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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Una teoria dello sculaccione

Perché i nostri nonni trovavano del tutto naturale assestare uno sculaccione al marmocchio mentre noi ci ritraiamo inorriditi da un simile atteggiamento e quando ci capita di fare altrettanto consideriamo tutto cio’ un miserrimo fallimento del genitore che è in noi?

I tradizionalisti dicono che abbiamo ricevuto un lavaggio del cervello e siamo diventati tutti matti.

Non ci sto, non mi faccio lavare il cervello da nessuno io!🙂

I progressisti adottano la canonica impostazione volterriana: la Ragione ha illuminato la Modernità sulle brutture del passato facendoci capire che è doveroso tracciare una linea di confine, fare tabula rasa dell’ eredità e fondare qui ed ora  un Nuovo Mondo improntato alla reale Giustizia.

Ma nella risposta volterriana ci sono troppe maiuscole, non mi soddisfa.

child

Preferirei qualcosa che, pur tenendo nel dovuto conto i progressi dovuti all’ esperienza passata, non consideri mio nonno un marziano troglodita che abitava una galassia così distante dalla mia.

Mi piace allora concentrarmi su cosa unisce me e mio nonno.

Entrambi consideriamo che la disciplina abbia un ruolo nell’ educazione di un bambino. Lui, in realtà, nemmeno lo pensava, si limitava ad esercitare il senso comune, io invece cerco di affidarmi alla scienza moderna.

E’ la scienza a dirmi che Intelligenza e Volontà sono gli ingredienti principali per il Successo di una persona nel mondo moderno come in quello di ieri, e poiché l’ intelligenza è rigida e specifica la cosa migliore, quando si educa, è puntare sulla volontà.

So anche che la volontà si puo’ allenare.

So anche che gli effetti dell’ “allenamento” svaniscono abbastanza rapidamente e che per farli durare bisogna fornire solide motivazioni.

Ora, questo affare della motivazione è forse la questione centrale in ambito educativo,  trasmettere una passione è decisivo, tuttavia anche disciplinare la volontà ha un ruolo tutt’ altro che marginale.

In altri termini, la disciplina non è un ferrovecchio, oltre a fare degli spazi domestici un posto vivibile, plasma in qualche misura la forza di volontà dei figli.

Sia io che mio nonno sappiamo che in una casa alcune regole ci vogliono. Finché si puo’ se ne fa a meno ma ad un certo punto entrano in scena loro.

L’ esempio fornito dai genitori puo’ stimolare i comportamenti più appropriati ma non è sempre un toccasana: hai voglia a mangiar frutta e minestra affinché la Marghe ne assaggi a sua volta, hai voglia a fare i suoi compiti perché infine sia lei a mettersi di buzzo buono: vieni colto da allucinazioni e, mentre fai la prova del nove, ti appare la tua immagine mentre compili la sua tesi di laurea. Quando per l’ ennesima volta sono io a riordinare la stanza per fornire un buon esempio ho come la sgradevole sensazione che l’ incentivo sia scambiato dai marmocchi come la soluzione ottimale: ok, ecco chi sistema, non si capisce perché tanti strepiti, fine del problema, possiamo proseguire con i Lego.

I bambini sono dei miracoli della natura ed è la natura stessa che li indirizza verso un retto comportamento, l’ obbedienza spontanea, poi, è davvero un dono prezioso, quando il bambino obbedisce spontaneamente lo fa perché sente che così facendo si allea con il genitore, sente di avere un ruolo nella famiglia e sarebbe un vero danno spiazzare questi incentivi interiori con degli incentivi esteriori nocivi. Se pago mia figlia per lavare i piatti potrei umiliarla, specie se ci tiene a farlo spontaneamente.

Tuttavia, ci sono alcuni compiti che restano per lui faticosi e qui entrano in ballo regole, premi e castighi, ovvero gli incentivi esterni. Sul punto non c’ è Voltaire che tenga, sia la saggezza dei tempi andati che la scienza educativa più avanzata ci dicono che la regole conservano un loro ruolo, che la forza di volontà dei bimbi nel rispettarle conta molto e conterà anche nella vita futura, che questa energia è variabile da bambino a bambino e che si puo’ allenare.

So allora che la disciplina consiste anche nel rispetto di una regola.

So anche che una regola per essere ben costruita deve attenersi alla legge delle tre C:

Chiarezza: deve essere formulata in anticipo, in tempi di calma e concordia, magari con la partecipazione del bambino stesso.

Coerenza: l’ applicazione sporadica è dannosa, deve essere applicata sempre, anche per questo le regole devono essere poche.

Conseguenze: al mancato rispetto deve seguire una punizione, la celerità della punizione è cruciale affinchè sia ben chiaro il legame tra violazione e castigo.

Nell’ elenco brilla per la sua assenza la severità: se c’ è qualcosa che conta poco è la severità che, anzi, puo’ essere controproducente.

Fin qui sia io che mio nonno restiamo piuttosto compatti, perlomeno nel nome del buon senso. Perché allora in una famiglia volano le sberle e nell’ altra sono tabù?

Cerco di rispondere introducendo un elemento di novità e lo faccio concentrandomi sulla terza C, ovvero sulle punizioni (sia chiaro che lo stesso vale per i premi).

Io e mio nonno abitiamo due mondi molto diversi tra loro, penso per un attimo al mio: è un mondo in cui le mie bambine sono esposte a mille stimoli e a mille “tentazioni”: tv, giochi e giochini di tutti i tipi, youtube, facebook, film, cartoni, sms, cellulari, vetrine sberlucicanti, pubblicità mirate a tutte l’ ore… e chi più ne ha più ne metta. Una montagna di possibilità che incombe a una spanna da loro. Tutto cio’ da un lato mi crea mille problemi: devo dire molti no, ma dall’ altro mi facilita in modo sorprendente: posso dire molti no. “Posso” nel senso che ho una scelta ricca e variegata di punizioni (o premi) a mia disposizione.

Il fatto che ci siano tentazioni di ogni ordine e grado significa che posso scegliere in modo oculato la punizione più idonea alla bisogna: abbastanza dura da distinguersi da un premio e abbastanza “dolce” da non incorrere in una severità gratuita.

Il fatto che le tentazioni fiocchino in ogni momento del giorno e della notte mi consente di averne sempre a disposizione, di essere “veloce” nel punire, ovvero di stabilire una chiara connessione con la mancanza commessa. Posso, per esempio, proibire la sessione serale sui cuccioli di youtube se non si mangia la minestra: i due eventi sono distanti giusto una ventina di minuti tra loro.

“Dolcezza” e “celerità” sono proprio elementi fondamentali per la “terza C” e io ho la fortuna di averli sempre a disposizione.

Penso adesso al mondo di mio nonno: miseria serena ma nera, stimoli vicini allo zero se si tolgono i mandarini ricevuti in dono a Natale. Persino le marce del Sabato Fascista erano un diversivo eccitante, almeno si andava i paese e si vestivano strani indumenti. Come punire? Certo, si potrebbe dire ai figli che “… niente minestra, niente cinema…” ma siccome al cinematografo si andava due volte l’ anno a soffrirne leggermente era la celerità, senza contare la severità insita nel distruggere per una sciocchezza un sogno cullato da mesi. A pensarci bene, dato il contesto ambientale, forse quello sculaccione poco più che accennato restava la punizione ottima, anche secondo i criteri della pedagogia moderna. Se guardasse le cose da vicino chissà che neanche Voltaire abbia nulla da ridire, magari si accorgerebbe che i nostri “no” sono solo la “riconversione” di quello sculaccione e non un bando inorridito.

Riepilogo della teoria:

  1. La disciplina svolge pur sempre un ruolo nell’ educazione di un bambino
  2. La celerità nel punire chi viola una regola è essenziale
  3. La severità della punizione è controproducente
  4. In un mondo che offre ai bimbi continue tentazioni di ogni ordine e grado le punizioni dolci e celeri sono di facile reperimento.
  5. In un mondo povero scevro da tentazioni il mix di dolcezza e celerità offerto dallo sculaccione era ottimale.

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