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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Catechismo per meta-atei

E se la secolarizzazione del mondo moderno fosse sopravvalutata?

Alcuni autori pensano che la sua forza ci appare irresistibile perché sopravvalutiamo la religiosità nelle società passate (c’ era molta forma) e sottovalutiamo quella presente (nel privato c’ è più sostanza di quanta ne appaia).

Così come esistono i meta-credenti, ovvero coloro che affollano le Chiese senza credere sul serio, può darsi che esistano anche i meta-atei, ovvero dei credenti inconsapevoli, e chissà che anche qualcuno di loro non si salvi.

D’altronde, è detto che esistono “vie speciali” attraverso cui salvarsi pur posizionandosi fuori dalla Chiesa.

L’argomento è delicato in quanto parecchio “indeterminato”, in merito si spende  solo qualche vaga parola a cui è difficile assegnare un contenuto specifico.

Forse quando la dottrina andrà chiarendosi su un punto tanto cruciale avremo uno spiraglio anche per il meta-ateo.

In genere il meta ateo si reputa un tipo moderno, ama vedere se stesso come un erede dei “lumi”, come qualcuno che si affida alla ragione anziché alla superstizione.

Ebbene, chi tra i credenti giudica l’ Illuminismo come una pallida eresia del Cristianesimo – e siamo in tanti – sente anche una certa vicinanza con il meta-ateo, peccato poi che quei capriccetti così fisiologici tra cugini primi finiscano per rovinarne l’ ineluttabile abbraccio scavando un fossato più apparente che reale.

Il cattolico dovrebbe sempre muoversi avendo in mente i due pilastri dell’ evangelizzazione: 1) fare molti figli (sono il nostro futuro e in famiglia l’ ideologia fluidifica senza resistenze), 2) rivolgersi alle élite (l’ ideologia si propaga sempre dal centro alla periferia). Ebbene, meditando sul secondo pilastro  capiamo l’ importanza di un catechismo per meta-atei: gli atei sono sovrarappresentati nell’ élite di un paese avanzato.

D’ altronde, sono gli stessi cattolici che intervenendo sugli  argomenti più dibattuti, di solito in tema di dottrina sociale, amano far precedere le loro parole da espressioni del tipo: “userò solo argomenti laici… qui la fede non c’ entra”, “farò appello unicamente alla ragione dell’ uomo”. Dopodiché, per consolidare le loro tesi, amano citare a sostegno soprattutto autori dalla fede dubbia, meglio ancora se atei o agnostici.

Ebbene, la mia tesi è che il ventaglio di argomenti inerenti alla fede in cui è lecito “usare solo ragioni laiche”, in cui siamo autorizzati a “fare appello alla ragione dell’ uomo” risulta incredibilmente vasto e va molto oltre quelli angusti relativi alla dottrina sociale. Insomma, il dialogo con il meta-ateo puo’ andare ben al di là della discussione sulla natura del feto.

C’ è tutto un territorio  di convergenze possibili semi-inesplorato (o da riscoprire). Immagino che il meta-ateo, per avere concrete opportunità di salvezza, debba per lo meno aderire ad alcune verità che vorrei considerare come il suo Catechismo minimale.

Non voglio con questo dire che il catechismo del meta-ateo debba essere diverso da quello ortodosso ma solo che darà risalto ad alcuni aspetti che sarebbe inutile enfatizzare se a leggere fosse il tipico credente tutto d’un pezzo, in fondo muto solo il gergo senza che cio’ intacchi i concetti di fondo.

Riconoscersi cristiani non è facile, è un impegno che porta via un sacco di tempo: tra il lavoro, la famiglia, gli hobby, lo spazio che concediamo a questa scoperta è talmente limitato che uno rischia di essere potenzialmente un discreto credente senza accorgersene.

Qui cerco di facilitare l’agnizione liberando alcune verità della fede dal gergo teologico in cui sono intrappolate. La mia speranza è di non storpiarle e la mia convinzione è che si possano ricondurre al senso comune e quindi all’adesione di una platea più vasta rispetto a quella dei credenti.

Questa premessa farà suonare molti allarmi visto che di solito un discorso con questi accenti anticipa eresie provocatorie pronunciate con la tipica postura dell’ Autore à la page. Mi auguro vivamente che in questo caso non sia così, d’altronde non mi sento di buttare insieme alle eresie una premessa in sè valida.

Di seguito ho fissato una cinquantina di punti ciascuno dei quali meritevole di ben altro sviluppo, in effetti ho preferito privilegiare la quantità alla qualità. Alcuni non sono nemmeno in linea con l’ortodossia vigente, altri in palese contrasto (vedi quello sul Diavolo). Pazienza, si tratta solo di suggestioni, l’ importante è che sia chiara l’intenzione di fondo, dopodiché le  correzioni di rotta sono sempre possibili.

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  1. Dio. Il discorso è  lungo, e un pezzo è qui. In sintesi: il miglior modo di giungere a Dio è la ragione probabilistica, una strada che sembra spianata apposta per l’ ateo tutto cervello. In seconda battuta, per gli atei allergici ai ragionamenti (e sono parecchi), si propone di tornare alla mentalità infantile: siamo nati per credere, non c’ è niente di più semplice e positivo da fare. Si richiede solo di disincagliarsi da quel sarcasmo che l’ ateo reputa sommamente “adulto” oppure dall’ adorazione, che io credo sommamente infantile, di una Scienza compresa a metà.

  2. Nati per credere? In un senso banale è ovvio che tutti noi siamo nati per credere: lo scetticismo è giusto un’ esibizione leggermente narcisistica di intelligenza. In un senso più specifico noi non siamo nati per credere in Dio ma per adottare alcuni concetti che ci conducono facilmente all’ idea di Dio. Esempio: il bambino è particolarmente appagato delle “spiegazioni personali” (perché è successo X? Perché l’ ha voluto Y). Nel bambino la “spiegazione personale” domina su quella “meccanicistica”. Ebbene, il teismo è una “spiegazione personale”. Successivamente, le spiegazioni meccanicistiche soppiantano quelle personali, specie in chi si appassiona alle scienze, tuttavia queste ultime non spariscono dalla nostra vita, anzi, restano maggioritarie (“perché ho alzato il braccio? Perché l’ ho voluto!”).
  3. Relativismo. Alcuni meta-atei allergici ai ragionamenti sembrano anche poco propensi ad una fede in accordo con gli istinti primari dell’ uomo: “ci provo ma non ci riesco proprio a credere”. Francamente non penso che le cose stiano in questi termini, non abbiamo affatto perso i nostri istinti primari, penso piuttosto che molti non mostrino curiosità per una “Teoria del Tutto”, rimasta ormai appannaggio di scienziati e teologi. Per molti dare un fondamento alle proprie azioni non è così imprescindibile, forse il mondo moderno è talmente ricco di distrazioni che la vacuità del nostro agire non ha mai il tempo di emergere chiaramente e presentarsi ai nostri occhi: il relativismo non è che una forma di costipazione.  
  4. Religione: solo pronunciare questa parola fa venire le bolle a molti atei. Si rilassino, sono lecite definizioni dalla disarmante semplicità: è religioso l’ uomo che ordina il suo pensiero in modo che taluni concetti siano più importanti di altri. In questo modo si costruiscono gerarchie concettuali dotate di un vertice. Sono sicuro che alla luce di questa definizione molti atei saranno disposti a definirsi “uomini religiosi”, per esserlo, infatti, non è necessario credere in un dio, il buddismo, per esempio, è una religione ma non ha un dio.

  5. Spiegazione personale. Quando dobbiamo fornire la spiegazione di un evento possiamo puntare sul meccanicismo o su una spiegazione personale. Il teismo è una teoria del tutto fondata su una spiegazione personale: il mondo si spiega perché una persona l’ ha creato. Dice: “ma come si fa nel terzo millennio a violare impunemente il principio di causalità materiale credendo ancora che esistano degli atti liberi?”. E’ un dubbio che appartiene a molti atei che, se pensano al libero arbitrio ne riconoscono l’ esistenza, ma poi quando pensano alle leggi ferree della scienza si ritraggono intimoriti. Bè, da quando sono state scoperte le leggi della meccanica quantistica anche la scienza ha cessato di credere alla legge di causalità, non che la meccanica quantistica e il libero arbitrio abbiano niente a che fare tra loro ma se il vostro timore è quello espresso più sopra potete tranquillizzarvi. E poi il libero arbitrio lo si constata osservandolo in noi stessi, se si negasse valore alla semplice osservazione si negherebbero le basi della scienza, se l’ osservazione non vale in questo caso allora non vale nemmeno per la vista, l’ udito eccetera. Insomma, la legge di causalità spiega molti fenomeni ma durante la nostra giornata io incontro molti più fenomeni a cui si attaglia la spiegazione personale.
  6. Agnosticismo. Molti atei sembrano temere la parola che li definisce e così con un soprassalto di umiltà preferiscono dirsi agnostici (e taccio di quelli che addirittura che per pudore si dicono “laici”). In un certo senso li capisco visto lo spettacolo indecoroso di alcuni loro correligionari ma se cerco una reale differenza ho problemi. Costoro, infatti, pensano così: ho raccolto qualche indizio dell’ esistenza di Dio ma non lo trovo sufficiente per credere, così mi astengo. Ma questo è l’ esatto ragionamento che fa l’ ateo militante, salvo trarne le conseguenze più coerente: non “mi astengo” ma “non credo”. Invito quindi questi agnostici ad affrontare le loro paure (nonché le etichette sociali” e quindi a fare il loro passo, nella speranza che sia un passo verso la fede.
  7. Great divide. Dirsi “credente” è impegnativo, vieni subito etichettato e spesso non si tratta di definizioni piacevoli, se ti va bene sarai visto come un superstizioso. Eppure è arduo pensare che il great divide passi tra credenti e non credenti, a volte c’ è più differenza tra chi crede nella verginità della Madonna e chi nicchia che tra credenti e atei. Non lasciatevi spaventare dalle convenzioni sociali, concentratevi su un great divide più significativo rispetto a quello consueto, un atteggiamento del genere potrebbe aiutarvi a fare il primo passo, ovvero a dire “Dio esiste”, affermazione che ha veramente poco a che fare con la superstizione.
  8. Incarnazione. Un fenomeno all’ apparenza incomprensibile ma poi, quando ci si pensa meglio: cosa dobbiamo aspettarci dall’ amante una volta che constata la sofferenza dell’ amato? Che si avvicini a lui, che spartisca con lui la pena. Ecco, ora l’ incarnazione ci appare come la scelta più sensata.
  9. Il Messia. Dio padre manda suo Figlio al macello, vi sembra giusto? E’ questo un Dio buono? Un padre buono non sacrifica il figlio. Non è sempre così, pensate al caso di una guerra e di una coscrizione non obbligatoria per i soggetti da 18 a 21 anni soggetta al veto del padre. Un padre buono potrebbe anche scegliere di non porre il veto, magari perché ritiene quella guerra decisiva per le sorti dell’ umanità e l’ atto del veto come un atto egoistico. oppure si pensi a quel padre che chiede ai figli di rinunciare alla discoteca per aiutare la vicina malata a far la spesa. Costui è un padre egoista che sfrutta i figli o un padre buona che educa la prole ai valori più elevati?
  10. La Scrittura. Il non credente trova decisamente assurdi molti passaggi scritturali, così come trova improponibile la lettura che il fondamentalista ne fa. A costui bisognerebbe ricordare di contestualizzare storicamente la descrizione degli eventi ma soprattutto bisognerebbe ricordare che noi vediamo le verità ultime come attraverso uno specchio; molte descrizioni sono quindi solo un’ immagine del vero. E’ nostro compito interpretare queste immagini per avere un’ idea la più fedele possibile dei concetti legati alla fede cristiana. Molto di cio’ che risulta ostico al non credente si dissolve una volta che si approfondisce la metafora sottostante.

  11. Giudizio universale – La responsabilità individuale sta alla base dell’ individualismo moderno, anche per questo alla maggioranza di noi non dovrebbe essere difficile accettare un concetto come quello di Giudizio Universale. Oltretutto la fede nel Giudizio Universale ci libera dalla superstizione del Giudizio Terreno che si terrebbe, che ne so, nelle aule di qualche tribunale con piemme superstar.

  12. Giudizio universale. E’ giustificabile per chi distingue tra giustizia e male. Ci sono dei mali che non implicano dei colpevoli, ovvero un’ ingiustizia da sanare. Ecco allora che di questi mali si tiene conto in sede di Giudizio universale. Se le mie facoltà cognitive sono limitate la cosa non verrà tenuta in conto nel giudizio mondano, un omicida, per esempio, è tale a prescindere dal suo QI, ma la cosa verrà soppesata nel giudizio universale.
  13. Giudizio Universale: serve perché noi non sappiamo chi ha fatto veramente del bene al prossimo: ai poveri ha giovato più Norman Borlaug (fautore della rivoluzione agricola) o Madre Teresa?
  14. Provvidenza – Dall’ “ordine spontaneo” alla “mano invisibile”, l’ uomo moderno ha riciclato in vari modi il concetto di “Provvidenza”. Il fatto è che risulta insensato affrontare la complessità del mondo con una programmazione ferrea, qualcosa ci sfuggirà sempre poiché la conoscenza è dispersa e non concentrabile in un unico progetto. Non resta allora che saper trattare l’ imprevisto affidandosi alle poche leggi che governano il caos, inutile opporvisi redigendo progetti meticolosi. L’ “ordine spontaneo” con cui l’ uomo moderno affronta la complessità emerge naturalmente e anonimamente senza un responsabile; superfluo far notare quanto questo processo descritto dai più grandi scienziati sociali della modernità echeggi il concetto di Provvidenza.

  15. Peccato originale – Viviamo in un mondo con risorse limitate, è l’ assunto della modernità. Se l’ aspirante credente si trova a disagio pensando al “senso di colpa”, che accetti almeno i suoi limiti, un riconoscimento in tal senso è più che sufficiente per penetrare il concetto teologico di peccato originale.

  16. Libertà – C’ è chi si fa spaventare dal concetto di libertà proposto dai cristiani, in effetti è concettualmente distante da quello moderno. Ma che problema c’ è? Basta sostituirlo con quello di felicità e tutte le tessere del mosaico tornano al loro posto. Per il cristiano è libera la creatura che segue il suo fine, per noi moderni, al contrario, la libertà è un metodo per rintracciare sperimentalmente il nostro fine, tuttavia possiamo tranquillamente concordare sul fatto che se “una creatura segue il suo fine” è più felice. Difficile esserlo sbagliando strada.
  17. Albero della conoscenza… – Nella vulgata liberale l’ abuso della conoscenza è l’ errore più grave anche nel mondo moderno. Le cose sono più complicate di quanto le facciamo e l’ errore più comune è quello di credere di padroneggiare tutto.

  18. Poveri di spirito: la fiducia, merce rara di cui la modernità è assetata, si costruisce anche con l’ apporto di una certa povertà di spirito.

  19. Poveri di spirito – L’ umile del Vangelo – Gesù in primis – non spreca energie per difendere il suo status e la sua immagine e così facendo ne fa risparmiare agli altri; se prendessimo esempio da lui, quanta invidia eviteremo, quante risorse potremo indirizzare verso scopi più fruttuosi.

  20. Fine del mondo. Ascoltando il Santone che proclama l’ imminente fine del mondo con accenni millenaristi scatta l’ ilarità. Eppure le riflessioni più pacate e razionali sul futuro del nostro pianeta confermano – sempre in termini probabilistici – una fine vicina. Insomma il dibattito razionalista sul paradosso di Fermi e il Grande Filtro giunge a conclusioni apocalittiche.

  21. Paradiso/Inferno – Una vivida immagine della nostra responsabilità, ovvero di un’ architrave delle società contemporanee.

  22. Inferno: c’ è chi si è turbato per una pena tanto dura. Esimi giuristi hanno addirittura affermato che non è “costituzionale”. La mia impressione è che in questi casi la profonda comprensione del diritto non sia accompagnata da una altrettanto valida comprensione della teologia. L’ Inferno è un luogo fuori dal tempo nonostante le immagini che ce ne diamo. Se dovessimo davvero trasporlo nel tempo allora dovremmo immaginare i dannati come eterni recidivi. Ecco, una volta tradotto in termini rigorosi l’ Inferno, una volta immaginati i dannati per quel che sono, l’ immagine dell’ Inferno non solleva più obiezioni gravose.

  23. Povertà evangelica. L’ esaltazione della povertà e la condanna della ricchezza che ricorre nei Vangeli crea imbarazzo nella mentalità contemporanea. In realtà crea imbarazzo anche in me e non so come uscirne. Forse il “ricco” dei Vangeli è semplicemente il disonesto, un tempo non ci si arricchiva producendo ma rubando al prossimo. Oppure il ricco è il superbo che si contrappone al “povero di spirito” di cui sopra. Tuttavia puo’ darsi che non ci sia rimedio: la scrittura condanna la ricchezza; in questo caso, se non si vuole cadere nel pauperismo, è la Chiesa chiamata a sovvertire l’ insegnamento, soluzione non nuova (vedi sotto il precetto della “sottomissione ai mariti”). In ogni caso, arduo problema.

  24. Purgatorio. Il Purgatorio fa venire in mente tutti gli aspetti più bizantini della fede cristiana, lo avrà pensato anche chi tra gli uomini di Chiesa non molto tempo fa voleva abolirlo. Eppure a me il Purgatorio sta simpatico, lo trovo consonante con la radicale libertà conferita all’uomo, una libertà che mette in crisi anche l’onniscienza divina e che costringe Dio a farci vivere per poterci giudicare. Ebbene, anche dopo morti Dio potrebbe non essere in grado di capire il bene e il male che ha compiuto una persona sulla terra. A questo punto diventano decisive le esternazioni intercessorie, ovvero le manifestazioni d’affetto, di quei testimoni ancora in vita. E per soppesarle con la dovuta calma un”parcheggio” quale il Purgatorio è l’ideale.

  25. Ascensione. Sottende una verità importante: la nostra salvezza non comporta una rinuncia alle felicità mondane. La prosperità mondana non si contrappone alla redenzione spirituale. In altri termini: noi saliremo al cielo con tutto il nostro corpo, non dobbiamo affatto rinunciarvi o ripudiarlo.

  26. Riti e sacramenti. La mentalità moderna è refrattaria  alla liturgia religiosa, la si vede come uno spreco o al limite come un affascinante arredamento. Eppure non si sottovaluti troppo la funzione che il rito ha giocato nella storia. Mi limiterei a considerare otto punti, chi li ritiene importanti sarà portato a rivalutare i riti fastosi e i sacramenti.

  27. Riti e sacramenti. Molto spesso la liturgia è in connessione potente con la bellezza e chi pensa che la bellezza debba avere un ruolo importante nella propria vita allora  in una Chiesa Cattolica sarà come a casa sua.

  28. Tradizione. Non vi è dubbio che la Chiesa sia custode di Tradizioni ben radicate e che questo indulgere alla Tradizione disturbi il meta-ateo progressista. Ecco allora la necessità di pronunciare due parole a suo conforto: la miglior difesa della Tradizione riposa nella struttura della ragione, in particolare quella moderna adottata dalla scienza, ovvero la razionalità bayesiana, secondo la quale ogni novità  non rimpiazza ma aggiorna al margine il cumulo delle conoscenze pregresse senza mai prescindere da esso. Le ragioni a priori diventano un campo fertile su cui costruire, dimenticarsene ci conduce dritti dritti nell’ incongruenza della tabula rasa volterriana. E agli adoratori della Democrazia, tra i progressisti meta-atei abbondano,  ripeterei in proposito le parole di Chesterton: “… la Tradizione non è altro che una democrazia in cui votano anche i nostri antenati…”. 
  29. Gesù. Alcuni meta-atei non lo amano, lo considerano un pezzente propalatore di idee pauperiste. In parte è vero, tuttavia, se stiamo alle categorie contemporanee, lo considererei un radical chic: figlio di imprenditori (con dipendenti), agiva e predicava in favore dei poveri e del pauperismo, senonché frequentava soprattutto i ricchi e le èlite cittadine, amava vestire bene, i profumi, la buona cucina…
  30. Apostoli. Non c’ è motivo di rifiutare il “principio di testimonianza“: se di qualcosa so poco niente mi affido a chi testimonia disinteressatamente, almeno fino a prova contraria. L’ alternativa? Il “principio del bias”: le testimonianze sono spesso fallaci, la psicologia del testimone lo trae in inganno. Che i bias del testimone esistano è fuori di dubbio ma da qui a farne il principio di partenza ce ne corre.

  31. Teodicea: Male e Bene. Molti atei si sono allontanati dalla fede cristiana perché la teologia dà conto del male nel mondo. E in effetti  sul punto puo’ sembrare a qualcuno farraginosa ma non ai temperamenti libertari: è infatti la grande importanza annessa da Dio alla libertà umana che giustifica il Male in questo mondo. Quanto più darai valore alla libertà, tanto più apprezzerai la scelta divina! In sintesi: non solo l’ uomo puo’ “scegliere il male”, e quindi introdurlo nel mondo, ma l’ uomo non puo’ nemmeno essere giudicato se non sottoponendolo a delle prove che contemplano anche la presenza del Male nel mondo: la sua libertà è tale da rendere Dio un giudice ignorante qualora dovesse giudicare a priori. Poiché dal male puo’ uscire anche un bene diremo che a Dio – per poter essere “buono” – non resta che un dovere: fare in modo che tra male e bene complessivo il bilancio sia il migliore possibile.

  32. Ingenuità della fede. C’ è chi denuncia il pensiero dei credenti come ingenuo, si dice: “le cose non sono come sembrano”. Si dice: “la scienza ci ha insegnato che dietro le apparenze si nasconde una realtà più complessa…”. Tutto questo è vero ma cio’ non toglie che ogni pensiero ordinato debba partire da concetti semplici, ovvero dalle intuizioni più immediate. Solo quando saranno confutate saremo autorizzati ad abbandonarle in favore di alternative più coerenti. L’ ipotesi religiosa rientra quindi in un pensiero ordinato e non in un pensiero ingenuo. Principio di Credulità: data l’assenza di un qualsiasi motivo per non crederci, si dovrebbe accettare quello che sembra essere vero (ad esempio, se si vede qualcuno che cammina sull’acqua, si deve credere che stia accadendo)

  33. Anima – La modernità non puo’ prescindere da identità e continuità della persona e delle sue responsabilità, di fatto non ha mai rinunciato alla nozione di anima anche se con trucchetti terminologici fa credere di averlo fatto. Quando mi alzo alla mattina sono la stessa persona che si è coricata la sera, questo non me lo garantisce la scienza, me lo garantisce un’ adeguata filosofia dell’ anima.

  34. Anima. Alcune teorie della mente in voga nel recente passato negano ogni componente estranea alla elaborazione delle informazioni, per loro la mente non è altro che un sofisticato computer. Domanda: ma la forza di volontà (per esempio) da dove deriva? Difficile rispondere per chi difende la teoria della mente/pc, molto più facile per lo psicologo che pensa alla mente come ad un centro energetico.

  35. Anima in attesa di Giudizio. Sembra davvero assurdo che le anime possano vivere distaccate dai corpi, ed invero alcuni teologi lo negano. Eppure a guardar bene la cosa non è così impossibile. Innanzitutto non è impossibile da immaginare: pensate di svegliarvi e farvi delle domande al buio, l’ ipotesi che non abbiate un corpo vi apparirà credibile, di sicuro non impossibile. Ma c’ è di più: attraverso gli esperimenti mentali del teletrasporto e del brain split è possibile constatare che il legame tra corpo ed identità è molto più tenue e problematico di quel che si pensa comunemente.

  36. Trinità – Dio è amore: 1) l’ amore più nobile è quello tra pari e 2) la fiducia è contagiosa (si autoalimenta). Per il punto uno: Dio genera il Figlio per poter amare un suo pari. Per il punto duo: la fiducia è un bene sociale essenziale e lo spirito è la forza che lo moltiplica.

  37. Trinità – Molte persone ritengono il concetto della Trinità cristiana un’ assurdità, eppure tutti noi sperimentiamo di continuo la presenza di più persone in un unico soggetto. Esempio: io non voglio mangiare dolci, eppure, se ora mi trovassi di fronte ad un dolce non potrei fare a meno di divorarlo. È proprio come se in me convivessero più persone. Il fenomeno è noto agli economisti come “incoerenza temporale”. Inoltre, a ben vedere, potrei immaginare che in me c’ è una terza persona che agisce strategicamente affinchè io non possa trovarmi di fronte ad un dolce. Un pò come Ulisse che si fece legare all’ albero per non seguire il canto delle Sirene. Ebbene, qui forse non esiste alcuna analogia nel merito rispetto alla Trinità cristiana, tuttavia balza all’ occhio come anche per l’ uomo moderno la convivenza di più persone nello stesso soggetto sia tutt’altro che assurda

  38. Spirito – Il determinismo materialista non si coniuga bene con la responsabilità personale, concetto chiave della modernità. Dove andremmo senza “responsabilità”? E l’ unico solido fondamento della responsabilità è cio’ che chiamiamo “spirito”. Come se non bastasse persino la scienza contemporanea – ammesso e non concesso che spieghi tutto – smentisce i resoconti meccanicistici in cui la descrizione delle realtà materiali esaurisce ogni resoconto.

  39. A immagine di Dio – L’ uomo è un’ intelligenza, di portata inferiore a quella divina ma pur sempre un’ intelligenza. In questo senso ci distinguiamo dagli altri animali. Una distinzione confermata dalla scienza, in particolare dalla linguistica.

  40. A Immagine di Dio. Il fatto che OGNI uomo sia stato creato a sua immagine implica il concetto di uguaglianza tanto caro ai moderni. A volte lo diamo per scontato concentrandoci sul “tipo” di uguaglianza da privilegiare, e così facendo dimentichiamo il prezioso lascito. Illustri filosofi hanno sottolineato il fondamento divino dell’ individualismo moderno, specialmente nel filosofo John Locke.
  41. Il dominio sul creato – La concezione proprietaria è tipica delle civiltà più avanzate. Quando denunciamo un abuso di solito lo facciamo perché le vittime sono altre persone, altri esseri umani. Perché, per esempio, si condanna il riscaldamento globale? Perché questi processi rischiano di danneggiare le generazioni future, è più raro che lo si faccia per salvaguardare i ghiacci del Polo presi come valore in sè. Certo, qualcuno lo fa ma difficilmente la sua denuncia ci tocca. L’ uomo, quindi, resta al centro di tutte le nostre preoccupazioni etiche, almeno implicitamente, quindi, ognuno di noi crede che il creato sia solo uno strumento a sua disposizione per consentirgli di prosperare: nel rispetto del prossimo può utilizzarlo come crede.

  42. Maria. Secondo molti un orpello trascurabile, ma forse non è così: il Dio dei cristiani è personale, purtroppo per noi è difficile pensare ad una persona asessuata sebbene Dio lo sia. Ebbene, se per tradizione pensiamo a un Dio padre, ecco che la figura di Maria compensa il bias cognitivo e ci aiuta a pensare il lato femminile di Dio, quello materno. Nessuno negherà che non ha senso sbilanciarsi sul sesso di dio e che dunque il ruolo metaforico che gioca la Madonna è estremamente importante.

  43. Perdono e giustizia. Molti osservatori delle cose della religione cristiana trovano difficoltoso conciliare la misericordia divina con la giustizia. Secondo me questo imbarazzo si ridimensiona se andiamo a vedere cosa richiede il perdono cristiano: innanzitutto il pentimento, poi le scuse ed infine il risarcimento, almeno fin dove si può. A ciò si aggiunga anche un senso di debito perenne verso l’ offeso. Mi sembra che in questa ottica l’ atto del perdono assuma dimensioni molto più umane e prossime al senso comune, ma soprattutto mi sembra possa riconciliarsi con la giustizia. Teniamo poi presente che l’ etica cristiana è virtuistica e mira quindi a comportamenti “perfetti”: come si puo’ non perdonare quando si richiede la perfezione?

  44. Perdono – Una certa tolleranza informa le società più dinamiche; l’ azione è tutelata e si perdona molto a chi opera, spesso a scapito della passività.

  45. Preghiera, obbedienza e clausura – Sembrano un momento antitetico al pensiero critico, ed in effetti alcune hanno il compito di rafforzare la nostra fede e le nostre convinzioni ma altre ci  consentono un esame di coscienza spogliandoci della nostra consueta ipocrisia (penso a quelle prima della confessione). Altre ancora ci facilitano l’ astensione da ogni azione. Spesso l’ astensione è l’ opzione migliore ma noi non sappiamo sceglierla. Questo è vero specie in un mondo complesso, fragile e iper-specializzato dove ci sentiamo chiamati ad agire ma non sappiamo dove mettere le mani fuori dal nostro campo, ovvero nel 95% dei casi. Infine ve ne sono alcune che hanno fini intercessori, e il loro senso è meglio spiegato nel punto che segue.

  46. Preghiera. La preghiera intercessoria sembrerebbe un non-sense per il laico acritico ma a guardar bene le cose non sono proprio così. Se la nostra libertà toglie a Dio parte della sua onniscienza, ha senso allora mostrargli l’intensità dei nostri desideri più reconditi. Forse lui non li conosce esattamente e constatandone la portata può intervenire per mutare le cose secondo le leggi della teodicea.

  47. Gesù e la legge ebraica – Gesù la rispetta, è un buon ebreo, anche se di quando in quando trasgredisce: il Sabato è fatto per l’ uomo e non viceversa. Gesù non è nè un cittadino impeccabile nè un rivoltoso, rappresenta la giusta via di mezzo. Anche per noi moderni il culto della legalità è una perversione, anche per noi esiste ed è giusto che esista un discrimine tra legalità e legittimità. Se non esistesse non saremmo dei liberali.

  48. Santi – La funzione trainante delle élites conta molto anche nelle società moderne.

  49. Vocazione – Sembra un termine tanto antiquato, eppure il concetto sottostante è quanto mai moderno: valorizzare il proprio talento è un imperativo della modernità. Fa bene a se stessi e fa bene alla comunità. La parabola dei talenti rinforza questo punto.

  50. Parabola del fico. Un invito fatto all’ uomo a sfruttare la terra facendola fruttificare. La mentalità moderna dovrebbe essere sensibile a questo punto. In genesi ulteriori passi incoraggiano in questo senso.
  51. I pani e i pesci – Moltiplicare i beni per distribuirli è l’ obbiettivo di molte società moderne. E si badi bene all’ ordine delle azioni.

  52. Parabola del cieco. Gesù viene accusato di aver operato il Sabato, e qui lui pone la distinzione cruciale tra legalità e legittimità. L’ idolatria della legalità è un vulnus di molte società moderne che l’ insegnamento di Gesù aiuta a combattere
  53. I profumi di Marta. Marta spande profumi su Gesù ma c’ è chi recrimina per lo spreco, si tratta di risorse che sarebbero meglio impiegate a beneficio dei poveri. Molti anti-pauperisti fanno leva su questo passaggio per segnalare che la causa dei poveri non è quella fondamentale, io, qui, vorrei sottolineare un altro aspetto: il Vangelo mette in evidenza che anche investendo per i poveri si realizzerebbe uno spreco poiché (il burocrate) Giuda, l’ addetto alla cassa, stornava da quei fondi. Riecheggia in modo chiaro la moderna teoria del “secchio bucato”: trasferire risorse è affare costoso e spesso non è consigliabile anche se l’ atto in sé sarebbe auspicabile. Pura “public choice virginiana” nel cuore dei Vangeli!
  54. Confessione ed esame di coscienzaL’ introspezione è l’ atto da cui parte ogni forma di conoscenza seria, anche del mondo moderno.

  55. Pace – Il pacifismo cristiano a volte puzza d’ ingenuità ma forse merita una riconsiderazione. La guerra è un mostro che raramente l’ uomo è stato in grado di controllare, e se la dottrina della “guerra giusta” è in teoria la più corretta, la professione di un sano pacifismo alla fine dei conti risulta forse l’ opzione più pragmatica: ci sono molte guerre giuste che i governi potrebbero combattere ma poiché i governi sono incompetenti e con interessi disallineati rispetto a quelli del popolo saranno più i danni combinati che i problemi risolti, senza contare che una volta sdoganata l’ interferenza governativa non arretrerà allorchè l” emergenza sarà superata. La legge del “due passi avanti e uno indietro” è tra le più salde delle scienze politiche.

  56. Sacra famiglia – La famiglia monogamica “tradizionale” nasce con l’ agricoltura e la proprietà privata, favorisce da sempre l’ accumulo di capitale ed è quindi funzionale ad ogni società moderna capitalistica. Adorarla nelle Chiese fa bene alla società tutta.

  57. Sacra famiglia. Come formare l’ individuo? Meglio valorizzare la solidarietà familiare o quella statale? Ebbene, la famiglia si fa preferire per tre motivi razionali: 1) La solidarietà familiare è più naturale e quindi puntare su quella è molto meno costoso. 2) Quanto più è piccolo il gruppo di appartenenza quanto più necessitano alleanze esterne. Poiché la solidarietà si ottiene anche con la costruzione del nemico, meglio che il nemico sia qualcuno con cui scendere a patti. Lo stato puo’ permnettersi di non scendere a patti, puo’ permettersi un’ autarchia maggiore e quindi puo’ permettersi di considerare “assoluto” il proprio nemico. 3) La solidarietà si costruisce facendo appello alle motivazioni interiori: mi sento parte del gruppo poiché do’ un mio contributo volontario, se solo mi pagassero mi sentirei un mercenario escluso dall’ intimità di gruppo. Ora, uno stato non puo’ certo rinunciare alle motivazioni esteriori (sanzioni) e poiché queste ultime erodono di fatto le prime il compito di costruire una “fraternità di stato” diviene estremamente dispendioso quando non impossibile. 4) In famiglia le durezze inevitabili della disciplina sono imposte da chi ci ama, è questa la condizione migliore per non fare danni.

  58. Sacro – Premesso che la religione cristiana ha ridotto al minimo il ruolo del “sacro” nel vivere sociale, a volte scordiamo che anche la modernità ammette l’ esistenza di un nucleo oggettivo di realtà  “non negoziabile”. L’ equivoco alligna in chi mescola modernità e post-modernità, quest’ ultima visione propone una narrazione alquanto seduttiva ma, alla resa dei conti, presa sul serio solo da pochi intellettuali barricati nelle loro università.

  59. Legge naturale – Spesso dileggiata non è affatto un concetto strambo, specie per una mentalità liberale. Occorre però un minimo di approfondimento.

  60. Miracolo. Qui la conoscenza a priori è decisiva, non chiedetevi se credere al miracolo X di sant’ Y, chiedetevi se Dio esiste. Chiedetevi se ci ha creato per amore. Chiedetevi se ci sono motivi per compiere un miracolo. L’ importante non è credere ai miracoli, l’ importante è ammetterne la possibilità. L’ ambiente naturale in cui agisce il miracolo è l’ animo umano, lì le leggi sono meno ferree, cio’ detto non esistono valide ragioni per negare la possibilità di miracoli in natura: una guarigione, un evento straordinario. Data la nostra conoscenza a priori, tre fattori vanno valutati con delicatezza prima di credere: 1) le evidenze empiriche a disposizione, 2) la ratio sottostante e 3) l’ occasionalità (deve trattarsi di una sospensione della legge di natura non di una confutazione). Non è necessario credere a quelli proclamati tali dalla voce popolare, io, per esempio, sono scettico e vivo felice. La fede nell’ Incarnazione e nella Resurrezione di Gesù mi bastano e avanzano. A quelli proclamati nei dogmi devo credere per obbedienza – e qui semmai discutiamo del valore che ha l’ umiltà dell’ obbedienza – ma agli altri, io francamente credo ben poco e non sento compromessa la mia fede. Ad ogni modo il miracolo è una firma divina da apporre con parsimonia per non turbare l’ ordine in base al quale facciamo le nostre scelte di uomini. Continua.

  61. Apparizioni. Quando il meta-ateo sente odore di apparizione scuote la testa. Alcune cose che dovrebbe considerare:

    1. Il fenomeno è coerente con la nostra conoscenza a priori (vedi alla voce miracoli).
    2. L’ intervento divino puo’ ben essere motivato: rassicurare, aiutare, promuovere la fede.
    3. Valutare l’ attendibilità della fonte, essenzialmente la sua stabilità psichica.
    4. Fai fatica a credere alle apparizioni esteriori? Prendile come interiori, la sostanza non cambia.
    5. Principio di credulità: le cose sono come appaiono, salvo prova contraria.
    6. Perché Dio appare sempre ai credenti? 1) Non è vero, 2) Bisogna sapere cos’ è un telefono per poterlo riconoscere.
    7. Perché Dio appare ai bisognosi? Ma è proprio quel che ci aspettiamo da lui: che aiuti i bisognosi.

    Qui si continua a parlarne.

  62. Resurrezione di Gesù. E’ solo un orpello della fede? No, innanzitutto è un miracolo cruciale, poi adempie alle scritture, in terzo luogo realizza le parole di Gesù, specialmente le più pregnanti, quelle con cui ci promette la redenzione: la morte di un Dio è necessaria per riparare il danno infinito dell’ offesa ad un Dio.
  63. Superstizioni. Ammetto che un contorno molto vasto della fede è costituito da superstizioni ma aggiungo subito due cose: 1) non confondiamo la superstizione con la ritualità: il rito ha una funzione ben precisa e razionalmente esplicabile nelle comunità umane; 2) superstizione non equivale ad irrazionalità, in passato molte di esse erano funzionali all’ ordine sociale. L’ irrazionalità sta nello conservarle ad oltranza anche una volta cessate le condizioni che la rendevano necessaria. Un credente razionale puo’ tranquillamente tralasciare le superstizioni avendo cura di conservare verso chi le coltiva un rispetto umano di fondo che non ne turbi la fede.

  64. Il dono della vita. Per un credente la vita è dono e per questa elargizione è tenuto a ringraziare il Creatore. Un atteggiamento spesso estraneo all’ ateo, specie se misantropo. Eppure l’ assioma delle preferenze rivelate (su cui si basa la scienza economica, forse la più “atea” tra tutte le scienze) prevede che se consegno cento euro a Tizio miglioro – o al limite mantengo stabile – il suo benessere. Se la cosa vale quando conferisco cento euro a maggior ragione vale quando conferisco “la vita”. Se l’ateo misantropo è insensibile alle bellezze della vita che mediti per lo meno sugli assunti fondamentali delle scienze economiche che dominano la civiltà contemporanea.

  65. Laicità – In paradiso non ci sono solo i santi, eppure è un dovere tendere alla santità. Il confine tra diritto al paradiso e santità è un concetto che prefigura quello della laicità: c’ è un minimo a cui siamo tenuti e un massimo a cui tendere. Deontologia e Virtù, in questo spazio si gioca la laicità della società cristiana. La separazione è ancor più visibile se esaminiamo Antico e Nuovo Testamento: nel discorso della montagna Gesù introduce la misericordia ma allo stesso tempo inasprisce gli obblighi: se prima era proibito l’ adulterio ora diventa proibito anche solo pensare alla donna d’ altri; se prima vigevano i limiti della legge de talione ora si è tenuti ad amare il proprio nemico. E così via. Questo “inasprimento” segna il passaggio da una proto-deontologia alla virtù.

  66. Appello al cielo. Il diritto alla rivoluzione contro la tirannia e la legalità è un principio caro ai moderni e nessuno dubita che abbia un’ origine religiosa: solo facendo leva su un valore estraneo alla politica posso ottenere il diritto ad un’ azione contro la politica. Lord Acton e John Locke, due ferventi personalità religiose, sono tra i propugnatori di questo diritto.
  67. Virtù – Ancora oggi per molti un’ etica fondata sulla virtù, per esempio l’ etica cristiana, rappresenta un rischio: chi mira troppo in alto (per esempio alla santità) poi rischia di trasgredire le norme di base dei comuni mortali. Il rischio è reale se si pensa che la nostra scorta etica è limitata. Tuttavia, qui vorrei accennare a tre elementi in favore di un’ etica virtuistica: 1) ci rende più felici 2) ci rende meno proni alle campagne moralistiche (se la moralità è insita nell’ uomo adulto non si puo’ mutare grazie ad una campagna) e 3) facilita la costruzione di una società libera (se esistesse solo un genere di regole dovrebbero essere tutte trasformate in legge per reggere la società)

  68. Extra ecclesia nulla salus. Il precetto extra ecclesia nulla salus non può essere digerito dall’ateo e mette in crisi anche molti cristiani. In effetti, se lo si approfondisce, si coglie una certa indeterminatezza, quasi che i lavori su questo punto siano ancora in corso: Dio salverebbe anche chi si colloca fuori dalla sua Chiesa attraverso “vie speciali”. delle quali sappiamo poco o niente. Lasciamo perdere i bambini morti e le grandi personalità del passato e chiediamoci se esiste una speranza anche per le persone di buona volontà che non militano. Forse, chissà,  l’accettazione delle verità di senso comune espresse in questo dizionario, una volta completato e corretto, è un primo passo verso l’accesso alle cosiddette “vie speciali”.

  69. Valori cristiani. Non penso che la religione sia un’ ideologia moralista. Personalmente, per fare il mio dovere di cittadino e di uomo non sento di avere un gran bisogno della religione, se “non uccido” e “non rubo” questo non dipende dal mio incontro con Gesù Cristo, il retto comportamento mi sarebbe chiaro a prescindere. La morale cristiana vi spaventa? Rilassatevi, non è il centro del messaggio, lasciamo le prediche agli atei e agli agnostici.

  70. Valori cristiani. Molti sembrano del tutto incomprensibili a chi non vive dal di dentro la religione, eppure, a quanto pare sembra proprio che alla chetichella “la parte migliore della popolazione” li comprenda e li pratichi, magari inconsciamente. Prendiamo il valore della verginità: “…  In high school each extra IQ point above average increases chances of male virginity by about 3%. 35% of MIT grad students have never had sex, compared to only 13% of the average high school population. Compared with virgins, men with more sexual experience are likely to drink more alcohol, attend church less, and have a criminal history. A Dr. Beaver (nominative determinism again!) was able to predict number of sexual partners pretty well using a scale with such delightful items as “have you been in a gang”, “have you used a weapon in a fight”, et cetera. An analysis of the psychometric Big Five consistently find that high levels of disagreeableness predict high sexual success in both men and women…”

  71. Demonio e Angeli. A molti l’ idea del Demonio e degli Angeli appare infantile. Devo dire che anch’io, nonostante le chiare affermazioni della Scrittura, non trovo il bisogno di credere all’esistenza di un diavolo personale, e nemmeno di angeli con una loro presenza reale, vedo invece queste figure come metafore. Naturalmente ciò non toglie che esista il Male ma è qualcosa che non esiste a prescindere da noi. Il Male sulla terra non deriva cioè dal pernicioso residuo della battaglia ingaggiata tra Dio e il Diavolo e vinta dal primo solo in parte, il Male è una precisa scelta divina allorchè viene elargita all’uomo la sua libertà, può essere immaginato quindi come una realtà metafisica ma immanente, come il colore “giallo”, per fare un esempio, non mi sembra necessario immaginarlo platonicamente come una realtà a se stante. Quanto ho affermato mi sembra divergere dall’insegnamento ortodosso, che ammette perfino l’ esorcismo,e quindi, ammetto, merita una meditazione ulteriore.

  72. Angelo custode. Veglia su di noi e ci tranquillizza. Penso proprio che tra i meta-atei non riscuota di grande popolarità. Non è un grave vulnus, la credenza negli angeli è secondaria, quel che però è difficile negare è che la credenza in sé rinfranca e tranquillizza, non a caso chi crede ha un rapporto di maggiore dimestichezza con il rischio,e non poche ricerche lo confermano.
  73. Rivelazione. Dice: se ho già la ragione a che mi serve la Rivelazione? La rivelazione in sé si giustifica come 1) occasione di perfezionamento e 2) aiuto alla nostra debole ragione, ovvero ad una ragione afflitta da molti bias.
  74. Rivelazione cristianaOra che credo in Dio perché mai dovrei orientarmi su quello cristiano? Ovvero, come saggiare le diverse rivelazioni in competizione tra loro? Criteri:
    • Tradizione: meglio se una rivelazione ha superato il  vaglio di mille intelligenze piuttosto che di una sola.
    • Conoscenza di fondo (o plausibilità): meglio se una rivelazione è coerente con quanto già la nostra ragione è in grado di dirci su Dio.
    • Fonte. Poiché è ragionevole chiedere a chi sa, meglio se la rivelazione è firmata da Dio attraverso un miracolo.
    • Motivazione. Meglio se esistono dei motivi che giustificano la rivelazione. Per esempio, se l’ uomo impara perlopiù grazie all’ esempio, è ragionevole che Dio s’ incarni.
    • Evidenza storica del miracolo. Più ce n’ è meglio è.

    Conclusioni: il criterio della Tradizione e della Plausibilità isola i tre monoteismi, gli altri depongono a favore della religione cristiana.

  75. Verità rivelate. Tu dici “rivelazione” e subito si pensa all’irrazionalità, al lato superstizioso della fede. Ma perchè? Anche il discorso del razionalista abbonda di rivelazioni. Lui magari gli chiama assiomi o postulati o premesse. Sta di fatto che sono verità indimostrate – sia fattuali che logiche – utilizzate ad ogni piè sospinto. Magari il razionalista sosterrà che la fonte di tali rivelazione è la dea ragione piuttosto che un qualche altro Dio, ma ciò qui non fa molta differenza visto che il mio intento è solo quelle di indicare come il concetto di rivelazione non sia affatto sparito nel pensiero moderno, si presenta solo in altre forme e neanche tanto velate. E d’altronde, come diavolo avrebbe potuto essere altrimenti?

  76. Chiesa Cattolica. Ok, per il meta-ateo non è così difficile dirsi cristiano ma perché mai dovrebbe dirsi cattolico? In altri termini: quando una Chiesa puo’ dirsi la Chiesa autentica di Gesù? O in termini razionali: quando un’ associazione oggi puo’ dire di continuare la missione di un’ associazione precedente?

    Tre criteri:

    1. Rivendicazione: deve sostenerlo.
    2. Continuità dell’ oggetto sociale: deve avere un contenuto analogo.
    3. Continuità nell’ organizzazione.

    Ebbene, applicando i tre criteri direi che il terzo diventa decisivo e restringe la scelta  tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa.

  77. Abbandono nelle mani di Dio. Un atteggiamento estraneo alla modernità, ma solo in apparenza. Possiamo interpretare il consiglio dell’ “abbandono” come una ricetta contro la cocciutaggine e la sicumera. Consiglio prezioso, specie in ambito intellettuale, dove una volta che si prende posizione è difficile evolvere. Il “confirmation bias” puo’ allora essere scalfito da una maggiore flessibilità che tolga valore alle nostre idee rendendo più facile “abbandonarle” in nome di un progresso costante.
  78. Sottomissione e mortificazione di sé. All’ apparenza concetti lontani anni-luce dalla mentalità moderna, eppure recuperabili. Basta un piccolo spostamento semantico e giungiamo ad un concetto come quello di “conformismo” che ci porta dritti dritti nel cuore della modernità. Passiamo ormai 1/4 di secolo nelle istituzioni scolastiche, ovvero in un luogo che ha come scopo principale quello di selezionarci in funzione della nostra attitudine al conformismo; accettare regole imposte dall’ alto trovando ugualmente le motivazioni per lavorare sodo è la ricetta del successo nella società contemporanea. Cosa puo’ chiedere di più, per esempio, un datore di lavoro? Ma è ben difficile far emergere questa qualità grazie ad un test o ad un semplice colloquio di lavoro, ben più probanti sono i successi scolastici riportati dal candidato.
  79. Sottomissione ai mariti. Le parole di San Paolo sembrano irrecuperabili ma non c’ è da scoraggiarsi, la Chiesa è lì proprio per questo, è lì per mutare anche radicalmente la lettera delle scritture, sempre agendo nello spirito complessivo delle stesse. Il cristianesimo, ricordiamolo, non è la religione del libro ma la religione dell’ uomo, la religione incarnata in un uomo: nel Cristo prima e nella Chiesa (che è corpo di Cristo) poi. La lettera delle scritture non deve mai scoraggiarci bensì ravvivare il nostro impegno per e nella Chiesa.

  80. Sottomissione ai mariti. La parola “sottomissione” turba la mente moderna. Ebbene, possiamo sempre tradurla con “umiltà”, parola più presentabile. Ma le traduzioni non sono ancora finite, cosa intendere per umiltà cristiana? Facile: agire rettamente senza curarsi del proprio status. Ci sono molte cose buone che noi evitiamo di fare per questioni di orgoglio. Quanti guai e quanti sprechi derivano dall’ attenzione al proprio status, si affrontano persino vacanze stressanti pur di poterle poi raccontare ad amici e colleghi. E i primi ad ingannarci siamo proprio noi. Ebbene, l’ umiltà cristiana ci toglie questo fardello. Diciamo che per noi lo status passa in secondo piano solo quando amiamo, solo allora siamo disposti anche a “zerbinarci”. E che felicità proviamo in quei momenti! Tutto cio’ non deve farci abbandonare un sano realismo: la cura dello status è insita nell’ uomo, non è un suo capriccio, sarebbe ingenuo pensare di disporne liberamente. Lo scienziato evoluzionista ci spiega poi che è insita in particolare nel maschio. Per il maschio l’ armatura dello status è essenziale allorché agisce in società. Sarà per questo che San Paolo richiede umiltà (sottomissione) soprattutto alla donna, è su di lei che ha più senso puntare per una società più efficiente in termini di risparmio sulla difesa dello status. D’ altro canto all’ uomo ha senso chiedere sacrifici non meno onerosi, per esempio morire per il coniuge, ed è proprio quello che fa san Paolo: con la prospettiva di un monumento equestre possiamo aspettarci molto dal maschio e quindi possiamo chiedergli molto. Anzi, tutto.

  81. Padre nostro. Molti atei hanno difficoltà a pregare, non trovano un senso chiaro nelle parole che pronunciano, eppure ci sono alcune preghiere cristalline, penso al Padre Nostro. Padre nostro –    Dio è un Dio che crea amorevolmente (gratuitamente) come un padre.

    Che sei nei cieli    –   Che sei onnopotente, onnisciente ed eterno. Che abiti la dimensione infinita dei supereroi.

    Sia fatta la tua volontà, così in Cielo, così in Terra –   In modo ci sia dato di abitare il migliore dei mondi possibili.

    Sia fatta la tua volontà, così in cielo, così in terra   –   In praise of passivity. Per una passività partecipata. E’ il concetto di provvidenza che fa capolino. Il valore dell’ obbedienza e del conformismo.

    Dacci oggi il nostro pane quotidiano   –    Ispira la nostra ragione affinché organizzi una convivenza fruttuosa che generi anche una ricchezza materiale.

    Rimetti a noi i nostri debiti  –   Perdonaci attraverso la Grazia.

    Come noi li rimettiamo ai nostri debitori   –   Nel nostro sforzo di imitare il tuo modello di perdono compatibile con la giustizia.

    E non ci indurre in tentazione   –   Mettici alla prova secondo le nostre capacità in modo da giudicarci rettamente.

    Ma liberaci dal Male   –   Dona la Vita Nuova a chi giudichi meritevole.

  82. Ave Maria   –    Il saluto con cui il divino incontra l’ uomo

    Piena di Grazia   –   Dall’ esistenza contrassegnata dai miracoli (verginità, ascensione…)

    Il Signore sia con te   –   Unita a Dio nella generazione del Figlio

    Sia benedetto il tuo nome e benedetto il frutto del tuo seno   –   Destinato a grandi cose nel bene

    Santa Maria   –   Dall’ umanità esemplare

    Madre di Dio  –   Destinata a partorire il figlio di Dio

    Prega per noi peccatori   –   Intercedi presso Dio invocando il suo perdono

    Adesso e nell’ ora della nostra morte   –  Ora e finché dura il tempo utile per decidere il nostro destino.

  83. Kant e Hume. La teologia naturale, lo strumento che l’ ateo razionalista privilegia per avvicinarsi a Dio, è caduta in disgrazia dopo le critiche di Hume e di Kant alla logica induttiva. Mi chiedo se oggi conservino una qualche validità e mi rispondo di no. Gli argomenti di Hume appaiono grezzi e nella versione più sofisticata messa a punto da Kant sembrano trascurare la conoscenza probabilistica: per lui o si conosce (con certezza) o non si conosce. E la conoscenza probabilistica? La conoscenza probabilistica è il fulcro della razionalità moderna, eppure sembra alquanto trascurata. Anche la scienza, almeno da un paio di secoli, fa ipotesi probabilistiche sull’ esistenza di entità non osservabili e inserisce tali entità a pieno titolo nelle teorie che formula: se solo Kant lo avesse saputo, lui che era così rispettoso della conoscenza scientifica, avrebbe forse rivisto le sue perniciose critiche.
  84. Essenze. Credere a verità soprannaturali implica credere nelle “essenze”. All’ uomo moderno, ammettiamolo, disturba la parola stessa. Agisce qui, forse, l’ indottrinamento liceale ricevuto sul finire del millennio, per riconciliarlo con il concetto di essenza e di soprannaturale basterebbe tornare per un attimo alla vetusta questione degli universali. Esempio: sappiamo che esistono i gatti bianchi, che esistono i cavalli bianchi… ma esiste la “bianchezza”? Se esiste è di certo una realtà incorporea. Ebbene, i cosiddetti nominalisti negano tale esistenza, i realisti immanenti la ammettono ma non “in sè”  bensì sempre a partire dalle cose (nel nostro caso il gatto, il cavallo…). I platonisti invece sostengono che gli universali esistono e sono autonomi, ci sarebbero a prescindere dal mondo. La posizione nominalista per me è abbastanza incomprensibile, quella “immanentista” è la più vicina al senso comune e alla nostra esperienza quotidiana. Il platonismo, dal canto suo, è una posizione che si puo’ comprendere ma è non-verificabile e spesso non necessaria, noi del resto facciamo ben di rado esperienze “spiritiste” e non sappiamo fino a che punto siano affidabili. Perché spingersi dunque a tanto? Il realismo degli universali non è accolto solo dal senso comune ma anche dalla grammatica (e quindi dalle dimostrazioni logiche). Faccio un esempio: 1) il giallo è un colore, 2) l’ affermazione precedente è vera, quindi 3) il giallo esiste. Semplice no? Procedendo per assurdo è poi facile dimostrare le incongruenze grammaticali a cui conduce il nominalismo (l’ idea per cui “giallo” è solo una comoda parola di cui ci serviamo per indicare certi fenomeni): 1) il giallo è un colore e i limoni lo posseggono 2) non esistono parole che sono colori e che sono possedute dai limoni, quindi 3) giallo non è solo una parola. Facile no? Perché allora cercarsi rogne torturando il linguaggio naturale? In mancanza di prova contraria si fa molto prima ad accettarlo accettandone tutte le conseguenze. Direi che oggi il nominalista rinuncia a queste comodità servite sul vassoio d’ argento solo perché ha dei secondi fini, per esempio è un empirista radicale e certe forme di “essenzialismo” gli romperebbero le uova nel paniere. Ma a noi delle sue “uova” ci interessa molto poco. Accettiamo pure l’ “essenzialismo” magari in una versione moderato che sta tra l’ immanentismo e il platonismo: le essenze esistono e originano sempre dal mondo. Il Diavolo (essenza platonica) magari non esiste ma il Male (essenza immanentista) forse sì. E se proprio il platonismo è estraneo alla vostra sensibilità, ricordatevi che anche il concetto di Dio si pio’ rendere più “immanente“, pensate solo al Dio-Figlio incarnato! Oppure al Dio-Supereroe che anziché essere “fuori dal tempo” (iperuranio) è molto più semplicemente “eterno.

  85. Status intellettuale del credente. Taluni sono intimoriti dal fatto che tra gli intellettuali l’ ateismo è sovra-rappresentato, dichiararsi credenti significherebbe auto-etichettarsi come appartenenti alla parte più ignorante della popolazione. Per stemperare questo timore propongo qualche osservazione estemporanea.

    1. Molti scienziati, più di quanti non si pensi, non crederanno nel Dio cattolico ma hanno comunque una loro vita spirituale (vedi il lavoro di Elaine Ecklund);
    2. poiché lo scientismo (solo la scienza “conosce”) è un buon candidato per sostituire la religione, esisterebbe un conflitto di interessi nel momento in cui uno scienziato è interpellato in materia: gran parte del suo capitale umano è investito proprio nella conoscenza scientifica! Sarebbe come chiedere a un professore se l’ “istruzione” serve, otterremo un autorevole parere ma “leggermente” viziato;
    3. per quanto l’ “intensità” di fede sia difficile da misurare, sembra proprio che tra i fedeli aumenti all’ aumentare della cultura (anche scientifica). Inoltre sembra proprio che, una volta tenuto conto dell’ effetto della ricchezza (e quindi dei sussidi all’ educazione) il nesso tra religiosità e intelligenza sia positivo.
    4. eliminando alcune domande ambigue su evoluzione e big bang ci accorgiamo che il legame cultura scientifica/fede cessa come d’ incanto di essere negativo.
    5. difficile che facendo scienza si perda la fede, molto più facile che facendo scienza ci si converta. Ultimo caso quello del genetista Francis Collins che, dopo aver mappato il genoma umano, ebbe a dire: “ho scoperto il linguaggio di Dio” (vedi Francesco Agnoli: credenti perché scienziati).
    6. l’ uomo d’ ingegno è più attrezzato per allontanarsi dal “senso comune” e la credenza in Dio poggia molto sul senso comune. Se aggiungiamo quanto sia “sexy” presentarsi nella società contemporanea esibendo una propria originalità, capiamo bene la lusinga a cui molti intellettuali anche raffinati sono sottoposti. In questi casi la sostanza passa in secondo piano.
    7. l’ università – la casa dell’ intellettuale – è luogo di trasmissione del sapere ma anche luogo di competizione dove gli intellettuali si esibiscono mostrando i loro “muscoli”, ovvero le complicate teorie che sono in grado di escogitare. Anche per questo un pensiero basato sul senso comune – come quello religioso – non attira.
    8. meglio sempre ricordare che in questi casi l’ asimmetria che ci si presenta tra credenti e non credenti è molto meno accentuata di quel che appare, questo per il noto processo di falsificazione delle preferenze che si attua al fine di socializzare al meglio tra simili. I meccanismi di esclusione non sono diretti ma sono efficaci: non recensiamo il tuo libro perché sappiamo cosa t’ ispira nel tuo intimo.
    9. tra gli intellettuali l’ ateismo prevale ma tra gli intellettuali che si occupano di religione (filosofi della religione) non è affatto così. Lo specialista della religione è per lo più un credente.
    10. c’ è poi un’ osservazione che contiene sempre la sua verità: “poca scienza allontana da Dio, molta vi riconduce”. In merito il fisico Russel Stannard ha scritto un bel libro in cui contrappone il bambino all’ universitario, le aperture mentali del primo e le paurose chiusure a riccio del secondo. Anche per qusto Dio diventa una favola per bambini, perché sono rimasti i soli a sapersi stupire. Loro e i grandi geni del’ umanità
    11. continua.
  86. Filistei. Chi sta fuori dalla Chiesa è titubante nel compiere il grande passo, pensa: chi me lo fa fare, è un posto zeppo di filistei, meglio starne alla larga e pregare per conto mio. Qui vorrei allora riabilitare la figura del filisteo, per quanto ripetutamente fustigata da Gesù Cristo in persona: in molti di loro, è vero, la fede si è spenta e tuttavia sentono che continuare a sottoporsi e ad apprezzare la disciplina morale a cui costringe un’ adesione anche solo formale puo’ fare del bene, fosse anche solo al loro carattere. E così è in effetti, la religione edifica i cuori ma anche la volontà, chi vede sfumare la prima formazione non è detto debba rinunciare anche alla seconda, la volontà di conformarsi e di aderire alla regola formale è un allenamento che ci renderà comunque migliori..

  87. Salute.  Dice: ok, capisco, ora so che POTREI convertirmi, quel che non ho capito è perché DOVREI farlo. Risposta: perché fede e felicità sono connesse e la felicità è anche un valore ateo. Dice: non mi fido di chi quantifica la felicità. Risposta: allora diciamo che la fede è connessa alla salute, almeno quella si potrà quantificare!

    Le pubblicità progresso, nel tentativo di formare una cittadinanza migliore, ci indirizzano a fin di bene verso diete salubri, graveremo meno sul servizio sanitario, purtroppo non invitano alla conversione, eppure gli effetti sulla salute non sono da meno: chi crede campa cent’ anni. Mi rendo conto, è solo un modo di dire, di sicuro però, e qui non è più una formula idiomatica, campa mediamente qualche anno in più dell’ ateo medio.

  88. Chiesa. Dice: che me ne faccio della Chiesa quando ho le parole di Gesù? Solo per fare un esempio, prendiamo il messaggio sociale di Gesù: indifferenza per il sostentamento, astensione dal lavoro, rinuncia all’ accumulo, liquidazione dei risparmi, rottura dei rapporti familiari, affidamento completo alla provvidenza e alla speranza nel Regno. Direi che la Chiesa serve eccome per una corretta interpretazione di questo ambiguo messaggio. O no?
  89. Chiesa. Alcuni atei sembrano particolarmente insofferenti alla Chiesa più che alla Religione. La storia di questa istituzione è per loro imperdonabile. Qui il discorso è lungo, anzi è infinito, ma delle buone letture possono aiutare contro i pregiudizi, io consiglio: Science and Christianity in Pulpit and Pew di Ronald L. Numbers oppure The Victory of Reason: How Christianity Led to Freedom, Capitalism, and Western Success

    di Rodney Stark.

  90. Regola aurea. Ricordiamola: “fai al tuo prossimo quel che vorresti fosse fatto a te”. Variante: “non fare al tuo prossimo quel che non vorresti fosse fatto a te”. E’ l’ unico precetto etico chiaramente formulato nei vangeli. Da notare la sua natura astratta che le consente di superare brillantemente il il test kantiano. Sembra anche un’ ottima candidata a fondamento della società capitalistica moderna.
  91. continua…

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