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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Bestie e vermi

Ha cominciato Matteo Renzi dando della “bestia” a chi da destra si opponeva all’accoglienza dei migranti. Ha risposto Matteo Salvini con un epiteto non meno offensivo: “verme”. Evidentemente la questione politica è trascesa (o trasalita) sul piano morale.

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Capita spesso anche quando si tratta di deliberare misure in favore “dei più deboli”: chi si oppone viene tacciato di egoismo. Tuttavia, ho l’impressione che sotto accuse del genere ci sia un equivoco onnipresente nella diatriba politica quotidiana.

Chi è veramente “il generoso”? Chi si oppone o chi favorisce misure del genere? Alcune considerazioni aiutano a risolvere il puzzle.

La questione non è lineare perché all’apparenza gli “accusati” non ammettono affatto la loro colpa, preferiscono piuttosto addurre ragioni alternative per spiegare l’”incresciosa” condotta: “non voto il provvedimento perché altrimenti… 1) “se togliamo a chi lavora per dare a chi non lavora, nessuno lavorerà più” e 2) “ho pieno diritto a quel che mi sono guadagnato sul campo, perché dovrei rinunciarci?”.

Una ragione utilitaristica e una ragione etica, dunque.

Ma si tratta solo di meri pretesti?

La cosa si chiarisce meglio se affrontiamo il problema “dalla coda” ponendoci il quesito complementare: chi è disposto a votare una legge siffatta è effettivamente generoso? La prova del nove potremmo farla se, soprattutto qualora la legge non passasse, costui fosse comunque disposto a donare il superfluo del suo reddito in elemosine. Se avesse davvero a cuore la sorte dei bisognosi, soffrirebbe di più trattenendo presso di sè i suoi averi che non donandoli per la preziosa causa: potrebbe forse un padre vivere nell’abbondanza sapendo che i figli vivono nelle ristrettezze? Avesse anche dieci figli e le sue sostanze bastassero solo per cinque, devolvere resterebbe comunque un sollievo.

Ora, noi sappiamo che nella realtà le cose sono ben lungi dal porsi in questi termini. Oserei dire che è molto più probabile il contrario: chi si oppone alle redistribuzioni reddituali, di solito, in privato, è più generoso verso i deboli. Negli USA il fenomeno è noto, i Conservatori sono più restii a votare programmi anti-povertà ma anche più generosi in privato. Naturalmente ai nostri fini non è necessario che si realizzi questo paradosso, basta constatare che non esiste affatto una correlazione tra orientamento politico e generosità effettiva.

Altra considerazione: poiché il voto del singolo non fa la differenza in un’elezione, perché mai l’”egoista” dovrebbe votare contro le leggi in favore dei poveri esponendosi così all’accusa di “bestialità” senza guadagnare alcunché? Evidentemente crede nel suo voto e quando adduce le ragioni di cui sopra è sincero.

Ad ogni modo, nemmeno chi “vota contro” è irreprensibile: nemmeno lui dona tutto il superfluo ai poveri. Ma questo significa forse che chi “vota contro” è eticamente equiparabile a chi “vota pro”? Neanche per idea, solo chi “vota pro” puo’ essere accusato di ipocrisia, solo in lui riscontriamo un disallineamento tra intenti e comportamenti: o è sbagliato cio’ che fa o è sbagliato cio’ in cui crede.

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