MRS. Sulle politiche retoriche per la salvaguardia dell’ ombelico

Carlo Freccero (esaltato): “… perché io non voglio un mercato senza regole, sia chiaro…”

Massimo Cacciari (stizzito): “… forse che io voglio un mercato senza regole?!…”

Lilli Gruber (annoiata): “… nessuno vuole un mercato senza regole, è chiaro…”

Otto e Mezzo (una puntata qualsiasi)

Ci sono modi di dire che hanno la virtù taumaturgica di allontanare i disturbatori, di sanare i dissensi, di riportare la calma nel piccolo gruppo di sodali, e con la calma la possibilità di tornare a mirarsi l’ ombelico.

ombelic

Che cosa intende chi usa come un trapano l’ ambigua espressione “Mercato Senza Regole”?

Forse un mercato in cui non si rispettano i contratti? Difficile poiché il mercato “è fatto” di contratti, ovvero di scambi volontari.

Forse un mercato in cui non si rispetti la proprietà altrui? Difficile visto che il contenuto di quei contratti è proprio la proprietà.

Forse un mercato privo di competizione? Un mercato senza competizione è come un “coltello senza manico a cui manca la lama”, qualcosa di difficile da inquadrare.

A volte sono tentato dal tradurre l’ espressione “Mercato Senza Regole” con l’ espressione “Mercato senza Mercato“. Un omaggio a Ionesco, insomma.

Altre volte invece la traduco con l’ espressione “Bidibibodibibu“, ovvero una parolina magica gettata lì per “evocare” più che per “dire”. Un artificio parolaio che impressioni gli altri e se stessi.

Ad uscire rinfrancato, infatti, è soprattutto quel “se stesso” che contempla estasiato l’ assurdità delle vie alternative a quella d’ elezione. Fuori dal sentiero che illumina la sua fiaccola, ora che pronuncia le parole “Mercato Senza Regole”, non vede altro che vite brevi, violente, sofferenti, soggette all’ arbitrio del più forte.

Ammetto comunque che contesti più seri di quelli in epigrafe richiamano “traduzioni” più serie. E’ il principio di carità, bellezza.

E allora direi che il “Mercato Senza Regole” non è altro che il mercato con regole uguali per tutti. Ovvero con “regole astratte” (che non identificano il soggetto a cui si applicano per il semplice fatto che si applicano a tutti indistintamente).

Di solito, in questi casi, si parla di “regole del gioco“, si perché la gran parte dei giochi vive su regole di questo tipo.

Avete presente le regole del “ce l’ hai”? Ebbene, valgono per tutti i giocatori, non c’ è distinzione tra maschi/femmine, bambini/adulti, biondi/mori o alti/bassi.

Lo stesso dicasi per i Cento Metri o il Salto in Alto.

Sembra che le regole astratte rendano le cose più divertenti, non a caso si dice che chi ne propone l’ applicazione anche fuori dal cortile coltivi una “concezione ludica della società” anziché una “concezione moralistica”.

Alla regola astratta si oppone quella concreta: ogni caso è a sé. Chi respinge l’ idea del Mercato Senza Regole sta dicendo: non c’ è niente di più ingiusto che fissare regole uguali per soggetti diversi.

Non che la regola concreta sia priva di pericoli: apre la strada alla discrezione. Non a caso, oltre ad essere amata dagli idealisti, raccoglie i consensi dei figli di papà, specie dei figli di papà legislatori.

Per carità, si tratta comunque di una posizione degna di attenzione, perorata persino dal Filosofo per eccellenza. Discutiamone, ma si eviti di fare la caricatura di quella opposta in modo da restare soli con il proprio ombelico.

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