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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

EXPO 2015: nutrire il pianeta.

L’ Expo 2015 affronta il tema dell’alimentazione e quindi, indirettamente, anche quello eterno della fame sul pianeta terra. Le prime 15 cose che mi vengono in mente nel merito:

  1. Rallegriamoci: abbiamo vissuto nel periodo storico in cui la fame nel mondo ha raggiunto il picco di minimo, e anche in quello dove la velocità di decremento del fenomeno ha raggiunto il suo picco di massimo. Un filotto niente male, non resta che augurarsi di prolungare il trend.
  2. Tuttavia, la fame nel mondo continua a rappresentare un problema. Anzi, “il problema” per chi ragiona sull’ alimentazione del pianeta (con buona pace degli obesi che reclamano attenzione).
  3. Diffidate di chi a questo punto attacca col refrain della “sovra-popolazione”: le città – più popolose – sono molto meno colpite delle campagne, non a caso la migrazione degli “affamati” va dalle seconde alle prime.
  4. Diffidate di chi attacca la solfa del “colonialismo“: tra i paesi poveri, quelli che hanno conosciuto il colonialismo non sono certo messi peggio degli altri, anzi…
  5. Una causa certa della fame è la guerra, e il miglior vaccino contro la guerra sono i commerci, la rendono costosa. Per i paesi autarchici le guerre sono a buon mercato, avendo tutto in casa rinunciano a poco. Come mai la Francia è diventata l’emblema del pacifismo nel corso dell’invasione irachena per poi trasformarsi in una nazione rapace quando si è trattato di invadere la Libia? Perché con l’ Iraq intratteneva fitti commerci, con la Libia no. Per i paesi affamati, allora, meno sussidi e più commercio: le loro politiche agricole sono disastrose, i sussidi garantiti spesso sono sussidi a inefficienti politiche autarchiche, con l’aggravante che l’autarchia corrobora la bellicosità di governanti desiderosi di stornare l’attenzione dei governati dal crescente impoverimento. Un paese in guerra, oltrettutto, diventa ancora più bisognoso e “meritevole” di sussidi. E’ un circolo vizioso da cui non si esce.
  6. Altra causa delle crisi più recenti: il signor Chang (ex contadino cinese), prima coltivava la terra, oggi si è trasferito in città diventando più ricco. Prima produceva parecchi prodotti alimentari e ne consumava pochi, oggi non ne produce affatto e ne consuma molti di più rispetto a prima. Il mondo è pieno di signori Chang. Al netto delle follie dell’etanolo, la recente impennata dei prezzi si deve all’arricchimento dei più poveri. Speriamo che il buon Dio ci mandi ancora tanti problemi di questo genere. L’ Egitto soffre? Già, soffre i prezzi elevati perché la sua economia è stagnante ma, ricordiamolo sempre, se soffre tanto è perché altri paesi – più aperti – si sono arricchiti e domandano molto più cibo di prima.
  7. La vostra mente è affollata di preoccupazioni e volete trattenerne una sola da rimuginare con calma, magari quella fondamentale su un tema come questo? Allora pensate alla produttività agricola nel mondo e a come migliorarla: dopo la rivoluzione verde di Norman Barlaug a cui dobbiamo i successi di cui al punto 1, le cose si sono un po’ impiantate: è auspicabile una seconda rivoluzione verde, e qui come allora un ruolo centrale sarà necessariamente giocato dall’agro-business e dalle multinazionali di settore. Mettiamo allora la strada in discesa a chi ha già fatto bene e puo’ fare ancora meglio, invochiamo chiarezza nei diritti di proprietà, specie in quei paesi sempre pronti all’”esproprio proletario”.
  8. Altra riforma: più strade. Che i governi si occupino di fare il loro mestiere anziché giocare a Robin Hood, la gente muore di fame non per mancanza di cibo ma per mancanza di strade: non si riesce a scovarla e a raggiungerla prontamente nelle remote contrade dove abita. Un km di strada carrozzabile salva più vite che un kg di mais.
  9. Altra riforma: cassare le soluzioni fallimentari. Per esempio: via i sussidi ai “bisognosi”: sostengono culture inefficienti, anche ambientalmente, culture che richiedono molta irrigazione sottraendo acqua a chi ne ha bisogno per sopravvivere.  Il “bisognoso” ha bisogno in primis che venga valorizzato il suo lavoro: il commercio, per esempio, spinge a concentrarsi sulle culture più adatte al luogo in cui si opera, sostituiamo il libero commercio all’elemosina che fa le piaghe purulente, riprendiamoci il frutto di una generosità pelosa e rinunciamo invece ai dazi: se la destra sapesse i guai che combina la sinistra lo faremmo subito.
  10. Diffidate di chi vede nella democrazia la soluzione di tutti i mali. La democrazia senza capitalismo è zoppa. Ok, la democrazia sensibilizza verso il problema perché “gli affamati” votano, ma poi produce cattive politiche, basta pensare al deleterio controllo dei prezzi durante le carestie. Inoltre, sebbene la democrazia tamponi l’ effetto pernicioso delle carestie non sembra all’ altezza di debellare la fame: l’ India è sempre stata la più grande democrazia del pianeta ma anche il paese più “affamato”. Solo le recenti riforme capitalistiche hanno invertito una tendenza consolidata da decenni.
  11. Altra riforma: largo agli OGM. Non hanno mantenuto tutte le promesse ma restano comunque una soluzione produttiva, nutriente ed economica. Paradosso: dagli anni 90 vengano consumati senza conseguenze dannose negli USA, il paese più ricco del pianeta, e sono invece banditi nei paesi più poveri, dove sarebbero più utili. Motivo? Il capriccetto di un continente invecchiato male: l’Europa. Sì perché se il masochismo europeo colpisse solo i suoi abitanti poco male, purtroppo per vie oblique colpisce anche i derelitti: 1) molte ONG chiudono il rubinetto dei sussidi a chi apre quello degli OGM ma soprattutto 2) perché aprire agli OGM quando una scelta del genere ostruirebbe lo sbocco sui mercati europei?
  12. Allarme: occhio ai fanatici slow food e KM0. Mangiare locale puo’ costare caro, soprattutto a terzi, soprattutto se bisognosi e meritevoli. E’ buona cosa, innanzitutto, rammentare che i trasporti (i “mangiatori locali” si vantano di abbatterli) incidono giusto un 3/10% sul costo del prodotto; inoltre, i trasporti a KM0 esistono comunque, non solo, sono più frequenti e spesso meno efficienti. Ma il vero punto è un altro: poiché la nostra dieta è varia, se la si vuole coprire con cibi a KM0 dobbiamo dedicarci a culture inadatte per il nostro ambiente, inefficienti quanto inquinanti. Tuttavia, questo resta un lusso che possiamo anche permetterci noi occidentali, lo capisco, ci sono anche hobby più costosi. Il fatto è che costringiamo a fare altrettanto anche coloro con cui ci rifiutiamo indirettamente di commerciare, ovvero i paesi poveri; per loro “cultura inefficiente” significa cultura da sussidiare e da irrigare in modo sovrabbondante. Tutta acqua sottratta a chi nel villaggio accanto muore di sete. Ricordatevi che il miglior modo di esportare acqua a buon mercato è attraverso “un pomodoro”: se consentite ad un paese di vendere il prodotto che coltiva in modo più efficiente – e quindi di concentrare i suoi sforzi su quello – consentirete anche di risparmiare quell’acqua che è vita per i derelitti. Ma i KM0 da quell’orecchio non ci sentono. Non è cattiveria, in un certo senso è analfabetismo economico che impedisce di calcolare le conseguenze dannose di un vezzo che magari nasce anche con buone intenzioni. Speriamo che EXPO sia un’occasione per riflettere.
  13. Volete approfondire? Non interpellate missionari e ONG, vedono le cose troppo da vicino. Non interpellate i giornalisti, vedono le cose troppo da lontano. Consultate chi si dedica allo studio del fenomeno da una vita cercando di interpretare la massa di dati che oggi abbiamo a disposizione in abbondanza, chi viene dal mondo accademico, chi ha fama di indipendenza e non lavora per dare titoli ai giornali.

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