti, ma già hai detto che quelli non dovrebbero esistere, in quanto non sono servizi pubblici).

      Ops. Anch’io continuo a ripetere le stesse cose riformulandole. E’ utile anche per me capire i procedimenti mentali altrui. Insomma, quello che tu vorresti (a questo stadio della mia comprensione) è che il comune esplicitasse nell’ipotetica bolletta della TASI che esige quanta parte del maltolto va a finire nei costi di esazione della TASI stessa. Potrei anche essere d’accordo, in linea di principio. Se fosse applicato su tutte le tasse, ne vedremmo delle belle (ci sono enti tassatori quali la SIAE che costano più di quanto riescano ad incassare). Però a quel punto dovremmo poter vedere con la stessa trasparenza dove va a finire esattamente anche tutto il resto degli introiti comunali. Ogni impiegato comunale dovrebbe dettagliare quanti minuti dedica alla TASI e quanti all’affissione delle marche da bollo sui protocolli. Quanti minuti nell’incasso del bollo sulle carte d’identità e quanti nell’incasso dei buoni mensa scolastici. Quanti nell’emissione delle bollette e nella verifica dei pagamenti dell’acqua potabile (sì, da noi lo fa il comune) e quanti nei conteggi degli oneri di urbanizzazione. Perché a fare tutte queste cose sono spesso le stesse persone. E secondo la tua logica andrebbero esternalizzate. (In effetti per i pagamenti alcuni comuni delegano integralmente la riscossione alle banche, obbligando a pagare mense scolastiche e pulmini facendosi la coda allo sportello dell’istituto di credito di loro scelta. Io lo trovo un comportamento verminoso, uno dei molti soprusi che dobbiamo sopportare.)

      Però, se facessero questi conteggi, vorrei anche che mi dettagliassero il costo del tempo che dedicano a questi conteggi. E poi del tempo dedicato a quantificare quel costo. E così via in un loop infinito.

      1. PS: ti invito a non fossilizzarti ulteriormente sulla questione “servizio pubblico”, che è la tipica cosa su cui si può andare avanti a discutere per anni. Non è rilevante. Non è nemmeno interessante. Anzi, a guardare bene dubito che fare il conto della spesa sia un servizio al cliente in senso stretto! E’ un servizio svolto in favore dell’esercente, non del cliente (che del conto ne farebbe stravolentieri a meno!). E pertanto il costo è giusto che lo paghi l’esercente (ovviamente coprendolo con i ricavi). Esattamente come faccio io con la fattura, senza chiedere al cliente di pagare qualcun altro per i servizi di emissione della mia fattura. Prova a guardarla sotto questo punto di vista. Forse ti aiuterà a capire il mio punto di vista.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...